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PRIVATIZZAZIONI, LAVORO E SINDACATO

Riprendiamo un articolo pubblicato originariamente con il titolo La rimunicipalizzazione e i lavoratori: costruire nuove alleanze e tratto dal volume collettaneo L’acqua pubblica è il futuro. L’esperienze globali della rimunicipalizzazione, curato da S. Kishimoto, E. Lobina e O. Petitjean (Miraggi Edizioni, 2015, pp. 89-98) dove gli autori Christine Jacob e Pablo Sanchez, dirigenti della European Public Service Union (EPSU), affrontano la questione della stagione di privatizzazioni degli anni Novanta come punta massima del paradigma neoliberale messo a punto sin dal decennio precedente, che ha visto come capofila il governo Inglese della Thatcher e quello a stelle e strisce di Ronald Reagan. Entrambi entusiasti di applicare le ricette neoliberali in fatto di  liberalizzazione assoluta di ogni asset produttivo e di ogni servizio, lasciando che la supposta capacità dei mercati di autoregolarsi facessero il resto. Oggi, nonostante i limiti sistemici posti in evidenza dalla lunga stagione sindemica, intesa come coagulo sinergico di problemi di natura oltre che sanitaria, ambientali e socio-economici, siamo all’alba di una nuova ondata di privatizzazioni che verranno imposte dal governo Draghi attraverso gli innumerevoli interventi contenuti nel testo del PNRR. L’obiettivo non dichiarato è garantire una nuova fase di accumulazione capitalistica attraverso la preservazione delle esigenze del mercato e della competitività in un’ottica – soprattutto per i servizi a rete – di centralizzazione capitalistica.

In questa fase di ristrutturazione del capitale, i servizi e quel che resta del welfare vengono posti alla base della nuova fase di accumulazione. A maggior ragione, in vista dei futuri risvolti climatici, beni necessari come l’acqua divengono la risorsa principale da preservare e abbancare come capitale irriproducibile. L’acqua non deve essere vista solo come necessaria alla vita, ma come necessaria alla riproduzione del capitale, in tutte le sue forme, solo così è possibile capire dove conducono certi processi di concentrazione della gestione dei bacini idrici in mani a pochissime holding. Può tornarci utile, dunque, ragionare su possibili percorsi di riappropriazione delle nostre vite a partire dal ripensare la proprietà e la gestione dei servizi. Nell’articolo vengono evidenziati i limiti della stagione delle privatizzazioni in Francia, il ruolo, spesso non sempre positivo, del sindacato e la condizione dei lavoratori dentro i processi di rimunicipalizzazione di alcuni servizi come acqua e sistema fognario. 

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La rimunicipalizzazione è un fatto politico saliente di dimensione globale, che affonda le sue radici nel fallimento del partenariato pubblico-privato (PPP) e delle privatizzazioni in generale.

Dopo 20 anni di corsa alle privatizzazioni ed esternalizzazioni, i politici hanno cominciato a fare un bilancio. Persino istituzioni finanziarie globali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno riconosciuto gli effetti contraddittori delle privatizzazioni, soprattutto per quanto riguarda una deludente efficienza tecnica e produttività del lavoro[1]. Ora, nel settore idrico e fognario si fa sempre più evidente una forte tendenza in senso opposto, per contrastare gli effetti negativi e ben documentati sui livelli di disuguaglianza, di povertà infantile e altri indicatori sociali[2]. 

Ma sugli effetti delle privatizzazioni nei confronti dei lavoratori le analisi comparative sono tuttora carenti. Uno dei motivi può essere il fatto che i lavoratori colpiti dalla privatizzazione tendono ad essere “tacitati” con i prepensionamenti, mentre altri non oppongono alcuna resistenza. I rapporti lavorativi sono diversi per i nuovi assunti nelle aziende privatizzate. Ne risulta un sistema a due livelli in cui gli anziani conservano invece le condizioni migliori godute nelle aziende di provenienza.

I lavoratori del settore pubblico tendono a godere di maggiori tutele grazie agli accordi collettivi e sono meno toccati dal precariato. Ma quando subentra il privato, i lavoratori trasferiti dal precedente datore di lavoro pubblico possono mantenere un vantaggio competitivo nella nuova società. Ciò rende più complesso il dibattito privatizzazione contro rimunicipalizzazione perché i lavoratori e i loro sindacati sono interessati non solo a miglioramenti dell’efficienza o al bene comune, ma oltre a quelle opzioni politiche, devono anche assicurare il necessario per vivere.

Inoltre, in alcuni Paesi dell’Unione Europea, lo status dei lavoratori pubblici, e in particolare le loro capacità negoziali e il dialogo sociale, sono state depotenziate dalle riforme neoliberali seguite alla crisi finanziaria. Tutto ciò aggrava la complessità del processo decisionale per le organizzazioni dei lavoratori. 

Per i sindacati le privatizzazioni sono in generale negative per i livelli salariali e le condizioni di lavoro. Sarebbe però eccessivamente idealistico pensare che tutte le organizzazioni sindacali si siano opposte in ogni caso alla privatizzazione[3] e sostengano la gestione pubblica. Da questo articolo si possono trarre alcuni insegnamenti e individuare possibili percorsi per ulteriori analisi sulle rimunicipalizzazioni dal punto di vista dei lavoratori. Data la scarsità di letteratura circa le condizioni dei lavoratori dopo la rimunicipalizzazione, questo articolo cerca di dare un modesto contributo a un dibattito che richiede ulteriori riflessioni.

La rimunicipalizzazione e l’austerità

Ogni rimunicipalizzazione è un caso a sé stante, in quanto le condizioni per riprendere in mano pubblica dei servizi “in house” dipendono dal modo in cui questi erano stati in precedenza privatizzati. Perciò risulta molto difficile comparare gli effetti della privatizzazione e della rimunicipalizzazione sui lavoratori.

Oggi i dibattiti sulla rimunicipalizzazione riflettono quelli che ebbero luogo nel 19° secolo in Europa durante l’espansione del movimento organizzato dei lavoratori. L’affermarsi delle organizzazioni dei lavoratori e dei socialdemocratici aveva reso molto popolare la rivendicazione di servizi pubblici da parte della classe lavoratrice, e soprattutto tra i lavoratori organizzati. Prefiguravano una società che avrebbe creato servizi scolastici, elettrici, idrici e di trasporto, di proprietà pubblica. In molti Paesi questa forza politica nuova ha portato alla creazione del modello municipale. 

La principale differenza oggi consiste nel fatto che l’economia globale è molto più integrata, mentre i fornitori globali di servizi non esistevano ancora nella precedente ondata di municipalizzazioni e nazionalizzazioni. Oggi l’economia è molto più esposta alla speculazione e al potere dei mercati finanziari. A questo proposito, diventa importante che le organizzazioni dei lavoratori e in particolare il movimento sindacale, riscoprano una visione della società e non si limitino a negoziare soltanto le condizioni materiali di vita dei loro iscritti. 

I governi locali si stanno misurandosi con tagli ai bilanci dovuti alle politiche di austerità applicate dai loro governi nazionali e dalle istituzioni finanziarie europee e internazionali. Famosi sono i casi di Francia, Spagna e Grecia dove si afferma comunemente che i lavoratori del settore pubblico “costano troppo” o che i fondi pensione non reggono più a causa degli alti livelli della disoccupazione. 

La rimunicipalizzazione è un’occasione per ripensare il modo in cui i servizi pubblici vengono erogati tutelando nel contempo le condizioni di vita dei lavoratori del settore pubblico e le comunità servite. Dovrebbe riaprirsi un dibattito sui valori del settore pubblico: parità di accesso ai servizi per tutti i cittadini, affidabile, democratico e gestito in modo trasparente, con un processo decisionale che coinvolga tutti i soggetti interessati. 

In pratica: la rimunicipalizzazione e il movimento sindacale

Una volta avviato il processo di rimunicipalizzazione, le organizzazioni dei lavoratori si occupano di come essa possa influire sulle condizioni lavorative. Occorre una piena consapevolezza dello status legale proposto per la nuova azienda, che consenta di migliorare l’erogazione del servizio pubblico.

Uno dei passi iniziali più importanti è la verifica di quale parte del diritto del lavoro si applicherà dopo il cambio di proprietà, che può avere un forte impatto in termini di creazione di posti di lavoro da parte del nuovo proprietario comunale. 

In diversi casi concreti, come in Francia, i sindacati non hanno sostenuto apertamente la rimunicipalizzazione, in particolare nel settore idrico, per non pregiudicare i livelli di retribuzione e le condizioni di lavoro. Nel recente caso di Montpellier i sindacati si sono divisi poiché alcuni avevano consultato solo i dipendenti dell’azienda mentre altri avevano condotto consultazioni più ampie. Alla fine, i sindacati in grado di indicare il tipo di azienda che volevano, hanno avuto un ruolo chiave nel raccogliere il consenso necessario a portare avanti l’iniziativa. Un datore di lavoro è normalmente tenuto a sostituire il contratto di lavoro mantenendo però le stesse condizioni, ma può applicarne di diverse ai nuovi assunti (per effetto del diverso contratto collettivo), il che può essere sicuramente pericoloso. È quindi molto importante che i sindacati discutano tra loro quale modello proprietario intendano sostenere, ed essere uniti nel processo di rimunicipalizzazione. 

Fondamentale è pure il dialogo sociale con il nuovo datore di lavoro, per esempio: come trattare i problemi delle esternalizzazioni e dei subappalti nella nuova struttura pubblica. È quindi importante che i nuovi datori di lavoro spieghino i vantaggi potenziali per i lavoratori ma anche che i sindacati sostengano tra i loro iscritti che la rimunicipalizzazione può dar vita ad aziende migliori. 

Ma non è facile perché i sindacati tendono a rappresentare gli interessi e orientamenti dei loro singoli aderenti e non sempre di tutti i lavoratori. Può apparire ovvio ma nelle loro procedure decisionali i sindacati consultano coloro che fanno parte dell’organizzazione pagando la tessera e partecipando alle riunioni. Può darsi quindi che gli iscritti abbiano condizioni di lavoro migliori e più sicure di altri lavoratori dei settori subappaltati o esternalizzati. Questo logica del “divide et impera” è stata usata in diversi settori per aumentare i profitti delle società private ma anche per intaccare la compattezza della forza lavoro. I sindacati devono contrastare questa tendenza promuovendo il bene comune e non solo quello dei loro membri. 

È quindi opportuno che il movimento sindacale concepisca la rimunicipalizzazione come un’opportunità per aumentare la propria influenza nella società e nella forza lavoro nel suo insieme. 

La rimunicipalizzazione è una realtà 

Per rimunicipalizzazione si intende riprendere in mano pubblica la gestione di un servizio comunale affidato in precedenza ai privati, sotto forma ad esempio di una concessione a lunga scadenza. Può voler dire anche riportare servizi regionali alla proprietà pubblica, una tendenza che si è venuta realizzando negli ultimi 10 anni. Una ricerca recente[4] evidenzia che gran parte delle rimunicipalizzazioni avvengono in settori storicamente comunali come quello idrico e fognario. 

Nonostante le continue pressioni politiche e finanziarie esercitate dalle politiche neoliberali, esistono chiari segnali che i Comuni europei si stanno sempre più orientando verso la rimunicipalizzazione e non considerano più la privatizzazione come una possibile opzione. Alcune organizzazioni sindacali europee come la Federazione Europea dei Servizi Pubblici (EPSU) incoraggia i propri aderenti a promuovere la rimunicipalizzazione nei loro incontri transnazionali e con ricerche finalizzate in tale campo[5]. 

In Germania è in continua crescita il numero dei Comuni che cercano di fare retromarcia sulla privatizzazione nel settore del gas e dell’energia, e diventare essi stessi produttori di energia. Dal 2005 sono ormai state costituite 72 aziende energetiche pubbliche e più di 1000 cooperative operanti nel settore. Per il 2016 andranno a scadenza oltre 2000 concessioni nel settore energetico in Germania, aprendo la strada a una nuova ondata di rimunicipalizzazioni.

Una ricerca condotta nel 2011 dall’Università di Lipsia su un centinaio di Comuni tedeschi, si conclude con la previsione di una tendenza verso l’estensione delle forniture da parte del settore pubblico. Metà dei Comuni con deficit di bilancio programmano forme di ristrutturazione dei servizi municipali: il 41%  sta considerando di farli confluire in forme di collaborazione inter-municipale e il 36% opterebbe per la rimunicipalizzazione; meno del 3% pensa alla privatizzazione[6]. 

Le autorità antitrust e i tribunali stanno però rendendo molto difficile per i Comuni riprendersi in mano le reti idriche, obbligandoli a metterle a gara e a partecipare alla stessa. Un caso emblematico è attualmente quello del Comune di Titisee-Neustadt il cui sindaco sta impugnando la sentenza in merito della corte costituzionale. 

A Medina Sidonia (in provincia di Cadice, Spagna) l’azienda idrica è stata trasformata in azienda multiservizi locale per l’illuminazione stradale, l’acqua, analisi di laboratorio e rifiuti. Lo scopo è quello di fare economie di scala per generare risparmi e creare nuovi posti di lavoro. L’azienda municipale di Igiene Urbana era stata rimunicipalizzata nel gennaio 2014 e in due mesi aveva aumentato la sua forza lavoro di quasi il 20%[7]. Su scala molto più grande, la rimunicipalizzazione dell’acqua a Parigi nel 2000 ha comportato l”‘ esportazione” del know-how dei lavoratori pubblici ad altre aziende pubbliche contribuendo a costruire solidarietà e partenariato pubblico-pubblico.

Non da ultimo, la rimunicipalizzazione ha contribuito a frenare la corsa alla privatizzazione un po’ ovunque nel mondo. Quando le aziende private di servizi pubblici ritornano alla proprietà pubblica molti si chiedono perché all’origine fossero private. Tutto ciò ha alimentato i dibattiti sui vantaggi e interessi che stanno dietro alla privatizzazione, collegati spesso con l’aggressività delle lobby e con la corruzione. Per i sindacati che si battono per una società più democratica e trasparente dovrebbe essere questo un elemento motivante a sostegno della rimunicipalizzazione in alternativa alla privatizzazione.

In Francia, comuni e regioni continuano a rimunicipalizzare i servizi idrici e di trasporto pubblico. Perfino in Gran Bretagna, dove è lo stesso governo a imporre la privatizzazione della sanità e delle carceri, raramente i Comuni hanno esternalizzato pur dovendo operare tagli al bilancio del 7% l’anno: per il Financial Times “le autorità locali sono sempre più scettiche sulle possibilità di ottenere risparmi dalle esternalizzazioni, e temono violente reazioni contro le società private che accumulano grandi profitti a spese dei contribuenti[8]”.

Vantaggi della rimunicipalizzazione 

Oltre ai motivi che hanno indotto i Comuni a porre fine alla privatizzazione, tra i quali risparmi sui costi o ripristino del controllo democratico, sono molte le opportunità offerte dalla rimunicipalizzazione ai sindacati. Essa è un’occasione per il miglioramento delle condizioni lavorative. Una società privata che gestisca una concessione a lungo termine, specialmente nel settore idrico, tende a esternalizzare elementi chiave del know-how tecnico. Questi possono invece essere usati come moneta di scambio nella rinegoziazione del contratto e renderlo più vantaggioso convincendo i datori di lavoro a mantenere in azienda le preziose conoscenze tecniche dei lavoratori perché si tratta di investimenti a lungo termine, fruttuosi per i lavoratori stessi. Per la forza lavoro organizzata l’obiettivo dovrebbe essere il miglioramento delle condizioni di tutti i dipendenti di una società, raggiungendo un inquadramento omogeneo che unisca invece di dividere i lavoratori. Un’azienda rimunicipalizzata cerca di realizzare economie di scala in modo da migliorare l’occupazione e le retribuzioni. E questa razionalizzazione può consentire il raggiungimento di ambiziosi obiettivi sociali, suscitando il dibattito tra i lavoratori su come gestire meglio l’azienda. Nel Comune di Almada (Portogallo), per esempio, la consultazione con i lavoratori ha contribuito alla presa di coscienza che l’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale. Il risultato è stato il miglioramento dei servizi in-house e la decisione di esternalizzare soltanto a imprese medio-piccole locali[9].

Miglioramento del sistema gestionale e della partecipazione nelle aziende di diritto pubblico

Il processo di rimunicipalizzazione ha migliorato la trasparenza del servizio pubblico locale nei casi di Parigi, Napoli e Hamilton[10] risultando in un’ampia consultazione con i lavoratori nuovi assunti dalle aziende locali. Rimunicipalizzazione non significa soltanto rinegoziazione di retribuzioni e indennità accessorie, ma incoraggiamento alla consultazione con i lavoratori sulle prestazioni complessive di un’azienda pubblica. Le imprese socialmente responsabili devono poi aggiungere lavoro decente, dialogo sociale e avere a cuore la partecipazione dei lavoratori.

I sindacati possono trarre vantaggio da una migliore conoscenza degli standard di responsabilità sociale nelle aziende comunali

Un’azienda pubblica con obiettivi sociali, ambientali e collettivi che consulta i propri lavoratori (e le loro organizzazioni) può servire da modello per una gestione progressista. Inoltre, lavorare per un’azienda che tiene in considerazione gli obiettivi sociali è più gratificante e motivante per i lavoratori. L’attuale crisi economica e le misure di austerità hanno colpito diverse economie europee. È fondamentale che il movimento sindacale dia l’esempio a livello locale, e partire dai propri lavoratori può fare la differenza. Medina Sidonia è un buon precedente. La nuova Azienda multiservizi comunale ha creato più posti di lavoro e migliorato le condizioni lavorative per assicurare migliori prestazioni dei servizi. Promuove inoltre forniture pubbliche sostenibili da parte di piccole e medie aziende con sede in città, mantenendo così i livelli occupazionali[11]. Il rientro in azienda di attività esternalizzate può generare risparmi grazie a una maggiore efficienza. E ciò comporta l’aumento degli occupati, come dimostra l’esempio di Medina Sidonia. 

È chiaro che la rimunicipalizzazione può portare grandi vantaggi e deve essere fortemente sostenuta dai sindacati dei lavoratori. 

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NOTE

[1] V. gli studi di Hall, D. 2014. Public and private sector efficiency. A briefìng for EPSU by PSIRU, September. Brussels: EPSU. http://www.epsu.org/IMG/pdf/efficiency.pdf (accesso 11 Febbraio 2015). 

[2] V. sezioni 4 e 6 su beni comuni e uguaglianza in Hall, D. 2014. Why we need public spending. Report for EPSU and PSI by PSIRU, May. Brussels: EPSU. http://www.world-psi.org/sites/default/fìles/documents/research/wwnps_en.pdf (accesso 23 Febbraio 2015). 

[3] Lo studio più completo da parte di un’organizzazione dei lavoratori è quello compiuto dalla Canadian Union of Public Employees sulla privatizzazione e la rimunicipalizzazione di Hamilton. Loxely, S. 1999. An analysis of a public-privace sector-parmership: The Hamilton – Wencworch – Philips Utilicies Management Corporacion PPP. Ottawa: CUPE. http://www.archives.gov.on.ca/en/e_records/walkerton/part2info (accesso 23 Febbraio 2015). 

[4] Lobina, E., Kishimoto, S. and Pecicjean, O. 2014. Here to stay: Remunicipalisation as a global trend. Amsterdam: PSIRU, TNI and Multinationals Observatory. http://www.mi.org/sites/; www.tni.org/fìles/download/hererostay-en.pdf (accesso 23 February 2015). 

[5] La rimunicipalizzazione è stata sostenuta nell’ultimo congresso dell’EPSU (v. pp. 53-54): http://www.epsu.org/IMG/pdf/brochure_resolucions_EN.pdf.

[6] Rothman, O. 2011. Renaissance der Kommunalwirtschaft – Re-kommunalisierung interessane zur Steigerung von Einfluss und Einnahmen. Study, 27 July. Leipzig, Germany: University of Leipzig. http://www.zv.uni-leipzig.de/service/presse/.

[7] La dimensione è troppo piccola per giustificare una regola generale, ma i lavoratori sono aumentati da 17 a 20 unità subito dopo la rimunicipalizzazione.

[8] “Financial Times”. 2012. Savings from outsourcing doubred by state. 23 January. 

[9] Benché non propriamente rimunicipalizzata, quest’azienda dimostra quanto una forte etica pubblica possa giovare alle comunità in generale.

[10] Si veda Remunicipalisation Tracker per maggiori dettagli su questi casi: http://www.remunicipalisation.org.

[11] Medina Sidonia ha quasi 12 000 abitanti e a dicembre 2014 risultavano 2 223 residenti disoccupati. V. http://www.foro-ciudad.com/cadiz/medina-sidonia/mensaje-12415004.html  (accesso 1 febbraio 2015).

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