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PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #15. L’ORGANIZZAZIONE EDUCATIVA E LA STRUTTURA SANITARIA

Continuiamo il nostro lavoro di analisi sui processi di costruzione dell’autonomia comunitaria zapatista. Con questo nuovo documento proviamo a indagare due aspetti centrali intorno ai quali si è costruita una parte dell’esperienza insurrezionale dell’EZLN e cioè il sistema scolastico e quello sanitario. Proponiamo ai nostri lettori un estratto del lavoro di Giovanna Gasparello intitolato Dai Municipi Autonomi alle Giunte di Buon Governo: il cammino dell’autogoverno nelle comunità indigene zapatiste (Cisap, 2004) dove, all’interno di un quadro approfondito sul modello dell’autogoverno zapatista e delle forme di welfare autonome, vengono evidenziati gli elementi fondamentali dell’organizzazione educativa e del sistema sanitario.


La situazione di impoverimento e marginalità in cui hanno sempre vissuto gli abitanti della Selva Lacandona, e che motivato la loro adesione al levantamiento zapatista, è particolarmente evidente nelle condizioni sanitarie ed educative. Di fronte ad una carenza strutturale di servizi, all’interno del progetto politico zapatista si osserva la volontà di sviluppare una “politica sociale autonoma” che nella misura delle proprie possibilità – sicuramente limitate – rappresenta attualmente un’alternativa concreta per la risoluzione di problematiche quotidiane. Nelle tre dimensioni dello spazio autonomo (Comunità, Municipi, Caracoles o Zone) si prestano “servizi” in diversi livelli di scolarizzazione, e nella sanità di base.

Le Commissioni che formano i Consigli Municipali Autonomi coordinano corsi periodici per la formazione di “promotori” comunitari; organizzano incontri o campagne che coinvolgono la popolazione delle comunità dando loro formazione/informazione su diversi temi. Nelle comunità indigene chiapaneche il governo quasi mai è intervenuto con politiche sociali concrete; quando lo ha fatto è stato in maniera paternalistica e con scarsi sussidi assistenzialistici, che nulla hanno fatto per promuovere una crescita sociale. Per questi motivi, dal 1994 la popolazione ha deciso di rifiutare l’appoggio sporadico del governo e dedicarsi alla costruzione di un sistema di servizi autogestito e creato in base alle proprie esigenze, alla propria visione del mondo, del territorio in cui vivono, e delle necessità reali conseguenti; riscattando le conoscenze locali che di norma le politiche governative tendono a cancellare. Come abbiamo visto per la struttura organizzativa e l’amministrazione della giustizia, anche l’educazione e la sanità autonoma si stanno costruendo valorizzando un’identità indigena che è il fondamento di tutto il progetto politico zapatista. Il sentimento identitario nelle zone zapatiste è l’orgoglio per una differenza che è ricchezza, e proprio questa ricchezza rende possibile l’autonomia negli ambiti più svariati: non un’autonomia a parole, ma concreta, che produce il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

La particolare forma in cui si sta organizzando il sistema educativo zapatista ci viene spiegata dal compañero Amos, incaricato del Sistema Educativo autonomo dell’EZLN, maestro nella Scuola Elementare Autonoma della comunità di Oventic, Municipio San Andrés Sacamch’en de Los Pobres, Zona Altos, che ho intervistato nel mese di febbraio 2004:

Una scuola elementare autonoma ha linee guida di lavoro che possiamo paragonare ai piani ed ai programmi del sistema ufficiale messicano. Però noi ci siamo resi conto che nei piani e nei programmi i contenuti non combaciano con la realtà né con le esigenze del popolo messicano né tanto meno degli indigeni chiapanechi. Attraverso l’educazione il governo intende continuare a tenerci sottomessi, per cui abbiamo consultato i villaggi, gli anziani, i rappresentanti, le donne, gli uomini, i giovani e abbiamo chiesto il loro punto di vista per poter iniziare a tracciare una linea di lavoro che servisse come un piano alle scuole primarie autonome con il pensiero di “educare producendo”, di “educare apprendendo”, sapendo che l’educazione è necessaria per la coscentizzazione e per intendere la nostra realtà, e che fa parte della lotta. I contenuti che si insegnano sono reali: com’è la vita, come convive un popolo con un altro popolo, e le nozioni non sono mai astratte, ma sempre sono collegate all’utilizzo che se ne fa nella vita quotidiana di una comunità contadina chiapaneca. Nelle nostre scuole autonome tentiamo di recuperare i valori storici, le forme di pensare, le culture dei nostri antenati. I bambini non sono l’oggetto dell’educazione, ma sono allievi ed allo stesso tempo maestri per noi adulti e per i loro compagni. I bambini dunque apprendono ad essere più riflessivi, più analitici, mentre nelle scuole ufficiali i maestri insegnano solo quello che dicono i libri di testo del governo.

Chi riesce a terminare l’educazione elementare passa alla scuola media autonoma, che nella Zona Altos esiste e si chiama “Primero de Enero”. In altre zone le scuole secondarie non esistono e l’educazione media avviene attraverso corsi periodici organizzati nelle comunità sedi dei Caracoles e nei capoluoghi municipali. Dal momento che proseguire studiando comporta l’abbandono per lunghi periodi del lavoro familiare e comunitario, la seguono i ragazzi che sono stati scelti dalle comunità per diventare, alla fine del loro percorso di studi, promotori di educazione, maestri nelle loro comunità, le quali scelgono di appoggiare loro e le loro famiglie perché stanno svolgendo un servizio per le loro comunità. Le Giunte di Buon Governo provvedono al materiale didattico ed alle necessità di ognuna delle scuole.

L’altro importante ambito in cui possiamo osservare i risultati della costruzione di un welfare autonomo è quello sanitario. Con l’apporto fondamentale della “società civile” per quanto riguarda il materiale ed il personale qualificato, buona parte delle comunità si sono dotate di micro-cliniche e, a livello municipale o regionale, di cliniche più specializzate. Anche in questo settore emerge con forza la volontà di valorizzare risorse e conoscenze locali come elementi necessari alla realizzazione concreta dell’autonomia.

Per illustrare il processo, ancora una volta farò riferimento ad un esempio concreto. Nel mese di

gennaio 2004, all’interno del Caracol de La Realidad, si è concluso il corso – rivolto a sole donne – per la formazione di esperte in piante medicinali, levatrici, hueseras (Letteralmente, coloro che curano le ossa. È una “specializzazione” della medicina tradizionale indigena). Il corso era durato un intero anno e vi avevano partecipato donne provenienti da tutta la Zona. Nell’intervista che ho personalmente realizzato, una delle responsabili del corso ha sottolineato come in questo modo si stiano riscattando le conoscenze dei propri antenati, che in alcuni luoghi si sono già perse ed in altri si stanno dimenticando. L’operazione compiuta dagli organizzatori è stata dunque cercare nelle varie zone le persone che tuttora esercitano in questi tre campi della medicina tradizionale, ed organizzare dei corsi in modo che insegnassero a molte altre persone (non solo a pochi discepoli) a curare malattie più o meno gravi, perché le maestre dovranno morire, lo sappiamo noi e lo hanno capito anche loro, così come hanno capito che condividere le conoscenze è la migliore maniera per appoggiare le compagne che sono in lotta.

Nell’intervista si menziona anche l’altro aspetto che ho evidenziato in precedenza: approfittiamo della Natura, delle risorse naturali della nostra terra, di cui abbiamo bisogno per la nostra salute come uomini e donne ma anche per non dipendere dal governo. È questa una parte importante dell’organizzazione dell’autonomia, perché così non dobbiamo ricorrere a costose medicine esterne o accettare l’assistenza del mal governo.

La redazione di Malanova


LE PUNTATE PRECEDENTI

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #1 (1993)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #2 (1994/1)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #3 (1994/2)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #4. IL SOGGETTO DI CAMBIAMENTO

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #5 (1994/3)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #6 (1994/4)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #7. LA POETICA RIVOLUZIONARIA

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #8. FAVOLE PER INTERROGARSI

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #9 (1994/5)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #10 (1994/6)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #11 (1994/7)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #12 (1994/8)

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #13. DOMANDE SUL FUTURO

PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #14. L’IDEA DI DIGNITÀ DELLE DONNE ZAPATISTE

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