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BIOENERGIE E CARBON DEBT

Vi proponiamo la traduzione di una recente lettera sottoscritta da 500 scienziati ed economisti provenienti da tutto il mondo e inviata ad alcune personalità politiche tra le più influenti al mondo. Secondo i dati dell’associazione EBS (Energia da Biomasse Solide), in Italia esistono 20 operatori del settore con 23 centrali in servizio che bruciano 3,5 milioni di tonnellate di legna annui (per il 90% di provenienza italiana) producendo 420 Mw e occupando 5000 addetti diretti e indiretti. Questo tipo di produzione risulterebbe profondamente antieconomica oltre a rappresentare –  come viene chiaramente evidenziato nella lettera – una falsa energia rinnovabile.


Al presidente Biden, alla presidente Von der Leyen, al presidente Michel, al primo ministro Suga e al Presidente Moon

I sottoscritti scienziati ed economisti lodano ciascuno di voi per i vostri ambiziosi obiettivi, annunciati per gli Stati Uniti, l’Unione Europea, il Giappone e la Corea del Sud, per raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050. La conservazione e il ripristino delle foreste dovrebbero essere strumenti chiave per il raggiungimento di questo obiettivo e allo stesso tempo aiutare ad affrontare la crisi della biodiversità globale.

Vi invitiamo a non minare gli obiettivi climatici e la biodiversità mondiale passando dal bruciare combustibili fossili al bruciare alberi per generare energia.

Per decenni, i produttori di carta e prodotti in legno hanno generato elettricità e calore come sottoprodotti dei loro rifiuti di processo. Questo utilizzo non porta  al taglio ulteriore di legna. Negli ultimi anni, tuttavia, si è fatta una  scelta sbagliata  decidendo di abbattere alberi per impiegarli nella produzione di bioenergia, rilasciando carbonio che altrimenti rimarrebbe  sequestrato nelle foreste.

Il risultato di questa ulteriore raccolta di legna segna  un importante aumento delle emissioni, creando un “debito di carbonio”, che aumenta nel tempo man mano che vengono raccolti più alberi per implementare l’uso bioenergetico. La ricrescita degli alberi e lo spostamento dai combustibili fossili potrebbero alla fine ripagare questo debito di carbonio, ma la ricrescita richiede un tempo che il mondo non ha per risolvere velocemente il cambiamento climatico. Come numerosi studi hanno dimostrato, questa combustione del legno incrementerà il riscaldamento (globale ndt) per decenni o addirittura per secoli. Ciò è vero anche quando il legno sostituisce carbone, petrolio o gas naturale. Le foreste immagazzinano carbonio, circa la metà del peso del legno secco è carbonio. […] Bruciare legno è un processo carbonio-inefficiente, quindi il legno bruciato per generare energia emette più carbonio dalle ciminiere rispetto all’utilizzo di combustibili fossili. Complessivamente, per ogni kilowattora di calore o elettricità prodotta, utilizzando legna, è probabile che si aggiunga all’aria da due a tre volte più carbonio rispetto all’utilizzo di combustibili fossili.

L’aumento del riscaldamento globale per i prossimi decenni è un pericolo.  Ciò significa  danni immediati a causa di un aumento degli incendi boschivi, l’innalzamento del livello del mare e periodi di caldo estremo nei prossimi decenni. Significa anche danni permanenti dovuti allo scioglimento più rapido dei ghiacciai e lo scongelamento del permafrost, oltre ad un maggiore accumulo di calore e acidità negli oceani del mondo. Questi danni non verranno annullati anche se rimuoveremo decenni di carbonio da ora.

I sussidi governativi per la combustione della legna creano un doppio problema climatico perché questa rappresenta una falsa soluzione che sta sostituendo approcci realmente sostenibili per la riduzione reale di carbonio. Le aziende stanno  orientando l’uso di energia dal fossile al legno, che aumenta il riscaldamento,  invece di una transizione verso il solare e all’eolico, che potrebbe davvero diminuire il riscaldamento.

In alcuni luoghi, tra cui il Giappone e la Guyana francese, ci sono proposte non solo per bruciare la legna per l’elettricità ma anche per bruciare olio di palma o di soia. La produzione di questi combustibili richiede l’espansione della palma o la produzione di soia che porta all’abbattimento delle foreste tropicali, queste hanno  un’alta capacità di sequestro di carbonio.Gli “standard di sostenibilità” per la gestione delle foreste o degli oli vegetali non possono alterare questi risultati. La gestione sostenibile è ciò che consente alla raccolta del legno di ripagare i debiti di carbonio, ma non possono incidere nei prossimi decenni o addirittura secoli  sull’aumento del riscaldamento globale. Allo stesso modo, qualsiasi aumento della domanda di olio vegetale si aggiunge alla pressione globale per eliminare più foreste per l’aumento della domanda di cibo.

Rendere i paesi responsabili delle proprie emissioni derivanti dai cambiamenti nell’uso del suolo, sebbene auspicabile, non è possibile senza abolire leggi che trattano la combustione del legno come carbon neutral. […]

Allo stesso modo, il fatto che i paesi siano responsabili delle emissioni derivanti dall’uso del gasolio  sarebbe inutile una legge che incoraggiasse a consumare più gasolio sulla falsa  convinzione che il diesel sia ad emissioni zero. I trattati che definiscono le responsabilità climatiche nazionali e le leggi energetiche in ogni paese, devono fare una ricognizione accurata degli effetti climatici delle attività che incoraggiano o incentivano.

Le vostre decisioni in futuro avranno grandi conseguenze per le foreste del mondo perché se il mondo fornirà solo un ulteriore 2% della sua energia dal legno, avrebbe bisogno di raddoppiare la raccolta di legno commerciale. Ci sono  prove convincenti, al contrario, che l’aumento di bioenergia in Europa abbia già portato ad un notevole aumento delle raccolte forestali. Questi approcci creano anche un modello che incoraggia i paesi tropicali a tagliare più foreste, oltre a quelle che già tagliano, come hanno fatto molti paesi minando gli obiettivi degli accordi forestali accettati a livello mondiale.

Per evitare ciò, i governi devono porre fine ai sussidi e agli altri incentivi che esistono oggi per bruciare legna sia delle loro foreste che provenienti da altre nazioni. L’Unione europea deve smettere di trattare la combustione della biomassa come carbon neutral nei suoi standard di energia rinnovabile e nel suo sistema di scambio di quote di emissioni. Il Giappone deve smettere di sovvenzionare le centrali elettriche per bruciare la legna. E gli Stati Uniti devono evitare di trattare la biomassa come a emissioni zero o a basse emissioni di carbonio mentre crea regole climatiche e crea incentivi per ridurre il riscaldamento globale.

Gli alberi sono più preziosi vivi che morti sia per il clima che per la biodiversità. Per riuscire nel futuro a raggiungere gli obiettivi di emissioni zero, i vostri governi dovrebbero lavorare per preservare e ripristinare le foreste e non per bruciarli.

Traduzione a cura della Redazione di Malanova

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