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COSENZA: COMITATO PER LA SALUTE, LA SANITA’ E LA CURA

Pubblichiamo un estratto della nota del COMITATO PER LA SALUTE,LA SANITA’ E LA CURA di Cosenza.

Non si può che essere soddisfatti da quanto è emerso ieri dalla discussione svoltasi tra la frescura della Villa Vecchia a Cosenza.

Una premessa. Nelle nostre discussioni comuni alcune cose dette le vedremo ripetersi, e questo non ci turba affatto, sta nelle cose che stiamo provando a fare; mentre altre sembrano ad avere qualche difficoltà di condivisione con alcuni di noi,anche questo ci sta per cui repetita iuvant.
Su cosa significhi fare un Comitato, dai contenuti e dell’ambizione come il nostro, abbiamo ampiamente discusso nella prima riunione.

In esso di fatti si afferma chiaramente il principio della centralità della discussione stessa e che solo a partire da essa, dal suo darsi, si può aspirare a dare vita alla possibilità concreta di agire politicamente nella nostra città, provando tutti insieme a costruire un programma politico offensivo.
Serve, dunque, e spero che la cosa sia chiara per tutti noi, approfondire un momento essenziale di confronti, di focalizzazione dei discorsi e degli ambiti di interventi.
La delineazione di un agire comune che può scaturire da tutto ciò non è dato semplicemente dal numero delle giornate dedicate a tal fine ma soprattutto dalla nostra capacità di pensare collettivamente, pensare in comune.

Ieri gran parte della discussione si è dipanata a descrivere e sottolineare quelle che sono alcune delle caratteristiche principali intorno al tema della struttura sanitaria, declinata brevemente, nei suoi ambiti nazionali e locali dai vari contributi che si sono sviluppati lungo quasi tutto l’incontro.
E’ emerso chiaramente che negli ultimi 30 anni, lo smantellamento del welfare ha corrisposto a una trasformazione radicale dello stesso. Nel nostro paese, solo nell’ultimo decennio di politiche neoliberali e di austerità sono stati cancellati 70.000 posti letto e 359 reparti e interi ospedali. L’esito fallimentare di queste misure sono sotto gli occhi di tutti.
Nel 2018, la spesa sanitaria complessiva pubblica e privata sostenuta dalle famiglie ammonta a circa 153miliardi di euro dei quali 115 miliardi di competenza pubblica e circa 38 miliardi a carico delle famiglie.
Dal 2010 al 2018 la Spesa Sanitaria pubblica è aumentata di un modesto 0,2% annuo, molto meno dell’incremento del Pil che è stato dell’1,2%.
Al rallentamento della componente pubblica ha fatto seguito una crescita più sostenuta della spesa privata delle famiglie, pari al 2,5%.
Nel 2017 il numero dei medici e odontoiatri del SSN è di 105.557 unità, registrando un calo dell’1,5% rispetto al 2014, quando i medici erano 107.276.
Per quanto riguarda il personale infermieristico si registra una riduzione dell’1,7% del numero di unità,che passano da 269.151 nel 2014 a 264.703 nel 2017.
Questa emergenza dei servizi, prima della pandemia, dava monito sulla fragilità dei Servizi Sanitari Regionali.
Questa emergenza ha messo in luce la necessità di riorganizzare e sostenere con maggiori risorse il ruolo del territorio che avrebbe potuto arginare, soprattutto nella fase iniziale della pandemia, una parte dell’emergenza evitando che questa si riversasse sulle strutture ospedaliere, impreparate ad affrontare una mole così elevata di ricoveri di persone in una fase molto acuta dell’infezione.
Un altro elemento su cui si è riflettuto è l’organizzazione decentrata della Sanità Pubblica.
Le Regioni, infatti, si sono mosse in maniera diversa l’una dall’altra e non sempre in armonia col Governo centrale.
Negli ultimi mesi sono state allocate alla Sanità un incremento di risorse più di quante ne siano state attribuite negli anni precedenti.
Ma ora, qualcuno sostiene nella discussione, è importante attivare una capacità di organizzazione gestione e controllo diversa da quella che si è vista sino ad oggi.
L’esperienza vissuta ha dimostrato che la Sanità Regionale non si è dimostrata efficiente nel fronteggiare la pandemia.
Di conseguenza la popolazione non ha potuto avere le garanzie di cura.
L’abbandono della Sanità Territoriale, si fà rilevare, ha riversato un enorme numero di malati sui pronti soccorsi e sulle terapie intensive degli ospedali delle regioni.
Il virus non è vero che colpisce senza distinzione di classe. Ci sono vite che hanno diritto all’assistenza e alla cura e vite che non lo hanno.
Così come ci sono stati corpi che hanno subito la quarantena e altri che l’hanno resa possibile perchè non hanno mai smesso di lavorare, dentro e fuori casa:infermiere/i, medici, lavoratrici e lavoratori delle imprese di pulizia, lavoratrici domestiche, della cura, insegnanti, madri che accudiscono bambine/i, figlie che assistono genitori anziani.
Da mesi siamo a casa, ma non tutte/i nello stesso modo.

C’è la necessità di includere nella riflessione la dimensione socio-ecologica della riproduzione sociale.
Il nesso tra riproduzione sociale e quella ecologica non è nuovo!
Oltre al lavoro delle donne, il capitalismo dell’era industriale si é appropriato della biosfera come fonte di energia.
Entrambe, attività riproduttive e biosfera, sono state ridotte a risorse gratuite per alimentare un modo di produzione guidato dall’imperativo del profitto e della crescita.
Oggi, il collasso della struttura della cura corrisponde a quello degli ecosistemi e questo è impossibile da ignorare nel prosieguo della nostra discussione.

COMITATO PER LA SALUTE, LA SANITA’ E LA CURA.

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