CRISI PANDEMICA E SANITÀ CALABRESE: UNA TESTIMONIANZA [#7]

È il turno della testimoninanza di un’ostetrica. Emerge l’esigenza di fare della propria professione un baluardo resistenziale contro malaffare, cattiva politica, abbandono. Perché è come se, qui in Calabria, il fronte si sia rovesciato e abbia finito per lasciare allo scoperto gli “ultimi” operatori e, cosa ancora più grave, i pazienti. Certo, talvolta, e in questo periodo anche frequentemente, prevale lo scoramento. E ci fa piacere che come soluzione al disordine la nostra amica, che ci chiede di rimanere anonima, individua l’impegno. Non soltanto quello professionale di chi è costretto a lavorare in queste condizioni, ma anche quello del semplice cittadino che, un giorno, potrebbe avere bisogno che quella professionalità venga esercitata nel miglior modo possibile.


In qualità di Operatrice Sanitaria del Servizio Sanitario Regionale, vivo gli ultimi avvenimenti mediatici che hanno acceso i riflettori sulla condizione sanitaria calabrese con un duplice sentimento. Il sospetto più o meno fondato che alla base del disservizio cronico che contraddistingue ogni azione intrapresa ci fosse del malaffare, io come ogni “ultimo” operatore l’ho sempre avuto. E per “ultimo” operatore intendo chi ogni giorno si alza e va in trincea per cercare di dare risposta a ogni paziente o cittadino che a noi si rivolge. La certezza, invece, che il sistema è completamente marcio genera un avvilimento e una desolazione che non ha eguali.

Essere operatori front-office che devono curare, assistere, accompagnare ogni persona che vive una difficoltà legata a una patologia o a un disagio psico-sociale, con la consapevolezza che coloro che dovrebbero organizzare e dirigere il sistema, altro non fanno che spartirsi denaro e potere, potrebbe portare a operare senza etica, impegno, professionalità!

Ci vuole molto coraggio per non mollare e adeguarsi al malcostume imperante! Bisogna credere ciecamente nella mission originale, quando fin da bambina percepivo che la professione ambita mi avrebbe dato l’opportunità di contribuire alla soluzione di problematiche sanitarie di ogni persona avessi incontrato nella mia nobile professione. Ma io non mollo, come migliaia di miei colleghi, credo di avere il sacrosanto diritto di non farmi sporcare i sogni e di fare il mio pezzetto per sanare questa società corrotta. E non basteranno i bavagli che da ogni parte cercano di metterci. Ma quanto dolore, quanta solitudine, soprattutto in questo momento che il covid ha peggiorato e finito per compromettere il tutto.

Dove sono i dispositivi di protezione individuale in numero sufficiente che ci permettano di lavorare in sicurezza? Chi, come e quando deve realizzare i percorsi in sicurezza? E allora fermiamo tutto? Per paura di morire di covid, moriamo ogni giorno di altre patologie: amarezza, delusione, disincanto. Personalmente non posso accettare che un sistema delinquenziale debba impedirmi di essere di conforto e sostegno a chi si rivolge a me onorandomi della sua fiducia. AIUTATECI AD AIUTARVI!

Un’ostetrica di un consultorio della provincia di Cosenza

LE ALTRE TESTIMONIANZE

# 1 Operatore front office medici di base

# 2 Un Operatore Socio Sanitario

#3 Un infermiere

#4 Una cittadina/utente

#5 Un Operatore Socio Sanitario

#6 Un’infermiera

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4 thoughts on “CRISI PANDEMICA E SANITÀ CALABRESE: UNA TESTIMONIANZA [#7]

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