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ASSEMBLEA NO SOCIALE: Intervento introduttivo

Pubblichiamo in questa rubrica le parti più interessanti dei diversi interventi fatti durante l’assemblea dell’area urbana sul No Sociale. Chiunque voglia partecipare alla discussione collettiva può inviare il suo contributo all’e-mail: dicia@malanova.info

 

Oggi non siamo qui per articolare le ragioni di un “No” meramente elettorale, pienamente convinti che l’appuntamento referendario di fine novembre rappresenti soltanto un buon “pretesto” per rafforzare i poteri politici di chi sciaguratamente governa il nostro Paese. Oggi siamo qui per iniziare a costruire un percorso politico di lotta, resistenza e opposizione sociale al tentativo renziano di addomesticamento delle masse. Se per il Partito della Nazione il Referendum è solo la maschera dietro cui nascondere velleità totalitarie e dispotiche, anche per noi abitanti del “mondo di sotto”, quel mondo popolato da movimenti, comitati, associazioni, realtà autogestite, il Referendum rappresenta solo un “pretesto”, nel vero senso della parola, in quanto è qualcosa che sta prima della realtà sociale, per far ripartire una vera e propria ondata oppositiva a partire dai territori. Dobbiamo sfruttare l’appuntamento referendario, in altre parole, per parlare alla città, o, meglio, con la città, con quel segmento urbano che non si arrende e non si lascia abbindolare dalle chiacchiere dei mestieranti della politica. Se la “forza” perversa delle truppe renziane è quella di essere fucina di demagogia, promesse a buon mercato e illusioni, la nostra forza, invece, sta nel saper unificare le lotte, far incrociare le esperienze, coltivare le abilità. Come sosteneva il buon Antonio Gramsci, l’egemonia politica di uno schieramento non si combatte se non si agisce anche su quella culturale e, quindi, sociale. Di fronte a me scorgo i punti fermi di una possibile “mappa della libertà” dell’Area Urbana cosentina ed è dal senso di libertà che sprigiona questa mappa che dobbiamo ripartire per costruire un’opposizione sociale cittadina che diventi patrimonio di tutti e non faccenda puramente militante. L’obiettivo che ci diamo è quello di dare vita a un’agenda di appuntamenti e iniziative che ci conducano verso novembre, un’agenda “in movimento” che incarni l’esito pratico di un ragionamento politico che non può prendersi il lusso di rimanere puramente teorico. Per questo, il “No Sociale” che stiamo tentando di mettere in campo stasera dovrà essere anche e soprattutto un “No” costituente, un “No” capace di sovvertire e ricostruire, di analizzare e di concretizzare. Dallo stato del nostro sofferente Centro Storico ai Comitati di Quartiere, dalla questione della casa a quella dell’università, dall’autogestione degli spazi alle iniziative culturali, passando per le lotte per il reddito, il lavoro, la salute e l’istruzione. Ecco cosa dobbiamo intendere per “No Sociale”: un insieme di azioni, pratiche e rivendicazioni per articolare un’opposizione sociale che, altrimenti, rimarrebbe lettera morta. In questo senso, Cosenza deve solo imparare a riconoscere un potenziale già ampiamente presente in città, attraverso diverse forme: dall’attivismo alla solidarietà, dalla difesa dei diritti a quella dei saperi. Ed è proprio a partire da questa mappa di realtà sociali che dobbiamo cominciare a lavorare all’unisono per dare una risposta comunitaria e concreta all’inconsistenza delle politiche in salsa PD. Acquisire potere costituente, in altri termini, entrando in conflitto con quello costituito, con quello fintamente democratico, fissato nelle costituzioni formali e nell’autorità centrale dello Stato. Dobbiamo raggiungere la consapevolezza che il potere costituente rappresenta una sorta di eccezione storica e politica, un processo plurale che si oppone al paradigma moderno della sovranità. Per questo, nell’epoca in cui le grandi narrazioni non funzionano e più e le ideologie sono morte e sepolte, il motore rivoluzionario può trovare forza propulsiva solo nell’unione delle singole pratiche, che sono portatrici di istanze, rivendicazioni, ma anche desideri. Dalla bolla asfittica della democrazia costituzionale si esce solo rinvigorendo queste pratiche e facendole diventare sempre più diffuse. Piccole zone autonome liberate, per citare Hakim Bey, che sovvertono l’ordine costituito, offrendo una narrazione differente del reale. E allora, cosa o chi ostacola l’unione di queste esperienze a Cosenza? Nessuno, probabilmente. Riuscire a connettere e dare voce. Dalla questione del Centro Storico che, attraverso il Comitato di Quartiere, da mesi, sta chiedendo interventi strutturali e vivibilità per gli abitanti, alle lotte per il diritto all’abitare che hanno raggiunto un livello di legittimità politica che molte città d’Italia ci invidiano, dai mezzi di comunicazione liberi che resistono e fanno controinformazione, alle associazioni di volontariato, da chi si occupa di accoglienza, a chi lotta, fuori dal marasma delle tre sigle sindacali mainstream, per i diritti e la dignità dei lavoratori, da chi si occupa dell’istruzione delle fasce più deboli e svantaggiate, abbattendo i muri della violenza razzista, del pregiudizio, della diversità, a chi ha avuto il merito in città, con proposte controcorrente e alternative, di ricreare una piccola sacca di entusiasmo anche elettorale, da chi crede negli spazi sociali autogestiti e lotta quotidianamente per la difesa dell’autonomia a chi anima politicamente scuole e università, da chi difende la libera circolazione di idee e saperi a chi crea luoghi d’incontro e condivisione, estranei alle logiche capitalistiche della movida, da chi diffonde la cultura dello sport popolare a chi fa dello sport veicolo di sana appartenenza e solidarietà, da chi difende l’interculturalità e la tolleranza religiosa a chi lotta per la difesa dell’ambiente e del territorio. Vi pare poco? E questi sono solo alcuni dei pezzi che potremmo mettere insieme, che già, molto spesso, viaggiano insieme, per dare vita a un fronte compatto che si impegni ad affrontare unito un autunno di lotta e mobilitazione. Non ci interessa replicare sterili esperimenti assembleari, che tanto tempo ci hanno fatto perdere in passato, dove ognuno vomita le proprie frustrazioni o alza la voce per mostrare di avercelo più lungo. Non ci interessano lustrini e stellette: è ora di sotterrare, una volta per tutte, le velleità indipendentiste; è ora di smettere di frammentare le lotte e frazionare gli interventi, come fossero tutti isole lontane migliaia di chilometri l’una dall’altra. Dobbiamo essere un arcipelago, quello sì, mantenendo ognuno le proprie specificità, ma valorizzando le decine di elementi che condividiamo. Auspichiamo, quindi, che da quest’assemblea esca fuori un’ agenda di appuntamenti costituenti itineranti per la città, per mostrare a tutta l’Area Urbana che un “No” al Referendum non ci basta perché il nostro “No” è un no alle politiche governative che affamano, reprimono, illudono: dal Jobs Act al Piano Casa, dalla Buona Scuola allo Sblocca Italia. Non ci servono grandi opere, a Roma così come a Cosenza, non vogliamo diventare città-spettacolo o città-incubatrice degli ultimi ritrovati dell’arte e dell’architettura contemporanea. I problemi sono altri, le priorità sono altre. Il gap con il resto d’Italia e del Mondo non si colma con l’affannoso tentativo di comparire sui paginoni dei quotidiani nazionali tirando fuori dal cilindro proposte esotiche, ma con il lavoro quotidiano all’interno dei quartieri che compongo l’ormai frastagliato tessuto sociale cosentino. Proprio come avviene qui a Villaggio Europa che, oggi, ci ospita e che ringraziamo di cuore perché rappresenta un pezzo di quella Cosenza solidale, costituente e attiva che ci interessa costruire, continuare a costruire. Per questo cin auguriamo che dagli interventi arrivino proposte concrete di modo da cominciare a fissare delle date in questo autunno cittadino di lotta!

Giuseppe Bornino

Centro Sociale Rialzo

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