LA RELIGIONE DEL CAPITALE E I VEGGENTI SIMONIACI

Il muro di Berlino è crollato e sotto le sue macerie il comunismo è morto. Sono morte le sue promesse di trasformare il mondo in un paradiso colmo di gioia e uguaglianza. Il centralismo burocratico ha preso il posto della creatività del soviet, la guerra ne ha determinato i contorni, la necessità ha fatto il resto. A prescindere dalle analisi storiche, non si può che prendere atto dell’implosione. Sul posto sono immediatamente intervenuti capitalisti, burocrati e pope per intonare un solennissimo requiem. È morta la tirannia, la dittatura del proletariato: da oggi nulla potrà ostacolare la creazione del vero paradiso capitalistico.

Libertà e pace si incontreranno, non ci saranno più guerre e i migliori sapranno prendersi cura, per sgocciolamento, dei peggiori. I sacerdoti del liberismo trionfante fecero loro la religione del laissez faire, con il suo dogma fondamentale dell’individualismo, intonando i loro salmi trionfanti:

10 La sua salvezza è vicina a chi lo teme

e la sua gloria abiterà la nostra terra.

11 Misericordia e verità s’incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

12 La verità germoglierà dalla terra

e la giustizia si affaccerà dal cielo. (SI 84, 10-12)

Queste le profezie degli economisti mainstream. Ma la storia, oggi, dimostra che erano veggenti simoniaci, parlavano perché sospinti dalla forza della moneta dei potenti e non dallo spirito della verità. A partire dal 9 novembre 1989, infatti, non si è assistito a nessuno sgocciolamento, semplicemente i ricchi sono diventati orrendamente più ricchi, mentre il resto del mondo si è impoverito socialmente, culturalmente ed ecologicamente. Le masse informi e senza coordinate utili su google maps continuano a trascinarsi schiacciate in lavori usuranti per decine di ore al giorno, mentre altri semplicemente sopravvivono con le briciole che cadono dalla tavola dei grassi possidenti:

19 «Or vi era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e

bisso, e ogni giorno se la godeva splendidamente.

20 Vi era anche un mendicante chiamato Lazzaro, che

giaceva alla sua porta tutto coperto di piaghe

ulcerose, 21 e desiderava saziarsi delle briciole che

cadevano dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano

a leccare le sue piaghe.

22 Or avvenne che il mendicante morì e fu portato dagli

angeli nel seno di Abramo; morì anche il ricco e fu

sepolto. (LC 16, 19-22)

La parentesi delle nostre vite, tra la nascita e la morte, è, quindi, molto diversa per il ricco e per il povero. Ieri come oggi, nessun sistema è riuscito a generare un meccanismo di redistribuzione della ricchezza e della felicità che potesse rendere meno ardua la vita di miliardi di persone. Men che meno il capitalismo trionfante. Nonostante questo, gli orfani del blocco comunista, sono rimasti immobili a contemplare le macerie del muro che divideva Berlino. Pur rimpiangendo la sobria dignità delle masse sotto la dittatura del proletariato, continuano a credere alla fake news “della fine della storia” e alle attuali profezie dei globo-burocrati, dei tecno-economisti, degli iero-scienziati. La religione del capitale non può essere smentita: se è vero che non abbiamo ancora raggiunto il paradiso in terra, se è vero che l’ecosistema è devastato, se è vero che molte terre saranno sommerse a breve, se è vero che la pandemia e la crisi climatica sono frutti del sistema, se è vero che ci sono milioni di persone che si trovano costrette ad abbandonare la propria casa e che altri milioni muoiono ogni giorno di fame, siamo certi che i progressi della tecno-scienza sapranno aggiustare, nel breve e medio periodo, ogni cosa. Sono solo crisi momentanee. Il sistema regge, per altro è l’unico sistema possibile. Non è sorto ancora nessun contro-profeta capace di denunciare l’oppressione di Babilonia:

Contro Babilonia

1 Parola che il Signore pronunciò contro Babilonia,

contro la terra dei Caldei, per mezzo del profeta Geremia.

2 «Proclamatelo fra i popoli e fatelo sapere, non nascondetelo, dite:

«Babilonia è presa,

Bel è coperto di confusione,

è infranto Marduc,

sono svergognati i suoi idoli,

sono infranti i suoi feticci». (Ger 50, 1-2)

Questa l’operazione ancora da compiere, riemergere dal lutto della caduta del muro, smascherare le fake news del capitale, profetizzare contro il sistema di Babilonia che ha devastato il mondo, desertificato le culture, pandemizzato le vite, suddiviso i viventi tra le moltitudini dei Lazzaro e l’infima minoranza dei ricchi epuloni. L’unico programma possibile per le avanguardie veggenti è quello di svegliarsi dall’ipnosi del verbo potente del capitale, capirne le deficienze, conoscere il funzionamento di questa macchina devastatrice per svergognare i suoi idoli e infrangere tutti i suoi feticci!

Non ci sarà, sicuramente, la possibilità di creare il paradiso in terra ma si può iniziare a lavorare collettivamente, a livello locale, nazionale e internazionale, vista l’implosione sistemica evidente del blocco rimasto in piedi dopo la caduta del muro, alla costruzione di un sistema più umano, più ecologico, più profondo nella tessitura di nuove relazioni sociali e culturali. 

È l’ora dell’emersione del fallimento dello Stato Imperialista delle Multinazionali! È ora di scrollarsi di dosso l’etichetta del fallimento datato 1989 per appiccicarla addosso ai nuovi falliti del 2019. Un blocco è imploso trent’anni fa e l’altro è crollato di recente, ma tutti tardano a evidenziarlo:

“Parafrasando Lenin anche noi possiamo dire che l’imperialismo delle multinazionali è una sovrastruttura dell’imperialismo. Definiamo borghesia imperialista interna quella frazione della classe borghese integrata nel sistema imperialista mondiale ed elemento trainante del processo di ristrutturazione imperialista della nostra area economica e delle relative sovrastrutture politiche e istituzionali. Gli strumenti sovra-nazionali come Fmi e Cee, mediante i quali la borghesia imperialista vuole imporre la sua strategia, acquistano forza ed assumono un potere tale da subordinare gli stati nazionali[1]. Lo Stato nazione diventa cinghia di trasmissione del capitale internazionale… Nelle articolazioni vitali del potere si afferma un personale economico politico militare che è la più diretta espressione dei suoi interessi. Una nuova burocrazia efficiente, intercambiabile, europea non più selezionata e qualificata dalle vecchie scuole di partito ma direttamente dai centri di formazione, dalle Fondazioni, dalle Fabbriche dei cervelli predisposte allo scopo dalle grandi multinazionali”. (Brigate rosse, risoluzione strategica n. 2, febbraio 1978)

Allora era per noi leninismo della cattedra e manifesta follia quel volere mimare la rivoluzione, la guerra di classe nel cuore dell’occidente, per di più negli anni Settanta. Poi c’è stato anche chi quel modo di ragionare l’ha quasi rivalutato. Nel 2005 la rivista Gnosis del Sisde, dei servizi segreti, scrive che le Br, forse proprio per aver osservato assolutamente dall’esterno la vita politica ufficiale e l’economia, hanno compreso precocemente alcuni fenomeni di trasformazione delle società industriali. Erano fuori dal mondo, se ne sono inventato un altro che prende forma trentatré anni dopo[2].

Come i pensatori delle riviste operaiste che alla fine degli anni Cinquanta pensarono i cambiamenti che avrebbero trasformato il mondo tra il ’68 e il ’77 e per i decenni a seguire, come i brigatisti che “erano fuori dal mondo, se ne sono inventato un altro che prende forma trentatré anni dopo”,  bisogna uscire dalle strettoie dalle agende dei potenti, smetterla di agire – a livello del partito/movimento – il piano vertenziale per provare a minimizzare i colpi di coda effetto di decisioni prese decenni fa. Bisogna analizzare le cause non gli effetti per avere qualche speranza di anticipazione, di trasformazione e di cura. Dobbiamo penetrare nei ragionamenti più intimi che avvengono oggi, non dieci anni fa, tra le sinapsi del cervello collettivo dei regnanti, per cogliere il disegno futuro che si sta disegnando sulle nostre spalle. Dobbiamo decidere se opporci all’ultimo licenziamento fatto dal padrone in dismissione dell’ultimo call center o cominciare a delineare il quadro dei prossimi anni che avrà un padrone nuovo e algoritmico dotato di intelligenza artificiale. Preservare un posto di lavoro atroce e residuale o capire come usufruire collettivamente di un lavoro sempre più macchinico e digitale.   

Certo è sempre possibile trovare un vaccino per limitare gli effetti della pandemia. È sempre possibile trovare un nuovo equilibrio, convivere con la crisi sistemica: basta stare lontani, indossare le mascherine, chiudersi in casa e salutarsi di sfuggita e tutto torna a funzionare per l’economia. 

Ma dovremmo smetterla, almeno noi, di curare la febbre, alleviare i sintomi della malattia; dovremmo iniziare a eliminare le cause che hanno prodotto la crisi affinché non si abbiano nuove pandemie e così ritornare ad abbracciarci, baciarci, salutarci a viso scoperto!

Il comunismo è imploso, il capitalismo è pandemico e un nuovo modello tarda a sorgere tra le macerie del passato e del presente.

La redazione di Malanova

* * * * * *

note

[1] Basti pensare alla Grecia sotto la scure della Troika. ndr

[2] L. Pace, Vuoi vedere che a conti fatti avevano ragione loro?, Il Foglio, 9 dicembre 2011. L’articolo è consultabile al seguente url: https://www.ilfoglio.it/articoli/2011/12/09/news/vuoi-vedere-che-a-conti-fatti-avevano-ragione-loro-62530/ 

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