No perditempo!

Email: redazione@malanova.info


DOPO L’ANTROPOCENE

di Alessandro GAUDIO*

In una permanente condizione di emergenza, nella quale è venuta a mancare la speranza di un rapido cambiamento, sono sempre più gli episodi in cui il reciproco aiuto lascia il posto all’egoismo di ognuno.

La sconsolata riflessione appartiene a Rocco Carbone, autore, nel 1998, di un romanzo, intitolato L’assedio, ambientato in una immaginaria città del sud sulla quale per giorni e giorni piove sabbia. Sull’intera narrazione incombe una diffusa e oscura percezione del male che, ad ogni modo, induce la gente alla riflessione, alla coscienza.

Quella immaginata da Carbone è solo una delle tante occasioni in cui la letteratura ha anticipato, per così dire, la realtà.

Ma quali riflessioni sta comportando la condizione in cui il virus ci ha costretti da qualche settimana? Non molte, in verità, sebbene si stia faticosamente facendo largo, ma con una certa forza, la necessità di ripensare il nostro rapporto con l’ambiente naturale che ci circonda. Rapporto che, purtroppo, continuiamo a declinare in termini di dualismo: un dualismo, tutto sommato, falso, che mantiene una pronunciata matrice antropocentrica. Eppure, dovremmo ormai aver capito che l’uomo non è l’unico agente del mondo e che non possiamo stare al mondo come se la natura fosse l’altro dell’umano.

Lo asserisce chiaramente Eduardo Viveiros de Castro proprio negli anni in cui il calabrese Carbone pubblica L’assedio per Feltrinelli: le lezioni dell’antropologo brasiliano sono poi confluite nel volume appena curato da Roberto Brigati per Quodlibet e intitolato Prospettivismo cosmologico in Amazzonia e altrove.

Si tratta con ogni evidenza di una coincidenza che, però, segnala come da più versanti sia ormai arrivata l’indicazione che la natura non è un oggetto passivo da plasmare a nostro piacimento.

Non sarà che sono ormai maturi i tempi per passare dall’Antropocene a quello che De Castro chiama multinaturalismo e che consentirebbe di superare una volta per tutte la classica e ormai inadeguata distinzione tra natura e cultura?

Se avessimo la capacità di guardare da un punto di vista diverso queste città senza abitanti, forse non sprofonderemmo nel nulla così profondo che questo virus ha creato, con le nostre paure, dentro di noi, mostrandoci con segni sempre più inequivocabili che non possiamo continuare sulla strada che abbiamo seguito finora e che un cambiamento è necessario.

Torre della Signora, 20 marzo 2020

* R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela)

Print Friendly, PDF & Email