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Almaviva: una scelta tra schiavitù e disoccupazione

Dopo aver richiesto per circa 70 giorni il sostegno dei lavoratori con scioperi e mobilitazioni, i Sindacati CGIL-CISL-UIL-UGL firmano un accordo in totale contrasto con quanto richiesto dai lavoratori durante lo svolgimento della vertenza: un ammortizzatore sociale applicato su tutte le sedi ed equamente distribuito al fine di ridurne il peso economico gravante sul singolo lavoratore e per impedire ad Almaviva di poter procedere a suo piacimento con futuri licenziamenti sulle sole tre sedi dove sono presenti i lavoratori più “costosi”.

Ci dispiace per quanti ancora credono alle falsificazioni dei Confederali circa fantomatiche firme con riserva o improbabili date entro le quale sarebbe possibile annullare tutto tramite referendum: l’accordo è stato ratificato ed è già valido e non abrogabile!

Noncuranti dei sacrifici richiesti ai lavoratori nel corso della vertenza, soprattutto dopo la data del “referendum”, CGIL-CISL-UIL-UGL hanno firmato un accordo addirittura peggiore di quello proposto circa un mese fa e rifiutato in maniera netta dal 90% dei lavoratori.

– Eliminata anche quella parvenza nazionale dell’ammortizzatore sociale proposto in precedenza, si è sottoscritto un Contratto di Solidarietà attivato sulle sole tre sedi di Roma, Napoli e Palermo che comporterà una concentrazione dei sacrifici sui soli lavoratori di queste sedi, in totale contrasto con il principio di solidarietà che lo caratterizza. Inoltre, l’attestare gli esuberi sulle sole sedi di Napoli, Roma e Palermo, malgrado le palesi possibilità tecniche da parte di Almaviva di riequilibrare i flussi di chiamata e le commesse tra varie sedi, avrà come unico risultato quello di certificare localmente gli esuberi e dare la possibilità ad Almaviva, in caso di future procedure di licenziamento, di poter attribuire un maggior peso, nell’individuazione dei lavoratori da licenziare, al parametro delle esigenze tecnico-organizzative ed “aggirare” i prioritari criteri di legge: carichi familiari e anzianità aziendale.

È stata aumentata ulteriormente la flessibilità a danno dei lavoratori, sia con la pianificazione ogni 15 giorni (nel precedente accordo era mensile, con possibilità di rimodulazione ogni 15 giorni), sia con la bufala della “formazione mirata”. La CdS orizzontale, anche se in minore consistenza (per un PT 4 un pacchetto di 20 ore), esce dalla porta per rientrare dalla finestra: la possibilità di effettuare ore di formazione in CdS senza preavviso, la cosiddetta “formazione in pillole”, verrà usata dall’azienda per gestire le curve di traffico, mettendo in “formazione” i lavoratori in quel momento in turno nell’attimo in cui non arriveranno chiamate, sottraendo ore alla quella “solidarietà pianificata”, che garantisce quel minimo di possibilità al lavoratore di organizzare i propri tempi di vita.

Se alla CdS ogni 15 giorni, revocabile con preavviso di 24h, alla “Formazione” CdS orizzontale senza preavviso, l’imposizione delle Ferie, ROL ed Ex Festività, aggiungiamo l’imminente accordo sul controllo individuale della performance lavorativa, la nostra condizione di lavoratori assomiglierà sempre di più a quella degli schiavi: salario abbondantemente al di sotto della soglia di povertà, massima flessibilità, condizioni di lavoro estenuanti! Anche la successiva CIGS in deroga per ulteriori 12 mesi sarà, da quanto scritto sull’accordo, articolata con le stesse modalità, ovvero sulle sole sedi di Roma, Napoli e Palermo.

Ma questo accordo non è che lo scontato epilogo di una vertenza lasciata dai lavoratori nelle mani di CGIL-CISL-UIL-UGL, che ancora una volta sono riusciti, attraverso il loro pseudo-conflitto “partecipato”, inscenato per tutta la durata della vertenza, e foraggiato dalle loro RSU (al quale i lavoratori, anche in forma organizzata, hanno purtroppo ingenuamente e in buona fede partecipato), a mantenere stretto nelle loro mani il tavolo della trattativa con azienda e Governo e a far dimenticare ai lavoratori i loro ultimi 40 anni di politica sindacal-collaborazionista, totalmente piegata ai diktat di confindustria, politica che ha svenduto i diritti e il salario di tutti i lavoratori e condannato, in 15 anni, i lavoratori dei Call Center, a salari da fame, precarietà, e a condizioni di lavoro nocive per la salute.

COBAS Almaviva

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