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	<title>ACQUA Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>ACQUA Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>L&#8217;acqua è un bene comune. Contro la modifica statutaria di ABC Napoli</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/05/06/lacqua-e-un-bene-comune-contro-la-modifica-statutaria-di-abc-napoli/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 06 May 2025 11:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il coordinamento Campano dei comitati per l’acqua pubblica esprime la sua ferma e totale disapprovazione a ogni modifica dello statuto di Abc Napoli azienda speciale e agli aumenti delle tariffe.&#160;La prossima estate ci aspetta una siccità devastante che interesserà tutta la Regione causata da una riduzione delle portate di 2.200 litri al secondo delle sorgenti [&#8230;]</p>
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<p><strong>Il coordinamento Campano dei comitati per l’acqua pubblica esprime la sua ferma e totale disapprovazione a ogni modifica dello statuto di Abc Napoli azienda speciale e agli aumenti delle tariffe.</strong>&nbsp;La prossima estate ci aspetta una siccità devastante che interesserà tutta la Regione causata da una riduzione delle portate di 2.200 litri al secondo delle sorgenti di Cassano Irpino e del Serino. Davanti ai processi di privatizzazione in atto in Italia ci saremmo aspettati il rafforzamento di Abc Napoli, l’unica città metropolitana che ha obbedito al referendum 2011, trasformando l’Arin spa in Acqua Bene Comune azienda speciale. E invece dobbiamo prendere atto di una volontà politica del Consiglio comunale di abbandonare il modello pubblico, efficiente e partecipato, eliminando alcuni degli elementi che lo caratterizzano.</p>



<p><strong>Mai ci saremmo aspettati il tradimento del sindaco Gaetano Manfredi che aveva garantito ai comitati </strong>e a padre Alex Zanotelli <strong>che non avrebbe toccato lo statuto</strong>, né tanto meno avremmo creduto che la proposta di delibera provenisse dal consigliere D’Angelo, il quale da Commissario dell’azienda speciale ne aveva sempre sostenuto le caratteristiche. </p>



<p><strong>Queste sono le modifiche che attaccano al cuore lo schema dell’azienda speciale. In primo luogo sparisce il bilancio ecologico e partecipato che garantiva la vocazione pubblica di ABC e la natura dell’acqua bene comune. </strong></p>



<p><strong>Viene, poi, depotenziato il ruolo di controllo del Comitato di Sorveglianza</strong>, trasformato in un fantomatico Comitato di partecipazione, i cui membri passerebbero da 21 a 13, perdendo di fatto la possibilità di sorvegliare sul buon andamento dell’Ente. E <strong>infine è previsto che gli organi decidenti possono discostarsi dagli indirizzi espressi dal Comitato, senza nessun obbligo di motivazione. </strong>È chiaro che con queste modifiche s’intende mettere il bavaglio alle associazioni ambientaliste, stabilendo la possibilità di decidere qualsiasi cambiamento, senza tener conto degli indirizzi del Comitato.</p>



<p><strong>Manfredi imbocca la stessa strada di De Luca</strong>&nbsp;che, prima di procedere alla privatizzazione delle fonti regionali, ha l’abrogato l’art. 20 della L.15/2015, eliminando la partecipazione dei cittadini nelle decisioni per la tutela dell’acqua bene comune.</p>



<p>Per questi motivi lunedì 5 maggio&nbsp;<strong>ci siamo ritrovati</strong>&nbsp;in piazza Municipio con cittadini, comitati, associazioni, partiti politici e sindacati – insieme anche a Alex Zanotelli e del professor Alberto Lucarelli –<strong>&nbsp;in un’assemblea pubblica&nbsp;</strong>per chiedere di non modificare lo Statuto di Abc.</p>
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		<title>I PADRONI DELL’ACQUA E DELL’ENERGIA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2022/12/29/i-padroni-dellacqua-e-dellenergia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 12:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Pino FABIANO* Periodo movimentato per la bresciana multiutility A2A in terra di Calabria. Lo scorso 17 ottobre il presidente di A2A Marco Patuano ha presentato la prima edizione del Bilancio di sostenibilità territoriale della Calabria con i risultati del 2021, in un incontro con gli stakeholders locali (assente il governatore Occhiuto). A detta di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Pino FABIANO<strong>*</strong></p>



<p>Periodo movimentato per la bresciana multiutility A2A in terra di Calabria.</p>



<p>Lo scorso 17 ottobre il presidente di A2A Marco Patuano ha presentato la prima edizione del Bilancio di sostenibilità territoriale della Calabria con i risultati del 2021, in un incontro con gli stakeholders locali (assente il governatore Occhiuto). A detta di Patuano, il momento di restituzione dei risultati rappresenta un ulteriore passo nel percorso di collaborazione di A2A con la Regione Calabria, per fornire insieme un contributo concreto alla transizione energetica e all’economia circolare del territorio.</p>



<p>Tutto questo, perché venisse a dirlo in Calabria direttamente il presidente di A2A, appare di un certo peso. Può starci dentro la previsione di qualche progetto da finanziare con il PNRR, può starci la previsione di qualche possibile rogna nella gestione dei bacini imbriferi. Di certo, A2A è strategicamente determinata a tenersi ben cara la Calabria, esibendo l’immagine, la mission di una Life Company che si prende cura ogni giorno della vita delle persone, utilizzando correttamente le risorse, proponendo azioni positive sull’ambiente per assicurare una migliore qualità della vita.</p>



<p>In sintesi qualche dato: venti milioni di euro di valore economico distribuito sul territorio; sei milioni di euro investiti in infrastrutture ed impianti; 247mila tonnellate di CO2 evitata grazie alla produzione idroelettrica e 598 GWh di energia rinnovabile prodotta.</p>



<p>Le solite narrazioni quelle di Patuano, come quelle di qualsiasi azienda protesa al profitto, ovvero sul come siamo belli e come distribuiamo ricchezza sul territorio. Mai che presentassero un dato riguardante gli utili, il profitto. Giusto per fare qualche comparazione.</p>



<p>Ma non è questo il problema.</p>



<p>Pochi giorni dopo scoppia una guerra dell’acqua con la questione laghi silani e, guarda caso, l’immagine e la mission di A2A ne esce frantumata, altro che la cura delle persone, l’ambiente e la qualità della vita.</p>



<p>Infatti, si scopre che l’acqua dei laghi non è in grado di soddisfare usi agricoli e domestici perché pochissima. Per ammissione di A2A, dei 130 milioni possibili di invasamento ne restano soltanto 4 milioni. La Regione Calabria pare cadere dalle nuvole, quando invece doveva obbligare A2A a conservare l’acqua negli invasi, nati principalmente come serbatoi artificiali di accumulo.</p>



<p>Robuste accuse sono arrivate da Roberto Torchia, presidente del Consorzio Ionio crotonese, che ha messo in risalto l’assurda e vergognosa situazione, oltre alla mancata valorizzazione di uno dei principali beni di cui dispone la Calabria.</p>



<p>Qualcuno ha scritto che i padroni, quelli di A2A, si sono bevuti l’acqua dei laghi. In senso metaforico rende l’idea. I laghi sono stati svuotati per lo sfruttamento intensivo a fini energetici. Per tutta l’estate, nonostante la siccità persistente, le turbine delle centrali di Orichella, Timpagrande e Calusia hanno ruotato a pieno regime perché il business, il profitto è più importante di tutto il resto, più importante delle vuote narrazioni sulle persone, sull’ambiente, sulla qualità della vita in terra di Calabria.</p>



<p>Adesso, sperando che il cielo possa restituire pioggia e neve durante l’inverno per riempire sufficientemente i bacini, quanto accaduto dovrebbe rappresentare un momento di separazione sul prima e sul dopo, sul passato e sul futuro. La Regione Calabria, le amministrazioni comunali dei territori compresi nei bacini imbriferi, i consorzi di bonifica e quant’altri, devono posizionare i paletti sul rispetto delle regole. A2A deve attenersi alle regole sull’utilizzo dell’acqua, perché sulle riserve di quella stessa acqua si reggono gli equilibri dell’ambiente e della qualità della vita delle persone. Diversamente bisogna intervenire sulla risoluzione anticipata della concessione. Non esistono alternative.</p>



<p>Quanto accaduto dovrebbe anche suggerire un diverso approccio sulla valorizzazione delle riserve idriche. I tre salti delle centrali rilasciano a valle l’acqua prelevata dai laghi: in una minima parte viene confluita in bacini di raccolta e tutto il resto scorre inutilizzata nel fiume Neto per arrivare a mare. Occorrono altri bacini, altri punti di raccolta lungo il fiume, per garantire costantemente l’acqua per uso irriguo e potabile. Sembra facile a dirsi, complicato forse per quanti si ritrovano le leve del comando e i poteri decisionali.</p>



<p>Andiamo oltre.</p>



<p>Nell’ultimo semestre, giusto per non farci mancare nulla, i costi dell’energia e del gas sono schizzati alle stelle. Bollette a dir poco vergognose sono arrivate alle famiglie, alle attività produttive e commerciali, agli enti, dappertutto. Inizialmente l’operazione è stata spacciata come conseguenza della guerra in Ucraina. Dopo si è scoperto che gli aumenti sono stati determinati dalle speculazioni nella borsa di Amsterdam, con tanto di ammissione della UE. Ci viene da chiedere in quali mani hanno consegnato la sovranità dei popoli, la democrazia, i diritti sanciti in dozzine di trattati. Altre storie.</p>



<p>L’insostenibilità dei costi dell’energia rendono ancora più fragili le economie dei calabresi: non è possibile consentire l’ulteriore impoverimento delle famiglie e la chiusura delle attività. Questo preciso momento storico implica una presa di coscienza collettiva per cambiare lo stato delle cose attuali.</p>



<p>La Calabria possiede l’autosufficienza energetica, producendo il triplo dell’energia che consuma. Le centrali termoelettriche e idroelettriche, gli impianti eolici e fotovoltaici producono circa 16mila gigawattora a fronte dei 5mila necessari alla regione. Il resto viaggia sugli elettrodotti per immettersi nelle reti di altre regioni.</p>



<p>Tutta questa energia prodotta non comporta ricadute economiche sulle popolazioni. Escludendo qualche prebenda a beneficio dei comuni in cui sorgono le centrali, i calabresi non portano nulla in saccoccia pagando le bollette come tutte le altre regioni italiane, perché il prezzo dell’energia elettrica nel “mercato tutelato” è uguale in tutta la penisola.</p>



<p>Anche il gas &#8211; estratto dall’Eni al largo di Crotone in un quantitativo consistente per il fabbisogno nazionale – non è soggetto al prezzo devettoriato, cioè abbattuto dei costi di trasporto e fiscali: il “cane a sei zampe” si comporta con l’arroganza dei peggiori privati, come del resto continua a fare nel crotonese almeno dagli ultimi trent’anni.</p>



<p>Tempi infami quelli che viviamo. Quanti gestiscono il potere politico e amministrativo in questa regione devono guardare alle esigenze economiche della popolazione e sottrarre parte dei guadagni ai padroni del vapore, perché il profitto è un venir meno al valore della produzione, alla qualità della vita delle persone, all’ambiente, al benessere collettivo in terra di Calabria.</p>



<div style="height:81px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>* </strong>Pino FABIANO lavora nel settore delle telecomunicazioni, giornalista, è direttore responsabile del periodico <a href="http://cotroneinforma.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Cotroneinforma</strong></a>. Ha pubblicato: <em>Nessun rimpianto. Storia di Rosa la Rossa</em> (Sicilia Punto L, 2020); <em>Periferie. Storia minima di Crotone e della cooperativa Agorà</em> (Sensibili alle foglie, 2016); <em>Come il bue di Rembrand</em>t (Sensibili alle foglie, 2015); <em> Novantanove. Idealisti e sognatori nel ricordo della Repubblica napoletana</em>, (Città del Sole, 2010); <em>Contadini rivoluzionari del Sud. La figura di Rosario Migale nella storia dell&#8217;antagonismo politico</em> (Città del Sole, 2010)<em>.</em></p>



<p>L&#8217;editoriale è tratto dal n.146/2022 della rivista.</p>
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		<title>ACQUA E RIFIUTI. IN CALABRIA SI SCALDANO I MOTORI PER LA MULTIUTILITY</title>
		<link>https://www.malanova.info/2022/03/31/acqua-e-rifiuti-in-calabria-si-scaldano-i-motori-per-la-multiutility/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 11:43:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUA]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attraverso una recente delibera (la n. 188 del 21 marzo 2022), la Giunta regionale della Calabria presenterà in Consiglio un disegno di legge avente come oggetto l’&#8221;Organizzazione dei servizi pubblici locali dell’ambiente”. La ratio della proposta, in linea con l&#8217;attuale assetto imposto, con la sua creazione nel 2017, all’Autorità idrica della Calabria, è quella di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2022/03/31/acqua-e-rifiuti-in-calabria-si-scaldano-i-motori-per-la-multiutility/">ACQUA E RIFIUTI. IN CALABRIA SI SCALDANO I MOTORI PER LA MULTIUTILITY</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Attraverso una recente delibera (la n. 188 del 21 marzo 2022), la Giunta regionale della Calabria presenterà in Consiglio un disegno di legge avente come oggetto l’&#8221;Organizzazione dei servizi pubblici locali dell’ambiente”. La ratio della proposta, in linea con l&#8217;attuale assetto imposto, con la sua creazione nel 2017, all’Autorità idrica della Calabria, è quella di rendere unitaria la gestione dei servizi locali ambientali attraverso l’inclusione del settore rifiuti nell’Ambito Territoriale Ottimale unico già in essere per il servizio idrico. A presiedere l’ATO sarà un&#8217;unica autorità partecipata dai Comuni calabresi.&nbsp;</p>



<p>Il comma 2 del Disegno di legge ci istruisce sui principi fondamentali alla base del provvedimento:</p>



<ol class="wp-block-list"><li>Riconoscimento dell’acqua come bene naturale e diritto umano universale, essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani. La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile devono essere garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona;</li><li>tutela pubblica del patrimonio idrico e dell’ambiente naturale;</li><li>tutela della qualità della vita dell’uomo nell’ambito di politiche di sviluppo sostenibile e solidale;</li><li>salvaguardia delle aspettative delle generazioni future;</li><li>pubblicità, indisponibilità e inalienabilità di tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo.</li></ol>



<p>Sono i classici valori fondamentali che vengono inseriti in ogni preambolo di legge ma, di fondo, del tutto inoffensivi perché, semplicemente, riprendono alcune dichiarazioni “universali” come, ad esempio, quelle dell’ONU. Nulla viene detto sull’aspetto più importante in questo settore e cioè sulla forma di gestione ipotizzata che, ad ogni modo, spetterà all’assemblea dei comuni, decidere e ratificare. Non mancano nel testo i soliti vaghi riferimenti alla promozione delle forme di partecipazione dei cittadini agli atti fondamentali di pianificazione, programmazione, gestione e controllo del servizio.</p>



<p>Per quanto attiene ai rifiuti, si privilegia certo la raccolta differenziata &#8211; e non poteva essere diversamente vista l&#8217;obbligatorietà imposta per legge &#8211; ma ponendola sullo stesso piano del cosiddetto recupero energetico attraverso l’incenerimento, ammettendo con una certa leggerezza, persino che ogni residuo indifferenziato deve essere piuttosto inviato al termovalorizzatore che alla discarica. Un principio errato perché, in un sistema in cui si afferma di voler far prevalere la raccolta differenziata, bruciare il residuo, oltre a non essere economicamente vantaggioso per il privato, risulterebbe ecologicamente più problematico mentre, di contro, più facilmente gestibile con piccolissime discariche di prossimità. Quest’ultime, in una gestione veramente virtuosa, progressivamente sarebbero destinate a scomparire quasi del tutto.</p>



<p>Gli inceneritori entrano in conflitto con la pratica della raccolta differenziata perché i più alti rendimenti si raggiungono bruciando materie “pregiate” che invece dovrebbero trovare la via del riciclo/riuso. Esiste poi un aspetto non trascurabile, il problema irrisolto della gestione delle ceneri derivanti dalla combustione che necessariamente vanno smaltite in discariche di rifiuti pericolosi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Maggiore è la differenziata, minore l’utilizzo degli inceneritori. Per essere ancora più chiari: se il sistema proposto si prefigge veramente alti livelli di raccolta differenziata, resterà ben poco da bruciare negli inceneritori. Di contro se la proposta è l’upgrade del termovalorizzatore di Gioia Tauro, risulta evidente una scarsa fiducia nella possibilità di aumentare la percentuale della differenziata.</p>



<p>È notizia recente che il presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, punti molto sull’attivazione di nuove linee del termovalorizzatore di Gioia Tauro: “Se a Gioia venisse attivata la seconda linea e resa efficiente la prima, si potrebbero smaltire i rifiuti prodotti da 1,8 milioni di abitanti scarsi”, afferma in un <a href="https://www.quotidianodelsud.it/calabria/reggio-calabria/economia/territorio-e-ambiente/2022/03/30/pista-bresciana-per-il-termovalorizzatore-di-gioia-tauro/?fbclid=IwAR1Tslnl8MSgTGKSTXZHrBZmjXA90ZfuoIwvy_C0uwMEob4S9SZY80MSYRs" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">articolo</span></strong></a> sulla Gazzetta del Sud. Per questo “la giunta, il 21 marzo scorso, ha approvato la delibera n° 93 “Documento tecnico di indirizzo gestione rifiuti urbani” in cui si dà mandato al direttore generale del Dipartimento Ambiente di avviare le relative indagini di mercato per l&#8217;efficientamento e la gestione dell’impianto di Gioia Tauro. In pratica di avviare una gara di project financing per l’impianto”. Lo stesso articolo sostiene che a fiutare l’affare ci sia già la A2A, nota multiutility bresciana, che in Calabria gestisce già diversi invasi per la produzione di energia idroelettrica con una quantità di acqua immagazzinata vicina ai 200 milioni di metri cubi e con un potenziale produttivo di circa 500 MW (a questo <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.malanova.info/2021/09/01/a2a-i-padroni-dellacqua/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a></span></strong> un articolo di approfondimento). Acqua quindi insieme ai rifiuti. <em>A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina</em>, diceva qualcuno.</p>



<p>Proseguiamo. Autocompostaggio, recupero degli ingombranti ancora utili ma soprattutto la famigerata “tariffa puntuale” che si affaccia nuovamente tra le righe ma purtroppo più citata che praticata. Ancora oggi la tariffa viene calcolata sui metri quadrati delle abitazioni o dei locali e nessun sgravio è previsto in funzione della quantità di rifiuto prodotto. Oggi a guadagnarci sono solo i gestori degli impianti e questo vale per i rifiuti come per l’acqua. Non ci risulta, ad esempio, che gli abitanti dei paesi nei pressi delle centrali idroelettriche abbiano qualche agevolazione sulla bolletta elettrica o un cittadino virtuoso dei cosiddetti comuni &#8220;ricicloni&#8221; paghi tariffe della Tari più basse o, ancora, che con il biogas prodotto dal trattamento della frazione umida si riscaldino gli studenti delle scuole o i ricoverati negli ospedali.</p>



<p>Stendiamo un velo pietoso invece sui comma che affrontano le questioni della <em>ricerca, cooperazione dei cittadini e sensibilizzazione</em>: cose stra-abusate anche in passato.</p>



<p>Nel concreto al posto dell’AIC, capace di perdere milioni di euro per deficienze burocratiche, e degli ATO rifiuti, che sono passati alla storia per la loro inutilità e per la richiesta continua di commissariamenti (soprattutto nel nord Calabria), prenderebbe vita una “Autorità Rifiuti e Risorse Idriche Calabria” che vedrebbe ancora una volta consorziati tutti i comuni. Il Consiglio Direttivo è composto dai rappresentanti di 40 comuni tra i quali è eletto il Presidente dell’Autorità. I comuni capoluogo delle Province e la città Metropolitana di Reggio Calabria fanno parte di diritto del CdA. Gli altri comuni sono eletti dai sindaci in base ad una lista che divide le comunità per fasce di residenti. Espletate queste operazioni non poteva mancare l’ovvio Direttore Generale di nomina politica (Presidenza della Giunta Regionale). Il Consiglio Direttivo, una volta insediato, stabilisce il Piano d’Ambito per le risorse idriche e la gestione dei rifiuti. Il meccanismo, come dicevamo nell’introduzione, è del tutto sovrapponibile a quello messo in piedi per l’AIC.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://lh6.googleusercontent.com/ej_buIAn80qk96d4BJGNZ1RNCeWg0Un1xxsWkU0WVjpbGBw3wu5kyWHIPwY6qHi1iIbi_QQWuTdbVYorS6QHCCxm0acHjZ4tC8xXCS8UZJb-1CtBGWOP7bm_W18O8EJWCAl0N8n9" alt=""/><figcaption><em>Fig.1 &#8211; composizione del CdA</em></figcaption></figure>



<p>L’art. 15 del Disegno di Legge esplora l’ambito della &#8220;partecipazione&#8221;. Il Comitato Consultivo degli Utenti e dei Portatori d’interesse, acronimo CCUP (quasi un soviet ambientalista), ha ampie deleghe consultive ma nessuna decisionale. È un vecchio vezzo della politica quello di stabilire un’ampia partecipazione consultiva salvo poi, sentiti tutti, mantenere le mani libere per decidere autocraticamente. E questo ci sta. D&#8217;altronde da una democrazia basata costituzionalmente sulla delega, non si può pretendere l’autogoverno. Quest’ultimo semmai si dovrebbe conquistare.</p>



<p>Gli articoli successivi parlano dell’acquisizione delle azioni di minoranza della SORICAL, in quota Veolia, al costo di 1€/cad. Anche questa, è una vecchia questione mai risolta e che ciclicamente viene riproposta esclusivamente per il ruolo strategico che ricopre questa Spa che gestisce, ormai da quasi un ventennio, l’accumulo, alcuni invasi, le grandi adduzioni e, dunque, la vendita all’ingrosso dell’acqua ai comuni. In ultima analisi, in Calabria, ci potremmo trovare nel breve tempo di fronte a una riacquisizione pubblica delle quote private con un gestore unico rappresentato da una Società per Azioni come la SORICAL riacquisita integralmente dalla Regione. In un territorio con meno di due milioni di abitanti forse potrebbe avere un senso pensare ad un Ambito Territoriale Ottimale unico ma si dovrebbe analizzare con più serietà l’orografia regionale, quindi i suoi bacini idrografici e valutare attentamente la necessità di impostare il servizio partendo dal concetto di <em>prossimità</em> nella gestione dei rifiuti implementando una logistica gestionale all’altezza dei principi espressi sulla carta. Produrre un piano industriale con un semplice copia e incolla, come ha fatto l’AIC nei scorsi mesi, è un&#8217;operazione completamente inutile oltreché dispendiosa in termini di denaro pubblico.</p>



<p>Certamente non possiamo che rimanere attenti sui prossimi sviluppi della faccenda ma già si intravedono le linee di completamento del progetto complessivo. Un tempo era noto il famoso gioco da <em>Settimana enigmistica</em> dove unendo i puntini si riusciva a intravedere il disegno nel suo complesso. L’accentramento amministrativo in un unico ente può essere spacciato per una presa di posizione forte contro i disservizi atavici della Regione Calabria ma a noi puzza tanto di allineamento alle logiche del mercato che vede nelle cosiddette multiutilities l’unica possibilità ammessa per la gestione dei servizi a rete. I poteri pubblici continueranno ad essere i facilitatori degli interessi del capitale. Giusto il tempo di ristrutturare le reti ridotte un colabrodo e costruire nuovi impianti di trattamento dei rifiuti &#8211; con soldi pubblici naturalmente &#8211; per poi consegnare tutto nelle mani di qualche multinazionale per i tanto agognati utili.</p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2022/03/31/acqua-e-rifiuti-in-calabria-si-scaldano-i-motori-per-la-multiutility/">ACQUA E RIFIUTI. IN CALABRIA SI SCALDANO I MOTORI PER LA MULTIUTILITY</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<item>
		<title>PRIVATIZZAZIONI, LAVORO E SINDACATO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/09/06/privatizzazioni-lavoro-e-sindacato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2021 11:18:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riprendiamo un articolo pubblicato originariamente con il titolo La rimunicipalizzazione e i lavoratori: costruire nuove alleanze e tratto dal volume collettaneo L’acqua pubblica è il futuro. L’esperienze globali della rimunicipalizzazione, curato da S. Kishimoto, E. Lobina e O. Petitjean (Miraggi Edizioni, 2015, pp. 89-98) dove gli autori Christine Jacob e Pablo Sanchez, dirigenti della European [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/09/06/privatizzazioni-lavoro-e-sindacato/">PRIVATIZZAZIONI, LAVORO E SINDACATO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Riprendiamo un articolo pubblicato originariamente con il titolo <em>La rimunicipalizzazione e i lavoratori: costruire nuove alleanz</em>e e tratto dal volume collettaneo <em>L’acqua pubblica è il futuro. L’esperienze globali della rimunicipalizzazione</em>, curato da S. Kishimoto, E. Lobina e O. Petitjean (Miraggi Edizioni, 2015, pp. 89-98) dove gli autori Christine Jacob e Pablo Sanchez<strong>, </strong>dirigenti della <a href="https://www.epsu.org/">European Public Service Union</a> (EPSU), affrontano la questione della stagione di privatizzazioni degli anni Novanta come punta massima del paradigma neoliberale messo a punto sin dal decennio precedente, che ha visto come capofila il governo Inglese della Thatcher e quello a stelle e strisce di Ronald Reagan. Entrambi entusiasti di applicare le ricette neoliberali in fatto di&nbsp; liberalizzazione assoluta di ogni asset produttivo e di ogni servizio, lasciando che la supposta capacità dei mercati di autoregolarsi facessero il resto. Oggi, nonostante i limiti sistemici posti in evidenza dalla lunga stagione sindemica, intesa come coagulo sinergico di problemi di natura oltre che sanitaria, ambientali e socio-economici, siamo all’alba di una nuova ondata di privatizzazioni che verranno imposte dal governo Draghi attraverso gli innumerevoli interventi contenuti nel testo del PNRR. L’obiettivo non dichiarato è garantire una nuova fase di accumulazione capitalistica attraverso la preservazione delle esigenze del mercato e della competitività in un&#8217;ottica &#8211; soprattutto per i servizi a rete &#8211; di centralizzazione capitalistica.</p>



<p>In questa fase di ristrutturazione del capitale, i servizi e quel che resta del welfare vengono posti alla base della nuova fase di accumulazione. A maggior ragione, in vista dei futuri risvolti climatici, beni necessari come l’acqua divengono la risorsa principale da preservare e abbancare come capitale irriproducibile. L’acqua non deve essere vista solo come necessaria alla vita, ma come necessaria alla riproduzione del capitale, in tutte le sue forme, solo così è possibile capire dove conducono certi processi di concentrazione della gestione dei bacini idrici in mani a pochissime holding. Può tornarci utile, dunque, ragionare su possibili percorsi di riappropriazione delle nostre vite a partire dal ripensare la proprietà e la gestione dei servizi. Nell’articolo vengono evidenziati i limiti della stagione delle privatizzazioni in Francia, il ruolo, spesso non sempre positivo, del sindacato e la condizione dei lavoratori dentro i processi di rimunicipalizzazione di alcuni servizi come acqua e sistema fognario. </p>



<p class="has-text-align-center">********</p>



<p>La rimunicipalizzazione è un fatto politico saliente di dimensione globale, che affonda le sue radici nel fallimento del partenariato pubblico-privato (PPP) e delle privatizzazioni in generale.</p>



<p>Dopo 20 anni di corsa alle privatizzazioni ed esternalizzazioni, i politici hanno cominciato a fare un bilancio. Persino istituzioni finanziarie globali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno riconosciuto gli effetti contraddittori delle privatizzazioni, soprattutto per quanto riguarda una deludente efficienza tecnica e produttività del lavoro[1]. Ora, nel settore idrico e fognario si fa sempre più evidente una forte tendenza in senso opposto, per contrastare gli effetti negativi e ben documentati sui livelli di disuguaglianza, di povertà infantile e altri indicatori sociali[2].&nbsp;</p>



<p>Ma sugli effetti delle privatizzazioni nei confronti dei lavoratori le analisi comparative sono tuttora carenti. Uno dei motivi può essere il fatto che i lavoratori colpiti dalla privatizzazione tendono ad essere &#8220;tacitati&#8221; con i prepensionamenti, mentre altri non oppongono alcuna resistenza. I rapporti lavorativi sono diversi per i nuovi assunti nelle aziende privatizzate. Ne risulta un sistema a due livelli in cui gli anziani conservano invece le condizioni migliori godute nelle aziende di provenienza.</p>



<p>I lavoratori del settore pubblico tendono a godere di maggiori tutele grazie agli accordi collettivi e sono meno toccati dal precariato. Ma quando subentra il privato, i lavoratori trasferiti dal precedente datore di lavoro pubblico possono mantenere un vantaggio competitivo nella nuova società. Ciò rende più complesso il dibattito privatizzazione contro rimunicipalizzazione perché i lavoratori e i loro sindacati sono interessati non solo a miglioramenti dell&#8217;efficienza o al bene comune, ma oltre a quelle opzioni politiche, devono anche assicurare il necessario per vivere.</p>



<p>Inoltre, in alcuni Paesi dell&#8217;Unione Europea, lo status dei lavoratori pubblici, e in particolare le loro capacità negoziali e il dialogo sociale, sono state depotenziate dalle riforme neoliberali seguite alla crisi finanziaria. Tutto ciò aggrava la complessità del processo decisionale per le organizzazioni dei lavoratori.&nbsp;</p>



<p>Per i sindacati le privatizzazioni sono in generale negative per i livelli salariali e le condizioni di lavoro. Sarebbe però eccessivamente idealistico pensare che tutte le organizzazioni sindacali si siano opposte in ogni caso alla privatizzazione[3] e sostengano la gestione pubblica. Da questo articolo si possono trarre alcuni insegnamenti e individuare possibili percorsi per ulteriori analisi sulle rimunicipalizzazioni dal punto di vista dei lavoratori. Data la scarsità di letteratura circa le condizioni dei lavoratori dopo la rimunicipalizzazione, questo articolo cerca di dare un modesto contributo a un dibattito che richiede ulteriori riflessioni.</p>



<p><strong>La rimunicipalizzazione e l&#8217;austerità</strong></p>



<p>Ogni rimunicipalizzazione è un caso a sé stante, in quanto le condizioni per riprendere in mano pubblica dei servizi &#8220;in house&#8221; dipendono dal modo in cui questi erano stati in precedenza privatizzati. Perciò risulta molto difficile comparare gli effetti della privatizzazione e della rimunicipalizzazione sui lavoratori.</p>



<p>Oggi i dibattiti sulla rimunicipalizzazione riflettono quelli che ebbero luogo nel 19° secolo in Europa durante l&#8217;espansione del movimento organizzato dei lavoratori. L’affermarsi delle organizzazioni dei lavoratori e dei socialdemocratici aveva reso molto popolare la rivendicazione di servizi pubblici da parte della classe lavoratrice, e soprattutto tra i lavoratori organizzati. Prefiguravano una società che avrebbe creato servizi scolastici, elettrici, idrici e di trasporto, di proprietà pubblica. In molti Paesi questa forza politica nuova ha portato alla creazione del modello municipale.&nbsp;</p>



<p>La principale differenza oggi consiste nel fatto che l&#8217;economia globale è molto più integrata, mentre i fornitori globali di servizi non esistevano ancora nella precedente ondata di municipalizzazioni e nazionalizzazioni. Oggi l&#8217;economia è molto più esposta alla speculazione e al potere dei mercati finanziari. A questo proposito, diventa importante che le organizzazioni dei lavoratori e in particolare il movimento sindacale, riscoprano una visione della società e non si limitino a negoziare soltanto le condizioni materiali di vita dei loro iscritti.&nbsp;</p>



<p>I governi locali si stanno misurandosi con tagli ai bilanci dovuti alle politiche di austerità applicate dai loro governi nazionali e dalle istituzioni finanziarie europee e internazionali. Famosi sono i casi di Francia, Spagna e Grecia dove si afferma comunemente che i lavoratori del settore pubblico &#8220;costano troppo&#8221; o che i fondi pensione non reggono più a causa degli alti livelli della disoccupazione.&nbsp;</p>



<p>La rimunicipalizzazione è un&#8217;occasione per ripensare il modo in cui i servizi pubblici vengono erogati tutelando nel contempo le condizioni di vita dei lavoratori del settore pubblico e le comunità servite. Dovrebbe riaprirsi un dibattito sui valori del settore pubblico: parità di accesso ai servizi per tutti i cittadini, affidabile, democratico e gestito in modo trasparente, con un processo decisionale che coinvolga tutti i soggetti interessati.&nbsp;</p>



<p><strong>In pratica: la rimunicipalizzazione e il movimento sindacale</strong></p>



<p>Una volta avviato il processo di rimunicipalizzazione, le organizzazioni dei lavoratori si occupano di come essa possa influire sulle condizioni lavorative. Occorre una piena consapevolezza dello <em>status </em>legale proposto per la nuova azienda, che consenta di migliorare l&#8217;erogazione del servizio pubblico.</p>



<p>Uno dei passi iniziali più importanti è la verifica di quale parte del diritto del lavoro si applicherà dopo il cambio di proprietà, che può avere un forte impatto in termini di creazione di posti di lavoro da parte del nuovo proprietario comunale.&nbsp;</p>



<p>In diversi casi concreti, come in Francia, i sindacati non hanno sostenuto apertamente la rimunicipalizzazione, in particolare nel settore idrico, per non pregiudicare i livelli di retribuzione e le condizioni di lavoro. Nel recente caso di Montpellier i sindacati si sono divisi poiché alcuni avevano consultato solo i dipendenti dell&#8217;azienda mentre altri avevano condotto consultazioni più ampie. Alla fine, i sindacati in grado di indicare il tipo di azienda che volevano, hanno avuto un ruolo chiave nel raccogliere il consenso necessario a portare avanti l&#8217;iniziativa. Un datore di lavoro è normalmente tenuto a sostituire il contratto di lavoro mantenendo però le stesse condizioni, ma può applicarne di diverse ai nuovi assunti (per effetto del diverso contratto collettivo), il che può essere sicuramente pericoloso. È quindi molto importante che i sindacati discutano tra loro quale modello proprietario intendano sostenere, ed essere uniti nel processo di rimunicipalizzazione.&nbsp;</p>



<p>Fondamentale è pure il dialogo sociale con il nuovo datore di lavoro, per esempio: come trattare i problemi delle esternalizzazioni e dei subappalti nella nuova struttura pubblica. È quindi importante che i nuovi datori di lavoro spieghino i vantaggi potenziali per i lavoratori ma anche che i sindacati sostengano tra i loro iscritti che la rimunicipalizzazione può dar vita ad aziende migliori.&nbsp;</p>



<p>Ma non è facile perché i sindacati tendono a rappresentare gli interessi e orientamenti dei loro singoli aderenti e non sempre di tutti i lavoratori. Può apparire ovvio ma nelle loro procedure decisionali i sindacati consultano coloro che fanno parte dell&#8217;organizzazione pagando la tessera e partecipando alle riunioni. Può darsi quindi che gli iscritti abbiano condizioni di lavoro migliori e più sicure di altri lavoratori dei settori subappaltati o esternalizzati. Questo logica del &#8220;divide et impera&#8221; è stata usata in diversi settori per aumentare i profitti delle società private ma anche per intaccare la compattezza della forza lavoro. I sindacati devono contrastare questa tendenza promuovendo il bene comune e non solo quello dei loro membri.&nbsp;</p>



<p>È quindi opportuno che il movimento sindacale concepisca la rimunicipalizzazione come un&#8217;opportunità per aumentare la propria influenza nella società e nella forza lavoro nel suo insieme.&nbsp;</p>



<p><strong>La rimunicipalizzazione è una realtà&nbsp;</strong></p>



<p>Per rimunicipalizzazione si intende riprendere in mano pubblica la gestione di un servizio comunale affidato in precedenza ai privati, sotto forma ad esempio di una concessione a lunga scadenza. Può voler dire anche riportare servizi regionali alla proprietà pubblica, una tendenza che si è venuta realizzando negli ultimi 10 anni. Una ricerca recente[4] evidenzia che gran parte delle rimunicipalizzazioni avvengono in settori storicamente comunali come quello idrico e fognario.&nbsp;</p>



<p>Nonostante le continue pressioni politiche e finanziarie esercitate dalle politiche neoliberali, esistono chiari segnali che i Comuni europei si stanno sempre più orientando verso la rimunicipalizzazione e non considerano più la privatizzazione come una possibile opzione. Alcune organizzazioni sindacali europee come la Federazione Europea dei Servizi Pubblici (EPSU) incoraggia i propri aderenti a promuovere la rimunicipalizzazione nei loro incontri transnazionali e con ricerche finalizzate in tale campo[5].&nbsp;</p>



<p>In Germania è in continua crescita il numero dei Comuni che cercano di fare retromarcia sulla privatizzazione nel settore del gas e dell’energia, e diventare essi stessi produttori di energia. Dal 2005 sono ormai state costituite 72 aziende energetiche pubbliche e più di 1000 cooperative operanti nel settore. Per il 2016 andranno a scadenza oltre 2000 concessioni nel settore energetico in Germania, aprendo la strada a una nuova ondata di rimunicipalizzazioni.</p>



<p>Una ricerca condotta nel 2011 dall&#8217;Università di Lipsia su un centinaio di Comuni tedeschi, si conclude con la previsione di una tendenza verso l&#8217;estensione delle forniture da parte del settore pubblico. Metà dei Comuni con deficit di bilancio programmano forme di ristrutturazione dei servizi municipali: il 41%&nbsp; sta considerando di farli confluire in forme di collaborazione inter-municipale e il 36% opterebbe per la rimunicipalizzazione; meno del 3% pensa alla privatizzazione[6].&nbsp;</p>



<p>Le autorità antitrust e i tribunali stanno però rendendo molto difficile per i Comuni riprendersi in mano le reti idriche, obbligandoli a metterle a gara e a partecipare alla stessa. Un caso emblematico è attualmente quello del Comune di Titisee-Neustadt il cui sindaco sta impugnando la sentenza in merito della corte costituzionale.&nbsp;</p>



<p>A Medina Sidonia (in provincia di Cadice, Spagna) l&#8217;azienda idrica è stata trasformata in azienda multiservizi locale per l&#8217;illuminazione stradale, l&#8217;acqua, analisi di laboratorio e rifiuti. Lo scopo è quello di fare economie di scala per generare risparmi e creare nuovi posti di lavoro. L’azienda municipale di Igiene Urbana era stata rimunicipalizzata nel gennaio 2014 e in due mesi aveva aumentato la sua forza lavoro di quasi il 20%[7]. Su scala molto più grande, la rimunicipalizzazione dell&#8217;acqua a Parigi nel 2000 ha comportato l&#8221;&#8216; esportazione&#8221; del know-how dei lavoratori pubblici ad altre aziende pubbliche contribuendo a costruire solidarietà e partenariato pubblico-pubblico.</p>



<p>Non da ultimo, la rimunicipalizzazione ha contribuito a frenare la corsa alla privatizzazione un po&#8217; ovunque nel mondo. Quando le aziende private di servizi pubblici ritornano alla proprietà pubblica molti si chiedono perché all&#8217;origine fossero private. Tutto ciò ha alimentato i dibattiti sui vantaggi e interessi che stanno dietro alla privatizzazione, collegati spesso con l&#8217;aggressività delle lobby e con la corruzione. Per i sindacati che si battono per una società più democratica e trasparente dovrebbe essere questo un elemento motivante a sostegno della rimunicipalizzazione in alternativa alla privatizzazione.</p>



<p>In Francia, comuni e regioni continuano a rimunicipalizzare i servizi idrici e di trasporto pubblico. Perfino in Gran Bretagna, dove è lo stesso governo a imporre la privatizzazione della sanità e delle carceri, raramente i Comuni hanno esternalizzato pur dovendo operare tagli al bilancio del 7% l&#8217;anno: per il Financial Times &#8220;le autorità locali sono sempre più scettiche sulle possibilità di ottenere risparmi dalle esternalizzazioni, e temono violente reazioni contro le società private che accumulano grandi profitti a spese dei contribuenti[8]&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="612" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/09/tabella-1024x612.jpg" alt="" class="wp-image-9207" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/09/tabella-1024x612.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/09/tabella-300x179.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/09/tabella-768x459.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/09/tabella.jpg 1497w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Vantaggi della rimunicipalizzazione</strong><em>&nbsp;</em></p>



<p>Oltre ai motivi che hanno indotto i Comuni a porre fine alla privatizzazione, tra i quali risparmi sui costi o ripristino del controllo democratico, sono molte le opportunità offerte dalla rimunicipalizzazione ai sindacati. Essa è un&#8217;occasione per il miglioramento delle condizioni lavorative. Una società privata che gestisca una concessione a lungo termine, specialmente nel settore idrico, tende a esternalizzare elementi chiave del know-how tecnico. Questi possono invece essere usati come moneta di scambio nella rinegoziazione del contratto e renderlo più vantaggioso convincendo i datori di lavoro a mantenere in azienda le preziose conoscenze tecniche dei lavoratori perché si tratta di investimenti a lungo termine, fruttuosi per i lavoratori stessi. Per la forza lavoro organizzata l&#8217;obiettivo dovrebbe essere il miglioramento delle condizioni di tutti i dipendenti di una società, raggiungendo un inquadramento omogeneo che unisca invece di dividere i lavoratori. Un&#8217;azienda rimunicipalizzata cerca di realizzare economie di scala in modo da migliorare l&#8217;occupazione e le retribuzioni. E questa razionalizzazione può consentire il raggiungimento di ambiziosi obiettivi sociali, suscitando il dibattito tra i lavoratori su come gestire meglio l&#8217;azienda. Nel Comune di Almada (Portogallo), per esempio, la consultazione con i lavoratori ha contribuito alla presa di coscienza che l&#8217;accesso all&#8217;acqua è un diritto umano fondamentale. Il risultato è stato il miglioramento dei servizi in-house e la decisione di esternalizzare soltanto a imprese medio-piccole locali[9].</p>



<p><em>Miglioramento del sistema gestionale e della partecipazione nelle aziende di diritto pubblico</em></p>



<p>Il processo di rimunicipalizzazione ha migliorato la trasparenza del servizio pubblico locale nei casi di Parigi, Napoli e Hamilton[10] risultando in un&#8217;ampia consultazione con i lavoratori nuovi assunti dalle aziende locali. Rimunicipalizzazione non significa soltanto rinegoziazione di retribuzioni e indennità accessorie, ma incoraggiamento alla consultazione con i lavoratori sulle prestazioni complessive di un&#8217;azienda pubblica. Le imprese socialmente responsabili devono poi aggiungere lavoro decente, dialogo sociale e avere a cuore la partecipazione dei lavoratori.</p>



<p><em>I sindacati possono trarre vantaggio da una migliore conoscenza degli standard di responsabilità sociale nelle aziende comunali</em></p>



<p>Un&#8217;azienda pubblica con obiettivi sociali, ambientali e collettivi che consulta i propri lavoratori (e le loro organizzazioni) può servire da modello per una gestione progressista. Inoltre, lavorare per un&#8217;azienda che tiene in considerazione gli obiettivi sociali è più gratificante e motivante per i lavoratori. L&#8217;attuale crisi economica e le misure di austerità hanno colpito diverse economie europee. È fondamentale che il movimento sindacale dia l&#8217;esempio a livello locale, e partire dai propri lavoratori può fare la differenza. Medina Sidonia è un buon precedente. La nuova Azienda multiservizi comunale ha creato più posti di lavoro e migliorato le condizioni lavorative per assicurare migliori prestazioni dei servizi. Promuove inoltre forniture pubbliche sostenibili da parte di piccole e medie aziende con sede in città, mantenendo così i livelli occupazionali[11]. Il rientro in azienda di attività esternalizzate può generare risparmi grazie a una maggiore efficienza. E ciò comporta l&#8217;aumento degli occupati, come dimostra l&#8217;esempio di Medina Sidonia.&nbsp;</p>



<p>È chiaro che la rimunicipalizzazione può portare grandi vantaggi e deve essere fortemente sostenuta dai sindacati dei lavoratori.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center">**********</p>



<p>NOTE</p>



<p>[1] V. gli studi di Hall, D. 2014. Public and private sector efficiency. A briefìng for EPSU by PSIRU, September. Brussels: EPSU. <a href="http://www.epsu.org/IMG/pdf/efficiency.pdf">http://www.epsu.org/IMG/pdf/efficiency.pdf</a> (accesso 11 Febbraio 2015).&nbsp;</p>



<p>[2] V. sezioni 4 e 6 su beni comuni e uguaglianza in Hall, D. 2014. Why we need public spending. Report for EPSU and PSI by PSIRU, May. Brussels: EPSU. <a href="http://www.world-psi.org/sites/default/f%C3%ACles/documents/research/wwnps_en.pdf">http://www.world-psi.org/sites/default/fìles/documents/research/wwnps_en.pdf</a> (accesso 23 Febbraio 2015).&nbsp;</p>



<p>[3] Lo studio più completo da parte di un&#8217;organizzazione dei lavoratori è quello compiuto dalla Canadian Union of Public Employees sulla privatizzazione e la rimunicipalizzazione di Hamilton. Loxely, S. 1999. An analysis of a public-privace sector-parmership: The Hamilton &#8211; Wencworch &#8211; Philips Utilicies Management Corporacion PPP. Ottawa: CUPE. <a href="http://www.archives.gov.on.ca/en/e_records/walkerton/part2info">http://www.archives.gov.on.ca/en/e_records/walkerton/part2info</a> (accesso 23 Febbraio 2015).&nbsp;</p>



<p>[4] Lobina, E., Kishimoto, S. and Pecicjean, O. 2014. Here to stay: Remunicipalisation as a global trend. Amsterdam: PSIRU, TNI and Multinationals Observatory. <a href="http://www.mi.org/sites/">http://www.mi.org/sites/</a>; <a href="http://www.tni.org/f%C3%ACles/download/hererostay-en.pdf">www.tni.org/fìles/download/hererostay-en.pdf</a> (accesso 23 February 2015).&nbsp;</p>



<p>[5] La rimunicipalizzazione è stata sostenuta nell&#8217;ultimo congresso dell&#8217;EPSU (v. pp. 53-54): <a href="http://www.epsu.org/IMG/pdf/brochure_resolucions_EN.pdf">http://www.epsu.org/IMG/pdf/brochure_resolucions_EN.pdf</a>.</p>



<p>[6] Rothman, O. 2011. Renaissance der Kommunalwirtschaft &#8211; Re-kommunalisierung interessane zur Steigerung von Einfluss und Einnahmen. Study, 27 July. Leipzig, Germany: University of Leipzig. <a href="http://www.zv.uni-leipzig.de/service/presse/">http://www.zv.uni-leipzig.de/service/presse/</a>.</p>



<p>[7] La dimensione è troppo piccola per giustificare una regola generale, ma i lavoratori sono aumentati da 17 a 20 unità subito dopo la rimunicipalizzazione.</p>



<p>[8] “Financial Times”. 2012. Savings from outsourcing doubred by state. 23 January.&nbsp;</p>



<p>[9] Benché non propriamente rimunicipalizzata, quest&#8217;azienda dimostra quanto una forte etica pubblica possa giovare alle comunità in generale.</p>



<p>[10] Si veda Remunicipalisation Tracker per maggiori dettagli su questi casi: <a href="http://www.remunicipalisation.org/">http://www.remunicipalisation.org</a>.</p>



<p>[11] Medina Sidonia ha quasi 12 000 abitanti e a dicembre 2014 risultavano 2 223 residenti disoccupati. V. <a href="http://www.foro-ciudad.com/cadiz/medina-sidonia/mensaje-12415004.html">http://www.foro-ciudad.com/cadiz/medina-sidonia/mensaje-12415004.html</a>  (accesso 1 febbraio 2015).</p>
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		<title>ACQUA. LA MUNICIPALIZZATA DI PARIGI, AD ESEMPIO</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2021 09:22:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Coperta dalle risse elettorali, la questione della gestione dell’acqua calabrese continua il suo percorso accidentato tra le sponde della Regione da una parte, e quelle dell’Autorità Idrica della Calabria (AIC) e della Sorical, dall’altra. Il dato che appare scontato, proclamato da tutte le parti come certo, è la ripubblicizzazione della gestione del liquido blu. Lo scontro però, tra il movimento dell’acqua e i diversi enti, è tutto sulle forme di governo del servizio idrico integrato dunque riconducibile all’interpretazione giuridica del concetto di ripubblicizzazione.&nbsp;</p>



<p>Nessun dubbio per l’Autorità Idrica: occorre una SpA a totale capitale pubblico (dunque un soggetto di diritto privato). Tocca solo stabilire se creare un nuovo carrozzone oppure restaurare quello vecchio della Sorical, ammesso che sia a buon punto la risoluzione dell’annoso contenzioso con il partner privato &#8211; la multinazionale francese Veolia &#8211; che intanto, diversi anni fa, ha deciso unilateralmente di abbandonare la Calabria prima che l’intera nave affondasse. I tecnici regionali, quelli dell’AIC e l’amministrazione della Sorical sono compatti nell’affermare che le regole europee non consentono la gestione dell’acqua attraverso, ad esempio, un’azienda speciale, quindi con un soggetto di diritto pubblico come vorrebbe il movimento dell’acqua. Ad ogni modo la debolezza di quest’ultimo e lo stato di caos che regna negli apparati del potere regionale, permettono alle lobby dei servizi a rete di spingere i decisori politici verso un soggetto industriale unico attraverso il quale provare a centrare il grande progetto delle cosiddette multiutilities.</p>



<p>Non è un caso che una richiesta di accelerazione in tale direzione viene direttamente dall’ARERA che vincola l’accesso alle risorse del PNRR se alcuni “fattori abilitanti” saranno messi al centro del processo di industrializzazione del servizio idrico: <em>[&#8230;]</em> <em>rispetto alla situazione peculiare che caratterizza il Sud Italia, che pone la necessità di un intervento centrale finalizzato a “rafforzare il processo di industrializzazione del settore (favorendo la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, con l’obiettivo di realizzare economie di scala e garantire una gestione efficiente degli investimenti e delle operazioni)” e alla risoluzione del problema del citato water service divide tra Centro-Nord e Mezzogiorno. In coerenza con tale obiettivo, la presenza di un ente di governo d’ambito pienamente operativo ed il completamento delle procedure di affidamento del servizio ad un gestore integrato nel proprio territorio costituiranno un fattore abilitante per l’allocazione delle risorse del PNRR e per l’efficace implementazione degli interventi selezionati</em>[1].</p>



<p>In una recente nota del Ministero della transizione ecologica dal titolo “PNRR – Proposte di interventi da ammettere a finanziamento” vengono, inoltre, specificati i dati numerici dei fattori abilitanti rimarcando, a loro modo di vedere, l’ineluttabilità dei processi industriali:<em> [&#8230;] </em><em>il PNRR prevede che il 70% delle risorse riguardanti l’investimento in parola siano assegnate ai singoli progetti per i quali l’affidamento del servizio idrico integrato interviene o sia intervenuto entro settembre 2021 mentre il restante 30% ai singoli progetti per i quali l’affidamento interviene entro giugno 2022 (scadenza quest’ultima inderogabile e indifferibile). [&#8230;] Preme altresì evidenziare che nell’ambito del negoziato e del definitivo PNRR sono state introdotte ulteriori condizioni ritenute necessarie ai fini dell’allocazione delle risorse. Per gli interventi riguardanti il servizio idrico integrato è necessario che vi sia l’avvenuta costituzione degli Enti di Governo di Ambito e l’avvenuto affidamento del Servizio Idrico Integrato a soggetti industriali adeguatamente strutturati, efficienti e affidabili aventi adeguata capacità gestionale e in grado di conseguire le previsioni di spesa e di realizzazione degli interventi nei tempi e nei modi imposti dal PNRR.</em></p>



<p>Ritornando al documento dell’Arera, nel richiamare letteralmente il testo del PNNR, suggerisce un intervento commissariale da parte dello Stato, visto che “precedenti esperienze dimostrano che nel Mezzogiorno l’evoluzione autoctona del sistema non è percorribile senza un intervento centrale finalizzato alla sua risoluzione”. Il commissariamento del sistema idrico, come per il ciclo dei rifiuti o per la sanità, è una pratica di gestione della crisi strutturale di un sistema che, in affanno, cerca di ristrutturarsi attraverso la centralizzazione dei luoghi del potere e decisionali mettendo ulteriormente fuori gioco quel che resta delle forme di governo di prossimità come i consigli comunali e regionale.</p>



<p>Considerata la fretta di risolvere il problema dell’affidamento della gestione del sistema idrico integrato e l’incapacità sostanziale dei decisori politici, il nostro suggerimento alle parti in disputa è quello di guardare ad alcuni modelli esistenti da più di un decennio nella vicina Francia e più precisamente nella sua capitale.</p>



<p>In un articolo in cui si analizza il fallimento della privatizzazione del sistema idrico britannico si afferma che: <em>“Parigi è un esempio di come funziona in pratica. Dopo anni di aumenti dei prezzi sotto un sistema idrico controllato dai giganti globali Suez e Veolia, il sindaco Bertrand Delanoë ha proposto la rimunicipalizzazione dell&#8217;acqua. Nel 2008, la città ha trasferito i servizi idrici da Suez e Veolia all&#8217;Eau de Paris di proprietà pubblica. Da allora, i prezzi dell&#8217;acqua a Parigi sono scesi al di sotto della media nazionale, risparmiando circa 76 milioni di euro in bolletta dell&#8217;acqua dal 2011-2015. Invece di pagare dividendi agli azionisti, Eau de Paris reinveste i profitti nel sistema. Ha aumentato l&#8217;accesso gratuito all&#8217;acqua e ai servizi igienico-sanitari oltre a mantenere le riserve idriche per coloro che vivono in alloggi occupati </em>”[2]<em>.</em></p>



<p>Il sistema idrico inglese è stato privatizzato nel 1989. L’ondata neoliberale che in quel periodo ha colpito i beni comuni un po&#8217; ovunque ha creato danni enormi. Durante il primo decennio di privatizzazione a Londra le bollette dell&#8217;acqua delle famiglie sono aumentate del 147% dimostrando che privatizzare i monopoli naturali è una pessima idea anche dal punto di vista economico: <em>“La Thames Water ha una storia dubbia di travasi di profitti scaricando acque reflue tossiche. Ogni anno, 39 milioni di tonnellate di acque reflue si fanno strada nel fiume di Londra. Dopo che il regolatore idrico britannico Ofwat ha colpito la società con una multa record di 20 milioni di sterline nel 2017, Thames Water ha promesso di cambiare direzione. Ha eletto un nuovo amministratore delegato e ha affermato che avrebbe smesso di scaricare rifiuti non trattati</em>”[3]<em>.</em></p>



<p>Ritorniamo a Parigi. L’Eau de Paris, società municipalizzata, serve 3 milioni di utenti con un’erogazione di 184 milioni di mc d’acqua potabile nel 2019. Sottolineiamo come questa azienda pubblica gestisca il servizio per una popolazione molto superiore a quella dell’intera Calabria e con ottimi risultati. Eau de Paris si occupa di tutto il ciclo idrico: protezione dei bacini, produzione, trasporto, distribuzione, monitoraggio della qualità dell&#8217;acqua e relazione con utenti e iscritti.</p>



<p><em>“La città di Parigi ha così ripreso il pieno controllo pubblico dell&#8217;acqua al fine di garantire una gestione rigorosa, trasparente ed efficiente al servizio dei parigini. Eau de Paris è uno stabilimento industriale pubblico e commerciale (EPIC) con personalità giuridica e autonomia morale e finanziaria”</em>[4]<em>.</em></p>



<p>La strutturazione della governance punta molto sulla partecipazione e sulla trasparenza attraverso la composizione dello stesso consiglio di amministrazione e con la creazione ad hoc di un osservatorio esterno. Il consiglio di amministrazione di Eau de Paris è composto da 18 persone: tredici consiglieri di Parigi, due rappresentanti del personale, due rappresentanti di associazioni, un membro dell&#8217;Osservatorio dell&#8217;acqua di Parigi e, in più, due consulenti senza diritto di voto (uno scienziato e uno specialista in questioni di democrazia locale). L&#8217;Osservatorio dell&#8217;acqua parigina (OPE) è un forum di partecipazione aperto ai portatori d’interesse dell&#8217;acqua. È uno strumento partecipativo di scambio e confronto di punti di vista di natura consultiva. L&#8217;OPE è un organismo extracomunale creato nel 2006 che assiste l&#8217;esecutivo parigino nella sua riflessione sui temi dell&#8217;acqua e dei servizi igienico-sanitari a Parigi; emette pareri consultivi per informare sulla sua azione in questo settore, in particolare al fine di soddisfare le aspettative degli utenti. L&#8217;Osservatorio è composto da membri che hanno presentato domanda e diviso in quattro collegi di esperti: 1) rappresentanti eletti: rappresentanti dei municipi distrettuali e dei gruppi politici del Consiglio di Parigi; 2) rappresentanti degli utenti dell&#8217;acqua parigini: associazioni di consumatori, inquilini o protezione ambientale, organizzazioni di proprietari e gestori di proprietà, proprietari sociali, associazioni, grandi consumatori di acqua, organizzazioni professionali, sindacati dipartimentali; 3) soggetti parigini e istituzionali nei settori acqua, ambiente, salute e affari sociali, con un rappresentante per ciascuna delle seguenti organizzazioni (Eau de Paris, SIAAP, EPTB Seine Grands Lacs, Agence de l&#8217;Seine-Normandy water, DIREN, ecc.); 4) università o enti di ricerca specializzati in questioni idriche e igienico-sanitarie (CNRS, INRA, ecc.). Dal 2013, l&#8217;OPE è presieduta da una personalità esterna alla Città di Parigi e uno dei membri viene eletto come rappresentante per partecipare, come già detto sopra, al consiglio di amministrazione di Eau de Paris. Fin dalla sua creazione, l&#8217;Osservatorio ha partecipato a diverse azioni: consulenza, studio dei carichi idrici, sessioni plenarie sulle risorse idriche e sui nuovi paesaggi dell’acqua[5].</p>



<p>L’acqua a Parigi, capitale europea dove, crediamo, si applicheranno le norme comunitarie, è stata rimunicipalizzata con una governance trasparente e partecipata. In Francia hanno adottato il pensiero che informava l’italianissimo referendum per l’acqua vinto nel 2011 ma tutto ciò evidentemente i vertici della Regione, dell’AIC e della Sorical lo ignorano o, per lo meno, fingono di ignorarlo. D’altronde è bene anche ricordarlo, in assenza di una soggettività che riesca ad imporre, attraverso le lotte, una visione nuova di gestione del ciclo delle acque, dentro un quadro molto più ampio di controgestione del territorio e delle sue risorse, i concetti di trasparenza e partecipazione assumono una dimensione di compatibilità e il piano dello scontro non può che attestarsi su un timido confronto tra le parti che, in tutta evidenza, continua a non produrre nessun cambiamento reale.</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>



<p class="has-text-align-center">********</p>



<p>NOTE</p>



<p>[1] Autorità di Regolamentazione per Energia Reti e Ambiente, <em>Segnalazione 331/2021/I/IDR</em>, 27 luglio 2021. Il documento è consultabile al seguente URL: <a href="https://www.arera.it/allegati/docs/21/331-21.pdf">https://www.arera.it/allegati/docs/21/331-21.pdf</a>.&nbsp;</p>



<p>[2] H. O’Brien, <em>Our privatised water system has failed – it’s time to look for alternatives</em>, openDemocracy, 25 giugno 2018. L’articolo è consultabile al seguente URL: <a href="https://neweconomics.opendemocracy.net/privatised-water-system-failed-time-look-alternatives/">https://neweconomics.opendemocracy.net/privatised-water-system-failed-time-look-alternatives/</a>&nbsp;</p>



<p>[3] <em>Ibidem</em>.</p>



<p>[4] Ville de Paris, <em>RAPPORT ANNUEL 2019. Sur le prix et la qualité du service public d’eau potable et d’assainissement</em>. Il documento è consultabile al seguente URL: <a href="https://cdn.paris.fr/paris/2020/12/01/b6218523fdadef60d2933b56803d2c95.pdf">https://cdn.paris.fr/paris/2020/12/01/b6218523fdadef60d2933b56803d2c95.pdf</a>.</p>



<p>[5] Obserbatoire parisien de l’eau, <em>Gouvernance</em>, 2019. Il documento è consultabile al seguente URL: <a href="http://www.observatoireparisiendeleau.fr./articles/296">http://www.observatoireparisiendeleau.fr./articles/296</a>.</p>
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		<title>A2A. I PADRONI DELL&#8217;ACQUA</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 16:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Pino FABIANO* La società lombarda A2A è la maggiore multiutility italiana, secondo produttore nazionale di energia,&#160;un colosso con circa 13.500 dipendenti e che opera nei settori dell’energia, ambiente, calore e reti. Nata il primo gennaio 2008, nell’anno successivo sbarca in Calabria acquistando da E.ON gli impianti idroelettrici. Ormai da 13 anni in Calabria, A2A [&#8230;]</p>
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<p>di Pino FABIANO*</p>



<p>La società lombarda A2A è la maggiore multiutility italiana, secondo produttore nazionale di energia,&nbsp;un colosso con circa 13.500 dipendenti e che opera nei settori dell’energia, ambiente, calore e reti. Nata il primo gennaio 2008, nell’anno successivo sbarca in Calabria acquistando da E.ON gli impianti idroelettrici.</p>



<p>Ormai da 13 anni in Calabria, A2A controlla i due impianti di Albi e Magisano, regolati dal serbatoio del Passante; gli impianti di Satriano che utilizzano i deflussi del fiume Ancinale; gli impianti della Sila con Orichella, Timpagrande e Calusia, regolati dai serbatoi Arvo e Ampollino. Le centrali producono una potenza complessiva di circa 500 MW, mentre i bacini garantiscono una quantità di acqua vicina ai 200 milioni di metri cubi. L’Arvo e l’Ampollino insieme ne contengono 135 milioni: una riserva di acqua gigantesca per una regione del Mezzogiorno.</p>



<p>I laghi sono pieni che è una meraviglia. Le turbine, lungo i diversi salti, possono girare a pieno ritmo. Gli elettrodotti possono ricevere l’energia prodotta per essere immessa nel mercato. E dunque soldoni fumanti grazie alla forza dell’acqua, dell’acqua calabrese, quella che manca alle popolazioni e all’agricoltura.</p>



<p>Fino a quando le centrali sono state sotto il controllo pubblico e con la proprietà dell’Enel, lo sfruttamento dell’acqua teneva conto delle specificità del territorio, sia per gli acquedotti comunali, sia per il sistema irriguo in agricoltura.</p>



<p>Negli ultimi anni le cose si sono un tantino complicate, forse perché A2A da buon privato cerca di massimizzare i profitti e proietta nel futuro una proprietà, quella dell’acqua, che porterà ancora più quattrini, e non soltanto con le centrali.</p>



<p>Ovviamente il meccanismo non può funzionare così, perché l’acqua è un bene collettivo e non può essere finalizzato soltanto all’interesse privato.</p>



<p>L’estate del 2021 sarà ricordata come una delle peggiori per approvvigionamento di acqua per usi collettivi, pubblici.</p>



<p>Anche i comuni che ricadono a valle dei laghi hanno sofferto per la mancanza di acqua. Certo, esistono problemi atavici riconducibili alla Sorical, ma questo è un ragionamento altro che merita ben ampie e diverse riflessioni.</p>



<p>Ci interessa adesso capire il ruolo di A2A in un territorio alla sete.</p>



<p>Fin dal mese di giugno ci sono state mobilitazioni contro A2A, a iniziare dai consorzi.</p>



<p>Il 28 giugno il Consorzio di Bonifica di Catanzaro addita A2A di comportarsi in modo presuntuoso e arrogante, inadempiente nel rilascio di acqua per uso irriguo a valle della centrale di Magisano.</p>



<p>Il 2 luglio è il presidente di Coldiretti Calabria che denuncia l’ostruzionismo, l’arroganza, i bizantinismi di A2A a danno degli agricoltori senz’acqua per l’irrigazione. E via via per tutta l’estate, in una continua estenuante rivendicazione di acqua verso A2A.</p>



<p>Il 26 agosto, infine, si sono mobilitati&nbsp;gli agricoltori di Isola Capo Rizzuto e Cutro che hanno raggiunto con i trattori la centrale di Calusia sulla SS 107, per protestare contro A2A e la discutibile gestione dei rilasci di acqua per l’irrigazione.</p>



<p>L’estate volge al termine e, forse, i problemi potrebbero diminuire. In ogni caso, le elezioni regionali e in alcuni comuni dove opera A2A (come Cotronei) posticipano la questione acqua all’autunno.</p>



<p>Sarà la madre di tutte le questioni per la Calabria, dove al riordinamento del sistema idrico regionale (il dopo Sorical) dovrà far seguito un confronto robusto con A2A.</p>



<p>Oltre alla vertenza sugli assetti occupazionali, è necessario aprire margini di rivendicazioni sull’utilizzo di acqua per gli acquedotti comunali; è necessario rimettere in discussione gli accordi sull’intera filiera di utilizzo dell’acqua, visto che&nbsp;i regolari rilasci irrigui sono contemplati in convenzioni datate, del 1968 e stipulati tra la Cassa per il Mezzogiorno e l’allora Enel. Altri tempi, altri soggetti in campo.</p>



<p>Oggi la questione è politica, civile, di democrazia, e come tale dovrà essere affrontata. Una questione che avrà anche bisogno dell’attenzione e dell’impegno del <em>Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua</em> e del <em>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”</em>, perché quanto si deciderà nei prossimi mesi è strettamente connesso al futuro dei calabresi.</p>



<p><strong>*Ass. Culturale Cotroneinforma</strong></p>
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		<title>L’AIC E LA VALLE CRATI PORTANO A BATTESIMO LA PRIVATIZZAZIONE DELLA DEPURAZIONE COSENTINA</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2021 17:01:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua amplifica la notizia tutta sicula della nascita dell’azienda speciale consortile “Aretusa”, una società pubblica partecipata dai Comuni della provincia di Siracusa che avrà il compito di gestire il servizio idrico integrato in tutto il territorio così come stabilito nella riunione dell’Assemblea territoriale idrica.&#160; [&#8230;] “Entro il 30 settembre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua amplifica la notizia tutta sicula della nascita dell’azienda speciale consortile “Aretusa”, una società pubblica partecipata dai Comuni della provincia di Siracusa che avrà il compito di gestire il servizio idrico integrato in tutto il territorio così come stabilito nella riunione dell’Assemblea territoriale idrica.&nbsp;</p>



<p>[&#8230;] “<em>Entro il 30 settembre dovrà essere approvato lo Statuto, il Piano d’ambito e la convenzione di gestione. Nel frattempo nella bozza di statuto si riporta che il maggior “azionista” sarà il Comune di Siracusa con il 29,6%, seguito da Augusta (9,05) e Avola (7,83), seguite da Rosolini, Pachino e Floridia con circa il 5% ciascuno. Inferiori le percentuali di tutti gli altri comuni”</em>[1]<em>.&nbsp;</em></p>



<p>L’Autorità Idrica Calabrese, del Presidente Manna e del Dirigente Pallaria, pensa di prendere tutti in giro attraverso la creazione di una Società per Azioni completamente pubblica &#8211; la cui bozza di statuto circola da tempo &#8211; la ragione sociale di questa società a capitale pubblico plagerà il concetto di Acqua Bene Comune, tanto caro al movimento per l’acqua vincitore del referendum del 2011. Una SpA, quindi un’azienda rispondente al diritto privato che dovrà rimettere in sesto il sistema idrico calabrese, ristrutturarne i debiti per poi, crediamo, lanciarsi tra qualche anno sul mercato tra le braccia del miglior offerente, ovviamente privato.</p>



<p>Le prime avvisaglie di come la pensa la dirigenza politico/burocratica dell’AIC è la notizia diramata dal Comune di Rende sulla gestione della depurazione nell’area urbana cosentina.</p>



<p>In un incontro tra il <em>Presidente del Consorzio Valle Crati </em>(da tempo fallito ndr)<em> Maximiliano Granata, il Presidente dell’Autorità Idrica Calabria, Marcello Manna </em>(nonché Sindaco di Rende, Presidente dell’ATO 1 Rifiuti e Presidente dell’ANCI Calabria ndr)<em> e l’Amministratore della società consortile Kratos s.c.a.r.l. Alfonso Gallo, durante il quale si è deciso di iniziare per il prossimo 1° settembre 2021 i lavori del project financing finanziati con Delibera CIPE n. 60/2012 per l’adeguamento tecnologico e funzionale delle opere di collettamento e dell’impianto di depurazione consortile sito in C/da Coda di Volpe nonché del sistema fognario dei Comuni facenti parte dell’agglomerato “Cosenza-Rende”</em>[2].</p>



<p>Saranno 27 i milioni di euro stanziati per il rifacimento e la manutenzione delle reti fognarie e gli impianti di depurazione dell’agglomerato Cosenza-Rende, il cui soggetto attuatore è il Consorzio Valle Crati, in collaborazione con l’Autorità Idrica Calabria in qualità di soggetto gestore del Servizio Idrico Integrato Regionale. I lavori saranno gestiti con l’ormai classico schema del Project Financing.</p>



<p>Ma sappiamo benissimo che il project financing (la finanza di progetto) è una truffa ai danni della collettività perché, come molte altre modalità di partenariato pubblico-privato, ha origine dai vincoli di bilancio dettati dalle regole di Maastricht (patto di stabilità, pareggio di bilancio, ecc.) che hanno azzerato le possibilità di investimento da parte degli enti pubblici. In questo schema, i cosiddetti investimenti del privato possono contare sulla totale garanzia del pubblico, senza la quale gli imprenditori non potrebbero rientrare dei loro investimenti e non potrebbero mettere piede in banca.</p>



<p>La Finanza di Progetto è di conseguenza un sistema di garanzie pubbliche e di utili privati; un sistema a debito, in cui la leva finanziaria è totalmente in capo a un settore pubblico che, mascherato da società di diritto privato, è costretto a restituirlo alle banche a tassi d’interesse molto maggiori di quelli che pagherebbe in quanto ente, se magari si rivolgesse a Cassa Depositi e Prestiti.</p>



<p>Questo privato scelto da AIC e Valle Crati è lo stesso gestore del depuratore, la Kratos s.c.a.r.l. che si occuperà di realizzare i lavori e di gestire gli impianti fognario-depurativi consortili e dei singoli Comuni consorziati per quindici anni. Si inizia il nuovo corso del sistema idrico integrato sotto l’egida dell’AIC con una bella privatizzazione del servizio di depurazione. Ancora più incomprensibile vista che la ratio delle tante discussioni fatte fino ad oggi sul Sistema Idrico Integrato si basavano sulla rimozione di alcune diseconomie e paradossi basati sullo spezzettamento della gestione tra la sorgente e la fogna. Il nuovo gestore del Servizio Idrico Integrato calabrese ancor prima di nascere è bruciato da queste iniziative di guerriglia urbana dei politici di turno: colpisci e fuggi.</p>



<p>Inutile dire che il privato gestore alla fine beneficerà anche del finanziamento di 35 milioni di euro riconosciuti con Delibera CIPE n. 60/2012 e dei probabili ulteriori finanziamenti che il Consorzio Valle Crati prova a reperire nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per lavori di ammodernamento dei collettori fognari e degli impianti di depurazione dell’agglomerato Cosenza-Rende, <em>aggiuntivi rispetto a quelli già finanziati con Delibera CIPE n. 60/2012, per il reperimento di fondi ulteriori che consentano l’uscita definitiva del predetto agglomerato dall’infrazione comunitaria le cui sanzioni sono già in fase di irrogazione a causa del mancato rispetto della Direttiva comunitaria 91/271/CEE.</em></p>



<p>Il Presidente della Valle Crati, Granata, ha dichiarato: [&#8230;] “<em>ammoderneremo gli impianti fino a renderli tecnologicamente molto avanzati e renderemo il processo di trattamento delle acque reflue notevolmente più efficace ed efficiente. Il partenariato con aziende di altissimo livello professionale nonché di notevole esperienza sul campo come la società Kratos s.c.a.r.l. ci consentirà di godere di un sistema rinomato di smaltimento di rifiuti liquidi e di rimuovere le sanzioni che l’Unione Europea ha irrogato alla Calabria per il mancato rispetto delle prescrizioni comunitarie in ambito fognario-depurativo. La nostra parola d’ordine continuerà ad essere la garanzia dei servizi al cittadino ed il rigoroso rispetto della normativa ambientale”.</em></p>



<p>La notizia se non fosse sconvolgente sarebbe addirittura ridicola. Il rigoroso rispetto della normativa ambientale sarebbe nelle mani della Kratos che ha come Amministratore Alfonso Gallo lo stesso che amministrava la Geko all’epoca dell’operazione “Cloaca Maxima”<strong> </strong>[&#8230;] <em>“che accertò come la società incaricata della gestione dell’impianto di depurazione, scaricavano illegalmente un ingente quantitativo di liquami direttamente nel fiume Crati usando due bypass, uno generale in testa all’impianto e uno posto a monte della sezione ossidativa. Da qui venivano sversati ripetutamente quantitativi di liquami, senza effettuare alcun tipo di trattamento depurativo”</em>[3].</p>



<p>Questo affidamento al privato Alfonso Gallo per 15 anni attraverso la società costituita ad hoc, la Kratos Scarl che è subentrata, dopo gli scandali richiamati, alle società dello stesso Gallo: la General Construction prima e la Geko poi[4].&nbsp; Un’assegnazione che non rappresenta altro, ancora una volta, che la copertura di un’immane speculazione sul servizio idrico integrato che, riteniamo, andrebbe totalmente ri-pubblicizzato per strapparlo dalle grinfie di questi capitani di ventura che hanno a cuore solo il profitto ed hanno dimostrato già di farlo a scapito della salute dell’ambiente e dei residenti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>note</p>



<p>[1] Siracusa News,<em> Servizio idrico della provincia di Siracusa: sta per nascere l’azienda speciale consortile Aretusa,</em> 14 luglio 2021; l’articolo è consultabile al seguente URL: <a href="https://www.siracusanews.it/servizio-idrico-della-provincia-di-siracusa-sta-per-nascere-lazienda-speciale-consortile-aretusa/?fbclid=IwAR2AzjNeitVXwcex9l_Yg-8GQSoO_KA96VTXjVHLMCnsiGwdHwZgPA4VN1Y">https://www.siracusanews.it/servizio-idrico-della-provincia-di-siracusa-sta-per-nascere-lazienda-speciale-consortile-aretusa/?fbclid=IwAR2AzjNeitVXwcex9l_Yg-8GQSoO_KA96VTXjVHLMCnsiGwdHwZgPA4VN1Y</a></p>



<p>[2] La nota ufficiale del Comune di Rende(CS) è consultabile al seguente URL: <a href="https://www.facebook.com/ComuneRende/">https://www.facebook.com/ComuneRende/</a></p>



<p>[3]<a href="https://www.quicosenza.it/news/in-evidenza/199895-video-cosi-scaricavano-illecitamente-i-liquami-maleodoranti-nel-fiume-crati"> </a>quicosenza.it, <em>Così dall’impianto di Coda di Volpe i liquami arrivavano nel fiume Crati</em>, 02 febbraio 2018; l&#8217;articolo è il video sono consultabili al seguente URL: <a href="https://www.quicosenza.it/news/in-evidenza/199895-video-cosi-scaricavano-illecitamente-i-liquami-maleodoranti-nel-fiume-crati">https://www.quicosenza.it/news/in-evidenza/199895-video-cosi-scaricavano-illecitamente-i-liquami-maleodoranti-nel-fiume-crati</a></p>



<p>[4]<a href="http://www.iacchite.blog/cosenza-vergogna-depurazione-lassegnazione-del-consorzio-valle-crati-a-gallo-costera-20-milioni-alla-calabria/?fbclid=IwAR3aHmIeTBpy3sbCI2P8CUOsH4_jHASWtKjJbjbsRxhPlVsRmyHeL5eZDrE"><em> </em></a>Iacchitè, <em>Cosenza, vergogna depurazione</em>, 25 giugno 2021; l’articolo è consultabile al seguente URL: <a href="http://www.iacchite.blog/cosenza-vergogna-depurazione-lassegnazione-del-consorzio-valle-crati-a-gallo-costera-20-milioni-alla-calabria/?fbclid=IwAR3aHmIeTBpy3sbCI2P8CUOsH4_jHASWtKjJbjbsRxhPlVsRmyHeL5eZDrE">http://www.iacchite.blog/cosenza-vergogna-depurazione-lassegnazione-del-consorzio-valle-crati-a-gallo-costera-20-milioni-alla-calabria/?fbclid=IwAR3aHmIeTBpy3sbCI2P8CUOsH4_jHASWtKjJbjbsRxhPlVsRmyHeL5eZDrE</a></p>
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		<title>IL RECOVERY PLAN DI DRAGHI: PIÙ PRIVATIZZAZIONI, MENO DEMOCRAZIA*</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 10:23:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il &#8220;governo dei migliori&#8221; e il&#160;Recovery Plan&#160;ci vengono venduti come&#160;soluzioni salvifiche&#160;che cancelleranno i peccati dal nostro paese “restituendo” prosperità e benessere. La realtà però racconta di una&#160;gravissima sovversione della democrazia&#160;e di un piano infarcito della stessa&#160;cultura liberista&#160;che ci ha condotto alla situazione attuale, e che punta ancora alla privatizzazione dell&#8217;acqua. A poco più di 20 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/04/09/il-recovery-plan-di-draghi-piu-privatizzazioni-meno-democrazia/">IL RECOVERY PLAN DI DRAGHI: PIÙ PRIVATIZZAZIONI, MENO DEMOCRAZIA*</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p>Il &#8220;governo dei migliori&#8221; e il&nbsp;Recovery Plan&nbsp;ci vengono venduti come&nbsp;soluzioni salvifiche&nbsp;che cancelleranno i peccati dal nostro paese “restituendo” prosperità e benessere. La realtà però racconta di una&nbsp;gravissima sovversione della democrazia&nbsp;e di un piano infarcito della stessa&nbsp;cultura liberista&nbsp;che ci ha condotto alla situazione attuale, e che punta ancora alla privatizzazione dell&#8217;acqua. A poco più di 20 giorni dalla consegna del &#8220;nostro&#8221; PNRR (Piano Nazionale Resilienza e Ripresa) alla Commissione europea, a che punto siamo?<br><br><strong>La sovversione della democrazia</strong><br>Il Parlamento è stato costretto a lavorare per settimane sulla versione approvata il 12 gennaio scorso dal passato governo e solo a metà marzo sono state depositate alcune&nbsp;note tecniche&nbsp;integrative che in realtà&nbsp;riscrivono da capo&nbsp;diverse parti del Piano&nbsp;rendendo così vano il dibattito sviluppato&nbsp;sino a quel momento nelle Commissioni. Da evidenziare come tali note siano scritte in inglese il che denota l&#8217;intenzione di limitare il coinvolgimento e, probabilmente, conferma anche la compartecipazione alla stesura della società di consulenza McKinsey. <br>Di fatto, persino il&nbsp;Parlamento è stato esautorato dalla possibilità di incidere e decidere&nbsp;su interventi, investimenti e scelte che condizioneranno il futuro del nostro paese e attraverso una vera e propria&nbsp;secretazione dei documenti&nbsp;all&#8217;opinione pubblica è stata completamente preclusa qualsiasi forma di partecipazione.<br>Non si è così dato modo di sviluppare un dibattito pubblico e democratico&nbsp;nel paese come se il cosiddetto “governo dei migliori” fosse automaticamente insignito della potestà di decidere in solitudine del futuro del paese. Il tutto con un Presidente del Consiglio che non è mai stato eletto dai cittadini.<br>Un&nbsp;processo autoritario&nbsp;che intendiamo denunciare con forza perché svilisce ulteriormente i processi democratici, tanto quelli costituzionalmente garantiti quanto quelli basati sulla partecipazione diretta delle comunità alle decisioni fondamentali per costruire scenari di giustizia sociale ed ambientale.<br>Si conferma così una deriva che s&#8217;inserisce nel progressivo&nbsp;svuotamento dei poteri delle istituzioni democratiche&nbsp;che, da garanti dei diritti e dell’interesse generale, diventano mere esecutrici dell’espansione della sfera d’influenza dei grandi interessi finanziari sulla società.<br><br><strong>Le privatizzazioni in salsa verde</strong><br>Le cosiddette note tecniche, che di fatto riscrivono completamente alcune parti del PNRR, confermano l’impostazione di un Piano volto a rafforzare l’attuale modello economico-sociale inglobando in esso anche la questione ambientale, prefigurando così una nuova fase di capitalismo digitale e, all&#8217;apparenza, verde.<br>Nello specifico dell’acqua le&nbsp;risorse stanziate&nbsp;non risultano modificate pertanto&nbsp;permangono del tutto insufficienti.<br>Risulta&nbsp;decisamente peggiorativa, rispetto alla versione precedente, la cosiddetta&nbsp;“riforma” nel settore idrico&nbsp;che ora punta ad un sostanziale&nbsp;obbligo alla privatizzazione nel sud Italia&nbsp;prevedendo addirittura una scadenza al 2022 per un generico adeguamento alla disciplina nazionale ed europea ma con un ben più puntuale riferimento a criteri che guardano alla costruzione di grandi soggetti gestori, sul modello delle multiutility quotate in Borsa, che si ammantino della capacità di rafforzare il processo di industrializzazione realizzando economie di scala e riducendo il divario tra il centro-nord e il sud del Paese. Di fatto si costituirebbero una o più aziende per il Meridione che assumerebbero un ruolo monopolistico in dimensioni territoriali significativamente ampie e sul modello di quelle che ad oggi hanno dimostrato la loro efficienza solo nel garantire la massimizzazione dei profitti mediante processi finanziari.<br>Da tempo sosteniamo la&nbsp;necessità di una gestione alternativa&nbsp;proprio a quella politica privatistica responsabile delle tante carenze prodotte soprattutto a livello delle grandi infrastrutture idriche, tra l’altro non solo nel Sud Italia.<br>Inoltre, nelle note si fa riferimento a “memoranda”, che il Ministero dell&#8217;Ambiente (oggi Ministero della Transizione Ecologica) dovrebbe definire e imporre alle regioni e agli Enti di Governo, inseriti all’interno del progetto non a caso chiamato &#8220;Mettiamoci in riga&#8221; (parte del PON Governance 2014-2020) che implicano la&nbsp;messa in tutela del Mezzogiorno&nbsp;da parte del governo e l&#8217;idea che i finanziamenti del PNRR arrivano sotto quelle condizionalità.<br>In ultimo, si attribuisce un ruolo centrale ad ARERA seppur si è costretti ad ammettere che la sua iniziativa ha garantito un&#8217;insufficiente ripresa degli investimenti. Se fosse confermata questa versione saremo di fronte a&nbsp;un&#8217;impressionante accelerazione verso la privatizzazione&nbsp;in spregio alla volontà popolare espressa chiaramente con i referendum del 2011.<br><br><strong>L&#8217;avversione del &#8220;Drago&#8221; per l&#8217;acqua pubblica</strong><br>D’altronde&nbsp;Draghi non ha mai dissimulato la volontà di contraddire l’esito referendario&nbsp;visto che il 5 agosto 2011, solo 1 mese e mezzo dopo lo svolgimento della consultazione, in qualità di Governatore della Banca d’Italia firmò, insieme al Presidente della Banca Centrale Europea Trichet, la oramai famigerata lettera all’allora Presidente del Consiglio Berlusconi in cui, tra le varie riforme “strutturali”, indicava come “necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.”<br>L’attuale versione del&nbsp;Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con suddette indicazioni&nbsp;e rimane, dunque, una&nbsp;risposta del tutto errata alla crisi pandemica&nbsp;che non affronta le questioni di fondo emerse in questi anni e soprattutto negli ultimi mesi, mantenendo un’impostazione completamente permeata e subalterna ad una logica privatistica ed estrattivista volta alla massimizzazione del profitto e per questo nelle prossime settimane ci mobiliteremo, anche partecipando alla mobilitazione nazionale “Recovery PlanET” promossa dalla rete “La Società della Cura” per sabato 10 aprile,&nbsp;chiedendo una modifica radicale&nbsp;nella direzione di stanziare investimenti pubblici per la&nbsp;ripubblicizzazione del servizio idrico&nbsp;così come previsto dalla legge per l’acqua pubblica colpevolmente rimasta indiscussa da oltre due anni in Commissione Ambiente della Camera,&nbsp;per la ristrutturazione delle reti idriche&nbsp;e&nbsp;per il riassetto idrogeologico&nbsp;e la messa in sicurezza del territorio<br><br>*<strong>Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua</strong></p>
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		<title>ACQUA: L&#8217;ULTIMA FRONTIERA DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/12/22/acqua-lultima-frontiera-della-speculazione-finanziaria-2/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 14:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA E FINANZA]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Marco Bersani* Ci sono due modi&#160;di leggere gli insegnamenti della pandemia da Covid 19. Il primo è quello di comprendere finalmente la fragilità dell’esistenza e l’interdipendenza tra vita umana e natura, assumendo il limite come elemento fondativo dei beni comuni e come antagonismo all’appropriazione privata degli stessi. Da qui la stringente necessità di rivoluzionare [&#8230;]</p>
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<p>Di Marco Bersani*</p>



<p><strong><em>Ci sono due modi&nbsp;</em></strong>di leggere gli insegnamenti della pandemia da Covid 19. Il primo è quello di comprendere finalmente la fragilità dell’esistenza e l’interdipendenza tra vita umana e natura, assumendo il limite come elemento fondativo dei beni comuni e come antagonismo all’appropriazione privata degli stessi. Da qui la stringente necessità di rivoluzionare l’economia del profitto per costruire la società della cura, che è cura di sé, dell’altr*, del pianeta e delle generazioni future.</p>



<p><strong><em>Ma se ci poniamo</em></strong>&nbsp;dal punto di vista delle imprese multinazionali e delle grandi lobby finanziarie otteniamo una lettura opposta: la limitatezza dei beni a disposizione dell’umanità diviene in questo caso una nuova enorme possibilità di mercificazione, soprattutto se riguarda l’acqua, un bene essenziale e, come tale, a domanda rigida (tutt* abbiamo bisogno dell’acqua, tutti i giorni e per sempre) e business garantito.</p>



<p><strong><em>È esattamente dentro</em></strong>&nbsp;questo conflitto -che vede l’1% di ricchi contrapporsi al 99% del resto delle persone- che si possono infrangere tutte le regole democratiche che governano una società: così, se nel 2011, la maggioranza assoluta del popolo italiano aveva votato per considerare l’acqua come bene comune e per escludere dal mercato la gestione del servizio idrico, quasi dieci anni dopo non solo quella decisione sovrana non è stata attuata e la finanziarizzazione dell’acqua prosegue imperterrita, ma addirittura il nostro Paese si candida ad ospitare l’edizione 2024 del World Water Forum, l’incontro triennale in cui le multinazionali dell’acqua danno gli ordini ai governi su come favorire la privatizzazione.</p>



<p><strong></strong><strong><em>E c’è una nuova frontiera&nbsp;</em></strong>della mercificazione dell’acqua, che ci arriva da una recentissima notizia: Cme Group, gruppo finanziario leader mondiale dei contratti derivati, ha annunciato che, nel quarto trimestre di quest’anno, quoterà un contratto finanziario derivato –&nbsp;<em>future,</em>&nbsp;in termine tecnico – sul prezzo dell’acqua. Pensato per gli enti pubblici e le imprese bisognose di gestire i rischi relativi alla scarsità di acqua in California, il nuovo contratto dipenderà dal Nasdaq Veles California Water Index, un indicatore dei prezzi idrici lanciato nel 2018 nello stato federato americano, con un mercato che già oggo vale almeno 1,1 miliardi di dollari. Ogni&nbsp;<em>future</em>&nbsp;regolerà le transazioni di 10 piedi acri (oltre 12.334 metri cubi) di acqua e sarà regolato in base all’indice di riferimento. Ogni settimana, il Nasdaq Veles California Water Index (NQH20) stabilirà un prezzo per i diritti di sfruttamento dell’acqua, calcolato sulla media ponderata dei prezzi e in base al volume degli scambi nei cinque maggiori mercati idrici dello stato federato americano.</p>



<p><strong><em>Il nuovo future</em></strong> non si fermerà ovviamente al solo mercato californiano. Come ha chiaramente detto Tim McCourt, dirigente di Gme Group: <em>“Con quasi due terzi della popolazione mondiale che dovrebbe affrontare la scarsità d’acqua entro il 2025, questa rappresenta un rischio crescente per le imprese e le comunità di tutto il mondo”.</em> ‘E un grandissimo business per noi’ ha lasciato sottintendere.</p>



<p>D’altronde, se vale il dogma liberista che&nbsp;<em>“tutto ciò che è scarso ha un prezzo”</em>, quale miglior occasione dei drammatici cambiamenti climatici in corso -già oggi 2 miliardi di persone vivono in Paesi sottoposti a “forte stress idrico”- per mettere in piedi un mercato con business garantito e duraturo?</p>



<p><strong></strong><strong><em>Senza contare come</em></strong>&nbsp;la quotazione di<em>&nbsp;future</em>&nbsp;basati sul prezzo dell’acqua, metterebbe quest’ultima immediatamente nelle mani degli speculatori finanziari, come già oggi avviene per mercati degli alimenti di base, tipo il grano. Quanti sanno che le primavere arabe, alimentate certamente dal bisogno collettivo di democrazia, hanno avuto la loro scintilla da un improvvisa escalation del prezzo del grano provocata da un’ondata di speculazioni sui mercati finanziari?</p>



<p><strong></strong><strong><em>La battaglia per l’acqua&nbsp;</em></strong>assume dunque un valore ancora più fondamentale: a un capitalismo in pluri-crisi sistemica, che, per sopravvivere, ha deciso di approfondire la finanziarizzazione e la mercificazione della società, della vita e della natura, occorre contrapporre da subito un altro modello sociale, che abbia la cura collettiva come elemento fondativo.</p>



<p>Ci sono <em>future</em> a beneficio dei pochi, soliti noti e c’è un futuro collettivo da conquistare. A ciascun* decidere da che parte stare.</p>



<p><strong>* Attac Italia</strong></p>
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		<title>IL FUTURO DELL&#8217;ACQUA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/11/23/il-futuro-dellacqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 14:35:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
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		<category><![CDATA[ACQUA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo arrivati al dunque. La partita sulla gestione dell’acqua in Calabria arriva al suo epilogo e il pallino torna nelle mani dell’assemblea dell’Autorità Idrica della Calabria che si troverà davanti una relazione da votare redatta da consulenti privati ingaggiati allo scopo. Il gestore sarà pubblico, privato o misto? Non è dato sapere perché la relazione [&#8230;]</p>
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<p>Siamo arrivati al dunque. La partita sulla gestione dell’acqua in Calabria arriva al suo epilogo e il pallino torna nelle mani dell’assemblea dell’Autorità Idrica della Calabria che si troverà davanti una relazione da votare redatta da consulenti privati ingaggiati allo scopo. Il gestore sarà pubblico, privato o misto? Non è dato sapere perché la relazione non è stata resa pubblica, mentre i suoi contenuti sono stati divulgati a più riprese da politici e professori universitari quasi certamente scontenti della soluzione prospettata dai consulenti.</p>



<p>Tutte le indiscrezioni portano a una precisa soluzione: quella di riesumare la salma della Sorical. In effetti il 12 agosto, in una lettera inviata dal presidente dell’AIC, Avv. Marcello Manna, alla governatrice Jole Santelli, si ribadiva la necessità che l’ente regionale fosse parte attiva del processo di trasformazione passante obbligatoriamente dalla riqualificazione della Sorical SpA intorno alla quale costruire il nuovo gestore pubblico del servizio idrico regionale che disinneschi il rischio di mancare il fondamentale appuntamento europeo per l’accesso ai finanziamenti al settore.</p>



<p>Oggi si apprende dell’urgenza della decisione visto che il termine ultimo è fissato al 31 dicembre di quest’anno, pena appunto il congelamento dei finanziamenti europei. Ancora una volta la Calabria arriva impreparata e in una situazione emergenziale che consente di prendere decisioni convenienti per qualcuno o per qualcosa e di norma scovenienti per la comunità calabrese.</p>



<p>Qualche mese fa abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema per rilanciare le parole d’ordine del referendum vinto dai cittadini nel 2011. Abbiamo avanzato la nostra ipotesi di ripubblicizzazione dell’accqua dopo la parentesi disastrosa della Sorical a guida Veolia (una guida reale seppur come socio di minoranza) che riparta da un&#8217;azienda speciale di diritto pubblico con un forte meccanismo di controllo popolare consentendo ad associazioni, comitati e lavoratori del settore di poter presenziare alle assemblee del nuovo consiglio di amministrazione e avere dunque un ruolo decisonale e non soltanto consultivo.</p>



<p>Dalla lettura di uno dei recenti post su Facebook del presidente dell’AIC, apprendiamo che il futuro del servizio idrico integrato regionale sarà oggetto in questa settimana di una importante assemblea alla quale parteciperanno i 40 sindaci dell&#8217;Autorità d&#8217;ambito. Secondo la nota, “i primi cittadini sono infatti chiamati a discutere della costituzione del gestore unico d’ambito, condizione primaria, insieme alla definizione del piano d’ambito, per l’accesso sia ai finanziamenti a disposizione del governo nazionale che alle linee di finanziamento europee”.</p>



<p>La strada è già tracciata ed è quella più volte contestata dai movimenti per l&#8217;acqua: rianimare la Sorical SpA (soggetto che, lo ricordiamo, è in liquidazione) acquisendo, in maniera probabilmente onerosa, le azioni del socio privato Veolia, mantenendo di fatto l&#8217;assetto di una Società per Azioni (quindi attinente al diritto privato), ma con un capitale interamente pubblico. A questo punto la società può ricevere i fondi nazionali e comunitari previsti per la Calabria, necessari per poter mettere in sesto gli impianti e le strutture del sistema idrico integrato calabrese, portati al collasso dall’assenza pressochè totale di manutenzione ordinaria e straordinaria durante l’era Veolia. L’ultima tappa, dopo la ristrutturazione, sarà quella di vendere le azioni immettendole sul mercato per favorire qualche altra multinazionale dell’acqua che, come in un circolo vizioso, farà lauti affari sulle nostre risorse per qualche anno, giusto il tempo di sfruttare gli impianti nuovi di zecca per poi riabbandonarli per una nuova ristrutturazione a carico dello Stato e quindi dei cittadini calabresi.</p>



<p>Il meccanismo è sempre lo stesso: privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite, in linea con quanto dichiarato da Michaela Castelli, presidente di Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche) nel corso del convegno online intitolato <em>Non è un destino il Sud senz’acqua – Recovery plan per servizi idrici efficienti</em>: “occorre recuperare rapidamente il ritardo accumulato nelle regioni meridionali rispetto all’implementazione del quadro normativo e regolatorio nazionale”. Per fare questo “è necessario un intervento dello Stato che garantisca la rapidità e l’efficacia del processo utilizzando, laddove necessario, i poteri sostitutivi già previsti dalla normativa”. Si dovrebbe partire “dall’individuazione degli investimenti prioritari e da una revisione, ove necessario, della delimitazione territoriale degli ATO, per poi passare all’affidamento degli investimenti e alla gestione delle infrastrutture e del servizio; in una strategia di breve periodo si potrebbe utilizzare lo strumento del project financing per far partire gli investimenti prioritari, mentre nel medio periodo l’obiettivo deve essere l’affidamento del servizio a norma di legge a un soggetto industriale. Come dimostrano le positive esperienze del Centro-Nord, e in qualche caso anche al Sud, la gestione del servizio idrico integrato da parte di operatori industriali rappresenta la strada migliore per erogare servizi di qualità e per garantire la realizzazione dei piani di investimento approvati dalle autorità locali”.</p>



<p>Ma sappiamo benissimo che il project financing (la finanza di progetto) è una truffa ai danni della collettività perché, come molte altre modalità di partenariato pubblico-privato, ha origine dai vincoli di bilancio dettati dalle regole di Maastricht (patto di stabilità, pareggio di bilancio, ecc.) che hanno azzerato le possibilità di investimento da parte degli enti pubblici.</p>



<p>In questo schema, i cosiddetti investimenti del privato possono contare sulla totale garanzia del pubblico, senza la quale gli imprenditori non potrebbero rientrare dei loro investimenti e non potrebbero mettere piede in banca.</p>



<p>La Finanza di Progetto è di conseguenza un sistema di garanzie pubbliche e di utili privati; un sistema a debito, in cui la leva finanziaria è totalmente in capo a un settore pubblico che, mascherato da società di diritto privato, è costretto a restituirlo alle banche a tassi d’interesse molto maggiori di quelli che pagherebbe in quanto ente, se magari si rivolgesse a Cassa Depositi e Prestiti.</p>



<p>Se allora la prospettiva è questa vi chiediamo di evitare i toni trionfalistici di chi pensa di portare a casa la vittoria storica della ripubblicizzazione dell’acqua in Calabria. Una Società per Azioni, per quanto interamente di proprietà della Regione Calabria, non soddisfa il volere popolare espresso con il referendum di nove anni fa, né tanto meno quelli fondanti di democrazia e di trasparenza nella gestione della cosa pubblica. L’unica via oggi veramente percorribile è quella dell&#8217;azienda speciale di diritto pubblico con meccanismi reali e concreti di controllo popolare e di partecipazione diretta della comunità e dei lavoratori del settore idrico.</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>
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