NOI SIAMO GLI “INGOVERNABILI” E VOI CI AVETE ROTTO!

191738102-fbae23cb-35f9-47d6-b2b4-3f81edbbaea4In questo fine settimana il “mondo” si è decisamente diviso in due: da un parte chi si è schierato apertamente a fianco del Collettivo Universitario Autonomo Bologna perché crede che una Biblioteca Universitaria sia bene comune della città e non solo degli studenti iscritti, che sgomberare con tre reparti della celere un luogo di cultura e aggregazione sia aberrante, che la storia dei tornelli sia solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno di quella merda che risponde ai nomi di: caro-mensa, caro-tasse universitarie, sgomberi abitativi, precarietà, abusi in divisa (solo per citare alcuni aspetti) e chi, dall’altra parte, invoca punizioni esemplari contro gli studenti violenti che, in queste ore, stanno protestando per le vie della città, appellandosi ai principi della sicurezza, della legalità, del buon costume, fingendo di non vedere (per i più intelligenti e subdoli) o non vedendo proprio (per gli ignoranti e miopi d’annata) che i “tornelli” sono stati la “scintilla” di una rabbia diffusa e trasversale che è esplosa a Bologna, ma è pronta a esplodere ovunque.

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hé il lavoro non c’è o non è sicuro, ovunque palazzinari ergono muraglie di cemento con soldi sporchi di fango mafioso e la gente è costretta a vivere per strada, ovunque si sgombera un luogo di cultura, un’occupazione abitativa, un centro sociale, ovunque le grandi opere “si, le facciamo subito”, mentre i centri storici che crollano possono aspettare, ovunque la polizia malmena fuori e dentro le Questure, ovunque c’è razzismo, omofobia, odio sociale. Per questo, convinti di non peccare di “violentismo” gratuito o “fancazzismo” militante, accuse rivolte al CUA di Bologna da sedicenti pseudo-studenti rivelatisi, poi, guarda caso, esponentucoli di provincia del PD o del nascente relitto post-vendoliano che risponde al nome di Sinistra Italiana, ci auguriamo che i giorni di “barricate” in quel di Bologna si moltiplichino, estendendosi in tutta Italia. Già per giovedì 16 febbraio il collettivo bolognese ha sollecitato tutti i collettivi universitari e gli studenti non allineati alla logica dell’esamificio, sparsi per l’Italia, a mobilitarsi per liberare spazi e riprendersi i propri tempi, contro il grigiore e l’appiattimento con cui i poteri forti vorrebbero dipingere i nostri volti, per renderli tutti fottutamente uguali. Per cambiare il mondo non basta sottolineare i libri con evidenziatori di cinque colori diversi, prendere 30 e lode all’esame di turno e ricevere la pacca sulla spalla dalla propria famiglia, per cambiare il presente serve altro. Ci pare assurdo che qualcuno spinga la nostra generazione sull’orlo del baratro di una guerra intestina che non serve a nessuno se non, ancora una volta, a chi ci vuole tutti allineati come pedine da muovere sullo scacchiere della precarietà e della disoccupazione che uccidono, sogni e, ancora peggio, vite. Chi riduce la sollevazione bolognese di questi giorni a mera petitio principii sulla questione dei tornelli dimostra di non aver compreso, o non volere comprendere, che c’è una generazione ingovernabile pronta a sparigliare le carte, una generazione che non ha paura dei burattini in giacca e cravatta o con il casco, una generazione che rischia fermi e denunce, non per onanistico amor di militanza, ma perché si prende la responsabilità di manifestare un disagio diffuso che, ora più che mai, deve trasformarsi in dissenso. Uniamo tra loro le scintille e otterremo, presto, un fuoco purificatore, un fuoco di rabbia e passione che dice “no” con cuore e cervello, perché gli ingovernabili non sono i “fuori corso”, ma la forza plastica che può cambiare il presente.

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