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I DATI ARPACAL SULL’INQUINAMENTO AI TEMPI DEL CORONA VIRUS IN CALABRIA ED A RENDE (CS)

L’ARPACAL ha diffuso un report concernente l’andamento dei livelli di qualità dell’aria nella regione Calabria in concomitanza all’emergenza COVID-19. Un esperimento condotto in tutta Italia sfruttando la straordinarietà del lockdown con il relativo blocco di attività produttive e traffico veicolare.

“In particolare sono stati analizzati i dati di qualità dell’aria di PM10 e Biossido di azoto (NO2), al fine di valutare la variazione della loro concentrazione a seguito del rispetto delle misure restrittive che hanno comportato una diminuzione del traffico veicolare. Pertanto sono stati analizzati i dati registrati nel primo quadrimestre del 2020, confrontando i valori prima e durante il lockdown e con i valori registrati nello stesso periodo del triennio 2017-2019”.  Sul nostro territorio rendese sono presenti 5 stazioni per la rilevazione della qualità dell’aria.

Nei grafici seguenti viene mostrato, in maniera sintetica, l’andamento della concentrazione del biossido di azoto su tutta la rete regionale di qualità dell’aria (RRQA) dei primi quattro mesi dell’anno 2020 e quello registrato nello stesso periodo del triennio precedente.

Dai valori si nota una sostanziale uniformità nei primi mesi dell’anno mentre nei mesi di marzo e aprile la differenza diventa evidentemente più significativa. Si noti comunque come il Comune di Rende abbia valori molto elevati rispetto a tutte le altre stazioni se si eccettua nella tabella 2 per la stazione situata a Crotone. Questo anche per quanto riguarda le rilevazioni che riguardano specificamente l’inquinamento da traffico veicolare.

“L’abbassamento dei valori di concentrazione del biossido di azoto è evidente anche nei grafici successivi che mostrano l’andamento del “giorno tipo” e della “settimana tipo” per due stazioni da traffico, Rende (CS) e piazza Castello (RC) riferiti ai primi quattro mesi del 2020 (linee tratteggiate) e allo stesso periodo del 2019 (linee continue)”.

Anche le rilevazioni del monossido di azoto, ancora più preciso nella valutazione dell’impatto ambientale del traffico veicolare, mostrano come il lockdown sia stato decisivo per il calo dei valori medi fino al 68%. Durante la notte infatti i livelli pre e post corona virus sono pressochè costanti. A Rende la diminuzione percentuale si attesta tra il 45 ed il 50%. Anche qui segnaliamo l’importanza dell’inquinamento veicolare rispetto alle altre stazioni calabresi.

Quindi i dati della qualità dell’aria registrati dalla stazioni mostrano una generale riduzione della concentrazione di NO2 a causa del lockdown. Diverso il discorso sulla concentrazione di PM10, altro parametro preso in considerazione, che non ha mostrato una flessione così evidente.

“Una possibile spiegazione di questo andamento va ricercata nel fatto che PM10 e NO2 hanno origine e caratteristiche differenti, infatti mentre per il biossido di azoto la fonte prevalente è il traffico veicolare per il PM10 la sorgente primaria è da attribuire al riscaldamento. Questa fonte di emissione, durante il periodo di contenimento, non è stata mai interrotta anzi con la maggiore permanenza delle persone nelle abitazioni le emissioni provenienti dal riscaldamento domestico potrebbero essere anche aumentate rispetto agli anni precedenti”.

Ci sentiamo di non condividere questa ultima conclusione e di proporre quanto meno un dubbio. Marzo, Aprile e Maggio quest’anno sono stati particolarmente caldi e privi di piogge rilevanti. Con una media trimestrale che si è aggirata sui 15°C è del tutto improbabile un aumento dell’uso di riscaldamento domestico. Al contrario il dato che è rimasto costante sul nostro territorio rendese nel pre e post lockdown è quello relativo ad attività industriali particolarmente inquinanti come quella della centrale a biomasse visto che il codice Ateco 35 (fornitura energia elettrica) non risulta tra le attività bloccate dai provvedimenti ministeriali.

Lo studio dell’ARPACAL è privo delle necessarie verifiche sulla questione dando la colpa della concentrazione costante delle PM10 al riscaldamento privato. Ma il riscaldamento privato in città come Rende è oramai alimentato a metano che è un gas climalternante ma che non produce PM10. Non sarebbe male indagare ulteriormente vista la connessione che sta emergendo da alcuni recenti studi tra corona virus e inquinamento ambientale. In realtà, anche senza il parere dei dati ARPACAL, sarebbe una decisione di buon senso quella di sospendere un’attività economica come quella della Centrale a Biomasse insostenibile economicamente (visto che rimane aperta solo grazie ai contributi pubblici per le rinnovabili, sic!) ed ambientalmente (visto che si “nutre” di alberi ed inquina) in un quadro, quello della Regione Calabria, in forte surplus energetico.

redazione MALANOVA

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