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	<title>teologia politica Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>teologia politica Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (III)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2023/05/28/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-iii/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 28 May 2023 13:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[teologia politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Regime e Church Change” in Ucraina Nei due articoli precedenti (qui e qui per approfondire) abbiamo preso in esame alcune pagine storiche dove possono intravedersi le relazioni tra rivoluzione metafisico/teologica e rivoluzione politica. Un canovaccio analogo possiamo intravederlo nella contemporaneissima guerra in Ucraina. Mettendo le lenti geopolitiche, possiamo affermare che il conflitto più che tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2023/05/28/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-iii/">APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (III)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p><strong>“Regime e Church Change” in Ucraina</strong></p>



<p>Nei due articoli precedenti (<a href="https://www.malanova.info/2023/03/21/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a> e <a href="https://www.malanova.info/2023/03/31/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-ii/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a> per approfondire) abbiamo preso in esame alcune pagine storiche dove possono intravedersi le relazioni tra rivoluzione metafisico/teologica e rivoluzione politica. Un canovaccio analogo possiamo intravederlo nella contemporaneissima guerra in Ucraina. Mettendo le lenti geopolitiche, possiamo affermare che il conflitto più che tra Russia e Ucraina (sarebbe inspiegabile) è tra Oriente e Occidente. Le economie avanzate hanno creduto di poter appaltare al ‘Terzo Mondo’ quelle branche dell’economia particolarmente pesanti ed inquinanti per mantenere solo i pezzi più avanzati: rete, informatica, logistica, intelligenza artificiale. La Cina ed altri paesi, divenuti la manifattura del mondo, hanno nel frattempo accumulato enormi capitali (anche a danno dell’ambiente e dei lavoratori) che oggi gli consentono di spadroneggiare nei propri mercati di competenza ma anche di fare incursioni importanti verso l’informatizzazione. La Cina non è più quell’immenso continente agricolo del secolo scorso. </p>



<p>“Il tempo della globalizzazione in cui la Cina aveva conquistato la centralità della catena del valore mondiale, accreditandosi come “fabbrica del mondo” grazie a massicci investimenti di stato, al lavoro a basso costo e ad una massima apertura alle esportazioni, deve considerarsi concluso. Il nuovo obiettivo, che si configura come una sfida tra le più ambiziose, appare quello di controbattere la potenza tecnologica consolidata degli Stati Uniti, mirando ad un riassetto mondiale che rispecchi meglio l’importanza del paese del Dragone nel mondo” (A. Lombardo, <em>La Cina cambia la rotta della logistica mondiale</em>, Logistica, 22 novembre 2022. Il testo è consultabile al seguente url: <a href="https://www.logisticanews.it/la-cina-cambia-la-rotta-della-logistica-mondiale/">https://www.logisticanews.it/la-cina-cambia-la-rotta-della-logistica-mondiale/</a>).</p>



<p>Basta “scorrere la lista dei 10 colossi mondiali digitali, per scoprire accanto a nomi noti come Apple, Amazon, Facebook e Google, quelli di colossi cinesi come Huawei, leader nella telefonia, il gigante dello shopping online Alibaba, l&#8217;azienda del motore di ricerca e dell&#8217;intelligenza artificiale Baidu e il gruppo tecnologico Tencent che possiede, tra l&#8217;altro, WeChat, la più diffusa app cinese. Persino TikTok, che è il social più amato dai ragazzi occidentali, è «made in China»” (G. Rancilio,<em> I giganti digitali cinesi che pochi conoscono</em>, Avvenire, 10 luglio 2020. Il testo è consultabile al seguente url: <a href="https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/i-giganti-digitali-cinesiche-pochi-conoscono">https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/i-giganti-digitali-cinesiche-pochi-conoscono</a>).</p>



<p>Il programma politico “Orientale” che parte simbolicamente dal progetto dal nome esotico e storico, la nuova Via della Seta, vuole arrivare, a rapidi passi, alla creazione di una moneta di scambio internazionale che si sganci dal dollaro. Con il colosso Cinese sarebbero schierati anche la Russia, l’India e molti paesi BRICS e africani, ovverosia l’assoluta maggioranza della popolazione mondiale impoverita che prova ad alzare la testa contro la minoranza ricca e prepotente. Un Oriente che si abbarbica alla parola “multipolare” contro l’arroganza “unipolare” statunitense che vuole continuare ad essere a capo dell’Impero/mondo.</p>



<p>Per scongiurare questo evento, gli Stati Uniti d’America hanno pensato da lungo tempo, di erodere lo spazio ad est dell’Europa, allargando i confini della NATO e portando scompiglio interno alla Russia partendo dalle ex repubbliche socialiste che componevano l’area sovietica. Storicamente datate, ma ugualmente significative, invece, sono le incursioni yankee in Asia: Iraq, Siria e Afghanistan su tutte.</p>



<p>In questo articolo, però, prenderemo in esame il dato teologico-politico. Prima ancora del dato di fatto che è la guerra, dobbiamo analizzare il lungo lavorio culturale e religioso che costituisce la premessa al conflitto sul campo. Da una parte gli emissari culturali: associazioni, Ong e progetti caritativi che inoculano il verbo liberale occidentale. Dall’altra la creazione di scismi, rotture, nella fede ortodossa che è un ingrediente fondamentale dell’identità culturale russa. I dogmi liberisti e consumistici possono entrare in quelle terre solo a patto di cancellare,&nbsp; stravolgere o alla peggio annacquare lo spirito dell’Ortodossia che fa dell’evangelico disprezzo del mondo un architrave insuperabile. Ci ha provato il comunismo con scarsi risultati visto il revival ortodosso degli ultimi decenni, ora ci prova l’Occidente che, sottomessa già ai tempi dei Franchi “la Prima Roma”, oggi prova a mettere zizzania tra l’Ortodossia greca, capitanata da quello che rimane della storica grandezza del Patriarcato di Costantinopoli, “la Seconda Roma”, oggi sotto i Turchi e l’Ortodossia slava guidata da Mosca, “la Terza Roma”, numericamente preponderante.&nbsp;</p>



<p>Quindi, dicevamo, l’incursione economico-politica del polo Nato/Occidente in Oriente va in parallelo con la decostruzione dell’autonomia religiosa dell’Ortodossia storica. Il lavorio di decostruzione culturale parte con l’invenzione di una nuova Chiesa “autocefala” (OCU) tendente a soppiantare l’antica Chiesa Ortodossa Ucraina (UOC) legata spiritualmente al Patriarcato di Mosca. Per analizzare bene la vicenda basta passare dalla biografia delle Chiese e dei loro governanti:</p>



<p><em>La metropolia di Kiev, culla storica della Chiesa ortodossa russa, dipendeva canonicamente dal patriarca di Costantinopoli fino alla fine del XVII secolo, quando la situazione politica ne provocò il passaggio al patriarcato di Mosca (eretto nel 1589). Nel 2018, il patriarca ecumenico Bartolomeo ritenne di revocare il tomos patriarcale del 1686 che concedeva al patriarca di Mosca il privilegio di consacrare il metropolita di Kiev. I fedeli fino ad allora ritenuti scismatici della Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Kiev e della minoritaria Chiesa ortodossa autocefala ucraina furono accolti nella comunione con Costantinopoli e in un concilio, alla presenza di due esarchi nominati dal patriarca ecumenico, costituirono la Chiesa ortodossa d’Ucraina (A. Mainardi, <em>LE CHIESE IN UCRAINA E LA SFIDA DELLA PACE</em>, il Mulino, 12 marzo 2022. Il testo è consultabile al seguente url:<a href="https://www.rivistailmulino.it/a/le-chiese-in-ucraina-e-la-sfida-della-pace"><em>https://www.rivistailmulino.it/a/le-chiese-in-ucraina-e-la-sfida-della-pace</em></a>).</em></p>



<p>Quindi la storia dice che fino al 2018 era demandato al Patriarcato di Mosca la benedizione del Metropolita di Kiev che era eletto autonomamente dal clero nazionale. Il Metropolita era posto alla guida di una Chiesa indipendente, che cioè svolgeva le sue attività in completa autonomia nominando&nbsp; i suoi vescovi e redigendo i suoi statuti. Nel 2018, Bartolomeo di Costantinopoli decide d’imperio di rievocare a se questa consacrazione ma a quel punto esisteva già un metropolita che ancora oggi è Onufrij per altro molto chiaro nel condannare la guerra ‘fratricida’ schierandosi con il suo popolo ucraino e prendendo le distanze dalla Chiesa di Mosca. A questo punto Costantinopoli su pressione americana e ucraina decide di creare (visto il legame del popolo con l’UOC) una nuova Chiesa autocefala eleggendo primate Epifanij (Dumenko). Andiamo alla genesi. Il 15 dicembre 2018 un ‘concilio di unificazione’ ha dato vita alla Chiesa ortodossa dell’Ucraina dalla fusione di due “Chiese” considerate da tutta l’Ortodossia mondiale scismatiche (un aggettivo molto gravoso per chi lo porta all’interno del cristianesimo orientale, secondo solo ad eretico):&nbsp;</p>



<p><em>La cerimonia del Fanar </em>(ndr. il centro spirituale del Patriarcato costantinopolitano)<em> è stata l’epilogo di una tormentata vicenda iniziata nella stessa sede del Patriarcato ecumenico nella Pasqua del 2018, quando Porošenko (ndr. quindi il capo politico e non religioso dell’Ucraina) ha chiesto l’impegno di Bartolomeo per pervenire all’autocefalia. È poi proseguita nel mese di settembre con la nomina e l’invio di due esarchi di Costantinopoli a Kiev, ma soprattutto con l’annuncio da parte del Sinodo fanariota, l’11 ottobre, di concedere l’autocefalia, di aprire a Kiev una rappresentanza del Patriarcato di Costantinopoli, di riammettere alla comunione ecclesiale nel loro grado episcopale i capi delle due Chiese ucraine considerate fino ad allora scismatiche da tutto il mondo ortodosso – Filaret (Denisenko) della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Kiev e Makarij (Maletyč) della Chiesa ortodossa autocefala ucraina</em><strong><em> </em></strong><em>– e i loro seguaci e, infine, di cancellare la validità del tomos conciliare con cui, nel 1686, Costantinopoli aveva trasferito la metropolia di Kiev sotto la giurisdizione del Patriarcato di Mosca. La risposta di Mosca a tale atto è stata la pressoché immediata interruzione della comunione eucaristica con Costantinopoli, decisa nella seduta del Santo Sinodo a Minsk il 15 ottobre 2018 (</em>S. Merlo, <em>L’ortodossia ucraina: verso l’unità o la frantumazione?</em>, Edizioni Ca ‘Foscari, 2019. Il testo è consultabile al seguente url: <a href="https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-383-0/978-88-6969-383-0-ch-12.pdf">https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-383-0/978-88-6969-383-0-ch-12.pdf</a>).</p>



<p>Sul carattere scismatico e non canonico delle “Chiese” ucraine lontane da Mosca era d’accordo tutta l’Ortodossia mondiale. Alcuni gerarchi hanno dovuto fare propriamente un dietrofront perché nuove situazioni geopolitiche e di comodo comandavano questa giravolta. Ancora il 9 agosto 2022, il primate della Chiesa polacca, il metropolita Sawa, in un&#8217;intervista a Polityka, affermava una volta che sia Dumenko che tutta la sua &#8220;chiesa&#8221; sono dei laici senza consacrazioni canoniche. Epifanij infatti fu “ordinato” da Filaret quando era già stato deposto e non aveva il diritto di compiere ulteriori ordinazioni secondo i millenari canoni ecclesiastici. Lo stesso Primate polacco sottolineava che la sua Chiesa non poteva riconoscere le &#8220;ordinazioni&#8221; anti-canoniche di Filaret e ha ricordato che il patriarca Bartolomeo aveva sostenuto la stessa posizione non molto tempo fa: &#8220;<em>Per 22 anni, il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli ha riconosciuto la decisione del Patriarcato di Mosca di destituire il metropolita Filaret e deporlo allo stato di laico come scismatico della Chiesa. Ma sono intervenute varie forze: qualcuno ha cercato di convincere il patriarca Bartolomeo a concedere l&#8217;autocefalia alla Chiesa ucraina sotto la guida di Epifanij</em>&#8221; (J. Nivkin, <em>Dumenko è un laico? Cattivi segnali per la &#8220;Chiesa ortodossa dell&#8217;Ucraina&#8221; da Polonia, Grecia e Gerusalemme</em>, 13 agosto 2022. Il testo è consultabile al seguente url: <a href="http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=32&amp;id=10267">http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=32&amp;id=10267</a>).</p>



<p>Quindi, parallelamente all’Euromaidan con cui, nonostante le edulcorazioni dei media occidentali, ci siamo trovati di fronte ad un colpo di Stato grazie a cui un governo eletto filorusso è stato sostituito con un governo filooccidentale, si è portato avanti un processo di colpo di Chiesa per rompere i legami culturali e spirituali ucraino-russi e crearne di nuovi ucraino-occidentali. Non per niente in tutto il percorso “genetico” i nuovi “presuli” ucraini non hanno mancato di evidenziare le relazioni più che ottimali con la Chiesa greco-cattolica d’Ucraina legata a Roma e chiamata invece sprezzantemente “Uniata” dall’Ortodossia mondiale. In effetti, quest’ultima, non è stata storicamente altro che la creazione di una Chiesa romana sotto il governo Pontificio travestita con i paramenti e le liturgie ortodosse a scopo di proselitismo. L’azione di allontanamento dell’Ucraina dalla Russia operata dal governo filo-Nato ripercorre al contrario la stessa genesi della Rus’. Storicamente infatti è Mosca ad esser figlia di Kiev e non viceversa. Oggi ci vogliono insegnare che la capitale ucraina ha più in comune con Londra o Washington che con Mosca:</p>



<p><em>Occorre sottolineare come il presidente Porošenko abbia posto la questione ecclesiastica e la costituzione della Chiesa nazionale indipendente dal Patriarcato di Mosca al centro della sua campagna elettorale, il cui slogan principale era significativamente «armija, mova, vira» [esercito, lingua, fede], i tre pilastri del processo di nation building promosso dalla leadership di Kiev</em> <em> (</em>S. Merlo, <em>L’ortodossia ucraina: verso l’unità o la frantumazione?</em>, Edizioni Ca ‘Foscari, 2019. Il testo è consultabile al seguente url: <a href="https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-383-0/978-88-6969-383-0-ch-12.pdf">https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-383-0/978-88-6969-383-0-ch-12.pdf</a>).</p>



<p>Anche in questo, nell’ambito della decostruzione culturale, teologica e metafisica, ricordiamo dei tanti tentativi e delle nuove leggi che impediscono nelle scuole l’insegnamento della lingua russa e l’utilizzo nelle istituzioni e nella documentazione della sola lingua ucraina, quando un’importante percentuale di cittadini sono di madrelingua russa.&nbsp;</p>



<p>Il processo di propaganda a favore della pseudo “Chiesa Ortodossa d’Ucraina” continua ancora oggi in maniera molto violenta. In patria le forze dell’ordine direttamente o lasciando fare “distrattamente” a bande di nazionalisti, sgomberano con la forza i fedeli tenacemente legati al Metropolita Onufrij dalle Chiese, arrestano il clero solo per accusandolo di possedere qualche rivista religiosa in lingua russa e ultimamente si procede a tappe forzate all’esproprio del Monastero delle Grotte di Kiev per trasferirlo dall’UOC alla OCU di Epifanij. Un trasferimento per altro non corroborato dal numero dei monaci e dei fedeli praticanti visto che la nuova “Chiesa” non sarebbe in grado di popolare questa immensa struttura. Tanti i monaci, i teologi ed i fedeli obbligati a fare le valigie. Tante le manifestazioni di protesta contro una tale imposizione che va di pari passo con i tanti decreti che si portano per l’approvazione e che hanno come centro il rendere illegale la millenaria istituzione della Chiesa Ucraina (UOC). Incurante delle bastonature, degli arresti e dei gas lanciati nelle Chiese, in questi giorni è stato in Italia il Patriarca di Costantinopoli a parlare di unione, pace ed ecumenismo con una folta presenza di prelati cattolici. Al suo seguito sono apparsi “chierici” ucraini che organizzano concelebrazioni anticanoniche con sacerdoti del Patriarcato di Costantinopoli in Italia per mostrare compattezza tra vertici e base dell’Ortodossia Italiana. Spesso molti sacerdoti e ieromonaci riluttanti si prestano alla farsa perché altrimenti sottoposti a sanzioni disciplinari e alla revoca dello stipendio. Stessa cosa accadde tempo fa nella patria monastica dell’Ortodossia, il Monte Athos, per chiedere l’accettazione di Epifanij e la sua “Chiesa” inedita. Anche su Sacro Monte si è raggiunto un risultato analogo rispetto a tutta l’Ortodossia mondiale per cui alcuni monasteri hanno riconosciuto la nuova realtà ecclesiale mentre la maggior parte degli igumeni si è totalmente rifiutata di accogliere e di concelebrare con i chierici ucraini di fatto considerati anticanonici e quindi semplicemente laici.</p>



<p>Questo immane lavorio politico, più che religioso, queste scomuniche che si trasformano poi in tomos per l’autocefalia, questa comunicazione invasiva ed invadente, fanno capire l’immensa importanza che l’establishment ucraino e occidentale, religioso e politico, danno ad un cambio teologico-spirituale accanto a quello politico-economico. Molto probabilmente, ancora una volta, schittianamente dobbiamo inferire l’importanza della narrazione culturale e metafisica su quella politico-economica. Non basterebbe a Zelensky e soci un cambio geopolitico, gliene occorre uno teologico-spirituale per dare fondamenta solide e durature a questa rivoluzione filo-occidentale necessaria per puntellare quell’egemonia statunitense che vede inesorabilmente tramontare la sua fase imperiale a favore di economie sempre meno emergenti e sempre più consolidate come quella della Cina, della Russia, dell’India, del Brasile e dai tanti stati africani e arabi sempre più vicine alle posizioni “orientali”.&nbsp;</p>



<p>Il tragitto che pare delinearsi nel prossimo futuro sarà un allineamento tra Vaticano e Fanar verso una possibile unione di queste Chiese o quanto meno sulla decisione di concelebrare la Pasqua in una data fissa e uguale per tutti senza passare da un Concilio Ecumenico come vorrebbe la prassi ecclesiale antica di due millenni. Lo stesso Epifanij ha incontrato più volte gli esponenti della Chiesa greco-cattolica ucraina per aderire al nuovo calendario (l’Ucraina come tutte le Chiese Ortodosse slave e non solo mantengono per le liturgie l’antico calendario giuliano). La data ultima sarebbe quella del 2025 quando, per pura coincidenza astronomica, le celebrazioni pasquali cattoliche ed ortodosse si sovrapporranno. Si celebreranno anche i 1700 anni dal Concilio di Nicea, il Concilio Ecumenico che stabilì la data di Pasqua per tutta la Chiesa mantenuto oggi inalterato solo dall’Ortodossia. Una data simbolica ed utile per Costantinopoli per attuare e forse finalizzare questo esodo spirituale, ma più che altro geopolitico, dall’Oriente ad Occidente.</p>



<div style="height:65px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>I precedenti contributi</strong>:</p>



<p><strong><a href="https://www.malanova.info/2023/03/21/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (I)</a></strong></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2023/03/31/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-ii/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (II)</strong></a></p>
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		<item>
		<title>APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (II)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2023/03/31/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-ii/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 15:14:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
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		<category><![CDATA[teologia politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La matrice metafisico/religiosa in alcuni avvenimenti storici Il focus di questi appunti sul conflitto ucraino (qui la prima uscita) è la visione della Teologia Politica di matrice schmittiana che tende a far prevalere il discorso metafisico/culturale su quello economico di marxiana memoria. Se la parte economica è fondamentale per capire molti dei riflessi politici sullo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2023/03/31/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-ii/">APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (II)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p><strong>La matrice metafisico/religiosa in alcuni avvenimenti storici</strong></p>



<p>Il focus di questi appunti sul conflitto ucraino (<a href="https://www.malanova.info/2023/03/21/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a> la prima uscita) è la visione della Teologia Politica di matrice schmittiana che tende a far prevalere il discorso metafisico/culturale su quello economico di marxiana memoria. Se la parte economica è fondamentale per capire molti dei riflessi politici sullo scacchiere internazionale, è pur vero che un reale mutamento delle cose non avviene se non quando cambiano le matrici culturali e antropologiche. Questo discorso è talmente chiaro e storicamente dato che, come abbiamo visto, nell’antichità spesso un cambiamento politico è preceduto quasi sempre da un cambiamento metafisico/culturale.&nbsp;</p>



<p>Non solo in ambito medioevale, quando la religione costituiva un elemento fondativo della società e dove lo stesso Imperatore doveva chiedere l’incoronazione al Papa o fare penitenza per un’eventuale scomunica. Anche la rivoluzione francese partì da elementi metafisico/filosofici, da quell’illuminismo che si contrapponeva fortemente all’età buia della credenza per inaugurare, a dir loro, l’età fulgida della ragione. Di fatto, almeno agli esordi, si spodestò il Dio di Israele per far posto alla Dea Ragione: “<em>Già nell’estate del 1793 si registrarono degli incidenti che lasciarono intravedere la volontà scristianizzatrice di alcuni militanti come gli avvenimenti verificatisi col pretesto della ricerca dei metalli preziosi all’interno delle chiese o nella fusione delle campane necessaria all’industria di guerra. Il cosiddetto fenomeno della “scristianizzazione” si affermò inizialmente nei diversi dipartimenti a causa dell’azione intrapresa da alcuni rappresentanti in missione: il 26 settembre 1793 Fouché dichiarò alla società popolare di Moulins di voler sostituire «ai culti superstiziosi e ipocriti» quello della Repubblica e della morale naturale, e il 10 ottobre vietò ogni cerimonia religiosa al di fuori delle chiese e laicizzò i cimiteri facendo trascrivere al loro ingresso «la morte è un sonno eterno»; a Rochefort, Lequinio trasformò la chiesa in un tempio della Verità; nella Somme, Dumont fece sequestrare a Maubeuge gli oggetti preziosi usati per il culto (definiti «ornamenti del fanatismo e dell’ignoranza»); e altri rappresentanti incoraggiarono il matrimonio dei sacerdoti. Questo movimento si estenderà successivamente anche a Parigi: il 7 novembre il vescovo della città, Gobel, fu costretto a dimettersi pubblicamente insieme ai suoi vicari; mentre il 10 si festeggiò una “Festa della Libertà” all’interno della chiesa di Notre-Dame, che venne successivamente consacrata alla Ragione. La scristianizzazione non passò tuttavia solo attraverso la violenza, ma anche introducendo delle innovazioni come il calendario rivoluzionario costituito dalle decadi al posto delle settimane, e l’istituzione dell’era repubblicana (fatta iniziare il 22 settembre 1792). Inoltre, parallelamente alla scristianizzazione, si affermò anche il culto dei martiri della libertà (individuati in figure come Marat o Chapelier), le cui effigi si sostituirono nelle chiese, divenute templi della Ragione, a quelle dei santi cattolic</em>i” (cfr. A. Sobul, <em>La rivoluzione francese</em>, Roma 1998, pp. 272-276).</p>



<p>Il processo rivoluzionario, come sempre, non si può limitare alla fiammata del 1789 e alla presa della Bastiglia. I tizzoni metafisico/filosofici erano già stati attizzati precedentemente da figure come D&#8217;Alembert, Diderot, Montesquieu, Rousseau, Voltaire…</p>



<p>La rivoluzione è un fatto episodico, un’evenienza favorevole che apre quelle porte a cui però si bussava da tanto tempo senza riuscire ad entrare. Ci sono delle condizioni oggettive che portano le masse popolari ad insorgere ma questo non basta. A cavalcare l’onda ci saranno sempre delle idee nel frattempo diventate ‘virali’ &#8211; per usare un concetto social &#8211; che saranno quelle che informeranno di sé il dopo rivoluzione. Nella Russia del 1917 ci furono, ad esempio, ben due rivoluzioni. Le masse popolari erano sempre le stesse, a cambiare fu il gruppo di ‘intellettuali’, moderato quello di febbraio e socialista quello dell’ottobre. Quando si dice la preminenza dell’azione sulle vuote filosofie!&nbsp;</p>



<p>“<em>Questa è l&#8217;età, questa età moderna, questa età rivoluzionaria, in cui la filosofia moderna produce gli effetti più profondi nella vita di ogni giorno. Prima, la filosofia era in gran parte una questione delle classi superiori, specie di persone oziose che avevano il tempo di pensare. E d&#8217;ora in poi, tutti sono attratti da questa, la filosofia moderna, perché trasforma tutta la vita. Questi due aspetti, la filosofia e l&#8217;attivismo, non sono del tutto separati ma si intrecciano. E quindi dobbiamo capire prima di tutto come sono collegati tra loro. Innanzitutto la filosofia ispira l&#8217;atto. Senza la filosofia moderna non ci sarebbe stata alcuna rivoluzione. Infatti Napoleone ha persino detto: ‘Senza Jean Jacques Rousseau non sarei mai esistito’. In secondo luogo, la filosofia non è qualcosa che viene prima e si agisce dopo; la filosofia continua mentre l&#8217;atto va avanti. E possiamo dire che consolida ciò che l&#8217;atto ha guadagnato e continua a spingere gli attivisti a fare di più. Gli atti rivoluzionari sono spesso opera di un piccolo gruppo organizzato, ma riescono perché hanno il sostegno della mente comune, cioè lo spirito dei tempi, che è disposto a scusare ogni tipo di eccesso. Senza questo supporto della mentalità comune dei tempi, la rivoluzione, tutte le rivoluzioni crollano non appena i cospiratori sono uccis</em>i” (P. Seraphim Rose, <em>Corso di Sopravvivenza</em>, traduzione nostra).</p>



<p>Ritorniamo in Francia. Il 7 maggio 1794, Robespierre introdusse il deismo come religione di Stato: “<em>il decreto che, approvato per acclamazione postulava nei suoi primi due articoli: 1°) Il popolo francese riconosce l&#8217;esistenza dell’Essere Supremo e dell&#8217;immortalità dell&#8217;anima. 2°) Esso riconosce che il culto più degno dell &#8216;Essere Supremo è la pratica dei doveri dell&#8217;uomo. In successivi articoli venivano poi precisate le norme del culto consistente in una serie di feste consacrate sia ai grandi eventi della Rivoluzione (14 luglio,10 agosto,21 gennaio e 31 maggio), sia alle diverse entità (Essere Supremo, Natura, Genere Umano, Libertà, ecc.) sia infine alla glorificazione di Virtù civiche e morali quali la verità, l&#8217;Amor Patrio, l&#8217;odio verso i tiranni e così via. Eletto frattanto il 16 pratile presidente della Convenzione, Robespierre presiedé in abito blu e sciarpa tricolore, e con un mazzo di fiori e una spiga in mano, la magnifica festa &#8211; scenograficamente curata dal pittore David &#8211; in onore dell&#8217;Essere Supremo, che si tenne nei giardini delle Tuileries il 20 pratile a. II (8 giugno 1794), giorno della Pentecoste, alla presenza di una folla immensa. Robespierre stesso, quasi sommo sacerdote di una religione nazionale, celebrando solennemente l&#8217;Essere Supremo e la Virtù, appiccò il fuoco, con una torcia, a tre enormi figure simboleggianti l&#8217;Ateismo, la Discordia e l&#8217;Egoismo dietro le quali apparve l &#8216;effige della Saggezza. Nel pomeriggio una cerimonia analoga venne ripetuta al Campo di Marte. Da quel giorno le parole Virtù ed Essere Supremo furono su tutte le bocche. Sui frontoni dei templi le scritte recenti &#8220;A la Raison&#8221; cedettero il posto a l'&#8221;Etre Suprême&#8221; e in omaggio al decreto del 25 germinale le ceneri di J.-J. Rousseau, l&#8217;autore della &#8220;Professione di fede del vicario savoiardo&#8221; vennero trasportate al Pantheon</em>” (Tratto da <a href="http://www.superstoria.it/explorer/visualizza.asp?id=81"><em>Storia Illustrata</em></a>, anno 1968, mese 133, numero dicembre).</p>



<p>Questa è stata l’epoca dei lumi che si stagliava contro le tenebre delle poche passate!&nbsp;</p>



<p><em>“</em><em>E il mio maestro mi insegnò com&#8217;è difficile trovare l&#8217;alba dentro l&#8217;imbrunire”</em> (Franco Battiato, Prospettiva Nevski).&nbsp;</p>



<p>Una fiammata, più che una vera illuminazione, visto che ne seguì l’impero napoleonico e il concordato con la Chiesa cattolica del 1801. Dal cattolicesimo al deismo, dalla monarchia alla repubblica e di nuovo all’Impero. Ma non finisce qui. Lo stesso Napoleone lavorò intensamente al cambio di paradigma metafisico/religioso capendo che questa vena era fondamentale per chi bramasse un potere forte e duraturo nel tempo.&nbsp;</p>



<p>“Ero pieno di sogni” &#8211; spiegò molto tempo dopo &#8211; “mi vedevo fondare una nuova religione, marciare in Asia su un elefante, con un turbante in testa e nelle mani il nuovo Corano, che avrei scritto a misura delle mie necessità” (P. Hopkirk in <em>Il Grande Gioco. I servizi segreti in Asia centrale</em>, Milano, Adelphi Edizioni, 2004, p. 47).&nbsp;</p>



<p>Lo stesso P. Seraphim Rose nel suo <em>Corso di Sopravvivenza</em> analizza alcune espressioni dell’imperatore corso:</p>



<p>«&#8221;Il richiamo dell&#8217;Oriente”, dice questo Merezhkovsky, &#8220;lo attanaglia per tutta la vita. In Egitto prima della campagna siriana, il giovane generale Bonaparte, scrutando per ore a terra su enormi mappe sparse, sogna una marcia verso l&#8217;India attraverso la Mesopotamia seguendo la rotta di Alessandro Magno. Dice: &#8220;<em>Con forze schiaccianti, entrerò a Costantinopoli, rovescerò il Sultano e fonderò il nuovo e grande impero d&#8217;Oriente. Questo mi porterà fama immortale”. Ora vediamo come si circonda di un certo misticismo. A Sant&#8217;Elena, quando è in esilio definitivo, dice: “Ho sempre capito la necessità del mistero&#8230; Ho sempre capito che i miei fini potevano essere serviti al meglio circondandomi di un alone di mistero che ha un fascino così forte per la moltitudine. Accende l&#8217;immaginazione, apre la strada a quegli effetti brillanti e drammatici che danno un tale potere sugli uomini. Questa fu la causa della mia sfortunata marcia verso Mosca. Se fossi stato più deliberato avrei evitato ogni male, ma non avrei potuto ritardarlo. Era necessario che il mio movimento e il mio successo dovessero sembrare, per così dire, soprannaturali. [&#8230;] Napoleone capì che, come disse: “Non appena un uomo diventa re, è un essere separato dai suoi simili. Ho sempre ammirato il sano istinto politico di Alessandro (il Grande) che lo ha spinto a proclamare la sua origine divina”. “Se fossi tornato da Mosca”, dice, “come conquistatore avrei avuto il mondo ai miei piedi, tutte le nazioni mi avrebbero ammirato e benedetto. Avrei potuto ritirarmi misteriosamente dal mondo, e la credulità popolare avrebbe fatto rivivere la favola di Romolo; si sarebbe detto che ero stato portato in cielo per prendere il mio posto tra gli dèi!&#8217;&#8230;” [&#8230;]</em></p>



<p><em>Vorresti che inventassi una religione nuova e sconosciuta secondo la mia fantasia? No, io ho un&#8217;opinione diversa sulla questione. Ho bisogno dell&#8217;antica fede cattolica; solo essa mantiene la sua presa su tutti i cuori, e solo può rivolgere i cuori delle persone verso di me e rimuovere tutti gli ostacoli dal mio cammino</em>” (P. Seraphim Rose, <em>Corso di Sopravvivenza</em>, traduzione nostra).</p>



<p>Tutto questo, ripetiamo, in piena modernità illuminista. Ma si potrebbe continuare con le influenze esoteriche del Terzo Reich e le folle germaniche in visibilio per il Fuhrer o con la recente, anche se antica, opera di creazione a tavolino di una religione spezzatino mondiale, messa insieme con un copia-incolla di credenze prese dalle diverse tradizioni religiose, che fosse più a suo agio nella congerie culturale della globalizzazione liberista. Un po’ di yoga in palestra, un pizzico di reincarnazione, un tantino di riti scaramantici e la domenica ad affollare i nuovi templi che siano lo stadio o il centro commerciale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In questi vichiani corsi e ricorsi storici, direbbe il nostro beneamato Franco Iachetta, si nota come al potere, che sia un uomo carismatico o un cartello di multinazionali o un’agenzia di rating, occorre l’appoggio di quella che il P. Seraphim Rose chiamava più su la “mentalità comune dei tempi”, una sorta di egemonia culturale che giustifichi un dato sistema, “lo stato presente delle cose”, lo avrebbe chiamato Marx. Solo una “contro-egemonia”, una nuova e diffusa ‘mentalità comune’ può innescare cambiamenti duraturi nella vita sociale e politica delle masse popolari. Senza questo, come dicevamo, esistono solo esempi riformisti o, che è più o meno lo stesso, di sussunzione che, sotto l’apparenza della rottura, in realtà preparano nuove compatibilità sistemiche.</p>



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<p><strong>I precedenti contributi</strong>:</p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2023/03/21/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (I)</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2023/03/31/appunti-teologico-politici-sul-conflitto-ucraino-ii/">APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (II)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>APPUNTI TEOLOGICO-POLITICI SUL CONFLITTO UCRAINO (I)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 17:44:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[teologia politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un recente nostro articolo, abbiamo analizzato il concetto di sussunzione attraverso la specifica lente dei concetti di ‘deterritorializzazione’ e ‘riterritorializzazione’&#160; dei filosofi Deleuze e Guattari (Mille piani: capitalismo e schizofrenia, 1980). “L’opera di deterritorializzazione”, dicevamo,&#160; “potremmo pensarla, nel caso della sussunzione, come l’inoculazione di un pensiero o di un’idea, apparentemente innocua ma capace di [&#8230;]</p>
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<p>In un recente<strong> <a href="https://www.malanova.info/2023/03/14/sussunzione-e-movimento-i/">nostro articolo</a></strong>, abbiamo analizzato il concetto di sussunzione attraverso la specifica lente dei concetti di ‘deterritorializzazione’ e ‘riterritorializzazione’&nbsp; dei filosofi Deleuze e Guattari (Mille piani: capitalismo e schizofrenia, 1980). “L’opera di deterritorializzazione”, dicevamo,&nbsp; “potremmo pensarla, nel caso della sussunzione, come l’inoculazione di un pensiero o di un’idea, apparentemente innocua ma capace di scardinare la matrice della struttura che la incamera. Azione lenta e graduale che deve necessariamente passare dal processo di riterritorializzazione. Questo è in qualche modo il ciclo, che si ripete in una continua accettazione di un cambiamento e ridefinizione dello scopo dell’agire pur mantenendo immutata l’apparenza epifenomenica delle pratiche o delle parole d’ordine”.</p>



<p>Queste rappresentazioni potremmo metterli in relazione con la nostra analisi dei concetti fondamentali della Teologia Politica al centro della discussione teorica, da Carl Schmitt a Tronti in poi. La Teologia Politica, ribaltando il discorso marxiano, troverebbe nella metafisica, e non nell’economia, quel grimaldello capace di innescare cambiamenti sociali di una certa importanza. Ricordiamo, ancora una volta, la lapidaria sentenza schmittiana che vorrebbe che le idee politiche contemporanee altro non sono che idee teologico/religiose secolarizzate. Cambia, o meglio, secolarizza l’elemento teologico e troverai la risultante del sistema politico vigente.&nbsp;</p>



<p>Una cosa analoga è accaduta nella vicina Ucraina dove storia politica e religiosa si sono spesso intrecciate: “Nella seconda metà del 9° secolo i variaghi, detti anche Rus´, fondarono con Rjurik (m. 879) il primo nucleo dello Stato russo attorno alla regione di Novgorod. Da questo nucleo, attraverso progressivi ampliamenti, nacque la Russia di Kiev. [&#8230;]” Si trattava di una monarchia costituita dagli Slavi orientali che arrivò a inglobare parte del territorio delle attuali Ucraina, Russia europea, Bielorussia, Moldavia, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia orientali. Territori che quindi hanno condiviso un lungo pezzo di storia. Kiev fu per tantissimi secoli la capitale di questo stato slavo che nelle fonti medievali coeve viene chiamato semplicemente <em>Rus&#8217;</em>, oppure <em>Terra di Rus&#8217;</em>, o appunto <em>Rus&#8217; di Kiev</em>. “Unificate le terre russe sotto il dominio del principe Vladimir I (981)” [&#8230;] si procedette alla “conversione al cristianesimo del principe (989) che aprì la strada a quella del suo popolo” (Russia di Kiev, Dizionario di Storia (2010), <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/russia-di-kiev_%28Dizionario-di-Storia%29/"><strong>Treccani online</strong></a>).</p>



<p>Il motivo della conversione era, oltre che spirituale, teologico-politico.&nbsp;</p>



<p>“I metodi della conversione sono stati diversi. Il potere papale si affidava alla spada dei cavalieri franchi e tedeschi, quello bizantino all’opera dei missionari. Gli slavi occidentali, per non soccombere alla spada germanica, trovarono nella conversione spontanea l’unica salvezza. Quelli meridionali e orientali scelsero con accortezza quale dei due poteri (germanico-papale o bizantino) fosse più conveniente alle proprie ambizioni di potere. In entrambi i casi la conversione era fonte di legittimazione, si entrava così a far parte dei popoli del “commonwealth” cristiano, portando lo stato nel “mondo che conta”. [&#8230;] Ma la questione era più grande, e non era religiosa ma politica: con chi conveniva stare? Con l’imperatore bizantino o con il Papa di Roma? Il regno polacco, quello ungherese (dove gli slavi giocavano un ruolo decisivo accanto all’èlite magiara) e quello croato, scelsero di aderire alla <em>pars occidentalis:</em> la vicinanza, anche minacciosa, franco-germanica fu un buon argomento per i sovrani. Stesso ragionamento fecero serbi e bulgari scegliendo di stare con l’imperatore di Costantinopoli. [&#8230;] Siamo nel X secolo; Volodomir, re di Kiev, comprendendo la necessità del “battesimo della nazione” (c’erano già stati tentativi di conversione infruttuosi in passato), decide di mandare degli emissari in Germania e a Costantinopoli. Al loro ritorno così dissero al re: “E siamo andati dai tedeschi, e vedemmo che nei templi molti riti officiavano ma nulla di bello vedemmo. E dai greci andammo, e vedemmo dove officiavano in onore del loro Dio, e non sapevamo se in cielo ci trovavamo oppure in terra: non v’è sulla Terra uno spettacolo di tale bellezza, e non riusciamo a descriverlo. Solo questo sappiamo: che là Dio con l’uomo coesiste e il rito loro è migliore di tutti. Ancora non possiamo dimenticare quella bellezza, ogni uomo che gusta il dolce non accetta, poi, l’amaro”.</p>



<p>Si tratta di quello che il già citato Francis Conte definisce uno “shock estetico“. Al di là delle ragioni politiche questo episodio mostra quali suggestioni agissero su un popolo barbaro ma sensibile come quello slavo: il mistero incarna il divino, che è meraviglia e porta alla grazia. Non è ancora oggi questa la caratteristica del rito ortodosso?” (M. Zola, <em>La conversione degli slavi al cristianesimo, tra Roma e Costantinopoli</em>, 20 febbraio 2015, <a href="https://www.eastjournal.net/archives/49560"><strong>Slavia</strong></a>).</p>



<p>Dunque, convenienza geopolitica, vicinanza geografica, specificità antropologiche, culturali e religiose, sono sempre stati ingredienti fondamentali ed utili nelle trasformazioni anche radicali dei popoli. Un’alleanza politica con il potentato di turno doveva passare dalla conversione religiosa del popolo. Oggi non meno che allora. Ieri i Franchi che nell’espansione di quello che poi divenne il “Sacro Romano Impero si allearono con il Papa di Roma proponendo a fil di spada la versione “latina” di un cristianesimo adattato alle mire del potente imperatore Carlo Magno. Pensiamo alla latinizzazione forzata dell’appendice calabra dell’Italia effettuata dai Normanni prima e finalizzata dai Franchi poi che espulsero o “convertirono” i tanti monaci che fino ad allora facevano parte del Patriarcato di Costantinopoli. Pensiamo al florido Mercurion del nord della Calabria o all’invenzione dell’Ordine Basiliano nel tentativo di facilitare l’adesione dei monaci calabro-greci alla Chiesa romana.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quindi, per gli stessi motivi di fondo, “il regno polacco, quello ungherese e quello croato, scelsero di aderire alla <em>pars occidentalis” </em>mentre<em> </em>il principe russo Vladimir scelse la pars orientalis<em>. </em>L’impero di Oriente e quello Occidentale per lungo tempo combatterono strenuamente per affermare ed allargare le loro rispettive sfere di influenza. E cos’altro, se non questo, starebbe accadendo in Ucraina oggi?</p>



<p>L’impero Occidentale, a guida statunitense e protetto militarmente dalla Nato, vincitore della ‘singolar tenzone’ della guerra fredda, non ha smesso neanche per un minuto, nel dopo ‘89, di allargare la sua sfera di influenza nell’Europa dell’Est. Reduce della sconfitta, minor carica espansiva ha avuto nel recente passato l’Impero Orientale a guida russa, la Terza Roma, ed oggi anche cinese. Oggi, però, l’Oriente appare riorganizzato e pronto ad una nuova ‘singolar tenzone’. Secondo lo storico Luciano Canfora, nell’introduzione al libro di Benjamin Abelow <em>Come l’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina </em>(Fazi Editore, 2023), ci sono diversi storici che affermano che la Seconda guerra mondiale sia stato il frutto della Prima con la genesi, fondata sul rancore, del fenomeno nazista. In un parallelo con la probabile genesi di una Terza guerra mondiale, Canfora indica nell’esagerazione del vincitore nell’umiliazione inferta al perdente il gesto della successiva reazione dell’umiliato. Lungi dal giustificare l’ingiustificabile idea del Terzo Reich, questi storici descrivono gli eventi seguendo una relazione di causa ed effetto. Stesso principio che starebbe alla base del ‘fallo di reazione’ di una Russia continuamente umiliata dai vincitori della guerra fredda; fallo che rimane atroce ed inescusabile viste le centinaia di migliaia di morti e le devastazioni (come ogni guerra giusta o ingiusta, preventiva o difensiva, di occupazione o ‘per la libertà’) ma derivante dalle continue vessazioni subite nel tempo dalla forza egemone statunitense a nome di tutto l’“Occidente collettivo” secondo un’espressione putiniana. Tratteremo nella seconda parte, che pubblicheremo nei prossimi giorni, il caso specifico che rappresenta un esempio di commistione tra teologia e politica e di sussunzione nel senso di deterritorializzazione e riterritorializzazione su richiamato.&nbsp;</p>
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		<title>MISCREDENZA, DUBBIO, ERESIA</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2022 11:12:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[teologia politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appunti di Teologia Politica (X) “Chi ha rinnegato la propria terra natale ha rinnegato anche il proprio Dio”, disse un mercante, un vecchio credente, al principe Lev Nikolàevič Myškin, l’idiota dell’omonimo romanzo di Dostoevskij. La frase è estrapolata da uno dei tanti monologhi del principe disseminati nel racconto. In realtà mostra le convinzioni più intime [&#8230;]</p>
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<p><strong><em>Appunti di Teologia Politica (X)</em></strong></p>



<p>“Chi ha rinnegato la propria terra natale ha rinnegato anche il proprio Dio”, disse un mercante, un vecchio credente, al principe Lev Nikolàevič Myškin, l’idiota dell’omonimo romanzo di Dostoevskij.</p>



<p>La frase è estrapolata da uno dei tanti monologhi del principe disseminati nel racconto. In realtà mostra le convinzioni più intime del suo autore, il suo patriottismo ‘progressista’ che non indulge alle credenze estreme degli slavofili. Il romanzo <em>L’idiota</em> è certamente una testimonianza delle variegate posizioni maggioritarie nella seconda metà del 1800 in Russia e che addirittura straripano nella profezia quando preannunciano la vittoria del socialismo e della ‘fede’ atea destinata a rimpiazzare quella ortodossa. Tra le righe del romanzo lo scrittore russo abbozza certamente un’analisi importante dal punto di vista teologico-politico, religioso e sociale di quel frangente della storia patria che non rimane relegata al periodo pre-rivoluzionario ma che troviamo utile anche per capire il cuore russo e la sua interpretazione dell’attualità. La Russia come civiltà alternativa all’Occidente, né europea né asiatica, un mix tra oriente e occidente, tra contaminazioni illuministiche dell’élite e tradizione ortodossa del popolo, tra progressismo radicale e conservatorismo spinto.</p>



<p>L’attuale autocomprensione russa passa, evidentemente, dalla sua storia particolarissima, pur sempre imperiale, che si rinnova dai tempi dell’autoproclamazione come ‘terza Roma’ del regno ortodosso dei ‘Cesari’ russi dopo l’implosione di Roma e Costantinopoli, traboccando, dopo il passaggio rivoluzionario, nell’impero sovietico ateo fino alla caduta del socialismo reale, l’umiliazione da ‘fine della storia’ e l’avvento della democrazia in salsa neo-zarista di Putin che pure, nell’attuale conflitto ucraino, mette assieme l’identità culturale ortodossa alla bandiera rossa con falce e martello sventolante sui municipi riconquistati al Donbass filorusso e indicante la massima espansione geografica della Russia imperial-sovietica.</p>



<p>Questa idea imperial-patriottica è il filo conduttore delle varie rivoluzioni, in senso etimologico, della storia russa, un ingrediente onnipresente, un elemento quasi cromosomico, iscritto nel DNA del popolo, germinante dalla terra della ‘Santa Russia’. Questo almeno professa lo stesso Dostoevskij in una lettera in risposta ad Apollon Nikolaevic Majkov:</p>



<p>“<em>Ho letto la Sua lettera e non ho capito l’essenziale. Io parlo del patriottismo, dell’idea russa, del senso del dovere, dell’onore nazionale, di tutto ciò di cui Lei parla con tanto entusiasmo. […] La Russia, il dovere, l’onore? Ma si, io sono sempre stato autenticamente russo, Glielo dico francamente. Che c’è di nuovo in quel movimento che sta sorgendo intorno a Lei e di cui Lei scrive come di un indirizzo nuovo? Le confesso che io non l’ho capito. […] Si, io condivido la Sua idea che sarà la Russia a condurre a conclusione l’Europa e la sua missione. […] Forse lei è stato turbato – e questo in epoca ancora recente – dall’invasione di idee francesi in quella parte della società russa che pensa, sente e studia? Questa è effettivamente un’eccezione, è vero. Ma ogni eccezione, per la sua stessa natura, provoca una contrapposizione. E Lei converrà che tutti coloro che sono dotati di un sano modo di pensare hanno considerato le idee francesi dal punto di vista scientifico e niente di più, e che, anche se hanno condiviso quelle idee, sono rimasti sempre russi” (</em>F. Dostoevskij, <em>Lettera ad Apollon Nikolaevic Majkov</em>, 18 gennaio 1856, in <em>Lettere sulla creatività</em>, Feltrinelli, Milano 1991, edizione digitale).</p>



<p>Nel seguito della lettera Dostoevskij parlerà della sua propria esperienza, del suo cuore rimasto russo nonostante l’interpolazione di idee esterofile che di fatto lo condussero ad avere una condanna a morte che poi, solo davanti il plotone di esecuzione, fu commutata negli arresti in Siberia. Nella carne dello scrittore russo si ritrovano tutte le sfumature polivalenti di questo periodo storico senza radici, senza idee forti e definitive.</p>



<p>“<em>Di me le dirò che io sono figlio del mio secolo, figlio della miscredenza e del dubbio, e non solo fino ad oggi, ma tale resterò (lo so con certezza) fino alla tomba. Quali terribili sofferenze mi è costata &#8211; e mi costa tuttora &#8211; questa sete di credere, che tanto più fortemente si fa sentire nella mia anima quanto più forti mi appaiono gli argomenti ad essa contrari! […] io ho concepito un simbolo della fede, un Credo, in cui tutto per me è chiaro e santo. Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo […]. Non solo, ma arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori della verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che nella verità</em>” (F. Dostoevskij, <em>Lettera a Natalija Dmitrievna Fonvizina</em>, fine gennaio – 20 febbraio 1854, in <em>Lettere sulla creatività</em>, Feltrinelli, Milano 1991, edizione digitale).</p>



<p>La necessità, parafrasando Tertulliano, di credere proprio perché incredibile, mostra in pieno la congerie spirituale e ideologica di quel periodo dove ogni tradizione e convinzione era da poco stata sconquassata dalla rivoluzione francese, dai suoi lumi e dal suo razionalismo che tutto poneva sotto la lente del dubbio. Quelle ‘idee francesi’, della lettera citata precedentemente, infiltratesi tra le élite russe che magari avevano studiato in Europa, quelle stesse idee che avevano conquistato il giovane Fëdor e a cui poi si era ribellato ed aveva sconfessato in età adulta considerandole la vera causa dell’attuale e della futura possibile e ancor più grave débâcle della civiltà squisitamente russa. La seconda metà dell’800 vede la contrapposizione aspra tra le idee slavofile tradizionaliste e conservatrici della ‘civiltà russa’ contro quelle filo europee e occidentaliste propugnatrice delle idee progressiste e liberali partorite dalla rivoluzione francese prima e che continueranno nelle influenze socialiste. Già Gogol e Turgenev, nelle loro opere, si cimentarono nella descrizione di un tale scontro che si evidenzia puntualmente in tanti romanzi di Dostoevskij con il tratteggio di figure di ‘liberali’ e ‘nichilisti’. Idee conservatrici e rivoluzionarie che spesso instauravano un corpo a corpo nelle medesime membra di uno stesso individuo come nel caso del giovane Fëdor. Affascinato intorno ai vent’anni dalle idee socialiste si iscrisse ad un circolo d’ispirazione fourierista frequentato da scrittori e studenti che discutevano le nuove idee economiche e sociali. Tendenzialmente anti-zaristi furono fautori di una repubblica federale russa e per questo messi fuori legge. In una delle retate della polizia Dostoevskij fu arrestato con altri sovversivi e, come dicevamo, condannato a morte e graziato solo pochi minuti prima della fucilazione. L’esperienza della successiva prigionia, la conoscenza di prima mano dell’anima popolare russa conosciuta in Siberia nella quotidianità con i briganti ed i piccoli delinquenti con lui reclusi, lo portarono man mano a cambiare idea e avvicinarsi verso posizioni più conservatrici e vicine alla chiesa ortodossa e allo zarismo. Proprio questo arco ideologico teso fra slavofilia e progressismo analizza il principe Myškin in una di quelle uscite fiume, in realtà l’ultima prima del nuovo internamento in una clinica, che caratterizzano il suo personaggio &#8211; l’idiota &#8211; all’interno del romanzo. L’analisi parte dalla secolarizzazione della fede ad opera del cattolicesimo che doveva in tal senso aprire la strada al protestantesimo prima e successivamente a filoni veramente mondani quali l’illuminismo e l’ateismo passando dal socialismo che rappresenterebbe un’altra sorta di eresia cristiana:</p>



<p><em>“Il cattolicesimo è la stessa cosa che una fede non cristiana!” aggiunse con foga, guardando davanti a sé con gli occhi scintillanti, come se volesse abbracciare con lo sguardo tutti i presenti. […] “Questo in primo luogo, e in secondo luogo il cattolicesimo di Roma è ancora peggio dell’ateismo stesso, ecco qual è la mia opinione! L’ateismo si limita a predicare il nulla, ma il cattolicesimo va oltre: predica un Cristo travisato, un Cristo calunniato e oltraggiato, un Cristo interpretato addirittura a rovescio! […] Il cattolicesimo romano crede che la chiesa non possa esistere su questa terra senza fondarsi sul dominio temporale universale e proclama: ‘Non possumus!’. Secondo me, il cattolicesimo romano non è neppure una fede religiosa, bensì semplicemente l’erede e il continuatore dell’Impero romano d’Occidente, e in esso tutto è subordinato a questa idea, a cominciare dalla fede. Il papa si è impossessato della Terra, si è assiso su un trono terreno e ha impugnato la spada […]. L’ateismo ha preso origine da loro, dallo stesso cattolicesimo romano! L’ateismo è derivato in primo luogo proprio da loro, giacché come potevano loro credere a sé stessi? E poi ha preso sempre più piede per l’avversione da essi destata; esso è una creazione della loro menzogna e impotenza spirituale! L’ateismo! Da noi, in Russia, sono ancora soltanto le classi privilegiate che hanno perso la fede e cioè le classi che hanno perduto le loro radici; ma laggiù, in Europa, hanno cominciato a non credere masse sempre più vaste del semplice popolo, dapprima a causa dell’ignoranza e della menzogna, ma ormai anche per fanatismo, per odio verso la chiesa e il cristianesimo!” (</em>F. Dostoevskij,<em> L’idiota</em>, Parte quarta, Feltrinelli, Milano 1998, edizione digitale).</p>



<p>Qui, secondo Dostoevskij<em>,</em> sta la genesi del conflitto Oriente-Occidente. La secolarizzazione della fede cattolica ha smarrito la matrice spirituale, mistica e metafisica del cristianesimo, l’ha depotenziata fino a divenire un credo puramente sociale. Dal rifiuto del mondo dei primi cristiani alla trasformazione del mondo sulle coordinate del bene comune e dei diritti umani. Deprivata della sua componente metafisica e misterica, secolarizzata la teologia in politica, il cattolicesimo non serviva più per dare le risposte ultime all’umanità. Queste considerazioni trovano eco nelle recenti analisi del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill sulla guerra in Ucraina come battaglia metafisica tra un Oriente mistico e un Occidente secolarizzato, tra la famiglia tradizionale e i gay pride, manifestazioni spot usate come simbolo dell’idee del progresso che soffiano da ponente a levante. Proprio a causa di questo depotenziamento metafisico di una teologia che si fa politica, sociale, ritornando a Dostoevskij, questa dottrina puramente temporale che è diventata il cattolicesimo romano, sorpassata poi dal protestantesimo, ha partorito ed è stata soppiantata dalle idee illuministiche prima e poi dal socialismo utopistico e scientifico:</p>



<p><em>“In questo sta appunto il nostro errore, nel fatto che noi non siamo ancora capaci di capire che non si tratta soltanto di una questione teologica! Infatti anche il socialismo è una creazione del cattolicesimo e della sua essenza! Anch’esso, come del resto l’ateismo che gli è fratello, ha avuto origine dalla disperazione e in contrapposizione al cattolicesimo come rivendicazione della morale, per subentrare nel ruolo di potere morale, ruolo che la religione ha perduto, per appagare la sete spirituale dell’umanità assetata e salvarla non per mezzo di Cristo, bensì anch’esso per mezzo della forza! Anch’esso vuole instaurare la libertà mediante la violenza, e realizzare l’unione dei popoli per mezzo della spada e del sangue! ‘Non devi credere in Dio, non devi possedere proprietà alcuna, non devi avere una tua personalità, fraternité ou la mort, bisogna tagliare due milioni di teste!’ E non pensate che tutto ciò sia qualcosa di innocuo e privo di pericolo per noi […]” (</em>F. Dostoevskij, <em>L’idiota</em>, Parte quarta, Feltrinelli, Milano 1998, edizione digitale<em>).</em></p>



<p>Più oltre il principe, ricordiamo che il romanzo fu iniziato a Ginevra nel 1867 e fu concluso a Firenze nel 1869, approfondirà il tema con un argomento che, con il senno del poi, risulta persino profetico:</p>



<p><em>“mi scusi, ma bisogna essere capaci di presentire ciò che può accadere! Noialtri russi siamo fatti in tal modo che, non appena tocchiamo la riva giusta, ce ne rallegriamo talmente che dobbiamo subito arrivare ai limiti estremi […] è la nostra passionalità russa che stupisce in tali casi non soltanto noi stessi, ma tutta l’Europa; se uno di noi abbraccia il cattolicesimo, diventerà subito un gesuita, e anche uno dei più oscurantisti; se invece diventa ateo, comincerà immancabilmente a pretendere di sradicare la fede in Dio con la violenza, e quindi con la spada […] perché è lì che ha trovato quella patria che qui non ha saputo vedere, e ne è tutto felice; ha toccato terra, e si precipita a baciarla! L’ateismo russo e il gesuitismo russo non hanno infatti origine soltanto da vanagloria, da un basso sentimento di vanità, bensì dall’angoscia spirituale, dalla nostalgia appassionata per un elevato ideale, per una riva sicura, per una patria in cui essi hanno smesso di credere, perché non l’hanno mai conosciuta! Per un russo è così facile diventare ateo, più facile che per chiunque altro al mondo! E noialtri russi non soltanto diventiamo atei, ma senz’altro dobbiamo credere nell’ateismo come se fosse una nuova fede, senza nemmeno accorgerci che crediamo nel nulla” (</em>F. Dostoevskij, <em>L’idiota</em>, Parte quarta, Feltrinelli, Milano 1998, edizione digitale).</p>



<p>Riscontriamo in questo passaggio l’idea di fondo che stiamo trattando analizzando il filone della teologia politica così come iniziata da Carl Schmitt. Sono le idee forti, le fedi, le metafisiche a rivoluzionare il mondo. Dostoevskij sembra cogliere in pieno lo spaesamento che lui stesso vive nel suo intimo e che vede fremere nella carne dei russi. Uno spaesamento che fa perdere la bussola &#8211; <em>Chi ha rinnegato la propria terra natale ha rinnegato anche il proprio Dio</em> &#8211; e che fa viaggiare verso nuove terre e nuove patrie. Non basta più ai russi di fine ottocento il radicamento nella storia della Santa Madre Russia, la tormenta delle idee illuministiche occidentali li spinge a trovare radicamento in altre ideologie, in nuove tradizioni e novelle fedi. Questo spaesamento, questo <em>secolo, figlio della miscredenza e del dubbio, </em>conduce lo spirito passionale russo, non solo ad abbracciare per moda nuove cause ma ne diventa protagonista, le assume radicalmente. Da terra ortodossa, “Terza Roma”, capitale della fede dei padri, diventerà in un batter d’occhio la terra del socialismo e dell’ateismo. Con quale verve e convinzione lo sappiamo dalla storia; storia che non poteva essere nota a Dostoevskij in quel lontano auto-esilio fiorentino del 1869. Così è stato: un’idea forte, un’eresia cristiana, una fede che prometteva di instaurare il sol dell’avvenire, il paradiso in terra, fu capace di saziare lo spirito russo e generare quella rivoluzione che informerà di sé tutta la storia successiva, almeno fino alla caduta del muro di Berlino e alla Perestrojka; fine della storia!</p>



<p>Da qui si riparte oggi, da qui si raccolgono gli indizi per comprendere qualcosa di queste ultime vicende della nostra storia, di questi nuovi conflitti Oriente-Occidente. Alla lotta di classe sembra essersi sovrapposta la lotta tra le civiltà. Da una parte l’Occidente post-moderno, tecno-democratico, liquido, dal pensiero debole. Dall’altra l’Oriente mistico e autocratico, ancora molto ‘analogico’ e abitato da teologie e forti metafisiche. Gli ultimi colpi di coda del procedere storico ci narrano di questi scontri di civiltà che hanno visto in primis il confronto tra la libertà democratica occidentale e la civiltà islamica. L’Iraq, le torri gemelle, Al Qaeda, gli attentati dei cani sciolti alla Charlie Ebdo, l’Afghanistan, Bin Laden, la nascita del califfato dell’Islamic State. Un capitolo apparentemente vinto dagli eserciti occidentali che hanno bombardato tutto il bombardabile in medio oriente e in Asia con puntate sulla Libia e la Siria. Una esportazione di democrazia oggi rimessa in dubbio dalla fuga americana da Kabul ed il ritorno dopo vent’anni dei Talebani al potere. Un capitolo, questo del filone islamico, che è attualmente occultato dai potenti generatori di verità che sono i nuovi media e social network.</p>



<p>La pagina oggi aperta &#8211; fino a quando? &#8211; è nuovamente quello Russa. Nuovamente a contendersi la scena ci sono le idee slavofile e quelle filo europee che mascherano ovviamente pulsioni egemoniche delle grandi potenze che passano da condizionamenti geografici, politici, economici. Un’altra volta uno scontro di civiltà, quella democratica occidentale &#8211; i popoli liberi &#8211; da quelle autocratiche orientali come Russia e Cina – i popoli schiavi. La disfida si attua in terra ucraina tra due popoli fratelli, quello di Kiev e quello di Mosca, tra due tendenze, quelle occidentalizzanti delle élite ucraine, quelle slavofile e neo-imperiali della nomenklatura russa. Due sistemi politico-economici più o meno speculari che però vengono letti in occidente come il fronte democratico contro quello autocratico. D’altronde partner occidentale per la mediazione in questo conflitto è la ‘democratica’ Turchia di Erdogan che solo poco tempo fa veniva additato con disprezzo come “il sultano” al pari di Putin definito “il nuovo zar”. Cambiano, come sempre, i punti di vista ed i nomignoli ironici a seconda della convenienza contingente. Dicevamo, scontro tra Oriente e Occidente, tra la tradizione della Santa Madre Russia e la mancanza di radici post-moderne, tra l’autarca Putin e gli oligarchi democratici occidentalizzanti, tra la teologia del Patriarcato di Mosca e la secolarizzazione della Chiesa di Roma, tra la famiglia tradizionale ed il gay pride. Anche in questo caso troviamo illuminante un’analisi pungente del principe ‘idiota’ Myškin che detta la ricetta filorussa per avere la meglio in questo contenzioso ideologico:</p>



<p><em>“occorre un bastione di difesa, e al più presto, al più presto! Bisogna che il nostro Cristo risplenda in piena luce quale bastione contro l’Occidente, quel Cristo che noi abbiamo saputo conservare e che loro non hanno mai conosciuto! Noi dobbiamo adesso fronteggiarli, non lasciandoci prendere servilmente al laccio dai gesuiti (ndr Papa Francesco è un gesuita), bensì portando loro la nostra civiltà russa […]. Svelate agli assetati e appassionati compagni di Colombo le rive del Nuovo Mondo, svelate al russo, concedetegli di trovare quest’oro, questo tesoro, che la terra gli nasconde! Mostrategli la visione avvenire di un’umanità rinnovata e risorta, forse grazie soltanto all’idea russa, al Dio e al Cristo russo, e vedrete quale gigante giusto e possente, mite e saggio si leverà in piedi davanti al mondo sbalordito! Si, sbalordito e spaventato, giacché essi da noialtri si aspettano soltanto la spada, la spada e la violenza, giacché, giudicandoci in base a sé stessi, essi ci possono immaginare soltanto come barbari. E questo ancora oggi, e anzi tanto più sarà così con il passare del tempo! E&#8230;” </em>(F. Dostoevskij, <em>L’idiota</em>, Parte quarta, Feltrinelli, Milano 1998, edizione digitale).</p>



<p>Da queste righe possiamo capire quando sia difficile comprendere l’attualità semplificando i discorsi, operando analisi da opposte tifoserie, senza conoscere le evoluzioni storiche dei pensieri, delle civiltà, dei principi radicati nei popoli. Il<em> ‘gigante giusto e possente, mite e saggio si leverà in piedi davanti al mondo sbalordito’ </em>e così è avvenuto. La storia non è ancora finita, l’unipolarità mondiale di marca statunitense comincia a scricchiolare verso una multipolarità che vede affacciarsi sull’orizzonte mondiale il gigante euroasiatico che manda in avanscoperta la Russia ma che conta, nelle retrovie, dell’appoggio della Cina e dell’India passando per l’Iran e il destabilizzato Afghanistan neo-talebano. L’inaugurazione della nuova via della seta, la questione delle energie fossili, l’utilizzo di una moneta alternativa al dollaro e la messa in discussione delle società di rating occidentali porteranno presto a girare ancora una volta pagina che imporrà certamente un nuovo ‘ordine mondiale’. Se questo avverrà pacificamente &#8211; difficilmente &#8211; o attraverso l’inaugurazione di una terza guerra mondiale solo il tempo potrà stabilirlo.</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>



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<p><strong>I precedenti contributi:</strong></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (I) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2021/12/24/la-politica-come-pensiero-scorretto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LA POLITICA COME PENSIERO SCORRETTO</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (II) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2021/12/29/spazzolare-la-storia-contropelo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SPAZZOLARE LA STORIA CONTROPELO</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (III) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/01/11/gli-alberi-del-bosco-andarono-per-ungersi-un-re/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>GLI ALBERI DEL BOSCO ANDARONO PER UNGERSI UN RE</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (IV) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/01/25/sovrano-e-chi-decide-sullo-stato-di-eccezione-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (I)</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (V) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/02/04/sovrano-e-chi-decide-sullo-stato-di-eccezione-ii/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (II)</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VI) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/02/11/la-pietra-del-vaticano-politicizzazione-della-teologia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LA PIETRA DEL VATICANO: POLITICIZZAZIONE DELLA TEOLOGIA</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VII) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/07/15/profanare-la-religione-capitalistica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>PROFANARE LA RELIGIONE CAPITALISTICA</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VIII) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/07/22/il-capitalismo-come-religione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>IL CAPITALISMO COME RELIGIONE</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (IX) – <a href="https://www.malanova.info/2022/09/16/letica-protestante-capitalistica-ne-lidiota-di-dostoevskij/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>L’ETICA PROTESTANTE-CAPITALISTICA NE “L’IDIOTA” DI DOSTOEVSKIJ</strong></a></p>
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		<title>L’ETICA PROTESTANTE-CAPITALISTICA NE “L’IDIOTA” DI DOSTOEVSKIJ</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 07:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
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		<category><![CDATA[crisi della militanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appunti di Teologia Politica (IX) Una lettura interessante della secolarizzazione di principi religiosi operanti nella quotidianità sociale e nella costruzione dell’etica capitalistico-liberale l’abbiamo nelle pagine del romanzo L’idiota di Fedor Dostoevskij. Nelle pagine di questo romanzo, come si rileva in alcune lettere dello scrittore, Dostoevskij intendeva avventurarsi nella scrittura di una storia che avesse come [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2022/09/16/letica-protestante-capitalistica-ne-lidiota-di-dostoevskij/">L’ETICA PROTESTANTE-CAPITALISTICA NE “L’IDIOTA” DI DOSTOEVSKIJ</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p><strong><em>Appunti di Teologia Politica (IX)</em></strong></p>



<p>Una lettura interessante della secolarizzazione di principi religiosi operanti nella quotidianità sociale e nella costruzione dell’etica capitalistico-liberale l’abbiamo nelle pagine del romanzo <em>L’idiota</em> di Fedor Dostoevskij. Nelle pagine di questo romanzo, come si rileva in alcune lettere dello scrittore, Dostoevskij intendeva avventurarsi nella scrittura di una storia che avesse come protagonista un soggetto totalmente puro e buono. Idea abbastanza coraggiosa visto che, normalmente, dalle notizie a stampa alle storie inventate, fanno più presa sul pubblico le notizie truculente con personaggi maledetti che quelle di ordinaria “normalità”. Come si dice: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce!</p>



<p><em>L’idea del romanzo è una mia antica e prediletta idea, ma è talmente difficile che per un pezzo non me la sono sentita di affrontarla […]. L’idea principale del romanzo è quella di rappresentare una natura umana pienamente bella. Non c’è nulla di più difficile al mondo e specialmente oggi. Tutti gli scrittori, non soltanto russi, ma anche gli europei, che si sono accinti alla rappresentazione di un carattere bello e allo stesso tempo positivo, hanno sempre dovuto rinunciare […]. Al mondo c’è stato soltanto un personaggio bello e positivo, Cristo, tantoché l&#8217;apparizione di questo personaggio smisuratamente, incommensurabilmente bello costituisce naturalmente un miracolo senza fine. Tutto il vangelo di Giovanni è concepito in questo senso: egli trova tutto il miracolo nella sola incarnazione, nella sola apparizione del bello</em> (F. Dostoevskij, <em>Lettera a Sof’ja Aleksandrovna Ivanova</em>, in <em>Lettere sulla creatività</em>, Feltrinelli, Milano 1991).</p>



<p>Si ricordi in tal senso la famosissima espressione/manifesto contenuta nel romanzo: “la bellezza salverà il mondo”, una semplificazione sintetica di Ippolìt, un personaggio secondario, del pensiero del principe Lev Nikolàevič Myškin:</p>



<p>“<em>È vero principe, che lei una volta ha detto che la ‘bellezza’ salverà il mondo? State a sentire, signori &#8211; gridò ad alta voce, rivolgendosi a tutti – il principe sostiene che la bellezza salverà il mondo! E io sostengo che questi giocondi pensieri gli vengono in testa perché è innamorato. Signori, il principe è innamorato: me ne sono convinto poco fa, non appena è entrato qui. Non arrossisca, principe, altrimenti avrò compassione di lei. Ma quale bellezza salverà il mondo? Me l’ha riferita Kòlja questa sua frase… Lei è uno zelante cristiano? Kòlja dice che lei si definisce cristiano</em>” (F. Dostoevskij, <em>L’idiota</em>, Parte terza, Feltrinelli, Milano 1998).</p>



<p>Nella letteratura solo Don Chisciotte e il più debole Pickwick di Dickens, secondo Dostoevskij, possono avvicinarsi a questo immaginario di un personaggio totalmente bello e positivo, ma questi ultimi portano con sé anche la caratteristica di essere ridicoli che è il vero espediente narrativo che conquista il lettore generando immedesimazione ed empatia.</p>



<p>A dire la verità, anche <em>l’idiota, </em>il personaggio principale del romanzo<em>, </em>porta con se, oltre alla positività e alla bontà, anche l’elemento della malattia. Il principe Myškin era un epilettico (come del resto lo stesso Dostoevskij) e quindi sospettato di una certa demenza che portava spesso gli uditori a pensare che le sue uscite più radicali ed i suoi atteggiamenti “caritatevoli” erano addebitabili non tanto alla moralità o alla bontà del protagonista ma giustificate a causa di questa malattia della mente considerata inabilitante. Più che buono, un fessacchiotto malaticcio. In un certo senso anche qui, come per Don Chisciotte o per Pickwick, più che la bontà e la bellezza del carattere del principe, a generare commozione, simpatia e immedesimazione è l’infermità, la sua idiozia.</p>



<p>Nel racconto, comunque, la figura del principe idiota è messa a confronto con tante tipologie umane dell’epoca, quasi come una cartina di tornasole per smascherare la falsa coscienza di ognuno, più in cerca della comodità che della verità. Il principe decaduto e malato, con solo un misero fagottino in mano contenente tutta la sua proprietà, è prima mal sopportato dalla lontana parente, la generalessa Epančin, che poi lo riabilita a causa di un’eredità improvvisa ed inaspettata che gli proviene da un’altra lontana parentela. L’idiota è la pietra di paragone attraverso cui giudicare le figure di nobili dongiovanni annoiati, di militari decaduti ed ubriaconi, di giovani rampanti, di figlie dell’alta borghesia a caccia di una buona sistemazione con un marito appartenente ad una famiglia di antica nobiltà che si affacciano nel racconto.</p>



<p>Un primo brano che si colloca all’inizio della storia, utile alla nostra trattazione del meccanismo della secolarizzazione delle idee teologiche, ha come scenario la Svizzera, terra in cui il principe era stato mandato, ancora infante, per essere curato dalla sua demenza. La protagonista è una giovane sfortunata e vessata da un intero paese. Nata da una famiglia povera, senza padre e con a carico una madre malata che aiuterà con tutta se stessa facendo i lavori più umili dopo il fallimento della piccola attività commerciale casalinga. Vessata dagli uomini ed evidentemente anche da Dio, secondo l’etica protestante/capitalistica, vista la sua penosa condizione economica ed umana. Se non ce la fai è colpa tua, se ce la fai è merito del sistema e del fato!</p>



<p>Marie “<em>era debole e magra e aveva circa vent’anni. Da tempo era affetta dalla tisi, eppure continuava ad andare in giro per le case dei vicini e a svolgere ogni giorno dei lavori pesanti, come lavare i pavimenti, fare il bucato, spazzare i cortili, occuparsi del bestiame. Un francese, un commesso viaggiatore di passaggio, l’aveva sedotta e condotta via, ma una settimana dopo l’aveva abbandonata da sola per la strada e se l’era squagliata di nascosto. Era tornata a casa mendicando, tutta infangata, con i vestiti ridotti a brandelli e le scarpe rotte; aveva camminato a piedi per una settimana […]. Com’è crudele la gente nel giudicare fatti come questi, che ottusità dimostra nel condannare! Tutti la guardavano come si guarda un essere abominevole: i vecchi la condannavano e l’insultavano, i giovani perfino ridevano di lei, le donne l’ingiuriavano e la guardavano con il ribrezzo con cui si guarda un qualche ragno schifoso. E sua madre permetteva tutto questo, stava lì a guardare, annuiva col capo e approvava. […] Aveva le gambe malate e doveva bagnarle nell’acqua calda più volte al giorno; era Marie che le lavava le gambe e si occupava di lei; la vecchia accettava in silenzio tutti i suoi servizi senza mai dirle neppure una parola affettuosa. Marie sopportava tutto questo e in seguito, quando la conobbi meglio, capii che lei stessa lo considerava giusto e si riteneva l’essere più indegno della terra. […] Quando poi la madre morì, il sacerdote protestante del villaggio arrivò al punto di svergognare pubblicamente Marie […] allora il sacerdote, che era piuttosto giovane e aveva l’ambizione di diventare un grande predicatore, si rivolse al popolo adunato additando Marie: ‘Ecco chi è la causa della morte di questa donna onorata&nbsp; (e questo non era vero, giacché la vecchia era malata già da due anni), eccola lì davanti a voi, ma non osa guardarvi perché è segnata dal dito di Dio; è scalza e coperta di stracci, terribile esempio per tutti coloro che perdono la virtù! E chi è? E’ la figlia della morta!’, e via di seguito su questo tono. E pensate che una tale vigliaccata piacque quasi a tutti!</em> (F. Dostoevskij, <em>L’idiota</em>, Parte prima, Feltrinelli, Milano 1998).</p>



<p>L’etica protestante sposava bene lo spirito del capitalismo ruggente stigmatizzando una donna scalza e coperta di stracci, tale perché certamente segnata dal dito di Dio a causa della sua mancanza di virtù. Certamente una strana etica evangelica e biblica se, ritornando all’esempio del Cristo fatto da Dostoevskij nella sua lettera, la storia di questo personaggio, l’unico dell’umanità, totalmente buono, bello e positivo, si concluderà sulla croce; una vita che apparentemente si conclude con un completo fallimento. Strana anche alla luce del racconto antico testamentario di Giobbe o della pericope evangelica del povero Lazzaro e del ricco epulone! Sarebbe bastato già questo per distruggere l’equazione povertà=vizio dal punto di vista cristiano ma tant’è che la potenza narrativa e simbolica del capitale nel secolarizzare le idee teologiche riesce anche a ricontestualizzarle senza che neanche i rampanti pastori possano accorgersi delle contraddizioni interne alla narrazione. Allora, se sei povero, certamente, sarai anche vizioso. La ricchezza è la sola prova del nove del beneplacito divino. Quale copertura migliore per la cattiva coscienza del capitalista ottocentesco, novecentesco, ed di ogni secolo! E non basta questo…</p>



<p>“<em>Marie sopportava tutto questo e in seguito, quando la conobbi meglio, capii che lei stessa lo considerava giusto e si riteneva l’essere più indegno della terra.</em>” Non solo il carnefice è giustificato ma persino la vittima si convince che tutto ciò sia giusto. Ritenete che la pensi diversamente il salariato sfruttato e precario quando trova mensilmente nel suo conto corrente quel, seppur misero, importo versato dal benefattore datore di lavoro che glielo dona prendendolo dalle sue proprie sostanze? Credete che non sarà riconoscente dei suoi 1300 euro mensili l’operatore che raccoglie la spazzatura nelle nostre città inconsapevole che nel frattempo il suo lavoro frutta milioni per il suo personale benefattore?</p>



<p>Per meglio comprendere questo convincimento che alberga nell’anima del misero, la giustezza della sua condizione miserabile o quantomeno la sua correità rispetto a questa situazione, ne <em>L’idiota</em> c’è un altro monologo fatto da Ippolìt, un ragazzo giovane e fortemente malato a causa della tisi a cui hanno diagnosticato poche settimane di vita. Figlio di una mamma nubile che aveva altri figli più piccoli e che tirava avanti senza l’aiuto di un marito, vissuto tra malattia e stenti, non riesce proprio a capire chi, avendo tanta vita davanti, non riesce ad arricchirsi quanto un Rothschild. Ovviamente il suo personale fallimento era dovuto solo ed esclusivamente alla malattia mentre gli altri erano da commiserare perché semplicemente incapaci:</p>



<p>“<em>Non capivo, per esempio, come certa gente che disponeva di tanta vita davanti a sé non riuscisse ad arricchire (in verità non lo capisco neppure adesso). Conoscevo un poveraccio di cui in seguito mi raccontarono che era morto di fame, e mi ricordo che questo fatto mi fece addirittura infuriare; se mi fosse stato possibile far resuscitare quel disgraziato, credo che l’avrei fatto condannare a morte per punizione. […] Non potevo sopportare quella gente che mi passava accanto sul marciapiede, sempre di corsa e sempre affaccendata, quei volti dall’aria sempre tetra, inquieta e preoccupata. Perché quella loro eterna scontentezza, la loro eterna inquietudine, le loro smanie e travagli, la loro costante tetra malvagità (giacché essi sono malvagi, malvagi, malvagi!)? Di chi è la colpa se sono infelici e non sanno vivere, pur avendo davanti a sé sessant’anni di vita? Perché quello Zarnìcyn si è ridotto a morire di fame, pur avendo ancora sessant’anni da vivere? Tutti mostrano i loro stracci, le loro mani callose e gridano furiosi: “Noi lavoriamo come muli, ci ammazziamo di fatica, eppure siamo miserabili come cani affamati! Ci sono altri che non lavorano e non fanno la minima fatica, eppure sono ricchi!” (Questo è il loro eterno ritornello!). Proprio come tutti gli altri corre e si affanna dalla mattina alla sera un ometto miserabile “di buona famiglia”, un certo Ivàn Fomìc Sùrikov, un tale che vive nella nostra stessa casa che va sempre in giro con i gomiti di fuori e la metà dei bottoni mancanti, e dal mattino alla sera non fa che correre di qua e di là a far commissioni e sbrigare affari per conto di qualcuno. Se vi mettete a chiacchierare con lui, ecco cosa vi dirà: “Sono povero, miserabile e nudo come un verme, mi è morta la moglie perché non c’erano soldi per le medicine, d’inverno il bambino ha preso freddo, la mia figlia più grande fa la mantenuta…”. Non fa che lamentarsi e piagnucolare eternamente! Oh, io non ho mai provato neppure un filo di pietà per questi imbecilli, né adesso né prima, e lo dico con orgoglio! Perché non è un Rothshild? Di chi è la colpa se non ha i milioni di Rothschild, se non ha una montagna d’imperiali e di napoleoni d’oro così alta come quelle che s’innalzano tra i baracconi durante il carnevale? Dal momento che è vivo, tutto è in suo potere! Di chi è la colpa se lui non lo capisce?</em> (F. Dostoevskij, <em>L’idiota</em>, Parte terza, Feltrinelli, Milano 1998).</p>



<p>Com&#8217;è possibile non essere ricchi come Steve Jobs che mosse i primi passi nel suo garage, come Berlusconi che iniziò come animatore sulle navi da crociera, come Zuckerberg che creò Facebook in una stanza del dormitorio di Harvard? Eppure, il sistema pone ugualmente davanti a tutti gli strumenti idonei per creare la sua propria ricchezza, la sua propria felicità. È incomprensibile per Ippolìt che ci siano persone che piagnucolano povertà quando è evidente che esistano i ricchi. E se esistono vuol dire che è possibile diventarlo e che se non ci riesci &#8211; e muori anche di fame &#8211; avendone la possibilità, non solo non ti compiango ma ti resuscito e ti condanno a morte per pusillanimità!</p>



<p>Nella secolarizzazione delle idee teologiche qualcosa è andato storto. Un qualche bug dell’algoritmo ha tradotto “beati i poveri” in “beati i ricchi”. Il messia, che secondo i vangeli non aveva una pietra su cui poggiare il capo, è divenuto di colpo un ricco capitalista di successo, magari donnaiolo e simpaticone come un Briatore o un Bezos qualunque. Effettivamente il progetto di scrittura di un personaggio totalmente buono, bello e puro non è ancora riuscito. Lo stesso principe ‘idiota’ Myškin alla fine della storia, dopo aver compreso tutti, perdonato tutti per i loro scherni, rimborsato tutti grazie all’eredità ricevuta, ritorna, come nel gioco del Monopoli, al punto di partenza, presso la sua clinica in Svizzera, per curare la sua ritrovata demenza. Non riescono i romanzi a lieto fine, non bucano lo schermo i personaggi ingenui e buoni. Vince il capitale con la sua etica del ‘lupo mangia lupo’, basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna, sugli animali e sull’ambiente. L’importante è farcela, essere un vincente e se lo sei non importa quante persone hai distrutto e condannato alla sconfitta. I padroni del mondo lo sanno e vanno avanti tranquilli sulla loro strada, schermati da ogni critica e, forse, da ogni senso di colpa grazie all’introiezione di questa narrazione tossica da parte degli ultimi che si auto-dipingono come perdenti e reietti ‘per giusta causa’, a motivo della loro stessa incapacità.</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>



<div style="height:64px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>I precedenti contributi:</strong></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (I) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2021/12/24/la-politica-come-pensiero-scorretto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LA POLITICA COME PENSIERO SCORRETTO</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (II) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2021/12/29/spazzolare-la-storia-contropelo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SPAZZOLARE LA STORIA CONTROPELO</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (III) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/01/11/gli-alberi-del-bosco-andarono-per-ungersi-un-re/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>GLI ALBERI DEL BOSCO ANDARONO PER UNGERSI UN RE</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (IV) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/01/25/sovrano-e-chi-decide-sullo-stato-di-eccezione-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (I)</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (V) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/02/04/sovrano-e-chi-decide-sullo-stato-di-eccezione-ii/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (II)</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VI) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/02/11/la-pietra-del-vaticano-politicizzazione-della-teologia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LA PIETRA DEL VATICANO: POLITICIZZAZIONE DELLA TEOLOGIA</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VII) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/07/15/profanare-la-religione-capitalistica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>PROFANARE LA RELIGIONE CAPITALISTICA</strong></a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VIII) &#8211; <a href="https://www.malanova.info/2022/07/22/il-capitalismo-come-religione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>IL CAPITALISMO COME RELIGIONE</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2022/09/16/letica-protestante-capitalistica-ne-lidiota-di-dostoevskij/">L’ETICA PROTESTANTE-CAPITALISTICA NE “L’IDIOTA” DI DOSTOEVSKIJ</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>IL CAPITALISMO COME RELIGIONE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2022/07/22/il-capitalismo-come-religione/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 10:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
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		<category><![CDATA[teologia politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appunti di Teologia Politica (VIII) Nel frammento n°74 che occupa i fogli dal 26 al 28 del blocco di appunti n. 1 di Walter Benjamin è contenuta una serie di&#160; note e appunti non sistematici che si occupano della riflessione sul Capitalismo inteso come religione. Questo frammento, secondo alcuni studiosi, dovrebbe essere datato al 1921 [&#8230;]</p>
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<p><strong><em>Appunti di Teologia Politica (VIII)</em></strong></p>



<p>Nel frammento n°74 che occupa i fogli dal 26 al 28 del blocco di appunti n. 1 di Walter Benjamin è contenuta una serie di&nbsp; note e appunti non sistematici che si occupano della riflessione sul Capitalismo inteso come religione. Questo frammento, secondo alcuni studiosi, dovrebbe essere datato al 1921 vista la bibliografia appuntata dallo stesso Benjamin. Tra i libri citati c’è quello di Ernst Bloch, “<em>Thomas Münzer teologo della rivoluzione”</em>, e forse proprio da qui deriva il titolo che è stato dato al frammento. Secondo Bloch, infatti, la riforma calvinista, in seno del più ampio movimento protestante, ha avviato la distruzione moderna del cristianesimo ortodosso introducendo “gli elementi di una nuova religione: il capitalismo inteso come religione e chiesa di Mammona”. (E. Bloch, <em>Thomas Münzer teologo della rivoluzione, </em>Milano, Feltrinelli 1980, p. 120).</p>



<p>Altri studiosi, sottolineando una frequentazione antica tra Bloch e Benjamin, ribaltano la genesi dell’espressione indicando in Bloch l’utilizzatore ultimo di una espressione genuinamente benjaminiana.&nbsp;</p>



<p>A prescindere dalla paternità dell’equazione capitalismo=religione, possiamo affermare che è un’affermazione che si riscontra, con diversa intensità, in diversi pensatori tra i quali Max e Weber, quest’ultimo citato nel frammento in questione,&nbsp; per il suo&nbsp; contributo più famoso, “<em>L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”</em>, con la sua tesi fondamentale per&nbsp; la quale il capitalismo sarebbe una secolarizzazione della nuova etica protestante che fa del lavoro il centro dell’uomo e fa del successo, anche economico, la vera conferma del beneplacito divino.</p>



<p>Lo stesso Marx partecipa a questo tipo di riflessione: <em>Per una società di produttori di merci, il cui rapporto di produzione generalmente sociale consiste nell&#8217;essere in rapporto coi propri prodotti in quanto sono merci, e dunque valori, e nel riferire i propri lavori privati l&#8217;uno all&#8217;altro in questa forma oggettiva come eguale lavoro umano, il cristianesimo col suo culto dell&#8217;uomo astratto, e in ispecie nel suo svolgimento borghese, nel protestantesimo, deismo, ecc., è la forma di religione più corrispondente. Nei modi di produzione della vecchia Asia e dell&#8217;antichità classica, ecc., la trasformazione del prodotto in merce, e quindi l&#8217;esistenza dell&#8217;uomo come produttore di merci, rappresenta una parte subordinata, che pure diventa tanto più importante, quanto più le comunità s&#8217;addentrano nello stadio del loro tramonto. Popoli commerciali veri e propri esistono, solo negli intermondi del mondo antico, come gli dei di Epicuro, o come gli ebrei nei pori della società polacca. Quegli antichi organismi sociali di produzione sono straordinariamente più semplici e più trasparenti dell&#8217;organismo borghese, ma poggiano o sulla immaturità dell&#8217;uomo individuale, che ancora non s&#8217;è distaccato dal cordone ombelicale del legame naturale di specie con altri uomini, oppure su rapporti immediati di padronanza e di servitù. Sono il portato di un basso grado di svolgimento delle forze produttive del lavoro, e di rapporti fra gli uomini chiusi entro il processo materiale di generazione della vita, e quindi fra loro stessi, e fra loro e la natura: rapporti che sono ancora impacciati, in corrispondenza a quel basso grado di svolgimento. Tale impaccio reale si rispecchia idealmente nelle antiche religioni naturali ed etniche. Il riflesso religioso del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura. La figura del processo vitale sociale, cioè del processo materiale di produzione, si toglie il suo mistico velo di nebbie soltanto quando sta, come prodotto di uomini liberamente uniti in società, sotto il loro controllo cosciente e condotto secondo un piano. Tuttavia, affinché ciò avvenga si richiede un fondamento materiale della società, ossia una serie di condizioni materiali di esistenza che a loro volta sono il prodotto naturale originario della storia di uno svolgimento lungo e tormentoso (</em>K. Marx,<em> Il capitale, </em>vol.I, Sezione 1 &#8211; Merce e Denaro, Capitoli 1 &#8211; La merce, Paragrafo 4 &#8211; <em>Il carattere di feticcio della merce e il suo arcano</em>, Roma 1994, Editori Riuniti<em>).&nbsp;</em></p>



<p>In questo passaggio del Capitale di Marx, potremmo intravedere maliziosamente uno sviluppo inatteso. Marx che pone l’economia politica alla base dello svolgimento delle sovrastrutture politiche, giuridiche e religiose, individua uno svolgimento borghese della religione cristiana che passerebbe dal cattolicesimo al protestantesimo e quindi al deismo illuminista per poi trasformarsi nuovamente per combaciare alla forma economica specifica del capitalismo come società di produttori di merce. Il discorso è qui ovviamente e notoriamente ribaltato. Non la metafisica fa l’economia ma è quest’ultima che genera la propria metafisica. Il contrario del concetto Schmittiano. Ad ogni fase di sviluppo delle forze produttive, struttura economica &#8211; modo di produzione, corrisponde una sovrastruttura religiosa. Ad un basso grado di sviluppo associamo le religioni naturali, ad un grado via via più alto sorgono il cristianesimo ed i suoi sviluppi eretici, protestantesimo, deismo etc.. Nell’ultima fase, secondo Benjamin, non c’è tanto una trasformazione del substrato religioso, perché il capitalismo diventa religione a sé: <em>Nel capitalismo va scorta una religione, vale a dire, il capitalismo serve essenzialmente all’appagamento delle stesse ansie, pene e inquietudini alle quali un tempo davano risposta le cosiddette religioni. La prova di questa struttura religiosa del capitalismo &#8211; non solo, come intende Weber, come una formazione condizionata dalla religione, ma piuttosto come un fenomeno essenzialmente religioso</em> (W. Benjamin, <em>Capitalismo come religione</em>, Il Melangolo, Genova 2013, p.41).</p>



<p>Parrebbe, dunque, che Benjamin, più che ad una secolarizzazione delle idee cristiano-protestanti, pensi ad una strutturazione del capitalismo come una nuova religione, capace addirittura di rispondere alle stesse ansie umane arrivando a sostituire il ruolo delle precedenti religioni. Addirittura Benjamin ne elenca le caratteristiche principali: <em>In primo luogo il capitalismo è una religione puramente cultuale, forse la più estrema che si sia mai data. In esso nulla ha significato se non in una relazione immediata con il culto; esso non presenta alcuna particolare dogmatica, alcuna teologia. L’utilitarismo acquista, in questa prospettiva, la sua tonalità religiosa. Un secondo aspetto del capitalismo è connesso a questa concrezione del culto: la durata permanente del culto, Il capitalismo è la celebrazione di un culto sans [t]reve et sans merci. Non esistono “giorni feriali” [&#8230;]. Questo culto è, in terzo luogo, colpevolizzante/indebitante. Il capitalismo è presumibilmente il primo caso di culto che non espia il peccato, ma crea colpa/debito. [&#8230;] Il suo quarto aspetto è che il suo Dio deve essere occultato, che non sarà permesso rivolgersi a Lui se non allo zenit della sua colpevolizzazione/indebitamento. [&#8230;] L&#8217;estensione della disperazione a condizione religiosa cosmica dalla quale ci si attende la salvezza. La trascendenza di Dio è venuta meno. Ma Egli non è morto, è stato incluso nel destino umano” </em>(W. Benjamin, <em>Capitalismo come religione</em>, cit.).</p>



<p>Questo è lo stadio disperato e solitario, secondo Benjamin, proprio dell’ethos Nietzschiano. Il Superuomo non sarebbe che il primo individuo che “inizia coscientemente a realizzare la religione capitalista. Nel trittico sacerdotale di questa nuova religione capitalistica sono annoverati insieme a Nietzsche anche Freud e lo stesso Marx. Tutti esprimono questa teleologia del debito/colpa con la sua “demoniaca ambiguità”. Successivamente avrebbe modificato un parere così netto. Ricordiamo sempre che i contenuti di questo frammento erano appunti e non un lavoro sistematico: <em>Il capitalismo si è sviluppato in occidente come parassita del cristianesimo &#8211; come dev’essere dimostrato non solo nel calvinismo, ma anche nelle altre correnti cristiane ortodosse &#8211; in modo tale che, in ultima istanza, la storia del cristianesimo è essenzialmente quella del suo parassita, il capitalismo. [&#8230;] Il cristianesimo dell’epoca della Riforma non ha favorito il sorgere del capitalismo, ma si è esso stesso trasformato nel capitalismo </em>(W. Benjamin, <em>Capitalismo come religione </em>cit.).</p>



<p>Il “peccato originale” di questa nuova religione consiste in questa colpa/debito. Al contrario del cristianesimo, però, che cancella la colpa attraverso il sacrificio del Cristo che fa passare dal vecchio stato di morte ad una nuova vita, non c’è espiazione per il debito contratto con la società capitalistica.</p>



<p>C’è da puntualizzare però un fatto, che all’epoca nella quale Benjamin vergava questi appunti il debito era una colpa, un’onta e uno stigma, ma dopo la grande depressione e il secondo conflitto mondiale, l’indebitamento individuale è stato invece vivamente stimolato in quanto permetteva il rilancio del consumo. Una sorta di “nuovo testamento” del capitalismo sembra affacciarsi sul mondo. In realtà non si è fatto altro che annoverare tra i soggetti “autorizzati” ad indebitarsi anche i lavoratori. Prima l’indebitamento era riservato a chi produceva, ma nel momento in cui c’era da stimolare pesantemente la domanda non si poteva attendere che la popolazione risparmiasse a sufficienza per comprare, bisognava levare lo stigma del debito e farne un nuovo verbo di prosperità.&nbsp;</p>



<p>Questo fin quando il meccanismo di riproduzione del capitale non ha acciacchi e la crescita economica va avanti a ritmi sostenuti. Ma quando il processo incappa nelle fasi critiche (siano esse le onde lunghe di Kondratiev, le crisi cicliche di Marx o i cicli economici di Shumpeter) il debito torna a trasformarsi in colpa. Soprattutto quando viene usato per ristrutturare, sostenere e ravvivare i cicli speculativi. Questo indebitamento non è più il verbo di prosperità ma torna ad essere uno stigma, e il senso di peccato torna a far capolino nella narrazione mainstream con frasi stile Repubblica piagnona “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità ora è tempo di abbracciare l’austerità”.</p>



<p>In conclusione, riflettendo su questi pensieri di Benjamin non può non venirci in mente la classica proiezione del rapporto tra debito pubblico e popolo secondo cui ogni neonato, in ogni parte del mondo, nasce già debitore nei confronti della società. Ancora devi esprimere il primo vagito che già ti trovi sulle spalle un debito accumulato che la società stessa ti affibbia. Se poi vuoi curarti devi contrarre un debito o stipulare una polizza assicurativa. Se vuoi studiare puoi farlo ma poi, a fine ciclo, ricordati che hai un debito da pagare: <em>Per ora Joe Biden è riuscito a &#8220;parcheggiare&#8221; il colossale debito degli studenti americani, in uno dei 17 ordini esecutivi firmati appena entrato alla Casa Bianca lo scorso 20 gennaio: ha prolungato un congelamento del debito che sarebbe scaduto alla fine di gennaio fino al 30 settembre e non ha raccolto l&#8217;appello della sinistra del suo partito che voleva fin da subito un&#8217;azione più incisiva. Ma la sfida, colossale, sul piano economico, finanziario e sociale oltre che politico, resta: come trattare i 1.600 miliardi di dollari di prestiti contratti dagli studenti americani e dalle loro famiglie per poter pagare le rette universitarie e prendersi una laurea? [&#8230;] La stragrande maggioranza del debito, oltre il 95%, è infatti detenuta dal governo americano che carica tassi fra il 3 e il 4%. Una riduzione unilaterale del debito sarebbe come concedere un taglio fiscale mirato. C&#8217;è da dire che il peso di questi debiti sulle casse familiari, soprattutto in mezzo al Covid è insostenibile: alla fine del 2019 ben 43 milioni di americani erano indebitati per poter studiare, con un onere mensile di interessi medio fra i 200 e i 300 dollari. E quando un giovane americano entra nel mondo del lavoro ha già accumulato un debito fra i 40 mila e i 60 mila dollari per un&#8217;università statale e fra 200 e 300 mila dollari per una privata. Cifre che non hanno paragoni con il resto del mondo industrializzato. [&#8230;] La dinamica è esplosiva. E indebolisce l&#8217;America nella competizione globale: la Cina manda i suoi studenti all&#8217;università gratis e sforna 60 milioni di ingegneri all&#8217;anno </em>(M. Platero, <em>Usa, sull&#8217;America di Biden la zavorra del debito per chi studia, </em><a href="https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2021/01/25/news/la_zavorra_del_debito_per_chi_studia-300849713/">la Repubblica</a>, 25 gennaio 2021).</p>



<p>Una colpa/debito immane che colpisce l’individuo, capitalista, occidentale, sin dalle fasce e che prosegue con la scuola e continua con il lavoro. Se non sei realizzato, dice il liberal-capitalismo, se non lavori, è colpa tua. Evidentemente preferisci poltrire invece di darti da fare. E qui ci discostiamo dall’analisi di Benjamin che su abbiamo assunto tal quale risulta dal frammento. Il nostro, infatti, parla di una religione capitalistica senza teologia e senza dogmi. In realtà, come vedremo, in un prossimo articolo, il capitalismo ha i suoi dogmi e la sua teologia. Nell&#8217;esempio appena posto, il disoccupato è in realtà un nullafacente agli occhi dei sacerdoti liberisti perché uno dei dogmi sistemici è quello dell’uguaglianza dei punti di partenza e delle possibilità. La società è libera, meritocratica, tutti possono competere ad armi pari, e se tu non ce la fai vuol dire semplicemente che non hai saputo competere, ti sei arreso. Colpa/debito. Parleremo successivamente degli altri dogmi di questa fede.</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>



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<p><strong>I precedenti contributi:</strong></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (I) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2021/12/24/la-politica-come-pensiero-scorretto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LA POLITICA COME PENSIERO SCORRETTO</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (II) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2021/12/29/spazzolare-la-storia-contropelo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SPAZZOLARE LA STORIA CONTROPELO</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (III) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/01/11/gli-alberi-del-bosco-andarono-per-ungersi-un-re/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GLI ALBERI DEL BOSCO ANDARONO PER UNGERSI UN RE</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (IV) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/01/25/sovrano-e-chi-decide-sullo-stato-di-eccezione-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (I)</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (V) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/02/04/sovrano-e-chi-decide-sullo-stato-di-eccezione-ii/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (II)</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VI) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/02/11/la-pietra-del-vaticano-politicizzazione-della-teologia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LA PIETRA DEL VATICANO: POLITICIZZAZIONE DELLA TEOLOGIA</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VII) – <a href="https://www.malanova.info/2022/07/15/profanare-la-religione-capitalistica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PROFANARE LA RELIGIONE CAPITALISTICA</a></p>
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		<title>PROFANARE LA RELIGIONE CAPITALISTICA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2022/07/15/profanare-la-religione-capitalistica/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 10:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[teologia politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appunti di Teologia Politica (VII) La metafisica, la spiritualità, la fede, come motore e potenza nell’attualità del sistema capitalista. Profanare la religione capitalistica. Quello di “teologia politica” è un concetto polisemico; ostensibilmente rilevante per spiegare la relazione tra religione e politica, così come i presupposti metafisici forse necessari per ogni regime di governo (G. Parietti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em><strong>Appunti di Teologia Politica (VII)</strong></em></p>



<p><strong>La metafisica, la spiritualità, la fede, come motore e potenza nell’attualità del sistema capitalista. Profanare la religione capitalistica.</strong></p>



<p><em>Quello di “teologia politica” è un concetto polisemico; ostensibilmente rilevante per spiegare la relazione tra religione e politica, così come i presupposti metafisici forse necessari per ogni regime di governo</em> (G. Parietti, <em>Su significato e impossibilità della teologia politica</em>, La Cultura, Fascicolo 1, aprile 2017).</p>



<p>Anche qui si ritorna al concetto della metafisica come presupposto alla politica ed al sistema di governo delle vite in generale. Tanti studiosi si sono esercitati al disvelamento dell’origine tologica di tante strutture sociali, di tante istituzioni civili. Non basta il dato economico, serve una teologia, una spiritualità che abbia nel religioso le sue fondamenta.</p>



<p>Di fatto, il capitalismo, prima di essere un sistema economico-politico, è una fede. Alla base una forte credenza nella ‘mano invisibile’ che regola automaticamente il mercato. Se lasciamo fare alla vita, all’intricato sistema della domanda e dell’offerta, senza frapporre ostacoli, se avremo tanta fede da lasciare la macchina camminare autonomamente in discesa e a folle, vedremo che la macchina ci condurrà miracolosamente alla meta. Se c’è sovrapproduzione di un bene, calano i prezzi e il mercato si equilibria, Se un bene è scarso, i prezzi salgono e nuovi capitalisti saranno propensi a gettarsi nell’affare ed il mercato torna in equilibrio. E’ la secolarizzazione del concetto di ‘Provvidenza’. Non dobbiamo frapporre principi etici, comunitari, sistemi di pianificazione razionale: dall’egoismo di ciascuno ci verrà il bene. A tal punto è stata storpiata e ideologizzata la famosa sentenza di Adam Smith: “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse personale”.</p>



<p>Traslando la riflessione dal mercato dei beni a quello finanziario, oggi il vero centro del fittizio sistema economico, Emiliano Brancaccio analizza in profondità questo tipo di fede ideologica del capitalismo e dell’economicismo ortodosso:</p>



<p><em>Terrore del cambiamento climatico e della crisi ecologica? Niente paura, la “finanza verde” ci salverà. Larry Fink, general manager di Blackrock, una delle più grandi società di investimento al mondo, sostiene che le trasformazioni del clima stanno determinando una profonda rivalutazione dei rischi economici connessi al mutamento ambientale. Il mercato finanziario, a suo avviso, è in grado di prevedere in anticipo tali rischi e per fronteggiarli sta già determinando un cambiamento profondo nell’allocazione dei capitali. Fink prevede che sui mercati finanziari assisteremo presto alla svendita di titoli di quelle attività finanziarie che sono situate in aree a forte rischio di siccità e di desertificazione. Inoltre, si verificherà una svalutazione dei titoli delle aziende che operano nel campo dei combustibili fossili, mentre andranno sempre meglio le aziende che operano nel settore delle energie alternative. Molto richiesti saranno anche i cosiddetti green bonds, ossia titoli che consentono di investire in attività sostenibili dal punto di vista ecologico. Nell’ottica di Fink, il mercato finanziario viene inteso come un infallibile demiurgo del futuro: non solo capace di vedere in anticipo i cambiamenti climatici, ma anche di promuovere gli investimenti ecosostenibili necessari a fronteggiarli. Il racconto è accattivante, e guarda caso circola con sempre più insistenza nei club ecologisti d’alto bordo.  [&#8230;] Mario Draghi tra i suoi più autorevoli sostenitori, quando al G20 ha dichiarato che «le più grandi istituzioni finanziarie private hanno manifestato in varie occasioni un impegno», contribuendo con le loro capacità di analisi e di previsione alla causa ecologista. E soprattutto, è un’idea mutuata dalla gran mole di letteratura accademica ortodossa che decanta le virtù premonitrici del mercato finanziario. La qual cosa sembrerebbe una garanzia scientifica, se non fosse che questa letteratura risulta ormai smentita dall’evidenza </em>(E. Brancaccio, “Il bluff della finanza ‘verde’”, in <em>Democrazia sotto assedio: La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico. 50 brevi lezioni</em>, PIEMME).</p>



<p>Il mercato finanziario sarebbe dunque, per il pensiero mainstream, capace di profezia, di previsione, e perfino capace di risolvere in autonomia, magicamente, i problemi ambientali. Li risolverà per tempo, prima che sia troppo tardi: una fede sicuramente più ottimistica dello stesso cristianesimo che alla fine degli scritti canonici reca il libro dell’Apocalisse.&nbsp;</p>



<p>Nonostante tutti i dati scientifici, le analisi approfondite, le nuove metodologie di ricerca, attestino l’irrazionalità caotica del sistema liberista basato sul laissez-faire, la fede nell’unico modello possibile non è crollata. Si pensa &#8211; i più temerari &#8211; al massimo a qualche azione di riforma ma nulla di rivoluzionario. Il liberl-conservatorismo, nel concreto, poco differisce dal liberal-socialismo: questione di accenti!&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ancora più evidente è il dato della distribuzione delle risorse. La dottrina ortodossa predica da sempre un innalzamento generalizzato del benessere mondiale: lasciate che i più dotati si arricchiscano tanto, per sgocciolamento, faranno anche la vostra felicità. Inutile snocciolare i dati, mostrare studi corposi alla Piketty, o dimostrare con Brancaccio che l’80% delle azioni mondiali è appannaggio del 2% degli azionisti, inutili le statistiche annuali della Oxfam. Lasciate che Bezos decuplichi il suo patrimonio personale, di certo avrete anche voi il vostro bel beneficio. Questi i principali dogmi della religione capitalista che è accompagnata da una sua spiritualità generale e dalla sua forma tipica di “ascesi”.</p>



<p><em>Il Signore Dio dell&#8217;universo vi aveva invitato a piangere e a lamentarvi, a radervi le teste e a vestirvi di sacco. Voi invece vi siete dati alla pazza gioia. Avete scannato vitelli e capretti per far festa, vi siete riempiti di carne e di vino e avete gridato: &#8216;Mangiamo e beviamo perché domani morremo!&#8217; </em>(Isaia 22,12-13).</p>



<p><em>Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo </em>(1 Corinzi 15, 32).</p>



<p>Questa la nuova, ma in realtà antichissima, teologia del capitalismo. Dio è morto. Anche Gesù è rimasto nella tomba. Se il legislatore non esiste non può che venire a mancare anche la legge. Ognuno sia allora legge a se stesso, ognuno trovi il suo personale antidoto alla disperazione. Non c’è nient’altro che questa vita e questo mondo…generato dal caos primordiale, dal botto cosmico…<em>vi siete riempiti di carne e di vino e avete gridato: &#8216;Mangiamo e beviamo perché domani morremo!&#8217;.&nbsp;</em></p>



<p>Quale marketing più azzeccato che la disperazione? Quale molla più azzeccata della depressione per far scattare lo shopping compulsivo? Alla fine tu non sei che un ammasso di cellule ed il massimo della consolazione è avere lo stomaco pieno e le palle vuote. La vità è troppo breve, domani moriremo: oggi è il giorno della grande baldoria, che puoi farci se l’altro muore di fame? Alla fine si muore tutti. Che t’importa che domani il mondo finirà? Finirà comunque per te e non tra 100 anni ma forse domani. Che t’importa se i tuoi miliardi sono il frutto della sofferenza di milioni di uomini sfruttati?</p>



<p><em>Allora il Signore disse a Caino: ‘Dov’è Abele, tuo fratello?’ Egli rispose: ‘Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?’ </em>(Genesi 4,9).</p>



<p>Morto Dio, il Padre, siamo tutti orfani, figli unici, partoriti involontariamente dal caos, o per i più poetici dalla natura, non ci sono fratelli o sorelle da custodire. Non ci sono legami di sangue, parentele, collettività. Ognuno pensi per sé; dall’egoismo e dall’egocentrismo di ognuno di noi promanerà magicamente grazie alla ‘mano invisibile’ il migliore dei mondi possibili. Se tarda a venire è perché ancora c’è qualche altro ostacolo da abbattere in economia, qualche altra pianificazione, qualche altro Stato canaglia. Siamo monadi e per di più fluide. Basta che ci sazi mangiamo qualsiasi porcheria da fast food, l’importante è che costi poco, il livello di colesterolo prima o poi si alzerà comunque. Basta che ci faccia godere possimo copulare allegramente con chiccessia, abusare dei corpi come degli oggetti mercificati, maschio o femmina, maschi o femmine, maschi e femmine ensamble, basta che ci sia un corpo che sia disponibile o, anche se indisponibile, si procede con l’acquisto della droga dello stupro e che nessuno ci veda! Alla fine non è un uomo o una donna, un mio fratello o una mia sorella da rispettare per la sua dignità, sono semplicemente corpi e come tali domani semplicemente periranno.</p>



<p>Corpi da spremere come manodopera nell’industria per generare plusvalore. Corpi da sfruttare nel porno per generare pluspiacere e, comunque, plusvalore. Corpi, alla fine, semplicemente da eliminare se siamo diventati troppi per sfamarci tutti…corpi utili per la guerra!</p>



<p>Questa la nuova teologia: Dio è morto!</p>



<p>Questa la nuova spiritualità: egocentrismo, edonismo, egoismo, individualismo</p>



<p>Questa la nuova ascesi: &#8216;Mangiamo e beviamo perché domani morremo!&#8217;</p>



<p>Seppure di fronte all’opulenza di questo progetto ‘liberale’ poco ha potuto il ben più volontaristico e monacale comunismo materialista, il discorso non si pone semplicisticamente tra la fede e la ragione, tra teismo e ateismo. Come abbiamo già visto sopra, ci troviamo in realtà di fronte, sempre, a due teologie che a loro volta si frammentano in base all’accoglienza individuale. Nell’affrontare tali discorsi ci muoviamo, come sempre, su livelli di astrazione che provino ad ossificare le linee di forza di ogni ragionamento. Ci sono discorsi teologici che hanno secolarizzato l’idea di Dio per giustificare il potere ed il saccheggio fino a giungere al concetto della guerra santa e del Sacro Impero e ci sono discorsi apparentemente atei che altro non fanno che divinizzare la materia, il mondo, la ragione. Tra la Città di Dio secolarizzata e la Città degli Uomini spiritualizzata, anche qui, è una questione di accenti senza formali differenze. Ritornando all’attualità, è importante disincantarci finalmente dal discorso illuminista e positivista antimetafisico. Prendere coscienza che anche il nostro sistema liberale, liberista, razionale, umanista, a-dogmatico, in realtà non esiste e ci troviamo immersi ancora in una dottrina teologica secolarizzata con caratteri fortemente escatologici che ha semplicemente sostituito alla ricapitolazione finale di Cristo con l’avvento del Regno di Dio, l’avvento del Regno degli Uomini che non tarderà a venire in un prossimo futuro, scaturente dal semplice equilibrio di mercato, nonostante tutte le variabili ancora oggi sembrano indicare tutt’altro destino. Ancora qualche aggiustamento strutturale della divina Troika, qualche sacrificio umano delle masse alla dea Mammona ed il tempo sarà finalmente compiuto!</p>



<p><em>Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c&#8217;era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono:</em></p>



<p><em>&#8216;Ecco la dimora di Dio con gli uomini!</em></p>



<p><em>Egli dimorerà tra di loro</em></p>



<p><em>ed essi saranno suo popolo</em></p>



<p><em>ed egli sarà il &#8216;Dio-con-loro&#8217;.</em></p>



<p><em>E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;</em></p>



<p><em>non ci sarà più la morte,</em></p>



<p><em>né lutto, né lamento, né affanno,</em></p>



<p><em>perché le cose di prima sono passate&#8217;</em> (Apocalisse 21, 1-4).</p>



<p>Il capitalismo, scrive Stefano Franchini, è ormai il nostro “orizzonte indiscutibile (dogma, ndr), ultimo e chiuso, insuperabile, che trascende il reale in quanto, a sua volta, impossibile da trascendere anche solo nel pensiero: humus vitale omogeneo, milieu privo di alterità, ordine del discorso dominante, unica utopia residua che si autoalimenta, esclusivo oggetto di venerazione”. Esso è la nostra religione perché in esso la nostra società “crede” (nel senso religioso del termine), “crede che esso sia il proprio destino. E crede che sia l’unica chance di plasmare il proprio destino”. Il culto capitalista informa oggi ogni aspetto della vita individuale, sociale, politica: i suoi riti, il suo fasto sacrale, i suoi idoli (la pubblicità, la moda, il marketing, il consumo) sono l’unica promessa di salvezza che la nostra società conosca, promessa che solo conduce a un’infinita e necessaria frustrazione, e non è quindi che disperazione. [&#8230;] Oggi il capitalismo sembra improfanabile. L’idea di un’Umkehr (conversione, ndr), e cioè riuscire a pensare una via d’uscita dalla logica e dall’orizzonte religiosi che ci determinano, riuscire a pensare una politica profana e che profani la religione capitalistica, è il compito, non attuale, ma assolutamente necessario del nostro tempo. (Introduzione a W. Benjamin, <em>Capitalismo come Religione</em>).</p>



<p><strong>La Redazione di Malanova</strong></p>



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<p><strong>I precedenti contributi:</strong></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (I) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2021/12/24/la-politica-come-pensiero-scorretto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LA POLITICA COME PENSIERO SCORRETTO</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (II) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2021/12/29/spazzolare-la-storia-contropelo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SPAZZOLARE LA STORIA CONTROPELO</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (III) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/01/11/gli-alberi-del-bosco-andarono-per-ungersi-un-re/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GLI ALBERI DEL BOSCO ANDARONO PER UNGERSI UN RE</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (IV) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/01/25/sovrano-e-chi-decide-sullo-stato-di-eccezione-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (I)</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (V) –&nbsp;<a href="https://www.malanova.info/2022/02/04/sovrano-e-chi-decide-sullo-stato-di-eccezione-ii/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (II)</a></p>



<p>Appunti di Teologia Politica (VI) &#8211; <a href="https://www.malanova.info/2022/02/11/la-pietra-del-vaticano-politicizzazione-della-teologia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LA PIETRA DEL VATICANO: POLITICIZZAZIONE DELLA TEOLOGIA</a></p>
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