Abbiamo da qualche tempo cominciato ad analizzare i cambiamenti nel mondo del lavoro,[1] rintracciando di fatto un parallelismo già noto al grande economista Ricardo, ma che nel tempo ha visto un capovolgimento degli esiti. Se finanche Ford vedeva nell’accesso libero alla tecnologia il segno più tangibile del progresso umano, oggi assistiamo invece all’avvento della tecnologia robotica che rende non più così necessario l’apporto umano e dell’implementazione delle tecnologie di comunicazione che rendono il lavoratore, di fatto, interconnesso con il posto di lavoro 24 ore su 24. Un profondo mutamento quindi nel panorama del lavoro. Da una parte, il rapporto lavorativo che si fa sempre più agile e intelligente, dall’altra la volontà di consolidare rapporti lavorativi evanescenti e pagati un tanto al chilo.

I sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec hanno stretto un accordo con la Bayer per superare la fantozziana timbratura del cartellino. Mentre i governi di vario colore prospettano sempre più insistentemente tornelli e impronte oculari o digitali per quei lavoratori statali che vogliano entrare nel proprio ufficio, le grosse multinazionali, forti dell’esperienza maturata durante la pandemia, sperimentano un’alternanza flessibile tra lavoro da casa e in ufficio. I dipendenti (ovviamente parliamo dei colletti bianchi) potranno scegliere come e quando lavorare dal proprio domicilio, garantendo una presenza minima per le riunioni organizzative. L’elemento per la valutazione del lavoratore non sarà più quindi il tempo trascorso in azienda, ma i risultati raggiunti. Non importa da dove lavori, l’importante è che raggiungi gli obiettivi prefissati. Chiaramente, tutto ciò, inscritto nel sistema capitalista, pur sembrando un passo avanti nella liberazione dall’alienazione imposta dal lavoro salariato, in realtà significherà un grosso risparmio per le multinazionali che avranno meno costi relativi al funzionamento degli uffici e, con molta probabilità, più ore lavorate. Certo, si parla del diritto al distacco da internet del dipendente, ma poi, se ti arriva una mail del capo alle 21, potrai, realmente, far finta di nulla? Quante “emergenze” dovranno essere risolte oltre il normale orario lavorativo?

Ma, a parte le implicazioni aziendali ed economiche, certamente un dato questa notizia lo evidenzia: il lavoro si fa sempre più digitale, agile, flessibile, smart. Non in tutti i settori, ovviamente, ma la tendenza è molto chiara. In questo senso è noto il brevetto n° WO/2020/060606, pubblicato in data 26 marzo 2020 dalla MICROSOFT TECHNOLOGY LICENSING, LLC. Il brevetto sulla criptovaluta collegata all’attività corporea:

L’attività del corpo umano associata a un’attività fornita a un utente può essere utilizzata in un processo di “estrazione” di un sistema di criptovaluta. Un server può fornire un’attività a un dispositivo di un utente con questo accoppiato. Un sensore accoppiato comunicativamente al dispositivo, o compreso nel dispositivo stesso dell’utente può rilevare l’attività corporea dell’utente. I dati sull’attività corporea possono essere generati in base all’attività rilevata dell’utente. Il sistema di criptovaluta accoppiato comunicativamente al dispositivo dell’utente può verificare se i dati sull’attività del corpo soddisfano una o più condizioni impostate dal sistema di criptovaluta e assegnare la criptovaluta all’utente i cui dati di attività corporea sono verificati.[2]

Un complesso sistema informatico, dunque, sarà capace di monitorare le attività mentali e corporee di un lavoratore e, se i parametri sono rispettati, erogare un salario in valuta digitale.[3] In tal senso un lavoratore digitalizzato potrà essere controllato da remoto e guadagnare solo se il sistema della criptovaluta avrà trovato soddisfacenti i parametri corporei che ne indicheranno la produttività reale o il raggiungimento di obiettivi prefissati. Una sorta di cottimo futuristico.

Ma lasciamo le speculazioni avveniristiche per ripartire dal cottimo reale, già ampiamente praticato nel quotidiano, per approdare sul lato oscuro del mondo del lavoro. Se da un lato, come dicevamo, una parte del lavoro è destinato progressivamente a vaporizzarsi tra le pieghe digitali della rete, dall’altro quei lavoratori che già oggi sono pagati in funzione della puntualità, della velocità e del numero di consegne, – come i riders, ad esempio – provano invece a rendere meno evanescente il loro contratto lavorativo.

È notizia recente l’indagine della procura di Milano che ha smascherato (non ci voleva poi molto) la finzione del rapporto lavorativo tra riders e piattaforme. La procuratrice Tiziana Siciliano ha puntato il dito contro il “meccanismo del ranking” affermando che “non è affatto vero che (i fattorini) hanno libertà di decidere quando andare a lavorare, perché chi non può farlo, anche solo per un giorno magari per motivi di salute, viene penalizzato” dall’algoritmo. Da qui i vari racconti di chi è costretto ad andare a lavorare febbricitante o malmesso; da qui i vari incidenti sul lavoro. “Non è più il tempo di dire che i rider sono schiavi, è arrivato il tempo di dire che sono cittadini che hanno bisogno di una tutela giuridica”, ha aggiunto il procuratore capo di Milano Francesco Greco.

Alla Uber a Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo sono stati notificati verbali in base ai quali oltre 60 mila lavoratori in tutta Italia dovranno essere assunti dalle aziende come “lavoratori coordinati e continuativi”, i famosi Co.Co.Co. che ogni governo abolisce, con tanto di comunicati stampa trionfali ma che, al contrario, sono più vitali che mai. I riders non sarebbero da considerare lavoratori autonomi con tanto di partita IVA, ma lavoratori occasionali e parasubordinati perché inseriti a pieno titolo nell’organizzazione del lavoro operando all’in­terno del ciclo produttivo aziendale.

Da qui la soddisfazione delle Union dei Riders che si sono date un appuntamento virtuale per la prima assemblea nazionale:

Quando le grandi piattaforme internazionali del food-delivery sono sbarcate in Italia hanno trovato nelle nostre città dei facili territori di conquista. Con la promessa di lavoretti flessibili e divertenti ma ben retribuiti hanno reclutato in fretta tantissime attività commerciali e soprattutto migliaia di lavoratori precari alla ricerca di un impiego. L’incanto è durato però poco: mentre i servizi di food-delivery attiravano sempre più consumatori, le tariffe orarie si abbassavano per lasciare spazio al cottimo. La logica è semplice, più corri e più guadagni ma a tuo rischio e pericolo. Zero tutele in caso di malattia o infortunio, nessun diritto sindacale, tutti i costi del lavoro scaricati sui fattorini.

Mentre i colletti bianchi della Bayer chiedono che il contratto diventi più evanescente e il rapporto di lavoro più agile, i riders chiedono un maggior consolidamento del loro rapporto che preveda un monte ore garantito e paghe orarie fisse per superare il cottimo delle prestazioni occasionali e il riconoscimento dei diritti sindacali di tutti i fattorini statuiti da un contratto collettivo nazionale di settore.

Due movimenti paralleli in questi ultimi giorni che fanno luce sulle nuove forme di lavoro che verranno.

Redazione di Malanova


NOTE

  1. Malanova, Automazione, robotica e intelligenza artificiale cambieranno per sempre il lavoro (che non c’è), 13 maggio 2020; l’articolo è consultabile al seguente URL: https://www.malanova.info/2020/05/13/automazione-robotica-e-intelligenza-artificiale-cambieranno-per-sempre-il-lavoro-che-non-ce/
  2. Per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura del documento ufficiale consultabile al seguente URL: https://patentscope.wipo.int/search/en/detail.jsf?docId=WO2020060606&tab=PCTDESCRIPTION
  3. Per lavoratore indichiamo anche chi per svago o nel tempo libero potrebbe guadagnare crediti guardando la pubblicità o partecipando a sondaggi virtuali o semplicemente interagendo con una piattaforma social.
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