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GC: Apertura campagna contro l’alternanza scuola-lavoro

Parte la nostra campagna contro l’alternanza scuola-lavoro, modello “di formazione” che il MIUR porta avanti da ormai più di due anni.
Ma che cos’è questa alternanza scuola-lavoro prevista nella legge 107? In soldoni, gli studenti devono fare obbligatoriamente attività aggiuntive (nei licei duecento ore, nelle scuole tecniche e professionali quattrocento), oltre alle classiche attività didattiche in aula. 
Nel 2015, primo anno di sperimentazione, per molti dirigenti scolastici è stato complicato trovare le aziende disposte ad accogliere e “formare” centinaia di migliaia di studenti ma, con l’accordo “Campioni per l’alternanza”, le aziende hanno fiutato l’affare: le prime sedici aziende coinvolte – Accenture, Bosch, Consiglio nazionale forense, Coop, Dallara, Eni, Fondo ambiente italiano, Fca, General Electric, Hpe, Ibm, Intesa Sanpaolo, Loccioni, McDonald’s, Poste italiane e Zara – si sono impegnate a prendersi in carico 27mila studenti all’anno e McDonald’s, ad esempio, ha dichiarato di poter formare (per noi meglio dire “sfruttare”) fino a diecimila studenti all’anno.
Secondo l’ex ministra Giannini, artefice di tale progetto, l’alternanza permetterà di “aggredire quello che è il nemico più temibile dell’Europa di oggi, e della nostra società, cioè la disoccupazione giovanile: due milioni di giovani che in Italia non studiano e non lavorano e non hanno speranza”. Ed ancora continua: “Si tratta di superare il novecento, senza perderne la forza, ritornare a una tradizione tutta italiana, tutta europea, che significa collegamento – a partire dalle botteghe rinascimentali – tra la parte teorica, il pensiero critico e la sua possibile applicazione. Quello che i greci chiamavano “techne” e i latini chiamavano “ars”, che è diventato un po’ il punto qualificante del prodotto italiano, quando si parla soprattutto di manifattura”.
A noi pare di intravedere, senza neanche troppe difficoltà, un po’ di confusione riguardo a quale sia il fine del progetto stesso, pare chiaro il tentativo di camuffare lo scopo reale (il far abituare sin da subito i ragazzi alle leggi disumane del libero mercato delle multinazionali, il far abituare gli studenti ad essere sfruttati sul lavoro e a rappresentare una risorsa di produzione di capitale finanziario per le aziende e multinazionali) con un misto di retorica del made in Italy (a meno che non ritenga Mc Donald’s e Zara “botteghe rinascimentali italiane”) ed un concetto un po’ astratto come quello di un’innovazione didattica, badando bene dal citare dei chiari riferimenti pedagogici. Ma quali sono stati i criteri con cui sono state scelte le aziende? “In base a tre criteri”, ha dichiarato l’ex ministero. “Esperienze di alternanza di qualità: hanno offerto percorsi di alternanza variegati (coinvolgono 14 settori di attività) che prevedono sia una parte informativa e di formazione, che di svolgimento pratico. Ciascuno studente potrà sviluppare competenze trasversali: lavoro in gruppo, risoluzione di problemi complessi, comunicazione, per fare alcuni esempi. Ogni studente avrà la possibilità di mettersi alla prova e valutare attitudini e preferenze che potranno tornare utili nell’indirizzare i prossimi passi del proprio percorso di crescita personale e professionale; tutte aziende nazionali e internazionali si sono impegnate a ospitare un numero di studenti significativo; tutte queste organizzazioni si sono impegnate a definire percorsi di alternanza innovativi nel rispetto dei princìpi previsti dalla legge Buona scuola”.
L’impressione è che la Giannini abbia dato carta bianca alle singole aziende per gestire come vogliono il progetto dell’alternanza e senza un evidente criterio educativo nel caso di alcuni accordi. Ma quale giovamento reale hanno gli studenti che andranno a fare alternanza da Zara, multinazionale più volte accusata di sfruttare i propri dipendenti? Solo l’anno scorso un’inchiesta indipendente ha messo sotto accusa Inditex, la multinazionale dell’abbigliamento che controlla Zara, addossandole la responsabilità di non fare sufficienti controlli nelle fabbriche produttrici in Brasile e di sfruttare in gran parte lavoro minorile e in Italia anche i sindacati hanno avuto da ridire sulle mancate tutele nei confronti di alcune indennità (malattia e maternità). Ma gli studenti che andranno da Zara, cosa faranno? Accoglieranno clienti? Lavoreranno in magazzino? I commessi? Non saranno forse manodopera gratuita? E da Mc Donald’s impareranno a friggere patatine, sempre gratuitamente? Non è questo il futuro che vogliamo. Il risultato di tutto questo è che di fatto l’alternanza scuola-lavoro è un vero e proprio stage lavorativo, totalmente gratuito per giunta. Ci chiediamo come possano essere formative attività portate avanti in aziende come McDonald’s, che non rispettano i diritti dei lavoratori e le norme ambientali; inoltre è evidente come siano luoghi dove i percorsi saranno completamente non inerenti al percorso formativo studentesco.
Le nostre proposte in merito sono chiare:
– No all’obbligatorietà dell’alternanza e sua parificazione a livello di crediti agli altri crediti formativi senza alcuna penalizzazione per chi non ne usufruisce.
– No allo svolgimento dell’alternanza scuola-lavoro durante i giorni di sospensione delle lezioni.
– Retribuzione equa basata sui contratti di lavoro collettivi e sugli accordi sindacali.
– Stretti controlli di natura legale ed etica sulle aziende e associazioni in cui viene effettuata, escludendo le società che non rispettano determinati parametri quali il rispetto dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente, l’uso di risorse sostenibili ecc.
– Obbligo da parte delle scuole di proporre forme di alternanza coerenti con il proprio percorso formativo.
– Obbligo da parte delle scuole di dedicare lezioni preliminari all’alternanza che illustrino il sistema dei diritti dei lavoratori in Italia.
– Obbligo da parte dell’azienda di fornire un corso di sicurezza sul lavoro tenuto da un esperto qualificato e presente fisicamente in aula. – L’alternanza è lavoro, e come tale deve essere retribuito e deve poter rappresentare una risorsa per studenti che vogliono guadagnare qualcosa anche durante il loro percorso di studi. 

Ci impegneremo in questa campagna nelle prossime settimane, portando avanti le nostre richieste. Gli studenti non sono merce di scambio e non possono essere sfruttati come manodopera gratuita. La formazione è un’altra cosa. Il lavoro si paga, sempre.
Giovani Comunisti/e Cosenza

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