Agitatevi. Organizzatevi. Studiate

Ma perché chi fugge dall’Africa o dal Medioriente o dal Sud America viene definito “migrante” o addirittura “clandestino” mentre chi fugge dal sud Italia viene definito “cervello in fuga”? Forse per evitare che le due categorie possano riconoscersi e coalizzarsi? Ognuno di noi è sud di un altro nord.
Questa semplice riflessione è la sintesi di alcuni ragionamenti fatti in una situazione del tutto informale tra amici e compagni. Ora, secondo noi, bisognerebbe fare uno sforzo, oltre la piazza virtuale di facebook, e provare a mettersi tutti insieme per dire basta ad un sistema fatto di soprusi e sfruttamento. Ormai pensiamo che, senza scomodare Marx, sia chiaro a tutti che noi popoli del sud subiamo un doppio, triplo, sfruttamento. Pensiamo alle nostre terre che hanno prima saccheggiato e devastato per poi costringerne gli abitanti a fuggire per essere sfruttati un po’ più a nord. Una storia comune a tanti Sud. Al continente Africano toccò essere saccheggiato di tutte le sue “risorse” umane e naturali dalle potenze europee a partire dalla tratta degli schiavi, passando per quel periodo storico chiamato “Colonialismo” che raggiunse i livelli inumani rappresentati ad esempio dal Sudafrica dell’apartheid.

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A noi toccò nel 1860 quando dopo la grande impresa dell’Unificazione d’Italia si cominciò a depredare tutte le risorse del Regno delle Due Sicilie per trasferirle al Nord ed avviare qui un processo imponente di industrializzazione. Lo stesso Gramsci sottolineò come l’effetto di queste politiche scellerate “fu l’emigrazione di ogni denaro liquido dal Mezzogiorno nel Settentrione per trovare maggiori e più immediati utili nell’industria, e l’emigrazione degli uomini all’estero per trovare quel lavoro che veniva a mancare nel proprio paese”.  Ricordatelo a chi, immemore della storia, invita ad aiutare gli impoveriti a casa loro. Prima dovremmo far cessare lo sfruttamento, a casa loro. Quindi, sintetizzando il ragionamento appena fatto, dalla rapina nasce l’emigrazione (e non viceversa) oppure la resistenza. I resistenti sconfitti delle nostre latitudini vennero definiti Briganti, quelli per fortuna vincenti contro il nazi-fascismo, Partigiani.

01-00074537000018 - 25 APRILE 1945 LA LIBERAZIONE - MILANO - TRE RAGAZZE TRA CUI LU' LEONE AGGREGATE AI GRUPPI PARTIGIANI , IN PIAZZA BRERA MENTRE PERLUSTRANO LA CITTA' INSIEME AI "GAPPISTI" - 26 APRILE 1945 .

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Recuperiamo la memoria infangata del nostro Sud e facciamo memoria sempre di chi ha dato la vita per la libertà ma non aspettiamo il 25 aprile per ricordarci che il nostro nemico oggi ha un volto diverso ma la stessa voracità e crudeltà di 70 anni fa, riuscendo persino ad affinare i propri mezzi di prevaricazione attraverso la sistematica atomizzazione delle masse operata attraverso il virus dell’individualismo. Non vedremo mai più i 100.000 operai di Torino perché sono arrivati a convincerci che non ci sono più le classi, che il padrone e l’operaio lottano insieme per il bene dell’azienda e per questo il contratto individuale è preferibile a quello collettivo e la contrattazione decentrata a quella nazionale. Non ci saranno più lotte di detenuti tali da produrre un cambiamento, come la riforma del ’75. Il sistema è stato capace di isolare e differenziare ciascuno di noi istillando concetti come la meritocrazia e la competizione fra i lavoratori, gli studenti, i pensionati. Finanche i morti delle loro bombe non sono tutti degni della stessa pietas collettiva. L’unica possibilità per festeggiare una rinnovata liberazione è riunire l’intelligenza collettiva abbattendo le artificiose categorie media-sociologiche che mirano solo a scatenare la guerra tra poveri ed affermare il dominio assoluto delle élite. Fare ciò che fecero i nostri Padri Partigiani, ricordandoci che ne la Rivoluzione ne la Resistenza sono un pranzo di gala e che la libertà non è conquistata una volta per sempre. Per questo motivo, direbbe Gramsci, “agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Il cambiamento non è mai fiorito da un urna elettorale o dalla lungimiranza delle élite al potere ma dalla lotta genuina, organizzata e passionale dei “cittadini residenti” nel Mondo di Sotto. “E questo è il fiore del Partigiano morto per la libertà”

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