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QUALI RISPOSTE SU ACQUA E BENI COMUNI DAI CAMPIONI DEL LIBERISMO

Come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, in questi giorni d’emergenza dettata dal Coronavirus, non possiamo rimanere neutrali in primis alle grave situazione sanitaria che sta coinvolgendo, giorno dopo giorno, tutto il nostro Paese e, anche in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo 2020), sentiamo l’esigenza di intervenire ancora una volta su un elemento così importante per la salute e, di conseguenza, per la vita di tutte e tutti noi.

Da quasi nove anni (giugno 2011) siamo i custodi della straordinaria vittoria referendaria sulla ri-pubblicizzazione dei servizi pubblici locali e sull’estromissione della gestione dell’acqua dalle regole del mercato e del profitto.

A distanza di anni il volere di 27 Ml di italiane e italiani è ancora disatteso su tutto il territorio nazionale a parte quell’isola felice rappresentata dalla città di Napoli e di poche altre esperienze che stanno tentando di ri-pubblicizzare il servizio idrico (Torino e la provincia di Agrigento).

Di contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali pare non arrestarsi anzi, favorita da numerosi provvedimenti istituzionali a qualsiasi livello, cavalca indisturbata verso la massimizzazione del profitto da parte di pochi soggetti a scapito della massa.

La ragione di questo forte contrasto ci viene spiegata/imposta con motivazioni riguardanti la scarsità di risorse economiche da parte dello Stato a fronte di ingenti investimenti che sarebbero necessari per mandare avanti “il carrozzone” pubblico nella gestione di questi servizi. Ecco allora la trasformazione delle ex-municipalizzate in società di diritto privato e la privatizzazione di Cassa Depositi e Prestiti a livello nazionale, il trattato di Maastricht e il patto di stabilità interno poi pareggio di bilancio a livello europeo. Ovvero alcuni provvedimenti che impongono, tramite “la trappola del debito” la gestione del pubblico come un’azienda privata, andando anche oltre ogni principio costituzionale.

La “regola” generale, quindi applicabile a tutti i servizi pubblici, fino a questi giorni, era quella che il privato è bello e necessario in quanto consentirebbe maggiori investimenti per una migliore ottimizzazione nella gestione del servizio, senza andare ad intaccare la spesa pubblica anzi riducendone la portata, per un servizio efficace, efficiente ed economicamente sostenibile.

C’è voluta l’emergenza Coronavirus per spalancare gli occhi davanti all’evidenza che questo sistema ha messo tutte/i quanti noi in una situazione di serio pericolo individuale e collettivo, naturale conseguenza nell’aver perseguito questa strada che ci sta conducendo ad un baratro. Basterebbe fare un semplice raffronto con la sanità pubblica, o quel che ne resta, e la sanità privata.

Dopo anni di tagli, giustificati (da lor signori) dalla necessità di eliminare gli sprechi e ottimizzare (soprattutto dal punto di vista della spesa pubblica) il servizio, ci ritroviamo (e possiamo tranquillamente riferirci al solo nord del Paese, tanto decantato come eccellenza) senza posti letto, con mancanza di personale medico, con strutture al collasso.

Perché allora…

  • Perché adesso si possono stanziare migliaia di miliardi e per anni avete sempre risposto ad ogni rivendicazione sociale che i soldi non c’erano?

Abbiamo detto e ripetuto fino allo strenuo che per rimodernare la rete idrica, un vero e proprio colabrodo (ogni 10 litri immessi più di 4 litri si disperdono, con punte maggiori in diversi territori), occorre un nuovo sistema di finanziamento, basato sulla leva tariffaria, sulla finanza pubblica e la fiscalità generale, come abbiamo proposto nella nostra legge di iniziativa popolare, “dormiente” in Commissione Ambiente alla Camera.

  • Perché adesso si possono investire miliardi a sostegno di famiglie e imprese e per venti anni ci avete detto che gli aiuti di Stato erano vietati e si potevano finanziare solo le banche?

La ri-pubblicizzazione della gestione dell’acqua si può già mettere in campo ri-affidandone il servizio a Enti di diritto pubblico estromettendo dalle società i soggetti privati e sottraendo, così, la gestione alla logica di mercato e profitto. A questa nostra proposta, ci è stato più volte risposto che sarebbe un pesante aggravio per le casse delle stato. Niente di più falso come abbiamo dimostrato nel nostro dossier: http://www.acquabenecomune.org/notizie/nazionali/3842-milano-16-5-presentazione-dossier-su-costi-della-ripubblicizzazione-del-servizio-idrico

  • Perché adesso il patto di stabilità può saltare e per venti anni ci avete detto che era l’unica legge divina e sovrana a cui sacrificare tutto?

In primis i comuni, sui quali il nostro Paese ha riversato questo fardello imposto a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, ma che concorrono al debito pubblico solo per un 2%. Comuni (quindi cittadine/i) che a fronte anche ai tagli ai trasferimenti statali hanno dovuto, diremmo quasi obbligati, costituire queste società anche a totale partecipazione pubblica (ma di diritto privato) per la gestione dei servizi pubblici locali, per raccimolare a fine esercizio quel margine di utile da poter utilizzare nel bilancio comunale, non necessariamente in quel servizio erogato da quella stessa società, per il quale tutti quanti noi però corrispondiamo a una “tariffa” (NON UNA TASSA) di scopo.

  • Perché adesso ci dite che siamo un’unica umanità e per venti anni ci avete detto che dovevamo mandare via chi arrivava dal mare?

….ma non solo. Pensiamo ai senza tetto, alle persone che sono costrette all’occupazione di uno stabile per rivendicare il proprio diritto all’abitare o per dare, in forma associativa, quel servizio sociale che i comuni non riescono più a garantire. Abbiamo dovuto lanciare una petizione on-line per chiedere al Governo di intervenire perché i gestori interrompano i distacchi alle utenze morose, per garantire loro la continuità dell’accesso all’acqua essenziale alla vita. L’ARERA, l’autorità nazionale di regolazione del servizio idrico, da noi sempre combattuta perché facente gli interessi degli stessi gestori, ha sospesonon interrotto questi interventi, per i quali anche i sindaci risultano avere le mani legate, anche in una situazione non di emergenza come quella di questi giorni.

Questo vi chiederemo ogni giorno quando potremo finalmente uscire e venire in tanti sotto le vostre case.

Non riuscirete a fermarci.

Perché dopo essere stati costretti a stare soli e distanti ora sappiamo quanto sarà bello essere tanti e vicini.

Perché si scrive Acqua, ma si legge Democrazia

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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