MORIRE DI LAVORO, DA LAVORO, PER I PROFITTI

La Marlane di Praia a Mare (CS). fabbrica tessile del gruppo Marzotto, dal 1973 al 2001 ha causato la morte di oltre 100 operai per tumore e altre centinaia di ammalati .

Il territorio stesso della fabbrica  e il mare di Praia sono serviti da discarica per i rifiuti tossici delle lavorazioni.

La strage di Praia a Mare non è avvenuta “per caso”, per mancata conoscenza” dei prodotti usati nel ciclo lavorativo. La strage di Praia è avvenuta per scelta, la scelta del profitto. Quella scelta che vede nelle misure di sicurezza, nella salvaguardia della salute e delle vite di chi lavora, solamente un elemento aggiuntivo del “costo del lavoro”, un onere da evitare con cura per non diminuire i profitti, per “garantire” l’occupazione,

La strage dì Praia a Mare è un copione che abbiamo visto molte altre volte, in Italia e nel resto del mondo. Nella sola Italia, nel 2015 i morti sul lavoro sono stati 1172 e centinaia gli infortuni gravi.

 

IL PROCESSO MARLANE SI AVVIA ALL’APPELLO A CATANZARO

DOPO L’ASSOLUZIONE AVVENUTA NEL TRIBUNALE DI PAOLA .

 

IL LIBRO DI FRANCESCO CIRILLO E LUIGI PACCHIANO

“ LA MARLANE FABBRICA DEI VELENI “

MANTIENE APERTA UNA GROSSA  FERITA

 

Ne discuteremo LUNEDI’ 16 MAGGIO ALLE ORE 18,30

NELL’HOTEL CALABRIA via Turati a Praia a Mare

 

Con  

Francesco Cirillo giornalista, scrittore  e militante ambientalista

Luigi Pacchiano, ex operaio della Marlane e sindacalista del Si Cobas

Angelo Sposato segretario generale territoriale della CGIL

Giovanni Moccia Presidente del

COMITATO BONIFICHE DEI TERRENI,FIUMI E MARI DELLA CALABRIA

La cittadinanza, le associazioni ambientaliste, le organizzazioni sindacali sono invitati a intervenire.

LA VERITA’ NON SI NASCONDE

____________________________________________________________

Dal libro MARLANE LA FABBRICA DEI VELENI, pag.143.
ECCO I VELENI ANCORA SOTTERRATI NEL PERIMETRO DELLA FABBRICA MARLANE.
Quei veleni che tutti cercano di nascondere e dimenticare.

 

Questo è un estratto del rapporto a seguito della relazione richiesta dalla Procura di Paola.

La relazione riporta i risultati delle indagini ambientali eseguite nell’area antistante l’impianto
produttivo industriale denominato Marlane di Praia a Mare su incarico conferito in data 26.07.2007
dal PM dr. Antonella Lauri presso il Tribunale di Paola (P.P.n.644/07). Il piano di investigazione è
stato predisposto sulla base delle indagini geofisiche eseguite dalla società Tomogea srl che ha
consentito di individuare 11 aree caratterizzate da importanti anomalie magnetiche ed
elettromagnetiche. Ciascuna area è stata identificata con una lettera e delimitata con l’ausilio di
paletti. Il piano di investigazione ha previsto le seguenti attività:
– prelievo di campioni di sedimento lungo le pareti dei saggi di scavo eseguiti dai Vigili del Fuoco,
campionatura dei reperti eventualmente presenti e delle sostanze rinvenute all’interno di essi;
– esecuzione di sondaggi a carotaggio continuo in aree campione caratterizzate da alte anomalie
magmetiche e geolettriche e prelievo di sedimento a diversa profondità.
– prelievo di campioni di acqua di falda da 2 dei piezometri già esistenti collocati a valle delle aree
di scavo e dei siti di sondaggio;
– analisi di laboratorio su tutti i campioni raccolti.
Nello stralcio planimetrico di seguito riportato sono state rappresentate le ubicazioni dei saggi di
scavo, dei sondaggi e dei piezometri dai quali sono stati prelevati i campioni di sedimento e di
acque analizzati, per un totale di 45 campioni. Le attività svolte sul terreno sono riportate in
dettaglio nei relativi verbali.
RISULTATI DELLE INDAGINI AMBIENTALI
Stabilimento ex-“Marlane spa” Praia a Mare (Cosenza)
Le operazioni di campionamento sono state eseguite giorno 13 novembre e nei giorni 27,28 e 29
novembre 2007. Sulla base dei risultati dello studio geofisico dell’area sottoposta a sequestro sono
state selezionate preliminarmente quelle sottoaree che presentavano le maggiori anomalie
magnetiche ed elettromagnetiche ed in esse sono stati eseguiti dei saggi di scavo e dei sondaggi
superficiali spinti fino ad un massimo di 3m di profondità. La fase di esecuzione dei sondaggi e
prelievo dei campioni si è conclusa con il prelievo di 35 campioni di terreno, 4 campioni di acque di
falda (due prima e due dopo l’operazione di spurgo dai piezometri P7 e P15), 3 campioni di acqua
prelevati rispettivamente alla base degli scassi A1 ed A3, 1 campione denominato L3, relativo al
liquido acquoso trasparente rinvenuto all’interno di un bidone nello scasso L, 1 campione di liquame
scuro (sigla Z-1 liquame) prelevato all’interno di un tubo di scarico nell’area Z, ed infine 1 campione
liquido di colore scuro prelevato all’interno di un contenitore di plastica chiuso rinvenuto nel sito K.

DETERMINAZIONE COMPONENTE INORGANICA
Su tutti i campioni prelevati, sia di acque che di terreno, è stata eseguita la determinazione della
concentrazione dei seguenti metalli Be,V,Crtot, Co,Ni, Cu, Zn, As, Se, Cd, Hg, Tl Pb mediante
analisi ICP-MS. Per la ricerca degli inquinanti metallici tramite analisi in ICP-MS è stata effettuata
la dissoluzione dei campioni con attacco acido in “bomba” di PTFE mediante forno a microonde
modello MARS5 della CEM tecnologies. Nel caso specifico circa 100 mg di campione sono stati
posti in un contenitore di PTFE con l’aggiunta di 6 ml di HF, 4ml di HNO3 e 3ml di HClO4; tutti di
qualità “suprapur” della Merck. La miscela di polvere e acidi, chiusa ermeticamente, è stata posta
nel forno a microonde e sottoposta al programma di mineralizzazione qui di seguito riportato:
Programma di mineralizzazione Step Durata Potenza Pressione Temperatura 1 25 min 1200 W 400
Psi 200°C 2 15 min 600 W 400 Psi 200°C 3 10 min raffreddamento. Dopo la fase di raffreddamento
il campione è stato fatto evaporare su piastra a 200°C con l’aggiunta di 2 ml di HClO4, per
consentire la completa rimozione dei fumi acidi, e successivamente è stato portato a volume (100
ml) utilizzando acqua MILLIPORE. Dalla soluzione così ottenuta definita “soluzione madre” è stata
successivamente preparata la soluzione da analizzare, costituita da 50% di soluzione madre 1% di
HNO3 1% standard interni (Indio, Germanio, Rodio) e 48% di acqua MILLIPORE. La curva
esterna di calibrazione è stata preparata utilizzando la soluzione standard Merck “ICP multielement
standard solution VI” e utilizzando per il Mercurio la soluzione standard monoelemento della
Perkin Elmer. Al fine di valutare l’accuratezza e la precisione del dato analitico quattro diverse
rocce standard certificate dell’USGS sono state preparate tramite la stessa tecnica di dissoluzione e
analizzate nella sequenza analitica come campioni incogniti. Il “limite di rilevabilità” dello
strumento è stato invece determinato calcolando il 3 sul “bianco” ovvero su una soluzione costituita
esclusivamente da acqua MILLIPORE, 1% di HNO3, 1% di standards interni. La concentrazione di
Cr esavalente è stata determinata mediante spettrofotometria VIS, utilizzando come reagente la
difenicarbazide (DPC). La determinazione della concentrazione dei contaminati nei campioni di
terreno è stata effettuata in base a quanto disposto dalla parte IV, Titolo V del D. Lgs.152/06. I
risultati analitici sono confrontati con le colonne A e B della tabella 1, dell’allegato 5 del Titolo V
della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006,n. 152.

AREA K
nell’area K posta a sinistra del cancello di ingresso lungo il filare di eucalipti, il campione siglato
K1, prelevato a 60cm di profondità, campione che appariva macroscopicamente di colore nero,
untuoso al tatto, mostra tenori elevati in vanadio e Nichel (superiori alla soglia prevista nella
Tabella B). Valori molto alti di cromo totale, piombo ed arsenico sono stati determinati nel
campione K2 riferito ad un liquido scuro rinvenuto all’interno di un bidone di plastica chiuso.

AREA L
– nell’area L, il campione L5, che corrisponde al sedimento campionato all’interno di un canale di
scolo in muratura di forma rettangolare portato alla luce durante lo scasso ad una profondità di circa
2m, mostra tenori elevati, da 3 a 5 volte maggiori dei limiti consentiti in tabella B, in Cr totale ed
arsenico e tenori di Zinco superiori al limite della tabella A.
Sempre nell’area L il campione siglato L2, che si riferisce al materiale campionato all’interno di un
bidone con la scritta “Cassella” rinvenuto ad una profondità di mt. 1.70 ca., presenta tenori anomali
di Rame ed elevatissimi di Mercurio rispetto ai valori limite in Tabella B.
Contenuti anomali di vanadio sono stati misurati nel campione L3 (liquido acquoso trasparente
campionato all’interno di un bidone).

AREA Z
– nell’area Z, che si riferisce allo scasso antistante il depuratore comunale vicino alla recinzione lato
nord, il campione di materiale fibroso nerastro siglato Z2-1 mostra tenori elevatissimi di Cromo
totale. È da sottolineare che lo stesso materiale è stato rinvenuto nello scasso all’interno di sacchetti
di plastica ed all’interno di tubi in PVC grigio.
– sempre nell’area Z, nel campione Z3-1 riferito al sedimento campionato nello scasso eseguito di
fronte al piezometro P15, sono presenti alte concentrazioni di cadmio.
– alte concentrazioni di Vanadio sono state rinvenute nei campioni Z4-3, prelevato alla profondità di
mt.1.70 ca. e riferito ad una materiale nero pseudo-cementato campionato nello scasso a sud del
piezometro P15,

AREA W
Alte concentrazioni di Vanadio sono state misurate nel campione W area A2, riferito ad un orizzonte
rossastro campionato nello scasso eseguito ad ovest dell’area A a circa 30 cm di profondità. Nello
stesso campione sono state misurate anche concentrazioni di arsenico 5 volte superiori al limite
consentito. Sempre nella stessa area, nel campione siglato W area A 4, che si riferisce al materiale
grigio rinvenuto all’interno di un reperto metallico portato alla luce dallo scasso, sono state misurate
alte concentrazioni di Zinco. In questa area il campione siglato W area A 5 presenta tenori molto alti
di Cr VI. È utile sottolineare che tale campione si riferisce ad un materiale di colore giallo granulare
campionato all’interno di un bidone sul quale era riportata la dicitura “modele depose n° 42829, i
resti di una etichetta di colore verde e la sigla: 1K1/Y -1.2-170/F-BVT 1033.20/VL-F.
I campioni di sedimento prelevati dai fori di sondaggio non presentano anomalie rilevanti. Solo nel
sondaggio eseguito nell’area I nello strato superficiale, a pochi centimetri dal piano campagna, in
sabbie grigio-scure si rilevano superamenti della colonna B in Cobalto e Zinco.
Nei campioni di acqua prelevati dai piezometri P7 e P15 (Tabella 3) non sono stati rilevati
superamenti delle concentrazioni degli inquinanti analizzati. Il campione L3, riferibile ad un liquido
acquoso contenuto all’interno di un bidone, mostra alti tenori di vanadio. Alti tenori in Berillo,
vanadio, cromo totale, arsenico, mercurio e piombo sono stati misurati nel liquido scuro contenuto
all’interno di un contenitore di plastica chiuso.
Le determinazioni del Cr VI mostrano che nella quasi totalità dei campioni analizzati, il Cr è
presente nella forma ridotta. La sola eccezione è data dal campione W area A 5 che è da ricordare si
riferisce ad un materiale di colore giallo granulare campionato all’interno di un bidone sul quale era
riportata la dicitura “modele depose n° 42829, i resti di una etichetta di colore verde e la sigla:
1K1/Y -1.2-170/F-BVT1033.20/VL-F.

CONCLUSIONI
Vista la tipologia di attività esistente sull’area e l’utilizzo dei terreni analizzati i risultati ottenuti
portano a concludere che i superamenti nelle concentrazioni in elementi metallici siano
sostanzialmente dovuti all’apporto di materiale dall’esterno. La presenza di alte concentrazioni di
cromo VI nel campione W area A 5, la tipologia di rinvenimento dello stesso e le sue caratteristiche
macroscopiche suggeriscono che si tratti probabilmente di un composto del cromo utilizzato nella
lavorazione industriale. In tutti gli altri campioni che superano le concentrazioni limite il Cromo è
presente come Cr(III), essendo l’eventuale Cr(VI) ridotto a Cr(III) mediante i numerosi meccanismi
possibili.
La pericolosità del cromo è legata al suo stato di ossidazione. È infatti provato che, mentre la forma
trivalente interferisce poco con i sistemi biologici, quella esavalente essendo molto più mobile,
interagisce in modo molto più efficace con gli organismi viventi nelle cui cellule penetra, sfruttando
lo stesso meccanismo di trasporto intracellulare dello ione solfato (Riedel, 1984 e 1985).
L’assunzione di Cr(VI) da parte dell’uomo provoca il notissimo eczema da cromo esavalente che
può degenerare, per intossicazioni più gravi, nel tumore dell’apparato digerente o respiratorio a
seconda delle modalità di assunzione del metallo.
I Tolerance Limit Weight (indici di tolleranza limite di una sostanza negli ambienti di lavoro) fissati
in Italia per gli ambienti di lavoro sono 0,5 mg/m3 per il Cr(III) e 0,05 mg/m3 per il Cr(VI). Questi
valori tengono conto delle esperienze fatte negli U.S.A. e dei valori simili fissati dall’American
Conference of Governamental and Industrial Hygienists nel 1981 per l’aria.
Il limite massimo di concentrazione del cromo generalmente riconosciuto nelle acque potabili è di
50 g/L sia per l’organizzazione mondiale della sanità (O.M.S.) che per il nostro paese (D.P.R.236 del
1976).
Per ciò che riguarda gli scarichi industriali la normativa italiana tuttora vigente è la legge Merli del
1976.
È stato dimostrato che Fe(II), prodotto a seguito di reazioni fotochimiche in presenza di materiale
organico colloidale contenente ferro, può ridurre il Cr(VI) causando variazioni cicliche giornaliere
nel rapporto [Cr(VI)]/[Cr(III)] (Kieber e Helz, 1992). Si è inoltre calcolato che la presenza di Fe(III)
esercita un effetto catalitico sulla reazione di riduzione di Cr(VI) con H2S, interpretando l’effetto
catalitico come dovuto alla sostituzione della reazione diretta tra H2S e Cr(VI) con un processo a
due steps che include le reazioni Fe(III)+H2S e Fe(II)+Cr(VI). Il processo consiste, quindi, in
reazioni cicliche di ossidazione e riduzione del ferro, mentre il passaggio netto di elettroni avviene
tra il solfuro ed il cromato. Nonostante che queste esperienze indirette stiano ad indicare
l’importanza del Fe(II) nell’influenzare la speciazione del cromo nei sistemi acquatici e che la
reazione Cr(VI)-Fe(II), sia stata in molti casi sfruttata per la rimozione del Cr(VI) dalle acque di
scarico, le informazioni sulla cinetica della reazione sono tutt’altro che esaustive. Esistono studi
molto vecchi sulla cinetica di questa reazione, limitati ad un campo di pH molto acido (pH<2), e
uno studio recente condotto da Fendorf e Li (1996) limitato ad un campo di pH molto ristretto (6-8).
Non sono quindi disponibili dati attendibili che consentono di ricavare informazioni cinetiche sulla
velocità della reazione in un’ampia varietà di condizioni ambientali.

RISULTATI ANALISI DIFFRATTOMETRICHE
I risultati dell’analisi diffrattometrica eseguita sui materiale fibroso rinvenuti nel saggio di scavo tra
le aree I1 ed I2, nell’area L e nell’area Z hanno evidenziato che il campione 1 (tra I1 ed I2) non
presenta minerali dell’amianto (si tratta di comune lana di roccia), mentre amianto è stato rinvenuto
nei campioni Z2-3 e Z4-4 sotto forma di fibre di crisotilo e nel campione L4 come fibre di
crocidolite.(…)
L’estrazione è stata eseguita ponendo tre grammi di campione in una fiala da 10 ml posta a 60 °C
munita di setto perforabile ed adsorbendo gli analiti con una fibra DVB/Carboxen/PDMS di 30-50
ml per 30 minuti a temperatura ambiente con la tecnica dello spazio di testa. A fine processo i
componenti assorbiti sono stati desorbiti all’interno dell’iniettore del GC per cinque minuti. La
stessa procedura è stata ripetuta utilizzando la fibra Polidimetilsilossano (PDMS) di 100 ml.
L’identificazione dei composti estratti è stata effettuata tramite confronto con il database NIST98 in
dotazione allo strumento utilizzato.
1. Risultati dall’analisi GC/MS
I principali composti identificati nel campione Z4-2 sono riportati in Tabella 1. Le attribuzioni sono
state effettuate mediante confronto con banca dati (vedi materiali e metodi) e dalla analisi dei
corrispondenti spetti di massa EI (…..)
Si tratta nella maggior parte dei casi di solventi e intermedi utilizzati nell’industria chimica alcuni di
essi sono di uso generale anche nella preparazione di soluzioni per applicazioni che possono essere
impiegate nella colorazione di materiali.
(…)
1. Procedure per la determinazione di analiti bersaglio.
Determinazione quantitativa di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) e
Policlorobifenili
(PCB)
L’analisi quantitativa nei terreni è stata condotta utilizzando il sistema Varian Saturn – 2000, prima
descritto. Le condizioni dello spettrometro di massa e del gas cromatografo sono state le seguenti:
temperatura della trappola 210 °C, temperatura del manifold 80 °C, temperatura della transfer line
230 °C, corrente di emissione del filamento 10 microAmps; la temperatura del forno del gas
cromatografo è stata posta a 40 °C per 1 minuto, successivamente innalzata a 160 °C ad una
velocità di 100 °C/min e mantenuta a questa temperatura per 0,8 minuti e infine innalzata a 300 °C
ad una velocità di 6 °C/min e mantenuta a tale temperatura per 3,5 minuti. L’iniettore è stato posto a
280 °C in split (rapporto di splittaggio 20). Il gas carrier è stato l’elio con un flusso costante di 1,2
ml/min. La presenza di PCB (dicloro, tricloro, tetracloro, pentacloro ed esacloro), è stata valutata
acquisendo in SIS (…..)
Procedura d’analisi
(…)
Determinazione qualitativa di ammine aromatiche
Condizioni strumentali
L’analisi qualitativa è stata condotta utilizzando la stessa strumentazione precedentemente descritta
per la determinazione di IPA e PCB. Le condizioni dello spettrometro di massa e del gas
cromatografo sono state le seguenti: temperatura della trappola 210 °C, temperatura del manifold 80
°C, temperatura della transfer line 230 °C, corrente di emissione del filamento 10 microAmps; la
temperatura del forno del gas cromatografo è stata posta a 60 °C per 3 minuti, successivamente
innalzata a 250 °C ad una velocità di 16 °C/min e mantenuta a questa temperatura per 20 minuti.
L’iniettore è stato posto a 250 °C in split (rapporto di splittaggio 40).
Il gas carrier è stato l’elio con un flusso costante di 1,2 ml/min. L’acquisizione è stata effettuata in
full scan nel range 40-500 m/z.
Procedura d’analisi
(..)
Discussione dei dati e prime considerazioni
I dati riportati in tabella 1 dimostrano la presenza di sostanze chimiche, nessuna delle quali può
essere considerata endogena, ma che derivano da processi di lavorazione compatibili con quelli dei
processi di tintoria. Lo smaltimento di queste sostanze prevede l’utilizzo di procedure particolari, a
norma di legge. Il loro versamento diretto sul terreno rappresenta una grave illegalità di carattere
penale.
Dai dati in tabella 4 si evince che la quantità di PCB è in quasi tutti i terreni esaminati eccedente
rispetto al limite di 1ppb previsto dal DM n 471 del 25/10/1999 per suolo e sottosuolo di siti
destinati a verde pubblico e residenziale, mentre risulta al di sotto del limite di 500ppb per i siti ad
uso commerciale e industriale. Gli IPA misurati sono in quantità tali da rientrare nei limiti di
tollerabilità previsti dal citato DM sia per i siti residenziali che per quelli industriali. Nell’allegato 1
che contiene gli originali spettroscopici utilizzati per la costruzione delle tabelle citate, riporta anche
lo spettro di massa della monooleina, un surfattante di impiego generale nei processi di tintoria.
La tabella 6 descrive la presenza di ammine aromatiche (non citate nel DM 471 del 25/10/1999) che
sono comunque riconducibili alla enorme quantità di colorante azoico riscontrato nei reperti e
discusso in altra parte della relazione
Impressionante è la quantità di [2-metossi-4-((4-metil-3- nitrofenil)diazenil)benzenammina] un
colorante azoico riscontrato in quantità diverse nei reperti esaminati. Si tratta chiaramente di un
composto utilizzabile dalla Marlane per le operazioni di colorazione dei tessuti. È impressionante la
sua percentuale relativa nel reperto Z 4-2 che ammonta a a 646 gr./Kg!
Si tratta, in pratica di una superficie di terreno fondamentalmente costituita dal colorante in parola.
La facilità con la quale può essere estratto dalla matrice, e purificato, potrebbe suggerire, in
un’operazione di bonifica, il suo recupero e la sua commercializzazione.
Il reperto è stato recuperato a circa 1,7 metri di profondità, questo giustifica che sia rimasto
inalterato nel tempo.
CONCLUSIONI
I risultati degli accertamenti dimostrano come le zone sottoposte a prelievo
sono da definirsi inquinate ed alcune di esse, vedi la Z 4-2 estremamente pericolosa per la
salute dell’uomo e per l’ecosistema. Le sostanze chimiche rilevate sono nella maggior parte dei
casi, riconducibili all’attività di un azienda operante nel settore della colorazione dei tessuti. Il
disastro ecologico che si può ipotizzare dall’analisi dei dati, richiede ulteriori indagini anche
sul territorio circostante e nelle falde acquifere.

 

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1 thought on “MORIRE DI LAVORO, DA LAVORO, PER I PROFITTI

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