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SANITA’. I LAVORATORI BIOLIFE PROCLAMANO STATO DI AGITAZIONE

Le politiche dei governi, senza distinzioni di colore e schieramento continuano nel sostenere i  processi di smantellamento della sanità pubblica trasferendo alla sanità privata e quindi alla rendita, servizi essenziali e universali.

Il paradigma di fondo che sta alla base di tali manovre è fino troppo chiaro: la salute, la vita dei cittadini sono elementi subordinati alla centralità del dio denaro e possono essere tranquillamente sacrificabili sull’altare delle politiche finanziarie. Perché le persone si ostinano a vivere a lungo? Perché continuano a volersi curare? Erogare tali servizi diventa, in ragione di queste scellerate scelte politiche, un pesante fardello per la casse degli Stati, sia in termini di esborso previdenziali sia in termini di costo delle cure medico sanitarie nel solco delle più estreme politiche liberiste che le burocrazie mondiali ed europee impongono.

È evidente quindi, che la “mission” dei governi liberisti sia quello di contenere tali spese e non di offrire servizi ai propri cittadini, altrimenti non sarebbero spiegabili i continui tagli al comparto sanità, la chiusura dei presidi ospedalieri, la restrizione delle prestazioni esentabili e gratuite.

Non è pensabile che un settore chiave per la vita di una comunità come quello sanitario possa essere oggetto degli stessi criteri gestionali e ragionieristici, di un qualsiasi altro comparto produttivo.

Il mirabolante piano di rientro finanziario imposto dal governo nazionale anziché risanare le casse delle tesorerie calabresi sta in realtà aggravando la già precaria condizione della sanità regionale e le finanze della nostra terra.

Se i politici e tecnici conoscessero bene la realtà dei nostri territori saprebbero che oggi il diritto alla salute viene negato ad una fetta consistente di cittadini. Saprebbero bene in una regione martoriata come la nostra, con il più alto indice di disoccupazione in Italia, e con la precarietà elevata a norma di sistema delle relazioni di lavoro, le persone “scelgono” di non curarsi perché impossibilitate a sostenerne i costi. Perché devono ripercuotersi sui malati l’inadeguatezza delle politiche dell’Asp, della Regione Calabria e del governo nazionale?

Quello che sta per accadere in questi giorni sul territorio cosentino rappresenta in modo esemplificativo la crisi della sanità in Calabria e delle strutture convenzionate in particolare. A seguito della comunicazione del 3 novembre, da parte del direttore generale dell’ Asp di Cosenza che sosteneva l’invalicabilità dei budget assegnati alle varie cliniche e dunque la non validazione delle prestazioni extra-budget, rispondono in data 7 novembre 2016 le associazioni appartenenti al coordinamento delle organizzazioni padronali (Uneba, Anaste, Aiop, Aris, Agidae) minacciando la chiusura delle strutture e la dimissione in massa dei pazienti in carico presso i loro centri, perché non disposte ad erogare servizi a gratis.

Il Biolife è un centro di riabilitazione estensivo, accreditato col sistema sanitario regionale. Nonostante un accreditamento per 86 pazienti pro die, nei tre diversi setting riabilitativi (30 continuativi, 20 diurni e 36 ambulatoriali), l’Asp ha contrattualizzato per il 2016 il 12% in meno delle prestazioni. Tagli dettati esclusivamente da puri calcoli economici vincolati al piano di rientro, senza una reale verifica del fabbisogno territoriale.

Tagli  che non garantirebbero la totale copertura dei servizi per l’intero anno solare, con un monte di prestazioni convenzionate che al Biolife andrebbero ad esaurirsi nei prossimi giorni.

Insieme a tale restrizione del monte complessivo delle prestazioni convenzionate, le ultime disposizioni legislative della Regione Calabria prevedono inoltre una rimodulazione delle attuali piante organiche nella misura dei budget riconosciuti, (se l’Asp contrattualizza il 20% in meno delle prestazioni, i padroni possono operare riduzioni del personale proporzionali al budget contrattualizzato), con l’ulteriore possibilità di applicare a ¼ dei propri dipendenti forme di contrattazione diverse dai ccnl, precarie o libero professionali.

La situazione, di per se difficile, rischia di precipitare al Biolife  considerato che per espressa dichiarazione dell’azienda, in assenza di interventi da parte dell’Asp di Cosenza che riformuli l’assegnazione dei budget, le soluzioni su tavolo sono: la riduzione della forza lavoro, una rimodulazione del salario, la sospensione di prestazioni alla naturale scadenza o, addirittura, la chiusura per l’esaurimento del budget che la convenzione riconosce.

Tutte opzioni che riteniamo siano inaccettabili.

È evidente che se si dovessero attuare percorsi del genere questi avranno forti ripercussioni sul nostro territorio e al solito a pagare saranno gli elementi più deboli della società: i lavoratori da una parte e i pazienti dall’altra. Non esageriamo  se affermiamo che a Cosenza dal 1° al 31 Dicembre non sarà riconosciuto il diritto alla salute e l’accesso alle cure.

Cosa dovrebbero fare allora i cosentini oltre a sperare di non ammalarsi in periodi di fine budget:  prenotare per tempo treni ed aerei della speranza per andare a curarsi nelle altre regioni, o privarsi del pane per racimolare un bel gruzzoletto per pagare di tasca propria le cure sanitarie non più convenzionate?

Nei giorni scorsi abbiamo inviato una richiesta al dott. Mauro per sollecitare la convocazione di un tavolo di confronto con l’ASP di Cosenza, azienda Biolife e l’USB per trovare una soluzione condivisa alla crisi aperta.

Ciononostante, a distanza di dieci giorni dall’invio della comunicazione, non abbiamo avuto alcuna risposta.

Pertanto, viste le posizioni dell’azienda Biolife e la superficialità con cui il DG Mauro ha valutato  lo scenario che stiamo delineando, siamo costretti ad attivare le procedure di raffreddamento e conciliazione imposte dal codice di autoregolamentazione e dalla Lg 146/90 e s.s.m.i.  proclamando lo stato di agitazione di tutto il personale dipendente.

 

USB Federazione Provinciale Cosenza sanità privata  dirigenza RSA Biolife

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