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	<title>INCHIESTA Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Apr 2026 10:08:27 +0000</lastBuildDate>
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	<title>INCHIESTA Archivi | MALANOVA</title>
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	<item>
		<title>Studenti universitari e studentati. Il caso Rende (CS)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2026/04/16/studenti-universitari-e-studentati-il-caso-rende-cs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 09:35:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Stefano Ammirato Un contributo al ragionamento su un tema cittadino. Il bando PNNR:I finanziamenti alla creazione di nuovi alloggi universitari deriva da una legge nazionale iperliberista, fatta dal governo italiano di destra, ma che avrebbe fatto anche uno di pseudo sinistra, che &#8220;ruba ai poveri per dare ai ricchi&#8221;. Un Robin Hood al contrario. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Stefano Ammirato</p>



<p><em>Un contributo al ragionamento su un tema cittadino.</em></p>



<p><br><strong>Il bando PNNR:</strong><br>I finanziamenti alla creazione di nuovi alloggi universitari deriva da una legge nazionale iperliberista, fatta dal governo italiano di destra, ma che avrebbe fatto anche uno di pseudo sinistra, che &#8220;ruba ai poveri per dare ai ricchi&#8221;. Un Robin Hood al contrario. Potremmo dire che è più descrittiva delle caratteristiche dello sceriffo di Nottingham che malversava i poveri per intascare privatamente le tasse dovute al governo. Il tutto nasce da quella che un tempo si chiamava “sussunzione delle lotte” e in particolar modo la mobilitazione del 2023 per il diritto allo studio e all’abitare che ha interessato soprattutto il nord ed il centro della nostra nazione. Gli studenti attrezzarono delle tendopoli davanti alle Università per protestare contro il caro affitti.</p>



<p><br>La risposta governativa fu la promessa della costruzione di 60mila nuovi alloggi, ma come?<br>Istituirono un Fondo non per aiutare le Università o gli Enti locali a creare un proprio centro residenziale, ma aiutando prevalentemente i privati a inaugurare un nuovo business estrattivo. Citando dal sito della Cassa Depositi e Prestiti che ne gestisce l&#8217;iter amministrativo:<br>&#8220;Il Fondo per gli alloggi destinati agli studenti, con una dotazione finanziaria di 599 milioni di euro, prevede l&#8217;erogazione di un contributo economico a fondo perduto, fino a circa 20.000 euro per ogni nuovo posto letto messo a disposizione&#8221;.<br>Quindi, sottolineo, il privato imprenditore ha un contributo a fondo perduto di 20.000 euro a posto costruito e messo a disposizione. Lo Stato, cioè le tasse dei cittadini, finanzia e il privato imprenditore incassa.</p>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8220;Rubo ai poveri per dare ai ricchi&#8221;.</h4>



<p><br>Le richieste di ammissione al contributo riguardano strutture residenziali che prevedano almeno 18 nuovi posti letto e che siano situate in comuni sede di ateneo o aree limitrofe. Per giustificare il prestito da fondi pubblici ai privati, la legge ha inventato una postilla dal sapore sociale:<br>&#8220;I gestori delle strutture dovranno:</p>



<p><br>&#8211; garantire canoni di locazione agli studenti di almeno il 15% inferiori rispetto ai valori medi di mercato;</p>



<p>-riservare almeno il 30% dei posti letto, con canoni di locazione ulteriormente contenuti, agli studenti fuori sede capaci e meritevoli anche se privi di mezzi;</p>



<p>&#8211; assicurare per 12 anni la destinazione d’uso prevalente degli immobili utilizzati ad alloggio o residenza per studenti universitari&#8221;.<br></p>



<p>Gli interventi di messa a disposizione dei posti letto dovranno essere conclusi entro il 15 maggio 2027. La legge non guarda in faccia le realtà territoriali.</p>



<p>Nel nostro specifico ci troviamo a Rende (CS) dove sorge l&#8217;unico CAMPUS d&#8217;Italia e uno degli Atenei più grandi, e dicono le statistiche, più efficienti d&#8217;Italia. Il ranking ottimale della nostra Università della Calabria è da tanti decenni dovuto anche all&#8217;ottima offerta residenziale per gli studenti, specialmente quelli con redditi bassi.</p>



<p>Quindi, si evince che molti studenti, compresi quelli stranieri, che non hanno una condizione reddituale rosea, sono già in gran parte o totalmente assorbiti dalle strutture ricettive pubbliche. Nel nostro Ateneo è prevista persino la mensa gratuita per i redditi più bassi.<br>Inoltre, vedi foto, c’è da considerare che negli ultimi anni le iscrizioni hanno avuto una positiva impennata ma il totale degli iscritti è in calo rispetto agli anni d&#8217;oro. Si prevede, certamente, un incremento con l&#8217;avvio a regime dei corsi di laurea che girano intorno a Medicina.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9f5bf1d84f098ca42cec508e97de6b99">Le statistiche ufficiali riportano che:</p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-44e01984f98c70bd18c2ce0c0b25c805">Nel 2020/2021 erano iscritti ai corsi di Laurea Unical: 24.404 studenti </p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-645ee21fc600c845ae057280e4b45731">nel 2024/2025 risulterebbero iscritti: 23.469 studenti</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="796" height="495" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image.png" alt="" class="wp-image-11274" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image.png 796w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-300x187.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-768x478.png 768w" sizes="(max-width: 796px) 100vw, 796px" /></figure>



<p>Mille studenti in meno. Visti i numeri decrescenti attuali, la domanda seria da porsi è: dal 2020 ad oggi dove hanno vissuto tutti questi studenti?</p>



<p>La città ha provveduto a soddisfare la domanda decrescente di alloggi? Per rispondere dobbiamo tener conto che gran parte degli studenti sono di Cosenza, parte presso gli alloggi del Centro Residenziale dell&#8217;Unical altri in affitto in case di privati cittadini che magari pagano con le rette il mutuo per l’investimento fatto per trovare alloggio al proprio figlio laureando. Una stanza per il figlio, le altre tre per altri studenti paganti. Una forma di investimento familiare in cultura!</p>



<p>Se dal 2020 al 2025 gli iscritti totali sono scesi, come mai si ritiene urgente e necessario costruire degli studentati privati cementificando la città e aumentando le aree &#8220;impermeabilizzate&#8221;?</p>



<p>Molti di questi studentati già sorti in tante città universitarie sono stati realizzati con fondi governativi (PNNR) e la proprietà degli immobili è rimasta e rimarrà al privato imprenditore. Perché non si è pensato per tempo ad una strategia pubblico-pubblico tra il Comune di Rende e l&#8217;Università della Calabria se si riteneva che il numero degli alloggi era insufficiente rispetto alla domanda? Il governo avrebbe finanziato la gran parte e la proprietà degli immobili sarebbe rimasta pubblica.</p>



<p>Magari a scadenza progettuale gli immobili sarebbero potuti divenire case popolari.<br>Tutto ciò dipende, ovviamente, dalla visione e dall&#8217;ideologia politica degli amministratori che, normalmente ligi al diktat iper-liberista, vedono con particolare astio l&#8217;azione pubblica e molto favorevolmente quella privata.<br>L’Unical &#8220;mette a disposizione dei propri studenti circa 2.500 posti alloggio. I posti alloggi sono dislocati in 10 quartieri dislocati in gran parte all’interno del campus ed in parte nella zona residenziale di Rende. In ogni quartiere residenziale sono previsti degli Spazi Comuni auto-gestiti da un comitato di studenti eletto dall’assemblea degli studenti alloggiati nel quartiere, liberamente fruibili per attività socio-ricreative, dotati di attrezzature multimediali, sportive e per il tempo libero&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1000" height="487" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-1.png" alt="" class="wp-image-11275" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-1.png 1000w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-1-300x146.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-1-768x374.png 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Uno dei &#8220;Quartieri&#8221; universitari ad Arcavacata di Rende (CS) a pochi metri dalle aule.</figcaption></figure>



<p>Sottolineo nuovamente, infine, ciò che è l’obiettivo dichiarato dalla legge nazionale: in Italia mancano posti letto e alloggi a prezzi accessibili per gli studenti universitari.</p>



<p>Non soltanto posti letto, ma accessibili. I nuovi alloggi resi disponibili negli ultimi due anni sono stati realizzati da investitori privati. Nonostante l’esistenza in diverse città universitarie dei nuovi studentati costruiti con fondi PNNR, ad oggi non risultano apprezzabili successi rispetto all’obiettivo del contenimento del costo degli affitti delle stanze agli studenti.<br>“A Milano, secondo le rilevazioni del dipartimento Research &amp; data intelligence del gruppo Gabetti, ogni studente deve sostenere un costo mensile per vitto e alloggio, ipotizzando la locazione di una stanza singola e l’iscrizione a un’università pubblica con Isee superiore a 30mila euro, anche superiore ai 1.600 euro.</p>



<p>Ma quel che è più grave è che «il canone medio delle camere singole in studentati privati , si legge nel report di Gabetti , risulta strutturalmente superiore rispetto a quello delle camere singole in appartamento».</p>



<p>Le cose non vanno molto meglio di fronte ai prezzi calmierati imposti dal Pnrr, che obbliga i gestori a garantire tariffe di almeno il 15% inferiori ai valori medi di mercato.</p>



<p>A guardare i prezzi, in ogni caso, si tratta di tariffe ancora molto lontane da soluzioni realmente accessibili”. (Avvenire 04/02/2026)<br>Si arriva, dunque, alla conclusione che la legge nazionale sugli studentati ad oggi, “statistiche alla mano”, non ha rappresentato e non rappresenta altro che un nuovo piano estrattivo di profitto dalle città: “rubo ai poveri per dare ai ricchi”. Sarà contento lo sceriffo di </p>



<p>Notthingam.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="938" height="703" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png" alt="" class="wp-image-11279" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-3.png 938w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-3-300x225.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/04/image-3-768x576.png 768w" sizes="(max-width: 938px) 100vw, 938px" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-8b5ab02716fe7b77eaf401daed6c7936">Un articolo precedente sullo stesso tema:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-malanova wp-block-embed-malanova"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="sHTylrpzCb"><a href="https://www.malanova.info/2026/01/16/rende-cs-il-nuovo-assalto-alla-citta-e-gli-studentati-privati/">Rende (CS): Il nuovo assalto alla città e gli studentati privati.</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Rende (CS): Il nuovo assalto alla città e gli studentati privati.&#8221; &#8212; MALANOVA" src="https://www.malanova.info/2026/01/16/rende-cs-il-nuovo-assalto-alla-citta-e-gli-studentati-privati/embed/#?secret=Rw1gVZvqyX#?secret=sHTylrpzCb" data-secret="sHTylrpzCb" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Operaismo e conricerca oggi</title>
		<link>https://www.malanova.info/2026/04/09/operaismo-e-conricerca-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 09:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[conricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un compendio ed un video recente. L&#8217;operaismo italiano è stato uno dei laboratori politici e teorici più vivaci del Novecento e la conricerca ne rappresenta la metodologia più innovativa. Non si è trattato solo di &#8220;fare ricerca&#8221;, ma di sovvertire il rapporto tradizionale tra intellettuale e classe operaia. Per fare conricerca bisogna sporcarsi le mani, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Un compendio ed un video recente. L&#8217;operaismo italiano è stato uno dei laboratori politici e teorici più vivaci del Novecento e la <strong>conricerca</strong> ne rappresenta la metodologia più innovativa. Non si è trattato solo di &#8220;fare ricerca&#8221;, ma di sovvertire il rapporto tradizionale tra intellettuale e classe operaia.</em> <em>Per fare conricerca bisogna sporcarsi le mani, frequentare gli infrequentabili, capire la soggettività in sé e non quella che vorremmo che essa sia!</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading">Che cos&#8217;è la Conricerca?</h4>



<p>In termini semplici, la conricerca è una <strong>metodologia di indagine militante</strong> che rifiuta la distinzione tra chi osserva (il sociologo o il leader politico) e chi è osservato (il lavoratore). Non abbiamo una ricerca con un soggetto e un oggetto specifici ma tutto tende a con-conoscersi. L&#8217;obiettivo del metododo, infatti,<strong> n</strong>on è produrre statistiche accademiche, ma produrre conoscenza funzionale alla lotta per la trasformazione dello &#8220;stato presente delle cose&#8221;. L&#8217;assunto pricipale è che solo chi vive la condizione di sfruttamento può veramente conoscerla e quindi analizzarla e, nel farlo insieme all&#8217;intellettuale militante, acquisire la consapevolezza necessaria per organizzare l&#8217;insubordinazione ed il cambiamento reale della propria condizione.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading">Le Origini: Romano Alquati e i Quaderni Rossi</h4>



<p>Sebbene il termine affondi le radici nelle inchieste di Marx ed Engels (come l&#8217;<em>Inchiesta operaia</em> del 1880), la conricerca moderna nasce nei primi anni &#8217;60 attorno alla rivista <strong>Quaderni Rossi</strong>, fondata da <strong>Raniero Panzieri</strong>. Il vero &#8220;padre&#8221; della conricerca è, però, <strong>Romano Alquati</strong>. Le sue inchieste alla FIAT e alla Olivetti tra il 1960 e il 1961 segnarono una rottura totale con la sociologia del lavoro dell&#8217;epoca. Alquati non parlava con i delegati sindacali della vecchia guardia, ma con i giovani operai immigrati dal Sud (l&#8217;operaio massa). Attraverso questo metodo militante, scoprì che l&#8217;operaio non era un elemento passivo del capitale, ma un soggetto che resisteva quotidianamente attraverso il sabotaggio, il rallentamento dei ritmi e l&#8217;assenteismo. In una conferenza recente di Sergio Bologna, lo stesso ricorda come Alquati diceva di indagare non solo i motivi per cui l&#8217;operaio si ribella ma anche i motivi per cui non si ribella, non si muove. Sono, entrambe, due situazioni ugualmente interessanti per &#8220;cogliere le leggi all&#8217;interno di un movimento spontaneo&#8221;. Lo stesso Bologna ricorda come proprio così si riuscì spesso ad anticipare, prevedere, alcuni momenti di lotta che effettivamante scoppiarono.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading">I pilastri della metodologia</h4>



<p>La conricerca si distingue per alcuni passaggi chiave che ne definiscono l&#8217;identità:</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Fase</strong></td><td><strong>Descrizione</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>Inchiesta dal basso</strong></td><td>Raccolta di dati, interviste e osservazione partecipante direttamente sulle linee di montaggio in fabbrica.</td></tr><tr><td><strong>Restituzione</strong></td><td>I risultati dell&#8217;inchiesta vengono riportati agli operai stessi (tramite volantini o assemblee) per verificarne la validità.</td></tr><tr><td><strong>Formazione Politica</strong></td><td>Il processo di analisi diventa il momento in cui l&#8217;operaio riconosce il proprio ruolo nel ciclo produttivo e la propria forza contrattuale.</td></tr><tr><td><strong>Inversione dei Ruoli</strong></td><td>L&#8217;intellettuale impara dalla fabbrica; la teoria non cala dall&#8217;alto ma emerge dal conflitto.</td></tr></tbody></table></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading">Evoluzione: Dall&#8217;Operaio Massa all&#8217;Operaio Sociale</h4>



<p>Con il passare dei decenni e il mutare del capitalismo, la conricerca si è per forza di cose adattata:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Anni &#8217;60 (Classe Operaia):</strong> Focus sulla fabbrica fordista e la catena di montaggio.</li>



<li><strong>Anni &#8217;70 (Autonomia):</strong> La conricerca esce dalle fabbriche e si sposta nel territorio (quartieri, università, ospedali). Si inizia a parlare di <strong>&#8220;operaio sociale&#8221;</strong>.</li>



<li><strong>Anni &#8217;90/2000 (Cognitariato):</strong> autori come Toni Negri, Sergio Bologna e più di recente gruppi come i <em>ChainWorkers</em>, la conricerca si applica al lavoro precario, cognitivo e digitale (i lavoratori della logistica, dei call center, i rider).</li>
</ol>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading">Perché sarebbe ancora importante oggi?</h4>



<p>Oggi la conricerca potrebbe vivere una rinascita perché può offrire strumenti per mappare forme di sfruttamento altrimenti frammentate e invisibili.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;La conricerca è il tentativo di superare la separazione tra scienza e politica, tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, per fare della conoscenza un&#8217;arma.&#8221;</p>
</blockquote>



<p>In un&#8217;epoca di algoritmi e &#8220;gig economy&#8221;, la necessità di un&#8217;inchiesta che parta dalla soggettività di chi lavora è più attuale che mai per comprendere se esiste e come si organizza oggi la resistenza nel mondo del lavoro.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Lezioni dall’operaismo. Attualità e metodo di un pensiero critico - Sergio Bologna" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/CwYsR3PNwok?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>BIBLIOGRAFIA MINIMA</p>



<h5 class="wp-block-heading">1. I Classici (Le origini e i Quaderni Rossi)</h5>



<p>Questi testi rappresentano l&#8217;inizio storico della conricerca. Qui si definisce il metodo e si rompe con la sociologia accademica.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Romano Alquati, <em>Sulla Fiat e altri scritti</em></strong> (Feltrinelli, 1975 &#8211; riedito da DeriveApprodi): È il testo fondamentale. Raccoglie i report di Alquati sulla &#8220;scoperta&#8221; dell&#8217;operaio massa e la critica della razionalità capitalista. (<a href="https://operaismoinenglish.wordpress.com/wp-content/uploads/2013/11/73113278-alquati-romano-sulla-fiat-e-altri-scritti-1975.pdf">Pdf</a>)</li>



<li><strong>Raniero Panzieri, <em>L&#8217;alternativa socialista. Scritti scelti 1944-1964</em></strong> (Einaudi): Fondamentale per capire la cornice filosofica entro cui nasce l&#8217;inchiesta operaia.</li>



<li><strong>Guido Borio, Francesca Pozzi, Gigi Roggero, <em>Futuro anteriore. Dai Quaderni Rossi ai movimenti del &#8217;77</em></strong> (DeriveApprodi, 2002): Un&#8217;opera monumentale che ricostruisce la storia politica e i metodi dell&#8217;operaismo attraverso interviste e documenti originali.</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h5 class="wp-block-heading">2. Teoria e Metodologia</h5>



<p></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Marta Malo de Molina, <em>Nelle pieghe del reale. Conricerca e saperi militanti</em></strong> (DeriveApprodi, 2007).</li>



<li><strong>Gigi Roggero, <em>L&#8217;intelligenza delle lotte. Metodo e conricerca nello scontro capitale/lavoro</em></strong> (Ombre Corte, 2024)</li>



<li><strong>Steve Wright, <em>L&#8217;assalto al cielo. Per una storia dell&#8217;operaismo</em></strong> (Alegre, 2008): Anche se è un saggio storico, dedica ampio spazio all&#8217;analisi della conricerca come strumento distintivo del movimento italiano.</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h5 class="wp-block-heading">3. Conricerca Contemporanea</h5>



<p>Per vedere come il metodo viene applicato oggi ai nuovi lavori (logistica, rider, precariato cognitivo):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Emilio Quadrelli, <em>Andare ai resti</em></strong> (DeriveApprodi): Un esempio magistrale di inchiesta su strada e sui margini del lavoro e della marginalità sociale.</li>



<li><strong>Into the Black Box, <em>Capitalismo delle piattaforme e confini del lavoro</em></strong> (Meltemi, 2021): Un collettivo di ricerca che utilizza il metodo della conricerca per analizzare i giganti della logistica come Amazon.</li>



<li><strong>Collettivo di Fabbrica GKN, <em>Insorgiamo. Diario di una lotta</em></strong> (vari editori/documenti online): Anche se non è un manuale, la lotta della GKN di Firenze è l&#8217;esempio più vivido di &#8220;inchiesta operaia&#8221; e conricerca applicata alla resistenza industriale nel XXI secolo.</li>
</ul>



<p></p>
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		<item>
		<title>Il prezzo della velocità: l&#8217;inchiesta del Senato USA svela la verità sui magazzini Amazon</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/04/29/il-prezzo-della-velocita-linchiesta-del-senato-usa-svela-la-verita-sui-magazzini-amazon/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 11:10:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AUTOMAZIONE E ROBOTICA]]></category>
		<category><![CDATA[BIG DATA]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’indagine condotta dal Comitato HELP del Senato statunitense rivela un sistema produttivo che sacrifica la salute dei lavoratori sull&#8217;altare della rapidità. Ecco cosa succede dietro le quinte del gigante dell’e-commerce. Washington, dicembre 2024. La reputazione di Amazon è, per milioni di clienti nel mondo, quella di efficienza e velocità: ordini che arrivano a casa in [&#8230;]</p>
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<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-5228966f31ad1ec21d77a8496a0743b6"><em>Un’indagine condotta dal Comitato HELP del Senato statunitense rivela un sistema produttivo che sacrifica la salute dei lavoratori sull&#8217;altare della rapidità. Ecco cosa succede dietro le quinte del gigante dell’e-commerce.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p></p>



<p><strong>Washington, dicembre 2024.</strong> La reputazione di Amazon è, per milioni di clienti nel mondo, quella di efficienza e velocità: ordini che arrivano a casa in poche ore, confezioni impeccabili, assistenza puntuale, diritto di recesso. Questa reputazione è fondamentale per il colosso della logistica. Ma dietro la promessa di consegne sempre più rapide si cela un sistema che, secondo un’indagine ufficiale del Senato degli Stati Uniti, ha trasformato la velocità in un imperativo disumano.</p>



<p>L&#8217;inchiesta è durata diciotto mesi, guidata dal senatore Bernie Sanders e dal Comitato per la Salute, l’Educazione, il Lavoro e le Pensioni (HELP), ha raccolto le testimonianze di quasi 500 lavoratori e migliaia di documenti. Il risultato è un rapporto dal titolo emblematico: <strong>“Il compromesso tra infortuni e produttività”</strong> (ingl: The “Injury-Productivity Trade-off), che descrive un ecosistema dove le condizioni di lavoro non solo mettono a rischio la salute dei dipendenti, ma vengono scientemente ignorate — o peggio, coperte — dall’azienda.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’ossessione per la velocità</strong></h4>



<p>Il rapporto parte da una constatazione semplice: la velocità è il cuore del modello di business di Amazon. Dal magazzino alla porta di casa del cliente, tutto è progettato per massimizzare la rapidità. Ma a farne le spese sono i lavoratori. &#8220;Non userei mai Amazon — ha dichiarato uno di loro al Comitato — preferisco aspettare, piuttosto che sapere che qualcuno si sta spezzando la schiena per consegnarmi un libro in sei ore.&#8221;</p>



<p>Nei magazzini Amazon, ogni dipendente è costantemente monitorato da sistemi automatizzati che misurano la produttività in tempo reale. Tre parametri guidano la performance:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Rate</strong>: il numero di compiti completati all’ora.</li>



<li><strong>Takt time</strong>: il tempo massimo per completare ogni singolo compito.</li>



<li><strong>Time off task (TOT)</strong>: il tempo in cui un dipendente non è attivamente impegnato in un’attività.</li>
</ul>



<p>Se i lavoratori rallentano — per stanchezza, per andare in bagno, per sollevare un pacco pesante in sicurezza — rischiano ammonizioni o licenziamenti.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Infortuni sistemici e taciuti</strong></h4>



<p>La velocità, tuttavia, ha un costo fisico. I lavoratori Amazon soffrono <strong>tassi di infortuni muscolo-scheletrici</strong> (MSD) ben superiori alla media del settore. Movimenti ripetitivi, carichi pesanti, posture forzate: ogni turno è una corsa a ostacoli contro il proprio corpo. Il Comitato ha scoperto che <strong>più del 30% degli infortuni in Amazon supera la media dell’intero settore della logistica</strong>. In alcune sedi, si <strong>registrano oltre 25 infortuni ogni 100 lavoratori.</strong></p>



<p>Ma c’è qualcosa di più grave. Il rapporto depositato presso il Senato americano accusa Amazon di <strong>manipolare i dati</strong> sugli infortuni, mettendo in atto confronti favorevoli e ritardando o evitando le segnalazioni alle autorità. I centri medici interni, chiamati <strong>AMCARE</strong>, spesso non indirizzano i lavoratori a cure esterne e, talvolta, operano senza supervisione medica adeguata. L’obiettivo? Evitare che l’infortunio diventi “registrabile” secondo le norme federali.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>I progetti interni ignorati: Soteria ed Elderwand</strong></h4>



<p>Il punto forse più inquietante del rapporto è la prova che <strong>Amazon conosce da anni la correlazione tra ritmi imposti e infortuni</strong>, ma ha scelto di ignorarla.</p>



<p>Nel 2020, l’azienda ha lanciato <strong>Project Soteria</strong>, uno studio interno per analizzare le cause degli infortuni. Le raccomandazioni erano chiare: ridurre la pressione sui ritmi, abolire le sanzioni per chi non raggiungeva le quote, aumentare le pause. Tuttavia, quando i risultati hanno mostrato che queste misure miglioravano la sicurezza ma riducevano la produttività, Amazon ha abbandonato le raccomandazioni.</p>



<p>Poco dopo, è partito <strong>Project Elderwand</strong>, che ha identificato il numero massimo di ripetizioni giornaliere sostenibili per evitare danni fisici, specialmente alla schiena. Anche in questo caso, l’azienda ha ignorato i dati, preferendo mantenere le prestazioni alte.</p>



<p>In un passaggio del rapporto, si legge che i dirigenti Amazon hanno persino imputato la causa degli infortuni non alla velocità, ma alla “fragilità intrinseca” dei lavoratori. Un’accusa che suona come un’aggravante, più che una giustificazione: i lavoratori sarebbero umani, troppo umani! In attesa del superuomo robotico meglio non staccare il piede dall&#8217;acceleratore della produttività!</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Una cultura del silenzio e della paura</strong></h4>



<p>Molti dei lavoratori intervistati dal Comitato hanno dichiarato di <strong>temere ritorsioni</strong> per aver segnalato problemi di sicurezza. Alcuni hanno raccontato di <strong>essere stati licenziati mentre erano in congedo medico</strong>, altri di aver rinunciato a chiedere accomodamenti per non compromettere il proprio impiego. Il sistema disciplinare automatizzato di Amazon lascia poco spazio alla compassione o alla flessibilità: un algoritmo decide chi viene sanzionato, spesso senza nessuna interazione umana o possibilità di appello.</p>



<p>Non è un caso che in molti magazzini americani — da New York al Missouri — siano nati movimenti sindacali per rivendicare condizioni più dignitose. “È tutto per i numeri — ha detto un lavoratore — non importa se ti fai male. Devi solo andare più veloce.”</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Amazon risponde: negazioni e minimizzazioni</strong></h4>



<p>Amazon ha contestato le conclusioni del rapporto, sostenendo di aver condiviso “migliaia di pagine di documenti” con il Comitato (molti dei quali, secondo il rapporto, erano solo manuali di pronto soccorso). Ha anche ribadito che “non esistono quote fisse” e che l’azienda “investe in sicurezza”.</p>



<p>Ma i numeri e le testimonianze raccontano una storia diversa. <strong>Due terzi dei magazzini Amazon hanno tassi di infortuni superiori alla media</strong>. Le “quote non fisse” sono nella pratica obiettivi produttivi imposti e monitorati digitalmente. E i lavoratori, stando al rapporto, continuano a lavorare in ambienti che “non rispettano gli standard minimi di sicurezza”.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: un bivio per Amazon e per il lavoro moderno</strong></h4>



<p>Il caso Amazon è un simbolo. Non solo del potere di un colosso tecnologico, ma anche della <strong>trasformazione del lavoro nell’era digitale</strong>: un mondo dove i ritmi sono dettati da algoritmi, dove l&#8217;efficienza ha un costo umano, e dove la logistica diventa invisibile ma centrale.</p>



<p>Il rapporto del Senato USA lancia un messaggio chiaro: non possiamo più permetterci che l’innovazione proceda a scapito della dignità e della salute dei lavoratori. Il futuro della logistica non può essere costruito sul dolore di chi la rende possibile.</p>



<p>Il report:</p>



<div class="wp-block-algori-pdf-viewer-block-algori-pdf-viewer"><iframe class="wp-block-algori-pdf-viewer-block-algori-pdf-viewer-iframe" src="https://www.malanova.info/wp-content/plugins/algori-pdf-viewer/dist/web/viewer.html?file=https%3A%2F%2Fwww.malanova.info%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F04%2Famazon_investigation.pdf" style="width:600px;height:300px"></iframe></div>
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		<title>Maisha Namba: l&#8217;identificativo digitale in Kenya e Nigeria</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/04/13/maisha-namba-lidentificativo-digitale-in-kenya-e-nigeria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 18:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BIG DATA]]></category>
		<category><![CDATA[COMPLOTTARDO]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Maisha Namba si riferisce a un identificativo personale univoco, disponibile per ogni keniano subito dopo la registrazione alla nascita. Il numero è quindi un numero di identificazione personale assegnato alla nascita e rimane con l&#8217;individuo fino alla sua morte. Questo numero sarà riportato sul certificato di nascita di ogni neonato e fungerà anche da numero di [&#8230;]</p>
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<p><em>&#8220;Maisha Namba si riferisce a un identificativo personale univoco, disponibile per ogni keniano subito dopo la registrazione alla nascita. Il numero è quindi un numero di identificazione personale assegnato alla nascita e rimane con l&#8217;individuo fino alla sua morte.</em></p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-b6e9d23f3d42a24c249eb15713ee73e3"><em>Questo numero sarà riportato sul certificato di nascita di ogni neonato e fungerà anche da numero di registrazione nella maggior parte dei servizi governativi, tra cui l&#8217;ammissione scolastica tramite il sistema NEMIS, l&#8217;assicurazione sanitaria tramite il NHIF e il numero di documento d&#8217;identità nazionale al compimento dei 18 anni. Questo &#8216;Maisha Namba&#8217; sarà anche il PIN presso l&#8217;Autorità delle Entrate del Kenya (KRA, NSSf, tra gli altri). Questo numero diventerà il numero del certificato di morte al momento del decesso&#8221;.</em> (<a href="https://ishr.org/kenya-kenyas-maisha-namba-project/">INTERNATIONAL SOCIETY FOR HUMAN RIGHTS</a>)</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd3066f01dad07987a3298692b8eb2fd">La sperimentazione è partita in Kenya sotto la supervisione della fondazione intestata a<strong> <a href="https://www.businessdailyafrica.com/bd/economy/gates-foundation-to-advise-on-maisha-namba-rollout--4402224" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bill e Melinda Gates</a></strong>. Il sistema prevede oltre ad un numero digitale univoco anche una carta d&#8217;identità digitale che consentono ai cittadini di accedere a <a href="https://nation.africa/kenya/news/ruto-lashes-out-at-foreigners-for-undermining-kenya--4691194#story" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti i servizi governativi</a>.</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-5f460d2e08a5a2acf15413ef0c3cc54a">Il nuovo sistema digitale doveva essere varato a dicembre 2023 ma l&#8217;Alta Corte di Nairobi, presieduta dal giudice John Chigiti, ha ordinato al governo di <a href="https://itweb.africa/content/raYAyqorp3pMJ38N" target="_blank" rel="noreferrer noopener">interrompere il rilascio</a> di queste carte. Il caso, promosso dal Katiba Institute, un&#8217;organizzazione per i diritti umani, contestava il mancato adeguamento della legislazione e la mancata esecuzione da parte del governo di una valutazione d&#8217;impatto obbligatoria sulla protezione dei dati ai sensi dell&#8217;articolo 31 del Data Protection Act. <strong>Il Katiba Institute ha espresso preoccupazione in merito alla sicurezza delle informazioni personali raccolte, alla loro valutazione ed elaborazione nonché al coinvolgimento dei cittadini. Il blocco è stato solo temporaneo e ad inizio del 2024 l&#8217;amministrazione ha potuto procedere con la stampa delle nuove carte dìidentità sperimentali.</strong></p>



<p><em>&#8220;Il governo keniano di Kwanza ha silenziosamente dato il via all&#8217;iniziativa, come inizialmente previsto. I keniani che avevano presentato doòmanda per un nuovo documento d&#8217;identità o per un rinnovo già a novembre dello scorso anno stanno ora ricevendo un &#8216;Maisha Namba&#8217;.</em></p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-6c593d7db9b476de32116335a583f32e"><em>Ufficialmente, il governo non ha comunicato nulla in merito. Anzi, la maggior parte dei richiedenti rimane scioccata nel ricevere un Maisha Namba dopo aver fatto domanda per un documento d&#8217;identità nazionale.&#8221;</em>  (<a href="https://techweez.com/2024/01/25/maisha-namba-expiry/">https://techweez.com/2024/01/25/maisha-namba-expiry/</a>)</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-83fe1e2e8eddd129480d812b41963f0e">Il numero identificativo digitale, una sorta di numero di matricola dato alla nascita, ha per sua natura una durata illimitata. Il termine &#8220;Maisha&#8221; significa vita. Ogni individuo oltre al nome e cognome porterà con sé un numerino personale dalla nascita alla morte. Forse potremmo assimilarlo al nostro codice fiscale con una funzione più estesa. Il Presidente keniano Ruto, in occasione del lancio a dicembre 2023, ha affermato: &#8220;O<em>gni cittadino del Kenya non dovrà più portare con sé documenti cartacei, di plastica o altro come documento d&#8217;identità&#8221;</em>. Nel nuovo sistema i dati biometrici saranno utilizzati come identità digitale. I keniani potranno utilizzare l&#8217;iride o le impronte digitali per effettuare transazioni che richiedono la verifica dell&#8217;identità. L&#8217;utilizzo dell&#8217;iride di un individuo è particolarmente rilevante dopo il clamore <a href="https://techweez.com/2023/07/28/odpc-calls-for-vigilance-from-the-public-as-they-interact-with-worldcoin/">suscitato da Worldcoin.</a></p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-25b599453984cd0bdadba5913a3f4622">E&#8217; infatti una notizia del febbraio 2025 quella di una clamorosa falla nei sistemi informatici che ha permesso di carpire milioni di dati personali e sensibili dalla rete. Un&#8217;azienda moldava poco conosciuta avrebbe sfruttato una debolezza del Business Registration Service (BSR), un servizio governativo del Kenya, per ottenere l&#8217;accesso ai dati sensibili dei principali azionisti di aziende registrate, secondo quanto riportato dal <a href="https://www.businessdailyafrica.com/bd/corporate/technology/how-moldovan-firm-leaked-rutos-kenyattas-dealings-4912202" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Business Daily</a>. Tra questi ci sono i dati dello stesso presidente keniota.</p>



<p>B2Bhint, una società moldava di business intelligence, ha venduto una &#8220;miniera d&#8217;oro&#8221; di dati di importanti azionisti di due milioni di aziende, tra cui indirizzi di residenza, e-mail e numeri di telefono. L&#8217;attacco in Kenya è avvenuto mentre esperti del settore come Kaspersky avvertivano che, con l&#8217;evoluzione del panorama della sicurezza informatica, le minacce informatiche diventeranno più diversificate e complesse. Secondo l&#8217;azienda di sicurezza informatica, questa tendenza è dovuta in particolare all&#8217;ascesa dell&#8217;intelligenza artificiale e alla crescente volatilità geopolitica ed economica. Questa maggiore vulnerabilità dei sistemi informatici avviene nel mentre c&#8217;è una convergenza globale nel creare questi immani database contenenti i nostri dati personali e biometrici. </p>



<p>Cosa accadrà quando questi dati andranno a finire nelle mani di qualche assicurazione, di qualche multinazionale farmaceutica o semplicemente di alcune agenzie specializzate che potranno dare qualsiasi notizia personale, economica e di salute a chiunque altro a pagamento?</p>



<p>Anche la Nigeria ha ricevuto finanziamenti dalla <strong>Banca Mondiale </strong>nel 2020 per il progetto Nigeria Digital Identification for Development (ID4D). L&#8217;obiettivo è quello di dotare 148 milioni di persone di un&#8217;identità digitale entro il 2024, di cui 65 milioni dovrebbero essere donne o ragazze.</p>



<p>L&#8217;articolo 27 del NIMC Act rende il NIN obbligatorio per tutti i nigeriani e prevede persino pene più severe per coloro che accedono ai programmi governativi senza il NIN a undici cifre. Ad oggi, decine di programmi governativi, tra cui <strong>la registrazione dei lavoratori nel sistema pensionistico contributivo, la richiesta e il possesso di una patente di guida, l&#8217;apertura e la gestione di un conto bancario, l&#8217;accesso all&#8217;assicurazione sanitaria, la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, la registrazione e la stesura degli esami della Joint Admissions and Matriculations Board (JAMB), il voto durante le elezioni e, più di recente, salire sui treni e telefonare, non possono essere effettuati senza un NIN valido.</strong></p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-9022a6f6e1d8edd9b30a6765f6bc8f44">Il governo federale nigeriano ha avviato la registrazione per il numero di identificazione nazionale (NIN) a 11 cifre nel 2012 atttraverso la National Identity Management Commission, l&#8217;agenzia governativa responsabile della gestione del progetto biometrico NIN. I dati ufficiali mostrano che sono stati emessi 82,7 milioni di NIN, il 43,7% dei quali è costituito da donne. A partire dal dicembre 2020, il governo federale ha reso obbligatorio <a href="https://www.biometricupdate.com/202201/nigerian-digital-id-tokens-criticized-as-nin-sim-linkage-deadline-extended-yet-again" target="_blank" rel="noreferrer noopener">collegare le schede SIM</a> ai NIN. Tra dicembre 2021 e maggio 2022 ci sono state oltre 10 milioni di registrazioni. Il collegamento NIN-SIM è un obiettivo governativo molto importante in Nigeria tanto da programmare delle tempistiche stringenti.</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-1b1d9cc1ca068af60bb453f4646fd452">&#8220;Il Ministro delle Comunicazioni e dell&#8217;Economia Digitale, Isa Pantami, ha comunicato l&#8217;approvazione del Governo Federale per un&#8217;ulteriore proroga della scadenza per la verifica dei dati del Numero di Identificazione Nazionale (NIN) e del Modulo di Identità dell&#8217;Abbonato (SIM) al 31 marzo 2022&#8221; (<a href="https://www.biometricupdate.com/202201/nigerian-digital-id-tokens-criticized-as-nin-sim-linkage-deadline-extended-yet-again" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.biometricupdate.com</a>)</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-e3da747d743fdc8f723f11c1eb79ccb4">Nel frattempo, prima della proroga della scadenza, si temeva che oltre cento milioni di linee telefoniche sarebbero state sospese, come aveva minacciato il governo federale, secondo un rapporto di <br><a href="https://www.blueprint.ng/over-100m-telephone-lines-risk-disconnection-by-december-31/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Blueprint</a>.</p>



<p>Con la scadenza precedente del 31 dicembre 2021, che imponeva agli abbonati telefonici del Paese di collegare le proprie linee al Numero di Identità Nazionale, oltre 100 milioni di abbonati alle telecomunicazioni hanno rischiato la disconnessione se la scadenza non fosse stata ulteriormente prorogata, secondo quanto riportato da Blueprint.</p>



<p>Annunciando una proroga della scadenza per il SIM-NIN a ottobre, l&#8217;NCC e la Nigeria Identity Management Commission hanno dichiarato in un comunicato che erano stati acquisiti 66 milioni di NIN univoci.</p>



<p>Il 10 dicembre 2021, il ministro Pantami aveva dichiarato che erano stati acquisiti oltre 70 milioni di NIN univoci.</p>



<p>Una fonte dell&#8217;Associazione degli operatori di telecomunicazioni autorizzati della Nigeria ha rivelato che solo circa 90 milioni di abbonati avevano collegato le proprie SIM ai propri NIN.</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd308e356b8382b8133ea672f156f7a6">Secondo la Commissione per le Comunicazioni Nigeriana, a ottobre in Nigeria c&#8217;erano 229.582.206 linee collegate, di cui solo 191.618.839 attive. Intervenendo di recente all&#8217;assemblea generale di ID4Africa a Marrakech, lo stesso ministro nigeriano per l&#8217;economia digitale, Isa Pantami, <a href="https://www.biometricupdate.com/202206/minister-says-nigerias-ambitious-digital-id-registry-should-be-complete-by-2025" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha affermato che</a> il governo è sulla buona strada per raggiungere l&#8217;obiettivo di un&#8217;identità digitale per tutti entro il 2025.</p>



<p></p>
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		<title>Luna Casarotti, Schiavi della Vendetta – Dossier 41bis &#8211; Ass. Yarahia</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/12/09/luna-casarotti-schiavi-della-vendetta-dossier-41bis-ass-yarahia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 12:55:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[CARCERE & REPRESSIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentiamo &#8220;Schiavi della Vendetta&#8221;, un dossier scaricabile gratuitamente su ergastolo ostativo, carcere e 41bis, scritto da Luna Casarotti dell&#8217;Associazione Yarahia che si occupa da decenni di tale tematica dentro e fuori dalle carceri. Il regime del 41-bis infligge una tortura silenziosa con effetti devastanti sia sul piano psicologico che fisico. Tra le conseguenze più gravi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Presentiamo &#8220;Schiavi della Vendetta&#8221;, un dossier scaricabile gratuitamente su ergastolo ostativo, carcere e 41bis, scritto da Luna Casarotti dell&#8217;Associazione Yarahia che si occupa da decenni di tale tematica dentro e fuori dalle carceri. </p>



<p>Il regime del 41-bis infligge una tortura silenziosa con effetti devastanti sia sul piano psicologico che fisico.</p>



<p>Tra le conseguenze più gravi vi sono i disturbi mentali, che colpiscono in particolare gli individui più vulnerabili, privandoli della dignità e della possibilità di interagire con l’esterno. Un esempio di questo deterioramento è rappresentato dalla sindrome di Ganser, un raro disturbo psichico che si manifesta con risposte a semplici domande che vengono definite “approssimative”. I detenuti che ne soffrono possono mostrare comportamenti incoerenti e soffrire di amnesie dissociative, aggravate dallo stress estremo e dalle condizioni inumane di detenzione. Ricerche scientifiche hanno confermato che la privazione sensoriale prolungata può dar luogo a disturbi cognitivi e psicotici, tra cui allucinazioni, paranoia e dissociazione. La carenza di stimoli esterni, come luce naturale e interazioni umane, compromette le normali funzioni cognitive. Ricercatori dell’American Journal of Public Health hanno documentato che l’isolamento prolungato può portare a depressione, ansia, istinti suicidari e, in casi gravi, disturbi psicotici come la psicosi carceraria.</p>



<p>Un riferimento significativo per comprendere la logica del regime del 41-bis è il Manuale Kubark, redatto dalla CIA negli anni Sessanta per definire e organizzare le varie tecniche di interrogatorio psicologico. Questo documento, considerato una guida operativa per ottenere informazioni da soggetti “resistenti”, descrive in dettaglio una serie di tecniche basate sull’isolamento sensoriale, la privazione delle necessità fondamentali e la manipolazione del prigioniero, al fine di disgregarne la stabilità mentale e indurlo a cooperare. Tra queste tecniche vi sono la privazione del sonno, l’uso del silenzio e dell’isolamento, il confinamento in spazi angusti, considerate particolarmente efficaci per abbattere la resistenza psicologica. L’obiettivo non è tanto quello di infliggere dolore fisico, quanto piuttosto destabilizzare il prigioniero, portandolo a una condizione di totale vulnera-bilità emotiva e mentale. Il detenuto, privato della possibilità di interagire con l’ambiente esterno, inizia a perdere il contatto con la realtà, a soffrire di allucinazioni, ansia e paranoia, riducendo la capacità di razionalizzare la propria volontà. Queste tecniche, pur non ricorrendo alla violenza fisica, vengono generalmente considerate una forma di tortura psicologica e possono produrre danni irreversibili alla salute mentale.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="sdm_download_item "><div class="sdm_download_item_top"><div class="sdm_download_thumbnail"><img decoding="async" class="sdm_download_thumbnail_image" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/12/schiavi_vendetta.png" alt = "Luna Casarotti, Schiavi della Vendetta &#8211; Dossier 41bis" /></div><div class="sdm_download_title">Luna Casarotti, Schiavi della Vendetta &#8211; Dossier 41bis</div></div><div style="clear:both;"></div><div class="sdm_download_description"><p>Un viaggio infernale tra 41-bis, ergastolo e tortura psicologica.</p>
<p>ASSOCIAZIONE YARAHIA</p>
<p>Il regime del 41-bis, caratterizzato da severe misure di isolamento, si traduce in un costante e preoccupante esempio di abuso di potere all’interno del sistema penitenziario, disumanizzando i detenuti e riducendoli a meri strumenti da controllare. Questa modalità di detenzione, concepita per raccogliere informazioni e mantenere il predominio su prigionieri considerati pericolosi, infligge una tortura silenziosa con effetti devastanti sia sul piano psicologico che fisico.</p>
</div><div class="sdm_download_link"><span class="sdm_download_button"><a href="https://www.malanova.info/?sdm_process_download=1&#038;download_id=10831" class="sdm_download green" title="Luna Casarotti, Schiavi della Vendetta &#8211; Dossier 41bis" target="_self">Scarica ora!</a></span><span class="sdm_download_item_count"><span class="sdm_item_count_number">317</span><span class="sdm_item_count_string"> Download</span></span></div></div><div class="sdm_clear_float"></div></div>



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		<title>Ce lo dice l’Europa: la politica del copia e incolla</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/08/29/ce-lo-dice-leuropa-la-politica-del-copia-e-incolla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 07:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono tante le necessità che affliggono le nostre comunità. Poche le risorse per soddisfarle tutte, dicono gli amministratori. Così, la rete idrica è un colabrodo con punte che toccano il 60-70% di perdite del prezioso e vitale liquido, per fare una visita o delle analisi e non aspettare due anni c’è bisogno dei soldini per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono tante le necessità che affliggono le nostre comunità. Poche le risorse per soddisfarle tutte, dicono gli amministratori. Così, la rete idrica è un colabrodo con punte che toccano il 60-70% di perdite del prezioso e vitale liquido, per fare una visita o delle analisi e non aspettare due anni c’è bisogno dei soldini per rivolgersi ai privati, le strade e gli edifici pubblici (scuole, municipi, case popolari) sono al limite dell’agibilità.</p>



<p>In questo stato delle cose, la nostra matrigna chiamata Europa programma l’ennesimo finanziamento calato dall’alto per la realizzazione dell’ennesimo Palasport polivalente condendola con la notizia, sempre gradita, che parte della struttura è riservata all&#8217;esercizio anche agonistico da parte delle persone con disabilità. Non importa se sia vero o meno. Ricordiamo a questo riguardo, come un flash, l’impossibilità di utilizzare il palazzetto nuovo di zecca del Villaggio Europa a Rende (CS) per il torneo di Torball organizzato dall’Unione Italiana Ciechi con annessa figura di merda amministrativa.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="644" height="217" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-1.png" alt="" class="wp-image-10705" style="width:1019px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-1.png 644w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-1-300x101.png 300w" sizes="auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px" /></figure>



<p>Dunque, dietrofront, il nuovissimo palazzetto non potrà essere utilizzato per eventi sportivi di ragazzi con disabilità ma potrà ospitare fiere ed esposizioni. Di contro, una struttura oramai datata, preesistente e funzionante, era sufficiente &#8211; anzi spesso sottoutilizzata &#8211; e in grado di ospitare l’evento (sic!).</p>



<p>Nel comunicato del Sindaco di Cosenza, Franz Caruso, di presentazione dell’opera si afferma<em>: “Soprattutto, [il Palasport] è <strong>un presidio di inclusione sociale</strong> che, per le sue caratteristiche, vanta pochi altri esempi nel resto del Paese, collocando Cosenza all’avanguardia per qualità e prestigio delle attività sportive. Il Palazzetto dello Sport, in poche parole, rappresenta l’ennesimo tassello del mosaico di città moderna, sostenibile ed inclusiva che stiamo realizzando”.</em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="410" height="292" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png" alt="" class="wp-image-10706" style="width:727px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png 410w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-2-300x214.png 300w" sizes="auto, (max-width: 410px) 100vw, 410px" /></figure>



<p>Peccato che a pochi metri (non kilometri) di distanza, in quel di Rende, nella stessa Area Urbana, sta prendendo vita un progetto fotocopia.</p>



<p>“<em>È stato approvato il progetto definitivo per la realizzazione del centro sportivo polifunzionale paralimpico a Rende, in contrada Marchesino. Il centro di preparazione per atleti non vedenti sarà finanziato dal PNRR per oltre 4 milioni di euro. […] Con la partecipazione della <a href="http://www.fispic.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi FISPIC</a>, si provvederà a costruire un centro sportivo polivalente che potrà ospitare oltre agli sport più classici come pallavolo, basket, atletica leggera anche lo squash e <strong>discipline paralimpiche come il goalball e il torball</strong></em><strong>”.  (Fonte: </strong><a href="https://www.sporteimpianti.it/notizie/il-centro-sportivo-paralimpico-di-rende/"><strong>sporteimpianti.it</strong></a><strong>)</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="565" height="255" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-3.png" alt="" class="wp-image-10707" style="width:874px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-3.png 565w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-3-300x135.png 300w" sizes="auto, (max-width: 565px) 100vw, 565px" /></figure>



<p>Con un sincronismo quasi perfetto anche l’Università della Calabria (sempre a Rende e a poche centinaia di metri dal precedente) vince un bando per l’edilizia sportiva. Quest’anno sarebbe previsto l’avvio dei lavori per la Cittadella dello Sport ed il potenziamento delle strutture del Campus. <em>“<strong>Con 8,6 milioni è il più grande progetto finanziato nel Mezzogiorno. […] </strong>La centralità che rivestirà sempre più lo sport all’Unical non può prescindere dal coinvolgimento attivo degli studenti con disabilità iscritti all’ateneo. Si procederà con l’allestimento delle palestre per la pratica di due discipline sportive sempre più diffuse e preferite<strong>: il&nbsp;torball, gioco sportivo a squadre per non vedenti,&nbsp;e il&nbsp;sitting volley, la pallavolo paralimpica</strong>”</em>. <strong>(Fonte: </strong><a href="https://www.unical.it/contents/news/view/8071-lo-sport-invade-lunical-nasce-una-cittadella-con-pista-datletica-olimpica-e-campi-polivalenti/"><strong>unical.it</strong></a><strong>)</strong></p>



<p>Per farvi comprendere ulteriormente come oramai la politica non sia più visione del mondo e anticipazione dei tempi, programmazione, profezia, idea ma un mero copia e incolla ed un immane giro di denari pubblici centrato nell’Unione Europea, ci spostiamo poco più in là, a Corigliano-Rossano, e troviamo un altro progetto, questa volta ancora con fondi PNRR, molto simile persino nell’espressione grammaticale della sua presentazione:</p>



<p><em>“Dopo aver ottenuto un finanziamento per oltre un milione e mezzo di euro, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 5 – Componente 2 – Investimento 3.1 “Sport e inclusione sociale”, sono partiti i lavori per la realizzazione della Cittadella dello Sport nel Centro Storico di Rossano. Il bando Pnrr in oggetto si pone l’obiettivo di incrementare l’inclusione e l’integrazione sociale attraverso la realizzazione o la rigenerazione di impianti sportivi che favoriscano il recupero di aree urbane. L’intervento previsto grazie al finanziamento prevede la realizzazione di un impianto sportivo polivalente indoor ed outdoor, con spazi per praticare basket, calcetto, pallavolo, pallamano, ginnastica, arti marziali, scherma, padel e pista di pattinaggio, nell’area comunale di circa 5.000 mq, in località Sant’Antonio, nei pressi del Teatro Maria De Rosis”. (Fonte: </em><a href="https://www.comunecoriglianorossano.eu/2024/01/24/cittadella-dello-sport-partiti-i-lavori/"><em>comunecoriglianorossano.eu</em></a>)</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="534" height="292" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png" alt="" class="wp-image-10708" style="width:762px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png 534w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-4-300x164.png 300w" sizes="auto, (max-width: 534px) 100vw, 534px" /></figure>



<p>Stesso copione a Crotone, Torino, Vercelli, Cesano, Bologna: tanti nuovi impianti sportivi mentre quelli preesistenti chiudono per la mancanza di manutenzione.</p>



<p>Sono gli stessi cittadini di Cosenza che lo testimoniano commentando il post del primo cittadino di Cosenza:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Benissimo!</p>



<p>Ma la palestra della scuola primaria di via Misasi?</p>



<p>Possibile che non si riesce a fare nulla?</p>



<p>Si trova in centro e ricomincerebbe a essere risorsa sia per gli alunni che per la cittadinanza come lo era un tempo ( riducendo anche l&#8217;utilizzo di automobili di chi abita lì vicino e vuole svolgere o far svolgere ai propri figli attività motoria)</p>



<p>É stato previsto qualche intervento&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/franzcaruso?__cft__%5b0%5d=AZUPkYYfbJ3HTXr3irbNyo0b-gFl4R4wH6LemNBbJxQMA_ZKa2WGv2F5mFRlSzuwWakRqdky475ZoDfr2yQIKNlXpeW9lH5-AMJxefh6o6up1hU30weVmApoXEE3kbvi23210ojKuKLRNY1Ed4xvsTXOJBu5LQ-eGv3enbVQDKhH29zhrdNgKz5kalch5R6_UQybhVHPelykkuHFbd30mD9r&amp;__tn__=R%5d-R">Franz Caruso</a>&nbsp;?”</p>



<p>[…]</p>



<p>Lo stadio tra 30 anni?? Per un po’ di intonaco la tribuna B chiusa 2 anni.. immagino per il resto…..</p>



<p>[…]</p>



<p>Il planetario intanto crolla&#8230;</p>



<p>[…]</p>



<p>Franz Caruso: “Nel Planetario ci sono stati atti vandalici che hanno riguardato anche le lenti Zeiss, che hanno un costo elevato.</p>



<p>Noi non possiamo chiamare Zeiss perchè abbiamo scoperto che non sono stati pagati.</p>



<p>Quell&#8217;opera io non posso metterla in funzione perchè ci vogliono 450 mila euro per pagare la Zeiss”</p>



<p>[…]</p>



<p>Il 4* palazzetto mancava proprio.. ristrutturare e rendere più moderni i tre che abbiamo già no eh?</p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="642" height="541" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-5.png" alt="" class="wp-image-10709" style="width:974px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-5.png 642w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-5-300x253.png 300w" sizes="auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Progetti analoghi in giro per l&#8217;Italia</strong></figcaption></figure>



<p>A queste giuste osservazioni dei cittadini, molti dei quali anche favorevoli al Palasport, risponde la signora Carla Perris, sembrerebbe a nome del Comune di Cosenza, che snocciola alcuni altri finanziamenti per recuperare strutture al momento inagibili perché vandalizzate o nuovi progetti sulle strutture sportive:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>3 milioni e 800 mila euro per il recupero del Palazzetto dello Sport di Casali;</li>



<li>7 milioni di euro per “avvicinare” le curve del San Vito – Marulla.</li>
</ul>



<p>Se facciamo una somma di tutti questi finanziamenti, qui ne abbiamo raccolti solo alcuni, e aggiungiamo la pioggerella di prebende elargite sempre con i fondi PNRR, possiamo realizzare finalmente che i soldi ci sono ma che spessissimo sono male investiti in tutta Italia e alle nostre latitudini, spesso, le opere poi inaugurate sono consegnate “chiavi in mano” alla gestione degli amici degli amici o utilizzate per pagare qualche cambiale elettorale. Pensiamo allo scempio del Parco Acquatico o al Palasport di Villaggio Europa sempre a Rende o ai tanti impianti sportivi ed edifici pubblici lasciati a marcire o regalati a canone zero o quasi a personaggi vicini alle amministrazioni o alle cosche.</p>



<p>Allora, cari amministratori europei, nazionali, regionali o cittadini, la prossima volta, quando si chiederà conto delle strade colabrodo, dei servizi pubblici essenziali inesistenti, delle scuole che cascano a pezzi, della rete idrica “buchi buchi”, del Pronto Soccorso inefficiente, non date la colpa alle precedenti amministrazioni o alla mancanza di risorse: confessate più candidamente che avete pensato per il nostro bene di investirli in palazzetti, parchi acquatici, campi di padel, cittadelle dello sport e in una miriadi di altre strutture pubbliche che presto verranno dimenticate, vandalizzate e che poi serviranno certamente per nuovi finanziamenti atti a ripristinarle!</p>



<p>Va bene lo sport inclusivo &#8211; è salutare, è un ammendante sociale, è una fucina di valori comunitari &#8211; ma, forse, tre cittadelle dello sport tra Rende e Cosenza di nuova costruzione inserite tra le strutture già esistenti (tre palazzetti tra Via Popilia, Donnici e Casali, il Chiappetta Village a Rende, gli Stadi Marulla e Lorenzon, il Campo Scuola, il CUS, l’area del Marchesino, le Piscine di Rende e Cosenza, l’area tra il Marca e la Pro-Cosenza, l’area tra il Real Cosenza e le defunte cupole geodetiche, il viale Parco con i nuovi impianti ed i campi nuovissimi di Viale dei Giardini di calcio a 5 in sintetico e di padel del Centro Storico di Rende entrambi inutilizzati, il Palasport di Villaggio Europa, il Parco Acquatico, le varie palestre scolastiche e quelle private, la bocciofila etc.. etc…) sono effettivamente troppe o comunque inutili: cosa me ne faccio infatti della possibilità di allenarmi e tenermi in forma se poi sono destinato a morire per la carenza di medici ed infermieri presso le strutture sanitarie?</p>



<p>Avremo forse l’Area Urbana più sportiva d’Europa ma senza trasporti pubblici per raggiungere le strutture, con le strade da affrontare preparati come in una gara Off-Road, i marciapiedi invasi di spazzatura non raccolta e senz’acqua per farsi una doccia dopo gli allenamenti viste le troppe falle della rete idrica.</p>



<p>Questa dovrebbe essere la Politica: un’idea di città inserita in una visione del mondo, una costruzione di comunità partendo dal basso verso l’alto, uno sguardo agli esclusi ed agli emarginati del sistema, una partecipazione entusiasta e vibrante al bene comune.</p>



<p>Questa invece è la politica attuale: un copia incolla di progetti pensati in Europa, dall’alto in basso, e gettati sul territorio per il solo scopo di ‘muovere’ le risorse pubbliche ad esclusivo vantaggio dei potentati economico-finanziari.</p>
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		<title>RASPA: a Villapiana si progetta un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti speciali</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/07/30/raspa-a-villapiana-si-progetta-un-nuovo-impianto-per-il-trattamento-dei-rifiuti-speciali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 11:06:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il canovaccio della questione della gestione dei rifiuti pare rimanere sempre lo stesso. Passano gli anni e gli attori politici ma non cambiano le modalità corredate da scarsa informazione e nessuna partecipazione popolare. In provincia di Cosenza si continuano a cercare aree dove installare impianti privati per il trattamento, il riciclo o lo smaltimento dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il canovaccio della questione della gestione dei rifiuti pare rimanere sempre lo stesso. Passano gli anni e gli attori politici ma non cambiano le modalità corredate da scarsa informazione e nessuna partecipazione popolare. </p>



<p>In provincia di Cosenza si continuano a cercare aree dove installare impianti privati per il trattamento, il riciclo o lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Non piccoli impianti a gestione pubblica, diffusi sul territorio e sorgenti in aree non urbane, ma megaimpianti &#8216;privati&#8217; capaci di macinare grandi utili senza considerare il dato dell&#8217;impatto sull&#8217;ambiente e sulla salute dei residenti. E&#8217; per questo motivo, la massimizzazione dei profitti, che gli impianti per la gestione dei rifiuti, in Calabria come altrove, vengono collocati vicino alle principali arterie di comunicazione (porti, ferrovie ed autostrade) per abbattere i costi di gestione che decuplicherebbero in caso di una progettazione in aree periferiche e non abitate.  Pensiamo, ad esempio, all'&#8221;innocuo&#8221; organico. Nella città di Rende (CS) sorge uno dei più grandi impianti per il trattamento dei rifiuti alimentari prodotti in contesti cittadini che ha la finalità di trasformarli in compost e biogas. Il sito è stato progettato e costruito nella zona industriale rendese che si colloca a due passi dal centro urbano ma anche vicino all&#8217;uscita autostradale. Questa presenza, purtroppo, provoca da anni l&#8217;impossibile coabitazione tra i cittadini residenti e i miasmi maleodoranti che con una certa continuità ammorbano l&#8217;area delle zone limitrofe, da Montalto Uffugo ad Arcavacata. </p>



<p>&#8220;Ieri, R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela) ha depositato presso l&#8217;Ufficio Protocollo del Comune le proprie osservazioni riguardo al progetto dell&#8217;impianto per il recupero di rifiuti speciali non pericolosi presentato da un soggetto privato e che dovrebbe sorgere nella zona industriale di Villapiana. Il progetto, consultabile sul sito della Regione Calabria, mostra delle criticità di ordine tecnico-amministrativo, ambientale e anche politico.</p>



<p>Per ciò che riguarda le questioni tecniche, R.A.S.P.A. ha segnalato diverse lacune rispetto a ciò che prevedono i piani vigenti che inficerebbero tanto l&#8217;impianto già realizzato quanto il paventato ampliamento. Per quanto concerne l&#8217;aspetto ambientale, le criticità di un impianto del genere attengono, in particolare, alla presenza di polveri respirabili (inerti) che potrebbero causare danni alla salute. Anche nel caso di esposizione a polveri a basso livello di tossicità, quelle rilasciate dal materiale inerte trattato nell&#8217;impianto, bisogna prestare particolare attenzione. Il contatto con queste polveri a basso grado di tossicità può comunque causare lo sviluppo di processi infiammatori delle vie respiratorie, irritazioni alla vie aeree superiori, riniti e asma e altre patologie che potrebbero anche cronicizzarsi.</p>



<p>Quanto all&#8217;aspetto politico, anche se la costruzione dell&#8217;impianto, di dimensioni tutt&#8217;altro che ristrette, è prevista all&#8217;interno dell&#8217;area PIP, quella destinata agli insediamenti produttivi, è fondamentale salvaguardare la sicurezza dei cittadini. <strong>Area PIP NON significa area INQUINABILE</strong>&#8220;. </p>



<p>Già nel recente passato si era proposta l&#8217;area PIP di Villapiana per ospitare altri impianti come l&#8217;ecodistretto che avrebbe coperto le esigenze della gestione dei rifiuti dell&#8217;intera provincia. All&#8217;epoca (Luglio 2021) oltre 500 cittadini di Villapiana e dei comuni limitrofi presero parte ad una manifestazione di piazza per ribadire la contrarietà popolare alla sua realizzazione. In effetti poi il progetto non si realizzò.</p>



<figure class="wp-block-image alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="449" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2.png" alt="" class="wp-image-10684" style="width:539px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2.png 600w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2-300x225.png 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p></p>



<p>Anche per questo motivo, R.A.S.P.A denuncia che &#8220;si sta profilando una pronunciata caratterizzazione dell&#8217;Area PIP in termini di HUB dei rifiuti che mal si sposa con la vocazione turistica e agricola del territorio e con il carattere degli altri insediamenti industriali presenti.</p>



<p>È arrivato il momento che Villapiana &#8211; prosegue la Rete &#8211; decida cosa vuole nel suo territorio. La domanda a cui i cittadini e gli amministratori devono rispondere è la seguente: <strong>chi vogliamo attirare all&#8217;interno dell&#8217;area PIP?</strong> Eccellenze di trasformazione agricolo-alimentare e realtà che da anni hanno costituito un riferimento per la produzione e il commercio oppure <strong>ci va bene qualsiasi cosa?</strong></p>



<p>                                                                                   </p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="O7OYPY7YkR"><a href="https://www.malanova.info/2021/07/15/villapiana-cs-la-comunita-scende-in-piazza-contro-lecodistretto/">VILLAPIANA (CS): LA COMUNITÀ SCENDE IN PIAZZA CONTRO L&#8217;ECODISTRETTO.</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;VILLAPIANA (CS): LA COMUNITÀ SCENDE IN PIAZZA CONTRO L&#8217;ECODISTRETTO.&#8221; &#8212; MALANOVA" src="https://www.malanova.info/2021/07/15/villapiana-cs-la-comunita-scende-in-piazza-contro-lecodistretto/embed/#?secret=zM4YEUbNIX#?secret=O7OYPY7YkR" data-secret="O7OYPY7YkR" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p></p>
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		<item>
		<title>Scuola e disabilità: il caso dei bambini rom a Reggio Calabria.</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/07/22/scuola-e-disabilita-il-caso-dei-bambini-rom-a-reggio-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 11:17:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[RAZZA E RAZZISMO]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo un&#8217;inchiesta sull&#8217;eccesso di medicalizzazione nella scuola primaria con particolare riferimento agli alunni rom nel territorio reggino e calabrese. Nella città di Reggio Calabria l&#8217;eccesso di medicalizzazione nelle scuole sta producendo da anni, nel silenzio assordante di tutti, un numero incredibile di diagnosi di disabilità (Legge 104/92) degli studenti, principalmente degli alunni rom [&#8230;]</p>
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<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-104b3ce5cfea8472a5e3d080f634a16e"><em>Riceviamo e pubblichiamo un&#8217;inchiesta sull&#8217;eccesso di medicalizzazione nella scuola primaria con particolare riferimento  <strong>agli alunni rom</strong> nel territorio reggino e calabrese.</em></p>



<p><strong>Nella città di Reggio Calabria l&#8217;eccesso di medicalizzazione nelle scuole sta producendo da anni, nel silenzio assordante di tutti, un numero incredibile di diagnosi di disabilità (Legge 104/92) degli studenti, principalmente degli alunni rom ma anche degli altri alunni. &nbsp;</strong><strong></strong></p>



<p>Per l&#8217;anno scolastico 2023/2024, appena concluso, dai <a href="https://www.iccatona.edu.it/carte-della-scuola?id=69">dati</a> forniti dall&#8217;Istituto Comprensivo &#8220;Radice Alighieri&#8221; del quartiere di Catona, risulta che dei 115 alunni rom italiani iscritti presso l&#8217;Istituto Comprensivo 48 alunni sono stati certificati con disabilità ai sensi della Legge 104/92.</p>



<p><strong>Quindi al 41,8% degli alunni rom di questo Istituto Comprensivo è stata rilasciata una certificazione di handicap ai sensi della legge 104/92. Un dato incredibile se si considera che la percentuale nazionale equivalente che si può ricavare <a href="https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Principali+dati+della+scuola+-+Focus+avvio+anno+scolastico+2023-2024.pdf">dai dati forniti dal Miur</a> per l&#8217;avvio dell&#8217;anno scolastico 2023/2024 è del 4,86%.</strong></p>



<p>Mentre la stessa percentuale per la Regione Calabria è del 4,23%. Pertanto, la percentuale degli alunni rom con certificazione Legge 104/92 di questo Istituto Comprensivo risulta essere quasi dieci volte superiore sia di quella nazionale che di quella regionale. Se consideriamo che le due percentuali, nazionale e regionale, delle certificazioni vengono considerate da diversi  esperti troppo alte in quanto una buona parte di queste sarebbe errata, come gli stessi esperti valuterebbero una percentuale che supera il 40%?<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a><strong> </strong></p>



<p>Oltre ai 115 alunni rom italiani iscritti per l&#8217;anno scolastico 2023/2024 presso l&#8217;Istituto Comprensivo &#8220;Radice Alighieri&#8221; di Catona (che sono residenti con le loro famiglie nel quartiere di Arghillà) gli altri alunni rom italiani, circa 210, residenti negli altri quartieri della città di Reggio Calabria iscritti per lo stesso anno scolastico in altri Istituti Comprensivi ed Istituti Superiori, hanno ricevuto una percentuale di certificazioni di disabilità, Legge 104/92, di circa il 35%. Pertanto, nella complessiva popolazione scolastica rom della Città, relativa all&#8217;anno scolastico 2023/2024, che è stata di circa 325 alunni hanno avuto una certificazione ai sensi della L. 104/92 circa 122 alunni. Quindi il 37,55% di tutti gli alunni rom ha avuto una certificazione di handicap. Anche questo dato generale è molto allarmante perché, secondo la letteratura scientifica, la gran parte di queste certificazioni non potrebbe che essere errata per diversi motivi scientifici. Difatti una percentuale di handicap tanto elevata (37,55%) se corrispondesse a reali patologie negherebbe una serie di scoperte scientifiche consolidate. Negherebbe perfino la scoperta dell&#8217;inesistenza delle razze umane.</p>



<p>Ma la problematica dell&#8217;eccesso diagnostico non riguarda solo gli alunni rom. Difatti la città di Reggio Calabria presenta insieme ai dati incredibili degli alunni rom anche delle percentuali di alunni non-rom certificati ai sensi della Legge 104/92 più alte di quelle nazionali e regionali, ma inferiori a quelle degli alunni rom. A questo proposito già i dati dell&#8217;Istituto Comprensivo &#8220;Radice Alighieri&#8221; sono molto indicativi. Nell&#8217;anno scolastico 2023/2024 nello stesso Istituto gli alunni non-rom certificati (L. 104/92) sono stati 43 costituendo il 6,16% del totale degli alunni non-rom dell&#8217;Istituto. Questa percentuale &#8211; anche se è quasi un sesto (1/6) di quella degli alunni rom (che è del 41,8%) &#8211; è ugualmente  elevata, in quanto è  superiore a quella nazionale e a quella regionale di circa due punti.</p>



<p><strong>Non solo l&#8217;Istituto Comprensivo&nbsp;&#8220;Radice Alighieri&#8221;&nbsp;raggiunge questi dati elevati. Nella città di Reggio Calabria diversi Istituti Comprensivi ed Istituti di Scuola Superiore presentano, da tempo, percentuali molto alte.&nbsp;A titolo esemplificativo elenchiamo i dati percentuali di&nbsp;alcune delle altre scuole della Città&nbsp;che superano le percentuali di certificazione Legge 104/92 nazionali e regionale: IC &#8220;Lazzarino Gallico&#8221; (5,95%), IC &#8220;Falcomatà Archi&#8221; (5,22%), IC &#8220;Galluppi- Collodi –Bevacqua&#8221; (8,4%), IC &#8220;Nosside Pythagoras&#8221; (5,00%), IC &#8220;San Sperato Cardeto&#8221; (6,2%), IIS &#8220;Boccioni Fermi&#8221; (12,67%), Istituto Tecnico Tecnologico &#8220;Panella Vallauri&#8221; (5,69%).&nbsp;Le suddette percentuali sono state ricavate dagli stessi documenti pubblicati (Piani Annuali di inclusione) dalle Scuole nei rispettivi siti web istituzionali. Purtroppo, tali dati&nbsp;elevati vengono registrati dalle stesse Scuole e da altre Istituzioni come un &#8220;normale&#8221; aumento, senza porsi alcuna domanda sia sulla correttezza degli stessi dati&nbsp;in termini di evidenze scientifiche e sia sul perché i dati siano più alti anche&nbsp;di quelli regionali e nazionali. Eppure lo stesso scostamento dei dati rispetto ad altri territori costituisce, secondo&nbsp;gli esperti, uno dei&nbsp;fattori che dimostrerebbe in modo palese la poca correttezza di queste diagnosi.</strong></p>



<p>In definitiva il fenomeno che si registra nella Città è quello di un gravissimo eccesso diagnostico che oggi ha raggiunto numeri elevatissimi per gli alunni rom e che si è sviluppato con dati meno alti ma ugualmente preoccupanti anche per gli altri alunni.</p>



<p>E&#8217; una medicalizzazione delle difficoltà di apprendimento; difficoltà che dovrebbero essere affrontate attraverso la pedagogia e non attraverso le diagnosi ed il sostegno abbassando le potenziali aspettative degli alunni. Questa medicalizzazione diffusa andrebbe affrontata in modo operativo con la massima urgenza attraverso la concertazione di tutte le Istituzioni interessate e chiedendo l&#8217;aiuto degli esperti.</p>



<p></p>



<p><strong>Associazione &#8220;Un Mondo Di Mondi&#8221;</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>NOTE</strong></p>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> (Daniele Novara,&nbsp;<em>Non è colpa dei Bambini,&nbsp;</em><em>Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare. Subito,</em>2017 Rizzoli Libri S.p.A.-&nbsp;Daniele Novara,&nbsp;<em>I bambini sono sempre gli ultimi, come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro</em>, Mondadori Libri 2020-&nbsp;Michele Zappella,&nbsp;<em>Bambini con l&#8217;etichetta. Dislessici, autistici ed iperattivi : cattive diagnosi ed esclusione,</em>&nbsp;Feltrinelli 2019-&nbsp;Benedetti G. ,&nbsp;<em>La bolla dell&#8217;autismo</em>, Self-Publishing&nbsp; 2020- Emidio Tribulato ,&nbsp;<em>Bambini da liberare – Una sfida all&#8217;autismo</em>, Centro Studi Logos – Messina &#8211; Self-Publishing 2020&nbsp; &#8211;&nbsp;<em>Associazione TreeLLLe, Caritas Italiana e Fondazione Giovanni Agnelli&nbsp; &#8211;&nbsp;&nbsp;Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte&nbsp; &#8211; 2011 Editore Erikson-&nbsp;&nbsp;</em>Michele Zappella –&nbsp;<em>Quando l&#8217;Autismo è una falsa diagnosi</em>&#8211; in Conflitti rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica nr 4 /2018 – Chiara Gazzola,&nbsp;<em>Divieto D&#8217;infanzia</em>, BFS Edizioni 2018 – Daniela Lucangeli,&nbsp;<em>Discalculia evolutiva si- Discalculia evolutiva no? Contributo delle ricerca cognitiva</em>,&nbsp; in Giovanni Simoneschi,&nbsp;<em>Annali della Pubblica Istruzione 2/2010</em>&nbsp;<em>La Dislessia ed i Disturbi specifico di apprendimento</em>, Le Monnier 2011 – Allen Frances ,&nbsp;<em>Primo, non curare chi è normale, Contro l&#8217;invenzione delle malattie</em>,&nbsp;&nbsp;2013 Bollati Boringhieri&nbsp;).</p>



<p></p>
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		<title>L’URGENZA DELLA CONRICERCA (III)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2023/01/17/lurgenza-della-conricerca-iii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 14:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[conricerca]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della militanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per un nuovo progetto “malanovista” I dati, raccogliere, elaborare i dati. Ma cosa sono i dati? I dati sono spesso ben definiti come delle orme, delle tracce lasciate dagli eventi in qualche modo accaduti. Non necessariamente dati scritti, possono essere scritti, visivi, sonori, ecc., multimediali. Ed attraverso di questi noi possiamo ricostruire e comprendere qualcosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Per un nuovo progetto “malanovista”</strong></p>



<p><em>I dati, raccogliere, elaborare i dati. Ma cosa sono i dati? I dati sono spesso ben definiti come delle orme, delle tracce lasciate dagli eventi in qualche modo accaduti. Non necessariamente dati scritti, possono essere scritti, visivi, sonori, ecc., multimediali. Ed attraverso di questi noi possiamo ricostruire e comprendere qualcosa di quegli eventi oscuri; noi perché allora appunto i dati sono piuttosto &#8220;passivi&#8221;, inerti, zitti. Dicono solo se noi li facciamo parlare &#8230; Innanzitutto non è vero che sono necessariamente solo &#8220;quantitativi&#8221;, nient&#8217;affatto. L’informazione invece che cos&#8217;è, in verità? Rispondo così: l’informazione è una differenza che crea una differenza. […] Cosicché le informazioni vere (in dimensione cognitiva) ristrutturano sempre il sapere e la conoscenza, li modificano: in genere, ripeto, li accrescono e li fondano meglio, danno loro più potenza anche rappresentativa (oltre che descrittiva, esplicativa, previsiva, normativa, simulativa, ecc.). Come il sapere, anche la conoscenza è sempre un sistema di informazioni in qualche modo strutturate e quindi elaborate che ora vengono rielaborate di nuovo. […] Talora però le informazioni (selezionate, per certa loro qualità) sembrano agire trasformando la realtà medesima anche direttamente; essere direttamente operative</em> (R. Alquati, <em>Per fare conricerca</em>, Calusca edizioni, 1993, p. 31-35).</p>



<p>Qui sta uno dei focus della nostra inchiesta. Mai come oggi, nella radicalità dell’informatizzazione dell’informazione, i dati elaborati macchinicamente riescono a creare mondi. Non solo, come affermava Carmelo Bene citando Derrida, “l’informazione informa i fatti e non sui fatti; non conta la veridicità di un fatto accaduto ma conta il convincimento che il messaggero di questo fatto riesce a trasmettere; i fatti non contano”. O citando Nietzsche, si può arguire che non vi sono fatti ma solo interpretazioni. Il web attraverso le sue applicazioni social, riesce oggi ad archiviare immagini e quantità di dati un tempo inimmaginabile, che nel contempo può anche manipolare e utilizzare in funzione di una loro mercificazione. I dati sono merce, quella merce che noi utenti consegniamo nelle mani dei fornitori di servizi on-line e che loro rielaborano e vendono a terze parti per scopi commerciali e di profiling dei consumatori. Ma non solo elaborano, anche creano. Viviamo di fatto già nel ‘metaverso’, in una realtà mediata dagli elaboratori, dove sono possibili infiniti punti di vista sul reale; punti di vista più reali dello stesso reale.</p>



<p>Da qui potremmo azzardare la distinzione tra il “reale reale”, ovvero il pezzo quotidiano della storia intorno a noi e che viviamo in prima persona, dal “reale elaborato” che spesso si sostituisce al “reale reale” nella nostra percezione quotidiana. Viviamo come in una bolla. Chiusi nel “mondo di dentro” delle nostre case fornite di ogni mezzo comunicativo che ci dà la percezione di conoscere perfettamente il mondo di fuori. Crediamo di conoscere meglio la situazione di una famiglia ucraina nel Donbass che le problematiche che affliggono i nostri vicini di casa. Ne siamo così convinti da riuscire a discettare perfettamente e compiutamente (almeno lo pensiamo, ritenendolo “reale reale”) di tematiche anche distanti tra loro e nella maniera che riteniamo la più informata. Spaziamo dalla geopolitica alla virologia, dai moduli calcistici all’etologia, dalla psicologia allo sciamanesimo. In realtà siamo inondati da un flusso costante di informazioni, talmente grande da rimanere assolutamente disinformati.&nbsp;</p>



<p><em>Nella moderna Società dell’informazione, il flusso delle informazioni scorre ad alta velocità da diverse sorgenti (new media), senza lasciare all’individuo il tempo e lo spazio di riflessione per comprenderle ed analizzarle. Questo non permette che la percezione dell’informazioni all’interno dell’individuo ricevente si relazioni e modifichi il proprio sistema di conoscenza. [&#8230;] L’aumento di estensione e di quantità dell’informazione si tramuta in una perdita di profondità. Questa situazione è amplificata dal fatto che, essendo presenti una elevata quantità di fonti emittenti non sempre accurate e veritiere, frequentemente la comunicazione veicola disinformazione, ossia informazione approssimata, distorta o falsa (fake news). In tal senso emergono i due maggiori effetti pericolosi della moderna Società dell’informazione,&nbsp; che sono da un lato, il Sovraccarico di informazione e, dall’altro, il fenomeno della Disinformazione o Informazione approssimata. (M. Morcellini M. e G.B. Fatelli, 1999). Questo fenomeno di Sovraccarico di informazione genera effetti molto simili a quelli del rumore, che si traducono in un disorientamento cognitivo, in cui l’individuo attenua la propria capacità di percezione e riduce la soglia di attenzione. In altri termini accade che l’aumento del flusso di informazioni conduce ad una difficoltà dell’individuo ad elaborarle in maniera critica al fine di analizzarle e compararle al proprio modello razionale. (U. V</em><em>olli, 1995)</em><em> Tale riduzione della capacità di analisi critica dell’individuo, oramai disattento è aggravata da una mancata formazione dell’uomo contemporaneo alla verifica della attendibilità delle fonti e quindi della veridicità delle informazioni (quali rappresentazioni della realtà). (H. </em><em>Darbishire ed altri, 1999</em><em>) Il risultato è che l’uomo contemporaneo, immesso in un flusso di informazioni che non ha il tempo e i mezzi di assimilare ed analizzare, rischia di ritrovarsi in uno stato di accettazione passiva e di incapacità ad accrescere la propria conoscenza, per mancanza di un modello di riferimento in cui inserirle e con cui relazionale. Si instaura così una profonda divergenza tra l’evoluzione tecnologica dei mezzi di comunicazione (new media) e la reale capacità sociale dell’uomo di evolvere la propria capacità conoscitiva </em>(V. De Luca, R. Ruggiero, A. Lombardi, G. Coppola, V. Bonaventura, S. Francese, S. Dimare, A. Dionisio, M. Illario, <em>Informazione come conoscenza</em>,<em> </em>Orione, n.15, dicembre 2018).</p>



<p>Il meccanismo dei social, che hanno praticamente preso il posto dei quotidiani e delle trasmissioni di approfondimento, è quello di offrirci esattamente quelle informazioni che dall’elaborazione dei nostri personali <em>big data (profilatura)</em> l’algoritmo ritiene più affini al nostro <em>sentiment</em>, alla nostra percezione delle cose. Raggiunti dalle opinioni di chi sostanzialmente la pensa come noi, ci (in)formiamo nel “reale elaborato” che scambiamo con il “reale reale”. Questa distonia spesso produce importanti sviste in alcuni comunicati politici che sembrerebbero informarci sulla presa del Palazzo d’Inverno derivante da certe manifestazioni che in realtà non hanno alcun eco al di fuori della bolla mediatica dei social. Rivoluzione conclamata all’interno del “reale elaborato” che non ha appendici di rilievo nel “reale reale”. Sviluppando il concetto, però, crediamo sia possibile che avvenga anche il contrario: ‘eventi’ virali nel “reale elaborato” possono sicuramente portare cambiamenti significativi nella percezione del “reale reale”, nelle nostre vite quotidiane. Pensiamo solo un attimo al ruolo e all’efficacia di questi nuovi comunicatori social chiamati &#8220;Influencer&#8221;.</p>



<p>Così, quando i media ci bombardano con notizie relative agli sbarchi di clandestini, crediamo che stia avvenendo una vera colonizzazione al contrario, che l’Africa intera si stia riversando alle nostre latitudini. Inutile snocciolare dati reali e fornire analisi lucide, il reale elaborato si è sostituito producendo una nuova realtà dei fatti. La Bestia di Salvini, le società di comunicazione che seguono di pari passo i leader politici suggerendogli le battute, i tweet ed i post, lo sbarco dei capi di partito su Tik Tok ci dicono quali mezzi oggi sono più efficaci per creare una “coscienza” nella popolazione emarginata ad utenza. Certo possiamo ancora agire il “reale reale” con le nostre antiche prassi fatte di striscioni e manifestazioni, ma, purtroppo, tali pratiche risultano spesso inefficaci visto che spesso non passano dai media mainstream; oggi non passare dai nuovi media significa semplicemente non esistere.</p>



<p>È la piazza, ancora oggi il luogo dell’aggregazione degli umani? Sono i luoghi reali a realizzare la socialità oppure le relazioni interumane si sono spostate nello spazio e nel tempo virtuale? Cinematografo o Tv 70 pollici? Comizio o Tik Tok? Dibattito nel centro sociale o nella chat di whats app? Lavoro in azienda o smart working da casa?</p>



<p>Molto di più, sembrerebbe. Riesce a “divenire realtà” un video di pochi minuti (diventando “virale” sui social) che tante manifestazioni di protesta magari numericamente sgonfie. Questo meccanismo informativo è stato empiricamente colto da spezzoni di realtà di lotta che così lo sfruttano dando vita ad una sorta di teatralizzazione del conflitto; in alcuni casi utile a raggiungere degli avanzamenti parziali, in altri casi finalizzato solamente all’accumulazione di notorietà per il medesimo gruppo. Rimane il fatto che spessissimo il “reale elaborato” influisce maggiormente nella vita quotidiana del “reale reale”. Basta analizzare in questo momento, solo a titolo di esempio e superficialmente, la coscienza dei lavoratori, penultimi nella scala sociale, armata contro gli ultimi, i percettori del reddito di cittadinanza.</p>



<p>Il “reale reale” dovrebbe portare a lottare insieme, ultimi e penultimi, contro chi è il responsabile di questa loro classifica vitale. Il “reale elaborato” permette invece ai primi in classifica di assurgere al ruolo mitico di coloro che ce l’hanno fatta, chi partendo da un garage, chi dalla propria stanzetta del college, chi da una periferia del mondo, popolando i sogni di chi vorrebbe farcela; sono di fatto intoccabili. Le frustrazioni dei penultimi, allora, vengono elaborate nello scontro con gli ultimi e di questi con gli ultimissimi appena sbarcati sulle coste siciliane o calabre proprio allo scopo di rubargli il lavoro, la casa, il partner e il sogno stesso di potercela fare.</p>



<p><em>Da qui nasce un ulteriore interrogativo: disponiamo oggi degli strumenti concettuali adeguati per analizzare ed agire politicamente in questo contesto? Per esempio: le categorie marxiane di sussunzione formale e reale possono funzionare immutabilmente in un mondo in cui soggetti, procedure, relazioni e contenuti cambiano natura? […] Su quali entità percettive le tecnologie diffuse agiscono mutando i quadri di vita? Quali sono le conseguenze sulle soggettività? […] L’ala più “progressista” del sistema intuisce che per aumentare i livelli di rendita bisogna far leva su un tipo di cooperazione molto diversa da quella della fabbrica fordista. La fabbrica cognitiva è la metropoli e, nello spazio-tempo della metropoli, diverse sono le macchine, diversi sono i lavoratori</em> (G. Griziotti, Neurocapitalismo. Mediazioni tecnologiche e linee di fuga, Mimesis, 2016, p. 21).</p>



<p>Ribaltando questo ragionamento sul tema proprio della nostra inchiesta non possiamo non soffermarci su alcuni connotati spazio-temporali della quotidianità dei lavoratori della conoscenza e degli studenti.</p>



<p>Prima dell’introduzione massiva delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) la gran parte del tempo utilizzato per la formazione e la comunicazione era speso nell’ambito del “reale reale”. Le cosiddette agenzie formative erano quasi esclusivamente la famiglia e la scuola che per altro tendevano a convergere e integrarsi vicendevolmente. Il padre, la madre e la maestra erano le autorità, spesso autoritarie, che dettavano la linea pedagogica. L’altra agenzia formativa, spesso antagonistica alla precedente, era il gruppo dei pari che si incontravano nelle piazze dei paesi, nelle sale giochi della città o tra i campi verdi con l’alternativa della saracinesca chiusa in città che si trasformavano in campi da calcio. L’interazione tra diverse umanità era sicuramente maggioritaria. Il trasferimento dell’informazione avveniva tra bocca ed orecchio.</p>



<p>Oggi, (in)formazione e comunicazione sono sempre più mediate dalla tecnologia informatica. Le app, il web, le piattaforme per le riunioni online, le chat hanno trasformato le modalità comunicative e relazionali. Se prima della rivoluzione informatica la maggior parte del tempo dedicato alla formazione si passava in un aula, oggi è maggioritario il tempo passato davanti a Youtube, Tik Tok o Instagram. Se prima la famiglia delegava la formazione dei figli alla scuola, oggi prevalentemente abbandona i pargoli nelle mani delle fonti della comunicazione informatizzata che funge da intrattenimento, educatore e babysitting. Questo, pensiamo, possa aver di molto contribuito ad aumentare il peso ed il potere dei mass media e dei social nella creazione della coscienza collettiva delle nuove generazioni.</p>



<p>Da uno scambio di battute che abbiamo avuto con un professore universitario si evince che il trait d’union tra docente e discente non sono più gli esempi, le battute tratte dai film o dai romanzi ma provengono direttamente dalle serie Netflix: “mi sono dovuto mettere a guardare tutte le serie per riuscire a comunicare con le nuove generazioni di studenti che disconoscono del tutto, ad esempio, i film che hanno affascinato la nostra generazione”. Tutto ciò, secondo un’insegnante delle scuole superiori, ha influito anche sulle abitudine ed i passatempi di un tempo: “quando ero giovane nel mio piccolo paese passavo il tempo delle lunghe estati leggendo romanzi, specialmente quelli degli autori russi. Diventata docente ho trovato anche in altri piccoli paesi del nord della Calabria la consuetudine dei ragazzi, per passare il tempo, di leggere tutte le storie contenute nei libri di testo e nelle antologie. Dovevo portare, per fare lezione, altri brani fotocopiati. Oggi invece mi accorgo che per molti, espletati i compiti casalinghi, la lettura viene completamente abbandonata a vantaggio dei contenuti multimediali fruibili dagli smartphone”.</p>



<p>Il nostro tempo pandemico ha visto anche mutare molto rapidamente i tradizionali scenari spazio-temporali di formazione e lavoro. L’obbligatorietà della reclusione casalinga ha spostato tutto sulle piattaforme informatiche. Le aule sono state sostituite dalle webcam così come gli uffici si sono sempre più ridotti fino a coincidere con il personal computer. Anche le assemblee politiche sono traslocate sul web così come molte delle riunioni scolastiche obbligatorie per gli insegnanti. Questi cambiamenti spazio-temporali hanno certamente sviluppato trasformazioni nelle abitudini umane, molto probabilmente accelerando uno scenario che sarebbe arrivato comunque magari solo differito nel tempo.</p>



<p>Tutto queste “metamorfosi” post-pandemiche vogliamo inchiestare, con i suoi influssi sull’utilizzo massivo delle tecnologie informatiche e con la rete di internet sempre più luogo, metaverso, che assomma in sé spazio e tempo utili sia per la produzione che per la riproduzione di un’umanità sempre più post-umana, liquida e forse sempre più etero-cosciente.</p>
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		<title>L’URGENZA DELLA CONRICERCA (II)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2023/01/03/lurgenza-della-conricerca-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 11:38:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[conricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per un nuovo progetto “malanovista” Il primo passo che vogliamo fare sarà quello della “preparazione del campo” partendo da una prima attività prettamente di inchiesta nell’ambito del settore della conoscenza. Focalizziamo quest’attività preliminare nell’indagare il mondo della scuola, nei suoi diversi gradi, cominciando dagli “operai della conoscenza” &#8211; formatori e pedagogisti, dirigenti, personale tecnico ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Per un nuovo progetto “malanovista”</strong></p>



<p>Il primo passo che vogliamo fare sarà quello della “preparazione del campo” partendo da una prima attività prettamente di inchiesta nell’ambito del settore della conoscenza. Focalizziamo quest’attività preliminare nell’indagare il mondo della scuola, nei suoi diversi gradi, cominciando dagli “operai della conoscenza” &#8211; formatori e pedagogisti, dirigenti, personale tecnico ed amministrativo &#8211; e delle loro impressioni sulle trasformazioni di questo specifico settore e sulle inafferrabili nuove generazioni.</p>



<p>La <em>conricerca come percorso e metodo per un diverso e consapevole agire sociale che ci porti continuamente a doversi confrontare con la realtà, ci permetta di costruire un punto di vista della realtà considerata, e soprattutto ad essere attivi nel trasformare questa realtà. La qualità di questa elaborazione dipende principalmente dal rapporto con la situazione sociale, quindi c’è un problema di diffusione della presenza, presenza del militante che si radica in un contesto di attività sociali, di conflitti, di lotte e di proposte e ne costruisce relazioni iterative</em> (R. Alquati, <em>Per fare conricerca</em>, Calusca edizioni, 1993, p. 5).</p>



<p>Un percorso, dunque, come dicevamo, che punta ad una finalizzazione (strategia) ben chiara che si svolga attraverso fasi attive (tattica) che partono dalla definizione di <em>un’identità di parte, </em>di un punto di vista preciso capace di situarsi per analizzare e provare a deviare lo stesso flusso sociale dato. Una progettualità, direbbe Alquati, che si oppone al <em>mero abbandonarsi all&#8217;evoluzione e all&#8217;alterazione, come d&#8217;altronde a quella di farsi portare passivamente da un&#8217;innovazione (che per me nella specificità è sempre capitalistica). […] E suggerisce anche che la tendenza vada anticipata per deviarla altrove e non solo per precorrerla, e che per deviarla bisogna cercare contro-risorse nell&#8217;ambivalenza del presente finché la tendenza è ancora aperta, ovvero prima che sia conclusa; il che è tutto meno che farsi portare dall&#8217;innovazione</em> (ibidem, p. 6).</p>



<p><em>Innovazione</em> fa rima con progresso e progressisti. <em>Identità</em>, seppure di parte, pare alludere a tradizione e/o conservazione. Eppure, secondo il fare della conricerca, proprio l’abbandonarsi all’innovazione, miracolisticamente, fatalmente, è specificamente caratterizzato come capitalista. L’innovazione può essere pensata come nuovo mantra del capitalismo se viene colta nel suo portato di accelerazione quantitativa dei processi, come espediente tecnologico che accelera, ottimizza e massimizza il concetto di produzione. Fortunatamente l’innovazione è anche altro, ma rimane sempre un oggetto pericoloso col quale baloccarsi, vista la facilità col quale l’approccio innovativo si presta al processo di sussunzione da parte del capitale. Molte di queste categorie troveranno, forse, una qualche sistematizzazione nel farsi dell’inchiesta. Ci proponiamo di non rifiutare nulla aprioristicamente ovvero ideologicamente. Per aprire vie nuove nella scalata della vetta non ci sono certezze, solo incognite:<em> scopo immediato della conricerca e di acquisire nuova ulteriore conoscenza più &#8220;potente&#8221; di quella che già abbiamo. Più potente nel senso di più estesa, più profonda e più aggiornata, oltreché più efficace ed efficiente nel conseguimento degli scopi di trasformazione della realtà odierna. Se si tien conto della maniera in cui molti oggi, soprattutto giovani, si buttano piuttosto su vecchie identità relativamente forti, e così vecchie pratiche e modelli paventando l&#8217;incertezza, si inferisce che la conricerca interessa ben poco</em> (Ibidem, p. 13).</p>



<p>Fare così come si è sempre fatto dà certamente sicurezza. Anche quando le prassi e le teorie si sono manifestate inadeguate e comunque almeno non “vincenti”, pare sia sempre più gratificante reiterare il medesimo invece di tentare altro. Di fatto siamo reduci da una completa dismissione “dei fondamentali”. Tutto ciò che era antico, storico, consueto è stato buttato giù dalle piccole e grandi “rivoluzioni” del XX secolo. In questo senso le pratiche e le teorie sono rimaste abbarbicate a quel periodo storico “epico” e spesso “mitico”. Quanto di tutta quella iconoclastia è stata utile ad un processo di vera liberazione? Allo Stato nazionale è succeduta la globalizzazione; il libero mercato su livelli planetari. Alla famiglia nucleare tradizionale è succeduta la sperimentazione degli affetti della cosiddetta famiglia allargata. Al patriarcato non è succeduto il matriarcato ma di certo non si vivono più (almeno in termini tendenziali ed in occidente) i tempi del padre padrone, anzi si è transitati all’oggi dalla fase dell’uccisione di ogni padre. Dall’autoritarismo privo di libertà si è passati, molto probabilmente, ad un democraticismo privo di regole, dal maestro con la bacchetta in mano alla professoressa denunciata per aver sgridato uno studente completamente indisciplinato, da una sessualità compressa ad una espressione sconfinata delle possibilità pensabili e spesso mercificate e schiavizzanti. Sono solo tracce di ricerca che non possiamo declinare se non attraverso il percorso di inchiesta e conricerca che dovrà situarci nella condizione storica attuale, consci della mutevolezza e temporalità di ogni condizione sociale.</p>



<p>Ancora oggi, però, sembra che risuonino in una stantia sinistra i medesimi slogan. Educazione sessuale nelle scuole, liberazione dei costumi, abbattimento del patriarcato, pedagogia democratica, dissoluzione della patria, della religione e della famiglia…come se il ‘900 fosse ancora lì e non avesse prodotto alcun effetto concreto. Proprio questi effetti concreti vogliamo indagare per comprendere l’oggi attraverso le lenti delle battaglie vinte e soprattutto di quelle perse.</p>



<p>Cos’hanno prodotto? Quali vittorie? Quali sconfitte? Viviamo in un mondo iper-tecnologico che ci conduce negli scenari virtuali del metaverso. Cosa significa tutto ciò per le nuove generazioni? Come interpretano il presente? Di quali lotte si fanno promotori? Quanto sono autonomi rispetto al flusso dell’innovazione capitalistica? Quanto e come la comunicazione mediale e social produce conoscenza e si fa coscienza?&nbsp;</p>



<p><em>Ho già parlato prima di &#8220;ipotesi iniziali contrastanti&#8221;, di partire da ipotesi provvisorie da selezionare e sempre meglio fondare. Questo è proprio il punto da cui una ricerca può partire. Quando si hanno ipotesi (e concetti) relative allo stesso fenomeno in contrasto e quante più così se ne hanno tanto più vale la pena di fare ricerca</em> (Ibidem, p. 21).</p>



<p>Il percorso ci dirà &#8211; speriamo &#8211; se la teoria &#8211; e la prassi da essa discendente &#8211; <em>è da reinventare (perché si è mostrata errata ed ha portato a fallimenti anche gravi e clamorosi) non solo la teoria più ampia e generale in cui sono inscritti, ma poi anche i modelli e le modalità organizzative delle pratiche che da tale teoria sono derivate. Ma questo purtroppo non sembra a taluni un motivo per cambiare strada. Prevale il bisogno di identificazione e di praticare un&#8217;organizzazione autoreferente, ossia fine a sé stessa!</em> (Ibidem, p. 13).<em>Noi dobbiamo incominciare a fare un lavoro preliminare, nel corso del quale si creino le condizioni perché almeno vengano fuori le ipotesi per una successiva fase di ricerca; quindi noi dobbiamo da un lato discutere e conformare le nostre concettualizzazioni cominciando a riconcettualizzare insieme; e dall&#8217;altro fare prima una specie di “prericerca&#8221;, o &#8220;ricerchina preliminare&#8221;, sia formativa che sperimentale ed esplorativa, che però serva a sua volta a tirare fuori queste ipotesi per una successiva fase di ricerca, e ad una prima riconcettualizzazione comune; e così anche a costruire un certo minimo linguaggio comune, con cui ci si capisca operando e per operare, e quindi dei significati comuni</em> (Ibidem, p. 23).</p>



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<p>Le precedenti puntate&#8230;</p>



<p><a href="https://www.malanova.info/2022/12/23/lurgenza-della-conricerca-i/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>L&#8217;URGENZA DELLA CONRICERCA (I)</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2023/01/03/lurgenza-della-conricerca-ii/">&lt;strong&gt;L’URGENZA DELLA CONRICERCA (II)&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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