PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #4. IL SOGGETTO DI CAMBIAMENTO

Nelle prime pagine della celebre intervista che Marcos rilasciò nel 1999 a Manuel Vázquez Montalbán, poi confluita in Marcos: il signore degli specchi (trad. di Hado Lyria, Milano, Frassinelli, 2001), ci si sofferma sull’importanza che ebbe il 1994 nella maturazione del processo rivoluzionario e sulla centralità del rapporto tra soggetto rivoluzionario, intellettuali e Stato.

Nell’arrivare nella Selva Lacandona l’élite rivoluzionaria zapatista si avvicina a un soggetto di cambiamento, provando a costruire la teoria e il movimento ma ben presto, scontrandosi con le impostazioni delle comunità indigene, si trova davanti alla necessità di modificare la propria impostazione, includendole nel processo, anche per non imporre alla società civile una volontà armata. Gli zapatisti sentono vacillare la loro pura convinzione e allora iniziano a parlare con le comunità dalle quali arriva loro una grande lezione:

una guerriglia − spiega Marcos − non si stabilisce e non ottiene successo solo grazie a grandi discorsi, simpatia o capacità di lotta. Devono esserci condizioni che le consentano di radicarsi nella popolazione, nel mondo indigeno che contempla criticamente questa proposta di società dello spreco e del simulacro, messa in moto dal depredamento delle risorse naturali e dalla vendita dell’apparato del paese alle multinazionali. (pp. 96-97)

La proposta dell’EZLN è, insomma, creativa, perché pretende una società in cui ci sia un posto per gli indigeni «senza che questo significhi l’omogeneizzazione di tale società» (p. 98). Con l’ingresso del Messico nel Primo Mondo, dopo la firma dell’Accordo nordamericano per il libero scambio, senza la rivolta zapatista, 10 milioni di indigeni sarebbero invece rimasti fuori gioco e destinati a scomparire o a essere ridotti a elemento folkloristico. Già il 21 febbraio 1994, in un’intervista rilasciata a giornalisti del «Proceso», del«Financiero» e del«New York Times», Marcos aveva chiarito il concetto di egualità su cui si soffermerà nella sua conversazione con Vázquez Montalbán:

Esiste una legge di guerriglia che riguarda la velocità di una colonna. Dice che la velocità della colonna della guerriglia è pari a quella dell’uomo più lento. Per il Paese deve essere lo stesso. Quale dovrebbe essere il tuo sviluppo finanziario? Veloce quanto la condizione del più disagiato. Quindi, non può essere che una parte del Paese entri nel Primo Mondo, mentre l’altra, che è la nostra, sia annientata.

A tal proposito, è fondamentale la questione del rapporto tra soggetto di cambiamento e coscienza esterna (Marcos la chiama avanguardia, p. 106) che non è più in grado di captare il modo in cui il soggetto si evolve. Eppure è un rapporto che non si può eludere, come ammette lo stesso subcomandante, cercando di sottrarsi alla retorica, ai buchi e alle bugie del linguaggio politico:

Qui c’è una nuova realtà, tentiamo di capirla, perché tentare di capire la società è proprio il compito che ci spetta. (pp. 108-109)

Vázquez Montalbán definisce letterario il discorso degli zapatisti, anche per questa capacità di estendere i confini del soggetto. Proprio dopo il 1° gennaio 1994, furono milioni i messicani che approfittarono della fine dell’incantesimo per capire che volevano altro, per proporre un cambiamento: la società civile diventa così soggetto storico, sfida lo Stato e, soltanto come sfida, può riprodursi ovunque:

Sappiamo che la proposta del movimento zapatista non può riprodursi in altri luoghi, ma noi siamo una sfida, e la nostra sfida si può, lei sì, spostare altrove, in altre forme, in altri luoghi. (p. 115)

Sarà poi la gente ad aggiungere il suo apporto storico, in modo che si vada oltre il mero schema zapatista. Tale apporto deve confluire nella costruzione di una nuova proposta politica, di un nuovo rapporto tra governanti e governati. Gran parte di questo processo prevede un complesso sforzo di autocomprensione che non può risolversi nel semplice intonare canzoni anarchiche di protesta, in turismo rivoluzionario alla moda.

La costruzione di una soggettività popolare equilibrata e in perfetta sinergia con le forze del movimento e dei singoli guerriglieri è un aspetto tenuto in grande considerazione da Marcos e sarà possibile evincerlo in diverse altre dichiarazioni pubbliche.

La redazione di Malanova

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