NUOVA EMERGENZA RIFIUTI, MA E’ VERA EMERGENZA?

Giorni fa pubblicavamo un documento nel quale tracciavamo il quadro generale del sistema di gestione dei rifiuti a livello regionale. Solo pochi giorni dopo, vi è stata una presa di posizione da parte dei sindaci dell’area metropolitana di Reggio Calabria, i quali invocano l’intervento della Regione per addivenire ad una soluzione “definitiva” del problema rifiuti. Nella proposta si parla delle discariche di Siderno e Melicuccà, nonché dell’inceneritore di Gioia Tauro; ora queste proposte appaiono forse utili per affrontare l’emergenza, ma non per pervenire ad una soluzione definitiva del problema, legato all’intero ciclo dei rifiuti. Le discariche, quando rimangono l’unico metodo per smaltire  rifiuti di vario genere, non saranno mai la soluzione definitiva, in quanto le discariche non sono buchi neri dove ci può finire di tutto per millenni.

Ma è vera emergenza o è semplicemente il ripetersi, a scadenza più o meno fissa, di un problema mai veramente risolto? Il problema è il ciclo stesso dei rifiuti così com’è oggi gestito in Calabria, un sistema che non fa altro che riempire le discariche per poi realizzarne altre e poi altre ancora e così via. Il ciclo di vita dei prodotti e dei materiali è rapidissimo, con costi tanto socio-economici che ambientali realmente insostenibili. Le soluzioni definitive hanno ben altri percorsi e richiedono un sistema radicalmente diverso dal binomio discariche/inceneritori. C’è forse chi ancora pensa che un inceneritore distrugga  totalmente l’immondizia, in realtà ne riduce il volume di circa il 70%, il restante 30% sono ceneri speciali che devono essere processate per poter essere smaltite. L’intero ciclo di incenerimento si presenta, quindi, con costi molto alti sia in termini economici che ambientali, è una pratica che senza il supporto economico fornito dai finanziamenti per le energie rinnovabili o assimilate (Cip6) e senza il pagamento cospicuo per conferire il materiale, circa 113€/t di media al netto di ecotasse e contributi, sarebbe antieconomico per qualunque soggetto.

Le soluzioni definitive passano per un processo articolato e partecipato del ciclo dei rifiuti; negli anni il CSOA Cartella ha seguito le varie vicende ambientali regionali assieme a molte altri soggetti e associazioni, elaborando proposte che sono sempre finite nel dimenticatoio delle politiche regionali. Il riciclo e il riuso da soli non bastano, c’è bisogno di azioni più incisive da parte degli enti pubblici, c’è bisogno di disincentivare la produzione di materiali non riciclabili, serve che la raccolta differenziata cominci a diventare conveniente per le persone. Gli esempi virtuosi non mancano e non bisogna neanche cercarli troppo lontano, in Calabria molti piccoli comuni si sono dimostrati virtuosi sorpassando la media nazionale, ma non basta; senza un PRGR (Piano Regionale Gestione Rifiuti) propriamente elaborato, questi esempi resteranno casi isolati, non assimilati all’interno di un sistema complesso che fa della partecipazione un fattore chiave dell’intera strategia.

Un sistema che saltasse a piè pari lo “smaltimento” come unica soluzione, ma vedesse le discariche come estrema ratio per il conferimento di frazioni minimali del flusso di materiale in circolazione, sarebbe non solo preferibile ma auspicabile. In questa fase post pandemica che si sta aprendo, e che sarà contraddistinta da una grave crisi economica, intraprendere un processo di cambiamento strutturale del ciclo dei rifiuti potrebbe innescare un processo virtuoso di piccole iniziative economiche, sia di micro imprenditoria che di cooperazione. Investimenti che non sarebbero solo un mero sostegno ai redditi familiari, ma un significativo stimolo per l’economia territoriale.

Un sistema virtuoso dovrebbe passare per tecnologie a basso impatto e dai costi di gestione risarcibili con il riuso e la vendita delle materie riciclate. Per rendere possibile ciò, il processo deve necessariamente poggiare su un sistema di aziende speciali a capitale pubblico e partecipate: solo una azienda pubblica, che ha l’obbligo di reinvestire gli utili per ottimizzare il processo, può far fronte alla complessità della gestione del ciclo dei rifiuti. Parlare ancora di discariche ed inceneritori in un’ottica di soluzione definitiva del problema, costituisce quindi una posizione debole e inconsistente, oltre che comportare costi insostenibili per il territorio, sia in termini economici che ambientali.

C.S.O.A. Angelina Cartella

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