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LE «SACRE ICONE» DELLA SINISTRA: IL GENERAL INTELLECT

Proponiamo un interessante pezzo di Romano Alquati sul “General intellect” estratto da Sacre icone, testo del 1993 (Calusca Edizioni) in cui l’autore passa in rassegna alcune “sacre icone” care agli intellettuali della piccola borghesia di sinistra. Nell’estratto da noi proposto il General intellect viene analizzato nella sua ambivalenza e ambiguità interpretativa ponendo l’accento sulle risorse “calde” (capitale-umano) e su quelle “fredde” (capitale-mezzi). Ad Alquati però interessano le prime, la co-azione di classe (più o meno organizzata) che pensa e inventa creativamente. A “caldo”, dunque. Lo fa con una interpretazione puntuale del Frammento sulle macchine contenuto nei Grundrisse di Marx evidenziando “l’altra faccia della medaglia”: la potenzialità dello sviluppo del capitalismo ha dovuto fare i conti con “l’altra faccia della stessa medaglia, che l’ha comunque bloccato e contenuto nel vecchio alveo: «Ma il Capitale è limite a se stesso» dice Marx nella seconda parte del Frammento, e così non può consentire che le potenzialità escano fuori dagli argini, ossia dalle permanenze fondamentali che qualificano ed istituiscono il sistema come capitalistico consentendone il funzionamento per i suoi Megafini e Metafini”. Infine, per agevolarne la lettura, specifichiamo che il prefisso “co”, più volte presente nel testo, indica che quella specifica voce è da intendersi “combinata con i mezzi”.


Un’icona che in certe cerchie ora ritorna. Si dice: il sistema capitalistico potenzia, usa ed espropria il cosiddetto “General intellect”.[1] Ma appunto lo potenzia per usarlo per i suoi Mega-fini e Meta-fini. Anche la dizione “General-intellect” ha due significati: può riferirsi alla gente ((iper)proletaria) che co-agendo, in modo più o meno organizzato, pensa, più o meno creativamente, ed inventa ecc.; oppure può riferirsi piuttosto all’output di ciò, al bagaglio di conoscenze e di teorie e concetti che questa gente ha collettivamente e complessivamente co-prodotto e co-produce; e allora “caldo” o “freddo”. Malgrado tutto a me interessa più il primo significato!

Il “General-intellect”come abbiamo già intravisto, è espressione ambigua: è riferibile pure al Mega/Meta-padrone; e così, appunto, sta pure in questo Percorso. Esso è allora pure questione dell’Iperproletariato stesso (ovvero di (quasi) tutti quanti nel Capitalismo) come Co-attore singolo/collettivo piuttosto accettante, secondo le Mega/Meta-finalità del Capitalismo stesso, innanzitutto funzionale a queste. L”‘intelligenza generale, sociale e diffusa” e la stessa “Forza-invenzione” esistono come tali dentro la Co-organizzazione e la trama Co-organizzativa sistemica (la quale, come dicevo fin dall’inizio di questo testo è si prodotta dagli iper-proletari, ma per il Macro-padrone e sotto il suo Comando) di Accumulazione e Valorizzazione di Capitale e non operano granché fuori di lì.[2] Oggi (mi occupo dell’intelligenza e dell’intelligenza sociale diffusa e della creatività ed innovatività e della Forza-attiva generale e sociale ed in specie di quella intellettuale da decenni…, anche nell’Autonomia e nell’Antagonismo: dagli ultimi anni ‘50[3], più esattamente). Tanto più oggi, proprio l’attivazione, la realizzazione, del General intellect è la quintessenza dello sfruttamento. E in tutti e tre i Percorsi.

Sebbene si riproponga la questione cruciale dell’Ambivalenza della sua generalità e collettività e complessività sistemica in quanto Potenza attiva e Produttiva (di Capitale) sistemica, e quindi di una persistente e più o meno residuale faccia “per se stessa”. Nel senso di crescente Potenza nostra come Forza-attiva necessaria tuttora irridotta ai Mezzi, ed allora nostra esclusiva Co-risorsa (pure contrattuale); benché spesso sia Forza-attiva solo in potenza.

E così questa cultura che lui produce come grande Funzione e meccanismo funzionale del sistema realizzando il “Piano del Capitale[4]”, è cultura sistemica; lui, ossia l’Iperproletariato sia singolarmente che soprattutto collettivamente, la produce/artefà, è lui a produrla; e così lui produce anche i suoi produttori singoli e collettivi, ovvero se stesso, funzionalmente agli scopi del Mega/Metapadrone, innanzitutto, nonché i rapporti, ecc..

E se il General-intellect è inteso come “vivente”, non è solo una “parte” (nella problematica “separabilità”) o caratteristica dell’Iperproletariato come forza attiva sociale e collettiva vivente tenuto insieme dalla Co-organizzazione sistemica, ma è l’Iperproletariato stesso come classe-co-attrice del sistema in cui si evidenzia qualcosa: l’aspetto inventivo/creativo, poietico di solito. Ripeto: se è inteso come Risorsa vivente. Ma è ormai anche General-intellect mezzificato, trasferito ai Mezzi. Questo è il punto! Ed allora è almeno “General-intellect combinato”, “Co-general-intellect”, parte e Risorsa combinata della “Combinazione-attiva” generale ed in generale; la quale (per caso?) è comandata e diretta dal Macro-padrone e Capitalista-collettivo, come Classe-parte ostile all’Iperproletariato medesimo.


Note:

[1] Vedi il Frammento sulle Macchine dei Grundrisse di Marx. Ma al riguardo di questo Frammento torno a ripetere quello che in trent’anni ho già detto molte altre volte. Nella sua prima parte di questo pezzo Marx prevede con grande anticipo sviluppi possibili ma secondo me solo in parte realizzati dal Capitalismo, di modo che sono restati solo delle potenzialità in quanto erano solo una faccia della medaglia; la quale però ha dovuto fare i conti con l’altra faccia (della stessa medaglia), che l’ha comunque bloccato e contenuto nel vecchio alveo: «Ma il Capitale è limite a se stesso» dice Marx nella seconda parte del Frammento, e così non può consentire che le potenzialità escano fuori dagli argini, ossia dalle permanenze fondamentali che qualificano ed istituiscono il sistema come capitalistico consentendone il funzionamento per i suoi Megafini e Metafini. Dal ‘62 ad oggi, a ondate successive, il Frammento è stato ripreso da vari intellettuali che regolarmente hanno omesso di accorgersi che c’è un “ma”, e di considerare la seconda faccia della medaglia e tener conto di come malgrado tutto il sistema capitalistico sia tuttora contenuto dentro le sue soprastanti invarianze; malgrado le fantasticherie di costoro. Certe potenzialità (che non sono tanto il tedioso discorso delle Forze produttive) ancora non trovano realizzazione, se non imposte con la forza… Questo non vale meno per l’autonomia del General-intellect. Vincolato sia nella sua Forma che nella sua sostanza, anche qualitativa, ai Macrofini sistemici.

[2] Anche se però fuori di lì ci sono ormai solo degli spizzichi, questi per noi contano molto!

[3] E di questo mi dispiace per Magnaghi che anni fa ha voluto fare passare proprio me per attardato tribuno delle mani callose.

[4] Chi si rivede? E questo non abolisce né la concorrenza né il ischio; ma li limita molto. Ed opera soprattutto nell’antagonismo di classe-parte.

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