APPELLO ASSEMBLEA NAZIONALE DEI COMITATI E DEI MOVIMENTI CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE, PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA

APPELLO PER UNA NUOVA ASSEMBLEA NAZIONALE DEI COMITATI E DEI MOVIMENTI CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE, PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA. VERSO LA MOBILITAZIONE NAZIONALE DI ROMA DEL 23 MARZO.

Roma, 26 gennaio, Sapienza, aula 1 Facoltà di Lettere Università la Sapienza(Piazza Aldo Moro 5), ore 13,30

 

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per una nuova stagione di giustizia climatica. Ci siamo ritrovati a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza a Torino, a Padova, in Puglia, in Sicilia ed in centro Italia, lo scorso 8 dicembre.

Tutte e tutti noi abbiamo accolto una sfida, quella di portare a Roma la nostra voce ed un nuovo messaggio. Un messaggio che ribadisca la necessità di farla finita con il modello di sviluppo legato alle grandi opere: una tragedia per l’ambiente, un furto di denaro pubblico per interessi di pochi, una manna per i corrotti, con progetti e cantieri che, in barba alla volontà popolare, vengono imposti manu militari, reprimendo il dissenso.

Anche su questo fronte il “governo del cambiamento“ sta dando il peggio di sé. Non possiamo stupirci della Lega, da sempre sponsor della cementificazione dei territori e dalla parte dei poteri forti dell’impresa e della finanza. Il Movimento 5 stelle, dal canto suo, ha gettato alle ortiche tante promesse elettorali, facendo esattamente il contrario di quanto promesso fino alle elezioni. Non basta tergiversare sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, per fare dimenticare le vergognose retromarce che riguardano tutte le altre opere e gli altri territori. Il TAV Terzo Valico, il TAP in Puglia, le grandi navi ed il MOSE a Venezia, l’ILVA a Taranto, le trivellazioni nello Ionio, in Adriatico e in centro Italia, Il MUOS in Sicilia e così via.

Vogliamo dunque portare a Roma, fino nelle stanze del governo il nostro sdegno. Dalla prospettiva dei territori, infatti, non vediamo alcun cambiamento, anzi, pare che tutto venga gestito, dopo i proclami elettorali, nella più vergognosa continuità con il passato.

Assieme al no alle grandi opere, la nostra piazza vorrà essere un’enorme affermazione della necessità di cambiare il nostro modello di sviluppo che deve iniziare, da subito, a fare fronte alla crisi climatica.

Vogliamo affermare un punto di vista chiaro su ciò che il nostro Paese ha davvero bisogno, facendola finita con le grandi opere inutili a favore delle vere necessità del popolo e dei territori: cura e messa in sicurezza del territorio, piccole opere necessarie a vivere meglio, sanità e pensioni decorose.

Noi diciamo che la crisi climatica è già qui, ed è collegata al modello di sviluppo attuale che ha già fatto troppi danni. Assistiamo ai continui fallimenti delle COP governative (l’ultima a Katowice, in Polonia, pochi mesi fa) e siamo consapevoli che solo un grande movimento può cambiare il corso di questa catastrofe climatica che si aggrava di anno in anno.

Si può fare molto, da subito, diminuendo il ricorso ai combustibili fossili, abbandonando progetti di infrastrutture inutili, finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza dei territori martoriati da fenomeni sempre più estremi, riconversione energetica e della produzione, educazione e ricerca ambientali), cessando così di contrapporre salute e lavoro.

Noi diciamo che questa transizione ecologica la devono pagare i ricchi, i grandi gruppi finanziari, le élite che negli ultimi anni hanno approfittato della crisi per arricchirsi, riservando alle persone e ai territori solo la ricetta dell’austerità e la distrazione di massa della guerra tra poveri.

Sappiamo che nessun governo, tantomeno quello in carica, ci regalerà quello che vogliamo. A fronte delle emergenze reali che chiamiamo in causa, loro sono impegnati a soffiare sul fuoco del razzismo, del sessismo e dell’autoritarismo. Insieme, abbiamo l’ambizione di costruire un movimento, non una rete, non un coordinamento, non una sommatoria di soggetti, ma uno spazio pubblico aperto che in tante e tanti stiamo cercando per trasformare finalmente il modo in cui si guarda alla vita dei territori, per decidere da noi, insieme, il nostro futuro, per iniziare un cammino di giustizia ambientale, che non può più aspettare.

La tappa di Roma, il prossimo 23 marzo, sarà un passo importantissimo. Prepariamolo assieme!

I comitati contro le grandi opere e i movimenti per la giustizia climatica