PROFANARE LA RELIGIONE CAPITALISTICA

Appunti di Teologia Politica (VII)

La metafisica, la spiritualità, la fede, come motore e potenza nell’attualità del sistema capitalista. Profanare la religione capitalistica.

Quello di “teologia politica” è un concetto polisemico; ostensibilmente rilevante per spiegare la relazione tra religione e politica, così come i presupposti metafisici forse necessari per ogni regime di governo (G. Parietti, Su significato e impossibilità della teologia politica, La Cultura, Fascicolo 1, aprile 2017).

Anche qui si ritorna al concetto della metafisica come presupposto alla politica ed al sistema di governo delle vite in generale. Tanti studiosi si sono esercitati al disvelamento dell’origine tologica di tante strutture sociali, di tante istituzioni civili. Non basta il dato economico, serve una teologia, una spiritualità che abbia nel religioso le sue fondamenta.

Di fatto, il capitalismo, prima di essere un sistema economico-politico, è una fede. Alla base una forte credenza nella ‘mano invisibile’ che regola automaticamente il mercato. Se lasciamo fare alla vita, all’intricato sistema della domanda e dell’offerta, senza frapporre ostacoli, se avremo tanta fede da lasciare la macchina camminare autonomamente in discesa e a folle, vedremo che la macchina ci condurrà miracolosamente alla meta. Se c’è sovrapproduzione di un bene, calano i prezzi e il mercato si equilibria, Se un bene è scarso, i prezzi salgono e nuovi capitalisti saranno propensi a gettarsi nell’affare ed il mercato torna in equilibrio. E’ la secolarizzazione del concetto di ‘Provvidenza’. Non dobbiamo frapporre principi etici, comunitari, sistemi di pianificazione razionale: dall’egoismo di ciascuno ci verrà il bene. A tal punto è stata storpiata e ideologizzata la famosa sentenza di Adam Smith: “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse personale”.

Traslando la riflessione dal mercato dei beni a quello finanziario, oggi il vero centro del fittizio sistema economico, Emiliano Brancaccio analizza in profondità questo tipo di fede ideologica del capitalismo e dell’economicismo ortodosso:

Terrore del cambiamento climatico e della crisi ecologica? Niente paura, la “finanza verde” ci salverà. Larry Fink, general manager di Blackrock, una delle più grandi società di investimento al mondo, sostiene che le trasformazioni del clima stanno determinando una profonda rivalutazione dei rischi economici connessi al mutamento ambientale. Il mercato finanziario, a suo avviso, è in grado di prevedere in anticipo tali rischi e per fronteggiarli sta già determinando un cambiamento profondo nell’allocazione dei capitali. Fink prevede che sui mercati finanziari assisteremo presto alla svendita di titoli di quelle attività finanziarie che sono situate in aree a forte rischio di siccità e di desertificazione. Inoltre, si verificherà una svalutazione dei titoli delle aziende che operano nel campo dei combustibili fossili, mentre andranno sempre meglio le aziende che operano nel settore delle energie alternative. Molto richiesti saranno anche i cosiddetti green bonds, ossia titoli che consentono di investire in attività sostenibili dal punto di vista ecologico. Nell’ottica di Fink, il mercato finanziario viene inteso come un infallibile demiurgo del futuro: non solo capace di vedere in anticipo i cambiamenti climatici, ma anche di promuovere gli investimenti ecosostenibili necessari a fronteggiarli. Il racconto è accattivante, e guarda caso circola con sempre più insistenza nei club ecologisti d’alto bordo.  […] Mario Draghi tra i suoi più autorevoli sostenitori, quando al G20 ha dichiarato che «le più grandi istituzioni finanziarie private hanno manifestato in varie occasioni un impegno», contribuendo con le loro capacità di analisi e di previsione alla causa ecologista. E soprattutto, è un’idea mutuata dalla gran mole di letteratura accademica ortodossa che decanta le virtù premonitrici del mercato finanziario. La qual cosa sembrerebbe una garanzia scientifica, se non fosse che questa letteratura risulta ormai smentita dall’evidenza (E. Brancaccio, “Il bluff della finanza ‘verde’”, in Democrazia sotto assedio: La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico. 50 brevi lezioni, PIEMME).

Il mercato finanziario sarebbe dunque, per il pensiero mainstream, capace di profezia, di previsione, e perfino capace di risolvere in autonomia, magicamente, i problemi ambientali. Li risolverà per tempo, prima che sia troppo tardi: una fede sicuramente più ottimistica dello stesso cristianesimo che alla fine degli scritti canonici reca il libro dell’Apocalisse. 

Nonostante tutti i dati scientifici, le analisi approfondite, le nuove metodologie di ricerca, attestino l’irrazionalità caotica del sistema liberista basato sul laissez-faire, la fede nell’unico modello possibile non è crollata. Si pensa – i più temerari – al massimo a qualche azione di riforma ma nulla di rivoluzionario. Il liberl-conservatorismo, nel concreto, poco differisce dal liberal-socialismo: questione di accenti!  

Ancora più evidente è il dato della distribuzione delle risorse. La dottrina ortodossa predica da sempre un innalzamento generalizzato del benessere mondiale: lasciate che i più dotati si arricchiscano tanto, per sgocciolamento, faranno anche la vostra felicità. Inutile snocciolare i dati, mostrare studi corposi alla Piketty, o dimostrare con Brancaccio che l’80% delle azioni mondiali è appannaggio del 2% degli azionisti, inutili le statistiche annuali della Oxfam. Lasciate che Bezos decuplichi il suo patrimonio personale, di certo avrete anche voi il vostro bel beneficio. Questi i principali dogmi della religione capitalista che è accompagnata da una sua spiritualità generale e dalla sua forma tipica di “ascesi”.

Il Signore Dio dell’universo vi aveva invitato a piangere e a lamentarvi, a radervi le teste e a vestirvi di sacco. Voi invece vi siete dati alla pazza gioia. Avete scannato vitelli e capretti per far festa, vi siete riempiti di carne e di vino e avete gridato: ‘Mangiamo e beviamo perché domani morremo!’ (Isaia 22,12-13).

Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo (1 Corinzi 15, 32).

Questa la nuova, ma in realtà antichissima, teologia del capitalismo. Dio è morto. Anche Gesù è rimasto nella tomba. Se il legislatore non esiste non può che venire a mancare anche la legge. Ognuno sia allora legge a se stesso, ognuno trovi il suo personale antidoto alla disperazione. Non c’è nient’altro che questa vita e questo mondo…generato dal caos primordiale, dal botto cosmico…vi siete riempiti di carne e di vino e avete gridato: ‘Mangiamo e beviamo perché domani morremo!’. 

Quale marketing più azzeccato che la disperazione? Quale molla più azzeccata della depressione per far scattare lo shopping compulsivo? Alla fine tu non sei che un ammasso di cellule ed il massimo della consolazione è avere lo stomaco pieno e le palle vuote. La vità è troppo breve, domani moriremo: oggi è il giorno della grande baldoria, che puoi farci se l’altro muore di fame? Alla fine si muore tutti. Che t’importa che domani il mondo finirà? Finirà comunque per te e non tra 100 anni ma forse domani. Che t’importa se i tuoi miliardi sono il frutto della sofferenza di milioni di uomini sfruttati?

Allora il Signore disse a Caino: ‘Dov’è Abele, tuo fratello?’ Egli rispose: ‘Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?’ (Genesi 4,9).

Morto Dio, il Padre, siamo tutti orfani, figli unici, partoriti involontariamente dal caos, o per i più poetici dalla natura, non ci sono fratelli o sorelle da custodire. Non ci sono legami di sangue, parentele, collettività. Ognuno pensi per sé; dall’egoismo e dall’egocentrismo di ognuno di noi promanerà magicamente grazie alla ‘mano invisibile’ il migliore dei mondi possibili. Se tarda a venire è perché ancora c’è qualche altro ostacolo da abbattere in economia, qualche altra pianificazione, qualche altro Stato canaglia. Siamo monadi e per di più fluide. Basta che ci sazi mangiamo qualsiasi porcheria da fast food, l’importante è che costi poco, il livello di colesterolo prima o poi si alzerà comunque. Basta che ci faccia godere possimo copulare allegramente con chiccessia, abusare dei corpi come degli oggetti mercificati, maschio o femmina, maschi o femmine, maschi e femmine ensamble, basta che ci sia un corpo che sia disponibile o, anche se indisponibile, si procede con l’acquisto della droga dello stupro e che nessuno ci veda! Alla fine non è un uomo o una donna, un mio fratello o una mia sorella da rispettare per la sua dignità, sono semplicemente corpi e come tali domani semplicemente periranno.

Corpi da spremere come manodopera nell’industria per generare plusvalore. Corpi da sfruttare nel porno per generare pluspiacere e, comunque, plusvalore. Corpi, alla fine, semplicemente da eliminare se siamo diventati troppi per sfamarci tutti…corpi utili per la guerra!

Questa la nuova teologia: Dio è morto!

Questa la nuova spiritualità: egocentrismo, edonismo, egoismo, individualismo

Questa la nuova ascesi: ‘Mangiamo e beviamo perché domani morremo!’

Seppure di fronte all’opulenza di questo progetto ‘liberale’ poco ha potuto il ben più volontaristico e monacale comunismo materialista, il discorso non si pone semplicisticamente tra la fede e la ragione, tra teismo e ateismo. Come abbiamo già visto sopra, ci troviamo in realtà di fronte, sempre, a due teologie che a loro volta si frammentano in base all’accoglienza individuale. Nell’affrontare tali discorsi ci muoviamo, come sempre, su livelli di astrazione che provino ad ossificare le linee di forza di ogni ragionamento. Ci sono discorsi teologici che hanno secolarizzato l’idea di Dio per giustificare il potere ed il saccheggio fino a giungere al concetto della guerra santa e del Sacro Impero e ci sono discorsi apparentemente atei che altro non fanno che divinizzare la materia, il mondo, la ragione. Tra la Città di Dio secolarizzata e la Città degli Uomini spiritualizzata, anche qui, è una questione di accenti senza formali differenze. Ritornando all’attualità, è importante disincantarci finalmente dal discorso illuminista e positivista antimetafisico. Prendere coscienza che anche il nostro sistema liberale, liberista, razionale, umanista, a-dogmatico, in realtà non esiste e ci troviamo immersi ancora in una dottrina teologica secolarizzata con caratteri fortemente escatologici che ha semplicemente sostituito alla ricapitolazione finale di Cristo con l’avvento del Regno di Dio, l’avvento del Regno degli Uomini che non tarderà a venire in un prossimo futuro, scaturente dal semplice equilibrio di mercato, nonostante tutte le variabili ancora oggi sembrano indicare tutt’altro destino. Ancora qualche aggiustamento strutturale della divina Troika, qualche sacrificio umano delle masse alla dea Mammona ed il tempo sarà finalmente compiuto!

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

‘Ecco la dimora di Dio con gli uomini!

Egli dimorerà tra di loro

ed essi saranno suo popolo

ed egli sarà il ‘Dio-con-loro’.

E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;

non ci sarà più la morte,

né lutto, né lamento, né affanno,

perché le cose di prima sono passate’ (Apocalisse 21, 1-4).

Il capitalismo, scrive Stefano Franchini, è ormai il nostro “orizzonte indiscutibile (dogma, ndr), ultimo e chiuso, insuperabile, che trascende il reale in quanto, a sua volta, impossibile da trascendere anche solo nel pensiero: humus vitale omogeneo, milieu privo di alterità, ordine del discorso dominante, unica utopia residua che si autoalimenta, esclusivo oggetto di venerazione”. Esso è la nostra religione perché in esso la nostra società “crede” (nel senso religioso del termine), “crede che esso sia il proprio destino. E crede che sia l’unica chance di plasmare il proprio destino”. Il culto capitalista informa oggi ogni aspetto della vita individuale, sociale, politica: i suoi riti, il suo fasto sacrale, i suoi idoli (la pubblicità, la moda, il marketing, il consumo) sono l’unica promessa di salvezza che la nostra società conosca, promessa che solo conduce a un’infinita e necessaria frustrazione, e non è quindi che disperazione. […] Oggi il capitalismo sembra improfanabile. L’idea di un’Umkehr (conversione, ndr), e cioè riuscire a pensare una via d’uscita dalla logica e dall’orizzonte religiosi che ci determinano, riuscire a pensare una politica profana e che profani la religione capitalistica, è il compito, non attuale, ma assolutamente necessario del nostro tempo. (Introduzione a W. Benjamin, Capitalismo come Religione).

La Redazione di Malanova

I precedenti contributi:

Appunti di Teologia Politica (I) – LA POLITICA COME PENSIERO SCORRETTO

Appunti di Teologia Politica (II) – SPAZZOLARE LA STORIA CONTROPELO

Appunti di Teologia Politica (III) – GLI ALBERI DEL BOSCO ANDARONO PER UNGERSI UN RE

Appunti di Teologia Politica (IV) – SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (I)

Appunti di Teologia Politica (V) – SOVRANO È CHI DECIDE SULLO STATO DI ECCEZIONE (II)

Appunti di Teologia Politica (VI) – LA PIETRA DEL VATICANO: POLITICIZZAZIONE DELLA TEOLOGIA

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