CRISI PANDEMICA E SANITÀ CALABRESE: UNA TESTIMONIANZA [#8]

Durante un recente momento di mobilitazione nei pressi del centro sanitario di C.da Lecco di Rende (CS) abbiamo avuto modo di registrare alcune testimonianze di cittadini/utenti dalle quali emergono con chiarezza quali siano gli effetti, in termini di disservizi e mancato accesso alle cure, delle ristrutturazioni aziendali imposte dal regime commissariale e dei continui tagli lineari alla spesa pubblica per la sanità. Chiusure, spostamenti, accorpamenti, tagli sul personale e precarizzazione del lavoro portano a una progressiva incapacità a garantire i livelli essenziali di assistenza generando uno stato di frustrazione tra gli utenti ma anche un nuovo e più alto livello di coscienza che spinge alcuni cittadini ad affermare che l’unica via per vincere è unirsi nelle proteste.


Prima testimonianza

Sono una cittadina di Rende che ha fatto molto uso e dovrebbe continuare a farlo del reparto di Fisiochinesiterapia di questo polo sanitario ASP di contrada Lecco del Distretto sanitario di Rende. Ho provato tante volte a soddisfare questa mia necessità di fisioterapia così come mi veniva ordinata dal medico curante con la difficoltà di poter utilizzare il servizio pubblico perché le prenotazioni erano tantissime e venivano bloccate quando si raggiungeva un’utenza che superava i tre mesi di lista di attesa. La maggior parte delle volte non c’era assolutamente posto per cui venivo sostanzialmente invitata a ricorrere al privato. Evidentemente chi ha pensato di spostare questo servizio di Fisiochinesiterapia da Rende a Serraspiga, in un posto difficile da raggiungere per persone anziane e che hanno problemi di deambulazione e necessitano quindi di questo tipo di terapia, non ha assolutamente pensato che il diritto alla salute e i bisogni dei cittadini pazienti devono essere messo al primo posto. Non bisogna pensare al fatto che vengono spostate solamente due unità lavorative, due fisioterapiste, perché di fatto sono le uniche per tutte il distretto sanitario che conta decine di comuni, essendo rimaste sole perché non sono state reintegrate le professionalità andate in pensione negli anni. Queste due fisioterapiste hanno sopportato una mole di lavoro notevole visto che, nonostante le abnormi liste di attesa, riuscivano a dare un servizio a migliaia di persone che avevano come unica possibilità attendere e vedere se il loro bisogno acuto poteva essere raccolto dalla medicina territoriale. Questo, badate bene, è un diritto, io non vengo a chiedere qualcosa che non mi spetta, è un diritto. Allora io cosa dico; dico che va bene che i locali siano assegnati perché erano necessari per il potenziamento di un altro servizio anch’esso necessario sul territorio è anch’esso vittima delle lunghe liste di attesa. Tutti noi che siamo genitori e capiamo l’importanza di quest’altro servizio, ma anche gli altri capiscono l’urgenza di dare un servizio dignitoso a un bambino o ad un adolescente che ha problemi, quindi noi non vogliamo assolutamente che passi l’idea che siamo contrari all’ampliamento di Neuropsichiatria infantile. Va benissimo ma non a scapito di altri servizi. Bisogna potenziarli tutti. In effetti i locali che sono stati assegnati al momento, che erano quelli usati per la ginnastica e la fisioterapia, sono seminterrati con poca luce e quindi per niente adatti ad ospitare ore e ore di terapia, ad ospitare bambini con problematiche mentali. Sono locali che hanno bisogno di ristrutturazione e adeguamento; non vanno bene questi locali, non andavano bene per fisiopatologia e fisiochinesiterapia, non andranno assolutamente bene per l’altro delicato servizio. Quindi noi chiediamo due cose. Scusatemi se mi soffermo solo su queste due ma parlo come utente e so quanto mi costa aver perso anche questo briciolo di servizio. Una, che i locali vengano ripresi e ristrutturati e, due, che il servizio di fisiochinesiterapia venga riportato sul territorio di Rende. Perché invece di vederlo potenziato, visto le migliaia di richieste che c’erano, noi abbiamo perso un servizio e per cui non è possibile che lasciamo passare tutte queste cose sulla nostra testa. Il commissario Bettelini deve sapere che non siamo disposti più a metterci in macchina, a pregare che qualcuno ci accompagna, a vedere sommare gli utenti di Rende a quelli del territorio di Cosenza visto che il servizio già non bastava per garantire la cura per il nostro territorio. Dobbiamo unirci nella protesta perché più siamo i cittadini incazzati, più riusciamo a trovare la strada per obbligare chi dall’alto pensa a questi obbrobri a non essere più in condizione di perpetrarli.

Seconda testimonianza

Tantissime sono le esperienze negative che nei vari presidi stanno emergendo. In questa struttura, il centro sanitario di C.da Lecco a Rende, mia suocera a settembre del 2019 ha chiesto di essere prenotata per una prestazione sanitaria; una fisioterapia domiciliare.  D’ufficio l’hanno convocata per dicembre 2020 ma nel frattempo è deceduta, a gennaio di quest’anno. Magari sarebbe vissuta più a lungo se le cure fossero state garantite. C’era stato suggerito di trovare “un’amicizia” come si suol fare qui da noi a sud, un amico degli amici, una conoscenza di questo o quell’altro che potesse abbreviare l’attesa. Noi siamo stanchi ma veramente stanchi. Di una cosa sono però rammaricato, di vedere poche persone. La salute interessa tutti e questa non è una manifestazione politica, non stiamo tirando le parti alla destra o la sinistra. Qui stiamo parlando di qualcosa che tocca l’intimo, dove chi non ha perso qualche parente sul problemi di cancro, ha certamente avuto problemi connessi a tantissime altre malattie ed ha combattuto con la malasanità. Ora voglio dire solo una cosa, spero che arrivi anche al Ministro Speranza perché lui ci rappresenta in questo momento e non mi interessa a quale partito appartiene. Non ho proprio nessun problema, voglio dire solo questo, se arriva questo annuncio, se lui vuole capire veramente quello che succede qui a causa della malasanità. Dovrebbe scendere qui, in Calabria, abitarci per un periodo e tastare proprio lui stesso, con le proprie mani, quello che succede qui a causa della sanità privata. Non voglio fare i nomi, li sappiamo tutti ed in tutte le manifestazioni lo stiamo dicendo. Ma credo che, sia a livello regionale che nazionale, quello che succede è che la politica di destra e di sinistra non fa altro che litigare invece di prendere provvedimenti. Sappiamo che le strutture ci sono e quindi noi vogliamo più sanità territoriale, subito, non facendo tante parole come stanno facendo. Perché nel frattempo la gente muore; mia suocera doveva farla per dicembre la visita ma nel frattempo è deceduta senza cure.

Terza testimonianza

Buongiorno a tutti, grazie per avermi dato la possibilità, oggi, di parlare. Sono una persona molto indignata perché interessata in prima persona da quello che succede alle nostre spalle e sulla nostra pelle. Non possiamo più stare zitti, dobbiamo ribellarci! Vediamo quello che sta accadendo, abbiamo una politica nazionale allo sbando, una regione allo sbando, abbiamo il Presidente del Consiglio Regionale, l’onorevole Tallini, indagato per traffico di medicinali illeciti e parlo di medicinali antitumorali. Se parlo di CMF, chi ha avuto una triste esperienza di malattia, sa di cosa sto parlando. Parlo di Neomicina, un farmaco che quando ti viene iniettato pare ti venga iniettato il diavolo e fuoco dell’inferno insieme. Allora i politici non possono più pigliarsi la briga di giocare sulle nostre spalle, sulla pelle dei poveri ammalati. Il Presidente del Consiglio Regionale che guadagna circa 25.000 euro al mese e non è il solo e questo mi fa accapponare la pelle. I poveri ammalati sono privati dei loro diritti e con un misero stipendio vanno in cerca di come e dove curarsi. Perché guardate, cari amici, fare viaggi della speranza, fare le cure della speranza, è molto brutto e non possiamo più tollerare tutto ciò. Lasciare i figli, lasciare i propri affetti è difficile. Voglio dirvi una cosa, essere ammalati non è una colpa, è una sfida a lottare per essere sempre più innamorati della propria vita. Anche su questo farebbe bene il senatore Morra a non infangare la memoria di chi non c’è più e soprattutto rispettare i pazienti oncologici che credetemi fanno sacrifici enormi per curarsi in altre parti del Nord e non in Calabria.  Ora basta! I nostri politici sono falliti, i falliti solo loro non siamo noi. Non ci serve più una pacca sulla spalla per dire, stai tranquillo, va tutto bene, me la vedo io; perché non va niente bene in Calabria, qua non va per niente bene. Quindi dobbiamo ribellarci a questo sistema sanitario, è impensabile che si vada al nostro nosocomio cosentino per una prenotazione di esami del sangue e a metà novembre ti viene detto ci vuole il primo di dicembre. È impensabile che ti viene detto che gli esami li potrai ritirare non prima del 15 dicembre. Tutto ciò è impensabile, quindi giù le mani dalla sanità pubblica! Ecco perché sono così indignato, perché sei vai a farti una visita ematologica d’urgenza ti rispondono che non c’è disponibilità di posto. Tutto questo è impensabile, i mafiosi non siamo noi cittadini calabresi, i massomafiosi sono i politici che ci hanno governato fino ad ora. Tutto ciò non deve esistere più in Calabria! Dobbiamo ribellarci tutti e dare voce al popolo.


LE ALTRE TESTIMONIANZE

# 1 Operatore front office medici di base

# 2 Un Operatore Socio Sanitario

#3 Un infermiere

#4 Una cittadina/utente

#5 Un Operatore Socio Sanitario

#6 Un’infermiera

#7 Un’ostetrica

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6 thoughts on “CRISI PANDEMICA E SANITÀ CALABRESE: UNA TESTIMONIANZA [#8]

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