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	<title>SCUOLA E UNIVERSITÀ Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>SCUOLA E UNIVERSITÀ Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>SCUOLA: Piattaforme di apprendimento e maestri dotati di intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/09/06/scuola-piattaforme-di-apprendimento-e-maestri-dotati-di-intelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2024 10:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AUTOMAZIONE E ROBOTICA]]></category>
		<category><![CDATA[BIG DATA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
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		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da settembre 2024, il David Game College sperimenterà un programma di studio alternativo per studenti GCSE[1], il primo del suo genere nel Regno Unito. Le materie saranno impartite interamente utilizzando una piattaforma di apprendimento adattivo basata sull&#8217;intelligenza artificiale (IA). Ciò significa che gli studenti iscritti ai corsi non avranno insegnanti in ‘carne ed ossa’ e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/09/06/scuola-piattaforme-di-apprendimento-e-maestri-dotati-di-intelligenza-artificiale/">SCUOLA: Piattaforme di apprendimento e maestri dotati di intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p>Da settembre 2024, il David Game College sperimenterà un programma di studio alternativo per studenti GCSE<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>, il primo del suo genere nel Regno Unito. Le materie saranno impartite interamente utilizzando una piattaforma di apprendimento adattivo basata sull&#8217;intelligenza artificiale (IA). Ciò significa che gli studenti iscritti ai corsi non avranno insegnanti in ‘carne ed ossa’ e potranno fluidamente gestire i tempi e le modalità di apprendimento.</p>



<p>Il David Game College è un istituto privato inglese, fondato nel 1974, situato nella City di Londra. “Finito il piano di studio GCSE e A Level gli studenti sono invitati a scegliere un’università a loro scelta spesso tra quelle più prestigiose all&#8217;interno del ‘Russell Group’”,<a id="_ftnref2" href="#_ftn2"><sup>[2]</sup></a> si afferma nella presentazione del programma.</p>



<p>“<em>L’insegnamento è calibrato sulle specifiche della commissione d&#8217;esame ed i compiti vengono assegnati agli studenti migliorando la loro tecnica d&#8217;esame attraverso test cronometrati regolari</em>”. Sembrerebbe in realtà un approccio burocratico e “robotizzato” alla didattica.</p>



<p>Il programma <em>Sabrewing</em> prende il nome da una particolare razza di colibrì eccezionalmente agile, resiliente e versatile. <em>“Eccellono anche nell&#8217;orientarsi nei loro ambienti in modo indipendente e tendono a volare da soli anche quando migrano su grandi distanze, anziché viaggiare in stormo”.</em> &nbsp;Non manca nel piano degli studi, evidentemente, una sana dose di individualismo borghese e neoliberista: soli, indipendenti, autonomi.</p>



<p>Il corso sperimentale si rivolge a venti studenti di età compresa tra 15 e 17 anni che possono frequentare l&#8217;università ogni giorno impegnandosi nello studio utilizzando le piattaforme di apprendimento adattivo basate sull&#8217;intelligenza artificiale che personalizzano il loro percorso formativo. È prevista comunque per la classe la consulenza di tre coach umani dedicati all&#8217;apprendimento, favorendo un percorso di studio mirato e attento alle eventuali lacune da ‘riempire’ e accelerando il processo di apprendimento.</p>



<p>Il sistema di Intelligenza Artificiale corredato alla piattaforma è in grado di valutare regolarmente gli studenti in base al livello di conoscenza di ogni materia, generando automaticamente una personalizzazione dei percorsi di apprendimento a seconda delle lacune di conoscenza individuali verificate. Inoltre l’IA può fungere anche da tutor virtuale, rispondendo alle domande e spiegando i concetti secondo le singole necessità. Così, in ogni momento del giorno e della notte gli studenti sono completamente ed individualmente supportati da un intelligentissimo professore seppur artificiale.</p>



<p>Secondo il David Game College l&#8217;apprendimento adattivo basato sull&#8217;intelligenza artificiale consente a ogni studente di accelerare il proprio apprendimento (efficacia), studiando sempre esattamente il materiale giusto per soddisfare le loro esigenze (economicità), riducendo il numero totale di ore di cui ogni studente ha bisogno per completare il programma per ogni materia (efficienza): in sostanza la didattica è modellata secondo la triade valoriale del capitalismo.</p>



<p>Inoltre si esplicita quasi una superiorità delle capacità analitiche del maestro virtuale rispetto a quello umano: una sensibilità digitale superiore a quella umana:</p>



<p><em>“Sebbene l&#8217;insegnamento convenzionale possa essere molto efficace per molti studenti, spesso trascura i blocchi cognitivi specifici di uno studente e le incomprensioni concettuali, dovuti sia alla mancanza di accesso a dati oggettivi, sia alla capacità limitata di analizzarli e interpretarli in modo efficace”. </em></p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="402" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/2_BASE_MALANOVA-1-768x402-1.jpg" alt="" class="wp-image-10739" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/2_BASE_MALANOVA-1-768x402-1.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/2_BASE_MALANOVA-1-768x402-1-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Il programma Sabrewing basato sull’intelligenza artificiale è anche economico, costa “solo” 27.000 sterline ad anno accademico equivalenti a circa 32.000 euro.</p>



<p>La notizia pubblicizzata sul sito ufficiale del David Game College<a href="#_ftn3" id="_ftnref3">[3]</a> e ripresa da Orizzonte Scuola<a href="#_ftn4" id="_ftnref4">[4]</a> fa trasparire il futuro utilizzo dell’intelligenza artificiale non solo per sostituire lavori usuranti o ripetitivi. Vaste aree di lavoro creativo e cognitivo saranno sempre più coperte dall’intelligenza artificiale facendo residuare sempre meno spazi ad esclusivo appannaggio della vecchia umanità. Con l’utilizzo di queste tecnologie, infatti, una scuola privata può abbassare i costi massimizzando i profitti. Una volta programmata la piattaforma non devi sostenere altri investimenti: stipendi dei professori, dei tutor, ferie, malattie, orari di servizio, fine settimana etc&#8230;</p>



<p>Risulta esplicito, nel caso in questione, anche il taglio valoriale borghese dato alla didattica che certamente non può essere giudicato o variato dallo ‘spirito critico’ del maestro virtuale. In questo senso, almeno, il ‘vecchio professore’ schifosamente umano delle scuole superiori e dell’università mantiene ancora oggi la possibilità, per chi desiderasse esercitarla, di una sua autonomia didattica; può criticare o cambiare i programmi e le metodologie, i tempi, i luoghi e i mezzi. Anche lo studente può scegliere di seguire i corsi di quel professore così alternativo a detta dei più o di quella facoltà con un taglio innovativo. Ancora oggi in molti possono dire: “sono stato discepolo di…” mentre in un prossimo futuro distopico si sarà tutti figli di chi ha programmato l’unica e maggioritaria piattaforma di apprendimento basata sull’intelligenza artificiale.</p>



<p>Sui social c’è chi ironizza sul progetto:&nbsp;<em>“Piuttosto che una scuola senza insegnanti proporrei un Governo senza ministri, viste le boiate che stanno facendo”.</em>&nbsp;</p>



<p>Una piattaforma governativa adattiva basata sull’intelligenza artificiale?</p>



<p>Un commento un po’ estremista e sicuramente fuori luogo vista la qualità, ad esempio, del nostro Ministro alla cultura Sangiuliano, del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini o dell&#8217;inossidabile Santanché. Puntando su personalità del genere, i ministri umani rimarranno per lungo tempo sicuramente inarrivabili dalle intelligenze artificiali.</p>



<p>A noi non rimane che un&#8217;ultima domanda: finirà davvero così?  </p>



<p><strong><em>Malanova vostra!</em></strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:67px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-e7e2240395912ced7c9515470bd03167"><strong>NOTE:</strong></p>



<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> E’ l’esame che si sostiene a 16 anni in Inghilterra</p>



<p><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> Il Russell Group è una rete di ventiquattro&nbsp;università britanniche&nbsp;che ricevono in totale oltre due terzi dei finanziamenti alla ricerca nel&nbsp;Regno Unito. L’ammissione in una delle università del Russell Group è molto selettiva: il rapporto tra posti disponibili e richieste di ammissione è in media 1 a 8, e in alcuni corsi anche 1 a 20.</p>



<p><a href="#_ftnref3" id="_ftn3">[3]</a> <a href="https://www.davidgamecollege.com/courses/courses-overview/item/102/gcse-ai-adaptive-learning-programme">https://www.davidgamecollege.com/courses/courses-overview/item/102/gcse-ai-adaptive-learning-programme</a></p>



<p><a href="#_ftnref4" id="_ftn4">[4]</a> <a href="https://www.orizzontescuola.it/in-classe-senza-docenti-ma-con-i-robot-a-londra-lesperimento-che-fa-discutere-la-disumanizzazione-e-in-corso-bellissimo-sapra-coinvolgere-piu-di-molti-prof-che-insegnano-per-ripiego/">https://www.orizzontescuola.it/in-classe-senza-docenti-ma-con-i-robot-a-londra-lesperimento-che-fa-discutere-la-disumanizzazione-e-in-corso-bellissimo-sapra-coinvolgere-piu-di-molti-prof-che-insegnano-per-ripiego/</a></p>
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		<title>SCUOLA, CULTURA E SOCIETÀ NELLA FASE POST PANDEMICA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2023/09/19/scuola-cultura-e-societa-nella-fase-post-pandemica/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 09:23:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla ripresa delle attività scolastiche possiamo fare un bilancio dello scorso anno per comprendere non solo le generali condizioni della scuola, ma anche quanto stiano ancora pesando gli anni di emergenza COVID. La passata tornata di esami di Stato, quella dello scorso giugno, avrebbe dovuto formalmente segnare una sorta di ritorno alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2023/09/19/scuola-cultura-e-societa-nella-fase-post-pandemica/">SCUOLA, CULTURA E SOCIETÀ NELLA FASE POST PANDEMICA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A pochi giorni dalla ripresa delle attività scolastiche possiamo fare un bilancio dello scorso anno per comprendere non solo le generali condizioni della scuola, ma anche quanto stiano ancora pesando gli anni di emergenza COVID. La passata tornata di esami di Stato, quella dello scorso giugno, avrebbe dovuto formalmente segnare una sorta di ritorno alla normalità. In qualche modo si è cercato di archiviare la pandemia pur ammettendo tacitamente le conseguenze. Abbiamo già trattato le conseguenze di ordine economico dovute agli shock indotti dall’emergenza Covid[1], ma le ricadute sociali sono ancora difficili da quantificare. La scuola può essere una buona cartina al tornasole per misurare alcune tendenze. Va inoltre considerato che il contraccolpo pandemico ha investito un sistema, quello scolastico, ben lungi dall’essere tenace, duttile o resiliente, tanto per usare un frasario tanto caro ai tempi moderni. Si sono invece evidenziate tutte le criticità tanto del sistema scuola &#8211; sia come apparato che come sistema valoriale &#8211; quanto del sistema sociale.</p>



<p>Chi lavora nel settore dell’istruzione e della formazione, lamenta da anni una sorta di sostanziale inadeguatezza dell’intero sistema sotto svariati punti di vista. Pur se qui non riusciremo ad analizzare dettagliatamente la complessità delle problematiche in atto, tenteremo di evidenziare le criticità e le contraddizioni più evidenti, cercando nel contempo di capirne le origini. Analizzare un problema non può limitarsi a porre in rilievo l’epifenomeno, è necessario comprendere il perché delle criticità divenute ormai croniche.</p>



<p>In questa fase storica si sovrappongono contraddizioni di varia natura, generate tanto da fattori endogeni quanto da fattori esogeni. La deriva che la scuola ha intrapreso da almeno cinque o sei lustri, ha riguardato in primis l’allineamento del sistema educativo ai parametri europei; man mano che l’UE diveniva una realtà strutturata si delineavano riforme sempre più tese a fornire competenze e abilità in linea con non meglio identificate esigenze lavorative, piuttosto che sviluppare gli strumenti per acquisire conoscenza del mondo. Dai requisiti minimi da raggiungere per la promozione, alle medie dei primi anni ‘90 si è giunti all’accozzaglia di competenze e abilità che dovrebbero, in teoria, forgiare lavoratori con il minimo bagaglio culturale per soddisfare un mansionario lavorativo sempre più flessibile e mutevole.&nbsp;</p>



<p>Già in questo si evince la contraddizione più grossolana. Ossia in un mondo del lavoro che premia la flessibilità estrema &#8211; secondo la quale si può tranquillamente passare dalla catena di montaggio al cantiere, transitando per la cucina di un ristorante, un call center o sui pedali di una bicicletta da&nbsp; rider &#8211; non si capisce quali siano le competenze specifiche necessarie. Il fatto è che da tali mansioni ci passano, indistintamente, dai diplomati ai laureati. Se quindi le esigenze del mercato del lavoro, dettate da un concetto di competitività assai più legato al contenimento dei costi che al valore aggiunto dei prodotti (siano essi merci o servizi).&nbsp; Comprendiamo quindi che le esigenze del mercato del lavoro sono così mutevoli che, se la scuola deve in primis sfornare lavoratori o futuri professionisti, è assai evidente che questa sarà sempre due o tre passi indietro rispetto ai desiderata del suddetto mercato. Il mantra della scuola che prepara al lavoro fa a cazzotti con la scuola che insegna a stare al mondo e a saperlo interpretare, ma è quello che ormai va per la maggiore. Sul piano della professionalizzazione la scuola è destinata a perdere, da qui l’esigenza di flessibilità e riforme sempre più incomprensibili.&nbsp;</p>



<p>Va poi fatto notare che molte delle riforme scolastiche erano in parte un modo per far propaganda elettorale a buon mercato, cambiando tutto per non cambiare nulla, ma in parte vi era una risposta alle incalzanti richieste di un neoliberismo che pian piano stava invadendo il dibattito socio-politico. Da qui l’atteggiamento pilatesco di molti ministri nel camuffare le modifiche strutturali della scuola sotto tonnellate di fanfaluche. L’apoteosi si è toccata con la “buona scuola” renziana, i cui effetti sono stati quelli di fornire stagisti a costo zero,&nbsp; apprendisti a studi professionali e aziende spesso di piccolo cabotaggio. Una sorta di sussidio in “natura” che ha però lasciato sul terreno più di una vita.</p>



<p>Ma nel mentre si tentava di “nutrire” il mercato del lavoro con figure sempre più precarie, calava la scure dell’austerity su tutto il comparto pubblico, scuola inclusa. Tagli orizzontali su tutto quello che poteva essere tagliato senza ovviamente rimuovere gli annosi sprechi reali del sistema, preferendo incidere sui tagli al personale, l’accorpamento degli istituti, il blocco del turnover per gli amministrativi, ecc. Tutto ciò in aperta contraddizione con quanto introdotto dalle riforme precedenti e ovviamente seppellito sotto la retorica dell’ottimizzazione delle risorse e della competitività (senza investimenti sic!).</p>



<p>Morale della favola, sempre più precari e continuità didattica inesistente il che si riflette inevitabilmente sulla qualità dell’insegnamento. Insegnamento che pur essendosi affrancato dalla rigidità dei programmi ministeriali si struttura, come già accennato, su un nugolo di abilità e competenze, sempre più orientate al digitale o sempre più simili ad un pulviscolo di atomi di conoscenza spesso slegati tra loro. In aggiunta a ciò c’è la questione che molto spesso l’insegnamento assume il valore di un ripiego, un porto più o meno stabile contro le angherie e la mutevolezza del mercato del lavoro. Ma se in alcuni casi è un parcheggio per anime erranti, i problemi non sono solo per i docenti ma anche per gli allievi. Se da un lato c’è un accontentarsi di un lavoro che tutto sommato ancora offre qualche vantaggio, dall’altro l’insegnamento se preso come un semplice mestiere non soddisfa né chi lo svolge né tantomeno chi ne fruisce. Da qui si può comprendere, seppur per sommi capi, alcune delle criticità strutturali della scuola.</p>



<p>Dall&#8217;altro versante ci sono la società e le nuove generazioni che vivono di effimere certezze o abissali incognite. Famiglie che sembrano semplicemente condividere lo stesso spazio domestico ma che appaiono più unite da un rapporto di coinquilinaggio e interdipendenza più che da legami affettivi. La parte genitoriale deve dedicare il poco tempo residuo ad un rapporto con la progenie che diventa in alcuni casi una sorta di carosello di monologhi, monadi in perenne incomprensione reciproca. Dal canto loro le nuove generazioni si ritrovano in una fase storica complessa e difficile, nella quale si sono completamente disarticolate le permanenze sistemico-culturali che hanno sostenuto la generazione dei genitori e dei nonni. Una sorta di liturgia sociale che poteva apparire limitante: la scuola, la formazione, il lavoro e mettere su casa. Giusta o sbagliata era comunque una certezza, che poteva essere accettata o rifiutata, con la quale misurarsi, o contro la quale scagliarsi. Oggi quel processo non ha alcun senso se non sopravvivere come laconico mantra che non serve neanche più come esempio esistenziale dal momento che sembra essere qualcosa di relegato al passato.&nbsp;</p>



<p>Piccolo esempio: le sit-com non sono più sullo stile “The Jefferson”, “Una famiglia in blue jeans” o “Happy days”; si è passati a storie di coinquilini, gente che arriva dai quattro angoli del pianeta e che condivide la propria precaria esistenza in perenne equilibrio col prossimo e col mondo. Modelli completamente antitetici nel giro di un paio di generazioni. Le sit-com hanno sempre restituito l’immagine di una specifica tendenza, fornendo nel contempo una traccia, se non proprio un modello, non è quindi un azzardo ricorrervi come esemplificazione del target medio sociale. Ma fuor di metafora, è chiaro che le nuove generazioni devono fare i conti fin da subito con il concetto di precarietà, ammantato di parole più “cool” come flessibilità o dinamicità e dimenticarsi dei trattamenti contrattuali dei loro genitori o forse dei loro nonni, in quanto espressione di un passato che va superato. Troppo statico e tradizionalista, troppo poco innovativo, quasi soffocante.</p>



<p>Presi tra l’incudine di un passato che non gli appartiene e il martello di un futuro che non riescono ad immaginare, le nuove generazioni restano schiacciate nel presente. Un presente che non è più il prodotto storico del passato e quindi non agisce più da supporto per gli eventi futuri. Si presenta come un qui ed ora nel quale soddisfare tutte le esigenze che si presentano. Il domani è un concetto legato a qualcosa da fare non più a ciò che si vorrebbe essere. In tutto ciò la scuola non ha una sua identità, né come istituzione, né come ambiente formativo, né tantomeno come palestra di vita. Come istituzione è fallita da tempo in quanto è venuta meno al principio di entità istituita con una sua struttura etica, deontologica e normativa. Discutibile senz’altro in quanto istituzione soverchiante e impositiva, ma tant’è che oggi non è più neanche questo. Non è stata surclassata da un&#8217;impostazione di scuola più democratica o di tipo libertario, è semplicemente un simulacro sempre più diafano e decadente di una presunta istituzionalità, in balia di tribunali amministrativi e civili. Territorio di caccia per avvocati di ogni risma, minacciata da ricorsi di ogni tipo e sbattuta sui giornali per le più disparate motivazioni: questa non è più un&#8217;istituzione monolitica ma un brulicante teatrino.</p>



<p>La scuola come ambiente formativo scricchiola e sbanda, strattonata da un lato dal mercato del lavoro e dall’altra da indirizzi cangianti e caduchi figli della propaganda del governo di turno. Le ore di lezione sono sistematicamente interrotte da attività “formative” di ogni genere, che vanno a rimpolpare un mercato di progetti e progettini che tengono in vita associazioni di ogni stampo e aziendine di ogni tipo, quando non sono vere e proprie attività di propaganda delle forze armate che prospettano carriere remunerative al servizio del Paese.</p>



<p>Come palestra di vita, negli ultimi trent’anni la scuola non allena più a nulla. Tutto è ovattato; un’immensa comfort zone nella quale si trattano i discenti come porcellane fragili da un lato e come numeri e dati statistici dall’altro, senza per questo che le statistiche scolastiche servano a proporre cambiamenti significativi. Al più, attraverso le prove invalsi, si stilano le classifiche dei somari a livello nazionale ed europeo.</p>



<div style="height:92px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Note:</strong></p>



<p><strong>[1]</strong> Alcuni aspetti di tali effetti sono stati affrontati recentemente dalla redazione di Malanova all’interno del saggio <em>Inflazione: ovvero quando la razionalità del mercato elimina i più deboli</em> pubblicato in due separati interventi. Per chi volesse approfondire, questi sono i link:</p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2023/06/14/inflazione-ovvero-quando-la-razionalita-del-mercato-elimina-i-piu-deboli-i/"><strong>INFLAZIONE: OVVERO QUANDO LA RAZIONALITÀ DEL MERCATO ELIMINA I PIÙ DEBOLI (I)</strong></a></p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2023/06/20/inflazione-ovvero-quando-la-razionalita-del-mercato-elimina-i-piu-deboli-ii/"><strong>INFLAZIONE: OVVERO QUANDO LA RAZIONALITÀ DEL MERCATO ELIMINA I PIÙ DEBOLI (II)</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2023/09/19/scuola-cultura-e-societa-nella-fase-post-pandemica/">SCUOLA, CULTURA E SOCIETÀ NELLA FASE POST PANDEMICA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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			</item>
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		<title>ANCHE ALL&#8217;UNICAL CI SONO PADRONI DI MERDA!</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/10/19/anche-allunical-ci-sono-padroni-di-merda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 13:50:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[università | istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Padrone di Merda Cosenza &#8211; Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza di una lavoratrice sulla sua esperienza all&#8217;interno dell&#8217;ufficio Career Services dell&#8217;Università. &#8220;Ho lavorato con un contratto di collaborazione a progetto al Career Services. Che cos’è? È un ufficio di staff al rettore dell’Università della Calabria che offre servizi alla carriera di laureandi e neolaureati; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/10/19/anche-allunical-ci-sono-padroni-di-merda/">ANCHE ALL&#8217;UNICAL CI SONO PADRONI DI MERDA!</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Il Padrone di Merda Cosenza</em> &#8211; <em>Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza di una lavoratrice sulla sua esperienza all&#8217;interno dell&#8217;ufficio Career Services dell&#8217;Università. </em></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>&#8220;Ho lavorato con un contratto di collaborazione a progetto al Career Services. Che cos’è? È un ufficio di staff al rettore dell’Università della Calabria che offre servizi alla carriera di laureandi e neolaureati; e ha l’obiettivo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Occupandosi di lavoro, carriere e sviluppo del territorio, in questo ufficio, il clima è tutto tipico della pesantezza della più classica gerarchia interna: delegata del rettore, responsabile e collaboratori precari, finché non hanno trasferito un impiegato ‘fisso’ da un altro ‘reparto’. Per quanto riguardo il mio impiego, nonostante si trattasse di un contratto a progetto, per cui, appunto, si collabora per portare avanti e conseguire degli obiettivi, e non si hanno obblighi di orari, l’unica cosa, invece, certa sin dall’inizio fu che la mia collaborazione verteva sull’aprire la porta la mattina, prima che il responsabile arrivasse.</p>



<p>Mi dissi, fra me e me, quel pomeriggio che il capoufficio mi ricevette per poi, l’indomani, iniziare il lavoro: ‘va be’, come sempre; siamo all’Unical e siamo alle solite, qui come altrove, normale prassi. Tipologia di contratto che non prevede orari e, invece, unica cosa chiara erano proprio le ore in cui aprire le porte degli uffici del Career Services. La collaborazione andò avanti, in effetti, all’insegna delle parole che mi disse il responsabile, sempre quel fatidico pomeriggio di presentazione, il giorno prima del mio inizio: “qui teniamo all’immagine”.</p>



<p>LA COCACOLA VANTO DELL’UNICAL</p>



<p>Infatti, più il marchio delle aziende invitate (dal responsabile a fare colloqui ai laureati calabresi) risultava importante, ‘grosso’, tipo la CocaCola, più il capoufficio si pavoneggiava e si riteneva soddisfatto. Dopo qualche settimana dalla mia presa di servizio, per comprendere meglio come veniva svolta l’attività e per capire in cosa consisteva la mia collaborazione, oltre ad aprire le porte, iniziai a farmi e fare qualche domanda. Chiesi quale era il lavoro, a monte, per selezionare le aziende che si invitavano ai Career e Recruiting Days, giornate di incontro tra società private e laureati Unical, se si era svolta e/o si svolgeva una ricerca e se, soprattutto sul territorio, si era creata una mappa di quelle realtà (non solo d’imprenditoria) virtuose, per cui organizzare, come si fa, incontri con giovani lavoratori calabresi. Non ebbi mai una risposta su questo. Il discorso, con qualche silenzio, cadeva, ogni volta, sulla formazione a pagamento che aveva dovuto affrontare lui, il responsabile, per essere lì a capo di quello ufficio e, veniva da sé, su quanto si faticasse ad avere contatti e a farsi dare retta da aziende che, se non stai lì a pregarle, vanno altrove a cercare i propri candidati (da notare, piuttosto, la presenza ripetuta sempre delle stesse società, e ogni tanto qualche new entry come la CocaCola, per il vanto del responsabile, e poi società come la Lidl, UniCredit, vari call center).</p>



<p>IL CALABRESE, QUESTO SCIAGURATO</p>



<p>Ho sentito i discorsi di delegata e prorettore dell’epoca, in totale sintonia, quasi sempre, con le parole con cui le aziende si presentavano, essere sistematicamente orientati e ad orientare i candidati presenti alla totale flessibilità, a convincersi che se non trovano lavoro è perché non insistono abbastanza, non spendono abbastanza tempo (e soldi, soprattutto) per continuare a formarsi, non parlano inglese, non hanno una buona dizione, invece di stare sul divano dovrebbero darsi una mossa, essere disposti a lavorare per fare esperienza, anche a gratis, fare tirocini, stage, percorsi per entrare nelle varie filiere del mercato del lavoro, tutto e non rifiutare mai. Eppure, non dimenticherò mai, un giorno, nell’udire questo tipo di discorso, ad un recruiting day, forse di una compagnia assicurativa, una fila intera di ragazze giovanissime si guardò e, mi pare di aver capito, dopo aver ascoltato fin troppo, si alzarono e abbandonarono l’aula (la sala stampa dell’Aula Magna dell’Università). Fu tra i momenti che ricordo con più gioia.</p>



<p>E, comunque, mi chiedevo e mi chiedo: come potrebbe andare avanti, altrimenti, tra gli altri, il business dei crediti a pagamento? La truffa delle lauree con debiti formativi e non abilitate all’accesso ai concorsi per l’insegnamento? La ‘cassa’ che si sta facendo con il mercato dei 24 Cfu (Crediti formativi universitari), cioè degli esami, a pagamento, che devi sostenere, dopo la laurea, per poter accedere a concorsi e graduatorie per la carriera di insegnamento nelle scuole pubbliche? Il girone dei tirocini vari non retribuiti? No, no, di questo neanche una parola, un incontro, una proposta per capire come metterci mano. Non sono loro che devono occuparsene? No, infatti, magari no, e chi lo sa, who knows!?</p>



<p>LA TERZA MISSIONE E I SUOI MISSIONARI</p>



<p>Queste attività e servizi fanno parte della terza missione delle Università, dedicata al loro rapporto con lo sviluppo del territorio, da svolgere insieme alla prima e alla seconda missione, formazione e ricerca. Ma, appunto, in queste missioni, se non fossero anche le Università fatte da quel tessuto di relazioni di poteri locali e via via di ampio raggio tra padroni di merda, del tipo di lavoro e di eventuali padroni di merda dovrebbe interessarsene ed occuparsene, o no? Invece di finire, semmai, con invitarli a presiedere ai propri career days. E, allora, cosa si fa in questo senso? Si incrementa di anno in anno al proprio interno e si contribuisce ad incrementare anche fuori, sul territorio, regionale e oltre, il numero di lavoratori precari?</p>



<p>Le domande che mi assalivano durante il mio lavoro lì erano numerose. Troppe, forse, per quell’ufficio, infatti, verso aprile venni chiamata da delegata e responsabile. Il colloquio avvenne dopo una settimana in cui non ero andata ad aprire la porta e attendevo anche io di fare il lavoro in smart working, dal momento che quel poco che c’era da fare il responsabile lo passava, perlopiù, alla ragazza che non era più in ufficio, né sotto contratto lavorativo. L’incontro fu un match, non fra domanda e offerta di lavoro, ma un tipico scontro tra datori di lavoro di merda e precario di turno. Erano pronti a scrivere e farmi firmare una lettera di interruzione dell’incarico prima della decorrenza del contratto, a giugno. Ma, ciò non accadde. Dopo aver discusso con loro, e avergli detto come stavano le cose, in generale e sul mio lavoro nello specifico, in definitiva, la lettera non la scrissero, e finii regolarmente la collaborazione.</p>



<p>Tuttavia, da allora, e come gli dissi in quell’incontro di aprile, ancora non l’ho capito fino in fondo e continuo a chiedermi: qual è e qual era il progetto a cui lavorate e a cui dovevo collaborare? Nella confusione di tutti questi nomi inglesi – Placement, Career services, recruiting, e bla bla bla –, nel confondere le parole lavoro, necessità di autonomia economica, per i giovani e meno giovani su questo territorio, e scambiarle con ‘corsa alla carriera a tutti i costi’, non è che, forse, davvero bisogna e bisognava solo aprire le porte di quell’ufficio di servizi alla carriera? Ahh, servizi, forse, ma per la carriera di chi?&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/10/19/anche-allunical-ci-sono-padroni-di-merda/">ANCHE ALL&#8217;UNICAL CI SONO PADRONI DI MERDA!</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>LIBERARE IL SAPERE MERCIFICATO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/10/01/liberare-il-sapere-mercificato/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 16:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[università | istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riportiamo un frammento di Cultura, Formazione e Ricerca. Industrializzazione di produzione immateriale, libro di Romano Alquati pubblicato nel 1994 da Velleità Alternative e ripreso recentemente da Commonware. Nel testo emergono con forza alcuni nodi irrisolti nel presente che attengono al mondo dell&#8217;università e della scuola e che ruotano intorno alla definizione di formazione e di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/10/01/liberare-il-sapere-mercificato/">LIBERARE IL SAPERE MERCIFICATO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Riportiamo un frammento di <em>Cultura, Formazione e Ricerca. Industrializzazione di produzione immateriale</em>, libro di Romano Alquati pubblicato nel 1994 da Velleità Alternative e ripreso recentemente da <a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano">Commonware</a>.</p>



<p>Nel testo emergono con forza alcuni nodi irrisolti  nel presente che attengono al mondo dell&#8217;università e della scuola e che ruotano intorno alla definizione di <em>formazione</em> e di <em>cultura</em>.</p>



<p>Il frammento che riportiamo &#8211; preceduto nei giorni scorsi dagli interventi di <a href="http://www.malanova.info/2020/09/26/unical-lettera-a-colleghi-e-studenti-delluniversita/">Giovanni Sole</a> e di <a href="http://www.malanova.info/2020/09/27/padri-padrini-figli-e-figliastri/">Alessandro Gaudio</a> &#8211; apre alcune possibilità di ragionamento sul rifiuto dei processi di lavorizzazione e mercificazione della formazione a partire da una critica al movimento studentesco di allora ma soprattutto alla <em>sacralità</em> di alcune icone dell&#8217;intellettualità.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Alcuni problemi semantici, di parole-chiave</strong></p>



<p>Vorrei ora porre dei problemi di semantica. La semantica è quella parte della linguistica (de-saussuriana) che si propone di capire che cosa è il significato (qual è, cos&#8217;è) delle parole e frasi, o solo dei segni. Io vorrei porre dei problemi di significato intorno ad alcune parole-chiave che ho ricavato dalla lettura superficiale di alcuni volantini pantereschi, da programmi di seminari cosiddetti &#8220;autogestiti&#8221; dagli studenti, in specie in università meridionali, dai programmi di concerti del movimento, di spettacoli, ecc.</p>



<p>Girano delle parole, usate in maniera anche piuttosto semiotica &#8211; ossia non per il loro significato -, e magica, religiosa, identificativa. Una &#8220;alternativo&#8221; l&#8217;ho già detta ed ha un&#8217;area semantica che potrebbe essere molto significativa, però è vocabolo un po&#8217; bruciato dai verbosi usi recenti. Si può arrivare alla distruzione di una parola usandola, per cui adesso qui, così, torno a invitarvi a non usarla più, se non quando l’alternatività sia stata davvero immaginata e comunicabile. Ci sono però anche molte altre parole magiche in distruzione per abuso.</p>



<p>Qui finisce la digressione iniziale. Veniamo a formazione ed impresa, giacché voi ne parlate e sono nel titolo di questo mio discorso. Che robe sono? È il caso di fare un&#8217;analisi semantica su queste parole, che sono parole chiave.</p>



<p><strong>Formazione (e capacità-umana)</strong></p>



<p>&#8220;Formazione&#8221;: cos&#8217;è la formazione? In prima approssimazione la definisco come &#8220;la riproduzione allargata di Capacità vivente, ed umana anche. In prima approssimazione perché ci sono alcune importanti precisazioni da fare. La prima é proprio che in molte attività accreditate come formative(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote2sym">2</a>) ciò non avviene per niente, o quasi. La seconda è che perlo più il formare procede solo nel senso della Potenza di capacità e quindi di &#8220;potenziamento&#8221;, ma non della sua Ricchezza(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote3sym">3</a>) e quindi non di &#8220;arricchimento&#8221;. La terza è che lo stesso potenziamento è minore e comunque differente da quello possibile; e basterebbe che&#8230; Tutto ciò succede anche all&#8217;università.</p>



<p>Inciso importantissimo: l&#8217;università, come tutta la scuola, forma la capacità dell&#8217;attore-umano(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote4sym">4</a>), non quella del soggetto-umano, che allora io considero come una &#8220;contro-capacità&#8221;, richiedente &#8220;contro-formazione&#8221;. Poi magari nell’informalità/latenza o nelle situazioni impreviste e/o contraddittorie, proprio grazie all’arretratezza dell’Università (e della scuola) italiana, momenti di formazione dell’agente-intermedio verso il soggetto-umano qui ci scappano ancora.</p>



<p>Chi ha letto gente come Vattimo, Rovatti, ecc. sa benissimo che c&#8217;é tutta una cultura di ascendenza anche francofortese che di fronte alla parola &#8220;vivo&#8221; va subito in visibilio e fantastica cose improbabili che io non ho nessuna intenzione di proporre usando tale ingannevole aggettivo. Per me &#8220;vivente&#8221; (già diverso da vivo) vuol semplicemente dire &lt;che sta caldo in un corpo umano vivente ( e sociale)&gt;. Infatti, dove sta la capacità-umana? La formazione forma la capacità-umana, singolare e collettiva, l&#8217;incrementa. Ma la capacità vivente dove sta? Sta nel corpo-umano(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote5sym">5</a>). Quella umana sta &#8220;calda&#8221; nel corpo-umano vivente. Ma che cos&#8217;è il corpo-umano? È intanto il luogo della capacità-umana-vivente. Ho detto: la formazione riproduce con un incremento la capacità-umana-vivente. Quest&#8217;ultima è vivente perché sta nel corpo-umano-vivente e sociale; e sta nel corpo-umano-vivente e sociale per nascere, sopravvivere, crescere: perché tuttora può crescere solo lì: anche se combinata necessariamente con qualcos&#8217;altro che sta fuori, e cresce moltissimo lì fuori combinato con lei (e coi mezzi(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote6sym">6</a>)). E nel corpo-umano sociale vivente sia singolare che collettivo. Se non ci fosse bisogno capitalistico irriducibile di questo, essa non starebbe ancora così nel corpo degli umani viventi e noi non conteremmo più granché; e dunque qui ci sono un&#8217;irriduzione ed un&#8217;irriducibilità importantissime che ci danno grande forza: la nostra principale forza anche contrattuale. E&#8217; ovvio? Io dò molta importanza alla questione di questa forza.</p>



<p>Sottolineo: nel corpo sta unicamente perché c&#8217;è ancora bisogno(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote7sym">7</a>) di lei ed anche di una certa sua crescita la quale può tuttora avvenire solo nel nostro corpo-vivente, da vedere più da vicino; e perché proprio imitando lei crescono i mezzi. Nel corpo perché stia così vivente(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote8sym">8</a>) riproducendosi e finché qualcuno la conservi calda. Ma per chi? per l&#8217;uso ed i bisogni di chi? L&#8217;ho appena detto: del capitalista (collettivo). Pertanto chi è il vero possessore di quel corpo, che magari è il mio corpo, ovvero &#8220;sono io&#8221;? Se si ricorda che la nostra capacità sta calda nel nostro corpo perlopiù in quanto è merce o è almeno in mercificazione? La merce esiste innanzitutto per i bisogni del suo compratore! Chi domanda e compra la nostra Capacità-attiva? O la usa e consuma gratis? Chi mai? Il solito capitalista (collettivo). E per quali bisogni allora? Pei suoi.</p>



<p>Ma si può supporre simulando esplorativamente che in un secondo assai prossimo periodo non ci sia più bisogno che la capacità-attiva sia vivente, oppure piuttosto e perlomeno che non ci sia più bisogno sistemico che stia vivente nella modalità di &#8220;appartenenza al vivente&#8221; stesso che tradizionalmente si ritiene umana. E constatiamo che piuttosto ciò (di nuovo?) ormai comincia a capitare. Magari in un &#8220;vivo&#8221; macchinico&#8230;; come piace ai Cyberpunk.</p>



<p><strong>Capacità-attiva-umana-merce</strong></p>



<p>Formare la capacità-attiva-umana. La capacità è dunque qualcosa che si forma e si incrementa. La parola &#8220;incrementare&#8221; fa venire in mente un processo soprattutto quantitativo; ma esiste anche un altro aspetto, sempre al suo interno(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote9sym">9</a>) che più naturalmente suggerisce la presenza anche di una dimensione qualitativa: capacità-attiva-umana che incrementandosi cambia un pochino la sua qualità (nel senso del suo valore-d&#8217;uso), ovvero la sua utilità-differente. Ma utilità per chi la usa; e chi la usa? la usa chi ce l&#8217;ha nel corpo? Non proprio, se si guarda meglio. La usa chi la compra, non chi la vende. E&#8217; fatta per i bisogni di chi la compra, non di chi la vende. Ed ho già ripetuto che la compra il capitalista&#8230;. Questa è la questione centrale del nostro rapporto col capitalismo e della qualità del nostro vivere in esso! Ma questo si ignora. Anche la pantera lo sottace, e forse ne è troppo poco consapevole; ed allora questo la castra, irrimediabilmente, qualunque altra cosa dica e faccia!</p>



<p>Questa che ho detto è una definizione della capacità-umana solo in prima approssimazione, perché non dice ancora la cosa più importante che c&#8217;è nella capacità-attiva-umana medesima. E non é la cosa più importante oggi, ma la più importante in un paese come l&#8217;Italia da almeno un secolo. Qual è questa caratteristica fondamentale che manca alla definizione? Manca la qualità di merce che la nostra capacità-attiva-umana ha già! Però per dirlo un po&#8217; di più, per rispondere ulteriormente, faccio una parentesi.</p>



<p>Tra parentesi richiamo due signori che ad alcuni di voi sono senz&#8217;altro simpatici (ma ad altri no). Il primo é una brava persona del partito comunista, che confessandosi e narrando in modo un poco ingenuo e sincero ha raccontato le sue gesta gloriose, Pietro Ingrao, il quale ha un discepolo abbastanza bravo, uno dei migliori intellettuali che ci sono oggi nella sinistra italiana (e che sta anche lui nella corrente piccista del no), il secondo Pietro, Pietro Barcellona: entrambi hanno detto di recente cose simili. Questi due Pietri vanno d&#8217;accordo nel dichiarare come punto di svolta di tutta una prospettiva politica anche uno slogan come &lt;no alla mercificazione dei beni non mercificabili&gt;; che é pure un modo di dire che esistono i beni non mercificabili e che non bisogna mercificarli, perché si scopre che sono un poco sacri ed é peccato mortale, e non si deve mercificarli per questo! E allora questi beni (e magari servizi&#8230;) bisogna preservarli dalla mercificazione &#8220;futura&#8221;&#8230; Questa non è la stessa frase del documento studentesco che dice &#8220;no alla mercificazione del sapere&#8221;, però non è difficile capire che qualche sovrapposizione, qualche punto di contatto con lo slogan dei due Pietri ci deve essere e infatti c&#8217;è. Soprattutto quando poi si va a vedere nel testo di Barcellona, quali sono questi beni non mercificabili. Saltano fuori tutta una serie di beni, tra i quali quelli che possiamo attribuire alle facoltà cognitive umane, intellettuali, pure emotive, quindi anche al sapere ed alla conoscenza. C&#8217;è quindi una idea comune ai due Pietri ed agli studenti di dire e bel dire &lt;no alla &#8220;futura&#8221; mercificazione del sapere e della conoscenza&gt;.</p>



<p>E se uno legge il vostro documento (su cui io sono peraltro d&#8217;accordo perché questa non é una critica immediatamente politica) vede che le parole &#8220;sapere&#8221; e &#8220;conoscenza&#8221; e &#8220;mercificazione&#8221; sono messe in relazione alle parole &#8220;capacità&#8221; e &#8220;formazione&#8221;. Ma vi chiedo: la mercificazione di tutto quanto ciò è davvero &#8220;futura&#8221; come dite voi e i Pietri? Io rispondo subito: No! Niente di più sbagliato o falso! No. Questa mercificazione è in atto da molto tempo!</p>



<p>La cosa un po&#8217; strana, rimarco, è che nel discorso comune dei Pietri e dei panterini sembra che la mercificazione del sapere e della conoscenza nella nostra società sia un progetto per il futuro di alcuni signori malvagi e perversi cosicché bisogna impedire che, appunto nel futuro, avvenga questo sacri­legio, ritenuto ancora un futuribile. In realtà questa mercificazione non solo esiste da almeno un secolo anche in Italia. Ma non è allora nemmeno un punto di arrivo del capitalismo avanzato, bensì è la nascita, il punto di partenza di ogni sistema capitalistico! I Pietri (come voi) ignorano un aspetto clamoroso e macroscopico del capitalismo come tale, e definitorio! È incredibile, c&#8217;è di che indignarsi. In vero il sistema capitalistico nasce proprio mercificando il sapere(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote10sym">10</a>), mercificando la conoscenza proletaria calda e fredda, e proprio di questo poi cresce: cresce mangiando il sapere proletario mediante la sua mercificazione e poi razionalizzazione, ed incorporandolo nei mezzi e nel macchinario in quanto sono capitale-mezzi. Da secoli. Altro che &#8220;futuro&#8221;!</p>



<p>Che cos&#8217;è allora la forza-lavoro-merce? La capacità-attiva-umana-merce? Nel tempo in cui il lavorare era quello operaio delle &#8220;mani callose&#8221; qualcuno poteva essere così cretino (e quasi tutta l&#8217;intelligenza di sinistra quindi lo era), da immaginare che il lavoro operaio fosse solamente una questione di manualità e quindi di mani callose. Era chiaro che gli operai cedevano al padrone il loro sistema muscolare ed in parte nervoso. Potevano però farlo funzionare attaccati a qualsiasi oggetto di lavoro, a qualsiasi macchina in modo produttivo, senza appiccicargli contemporaneamente il restante sistema nervoso, la testa, l&#8217;intelligenza, il loro sapere e pensiero, la loro conoscenza, singolare e collettiva? Non potevano. Quindi magari i padroni pagavano loro la mano, ma essi dovevano dare tutto il corpo sociale compresa la testa e non solo la propria e basta e neppure solo la loro (ed in parte gratis) ma anche quella dei loro congiunti, per muovere la mano: testa davvero collettiva; e se non avessero dato tutto quanto il resto, e il sapere ed il conoscere, già un secolo fa, non sarebbe venuto fuori un accidenti di niente da quelle cose che voi chiamate imprese, e fabbriche. E mercificavano più o meno surrettiziamente, sempre meno, il sapere e la conoscenza che avevano incorporati dentro di sé come corpo sociale essi stessi, e inoltre che erano incorporati nel corpo sociale di certi collettivi di loro appartenenza. E gli intellettuali non se ne sono mai accorti? Eccoci dunque alla caratteristica che mancava alla definizione. La Capacità nostra, proletaria ed iperproletaria, ed anche la conoscenza in essa, pure nella sua sacrale intellettualità e culturalità, è già merce: da molti decenni pure in Italia.</p>



<p>Così i &#8220;lavoratori manuali&#8221; davano tutto vendendolo come merce: anche la testa, la mente, il sapere (un tempo endogeno ma ora quasi più), la conoscenza, individuale e collettiva. E se la &#8220;mercità&#8221; di fatto già effettiva di certi momenti del contenuto della loro testa non era riconosciuta e così pagata, questo era ed é uno svantaggio e non un vantaggio della situazione loro! E infatti questo semmai bisognava farsi pagare(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote11sym">11</a>)! E di lì è nato il capitalismo. Onde dire oggi come Ingrao e voi &#8220;no alla mercificazione del sapere&#8221;, può far ridere della pochezza teorica e di conoscenza di certa sinistra; ma permette anche di vedere che su questi punti non ci si capisce. Non ci si capisce neanche su che cosa è il sapere o quel sapere, da un lato; e/o su che cosa è la mercificazione dall&#8217;altro, e sulla sua centralità e funzione complessa.</p>



<p>Sul primo lato, è evidente che ci sono due distinti saperi presupposti dalla nostra cultura ufficiale effettiva. Il sapere (e conoscenza) che io chiamo calda(<a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote12sym">12</a>) (iper) proletaria mercificabilissimi e profani. E quello che io dico freddo o caldo accumulato come cultura-esplicita dagli intellettuali di professione che invece è sacro. A guardar bene è solo quest&#8217;ultimo che si ritiene che rimanga davvero sacro e inviolabile! Non il primo. E questa è una precisazione importantissima. Tuttavia oggi è mercificatissimo anche quest&#8217;ultimo! E allora c’è comunque tutta un’altra situazione storica. D&#8217;altronde il capitalismo da sempre mercifica il sacro senza patemi&#8230; Non ha più da decenni nessun senso dire &lt;no alla mercificazione del sapere&gt; che è sacro, se non che ci sono in giro degli intellettuali sinistri di professione così distratti da non avvedersi di come la loro stessa conoscenza calda e fredda siano già entrambe merce! Ma solo per questo o per questi poveri distratti, fra cui purtroppo moltissime pantere.</p>



<p>A meno che non si abbia in mente tutt&#8217;un altro atteggiamento che ci si dimentica forse di esprimere e manifestare verbalmente, del tipo utopistico (nel senso buono), intendendo dire in vero ma dimenticandosene: &#8220;de-mercificazione del sapere e della conoscenza che da secoli si mercificano!&#8221;, come momento della de-mercificazione della capacità-attiva-umana. Facciamo finta che le pantere in verità intendessero dire questo che è tutt&#8217;altro: &lt;De-mercificazione del sapere e di tutta la capacità-attiva-umana-vivente&gt;! Questo oggi è strategicamente (e ormai tatticamente?) il minimo! Ma questo, miei cari, è rivendicare la fine del Capitalismo! Questo si che sarebbe uno slogan nobile e radicale! Ma in vero proprio questo non si dice! E noi dovremmo invece dirlo? Io lo dico&#8230; E voi quando vi deciderete?</p>



<p>Sarà allora proprio meglio dire tutti quanti noi &#8220;si alla de-mercificazione del sapere&#8221;: esso è (quasi) tutto mercificato? bene, vogliamo demercificarlo! A partire da oggi, subito, effettivamente! Liberiamo il sapere già mercificato da anni dalla sua mercificazione e &#8220;mercità&#8221;! Questa sarebbe l&#8217;unica via, da esplorare, per cui lo slogan di Ingrao/Barcellona e anche del movimento studentesco possa essere portato ad acquistare senso: ribaltarlo così! Si? Ma ci rendiamo conto del significato, delle conseguenze e della portata di una rivendicazione simile nel capitalismo odierno? Siamo disposti ad assumere le conseguenze anche materiali di una rivendicazione simile, anche politicamente? Non mi pare. Fra l&#8217;altro avremmo contro proprio la grandissima massa degli attuali studenti! Ecco un problema davvero aperto! Col quale vale la pena di fare i conti!</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>note</strong></p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote1anc">1</a>&nbsp;Alquati fa una differenziazione tra capacità calde, che stanno nel corpo umano e capacità fredde quelle che vengono incorporate nelle macchine.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote2anc">2</a>&nbsp;Ossia che dovrebbero darci, produrci, la riproduzione allargata, con incremento, della capacità-attiva-umana almeno del discente, dello studente, il quale vi investe non poco e si attende un corrispettivo di effettiva formazione.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote3anc">3</a> Chiamo &#8220;Potenza&#8221; della capacità-umana la sua prerogativa di incrementare applicandovela altre utilità; chiamo Ricchezza la gamma delle sue utilità, anche solo potenziali. Suppongo che nel capitalismo le due prerogative siano spesso in contrasto fra loro e purtroppo prevalga la potenza; ma che a noi occorra di più la ricchezza della nostra capacità.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote4anc">4</a> Io distinguo l&#8217;agente-umano quale attivatore delle attività secondo tre sue differenti determinazioni: 1) quella di attore-umano in cui egli interpreta ruoli sociali già predisposti ed ascritti a lui ed attesi dagli altri; 2) quella di persona o agente-intermedio che implica già una certa autonomia dai ruoli; 3) quella di soggetto-umano che implica anche interessi e fini propri distinti da quelli del sistema e quindi un certo antagonismo nei confronti del sistema capitalistico che non li gradisce. E mi interessano soprattutto i soggetti-umani collettivi.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote5anc">5</a> O animale o vegetale o minerale: la capacita` dell&#8217;acqua, del vento, del sole; sta nel loro corpo naturale. La questione più grossa é che c&#8217;é anche una capacità-dei-mezzi, che sta incorporata nel corpo &#8220;freddo&#8221; dei mezzi.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote6anc">6</a> E con le soggettività macchiniche.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote7anc">7</a> E -più per certe sue parti e frammenti, ma non per altre- ce ne sarà ancora per un certo periodo di tempo, però non all&#8217;infinito)</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote8anc">8</a> E solo però per quella parte di essa che a qualcuno (un capitalista utiliz­zatore) occorre che stia viva, perché fra l&#8217;altro cresce (in specie in potenza) tuttoggi solo essendo così viva.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote9anc">9</a>So­prattutto se al posto di dire &#8220;riproduzione allargata&#8221; e quindi &#8220;incremento&#8221; si dice &#8220;accumulazione&#8221;, che é una parola migliore e più giusta.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote10anc">10</a> Ma che altro é mai la proletarizzazione? Solo pauperizzazione? No!</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote11anc">11</a> Ed é semmai vergogna del sindacato non averlo fatto pagare, talora.</p>



<p><a href="https://commonware.org/formazione/e-possibile-una-demercificazione-del-sapere-profano#sdfootnote12anc">12</a> Anticipo che chiamo &#8220;caldo&#8221; ciò che appartiene al corpo-umano-vivente dell&#8217;Agente e sta al suo interno; anche collettivo (come il corpo di un gruppo). Chiamo freddo invece ciò che appartiene ai Mezzi. Agente-umano e Mezzi sono sempre combinati insieme, ossia reciprocamente applicati, nell&#8217;agire-umano.</p>
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		<title>PADRI, PADRINI, FIGLI E FIGLIASTRI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/09/27/padri-padrini-figli-e-figliastri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2020 14:57:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Gaudio* Della Lettera a colleghi e studenti dell’Università che Giovanni Sole ha indirizzato qualche giorno fa alla comunità accademica, rilevando il progressivo impoverimento del processo di formazione della capacità-attiva-umana, colpisce un passaggio. Quello in cui lo studioso di antropologia culturale dell&#8217;UNICAL ammette con franchezza di non aver «mai mosso un dito per evitare [&#8230;]</p>
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<p>di Alessandro Gaudio*</p>



<p>Della <em><a href="http://www.malanova.info/2020/09/26/unical-lettera-a-colleghi-e-studenti-delluniversita/">Lettera a colleghi e studenti dell’Università</a></em> che Giovanni Sole ha indirizzato qualche giorno fa alla comunità accademica, rilevando il progressivo impoverimento del processo di formazione della capacità-attiva-umana, colpisce un passaggio. Quello in cui lo studioso di antropologia culturale dell&#8217;UNICAL ammette con franchezza di non aver «mai mosso un dito per evitare [la] piega reazionaria» imposta da una logica universitaria innervata, a tutti i livelli, di «soprusi, abusi e assurdità».</p>



<p>Davvero considerevole il disprezzo espresso da Sole per un sistema marcio e per le molte persone che ne sono parte integrante e che, ogni giorno, continuano ad alimentarlo. Il riferimento non è certamente agli studenti e neanche ai governanti «poco sensibili alla cultura». La lettera aperta di Sole indica nei docenti i soli responsabili della piega presa dall&#8217;Università.</p>



<p>Quella di Sole, insomma, è un&#8217;autocritica, invero tardiva, ma comunque luminosa in un contesto silente e dunque, in fin dei conti, degna di ammirazione. Non sono molti i docenti che hanno espresso una critica così audace del sistema universitario; pochissimi, forse tre o quattro, quelli che lo hanno fatto pagando in prima persona per la loro denuncia.</p>



<p>Dopo il suo coraggioso attacco, come mestamente ammette lo stesso Sole, a noi non restano che macerie e alcuni di noi le riconoscono bene perché, seppur in frantumi, è delle loro vite che si sta parlando: dei loro talenti, delle loro passioni, delle loro carriere. Così come lungo tutta la sua carriera, Sole ancora una volta ha fatto il proprio dovere. Questo è bene, ma quando potremo avere in mano qualcosa in più? Quando finirà questa infinita moratoria in un luogo in cui ogni anomalia viene accettata passivamente fino a un passo dalla pensione?</p>



<p>Non sono gli studenti a essere passivi: loro, prime vittime di un inesorabile processo di mercificazione del sapere, hanno le spalle al muro; non sono loro che devono svegliarsi. La «grande rivoluzione culturale», magari, avrebbe potuto farla lo stesso Sole con il supporto di qualche altro suo collega, ribellandosi ai «mostruosi meccanismi» dell&#8217;Università, fatti di spazi di democrazia ristretti, potere concentrato nelle mani di pochi, carriere e cattedre pompate, reclutamenti pilotati, clan e protettori a farla da padroni, ecc. E perché lui e gli altri si ostinano a non farla? O perché, se alla fine la paventano, poi si chiamano subito fuori dai giochi?</p>



<p>Non c&#8217;è niente da fare: non siamo un popolo di parricidi. Piuttosto, ci accontentiamo di uccidere il fratello perché i nostri padri restano intoccabili, perché in fondo, fino a quando siamo in ballo, essi assurgono al ruolo di autentici padrini, di compari insomma. E allora, tra le macerie che ci avete lasciato, apprezziamo davvero la denuncia poco tempestiva di Sole, ma scusateci, oh padrini, se proprio non ce la sentiamo di incamerare un&#8217;altra autoassoluzione e di ringraziare.</p>



<p><strong>*Redazione Malanova</strong></p>
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		<title>UNICAL. LETTERA A COLLEGHI E STUDENTI DELL&#8217;UNIVERSITÀ</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/09/26/unical-lettera-a-colleghi-e-studenti-delluniversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2020 09:29:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[università | istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carissimi, vi comunico che ho deciso di andare in pensione con tre anni di anticipo. Alcune ragioni sono quelle che si leggono ogni giorno sulla «mala università». L’università italiana vive una profonda crisi per via di una potente burocratizzazione e di una strategia che punta ormai più sulla quantità che sulla qualità. I responsabili di [&#8230;]</p>
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<p>Carissimi,</p>



<p>vi comunico che ho deciso di andare in pensione con tre anni di anticipo. Alcune ragioni sono quelle che si leggono ogni giorno sulla «mala università». L’università italiana vive una profonda crisi per via di una potente burocratizzazione e di una strategia che punta ormai più sulla quantità che sulla qualità.</p>



<p>I responsabili di tale situazione non sono i governanti poco sensibili alla cultura o gli studenti che non hanno voglia di studiare ma i docenti universitari che, catturati dal mito di un’efficienza aziendalista incarnata nella figura del manager, sono diventati zelanti burocrati sottraendo tempo ed energie alla didattica e alla ricerca. Esperti di Vqr, Vtr, Sua-Rd, Sua Cds, Ava, Miur, Civr, Anvur, Iris, Asn, Ndv, Cnvsu, Crui, Far e altri acronimi indecifrabili, trascorrono gran parte del tempo in inutili riunioni. Gli studenti non hanno alcun peso decisionale e, sballottati in corsi di laurea triennali e magistrali dai nomi creativi e altisonanti, prendono crediti come a un distributore di tiket e preparano esami in cui i libri sono stabiliti dal peso e dal numero delle pagine. Da buona azienda, poiché il numero degli studenti è in relazione con i fondi dei finanziamenti ordinari, per convincere i giovani ad iscriversi, come si fa per biscotti e dentifrici, si confezionano video patetici in cui si promettono corsi straordinari che offrono lavori sicuri e remunerativi.</p>



<p>Nei dipartimenti gli spazi di democrazia si sono ristretti. In nome dell’efficienza, il potere si è concentrato nelle mani di pochi e così, nel reclutamento e nelle carriere, nonostante le abilitazioni nazionali, nei dipartimenti si continua ad assistere a soprusi, abusi e assurdità. Accade che si chiamino tante cattedre di un gruppo disciplinare, perché più potente, a danno di altre fondamentali per i corsi di laurea. Accade che chi non ha protettori e non fa parte di un clan è spacciato, mentre chi protesta è emarginato dalla comunità perché, come dicono tutti, la logica universitaria è questa.</p>



<p>Per quanto mi riguarda, ammetto che non ho mai mosso un dito per evitare questa piega reazionaria, il mio contributo alla gestione universitaria è stato praticamente nullo. Non sono mai intervenuto alle discussioni durante le riunioni di facoltà, dipartimento, corso di laurea, consigli ristretti e ristrettissimi, commissioni, sottocommissioni e via dicendo. Allo stesso tempo devo dire che ho svolto ogni ora di lezione dei miei corsi e ho sempre studiato pubblicando decine di libri, articoli e girando numerosi film e documentari. Professore associato con abilitazione ad ordinario non ho mai goduto dell’anno sabbatico e, pur con centinaia di studenti ogni anno, non ho mai avuto avuto neanche un tutor alla didattica.</p>



<p>La nostra università è stata sempre una delle realtà più belle della Calabria, regione lacerata e afflitta da tanti problemi e io ho avuto l’onore e il privilegio di avervi lavorato. Ricordo che ai tempi del liceo ho partecipato attivamente alle manifestazioni per la sua istituzione e, iscritto a Pisa, mi sono subito trasferito appena è sorta. Spero tanto che l’Ateneo continui a ricoprire la funzione positiva che ha avuto in questi anni. Agli studenti chiedo scusa per la società di macerie che la mia generazione ha lasciato loro e li invito a svegliarsi per dare vita a una grande rivoluzione culturale che scardini i mostruosi meccanismi che li vede passivi, subalterni ed emarginati.</p>



<p>Un caro saluto e auguri di buon lavoro a tutti.</p>



<p><strong>Giovanni Sole</strong></p>
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		<title>UNICAL: IL RETTORE NOMINA LA SUA SQUADRA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/01/08/unical-il-rettore-nomina-la-sua-squadra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 13:11:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Decentramento delle deleghe e due donne al vertice come prorettori, per la prima volta nella storia dell’Unical Il rettore dell’Università della Calabria, Nicola Leone, ha scelto i delegati che lo affiancheranno nel governo dell’ateneo per raggiungere gli obiettivi di mandato. Una squadra nella quale spicca la componente femminile in posizioni apicali, così come previsto nel [&#8230;]</p>
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<p><em>Decentramento delle deleghe e due donne al vertice come prorettori, per la prima volta nella storia dell’Unical</em><br><br>Il rettore dell’Università della Calabria, Nicola Leone, ha scelto i delegati che lo affiancheranno nel governo dell’ateneo per raggiungere gli obiettivi di mandato. Una squadra nella quale spicca la componente femminile in posizioni apicali, così come previsto nel programma elettorale. Doppio incarico al femminile nel ruolo di prorettore: il rettore Leone ha infatti scelto le docenti Maria De Paola, già direttore del dipartimento di Economia, statistica e finanza “Giovanni Anania”, e Patrizia Piro, del dipartimento di Ingegneria civile, che fu candidata a rettore nella precedente competizione elettorale. Nella storia cinquantennale dell’Unical non c’era mai stato un prorettore donna; questa volta le donne al vertice sono due, anzi tre con la direttrice generale Giancarla Masè.<br>“Abbiamo operato esattamente nella direzione che avevamo promesso – sottolinea il rettore – anche in merito al decentramento dei poteri: abbiamo scisso le varie deleghe per avere una squadra ampia ed evitare l&#8217;accentramento delle cariche. Ad esempio, la delega in Ricerca e trasferimento tecnologico è stata divisa in quattro deleghe: Ricerca, Trasferimento tecnologico, Progettazione di ricerca, Laboratori e infrastrutture di ricerca. Il prorettore delegato al centro residenziale, inoltre, non si occuperà anche del Diritto allo studio, che viene attribuito ad un delegato ad hoc”.<br>“Con la designazione dei delegati – commenta il rettore Nicola Leone – l’Università della Calabria si impegnerà ancora di più nel perseguimento della propria missione, quella di essere una istituzione pubblica di riferimento di qualità, dove il talento è valorizzato e messo in campo per contribuire alla crescita culturale delle nuove generazioni. Nelle scelte mi sono basato su competenze, qualità e impegno, fiducioso che i colleghi che mi affiancheranno in questi sei anni riusciranno a portare a termine gli obiettivi programmatici. Ad ognuno dei delegati va un sentito ringraziamento per aver accettato, in ottica di servizio, un impegno gravoso e la mia gratitudine per tutto quello che faranno per la nostra comunità accademica”.</p>



<p>Questa la squadra dei delegati.<br><br><strong>Prorettori</strong><br>&#8211; Prorettore vicario: Maria De Paola<br>&#8211; Prorettore al centro residenziale: Patrizia Piro</p>



<p><strong>Delegati</strong><br>&#8211; Didattica: Francesco Scarcello<br>&#8211; Ricerca: Cesare Indiveri<br>&#8211; Trasferimento tecnologico: Maurizio Muzzupappa<br>&#8211; Missione sociale: Antonio Costabile<br>&#8211; Rapporti con gli enti territoriali: Vincenzo Pezzi<br>&#8211; Orientamento in ingresso: Angela Costabile<br>&#8211; Orientamento in itinere: Valeria Pupo<br>&#8211; Placement e fundraising: Andrea Lanza<br>&#8211; Progettazione della ricerca: Francesco Valentini<br>&#8211; Laboratori e infrastrutture di ricerca: Alessandra Crispini<br>&#8211; Dottorato di ricerca: Maria Carmela Cerra<br>&#8211; Diritto allo studio: Gianpaolo Iazzolino<br>&#8211; Pari opportunità: Giovanna Vingelli<br>&#8211; Affari legali: Fabrizio Luciani<br>&#8211; Monitoraggio degli indicatori strategici: Damiana Costanzo<br>&#8211; Controllo dell&#8217;attuazione del programma: Marco Manna<br>&#8211; Valutazione delle performance e controllo di gestione: Maria Teresa Nardo<br>&#8211; Relazioni sindacali: Vincenzo Ferrari<br>&#8211; Marketing: Gaetano Miceli<br>&#8211; Patrimonio e programmazione edilizia: Fabrizio Greco<br>&#8211; Ambiente: Raffaele Zinno<br>&#8211; Protezione e controllo dei campi elettromagnetici: Sandra Costanzo<br>&#8211; Polo d’infanzia: Simona Perfetti<br>&#8211; Sport: Piero Guido e Giuseppe Pellegrino<br>&#8211; Spettacolo: Roberto De Gaetano<br>&#8211; Rete GARR: Angelo Furfaro<br>&#8211; Energy manager: Vittorio Ferraro</p>



<p><strong>Delegati per l&#8217;Internazionalizzazione</strong><br>&#8211; Coordinamento delle azioni di internazionalizzazione extra-europee: Giancarlo Fortino<br>&#8211; Coordinamento delle azioni di internazionalizzazione per l&#8217;Europa: Luigi Boccia<br>&#8211; Relazioni internazionali con Messico, Honduras e Paraguay: Natale Arcuri<br>&#8211; Relazioni internazionali con India: Maria Laura Corradi<br>&#8211; Relazioni internazionali con Repubblica Dominicana, Cuba e Costa Rica: Lorenzo Caputi<br>&#8211; Relazioni internazionali con Ecuador: Salvatore Straface<br>&#8211; Programma Erasmus: Alberto Di Renzo<br> </p>
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		<item>
		<title>LIBERTÀ DI PARTIRE, LIBERTÀ DI RESTARE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/01/06/liberta-di-partire-liberta-di-restare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jan 2020 12:52:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vera emergenza di questo paese è l&#8217;emigrazione interna. Negli ultimi quindici anni sono due milioni le persone che hanno abbandonato il Sud per trasferirsi tra il Centro e il Nord d&#8217;Italia. La Calabria è, anche in questo caso, la regione maggiormente colpita da questo drammatico fenomeno e, se questo trend dovesse continuare, si verificherebbe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p> La vera emergenza di  questo paese è l&#8217;emigrazione interna. Negli ultimi quindici anni sono  due milioni le persone che hanno abbandonato il Sud per trasferirsi tra  il Centro e il Nord d&#8217;Italia. La Calabria è, anche in questo caso, la  regione maggiormente colpita da questo drammatico fenomeno e, se questo  trend dovesse continuare, si verificherebbe uno spopolamento epocale. </p>



<p> Nella stragrande maggioranza dei casi non è una libera scelta: emigrare è una decisione obbligata, una costrizione. Nessuno/a può permettersi, infatti, di restare in una terra dove non c&#8217;è lavoro.  </p>



<p> Col passare degli anni e delle generazioni, siamo cresciute/i sapendo  che per realizzare le nostre ambizioni saremmo dovuti/e andare via,  lasciando i nostri affetti e reinventando la nostra vita altrove. Come se tutto ciò fosse un destino ineluttabile. </p>



<p> Ad infierire, si aggiunge l&#8217;aumento del prezzo dei biglietti, che puntualmente a ridosso delle  festività rende proibitivo il ritorno nei paesi natali. </p>



<p> L&#8217;emigrazione forzata è il risultato di politiche scellerate, perseguite da istituzioni locali e nazionali che ci hanno privato dei nostri diritti, affondando la sanità pubblica, rendendo obsoleto il sistema dei trasporti e trasferendo al Nord tutto ciò che produce sviluppo e benessere.</p>



<p>Chi ha amministrato negli ultimi decenni ha prodotto un sistema clientelare e  corrotto, rendendo la nostra regione, così ricca di risorse e di potenzialità, un deserto.</p>



<p>Mentre leggi queste righe, probabilmente stai tornando a casa con gli occhi lucidi dopo aver accompagnato qualcuno a cui vuoi bene all&#8217;autostazione, oppure ti sei  appena seduto/a sul bus che ti porterà a centinaia di chilometri di  distanza da qui. In ogni caso, ci vuole tanto <br> coraggio.  </p>



<p> Ed
 è con lo stesso coraggio che noi ti scriviamo, provando ogni giorno a 
cambiare la rotta di questa Regione, ribellandoci allo scempio delle 
diseguaglianze e delle ingiustizie, perché non deve più esistere un 
posto giusto o sbagliato dove nascere, ma solo la libertà di partire o 
di restare.  </p>



<p> Se ti va e se pensi ce ne sia bisogno, mandaci una testimonianza, per noi è importante. Manterremo l&#8217;anonimato, ma pubblicheremo tutte le storie di emigrazione forzata vissute direttamente o indirettamente.</p>



<p><strong>Questa volta non restiamo in silenzio, siamo in tanti, troppi.</strong></p>



<p>Mandaci la tua testimonianza per messaggio privato alla <strong><a href="https://www.facebook.com/stutamuliTUTTI/">pagina FB di Stutamuli Tutti</a></strong>, oppure pubblicala sul <strong><a href="https://www.facebook.com/groups/1819512261418560/">gruppo FB Stutamuli Tutti (Cosenza)</a></strong>.</p>



<p><em><strong>Stutamuli Tutti &#8211; Cosenza</strong></em></p>
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		<item>
		<title>UNICAL PER IL DIRITTO ALLA CASA: CENTRO RESIDENZIALE INUTILE!</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/12/06/unical-per-il-diritto-alla-casa-centro-residenziale-inutile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 08:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CHIUSO PER INUTILITÀ &#x1f4e3;Si annuncia che a partire da oggi Venerdì 6 Dicembre 2019, il Centro Residenziale dell&#8217;Università della Calabria resterà chiuso, causa inutilità. &#x1f3e0;Se arrivati alle porte del Natale ancora decine di studenti e studentesse si ritrovano senza casa, se le convocazioni avvengono a rilento, se si presentano sempre meno persone a causa dei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>CHIUSO PER INUTILITÀ</strong></p>



<p>&#x1f4e3;Si annuncia che a partire da oggi Venerdì 6 Dicembre 2019, il Centro Residenziale dell&#8217;Università della Calabria resterà chiuso, causa inutilità.</p>



<p>&#x1f3e0;Se arrivati alle porte del Natale ancora decine di studenti e studentesse si ritrovano senza casa, se le convocazioni avvengono a rilento, se si presentano sempre meno persone a causa dei tempi molto lunghi di assegnazione, allora è inutile andare avanti con questa farsa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="720" height="960" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78386981_810536092737719_3994359558540623872_n.jpg" alt="" class="wp-image-6044" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78386981_810536092737719_3994359558540623872_n.jpg 720w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78386981_810536092737719_3994359558540623872_n-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p>&#x1f4da;Come Unical per il Diritto alla Casa chiediamo che le convocazioni abbiano una forte accelerazione, che la tempestività nella manutenzione sia maggiore, che prima della fine dell&#8217;anno tutte le persone in attesa dell&#8217;assegnazione dell&#8217;alloggio possano finalmente avere una casa in cui vivere per poter tranquillamente seguire le lezioni e poter dare gli esami come tutti gli altri colleghi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="960" height="720" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78993237_810535956071066_2766401449104506880_n.jpg" alt="" class="wp-image-6045" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78993237_810535956071066_2766401449104506880_n.jpg 960w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78993237_810535956071066_2766401449104506880_n-300x225.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78993237_810535956071066_2766401449104506880_n-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Non potremo sostenere ancora un altro anno aspettando aprile per essere convocati e ottenere l&#8217;alloggio alla fine dell&#8217;anno accademico, vogliamo più trasparenza e maggiore efficienza!</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/groups/diritto.alla.casa.unical/?fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBJCVbcqG5YpAslY0MBY8XE3MF6SZ6TZ-kqqFMrl13-eby-of34eKcGpRJ7ZK5mn_Zi7pM49iN1TnptSgcmNMhUj5IFrO2n54n43mLsnaUjve43nF-iYd13MBRZEo3k6LWPvEcHL3fDrbVf6qPLMRk7eYv7VQRPefa2ifMPQpqzuNiyKotnNRY1Crea9qmmvyvgFpM1kqF8jQgEwrFXfWzkP6eWWUnVrWXJHeIrHuff4xFlJxHA-ed_tEnJzKvMicQR47jj1jUy63jqZbNwEAI_vl3BurUDZuTAo3KHDPF_Nh9uf75dpoF2e24Ddj-IVJHJttl-YxF0Svaprgzf4vQiqg9mxbQR8wRH5NggxBazgC4Cvh4Egw&amp;__tn__=K-R">Unical per il diritto alla casa</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78481734_810536046071057_8355382167357882368_n.jpg" alt="" class="wp-image-6046" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78481734_810536046071057_8355382167357882368_n.jpg 960w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78481734_810536046071057_8355382167357882368_n-300x225.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/12/78481734_810536046071057_8355382167357882368_n-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>
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		<title>2° GLOBAL STRIKE FOR FUTURE ALL&#8217;UNICAL</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/05/23/2-global-strike-for-future-allunical/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 13:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[FRIDAYS FOR FUTURE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo sarà il secondo sciopero globale per il futuro dopo il grande successo dello sciopero del 15 marzo, quando il mondo ha assistito ad una mobilitazione senza precedenti, coinvolgendo più di 1.8 milioni di persone e più di 400.000 in Italia. Anche Cosenza e l’Università della Calabria hanno fatto la loro parte, mostrando quanto sia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Questo sarà il
secondo sciopero globale per il futuro dopo il grande successo dello sciopero
del 15 marzo, quando il mondo ha assistito ad una mobilitazione senza
precedenti, coinvolgendo più di 1.8 milioni di persone e più di 400.000 in
Italia. Anche Cosenza e l’Università della Calabria hanno fatto la loro parte,
mostrando quanto sia sentito il tema del clima.</p>



<p>La mobilitazione
deve continuare per reclamare l’attenzione delle classi dirigenti del mondo
alla ormai riconosciuta presenza di una emergenza climatica e ad applicare
delle misure urgenti e concrete per contrastarne le cause.</p>



<p>Gli attivisti,
ispirati dalle parole di Greta Thunberg, rivendicano l’importanza della scienza
nel capire e risolvere questa crisi considerando che, secondo l’ultimo report
dell’IPCC &#8211; l’organismo scientifico dell’ONU &#8211; ci sono rimasti circa undici
anni per evitare di oltrepassare il punto di non ritorno. </p>



<p>Per ridurre in
misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici viene
richiesto che venga rispettato l’Accordo di Parigi, l’aumento di temperatura
globale non oltrepassi i 1.5º C e che la giustizia climatica diventi una delle
prerogative al nostro modello di sviluppo.</p>



<p>Come primo passo
<a href="https://www.facebook.com/hashtag/fridaysforfuture?hc_location=ufi">#FridaysForFuture</a> Italia
sta chiedendo al governo italiano di iniziare oggi stesso la transizione dal
modello fossile a quello delle energie pulite e rinnovabili, per evitare
all’Italia, all’Europa e al mondo intero gli effetti degli sconvolgimenti
climatici: catastrofi naturali, gravi carestie e i conseguenti fenomeni
migratori fuori scala. L’obiettivo è di abbattere del 50% le emissioni di gas
serra rispetto all’epoca preindustriale entro il 2030, per raggiungere zero
emissioni nel 2050.</p>



<p>Per raggiungere
questi obiettivi è necessario investire molte risorse economiche ed
intellettuali, al fine di passare da un modello fortemente dipendente da combustibili
dannosi per le loro emissioni, ad un modello pienamente sostenibile. Il costo
di tale transizione ecologica deve essere tuttavia sostenuto da chi negli
ultimi decenni ha consapevolmente portato avanti attività dannose ed
inquinanti, e quindi non ricadere invece sulle fasce meno abbienti della
popolazione, che non hanno ad esempio la possibilità economica di accedere ad
alternative di mezzi e prodotti non inquinanti. Per questo parliamo di
“giustizia climatica”, perché la sostenibilità non è solamente un aspetto
economico ed ambientale, ma anche sociale.</p>



<p>Vi aspettiamo
domani, venerdì 24 maggio all’Università della Calabria. Il corteo partirà alle
10.30 dalle pensiline e arriverà in Piazza Vermicelli. </p>



<p>Anche domani, in
Italia e nel mondo scenderemo a milioni, con lo stesso grido:</p>



<p>Vogliamo
Giustizia Climatica. Vogliamo che ovunque sia dichiarata l’Emergenza Climatica
ed Ecologica, e non ci fermeremo finché alle parole seguiranno i fatti.</p>



<p><strong>Il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.</strong></p>



<p><strong> Fridays for Future Cosenza</strong></p>
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