Soumaila uno di noi. Schiavi mai.

Soumaila Sacko è stato ammazzato come un animale in terra di Calabria.

Terra di accoglienza e di Riace, di tanti orgogliosi Zero. Un’esecuzione, non un regolamento di conti o l’eccesso di chi difende la propria casa perché sorpreso a rubare, come certo giornalettismo vuole far passare.
No, la mano che ha sparato su Soumaila è la mano di uno dei tanti razzisti sdoganati dalla protervia di Salvini, dai suoi messaggi di odio razziale e del suo contratto di governo che mette al centro la sicurezza della proprietà privata e, soprattutto, la discriminazione razziale a partire dalla differenziazione dei bambini che negli asili non avranno più gli stessi diritti degli “itagliani”.
Il tripudio della dottrina fascileghista a guida di Salvini che ha inaugurato la sua esperienza agli Interni congratulandosi con il suo degno predecessore Minniti, (“non ha fatto poi tanto male”), ma convinto di poter fare di più e meglio.
Oltre ai rimpatri di massa sui quali ha costruito anche al sud la propria fortuna elettorale, si vuole trasformare l’Italia in una sorta di far west dove la caccia al povero e all’uomo nero sarà sempre aperta e maggiormente legittimata. E c’è chi lo ha preso in parola festeggiando con esecuzioni mirate prima ancora che venisse eletto. Macerata, Firenze ed ora San Calogero. E queste morti non rimarranno sulla coscienza di nessuno perché il fanatismo razzista è diventato quasi luogo comune. Dare la colpa allo “straniero”, criminalizzarlo, additare su di lui la responsabilità rispetto alla condizione di miseria che è propria a sempre più ampie quote di lavoratori italiani, è stata, ed è, scorciatoia comoda e rassicurante nell’italia di oggi per permettere a chi comanda di continuare a governare fagocitando risorse e futuro, affamando e sfruttando intere popolazioni e generazioni, sviando l’attenzione dai reali affamatori e saccheggiatori delle nostre vite.
La morte di Soumaila, a due giorni dall’insediamento del governo “pentaleghista”, apre uno scenario terrificante e disumano, quello di un nuovo apartheid al quale dovremo rispondere prima che altri nostri fratelli e compagni, attivisti sindacali, lavoratori, possano diventar bersaglio mobile di altri assassini.
“Gli africani salveranno Rosarno”, titolava qualche giornale all’indomani dell’omonima rivolta. Ma oggi lo scontro non è più solo tra sfruttati e sfruttatori, quella che si profila è una guerra tra poveri fomentata dall’alto dove il migrante sembra essere il bersaglio preferito. Si ripropongono le categorie di uno scontro razziale che devono necessariamente far riflettere su che tipo di società si sta delineando.
Il silenzio della prima forza politica sull’assassinio di Soumaila la dice lunga sulla vera natura dei fautori del cambiamento, ritraendo un mollusco privo di spina dorsale totalmente asservito alla propaganda razzista fascio-leghista. Ora tace Mattarella, tace la Germania, tace l’Europa. Seminare odio razziale e armare la mano di assassini razzisti non disturba i mercati, non squilibra lo spread. E tacciono pure i minorati di minoranza. Non una voce si è levata a condanna. Avranno fatto forse un mea culpa?
SALVINI BOIA. SOUMAILA VIVE
NOI NON DIMENTICHIAMO

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