No perditempo!

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La nuova, antica, peste…

Un nuovo fantasma arriva dalla Russia ad impaurire le notti del popolo occidentalizzato. No, non è il comunismo ma…la peste! Come nei promessi sposi, come nelle narrazioni medioevali, ci si interroga sui bubboni e sulle relative vie per arginare la contaminazione. Nuove zone rosse? Nuove mascherine? Nuovi vaccini anti peste bubbonica? Intanto si suggerisce ai propri cittadini di lasciare la Russia siberiana.

Ma, mentre si corre ai ripari, nessuno dice che la peste negli Stati Uniti non è mai scomparsa, anche se il quadro epidemiologico moderno è molto diverso da quello storico. Il CDC, un’agenzia federale del governo degli Stati Uniti, (https://www.cdc.gov/plague/maps-statistics/index.html) indica che Yersinia pestis è presente negli USA dal 1900 e si è radicata soprattutto nell’ecosistema dei roditori selvatici e le pulci dell’Ovest. Dopo l’ultima epidemia urbana di Los Angeles del 1924–1925, la peste è diventata essenzialmente una malattia rurale e sporadica, ma presente. Le aree maggiormente interessate sono il New Mexico settentrionale, l’Arizona settentrionale e il Colorado meridionale, oltre ad alcune zone di California, Oregon e Nevada.

Dal 2000 al 2023 si sono rilevati 122 casi in USA.

Il CDC rileva una media di circa 7 casi l’anno e 15 decessi sui 122 casi in 13 anni.

In un articolo del 1 ottobre 2026 si rammenta il caso di un decesso per peste del luglio 2025:

“A luglio, un giovane adulto di sesso maschile è stato valutato nel pronto soccorso della contea di Coconino, in Arizona, dopo 2 giorni di dolore addominale, dolore al petto e tosse secca […]. I medici inizialmente sospettarono una malattia da hantavirus o una polmonite batterica. Il paziente fu ricoverato e sottoposto a terapia antibiotica empirica con piperacillina-tazobactam, vancomicina e azitromicina. Nonostante una terapia con ossigeno progressivamente più intensiva, la sua ipossiemia peggiorò e morì meno di 8 ore dopo il ricovero.

Il giorno successivo, nelle emocolture del paziente è stata rilevata la crescita batterica. Il giorno seguente, la spettrometria di massa a tempo di volo con desorbimento/ionizzazione laser assistito da matrice (MALDI-TOF) della crescita batterica proveniente da tale emocoltura ha identificato Yersinia pseudotuberculosis e bacilli gram-negativi con colorazione bipolare. Entrambi i risultati, nel loro insieme, hanno sollevato il sospetto di peste polmonare e il dipartimento di sanità pubblica locale è stato immediatamente informato.

Due giorni dopo la morte del paziente, sono state identificate 46 persone potenzialmente esposte, e tutte hanno iniziato un ciclo di 7 giorni di profilassi post-esposizione (PEP) orale con ciprofloxacina. Le persone potenzialmente esposte includevano membri della famiglia, colleghi e personale ospedaliero; nessun contatto si è ammalato. Sei giorni dopo la morte del paziente, l’Arizona State Public Health Laboratory (ASPHL) ha rilevato Y. pestis dalle emocolture iniziali utilizzando il test di reazione a catena della polimerasi quantitativa (in tempo reale). Quattro giorni dopo (10 giorni dopo la morte del paziente), l’ASPHL ha isolato Y. pestis dalle colture di sangue e tessuto polmonare.” (https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/75/wr/mm7538a2.htm)

In uno studio CDC pubblicato su Emerging Infectious Diseases, sono stati analizzati 482 casi di peste negli USA dal 1970 al 2017:

  • 364 (76%) erano bubbonici;
  • 91 (19%) setticemici;
  • soltanto 15 (3%) erano polmonari;
  • 65 persone morirono (14%). (Campbell, S. B., Nelson, C. A., Hinckley, A. F., & Kugeler, K. J. (2019). Animal Exposure and Human Plague, United States, 1970–2017. Emerging Infectious Diseases, 25(12), 2270-2273. https://doi.org/10.3201/eid2512.191081.)

Quindi i 122 casi del 2000–2023 non indicano specificatamente la frequenza della peste polmonare ma rilevano i casi di peste nel complesso, comprendenti prevalentemente la forma bubbonica.

Il meccanismo predominante negli USA è la trasmissione zoonotica (zoonosi), soprattutto attraverso pulci infette. Il contatto con animali infetti costituisce un’altra importante via di esposizione. Lo studio CDC del periodo 1970–2017 ha trovato un’esposizione animale plausibilmente associata all’infezione nel 54% dei casi. (https://wwwnc.cdc.gov/eid/article/25/12/19-1081_article)

Particolarmente interessante è il ruolo degli animali domestici: tra i casi con esposizione animale sono stati documentati contatti con gatti, inclusi animali malati. Un precedente studio ha identificato 23 casi umani associati a gatti tra il 1977 e il 1998, cinque dei quali mortali. Questo spiega perché occasionalmente un caso umano possa essere collegato a un gatto infetto che ha avuto contatti con roditori o pulci come il caso del decesso del luglio 2025 dove l’uomo aveva avuto contatti professionali con gatti malati.

La peste polmonare primaria può essere trasmessa attraverso le secrezioni respiratorie di una persona infetta. È quindi biologicamente possibile una trasmissione interumana. Tuttavia, negli Stati Uniti moderni questa modalità è eccezionale.

Uno studio che ha analizzato tutti i casi di peste polmonare primaria negli USA dal 1900 al 2009 ha mostrato che la maggior parte dei casi non trasmette l’infezione ad altre persone, anche in assenza di trattamento o profilassi; esiste però la possibilità di eventi di trasmissione particolarmente efficienti. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21733272/

Parliamo sempre di casi sporadici, mentre l’ultima epidemia urbana statunitense risale al 1924–25.

Il quadro che emerge dalle fonti è quello di una zoonosi endemica a bassissima incidenza, mantenuta nell’ambiente naturale dell’Ovest americano, con occasionali infezioni umane. Il CDC attualmente stima un amedia di circa 5 casi umani all’anno negli ultimi decenni e oltre l’80% dei casi è bubbonico.

La peste esiste ancora negli USA, non solo in Russia, ma i dati non descrivono una circolazione significativa della peste polmonare nella popolazione umana.

Se una lezione dovremmo cogliere dalla pandemia del coronavirus di qualche anno fà, questo è proprio l’uso allarmastico dei media e il retroterra geopolitico di ogni aspetto della vita. Nella nuova “guerra mondiale a pezzi” per la conquista dell’egemonia globale delle elite occidentali e orientali nulla è lasciato al caso ma tutto sfruttato ibridamente.

Altro punto fondamentale è la sistematica demolizione del sistema sanitario pubblico e universitario per delgare tutta la nostra vita alle multinazionali del farmaco e della salute: loro scoprono il vaccino, loro fanno miliardi con i governi e con tanto di manleva sui contratti in caso di reazioni avverse e mortali, sempre loro, i privati, aprono cliniche e pronto soccorsi, in convenzione e non, mentre gli ospedali declinano e muoiono!

Malanova vostra!

Distribution of plague cases, worldwide. Data from WHO.