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	<title>zapatismo Archivi | MALANOVA</title>
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	<title>zapatismo Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #16. PRODUZIONE E COMMERCIO</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 13:04:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro ambito di rilevanza strategica per il consolidamento del progetto di autogoverno zapatista è quello della commercializzazione e della produzione. Un elemento sensibilmente centrale per garantire la sopravvivenza di intere comunità. Giovanna Gasparello nel suo lavoro dal titolo Dai Municipi Autonomi alle Giunte di Buon Governo: il cammino dell’autogoverno nelle comunità indigene zapatiste, (Cisap, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/06/03/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-16-produzione-e-commercio/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #16. PRODUZIONE E COMMERCIO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p>Un altro ambito di rilevanza strategica per il consolidamento del progetto di autogoverno zapatista è quello della commercializzazione e della produzione. Un elemento sensibilmente centrale per garantire la sopravvivenza di intere comunità.</p>



<p>Giovanna Gasparello nel suo lavoro dal titolo <em>Dai Municipi Autonomi alle Giunte di Buon Governo: il cammino dell’autogoverno nelle comunità indigene zapatiste, </em>(Cisap, 2004) pone l’accento sul modo in cui il progetto politico zapatista stia “tentando di articolare l’autonomia con la costruzione di una serie di servizi materiali essenziali che consentono alla popolazione una qualità della vita degna<em>”,</em> evidenziando al contempo come nella prima decade dopo l’insurrezione del 1994 le prime e importantissime conquiste verso l’autonomia “sono state rese possibili nella loro quasi totalità dalla solidarietà esterna della società civile nazionale ed internazionale, e non sono frutto di uno sviluppo interno delle comunità. Di fatto, non sarebbero potute avvenire con le sole risorse della popolazione indigena perché, in parte anche a causa della situazione di guerra in cui questa si è trovata a vivere durante tutto il processo di costruzione dell’autonomia, non ha sviluppato un’economia propria”.</p>



<p>Secondo le osservazioni dell’autrice maturate sul campo, manca dunque la possibilità di un’economia autonoma e diretta che garantisca la piena autosufficienza delle comunità, un&#8217;economia che “produca un’eccedenza economica la quale possa poi essere reinvestita nella produzione di servizi”.</p>



<p>La necessità di uscire da un’economia di sussistenza, nella quale ancora si trovano diverse comunità zapatiste, diventa di centrale importanza e le comunità ne prendono subito coscienza. Con le istituzioni delle Giunte di Buon Governo, infatti, viene dispiegato un impegno notevole proprio nell’organizzazione della produzione e nella commercializzazione collettiva. Secondo Giovanna Gasparello a partire “dall’anno 2002 nella comunità di Veracruz, Municipio Autonomo ‘San Pedro Michoacán’, è stato costruito un magazzino che vende all’ingrosso prodotti basilari alle basi di appoggio zapatiste dei quattro Municipi Autonomi che costituiscono la <em>Zona Selva Fronteriza </em>per rifornire i loro spacci comunitari, ma anche agli abitanti non zapatisti della zona che vi trovano prezzi più bassi che presso i grossisti de Las Margaritas. Nella stessa regione, almeno dall’anno 2001, si è organizzata la commercializzazione del caffè in modo che tutti contadini del Municipio Autonomo riescono a immagazzinare il caffè in un unico luogo, caffè che poi si vende direttamente agli esportatori del porto di Veracruz senza passare per i vari <em>coyotes </em>di Las Margaritas, Comitán o San Cristóbal”.</p>



<p>In un comunicato del 31 marzo 2004 la Commissione di commercio del Consiglio Autonomo di San Pedro Michoacán invitava tutti i produttori di mais – non solo quelli zapatisti – a immagazzinare, presso i locali della Presidenza Municipale autonoma, il prodotto di tutta la regione. Processi analoghi saranno avviati in altri municipi autonomi proprio a evidenziare la centralità strategica che assumono commercio e produzione nel progetto autonomo zapatista.</p>



<p>Nel febbraio del 2016 i sub Moisés e Galeano scrivono una missiva dal titolo <em>¿Y en las comunidades zapatistas? </em>destinata <em>alle compagne e ai compagni della Sexta</em> nella quale affrontano questo nodo cercando di non <em>raccontare bugie </em>ai compagni della Sexta<em>, né a coloro che appoggiano e sono solidali </em>con il progetto zapatista: “Se andiamo male, lo diciamo chiaramente, e non per rendervi più tristi di quanto già siate per tutto quello che succede nelle vostre geografie e calendari. Lo diciamo perché è il nostro modo di rendere conto, cioè di informarvi affinché sappiate se stiamo seguendo la strada che vi abbiamo detto o se ci stiamo occupando di altre cose, forse ripetendo gli stessi vizi che critichiamo”.</p>



<p>A distanza di oltre 10 anni dall’inchiesta condotta da Giovanna Gasparello, nella lettera dei <em>sub</em> viene posto l’accento su risultati raggiunti: “Riguardo all’economia, senza contare quanto già c’è e si mantiene dei lavori collettivi e individuali (milpa, fagioli, piantagioni di caffè, banane, allevamento di polli, pecore, bestiame, negozi, miele, ortaggi, compravendita di bestiame ed altri tipi di prodotti), si è registrato un aumento della produzione, cosa che ha migliorato l’alimentazione e la salute, soprattutto di ragazzi e ragazze”.</p>



<p>L’eccedenza economica ottenuta in alcuni settori ritorna immediatamente utile per programmare nuovi investimenti necessari a rendere maggiormente efficaci e autonomi altri settori: “In alcune zone i promotori di salute autonoma si stanno specializzando nell’uso delle apparecchiature ad ultrasuoni, analisi di laboratorio, medicina generale, odontologia e ginecologia. Inoltre, nelle regioni si fanno campagne di prevenzione. In una zona, con il ricavato dell’allevamento collettivo di bestiame, sono stati acquistati strumenti di laboratorio ed un apparecchio ad ultrasuoni. Ci sono già compagne e compagni esperti nell’utilizzo di queste apparecchiature, risultato dell’apprendimento tra di loro come promotori di salute da un <em>caracol</em> all’altro, cioè si sono formati tra loro stessi. Ed è già in costruzione un’altra clinica ospedale affinché da qui in poi si possano eseguire piccoli interventi chirurgici, come già si sta facendo a La Realidad ed Oventik”.</p>



<p>La seconda parte della lettera prova a fare il punto sull’organizzazione del lavoro sia nella produzione che nel commercio: “Nel lavoro della terra, sono cresciuti molto i collettivi che lavorano la <em>milpa</em> e allevano il bestiame. Con i guadagni, oltre a comperare apparecchiature e medicinali per le cliniche, si sono comperati un trattore. Nel commercio, le cooperative di generi alimentari hanno raggiunto l’indipendenza economica ed hanno mantenuto prezzi bassi per le famiglie zapatiste. Questo è possibile perché non c’è chi si arricchisce col rincaro dei prodotti base di consumo. Nei negozi autonomi non ci sono abiti di marchi esclusivi né all’ultima moda, ma non mancano sottane, abiti, bluse, pantaloni, camicie, scarpe (la maggioranza fabbricate nelle calzolerie autonome) e tutto quello che ognuno usa per coprire le parti intime”.</p>



<p>I subcomandanti Moisés e Galeano pongono l’accento sul perché le donne sono più avanzate nei collettivi di produzione e commercio: “Si sono rivelate amministratrici migliori degli uomini, perché in un municipio le compagne non solo avevano avviato con successo un allevamento di bestiame collettivo, ma ora è talmente cresciuto che danno «<em>al partir</em>» le loro mucche ad altri villaggi dove ci sono collettivi di donne (le/gli zapatisti dicono «<em>al partir</em>» quando quello che si ottiene si «divide» a metà e questa metà viene data ad un’altra «parte»)”.</p>



<p>Il lavoro collettivo e cooperativo è posto al centro dell’organizzazione autonoma zapatista: “In tutti i municipi autonomi si fa lavoro collettivo nella <em>milpa </em>ed altri nell’allevamento di bestiame. In tutte le regioni si svolge lavoro collettivo che procura guadagno. Per esempio, per l’ultima celebrazione, le regioni hanno cooperato per la mucca che hanno mangiato durante la festa e per i musicisti. Nel <em>caracol </em>di Oventik hanno già una <em>tortillería </em>autonoma. […] Nella zona degli Altos del Chiapas, dove si trova il <em>caracol </em>di Oventik, non si produce mais. Il mais si produce nelle regioni della Selva e viene commercializzato tra i collettivi di zona affinché le famiglie zapatiste abbiano mais a buon prezzo e senza intermediari. Per fare questo si usano i camion che sono stati donati alle Giunte di Buon Governo da brave persone di cui non facciamo i nomi ma loro e noi sappiamo chi sono”.</p>



<p>La garanzia di un equo sviluppo e di una corretta redistribuzione del ricavato viene garantita attraverso forme di mutuo aiuto tra i collettivi di produzione e commercializzazione: “In molti villaggi zapatisti circa il 50% lavora collettivamente ed il resto individualmente. In altri la maggioranza lavora individualmente. Sebbene si promuova il lavoro collettivo, si rispetta il lavoro individuale che non sfrutta altri individui. Tanto nel lavoro collettivo quanto in quello individuale, non solo si mantengono ma avanzano. Ogni realtà organizza i propri lavori collettivi. Ci sono collettivi di villaggi, ed in alcuni di questi ci sono collettivi di uomini, di donne e di ragazzi e ragazze. Ci sono collettivi di regione o di municipio. Ci sono collettivi di zona o di Giunta di Buon Governo. Quando un collettivo avanza di più, appoggia gli altri collettivi che sono più indietro. O, come in alcune regioni, il ricavato del lavoro collettivo di produzione di generi alimentari viene destinato agli ostelli a disposizione delle scuole secondarie autonome”.</p>



<p>In conclusione, seppur permanga una economia prevalentemente di sussistenza, legata anche ai meccanismi della guerra e dell’isolamento, resta chiaro l’orizzonte verso il quale le comunità autonome zapatiste provano a muoversi concludendo la missiva con un pizzico di ironia: “Con tutto questo ed in mezzo a tutti gli agguati, noi zapatiste e zapatisti ci prepariamo al peggio, quello che sta per arrivare. Non abbiamo paura. Non perché siamo temerari, ma perché confidiamo nei nostri compagni e compagne. Sembra come se, di fronte alla tormenta che già scuote i cieli ed i suoli del mondo, le basi di appoggio zapatiste fossero cresciute. Mai come adesso brillano la loro abilità, saggezza, immaginazione e creatività. [..] Ma non tutto va bene. Vi diciamo chiaramente che vediamo una falla: le donne zapatiste stanno avanzando più degli uomini. Ovvero, non si sta avanzando in maniera uguale. Resta sempre meno di quel tempo in cui l’uomo era l’unico a portare i soldi a casa. Ora in alcune zone i collettivi di donne danno lavoro agli uomini. E non sono poche le famiglie zapatiste dove è la donna che dà i soldi all’uomo perché si comperi una camicia, dei pantaloni, un <em>paliacate </em>ed un pettine perché si presenti in ordine in occasione delle prossime attività che presto annunceremo. Perché forse saremo sporchi, brutti e cattivi, ma: sempre ben pettinati”.</p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>
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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #15. L’ORGANIZZAZIONE EDUCATIVA E LA STRUTTURA SANITARIA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/05/27/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-15-lorganizzazione-educativa-e-la-struttura-sanitaria/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 27 May 2021 11:29:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continuiamo il nostro lavoro di analisi sui processi di costruzione dell’autonomia comunitaria zapatista. Con questo nuovo documento proviamo a indagare due aspetti centrali intorno ai quali si è costruita una parte dell&#8217;esperienza insurrezionale dell&#8217;EZLN e cioè il sistema scolastico e quello sanitario. Proponiamo ai nostri lettori un estratto del lavoro di Giovanna Gasparello intitolato Dai [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Continuiamo il nostro lavoro di analisi sui processi di costruzione dell’autonomia comunitaria zapatista. Con questo nuovo documento proviamo a indagare due aspetti centrali intorno ai quali si è costruita una parte dell&#8217;esperienza insurrezionale dell&#8217;EZLN e cioè il sistema scolastico e quello sanitario. Proponiamo ai nostri lettori un estratto del lavoro di Giovanna Gasparello intitolato <em>Dai Municipi Autonomi alle Giunte di Buon Governo: il cammino dell’autogoverno nelle comunità indigene zapatiste</em> (Cisap, 2004) dove, all’interno di un quadro approfondito sul modello dell’autogoverno zapatista e delle forme di welfare autonome, vengono evidenziati gli elementi fondamentali dell’organizzazione educativa e del sistema sanitario.</p>



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<p>La situazione di impoverimento e marginalità in cui hanno sempre vissuto gli abitanti della Selva Lacandona, e che motivato la loro adesione al <em>levantamiento </em>zapatista, è particolarmente evidente nelle condizioni sanitarie ed educative. Di fronte ad una carenza strutturale di servizi, all’interno del progetto politico zapatista si osserva la volontà di sviluppare una “politica sociale autonoma” che nella misura delle proprie possibilità – sicuramente limitate &#8211; rappresenta attualmente un’alternativa concreta per la risoluzione di problematiche quotidiane. Nelle tre dimensioni dello spazio autonomo (Comunità, Municipi, Caracoles o Zone) si prestano “servizi” in diversi livelli di scolarizzazione, e nella sanità di base.</p>



<p>Le Commissioni che formano i Consigli Municipali Autonomi coordinano corsi periodici per la formazione di “promotori” comunitari; organizzano incontri o campagne che coinvolgono la popolazione delle comunità dando loro formazione/informazione su diversi temi. Nelle comunità indigene chiapaneche il governo quasi mai è intervenuto con politiche sociali concrete; quando lo ha fatto è stato in maniera paternalistica e con scarsi sussidi assistenzialistici, che nulla hanno fatto per promuovere una crescita sociale. Per questi motivi, dal 1994 la popolazione ha deciso di rifiutare l’appoggio sporadico del governo e dedicarsi alla costruzione di un sistema di servizi autogestito e creato in base alle proprie esigenze, alla propria visione del mondo, del territorio in cui vivono, e delle necessità reali conseguenti; riscattando le conoscenze locali che di norma le politiche governative tendono a cancellare. Come abbiamo visto per la struttura organizzativa e l’amministrazione della giustizia, anche l’educazione e la sanità autonoma si stanno costruendo valorizzando un’identità indigena che è il fondamento di tutto il progetto politico zapatista. Il sentimento identitario nelle zone zapatiste è l’orgoglio per una differenza che è ricchezza, e proprio questa ricchezza rende possibile l’autonomia negli ambiti più svariati: non un’autonomia a parole, ma concreta, che produce il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.</p>



<p>La particolare forma in cui si sta organizzando il sistema educativo zapatista ci viene spiegata dal <em>compañero </em>Amos, incaricato del Sistema Educativo autonomo dell’EZLN, maestro nella Scuola Elementare Autonoma della comunità di Oventic, Municipio San Andrés Sacamch’en de Los Pobres, Zona Altos, che ho intervistato nel mese di febbraio 2004:</p>



<p><em>Una scuola elementare autonoma ha linee guida di lavoro che possiamo paragonare ai piani ed ai programmi del sistema ufficiale messicano. Però noi ci siamo resi conto che nei piani e nei programmi i contenuti non combaciano con la realtà né con le esigenze del popolo messicano né tanto meno degli indigeni chiapanechi. Attraverso l’educazione il governo intende continuare a tenerci sottomessi, per cui abbiamo consultato i villaggi, gli anziani, i rappresentanti, le donne, gli uomini, i giovani e abbiamo chiesto il loro punto di vista per poter iniziare a tracciare una linea di lavoro che servisse come un piano alle scuole primarie autonome con il pensiero di “educare producendo”, di “educare apprendendo”, sapendo che l’educazione è necessaria per la coscentizzazione e per intendere la nostra realtà, e che fa parte della lotta. I contenuti che si insegnano sono reali: com’è la vita, come convive un popolo con un altro popolo, e le nozioni non sono mai astratte, ma sempre sono collegate all’utilizzo che se ne fa nella vita quotidiana di una comunità contadina chiapaneca. Nelle nostre scuole autonome tentiamo di recuperare i valori storici, le forme di pensare, le culture dei nostri antenati. I bambini non sono l’oggetto dell’educazione, ma sono allievi ed allo stesso tempo maestri per noi adulti e per i loro compagni. I bambini dunque apprendono ad essere più riflessivi, più analitici, mentre nelle scuole ufficiali i maestri insegnano solo quello che dicono i libri di testo del governo.</em></p>



<p>Chi riesce a terminare l’educazione elementare passa alla scuola media autonoma, che nella Zona Altos esiste e si chiama “Primero de Enero”. In altre zone le scuole secondarie non esistono e l’educazione media avviene attraverso corsi periodici organizzati nelle comunità sedi dei Caracoles e nei capoluoghi municipali. Dal momento che proseguire studiando comporta l’abbandono per lunghi periodi del lavoro familiare e comunitario, la seguono i ragazzi che sono stati scelti dalle comunità per diventare, alla fine del loro percorso di studi, promotori di educazione, maestri nelle loro comunità, le quali scelgono di appoggiare loro e le loro famiglie perché stanno svolgendo un servizio per le loro comunità. Le Giunte di Buon Governo provvedono al materiale didattico ed alle necessità di ognuna delle scuole.</p>



<p>L’altro importante ambito in cui possiamo osservare i risultati della costruzione di un <em>welfare </em>autonomo è quello sanitario. Con l’apporto fondamentale della “società civile” per quanto riguarda il materiale ed il personale qualificato, buona parte delle comunità si sono dotate di micro-cliniche e, a livello municipale o regionale, di cliniche più specializzate. Anche in questo settore emerge con forza la volontà di valorizzare risorse e conoscenze locali come elementi necessari alla realizzazione concreta dell’autonomia.</p>



<p>Per illustrare il processo, ancora una volta farò riferimento ad un esempio concreto. Nel mese di</p>



<p>gennaio 2004, all’interno del <em>Caracol </em>de La Realidad, si è concluso il corso &#8211; rivolto a sole donne &#8211; per la formazione di esperte in piante medicinali, levatrici, <em>hueseras </em>(Letteralmente, <em>coloro che curano le ossa. </em>È una “specializzazione” della medicina tradizionale indigena)<em>. </em>Il corso era durato un intero anno e vi avevano partecipato donne provenienti da tutta la <em>Zona</em>. Nell’intervista che ho personalmente realizzato, una delle responsabili del corso ha sottolineato come in questo modo si stiano riscattando le conoscenze dei propri antenati, che in alcuni luoghi si sono già perse ed in altri si stanno dimenticando. L’operazione compiuta dagli organizzatori è stata dunque cercare nelle varie zone le persone che tuttora esercitano in questi tre campi della medicina tradizionale, ed organizzare dei corsi in modo che insegnassero a molte altre persone (non solo a pochi discepoli) a curare malattie più o meno gravi, perché le maestre dovranno morire, lo sappiamo noi e lo hanno capito anche loro, così come hanno capito che condividere le conoscenze è la migliore maniera per appoggiare le compagne che sono in lotta.</p>



<p>Nell’intervista si menziona anche l’altro aspetto che ho evidenziato in precedenza: <em>approfittiamo della Natura, delle risorse naturali della nostra terra, di cui abbiamo bisogno per la nostra salute come uomini e donne ma anche per non dipendere dal governo</em>. È questa una parte importante dell’organizzazione dell’autonomia, perché così non dobbiamo ricorrere a costose medicine esterne o accettare l’assistenza del mal governo.</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>



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<p><strong>LE PUNTATE PRECEDENTI</strong></p>



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<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/02/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-2-1994-1/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #2 (1994/1)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/04/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-3-1994-2/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #3 (1994/2)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/09/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-4-il-soggetto-di-cambiamento/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #4. IL SOGGETTO DI CAMBIAMENTO</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/17/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-5-1994-3/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #5 (1994/3)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/24/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-6-1994-4/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #6 (1994/4)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/03/03/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-7-la-poetica-rivoluzionaria/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #7. LA POETICA RIVOLUZIONARIA</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/03/18/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-8-favole-per-interrogarsi/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #8. FAVOLE PER INTERROGARSI</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/04/07/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-9-1994-5/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #9 (1994/5)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/04/14/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-10-1994-6/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #10 (1994/6)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/04/21/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-11-1994-7/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #11 (1994/7)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/05/05/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-12-1994-8/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #12 (1994/8)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/05/15/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-13-domande-sul-futuro/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #13. DOMANDE SUL FUTURO</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/05/19/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-14-lidea-di-dignita-delle-donne-zapatiste/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #14. L’IDEA DI DIGNITÀ DELLE DONNE ZAPATISTE</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/05/27/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-15-lorganizzazione-educativa-e-la-struttura-sanitaria/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #15. L’ORGANIZZAZIONE EDUCATIVA E LA STRUTTURA SANITARIA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #14. L’IDEA DI DIGNITÀ DELLE DONNE ZAPATISTE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/05/19/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-14-lidea-di-dignita-delle-donne-zapatiste/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 19 May 2021 09:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continuiamo a non capire lo sviluppo e il progresso che portano i megaprogetti, il denaro e il consumo Sin dal 31 dicembre 1993 l&#8217;Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale dà centralità al ruolo delle donne nel processo rivoluzionario di lotta, iscrivendo le loro richieste all&#8217;interno di una Legge rivoluzionaria delle donne, di cui riportiamo i dieci [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/05/19/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-14-lidea-di-dignita-delle-donne-zapatiste/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #14. L’IDEA DI DIGNITÀ DELLE DONNE ZAPATISTE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Continuiamo a non capire lo sviluppo e il progresso che portano</p><p>i megaprogetti, il denaro e il consumo</p></blockquote>



<p>Sin dal 31 dicembre 1993 l&#8217;Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale dà centralità al ruolo delle donne nel processo rivoluzionario di lotta, iscrivendo le loro richieste all&#8217;interno di una <em>Legge rivoluzionaria delle donne</em>, di cui riportiamo i dieci commi:</p>



<p><em><strong>Primo</strong>: Le donne, indipendentemente dalla loro razza, credo, colore o appartenenza politica, hanno il diritto di partecipare alla lotta rivoluzionaria nel luogo e nel grado che la loro volontà e capacità determinano.</em></p>



<p><em><strong>Secondo</strong>: Le donne hanno il diritto di lavorare e ricevere un giusto salario.</em></p>



<p><em><strong>Terzo</strong>: Le donne hanno il diritto di decidere il numero di figli che possono avere e di cui occuparsi.</em></p>



<p><em><strong>Quarto</strong>: Le donne hanno il diritto di partecipare agli affari della comunità e di ricoprire cariche se sono elette liberamente e democraticamente.</em></p>



<p><em><strong>Quinto</strong>: Le donne e i loro bambini hanno diritto alle cure essenziali per la loro salute e alimentazione.</em></p>



<p><em><strong>Sesto</strong>: Le donne hanno diritto all&#8217;istruzione.</em></p>



<p><em><strong>Settimo</strong>: Le donne hanno il diritto di scegliere il proprio partner e non essere costrette a sposarsi con la forza.</em></p>



<p><em><strong>Ottavo</strong>: Nessuna donna può essere picchiata o maltrattata fisicamente da parenti o estranei. I crimini di tentato stupro o stupro saranno severamente puniti.</em></p>



<p><em><strong>Non</strong>o: Le donne possono occupare posizioni di leadership nell&#8217;organizzazione e nelle forze armate rivoluzionarie.</em></p>



<p><em><strong>Decimo</strong>: Le donne avranno tutti i diritti e gli obblighi stabiliti dalle leggi e dai regolamenti rivoluzionari.</em></p>



<p>Coerentemente l&#8217;8 marzo il Comando Generale del Comitato Indigeno Rivoluzionario Clandestino dell&#8217;EZLN celebrerà, talvolta con un comunicato, la Giornata internazionale della donna. Si tratta di importanti documenti dedicati espressamente alla <em>questione femminile</em>. In particolare, la celebrazione fa spesso riferimento alla donna degna, quella che si oppone al potere che la umilia, confinando la dignità «nell&#8217;oblio, nel silenzio, in prigione e nella tomba». Le donne indigene messicane sono umiliate come donne e come lavoratrici, tanto da costringerle alla ribellione, pistola alla mano.</p>



<p>Come donne soffrono tre volte di più: una per essere donne, due per essere indigene, tre per essere povere.&nbsp;Per sopravvivere devono lavorare fin dall&#8217;infanzia e, quando crescono, aiutano i loro compagni e lavorano per prendersi cura della famiglia, della capanna e dei figli. Sono costrette a farlo perché altrimenti morirebbero di fame: medicine, vestiti, attrezzi sono beni molto costosi.</p>



<p>Seppur praticamente inesistente il matrimonio combinato e comprato, continua però a esistere la violenza intrafamiliare contro le donne, la molestia sessuale, benché non esista questo reato nelle legislazioni delle comunità. Il sub comandante Marcos, in una intervista alla Jornada del 2003, afferma che <em>quel che succede è che non posso parlarne io, saranno le donne a dire quali problemi stanno affrontando. Come Ezln, noi pensiamo che questo movimento di liberazione, di emancipazione della donna, ha molto a che vedere con le condizioni materiali, vale a dire che non può essere indipendente e libera una donna che dipenda economicamente dall&#8217;uomo. In questo senso, il passo avanti delle cooperative indigene di donne permette loro di avere un reddito, e l&#8217;indipendenza economica permette loro di fare molte cose che prima non potevano fare. E si sta cercando di generalizzare questo fatto, anche se non sempre a livello di cooperativa, si cerca di favorire il fatto che le compagne possano lavorare o ottenere un reddito che dia loro più indipendenza, e questo può propiziare altre cose. Ma siamo ancora molto lontani, perché questo problema ha molto a che vedere con le condizioni economiche delle comunità zapatiste</em>.</p>



<p>Storicamente le donne delle comunità erano più emarginate, ma nel momento in cui alcune giovani indigene salirono in montagna, unendosi ai ribelli, la consapevolezza inizia a prendere il posto della rassegnazione e questo ha avuto delle conseguenze positivi sulle comunità. A quel tempo, le <em>insurgentes</em> erano molto più avanti o in condizioni migliori, rispetto alle donne delle comunità. L&#8217;impatto delle donne dentro la rivolta zapatista però inizia a produrre i primi effetti: nei posti di direzione, nei comitati o nei comandi, in posti in cui non c’erano donne, iniziano invece a comparire attraverso l’autorganizzazione e scegliendo in autonomia le proprie responsabili. Questo accade &#8211; seppur non in maniera generalizzata &#8211; nel momento in cui ha iniziato a diffondersi il sistema educativo zapatista che ha permesso alle donne e alle bambine, che in genere passavano il tempo in cucina o badando ai loro fratellini, di frequentare la scuola.</p>



<p>Nel loro «Basta!» a un sistema di dominio c&#8217;è tutto il senso politico che le milizie e gli insorti zapatisti accordano alla parola <em>dignità</em>. Eppure, nonostante la loro forte reazione alla cultura maschilista, neanche le donne zapatiste possono dirsi libere: «hanno ancora molto per cui lottare e molto da guadagnare». La loro lotta non è contro gli uomini, ma a favore della libertà, secondo un principio, di dignità appunto, che può essere esportato ovunque.</p>



<p>Stare bene e in lotta è un imperativo sentito dalle zapatiste e ribadito a più riprese fino ai giorni nostri, anche perché non è mai cessata, ma anzi significativamente aumentata, nel mondo intero la violenza nei loro confronti. La lotta per la vita − trasversale ai problemi di genere − è essenziale per tutta l&#8217;umanità e non ha bisogno del permesso o dell&#8217;avallo di nessuno, né tantomeno dei maschi: «se qualcuno − chiariscono le indigene zapatiste nel marzo del 2020 − pensa che la lotta per la vita delle donne è golpista o di destra o di governo o di sinistra o antigovernativa o è di un colore, pensiero o religione, allora difende la morte». Saremo anche arretrate, diranno a più riprese, ma continuiamo a non capire lo sviluppo e il progresso che portano i megaprogetti, il denaro e il consumo. Allo stesso modo, svendere la vita delle donne fatte sparire, sequestrate o assassinate non è certamente progresso. A questa idea di progresso viene contrapposta un&#8217;idea di vita e di libertà che passa dalla critica, dalla disobbedienza, dal dibattito, dall&#8217;analisi, ma anche dalla lotta e dal litigio, se necessari.</p>



<p>Un dato alla fine è certo, la partecipazione delle donne al <em>Comité clandestino revolucionario</em> <em>indigena</em> (il comando dell&#8217;Ezln) è cresciuta fino ad arrivare a percentuali quasi paritarie. Oggi esistono comandanti donne di tutte le comunità indigene. E lo stesso Marcos a percepire il cambiamento: <em>partecipano di più, tengono riunioni a parte loro proprie. Io percepisco più rispetto dei comandanti nei confronti delle donne comandante, cosa prima che non succedeva, ma bisogna fare ancora molta strada. Speriamo un giorno di poter raccontare buone cose a questo proposito</em>.</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>



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<p><strong>LE PUNTATE PRECEDENTI</strong></p>



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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #13. DOMANDE SUL FUTURO</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2021 09:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una lunga intervista rilasciata al settimanale uruguayano progressista Brecha[1] e pubblicata il 27 ottobre 1995, Marcos, rispondendo alle sollecitazioni di Samuel Blixen e Carlos Fazio, traccia un’articolata analisi dell’insurrezione zapatista indicando al contempo la strada che l’Ezln prova a percorrere: L’insurrezione zapatista sta indicando una strada? Credo di si. Come se fossimo un dito [&#8230;]</p>
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<p>In una lunga intervista rilasciata al settimanale uruguayano progressista <em>Brecha</em>[1] e pubblicata il 27 ottobre 1995, Marcos, rispondendo alle sollecitazioni di Samuel Blixen e Carlos Fazio, traccia un’articolata analisi dell’insurrezione zapatista indicando al contempo la strada che l’Ezln prova a percorrere:</p>



<p><strong><em>L’insurrezione zapatista sta indicando una strada?</em></strong></p>



<p><em>Credo di si. Come se fossimo un dito indice che segnala: qui c’è un problema. Penso che su questo problema ci saranno molte dichiarazioni ed esperienze. Nel 1993 prima dello zapatismo, c’è stata la manifestazione per la terra in Ecuador, quella degli indigeni dell&#8217;Amazzonia brasiliana e in Paraguay. Noi diciamo che il neoliberismo è un processo di riconquista della terra. Sono i conquistatori moderni. Per l&#8217;indigeno ha assunto questa connotazione. In realtà, sono gli stessi conquistatori di 500 anni fa, contro i quali si sono sollevati i nostri antenati. Di qui la faccenda dell&#8217;«Adesso basta» e delle armi. Ma è certo che la conquista della terra non seguirà l&#8217;andamento della conquista spagnola. Sarà come la conquista dell’ovest americano. Comporta l&#8217;annientamento fisico, culturale e storico della classe dei contadini. La previsione del capitalismo avanzato da Marx, ovvero la scomparsa della classe dei contadini, è stata adesso completata di fatto dal neoliberismo in modo brutale. Oggi il sangue è indigeno, ma domani potrà essere meticcio. Tu sei un intralcio. Non solo sei già trascurabile ma costituisci anche un ostacolo per il progresso.&nbsp;</em></p>



<p>Marcos prova a decostruire la lettura lineare che vede come diretta conseguenza dello sviluppo capitalistico la nascita spontanea del soggetto rivoluzionario. Alla domanda se i contadini sono i nuovi soggetti rivoluzionari risponde negativamente spostando l’asse del ragionamento sui rapporti sociali reali, su come sovvertirli e come la soggettività principale non sia ancora definita ma sarà il frutto del processo rivoluzionario:&nbsp;</p>



<p><strong><em>I contadini sono dunque la nuova classe rivoluzionaria?</em></strong></p>



<p><em>No, penso proprio di no. Noi stiamo proponendo una rivoluzione che faccia possibile la rivoluzione. Stiamo progettando una pre-rivoluzione. Per questo ci accusano di essere dei revisionisti o dei riformisti armati, come dice Jorge Castaneda. Stiamo parlando di creare un movimento sociale ampio, violento o pacifico, che modifichi radicalmente i rapporti sociali in modo che il suo prodotto finale sia un nuovo spazio di rapporti politici. Credo che l&#8217;attore principale non sia ancora definito. E quella che chiamiamo società civile e che non si può etichettare come borghesia, proletariato, contadini, classe media. Questo processo di mondializzazione, a livello dello Stato nazionale, tocca tante ferite e tante parti che sono tutte malate dello stesso male, anche se uno ha la pelle bianca e l&#8217;altro scura, anche se uno è professore universitario e l&#8217;altro proletario…</em></p>



<p>Secondo Marcos i cambiamenti potranno sorgere a partire dagli effetti della loro insurrezione, ma non necessariamente da un sistema sociale nuovo. Questo nuovo sistema sociale sarà il prodotto del <em>nuovo gioco politico</em>,<em> </em>ma nessuna linearità esiste tra il crollo del neoliberismo e il sorgere di un nuovo sistema sociale. Nulla è dato con certezza e tutto dipende dai nuovi rapporti di forza creati contro la nuova fase finanziaria del capitalismo:</p>



<p><strong><em>Non è, in definitiva, lo stesso concetto delle fasi della lotta per il socialismo degli anni sessanta e settanta in America Latina, la fase della liberazione nazionale, dove gli attori erano molteplici?&nbsp;</em></strong></p>



<p><em>Non è lo stesso. Noi stiamo dicendo che nella nuova fase del capitalismo, il neoliberismo, si verifica una distruzione dello Stato nazionale. Per noi, una tesi fondamentale del fronte nazionale è l&#8217;esistenza di una borghesia nazionale. Noi diciamo che la patria non c&#8217;è più. Si sta distruggendo il concetto di nazione, di patria, e non soltanto nella borghesia, ma anche nelle classi governanti. È molto difficile pensare che vi siano settori del governo che difendano il concetto di nazione. Coloro che difendono il concetto di nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere culturali. Il costo maggiore per l&#8217;umanità è che per il capitalismo finanziario non c&#8217;è niente, né patria né proprietà. Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve cominciare a recuperare i concetti di nazione e di patria. L&#8217;errore principale del neoliberismo è pensare che si possa andare contro la storia. Questa ingerenza sul problema della terra pretende di prescindere dalla storia e fare come se qui non ci fosse stata storia né cultura né niente.&nbsp;</em></p>



<p>In uno dei suoi comunicati del 1995, chiamato «la lettera delle lettere» il subcomandante Marcos formula, alla fine, tre domande a cui non dà risposta: Sappiamo dove andiamo? Sappiamo cosa ci attende? Vale la pena? I giornalisti di Brecha tornano a formulare direttamente a Marcos le tre domande e il «sub» risponde:</p>



<p><strong><em>Sappiamo dove andiamo? </em></strong><em>Andiamo a fare la nostra parte per la costruzione di un nuovo spazio. La nostra missione &#8211; la settima missione, come la chiamiamo &#8211; finisce nel momento in cui in questo paese nasce un nuovo rapporto politico. Noi diciamo che è l&#8217;anticamera di un mondo nuovo in Messico. Andiamo in questa direzione. E il prezzo del nostro sangue. Li ci fermeremo.&nbsp;</em></p>



<p><strong><em>Sappiamo cosa ci aspetta?</em></strong><em> Si, lo sappiamo. Per noi non c&#8217;è più ritorno né rientro. Abbiamo fatto un passo dal quale non è più possibile ritornare indietro. Noi usiamo l&#8217;immagine del torrente. Il torrente non ritorna mai indietro, scende soltanto. Non ritorna più alla montagna. Proprio come noi. Nel momento in cui siamo usciti allo scoperto e abbiamo scelto questa strada, solo dopo aver distrutto quello che ci ha resi possibili, vale a dire il sistema del partito-Stato, possiamo ritornare. Non c’è più ritorno alla vita civile, al passato e nemmeno a quello che siamo stati prima. Quello che ci aspetta è l&#8217;incertezza, la paura, la persecuzione, vivere alla giornata, ci neghiamo a qualsiasi possibilità di futuro, e sentire ogni giorno che ce la portiamo sulle spalle pesa molto, molto, molto. Cioè, la felicità &#8230; (e prorompe in un&#8217;altra grossa risata scherzosa che ironizza sul suo stesso destino).&nbsp;</em></p>



<p><strong><em>Vale la pena?</em></strong><em> Si, vale la pena.</em></p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>NOTE<br>[1] Fra i collaboratori di Brecha è possibile trovare Eduardo Galeano, Mario Benedetti, Raúl Zibechi, Ivonne Trías, Gennaro Carotenuto. Il periodico è consultabile al seguente URL: <a href="https://brecha.com.uy/">https://brecha.com.uy</a>.</p>



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<p><strong>LE PUNTATE PRECEDENTI</strong></p>



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<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/02/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-2-1994-1/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #2 (1994/1)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/04/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-3-1994-2/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #3 (1994/2)</a></p>



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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #12 (1994/8)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2021 09:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[zapatismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I mesi di marzo e aprile del 1994, come meglio specificato nell’ultima riflessione, sono caratterizzati da un tentativo di dialogo governativo fallito per espressa volontà delle comunità zapatiste che rifiuteranno gli accordi di pace proposti dal governo federale in quanto privi di una reale e immediata efficacia sui territori insorti.&#160; Intanto il 10 aprile gli [&#8230;]</p>
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<p>I mesi di marzo e aprile del 1994, come meglio specificato nell’<a href="https://www.malanova.info/2021/04/21/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-11-1994-7/">ultima riflessione</a>, sono caratterizzati da un tentativo di dialogo governativo fallito per espressa volontà delle comunità zapatiste che rifiuteranno g<em>li accordi di pace proposti dal governo federale</em> in quanto privi di una reale e immediata efficacia sui territori insorti.&nbsp;</p>



<p>Intanto il 10 aprile gli zapatisti celebrano l’anniversario della morte di Emiliano Zapata e per tutto il mese i territori ribelli sono attraversati da carovane di aiuti, diretta espressione della solidarietà ribelle. La risposta dei latifondisti e degli allevatori chiaramente non si farà attendere, imprimendo un aumento spaventoso della repressione e dell’aggressività nei confronti delle comunità indigene.</p>



<p>La reazione non è soltanto di natura interna. Il subcomandante Marcos denuncia in maniera circostanziata la presenza di consiglieri militari statunitensi e guatemaltechi in Chiapas e quella di mercenari argentini che avevano precedentemente operato in Honduras: <em>Sull’ingerenza del governo statunitense sappiamo che, almeno da giugno del 1994 stanno inviando un gruppo di consiglieri, rangers o un loro equivalente, con la denominazione di Sistema di operazione riservate o segrete.</em></p>



<p>Ad ogni modo, i primi mesi subito dopo la sollevazione sono caratterizzati da un processo esplorativo del panorama politico istituzionale con una serie di incontri con i rappresentanti del mondo della sinistra messicana: uno per tutti con l’allora candidato del Partito della rivoluzione democratica (Prd) alla Presidenza della Repubblica, Cuauhtemoc Cardenas Solorzano. Con lui gli zapatisti avranno un rapporto ambivalente.</p>



<p>Nonostante il no secco delle comunità indigene insorgenti alle proposte governative, gli zapatisti decisero di mantenere ugualmente il cessate il fuoco, aprendo al contempo un dialogo con la società civile. L’interruzione del negoziato con il governo fu reso pubblico attraverso la <strong>Seconda dichiarazione della Selva Lacandona</strong> con la quale chiesero di ottenere una transizione pacifica verso la democrazia attraverso l’istituzione della Convenzione nazionale democratica (Cnd). L’obiettivo degli insorti era <em>di organizzare l’espressione civile e la difesa dell’espressione popolare… e pretendere la realizzazione di elezioni libere e democratiche, e lottare senza sosta per il rispetto della volontà popolare</em>.</p>



<p>Dal 5 al 9 agosto, in piena campagna elettorale per l’elezione del Presidente della Repubblica, si avvia la sperimentazione della Cnd, uno strumento di partecipazione politica e culturale ideato dall’Ezln e chiamato <em>Aguascalientes</em> in onore del luogo dove fu celebrata, nel 1914, la Convenzione delle forze rivoluzionarie messicane. In quattro giorni il villaggio di Guadalupe Tepeyac si riempie di circa settemila messicani rappresentanti organizzazioni sociali, indigeni, contadini, operai, artisti, intellettuali e tantissime persone che, pur non appartenendo a nessuna organizzazione politica, sentono la necessità di rispondere all’appello.</p>



<p>L’obiettivo, come già anticipato nella <em>Seconda dichiarazione</em>, è quello di scongiurare la via armata, per sconfiggere se stessi come militari e per poter continuare la lotta. I ribelli indigeni impiegheranno poco meno di un mese per costruire il primo Aguascalientes<em>. S</em>imultaneamente, dall’altro capo della Selva Lacandona, diverse migliaia di persone si organizzeranno per partecipare al primo viaggio della <em>Fitzcarraldo, </em>una nave che metterà in collegamento i movimenti sociali con i ribelli della Selva Lacandona: <em>Il paradosso anacronistico, la tenera follia dei senza volto, l’assurdità di un movimento sociale civile che dialoga con un movimento armato</em> (Discorso di inaugurazione della Cnd, 8 agosto 1994). La Convenzione nazionale democratica sarà, senza alcun dubbio, il primo momento, dopo la rivolta armata, pensato per testare la capacità di tenuta politica e di attrazione sociale dell’Ezln.</p>



<p>In un&#8217;ottica di non esacerbazione dei rapporti con le istituzioni, l’Ezln dichiarerà – all’indomani della Cnd – di non voler interferire con le elezioni che, da lì a breve, si sarebbero tenute in tutto il territorio messicano. Il voto del 21 agosto (sia quello federale che quello statale in Chiapas), caratterizzato dai soliti brogli elettorali, vedrà la vittoria del candidato del partito di stato, Ernesto Zedillo Ponce de Leon e del candidato del PRI a governatore del Chiapas, Eduardo Robledo Rincon.</p>



<p>Nelle settimane successive al voto si svilupperanno importanti mobilitazioni sociali lungo tutto lo Stato del Chiapas; questa sarà una valida motivazione per il governo federale di incrementare la presenza militare sui territori insorti.</p>



<p>La seconda convocazione della Cnd avviene in un clima politicamente teso e, seppur partecipata, non produce proposte concrete. L’occasione però sarà sfruttata dall’Ezln per rendere pubbliche le proprie analisi sul processo elettorale appena terminato: <em>Non si può sconfiggere il sistema del partito di stato con le stesse armi che lo sostengono e lo avallano davanti all’opinione pubblica. Fino a quando l’organizzazione delle elezioni continuerà a essere nelle mani del partito di stato, qualsiasi tentativo di lotta finirà nella frustrazione e nel immobilismo politico o in cinico cammino claudicante. Un governo transitorio, di cambiamento, è necessario per la democrazia. Per questo, coloro che sono stati chiamati a costituire un grande fronte di opposizione che unisca tutti i milioni di messicani che sono contro il sistema di partito di stato, sono visti con speranza</em> (La lunga traversata della speranza, Ezln, 22 settembre 1994).</p>



<p>Inizia dunque a maturare la strada dell’autonomia rispetto ai percorsi istituzionali tradizionali. In futuro gli zapatisti oscilleranno, più o meno tatticamente, tra aperture e repentine chiusure rispetto al potere costituito.</p>



<p>Intanto, continuano a consolidare il rapporto con i movimenti sociali, utilizzando tutte le occasioni che via via si paleseranno lungo il loro percorso politico. In occasione del ventiseiesimo anniversario del massacro degli studenti, avvenuto il 2 ottobre 1968, inviano agli studenti radunati a Città del Messico un messaggio di solidarietà e di invito alla rivolta: <em>Fratelli, studenti, operai, coloni, contadini, casalinghe, impiegati, artisti, intellettuali onesti, uomini e donne che da ventisei anni partecipate a uno dei movimenti più importanti di questo doloroso secolo&#8230; voi sapete cosa vuol dire lottare contro la bugia e la calunnia, lo sanno i vostri figli, uomini e donne che, dopo il 1968, hanno lottato e lottano contro un sistema di ingiustizie. Oggi, come ventisei anni fa, il messicano che non accetta elemosine, che non vuole oppressione, che è degno, che si ribella e che lotta, è sospettato di non essere messicano, è sospettato di essere straniero</em> (Comunicato dell&#8217;Ezln, 2 ottobre 1994).</p>



<p>In un clima di crescita del consenso sociale e di scontro politico con le istituzioni, l’Ezln l’8 ottobre rompe ufficialmente il dialogo con il governo federale <em>per non rendersi complice dell&#8217;inganno che il governo di Salinas de Gortari perpetra, per non avallare la cultura del crimine politico che caratterizza l&#8217;attuale governo, per riaffermare la sua promessa di lottare contro la frode e l&#8217;imposizione… </em>(Comunicato dell&#8217;Ezln, 8 ottobre 1994).</p>



<p>Il 17 novembre, nell&#8217;Aguascalientes di Guadalupe Tepeyac, gli zapatisti festeggeranno – per la prima volta pubblicamente – l’undicesimo anniversario della nascita dell’Ezln. Dinanzi alla stampa e alla società civile il subcomandante Marcos ammetterà gli errori commessi in questa prima difficile fase di insurrezione: <em>Come Esercito zapatista di liberazione nazionale possiamo dire di aver commesso molti errori. Alcuni sono stati il prodotto della nostra ottusità politica, della nostra ignoranza e delle limitazioni che provoca il fatto di essere armati, senza volto e assediati&#8230; Molte volte la nostra parola non è stata la più azzeccata, né la più opportuna. […] Oggi, come nel 1993, quando preparavamo la guerra, come nel 1992, quando la decidemmo, come nel 1984, quando compimmo il primo anno, come nel 1983, quando iniziò il risveglio della speranza, il piano zapatista è lo stesso: cambiare il mondo, renderlo migliore, più giusto, più libero, più democratico, cioè più umano</em> (Comunicato dell&#8217;Ezln, 17 novembre 1994).</p>



<p>Il primo dicembre, assumerà la carica di presidente della repubblica Ernesto Zedillo Ponce de Leon e l&#8217;Ezln lo accoglierà con un “caloroso” benvenuto: <em>Voi dovete scomparire, non solo perché rappresentate un&#8217;aberrazione storica, una negazione umana e una crudeltà cinica; dovete scomparire anche perché rappresentate un insulto all&#8217;intelligenza. Voi avete reso possibile la nostra esistenza, voi ci avete fatto crescere. Siamo il vostro “altro”, il vostro contrario siamese. Perché noi scompariamo, dovete scomparire voi</em> (Comunicato dell&#8217;Ezln, primo dicembre 1994).</p>



<p>Per concludere l&#8217;anno, il 19 dicembre gli indigeni ribelli, senza sparare un solo colpo, lanceranno una nuova offensiva politica che segnerà il nuovo passo verso l’esperienza autonoma zapatista: riuscendo a rompere l’assedio militare, si impossessano simultaneamente di trenta municipi dello stato. Questi municipi verranno dichiarati <em>autonomi e ribelli</em>.</p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>



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<p>Fonti bibliografiche utilizzate</p>



<p>1) G.M. Ramirez, <em>EZLN 20 y 10, el fuego y la palabra</em>, “Revista Rebeldía”, 2003.</p>



<p>2) R. Bugliano, <em>Messico zapatista</em>, Roma, Editori Riuniti, 1997.</p>



<p>3) <em>Enlace Zapatista</em>: <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/">https://enlacezapatista.ezln.org.mx/</a>.</p>



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<p><strong>LE PUNTATE PRECEDENTI</strong></p>



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<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/02/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-2-1994-1/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #2 (1994/1)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/04/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-3-1994-2/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #3 (1994/2)</a></p>



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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #11 (1994/7)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 09:22:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra Marzo e Aprile 1994 si palesa il primo stop alle trattative con il governo federale. Le posizioni zapatiste, seppur ufficialmente accettate al tavolo di trattativa, di fatto sono ignorate nella pratica. Nel frattempo gli zapatisti sono riusciti a completare il sondaggio tra tutte le comunità insorgenti: Il Comitato Generale Indigeno Rivoluzionario Clandestino dell&#8217;Esercito Zapatista [&#8230;]</p>
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<p>Tra Marzo e Aprile 1994 si palesa il primo stop alle trattative con il governo federale. Le posizioni zapatiste, seppur ufficialmente accettate al tavolo di trattativa, di fatto sono ignorate nella pratica. Nel frattempo gli zapatisti sono riusciti a completare il sondaggio tra tutte le comunità insorgenti:</p>



<p><em>Il Comitato Generale Indigeno Rivoluzionario Clandestino dell&#8217;Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si rivolge a voi per riferire e dichiarare quanto segue:</em></p>



<p><em>Primo. Il CCRI-CG dell&#8217;EZLN ha già terminato, come debitamente comunicato, la consultazione in tutte le città che lo formano e lo sostengono. Attraverso i verbali delle assemblee di ejidos, rancherías e altri luoghi abbiamo conosciuto il sentimento dei nostri cuori.</em></p>



<p><em>Secondo. Il CCRI-CG dell&#8217;EZLN ha già contato i voti in merito alle proposte di accordi di pace fatte dal governo federale all&#8217;EZLN nel dialogo a San Cristóbal de las Casas, Chiapas.</em></p>



<p><em>Terzo. Il risultato del voto libero e democratico è il seguente:</em></p>



<p><em>Per firmare la proposta di accordo di pace del governo, ha votato il 2,11% del totale.</em></p>



<p><em>Per NON firmare la proposta di accordo di pace del governo, ha votato il 97,88% del totale.</em></p>



<p><em>Quarto. Nelle proposte sul passaggio successivo, nel caso in cui si fosse deciso di non firmare la proposta di accordo di pace del governo, il voto era il seguente:</em></p>



<p><em>Il 3,26% del totale ha votato per la ripresa delle ostilità.</em></p>



<p><em>Il 96,74% del totale ha votato per la resistenza e l&#8217;appello per un nuovo dialogo nazionale e con tutte le forze oneste e indipendenti.</em></p>



<p><em>Quinto. Di conseguenza, e con l&#8217;accordo della maggioranza zapatista, il CCRI-CG dell&#8217;EZLN comunica:</em></p>



<p><em>che rifiuta gli accordi di pace proposti dal governo federale;</em></p>



<p><em>che conclude il dialogo di San Cristóbal; [<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/1994/06/10/sobre-la-consulta-para-todos-todo-nada-para-nosotros/">1</a>]</em></p>



<p>Le comunità indigene, come più volte affermato, sono alla ricerca di libertà e giustizia e non sono più disposte a barattare la propria dignità per un piatto di lenticchie. Sono disposti a vivere dignitosamente o a morire. L’alternativa di ritornare alle condizioni di vita precedenti non è un’opzione da prendere in considerazione:</p>



<p><em>In commissione abbiamo discusso tutto il pomeriggio. Cerchiamo la parola nella lingua per dire &#8220;RENDER&#8221; e non riusciamo a trovarla. Non ha traduzione in Tzotzil o Tzeltal, nessuno ricorda che questa parola esiste in Tojolabal o Chol. Sono ore che cercano equivalenti. Fuori piove e una nuvola compagna viene a sdraiarsi con noi. Il vecchio Antonio aspetta che tutti tacciano e sul tetto di lamiera resta solo il tamburo multiplo della pioggia. In silenzio il vecchio Antonio mi si avvicina, tossendo per la tubercolosi e sussurrandomi all&#8217;orecchio: &#8220;Quella parola non esiste nella vera lingua, ecco perché i nostri non si arrendono mai e muoiono meglio, perché i nostri morti comandano che le parole che non vanno non siano neanche vissute&#8221;. Poi va ai fornelli per scacciare paura e freddo. Lo dico ad Ana María, mi guarda teneramente e mi ricorda che il vecchio Antonio è già morto … [<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/1994/06/10/los-zapatistas-no-se-rinden/">2</a>]</em></p>



<p>Il lavorio decennale dei militanti armati ha portato i suoi frutti. Non era scontato. Gli zapatisti sono riusciti ad allargare il cerchio stabilendo relazioni concrete con gli indigeni e riuscendo ad aprire una breccia nei cuori stanchi delle comunità da troppo tempo vessate da un potere che li aveva semplicemente dimenticati. Queste le testimonianze di due combattenti zapatiste che fanno luce sul processo messo in campo: la famosa cerchiatura del quadrato di cui abbiamo parlato precedentemente:</p>



<p><em>&#8220;quando ero a casa, non sapevo leggere o scrivere e nemmeno parlare spagnolo. Mio padre, mia madre, non mi lasciavano uscire perché non sapevo dove andare. Quando ho iniziato a vedere i miei compagni che hanno iniziato a spiegare la politica, tutto, tutto quello che venivano a dirci, ho pensato bene, è un bene per noi, ed è lì che ho pensato, beh, se fossi a casa continuerei lo stesso di prima, senza sapere nulla e senza imparare a leggere e scrivere, sarebbe lo stesso. Sarebbe stato meglio lasciare la mia casa. E inoltre, se avessero insegnato a casa tutto quello che ci hanno insegnato all&#8217;inizio, non sarebbe stato lo stesso a casa e qui, non avrei imparato lo stesso.&#8221;</em></p>



<p><em>&#8220;Beh, sono entrata perché ho visto la situazione che le persone stavano vivendo. Quindi stavo pensando a come risolvere questo problema, perché non sapevo se che ci fossero compagni sulla montagna. Ma quando mi hanno detto che c&#8217;era un gruppo di compagni che stavano combattendo per la città, poi è arrivato quel giorno quando i compagni ribelli sono scesi in città; è allora che mi hanno spiegato cosa volevano, perché stavano combattendo. Quindi ho deciso di andarci anche io, perché ho visto la situazione in sé che è molto &#8230; molto stronza, beh. Così ho parlato con un compagno ribelle. Gli ho detto che se mi accettano lì, e lui ha detto di sì.&#8221;</em></p>



<p>La rivolta del 1994 non è nata per caso. Un piccolo nucleo, certo, ha preso l’iniziativa, ha portato il suo bagaglio di teorie marxiste acquisito nel tempo e lo ha proposto alle comunità indigene. Però, non ha fatto di queste teorie un dato imprescindibile: lo ha messo a disposizione. È lì che si è verificato il travaso. Non tutto era comprensibile agli indigeni, anche loro portatori di usi, costumi e tradizioni. Dall’incontro è nato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. I compagni erano riusciti ad aprirsi al mondo indigeno così come gli indigeni erano riusciti a fare proprie le idee rivoluzionarie degli zapatisti della selva. Solo questo lento processo è stato in grado di generare l’anomalia messicana di cui oggi ancora stiamo parlando.</p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>



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<p><strong>LE PUNTATE PRECEDENTI…</strong></p>



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<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/02/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-2-1994-1/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #2 (1994/1)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/04/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-3-1994-2/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #3 (1994/2)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/09/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-4-il-soggetto-di-cambiamento/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #4. IL SOGGETTO DI CAMBIAMENTO</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/17/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-5-1994-3/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #5 (1994/3)</a></p>



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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #10 (1994/6)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 09:02:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi cammina di notte parlava: E vediamo che questa via di governo che abbiamo nominato non è più una via per i più, vediamo che i pochi sono quelli che ora comandano, e comandano senza obbedire, comandano comandano. E tra i meno si passano il potere del comando, senza ascoltare i più, comandano i meno, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Chi cammina di notte parlava: E vediamo che questa via di governo che abbiamo nominato non è più una via per i più, vediamo che i pochi sono quelli che ora comandano, e comandano senza obbedire, comandano comandano. E tra i meno si passano il potere del comando, senza ascoltare i più, comandano i meno, senza obbedire al comando dei più. Il minimo comanda senza ragione, la parola che viene da lontano dice che comandano senza democrazia, senza comando del popolo, e vediamo che questa irragionevolezza di chi comanda il comando è quella che guida il cammino del nostro dolore e quella che nutre il dolore dei nostri morti. E vediamo che coloro che sono al comando devono andare lontano in modo che ci sia di nuovo ragione e verità sul nostro suolo. E vediamo che è necessario cambiare e che coloro che comandano obbediscono, e vediamo che questa parola che viene da lontano per nominare la ragione del governo.</em></p>



<p>La prima richiesta dell’EZLN è quella di riformare il sistema elettorale. Una democratizzazione che passi dalla possibilità concreta del popolo di eleggere i governi, nazionale o locali. Questo è possibile solo se il governo in pectore &#8211; che secondo gli zapatisti ha vinto con la frode &#8211; si dimetta e si crei un’altro governo di “unità nazionale” che cambi il sistema elettorale ed indica nuove elezioni veramente libere a tutti i livelli.&nbsp;</p>



<p><em>Un altro punto importante: ci sono regioni del Chiapas che hanno l&#8217;egemonia di un gruppo etnico. Quindi c&#8217;è una società e un governo sotterraneo al governo che è posto al di sopra di esso. Vi racconterò, ad esempio, come il PRI sceglie i candidati alle presidenze municipali a Los Altos. La comunità si incontra e decide chi tra loro è il candidato PRI, e quello sarà il presidente. Quindi questo partito lo registra, ma non ci sono elezioni; non si arriva alle urne. Le schede vengono compilate automaticamente e non ci sono grossi problemi, poiché esiste già un accordo interno, come nel caso di San Juan Chamula. Là i caciques sono d&#8217;accordo e quindi al PRI non interessa più chi sarà il candidato. Si limita a registrarlo, sapendo che nel voto per il capo c&#8217;è il voto per il governatore, per il senatore, per il deputato e per il Presidente della Repubblica.</em></p>



<p>Altro punto dirimente del dialogo con il governo federale è il tema della riforma agraria:</p>



<p><em>La richiesta specifica della nostra petizione dice: “Ritorno allo spirito dell&#8217;articolo 27 approvato a Querétaro nel 1917&#8243;, che contempla quanto proposto da Zapata, che è</em><strong><em> terra e libertà,</em></strong><em> non latifondi. Riassumo ciò che dice questo punto. Partendo da qui abbiamo una richiesta minima e una richiesta massima. Il minimo è, ripeto, l&#8217;annullamento delle riforme agrarie del 1991 e del 1992; la massima è che si svolga un&#8217;ampia discussione con le organizzazioni contadine, con gli studiosi della materia, con la società nel suo insieme, per riformare l&#8217;articolo 27 secondo le nuove condizioni. Ma per ottenere questo, sia nel minimo che nel massimo, ci vuole un movimento più ampio, capace di imporre quello che a nostro avviso è un largo consenso tra i contadini e la maggioranza degli abitanti delle campagne messicane.</em></p>



<p>Una delle principali rivendicazioni delle comunità indigene, più volte richiamato nei documenti zapatisti, è la terra da coltivare. Le terre fertili, infatti, sono in mano ai grandi latifondisti che poi utilizzano gli&nbsp; indigeni come braccianti con una paga irrisoria. Persino molti bambini sono costretti a lavorare per sostenere in qualche modo la famiglia. Le terre libere e usufruibili dalle comunità sono quelle più povere e improduttive.</p>



<p>Il lavorio decennale dello zapatismo pre-insurrezionale, condotto principalmente dagli indigeni del luogo, parte proprio dalla terra e ha portato a coalizzare le diverse comunità inizialmente rivali. In primo luogo questa unità è nata per combattere le ingiustizie prodotte dalla guardia bianca al soldo dei latifondisti ma anche per risolvere problematiche comuni come, ad esempio, quelle relative alla salute. Successivamente l’organizzazione si è estesa alle questioni organizzative, e politiche, alla formazione e all’organizzazione economica, <em>come quando più persone si riuniscono per prendere una barca, per fare un ponte sospeso o per tracciare i propri limiti territoriali</em>.</p>



<p>Anche la questione femminile è stato sempre al centro della pratica zapatista per rompere la condizione tradizionale di subalternità:</p>



<p><em>«Il cambio di modello nel comportamento delle donne è molto forte, viste ovviamente le grandi differenze che esistono tra le donne di La Selva e quelle di Los Altos. Nel processo di lotta, la donna impara prima lo spagnolo. E lascia la sua casa. Tradizionalmente, quando una donna lascia la sua casa nelle comunità, è perché va con un uomo; Se va con un gruppo di uomini, è una qualunque. Ma questo è cambiato. Abbiamo detto che prima impara lo spagnolo; quindi aggiungere e sottrarre. Un giorno arriva con una pistola, sa come maneggiarla e ti insegna. Poi arriva con una stella, poi due. Più tardi ti accorgi che fa parte di una truppa di tutti gli uomini, e poi vedi che le obbediscono. Questo motiva altre donne, che chiedono: Bene, chi lava i tuoi vestiti? Chi cucina per te? E loro rispondono: a volte io, a volte il partner.</em></p>



<p>La logica della giustizia indigena è totalmente diversa da quella ufficiale e spesso praticata parallelamente, in qualche modo autogestita:</p>



<p><em>Un altro caso è quello della giustizia. Se uccidi persone in una comunità indigena, è quasi certo che la comunità ti punirà facendoti lavorare per la vedova. La giustizia dei meticci ti mette in prigione, lasciando due vedove. Non possono capire. Se fai del male al maiale o alla casa dell&#8217;altro, la giustizia meticcia ti mette in prigione. La giustizia delle comunità ti fa riparare il danno: hai anche il diritto di mangiare il maiale, perché l&#8217;hai già pagato. C&#8217;è, quindi, una logica molto logica, che è in conflitto con il codice penale.</em></p>



<p><strong><em>La Redazione di Malanova</em></strong></p>



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<p><strong><em>LE PUNTATE PRECEDENTI…</em></strong></p>



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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #9 (1994/5)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/04/07/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-9-1994-5/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2021 09:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 febbraio 1994 è previsto l’inizio del dialogo con il Commissario per la Pace. L’EZLN esordisce con un testo ironico di Marcos (non dimentichiamoci che si era in guerra e c’erano molti rischi soprattutto per comandanti e soldati). Mentre il CCRI-CG dell&#8217;EZLN decide se mandarmi o meno al dialogo, io sono molto preoccupato perché [&#8230;]</p>
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<p>Il 21 febbraio 1994 è previsto l’inizio del dialogo con il Commissario per la Pace. L’EZLN esordisce con un testo ironico di Marcos (non dimentichiamoci che si era in guerra e c’erano molti rischi soprattutto per comandanti e soldati).</p>



<p><em>Mentre il CCRI-CG dell&#8217;EZLN decide se mandarmi o meno al dialogo, io sono molto preoccupato perché non so che vestiti indossare (se vado). Rivedo con scetticismo il gigantesco guardaroba che porto nello zaino e mi chiedo angosciato se la moda del momento è ancora invernale o devo indossare qualcosa di più civettuolo per la primavera. Alla fine decido su una camicia marrone (l&#8217;unica), pantaloni neri (gli unici), un&#8217;allegra bandana rossa (l&#8217;unica), un paio di stivali sporchi (gli unici), e il discreto passamontagna nero (l&#8217;unico). Comunque sia, vado o non vado, il CCRI-CG mi ha ordinato di tacere per iscritto, quindi la mia potente macchina per &#8220;fare annunci&#8221; (una penna) la metto via quando finisco quest’ultimo.</em></p>



<p>Come da accordi, con una lettera del 16 febbraio gli zapatisti annunciano il rilascio del generale Absalón Castellanos Domínguez e la nomina dei delegati che rappresenteranno l’EZLN al tavolo di dialogo con il commissario nazionale per la mediazione, il vescovo Samuel Ruiz García, e il commissario per la pace e Riconciliazione in Chiapas, Sig. Manuel Camacho Solís.</p>



<p>La lettera, bella e potente, esprime la volontà di arrivare all’incontro nella massima trasparenza e mantenendo tutti gli impegni presi:</p>



<p><em>La bocca dei nostri fucili tacerà affinché la nostra verità parli con le parole per tutti, coloro che combattono con onore, parlano con onore, non ci sarà menzogna nel cuore di noi veri uomini.[…] Non andremo a chiedere perdono o a mendicare, non andremo a chiedere l&#8217;elemosina né a raccogliere gli avanzi che cadono dalle tavole piene dei potenti. Chiederemo ciò che è giusto e ragionevole per tutte le persone: libertà, giustizia, democrazia, </em><strong><em>para todos todo, nada para nosotros</em></strong><em>. Per gli indigeni tutti, per i contadini tutti, per i lavoratori tutti, per gli insegnanti e gli studenti tutti, per i bambini tutti, per gli anziani tutti, per le donne tutti, per gli uomini tutti, per tutti tutto: libertà, giustizia, democrazia.</em></p>



<p><em>Per noi, i più piccoli di queste terre, i senza volto e senza storia, gli armati di verità e di fuoco, quelli che vengono dalla notte e dalle montagne, i veri uomini e donne, i morti di ieri, oggi e per sempre </em><strong><em>&#8230; para nosotros nada. Para todos todo. </em></strong><em>Se la menzogna ritorna alla bocca dei potenti, la nostra voce focosa parlerà di nuovo, per tutti noi.</em></p>



<p>La rivolta indigena è avvenuta perché nessuno ascoltava il grido dei popoli indigeni. Semplicemente la loro vita non valeva, i loro diritti non esistevano. Per questo motivo &#8211; per disperazione e non per ideologia &#8211; si sono armati e sono scesi dalla montagna in città; per questo motivo da invisibili si sono incappucciati per diventare visibili.</p>



<p><em>Veniamo a chiedere alla patria, alla nostra patria, perché ci ha lasciato lì tanti e tanti anni? Perché ci ha lasciati lì con così tanti morti? E vogliamo chiedergli di nuovo, attraverso te, perché è necessario uccidere e morire in modo che tu, e attraverso te, il mondo intero, ascolti Ramona &#8211; che è qui &#8211; dire cose terribili come il fatto che le donne indigene vogliono vivere, vogliono studiare, vogliono ospedali, vogliono medicine, vogliono scuole, vogliono cibo, vogliono rispetto, vogliono giustizia, vogliono dignità? Perché è necessario uccidere e morire affinché Ramona possa venire e tu possa prestare attenzione a ciò che dice? Perché è necessario che Laura, Ana María, Irma, Elisa, Silvia e tante donne indigene abbiano dovuto prendere una pistola, diventare soldati, invece di diventare dottori, laureati, ingegneri, insegnanti? Perché è necessario che coloro che sono morti muoiano? Perché è necessario uccidere e morire? Cosa succede in questo paese? E parliamo a tutti: governanti e governati, cosa succede in questo Paese che è necessario uccidere e morire per dire poche piccole e vere parole senza perdersi nell&#8217;oblio?</em></p>



<p>In questo quadro e con questi sentimenti chiari, parte il tavolo della trattativa. L’EZLN avanza le sue proposte e il Governo, dopo aver ascoltato, producendo immediatamente un documento di risposta. Il 23 febbraio esce una prima considerazione dell’EZLN:</p>



<p><em>Il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno ha analizzato parte del documento di risposta del commissario, e dico parte perché lei ricorda che il nostro Comitato è multietnico, cioè dobbiamo tradurre nei diversi dialetti che lo compongono.</em></p>



<p>Alcune richieste sono state immediatamente discusse mentre altre per il loro carattere nazionale e non regionale sono rinviate in altra sede:</p>



<p><em>Possiamo dire, sebbene ci siano ancora problemi, che le nostre richieste hanno finora ricevuto risposte soddisfacenti sui seguenti punti: per quanto riguarda le esigenze di salute, istruzione, informazioni accurate e tempestive, alloggio, rispetto per la cultura, la tradizione, i diritti e la dignità delle popolazioni indigene in Messico. Gli altri punti del nostro documento di richiesta sono ancora in fase di studio e in traduzione per i compagni della commissione. Ma in questo abbiamo già raggiunto accordi fondamentali con l&#8217;assessore.</em></p>



<p>Una presa di posizione definitiva sul documento governativo sarà il frutto del lungo ma efficace sistema democratico interno delle comunità zapatiste; acquisiti i loro pareri, i rappresentanti potranno ufficializzare una posizione ufficiale dell’EZLN al tavolo di dialogo governativo:</p>



<p><em>Vogliamo dirti che ci saranno due processi: inizialmente raggiungeremo una serie di accordi, ma non possono essere definitivi. Là il tavolo di dialogo sarà sospeso, i compagni andranno nelle loro comunità, si consulteranno con le città e le regioni e torneranno di nuovo, se è possibile o dove ci si dice, se è qui a San Cristóbal o altrove, ora con la risposta dell&#8217;intero esercito zapatista di liberazione nazionale. [&#8230;] I compagni delegati sono nominati da quattro gruppi di comitati rivoluzionari indigeni clandestini, che controllano principalmente quattro gruppi etnici. Sono loro che comandano e a loro volta devono chiedere alle diverse regioni; le regioni devono chiedere ai villaggi; nei villaggi uomini, donne e bambini si incontrano e decidono, in base alle informazioni di cui dispongono, da che parte andare.</em></p>



<p><em>Poi viene il percorso inverso: gli abitanti del villaggio dicono ai loro responsabili della comunità di andare alla riunione regionale; dicono a coloro che si incontrano a livello regionale; quello regionale dice al Comitato Clandestino di quel gruppo etnico e quello dice al suo delegato qual è la risposta. È un processo un po’ complicato ma logico per noi, logico per l&#8217;Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ed è quello che ci rende comunque invincibili.</em></p>



<p>Un sistema democratico dunque, che può apparire lungo e macchinoso ma capace di garantire scelte ampiamente condivise &#8211; anche di carattere strategico &#8211; attraverso un meccanismo assembleare che si articola su più livelli, dal basso verso l’alto e viceversa, caratterizzato da un mandato vincolante e revocabile in qualsiasi&nbsp; momento.</p>



<p><strong><em>La Redazione di Malanova</em></strong></p>



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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #8. FAVOLE PER INTERROGARSI</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 11:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In ogni processo creativo, sia esso letterario o politico, il personaggio condiziona il modo di vedere la realtà. A suggerirlo è Manuel Vázquez Montalbán allorché, durante l&#8217;intervista a Marcos cui già ci siamo riferiti (Marcos: il signore degli specchi,trad. di Hado Lyria, Milano, Frassinelli, 2001), introduce la riflessione sulle modalità di comunicazione adottate dal Subcomandante. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In ogni processo creativo, sia esso letterario o politico, il personaggio condiziona il modo di vedere la realtà. A suggerirlo è Manuel Vázquez Montalbán allorché, durante l&#8217;intervista a Marcos cui già ci siamo riferiti (<em>Marcos: il signore degli specchi</em>,trad. di Hado Lyria, Milano, Frassinelli, 2001), introduce la riflessione sulle modalità di comunicazione adottate dal Subcomandante. Parlando dei propri racconti, spesso inseriti direttamente nei comunicati dell&#8217;Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, Marcos ammette che <em>il linguaggio diventa un&#8217;ossessione, in particolare se ti trovi a trasmettere messaggi espliciti, funzionali e cerchi di rendere tale messaggio il più completo possibile</em> (p. 146). L&#8217;utilizzo delle favole (si vedano, ad esempio, quelle raccolte in Subcomandante Marcos, <em>Don Durito della Lacandona</em>, a cura di G. Donfrancesco, Bergamo, Moretti &amp; Vitali, 1998) è un&#8217;eredità della forma usata dagli zapatisti per comunicare e per capirsi.</p>



<p><em>Ma soprattutto lo scopo dei racconti, l&#8217;intenzione politica insita in essi, più che dire le cose stanno così, è spingere alla riflessione: è così che stanno le cose? Più che risposte, vuole domande. </em>(<em>Ibidem</em>)</p>



<p>Alla loro disposizione letteraria aperta si somma una carica politica che dice qualcosa, che prende posizione in termini politici, che, a un certo punto, spiega alla gente perché l&#8217;EZLN ha agito nel modo in cui ha agito. Il dispositivo fiabesco, però, consente di andare ancora oltre, perché permette di interrogarsi riguardo alla propria identità e di predisporsi all&#8217;etica del dialogo e della ricerca: guardarsi dentro (come di fronte a uno specchio, simbolo molto presente nell&#8217;immaginario di Marcos) ma anche saltare in alto, convinti del fatto che ogni scelta assoluta, decisiva, sia una trappola. Le storie raccontate dal Sup rappresentano questo assioma spesso paventando&nbsp;una terza soluzione rispetto a una situazione che sembra prefigurarne soltanto due, come nel breve esempio che si riporta qui di seguito:</p>



<p><em>C&#8217;erano una volta una persona viva e una persona morta. Dunque la persona morta disse alla persona viva:</em></p>



<p>− <em>Ah, che invidia, tu sei così inquieta!</em></p>



<p><em>Allora la persona viva disse alla persona morta:</em></p>



<p>− <em>Ah, che invidia, tu sei così tranquilla!</em></p>



<p><em>Erano in tali faccende affaccendati, cioè se ne stavano a inviadiarsi, quando passò al galoppo un cavallo </em>beige<em>.</em></p>



<p>(Subcomandante Marcos,<em> Don Durito della Lacandona </em>cit., p. 130)</p>



<p>La trappola delle scelte decisive è uno dei meccanismi maggiormente tipici della logica neoliberista, <em>pura merda teorica</em>, spiega a un certo punto Durito, lo scarabeo che, rifacendosi esplicitamente al modello donchisciottesco, decide di porsi al comando dell&#8217;impari lotta per la liberazione e per un mondo nuovo. E il neoliberismo, <em>crisi stessa fatta teoria e dottrina economica</em>, è il bersaglio principale degli strali di chi, come Marcos, è invece incline all&#8217;etica della chiocciola, della ricerca che, magari, non perviene mai a una risposta, ma continua imperterrita a investigare sul proprio essere al mondo, come di fronte a uno specchio. Allo stesso modo, per il tramite dei suoi racconti, il subcomandante, attraverso il paradosso, l&#8217;ironia, la poesia della favola, scardina quella sacralità dogmatica tipica delle rivendicazioni politiche, raggiungendo anche un uditorio non strettamente militante e cercando di arrivare persino oltre la base sociale e le classi sfruttate.</p>



<p><strong><em>La Redazione di Malanova</em></strong></p>



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		<title>PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #7. LA POETICA RIVOLUZIONARIA</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 16:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[zapatismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche per far fronte all&#8217;incostanza della società civile, di quelle forze sociali − dice Marcos − che riescono a raggrupparsi e poi si disperdono, è necessario tempo. E di tempo hanno bisogno tutte le rivoluzioni che intendono agire una comunità dall&#8217;interno, mediante un lavorìo costante che consente di autotradursi, di autotrasformarsi, essendo consapevoli del fatto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Anche per far fronte all&#8217;incostanza della società civile, <em>di quelle forze sociali </em>− dice Marcos − <em>che riescono a raggrupparsi e poi si disperdono</em>, è necessario tempo. E di tempo hanno bisogno tutte le rivoluzioni che intendono agire una comunità dall&#8217;interno, mediante un lavorìo costante che consente di <em>autotradursi</em>, di autotrasformarsi, essendo consapevoli del fatto che sapere in che mondo siamo richiede la ricerca di un linguaggio per esprimerlo. Così Marcos e i suoi entrano in contatto con le comunità ben prima del 1994 e fanno la loro proposta politica. All&#8217;inizio non accade niente, allora decidono di modificarla via via, attraverso l&#8217;ascolto soprattutto, l&#8217;interlocuzione, il dialogo (cfr. <em>Marcos: il signore degli specchi</em>,trad. di Hado Lyria, Milano, Frassinelli, 2001, p. 135). Ciò consente agli zapatisti di modificare e di modificarsi, senza intaccare la sostanza. La sostanza <em>poetica </em>della proposta di trasformazione rivolta alla gente indigena è questa:</p>



<p><em>guarda, guardati intorno, non quel che ti dicono di guardare, ma quel che sta accadendo. È questo che vogliamo? Osserva la contraddizione tra quanto si mostra e quanto si occulta. Tutto ciò non serve, e prima o poi ne pagheremo le conseguenze. </em>(p. 149)</p>



<p>Soltanto in questo modo l&#8217;utopia può iniziare a perdere il suo carattere idealista o irrealizzabile e comincia a concretizzarsi in piccoli fatti, in nuovi modelli di rapporti. Ovviamente, non si tratta di un processo rapido e Marcos, per primo, ne è consapevole:</p>



<p><em>Siamo rimasti per dieci anni sulla montagna a preparare il 1° gennaio, ma in realtà abbiamo la tradizione dei popoli indigeni fatti di secoli di resistenza, no? </em>(p. 180)</p>



<p>La strada prospettata dagli zapatisti è probabilmente la sola che permetteva di far fronte alla crisi profonda che attraversava in quegli anni tutte le organizzazioni e i movimenti di sinistra. Se il momento è sfavorevole ancora oggi, è perché non si è stati in grado di prendere una posizione davvero critica nei confronti del liberismo e, allo stesso tempo, non si è costruita un&#8217;alternativa. Alternativa che non consiste nel sostituirsi alle organizzazioni religiose o a quelle assistenziali; riguarda, invece, l&#8217;uso e la pienezza di parole come <em>politica</em>, <em>patria</em>, <em>nazione</em>, <em>rivoluzione</em>, <em>cambiamento</em>, <em>giustizia sociale</em>, <em>libertà</em>, <em>democrazia</em>, manipolate nel discorso del potere, in ogni discorso politico convenzionale.</p>



<p><em>Le prime tre parole di tutte le lingue</em> − raccontano gli zapatisti a conclusione di un documento destinato alla stampa negli ultimi giorni del &#8217;94 e reperibile nell&#8217;<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/1994/12/30/la-historia-de-las-palabras/">archivio storico</a> − <em>sono democrazia, libertà, giustizia.</em></p>



<p><em>&#8220;Giustizia&#8221; </em>− continuano − <em>non è dare una punizione, è dare a ciascuno ciò che merita e ciascuno merita ciò che lo specchio gli restituisce: se stesso. Colui che ha dato morte, miseria, sfruttamento, superbia, orgoglio, merita una buona dose di dolore e tristezza per il suo cammino. Chi ha dato lavoro, vita, lotta […] merita una piccola luce che gli illumini sempre il viso, il petto e il cammino.</em></p>



<p><em>&#8220;Libertà&#8221; non è che tutti facciano quello che vogliono, è poter scegliere qualsiasi percorso che ti piace per trovare lo specchio, per percorrere la vera parola. […]</em></p>



<p><em>&#8220;Democrazia&#8221; è che i pensieri raggiungano un buon accordo. Non che tutti pensino la stessa cosa, ma che tutti i pensieri o la maggior parte di essi cerchino e raggiungano un accordo comune, il che è un bene per la maggioranza che però non prescinde dagli ultimi. Possa la parola di chi comanda obbedire alla parola della maggioranza […]. Possa lo specchio riflettere tutto, i camminatori e la strada, e quindi essere motivo di pensiero dentro di sé e fuori dal mondo.</em></p>



<p><em>Da queste tre parole derivano tutte le altre, a queste tre sono collegate le vite e le morti dei veri uomini e donne. Questa è l&#8217;eredità che i primi dèi […] hanno dato ai veri uomini e donne. Più che un&#8217;eredità, è un fardello pesante, un fardello che alcune persone abbandonano in mezzo alla strada […]. Coloro l&#8217;abbandonano rompono lo specchio e camminano per sempre ciechi, senza sapere mai più cosa sono, da dove vengono e dove stanno andando. Ma c&#8217;è chi porta sempre l&#8217;eredità delle prime tre parole, cammina sempre come piegato dal peso […]. Sempre piccoli a causa di un simile fardello, piegati da un così grande peso, i veri uomini e donne […] guardano in alto […] guardano e camminano con dignità, dicono.</em></p>



<p>È tutto sommato in questo che consiste ciò che Vázquez Montalbán definisce <em>poetica rivoluzionaria alternativa</em> (p. 134), fatta di codici nuovi, teatrali magari ma non per questo falsi, e di immaginazione e ironia, che nel linguaggio politico non sono quasi mai esistite. L&#8217;espressione dell&#8217;identità indigena passa per questi aspetti fondamentali che sono in grado di rappresentare, con pazienza e speranza, ma senza falsificare.</p>



<p><strong>La Redazione Malanova</strong></p>



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<p><strong><em>LE PUNTATE PRECEDENTI…</em></strong></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/01/28/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-1-1993/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #1 (1993)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/02/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-2-1994-1/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #2 (1994/1)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/04/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-3-1994-2/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #3 (1994/2)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/09/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-4-il-soggetto-di-cambiamento/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #4. IL SOGGETTO DI CAMBIAMENTO</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/17/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-5-1994-3/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #5 (1994/3)</a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2021/02/24/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-6-1994-4/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #6 (1994/4)</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/03/03/per-una-storia-della-rivoluzione-zapatista-7-la-poetica-rivoluzionaria/">PER UNA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ZAPATISTA #7. LA POETICA RIVOLUZIONARIA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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