PIATTAFORME DIGITALI: UTILIZZARE O ESSERE UTILIZZATI?

Redazione *

A causa del Corona Virus alcune attività economiche sono in crisi ed interi settori in tilt. Tranne i servizi essenziali tutto il resto vive un momento veramente critico tanto da far pensare alla necessità del varo di uno strumento reddituale di emergenza per chi non gode già attualmente di nessun tipo di paracadute.

Ma non tutto è fermo. Grandi manovre e grandi profitti si rilevano nell’ambito delle telecomunicazioni. Mentre le pubbliche amministrazioni hanno affidato il “lavoro agile” nelle mani del più istituzionale dei giganti digitali, Windows, utilizzando la sua piattaforma collaborativa Teams (ha registrato solo in Italia un aumento di utenti mensili pari a +775%), altre piattaforme si sono ricavate un posto al sole in questo periodo come Zoom, nonostante le forti critiche rivoltegli da più parti soprattutto sotto il profilo della privacy. Eric S. Yuan è il fondatore (2011) e amministratore delegato dell’azienda e del servizio a pagamento che oggi è utilizzato da tantissime aziende nel mondo. Lo stesso servizio è fruibile gratuitamente ma solo per mezz’ora alla volta. Gli utenti di Zoom sono passati rapidamente da 10 milioni di dicembre 2019 ai 300 milioni di Aprile 2020. Ma la cosa più incredibile è che questa onda ha generato un incredibile rialzo delle azioni e da gennaio ai primi di aprile un’impennata dei guadagni che si attestano a circa 2,58 miliardi di dollari. Zoom, infatti, è una società quotata in borsa con sede a San Jose in California.

Subito è corso ai ripari Mark Zuckerberg che si è affrettato a lanciare sul mercato Messenger Rooms, stanze virtuali da condividere sul proprio profilo o nei gruppi ed avviare una conversazione con anche 50 utenti.

Inutile dire che la finalità di tutte queste piattaforme, soprattutto quelle gratuite, è quella di attirare utenti e tracciarne i dati di navigazione per poi aggregarli, rivenderli o utilizzarli successivamente per proporre messaggi pubblicitari mirati. In un futuro prossimo utilizzando questi servizi, tra un discorso ed un altro, sfrecceranno annunci più o meno conformi ai nostri gusti così come derivati dai siti visitati o dalle parole chiave pronunciate.

Discorso a parte per Jitsi Meet che è uno strumento di videoconferenza open source completamente crittografata e gratuita che non necessita neanche di iscrizione. Jisti può ospitare fino a 200 partecipanti (fonte jitsi.org) ed essendo un’applicazione open source è possibile leggere o anche partecipare allo sviluppo del codice ed accedere alle API che consentono di integrare Jitsi nelle proprie applicazioni web o in un server dedicato. Questo permette una maggiore sicurezza, nessun tipo di tracciatura e pubblicità. Proprio per questo Autistici/Inventati ha scelto di piazzarlo sui propri server per renderlo fruibile (lo stiamo usando anche noi con buoni risultati) e gli stessi non mantengono alcuna registrazione della chiamata e nessun identificativo personale dei partecipanti.

Anche questa piccolo scorcio di società, ai tempi del coronavirus, ci mostra le infinite potenzialità della rete, dell’informatica, della tecnologia, dimostrando ancora una volta che non è lo strumento buono o cattivo ma come lo si pensa e come lo si utilizza. Si può pensare nella logica del mero valore di scambio, mercantile, finalizzato alla monetizzazione o secondo il valore d’uso che apre a possibilità di cooperazione e di sviluppi comunitari interessanti.

Dovremmo per una volta pensare di anticipare i tempi, le circostanze, non attenderle e provare a cavalcarle come il surfista fa con l’onda. Spesso quest’onda si configura come uno tsunami ingestibile per le piccole tavole degli improvvisati surfisti “alternativi”. Bisogna oltrepassare i limiti delle rivendicazioni ed aprirsi alla creatività pensando ad un nuovo paradigma che ci renda capaci finalmente, almeno per una volta, di anticipare i tempi e travolgere noi tutto come un’onda anomala!

Malanova nostra!

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