Siamo arrivati al dunque. La partita sulla gestione dell’acqua in Calabria arriva al suo epilogo e il pallino torna nelle mani dell’assemblea dell’Autorità Idrica della Calabria che si troverà davanti una relazione da votare redatta da consulenti privati ingaggiati allo scopo. Il gestore sarà pubblico, privato o misto? Non è dato sapere perché la relazione non è stata resa pubblica, mentre i suoi contenuti sono stati divulgati a più riprese da politici e professori universitari quasi certamente scontenti della soluzione prospettata dai consulenti.

Tutte le indiscrezioni portano a una precisa soluzione: quella di riesumare la salma della Sorical. In effetti il 12 agosto, in una lettera inviata dal presidente dell’AIC, Avv. Marcello Manna, alla governatrice Jole Santelli, si ribadiva la necessità che l’ente regionale fosse parte attiva del processo di trasformazione passante obbligatoriamente dalla riqualificazione della Sorical SpA intorno alla quale costruire il nuovo gestore pubblico del servizio idrico regionale che disinneschi il rischio di mancare il fondamentale appuntamento europeo per l’accesso ai finanziamenti al settore.

Oggi si apprende dell’urgenza della decisione visto che il termine ultimo è fissato al 31 dicembre di quest’anno, pena appunto il congelamento dei finanziamenti europei. Ancora una volta la Calabria arriva impreparata e in una situazione emergenziale che consente di prendere decisioni convenienti per qualcuno o per qualcosa e di norma scovenienti per la comunità calabrese.

Qualche mese fa abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema per rilanciare le parole d’ordine del referendum vinto dai cittadini nel 2011. Abbiamo avanzato la nostra ipotesi di ripubblicizzazione dell’accqua dopo la parentesi disastrosa della Sorical a guida Veolia (una guida reale seppur come socio di minoranza) che riparta da un’azienda speciale di diritto pubblico con un forte meccanismo di controllo popolare consentendo ad associazioni, comitati e lavoratori del settore di poter presenziare alle assemblee del nuovo consiglio di amministrazione e avere dunque un ruolo decisonale e non soltanto consultivo.

Dalla lettura di uno dei recenti post su Facebook del presidente dell’AIC, apprendiamo che il futuro del servizio idrico integrato regionale sarà oggetto in questa settimana di una importante assemblea alla quale parteciperanno i 40 sindaci dell’Autorità d’ambito. Secondo la nota, “i primi cittadini sono infatti chiamati a discutere della costituzione del gestore unico d’ambito, condizione primaria, insieme alla definizione del piano d’ambito, per l’accesso sia ai finanziamenti a disposizione del governo nazionale che alle linee di finanziamento europee”.

La strada è già tracciata ed è quella più volte contestata dai movimenti per l’acqua: rianimare la Sorical SpA (soggetto che, lo ricordiamo, è in liquidazione) acquisendo, in maniera probabilmente onerosa, le azioni del socio privato Veolia, mantenendo di fatto l’assetto di una Società per Azioni (quindi attinente al diritto privato), ma con un capitale interamente pubblico. A questo punto la società può ricevere i fondi nazionali e comunitari previsti per la Calabria, necessari per poter mettere in sesto gli impianti e le strutture del sistema idrico integrato calabrese, portati al collasso dall’assenza pressochè totale di manutenzione ordinaria e straordinaria durante l’era Veolia. L’ultima tappa, dopo la ristrutturazione, sarà quella di vendere le azioni immettendole sul mercato per favorire qualche altra multinazionale dell’acqua che, come in un circolo vizioso, farà lauti affari sulle nostre risorse per qualche anno, giusto il tempo di sfruttare gli impianti nuovi di zecca per poi riabbandonarli per una nuova ristrutturazione a carico dello Stato e quindi dei cittadini calabresi.

Il meccanismo è sempre lo stesso: privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite, in linea con quanto dichiarato da Michaela Castelli, presidente di Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche) nel corso del convegno online intitolato Non è un destino il Sud senz’acqua – Recovery plan per servizi idrici efficienti: “occorre recuperare rapidamente il ritardo accumulato nelle regioni meridionali rispetto all’implementazione del quadro normativo e regolatorio nazionale”. Per fare questo “è necessario un intervento dello Stato che garantisca la rapidità e l’efficacia del processo utilizzando, laddove necessario, i poteri sostitutivi già previsti dalla normativa”. Si dovrebbe partire “dall’individuazione degli investimenti prioritari e da una revisione, ove necessario, della delimitazione territoriale degli ATO, per poi passare all’affidamento degli investimenti e alla gestione delle infrastrutture e del servizio; in una strategia di breve periodo si potrebbe utilizzare lo strumento del project financing per far partire gli investimenti prioritari, mentre nel medio periodo l’obiettivo deve essere l’affidamento del servizio a norma di legge a un soggetto industriale. Come dimostrano le positive esperienze del Centro-Nord, e in qualche caso anche al Sud, la gestione del servizio idrico integrato da parte di operatori industriali rappresenta la strada migliore per erogare servizi di qualità e per garantire la realizzazione dei piani di investimento approvati dalle autorità locali”.

Ma sappiamo benissimo che il project financing (la finanza di progetto) è una truffa ai danni della collettività perché, come molte altre modalità di partenariato pubblico-privato, ha origine dai vincoli di bilancio dettati dalle regole di Maastricht (patto di stabilità, pareggio di bilancio, ecc.) che hanno azzerato le possibilità di investimento da parte degli enti pubblici.

In questo schema, i cosiddetti investimenti del privato possono contare sulla totale garanzia del pubblico, senza la quale gli imprenditori non potrebbero rientrare dei loro investimenti e non potrebbero mettere piede in banca.

La Finanza di Progetto è di conseguenza un sistema di garanzie pubbliche e di utili privati; un sistema a debito, in cui la leva finanziaria è totalmente in capo a un settore pubblico che, mascherato da società di diritto privato, è costretto a restituirlo alle banche a tassi d’interesse molto maggiori di quelli che pagherebbe in quanto ente, se magari si rivolgesse a Cassa Depositi e Prestiti.

Se allora la prospettiva è questa vi chiediamo di evitare i toni trionfalistici di chi pensa di portare a casa la vittoria storica della ripubblicizzazione dell’acqua in Calabria. Una Società per Azioni, per quanto interamente di proprietà della Regione Calabria, non soddisfa il volere popolare espresso con il referendum di nove anni fa, né tanto meno quelli fondanti di democrazia e di trasparenza nella gestione della cosa pubblica. L’unica via oggi veramente percorribile è quella dell’azienda speciale di diritto pubblico con meccanismi reali e concreti di controllo popolare e di partecipazione diretta della comunità e dei lavoratori del settore idrico.

La redazione di Malanova

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