di Stefano Ammirato
Un contributo al ragionamento su un tema cittadino.
Il bando PNNR:
I finanziamenti alla creazione di nuovi alloggi universitari deriva da una legge nazionale iperliberista, fatta dal governo italiano di destra, ma che avrebbe fatto anche uno di pseudo sinistra, che “ruba ai poveri per dare ai ricchi”. Un Robin Hood al contrario. Potremmo dire che è più descrittiva delle caratteristiche dello sceriffo di Nottingham che malversava i poveri per intascare privatamente le tasse dovute al governo. Il tutto nasce da quella che un tempo si chiamava “sussunzione delle lotte” e in particolar modo la mobilitazione del 2023 per il diritto allo studio e all’abitare che ha interessato soprattutto il nord ed il centro della nostra nazione. Gli studenti attrezzarono delle tendopoli davanti alle Università per protestare contro il caro affitti.
La risposta governativa fu la promessa della costruzione di 60mila nuovi alloggi, ma come?
Istituirono un Fondo non per aiutare le Università o gli Enti locali a creare un proprio centro residenziale, ma aiutando prevalentemente i privati a inaugurare un nuovo business estrattivo. Citando dal sito della Cassa Depositi e Prestiti che ne gestisce l’iter amministrativo:
“Il Fondo per gli alloggi destinati agli studenti, con una dotazione finanziaria di 599 milioni di euro, prevede l’erogazione di un contributo economico a fondo perduto, fino a circa 20.000 euro per ogni nuovo posto letto messo a disposizione”.
Quindi, sottolineo, il privato imprenditore ha un contributo a fondo perduto di 20.000 euro a posto costruito e messo a disposizione. Lo Stato, cioè le tasse dei cittadini, finanzia e il privato imprenditore incassa.
“Rubo ai poveri per dare ai ricchi”.
Le richieste di ammissione al contributo riguardano strutture residenziali che prevedano almeno 18 nuovi posti letto e che siano situate in comuni sede di ateneo o aree limitrofe. Per giustificare il prestito da fondi pubblici ai privati, la legge ha inventato una postilla dal sapore sociale:
“I gestori delle strutture dovranno:
– garantire canoni di locazione agli studenti di almeno il 15% inferiori rispetto ai valori medi di mercato;
-riservare almeno il 30% dei posti letto, con canoni di locazione ulteriormente contenuti, agli studenti fuori sede capaci e meritevoli anche se privi di mezzi;
– assicurare per 12 anni la destinazione d’uso prevalente degli immobili utilizzati ad alloggio o residenza per studenti universitari”.
Gli interventi di messa a disposizione dei posti letto dovranno essere conclusi entro il 15 maggio 2027. La legge non guarda in faccia le realtà territoriali.
Nel nostro specifico ci troviamo a Rende (CS) dove sorge l’unico CAMPUS d’Italia e uno degli Atenei più grandi, e dicono le statistiche, più efficienti d’Italia. Il ranking ottimale della nostra Università della Calabria è da tanti decenni dovuto anche all’ottima offerta residenziale per gli studenti, specialmente quelli con redditi bassi.
Quindi, si evince che molti studenti, compresi quelli stranieri, che non hanno una condizione reddituale rosea, sono già in gran parte o totalmente assorbiti dalle strutture ricettive pubbliche. Nel nostro Ateneo è prevista persino la mensa gratuita per i redditi più bassi.
Inoltre, vedi foto, c’è da considerare che negli ultimi anni le iscrizioni hanno avuto una positiva impennata ma il totale degli iscritti è in calo rispetto agli anni d’oro. Si prevede, certamente, un incremento con l’avvio a regime dei corsi di laurea che girano intorno a Medicina.
Le statistiche ufficiali riportano che:
Nel 2020/2021 erano iscritti ai corsi di Laurea Unical: 24.404 studenti
nel 2024/2025 risulterebbero iscritti: 23.469 studenti

Mille studenti in meno. Visti i numeri decrescenti attuali, la domanda seria da porsi è: dal 2020 ad oggi dove hanno vissuto tutti questi studenti?
La città ha provveduto a soddisfare la domanda decrescente di alloggi? Per rispondere dobbiamo tener conto che gran parte degli studenti sono di Cosenza, parte presso gli alloggi del Centro Residenziale dell’Unical altri in affitto in case di privati cittadini che magari pagano con le rette il mutuo per l’investimento fatto per trovare alloggio al proprio figlio laureando. Una stanza per il figlio, le altre tre per altri studenti paganti. Una forma di investimento familiare in cultura!
Se dal 2020 al 2025 gli iscritti totali sono scesi, come mai si ritiene urgente e necessario costruire degli studentati privati cementificando la città e aumentando le aree “impermeabilizzate”?
Molti di questi studentati già sorti in tante città universitarie sono stati realizzati con fondi governativi (PNNR) e la proprietà degli immobili è rimasta e rimarrà al privato imprenditore. Perché non si è pensato per tempo ad una strategia pubblico-pubblico tra il Comune di Rende e l’Università della Calabria se si riteneva che il numero degli alloggi era insufficiente rispetto alla domanda? Il governo avrebbe finanziato la gran parte e la proprietà degli immobili sarebbe rimasta pubblica.
Magari a scadenza progettuale gli immobili sarebbero potuti divenire case popolari.
Tutto ciò dipende, ovviamente, dalla visione e dall’ideologia politica degli amministratori che, normalmente ligi al diktat iper-liberista, vedono con particolare astio l’azione pubblica e molto favorevolmente quella privata.
L’Unical “mette a disposizione dei propri studenti circa 2.500 posti alloggio. I posti alloggi sono dislocati in 10 quartieri dislocati in gran parte all’interno del campus ed in parte nella zona residenziale di Rende. In ogni quartiere residenziale sono previsti degli Spazi Comuni auto-gestiti da un comitato di studenti eletto dall’assemblea degli studenti alloggiati nel quartiere, liberamente fruibili per attività socio-ricreative, dotati di attrezzature multimediali, sportive e per il tempo libero”.

Sottolineo nuovamente, infine, ciò che è l’obiettivo dichiarato dalla legge nazionale: in Italia mancano posti letto e alloggi a prezzi accessibili per gli studenti universitari.
Non soltanto posti letto, ma accessibili. I nuovi alloggi resi disponibili negli ultimi due anni sono stati realizzati da investitori privati. Nonostante l’esistenza in diverse città universitarie dei nuovi studentati costruiti con fondi PNNR, ad oggi non risultano apprezzabili successi rispetto all’obiettivo del contenimento del costo degli affitti delle stanze agli studenti.
“A Milano, secondo le rilevazioni del dipartimento Research & data intelligence del gruppo Gabetti, ogni studente deve sostenere un costo mensile per vitto e alloggio, ipotizzando la locazione di una stanza singola e l’iscrizione a un’università pubblica con Isee superiore a 30mila euro, anche superiore ai 1.600 euro.
Ma quel che è più grave è che «il canone medio delle camere singole in studentati privati , si legge nel report di Gabetti , risulta strutturalmente superiore rispetto a quello delle camere singole in appartamento».
Le cose non vanno molto meglio di fronte ai prezzi calmierati imposti dal Pnrr, che obbliga i gestori a garantire tariffe di almeno il 15% inferiori ai valori medi di mercato.
A guardare i prezzi, in ogni caso, si tratta di tariffe ancora molto lontane da soluzioni realmente accessibili”. (Avvenire 04/02/2026)
Si arriva, dunque, alla conclusione che la legge nazionale sugli studentati ad oggi, “statistiche alla mano”, non ha rappresentato e non rappresenta altro che un nuovo piano estrattivo di profitto dalle città: “rubo ai poveri per dare ai ricchi”. Sarà contento lo sceriffo di
Notthingam.

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