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	<title>RIFIUTI Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>RIFIUTI Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>RASPA: a Villapiana si progetta un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti speciali</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/07/30/raspa-a-villapiana-si-progetta-un-nuovo-impianto-per-il-trattamento-dei-rifiuti-speciali/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 11:06:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il canovaccio della questione della gestione dei rifiuti pare rimanere sempre lo stesso. Passano gli anni e gli attori politici ma non cambiano le modalità corredate da scarsa informazione e nessuna partecipazione popolare. In provincia di Cosenza si continuano a cercare aree dove installare impianti privati per il trattamento, il riciclo o lo smaltimento dei [&#8230;]</p>
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<p>Il canovaccio della questione della gestione dei rifiuti pare rimanere sempre lo stesso. Passano gli anni e gli attori politici ma non cambiano le modalità corredate da scarsa informazione e nessuna partecipazione popolare. </p>



<p>In provincia di Cosenza si continuano a cercare aree dove installare impianti privati per il trattamento, il riciclo o lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Non piccoli impianti a gestione pubblica, diffusi sul territorio e sorgenti in aree non urbane, ma megaimpianti &#8216;privati&#8217; capaci di macinare grandi utili senza considerare il dato dell&#8217;impatto sull&#8217;ambiente e sulla salute dei residenti. E&#8217; per questo motivo, la massimizzazione dei profitti, che gli impianti per la gestione dei rifiuti, in Calabria come altrove, vengono collocati vicino alle principali arterie di comunicazione (porti, ferrovie ed autostrade) per abbattere i costi di gestione che decuplicherebbero in caso di una progettazione in aree periferiche e non abitate.  Pensiamo, ad esempio, all'&#8221;innocuo&#8221; organico. Nella città di Rende (CS) sorge uno dei più grandi impianti per il trattamento dei rifiuti alimentari prodotti in contesti cittadini che ha la finalità di trasformarli in compost e biogas. Il sito è stato progettato e costruito nella zona industriale rendese che si colloca a due passi dal centro urbano ma anche vicino all&#8217;uscita autostradale. Questa presenza, purtroppo, provoca da anni l&#8217;impossibile coabitazione tra i cittadini residenti e i miasmi maleodoranti che con una certa continuità ammorbano l&#8217;area delle zone limitrofe, da Montalto Uffugo ad Arcavacata. </p>



<p>&#8220;Ieri, R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela) ha depositato presso l&#8217;Ufficio Protocollo del Comune le proprie osservazioni riguardo al progetto dell&#8217;impianto per il recupero di rifiuti speciali non pericolosi presentato da un soggetto privato e che dovrebbe sorgere nella zona industriale di Villapiana. Il progetto, consultabile sul sito della Regione Calabria, mostra delle criticità di ordine tecnico-amministrativo, ambientale e anche politico.</p>



<p>Per ciò che riguarda le questioni tecniche, R.A.S.P.A. ha segnalato diverse lacune rispetto a ciò che prevedono i piani vigenti che inficerebbero tanto l&#8217;impianto già realizzato quanto il paventato ampliamento. Per quanto concerne l&#8217;aspetto ambientale, le criticità di un impianto del genere attengono, in particolare, alla presenza di polveri respirabili (inerti) che potrebbero causare danni alla salute. Anche nel caso di esposizione a polveri a basso livello di tossicità, quelle rilasciate dal materiale inerte trattato nell&#8217;impianto, bisogna prestare particolare attenzione. Il contatto con queste polveri a basso grado di tossicità può comunque causare lo sviluppo di processi infiammatori delle vie respiratorie, irritazioni alla vie aeree superiori, riniti e asma e altre patologie che potrebbero anche cronicizzarsi.</p>



<p>Quanto all&#8217;aspetto politico, anche se la costruzione dell&#8217;impianto, di dimensioni tutt&#8217;altro che ristrette, è prevista all&#8217;interno dell&#8217;area PIP, quella destinata agli insediamenti produttivi, è fondamentale salvaguardare la sicurezza dei cittadini. <strong>Area PIP NON significa area INQUINABILE</strong>&#8220;. </p>



<p>Già nel recente passato si era proposta l&#8217;area PIP di Villapiana per ospitare altri impianti come l&#8217;ecodistretto che avrebbe coperto le esigenze della gestione dei rifiuti dell&#8217;intera provincia. All&#8217;epoca (Luglio 2021) oltre 500 cittadini di Villapiana e dei comuni limitrofi presero parte ad una manifestazione di piazza per ribadire la contrarietà popolare alla sua realizzazione. In effetti poi il progetto non si realizzò.</p>



<figure class="wp-block-image alignright size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="449" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2.png" alt="" class="wp-image-10684" style="width:539px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2.png 600w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p></p>



<p>Anche per questo motivo, R.A.S.P.A denuncia che &#8220;si sta profilando una pronunciata caratterizzazione dell&#8217;Area PIP in termini di HUB dei rifiuti che mal si sposa con la vocazione turistica e agricola del territorio e con il carattere degli altri insediamenti industriali presenti.</p>



<p>È arrivato il momento che Villapiana &#8211; prosegue la Rete &#8211; decida cosa vuole nel suo territorio. La domanda a cui i cittadini e gli amministratori devono rispondere è la seguente: <strong>chi vogliamo attirare all&#8217;interno dell&#8217;area PIP?</strong> Eccellenze di trasformazione agricolo-alimentare e realtà che da anni hanno costituito un riferimento per la produzione e il commercio oppure <strong>ci va bene qualsiasi cosa?</strong></p>



<p>                                                                                   </p>



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		<title>BACOLI: BUONE PRATICHE DAL SUD</title>
		<link>https://www.malanova.info/2023/01/13/bacoli-buone-pratiche-dal-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 14:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 5 Gennaio del corrente anno, il giovane sindaco di Bacoli, cittadina campana di circa 27 mila abitanti, ha annunciato il superamento della quota del 90% di raccolta differenziata. Vediamo come funziona il settore rifiuti di questa piccola città del Sud. La gestione della raccolta dei rifiuti è affidata alla Flegrea Lavoro S.p.a. che è [&#8230;]</p>
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<p>Il 5 Gennaio del corrente anno, il giovane sindaco di Bacoli, cittadina campana di circa 27 mila abitanti, ha annunciato il superamento della quota del 90% di raccolta differenziata.</p>



<p>Vediamo come funziona il settore rifiuti di questa piccola città del Sud. La gestione della raccolta dei rifiuti è affidata alla Flegrea Lavoro S.p.a. che è<em> una società di servizi ad intero capitale pubblico che opera nei settori dell’igiene urbana e del verde pubblico. Con circa 40 dipendenti assicura il decoro urbano nella città di Bacoli nell’area dei campi flegrei, assicurando percentuali di raccolta differenziata vicine all’85% qualificandosi tra i comuni ricicloni d’Italia</em>. Così sul sito con dati evidentemente di qualche tempo fa ma sempre molto lusinghieri.</p>



<p class="has-text-align-center"><img decoding="async" src="https://lh5.googleusercontent.com/3C1M_JkueKLvWoo061F6G6QoqtYmcvkjX_vbqRw59ZzxjGxSFhLUuluaATaC8rIoD_g1hBMG8RpLESeFjruH5idoxRX7ailgxWMBhg9TrjHlzAUpVb5w7lFpPW26mVTGtbku32XZtiYJl8N_lryqyiuy8NQcwWIf3w5oGBPNg_5N6syQC260I2ju5T-E5A" width="602" height="341"></p>



<p>In primo luogo questo risultato sfata un luogo comune: il gestore del servizio rifiuti capace di una tale performance è un’azienda totalmente pubblica con il solo “neo” di essere una S.p.a. &#8211; quindi una società attinente al diritto privato &#8211; particolare importante ma secondario rispetto al dato della privatizzazione diffusa del settore in tutta Italia.</p>



<p>Dal “Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati” del Comune di Bacoli ricaviamo il sistema di raccolta utilizzato. Si comincia dalla consueta raccolta <em>porta a porta</em> per le utenze domestiche <em>con ritiro al piano terra in sacchi unifamiliari di plastica trasparente a perdere</em>. La raccolta domiciliare è potenziata da ecocentri sparsi nella città in cui conferire ingombranti, RAEE, toner, olio esausto ed altri rifiuti pericolosi. È stato implementato anche un Centro di Ecoscambio per la raccolta di oggetti in buone condizioni di conservazione da avviare al riuso.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’Amministratore Unico della società, Valentina Sanfelice di Bagnoli, specifica che lo scopo di una buona raccolta differenziata è quello di abbassare la quota di rifiuto indifferenziato che impatta tantissimo sulle finanze comunali. In più, una buona raccolta differenziata ha il merito di recuperare materie prime riutilizzabili e che, vendute, costituiscono una buona entrata per le casse dell’ente che potrebbe avviare in tal modo anche una riduzione della Tari, la tassa sui rifiuti.</p>



<p>Di fatto, il Bilancio consuntivo del 2021 evidenzia ottime performance per la Flegrea Lavoro Spa che chiude l’anno con 200mila euro in più rispetto all’anno precedente. L’utile netto certificato dallo strumento contabile si attesta sui 205 mila euro. A stare ai numeri approvati dall’Assemblea dei Soci, quindi, non solo il comparto si autosostiene ma riesce a spuntare una piccola ma dignitosa quota di utili che, si spera, in futuro possa essere spostata per alleggerire le imposte dei cittadini.&nbsp;</p>



<p>Aggiungiamo noi: una raccolta differenziata che arrivi a questi livelli percentuali riduce sicuramente l’utilizzo di impianti impattanti dal punto di vista ecologico e sanitario come le discariche e gli inceneritori. Se è inverosimile, almeno nella fase attuale, una raccolta differenziata totale in grado di avviare tutti i rifiuti al riutilizzo ed al riciclo, questi esempi ci dicono che è possibile ridurre al minimo i rifiuti da interrare o bruciare e che c’è da aprire una nuova fase di divulgazione di queste pratiche e di riflessione sul ciclo di produzione industriale. La proposta della strategia &#8220;rifiuti zero” affianca da sempre alla raccolta differenziata spinta la reingegnerizzazione del comparto produttivo affinché, nel limite del possibile, ciò che non può essere riciclato non sia neanche prodotto.</p>



<p>Un’altra buona pratica di gestione dei rifiuti in una comunità del Sud che proponiamo come esempio agli altri amministratori, specialmente nella nostra Regione Calabria dove i valori di raccolta differenziata si attestano ancora a livelli risibili.</p>
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		<title>IL VALORE DELLA SPAZZATURA: RIFLESSIONI SUL CASO SICILIANO ED EUROPEO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2022/07/19/il-valore-della-spazzatura-riflessioni-sul-caso-siciliano-ed-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 16:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo dal Gruppo Galatea di Catania, questo interessante documento che delinea la strategia economica di depauperazione di sostanze pubbliche nella gestione “allegra” del ciclo dei rifiuti. Pur trattandosi di un’analisi specifica del caso catanese, può comunque applicarsi, nella sua logica di base, a molte altre realtà in lungo e in largo per la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Riceviamo e pubblichiamo dal <strong>Gruppo Galatea di Catania</strong>, questo interessante documento che delinea la strategia economica di depauperazione di sostanze pubbliche nella gestione “allegra” del ciclo dei rifiuti. Pur trattandosi di un’analisi specifica del caso catanese, può comunque applicarsi, nella sua logica di base, a molte altre realtà in lungo e in largo per la Penisola, anche dove apparentemente la longa manu del malaffare sembra non essere presente.</em></p>



<p class="has-text-align-center">* * * * * * </p>



<p><strong>Introduzione</strong></p>



<p>Da decenni, ciclicamente Catania e provincia si ritrovano ad essere sommerse da tonnellate di rifiuti che, soprattutto durante la stagione estiva, provocano seri problemi a livello sociale e sanitario. Quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti è un business ghiotto per la borghesia siciliana, tant’è che i gruppi di potere capitalistici hanno dichiarato una vera e propria guerra economica per il controllo del settore dei rifiuti, coinvolgendo anche frazioni della borghesia “illegale” (clan e famiglie mafiose), così come personaggi chiave dell’amministrazione pubblica.</p>



<p>Tuttavia, la gestione capitalistica di questo settore ha portato, e porta tutt’ora, un grave danno al territorio e chi lo abita. Così ci ritroviamo a vivere in un’isola in cui le discariche sono letteralmente sommerse e non è più possibile utilizzarle per portare dentro alcunché. Non sapendo più come risolvere la questione, la borghesia siciliana ha più volte ventilato l’idea della costruzione di un termovalorizzatore, così come ha cominciato a prendere in considerazione l’idea di aderire alla cosiddetta “economia circolare”.</p>



<p>Non tratteremo in questa sede l’esame dei termovalorizzatori in Sicilia per mancanza di spazio; ci siamo concentrati invece sulla cosiddetta economia circolare. Quest’ultima è una delle invenzioni capitalistiche del nostro tempo, che cerca di porre rimedio ad una situazione disastrata. L’economia circolare si pone come valorizzatrice degli scarti di produzione e di consumo, condendo il tutto con discorsi ideologici che mirano alla “responsabilizzazione” dell’individuo-consumatore, ma in realtà puntano alla sua colpevolizzazione in quanto non un cittadino abbastanza attento al riciclo.</p>



<p>In tutto ciò, l’economia circolare non mette in discussione i principi fondanti di questo tipo di società; anzi, essa ne è una delle espressioni, in quanto si basa su un sistema produttivo atto a valorizzare gli scarti o rifiuti e ricavandone un profitto.</p>



<p><strong>1. La spazzatura: gestione e smaltimento come fonte di potere</strong></p>



<p><strong>“Operazione Garbage Affair”</strong></p>



<p>Il 16 marzo 2018 l’operazione “Garbage Affair” della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha portato alla perquisizione dell’Ufficio Ecologia del Comune di Catania.</p>



<p>In quel frangente sono stati arrestati per corruzione e appalti truccati sulla gestione triennale della raccolta dei rifiuti (valore di 350 milioni di euro): Orazio Fazio, funzionario della direzione Nettezza urbana; Antonio Deodati, imprenditore romano che, insieme al cugino Francesco, gestiva le ditte “Eco.Car” e “Consorzio Sen.Eco”; Antonio Natoli, un dipendente che prima era in “Impresa Pulizie Industriali” (“IPI”, altra azienda dei Deodati) per poi passare nel Maggio 2017 al consorzio “Sen.Eco”; Leonardo Musumeci, dirigente della direzione Ecologia e ambiente del Comune di Catania; Massimo Rosso, dirigente della direzione Ragioneria generale del Comune di Catania, e Francesco Deodati, amministratore unico di “Eco.Car”.</p>



<p>La vicenda assomigliava ad un’altra operazione della DIA, “Gorgoni” (28 Novembre 2017), dove vennero arrestati per corruzione gli imprenditori operanti nel settore dei rifiuti, i pubblici amministratori di alcuni comuni della provincia di Catania ed alcuni appartenenti ai clan Cappello-Bonaccorsi e Laudani – questi ultimi nemici storici di lunga data.</p>



<p>Tra gli imprenditori arrestati vi era Rodolfo Briganti, amministratore della “Senesi spa”. Nel periodo pre e post arresto di quest’ultimo, vi era un legame societario stretto con Antonio Deodati: dalla creazione del consorzio “Sen.Eco” alla presenza delle due società (“Senesi” ed “Eco.Car”) come “Associazione Temporanea di Imprese” (rappresentata da Francesco Deodati) nella gara di appalto per la raccolta rifiuti del Comune di Catania avvenuta quasi due settimane prima dell’operazione “Garbage Affair” (inizio Marzo 2018).</p>



<p>L’arresto di Deodati e dei dirigenti Fazio e Rosso sono stati un duro colpo per la politica catanese: il primo aveva sostenuto con 50mila euro la candidatura a sindaco di Stancanelli; i secondi, invece, erano in stretti rapporti con l’allora sindaco Enzo Bianco – quest’ultimo, in nome della legalità, li ha scaricati all’indomani dell’operazione di polizia[1].</p>



<p><strong>l tappabuco “Dusty srl” e l’aumento della TARI</strong></p>



<p>Il 10 giugno del 2018 viene eletto come nuovo sindaco di Catania Salvo Pogliese.</p>



<p>A sostituire sia i Deodati che il Comune nella raccolta rifiuti cittadini sono le società “Dusty srl” dell’amministratrice e fondatrice Maria Rosa Pezzino de Geronimo ed “Energetikambiente” di Aimeri Ambiente &#8211; che fa parte a sua volta della holding “Biancamano spa”.</p>



<p>Nonostante questo cambio, la questione della spazzatura cittadina diventa rovente fin dall’autunno del 2018. Il neo-sindaco denuncia alla Procura la “Sen.Eco” (precedente affidataria nella raccolta rifiuti) per disservizi; gli oltre 600 dipendenti della società di Deodati-Briganti, in attesa di essere assorbiti dalla “Dusty srl”, hanno protestato per le mancate retribuzioni dei primi 17 giorni di Settembre, oltre al TFR, ferie e straordinari vari.</p>



<p>L’entrata in scena della società di Pezzino de Geronimo non risolve il problema cronico dei rifiuti della città; a nulla valgono le ordinanze comunali sui giorni in cui devono essere conferiti i rifiuti nei cassonetti o le varie denunce delle associazioni sull’inesistente raccolta differenziata in città.</p>



<p>Con una situazione del genere, coadiuvata da un comune dichiaratamente in “dissesto”, a pagarne le conseguenze sono coloro che vivono e risiedono “legalmente” in città.</p>



<p>Il 29 Gennaio 2019, la giunta comunale aumenta la “Tassa sui Rifiuti” (TARI) del 15%[2];&nbsp; Pogliese e la sua maggioranza, consapevoli che “<em>da uno studio condotto dall&#8217;Istat è emerso che in Sicilia l&#8217;87,1% delle famiglie giudica elevato il costo della raccolta dei rifiuti</em>”[2], decidono tale mossa per avere liquidità di cassa e pagare i debiti causati dal dissesto finanziario.</p>



<p>In tal senso viene istituita una task force comunale per recuperare il credito da quel 50% di utenti/residenti che non pagavano la tassa. L’aumento della TARI del 2019 si allinea alle volontà delle precedenti amministrazioni (Scapagnini, Stancanelli e Bianco) nell’aumentare progressivamente questa tassa[3] &#8211; nonostante qualche leggera deflessione[4].</p>



<p><strong>Saltano i tappi</strong></p>



<p>Dopo più di un anno di indagini, il 4 Giugno 2020 la Guardia di Finanza e la procura di Catania fanno partire l’operazione “Mazzetta Sicula” contro i fratelli Leonardi, proprietari della “Sicula Trasporti” &#8211; principale azienda della Sicilia Orientale nella gestione dei rifiuti -, accusati di corruzione tramite tangenti e rifiuti smaltiti in modo illecito e pericoloso per l’ambiente.</p>



<p>Insieme ai due fratelli arrestati vi sono Francesco Zappalà, responsabile dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), Pietro Francesco Nicotra, responsabile dell’impianto di compostaggio, i fratelli Guercio come amministratori di diritto e di fatto della “Edile Sud srl” (altra azienda controllata dai Leonardi), Vincenzo Liuzzo, dirigente di unità operativa semplice dell’Arpa Sicilia (sede territoriale Siracusa), Salvatore Pecora, istruttore tecnico impiegato presso il Libero Consorzio Comunale di Siracusa e Filadelfo Amarindo, dipendente della “Sicula trasporti” e punto di contatto con il clan Nardo[5]. Centinaia di milioni di euro vengono sequestrati, così come le imprese &#8211; e poste sotto amministrazione giudiziaria &#8211;&nbsp; quali “Sicula Trasporti”, “Sicula Compost srl” e “Gesac srl”.</p>



<p>“Sicula Trasporti” è l’azienda che gestisce le due discariche di Contrada Coda Volpe e Contrada Grotte San Giorgio, entrambe vicine e ricadenti nel territorio di Lentini (provincia di Siracusa).</p>



<p>Quest’ultima discarica, attiva dal 1980, viene considerata “esausta” a partire dal 1 Maggio del 2021 e, nell’autunno dello stesso anno, la società in gestione giudiziaria invia un’informativa dove comunica che il sito può ospitare 600 tonnellate di rifiuti al giorno.</p>



<p>La proposta del Comune di conferire i rifiuti cittadini in altri impianti è una mossa temporanea che consente all’amministrazione locale di trovare delle soluzioni in attesa di ventilate costruzioni di termovalorizzatori o nuove discariche e allargamenti di quelle esistenti[6].</p>



<p>A Settembre del 2021, il CGA respinge il ricorso della “Dusty” che non aveva partecipato “per tardività” alla gara di appalto per il servizio di raccolta settennale (valore 334 milioni di euro). Le motivazioni sia del TAR (luglio) che del CGA sono state unanimi: il ricorso è irricevibile.</p>



<p>Per la raccolta dei rifiuti, il territorio comunale è stato diviso in tre lotti quali “Nord”, “Centro” e “Sud”, affidati rispettivamente a “Supereco”, “Consorzio Gema” ed “Eco.Car”.</p>



<p>Se questa problematica sulla raccolta dei rifiuti sembra essersi chiusa, si è riaperta invece la questione dello smaltimento dei medesimi. Complice l’attuale congiuntura economica data dalla sindemia e dalla guerra in Ucraina, l’amministrazione giudiziaria “Sicula Trasporti” – gestrice della discarica di Contrada Coda Volpe -, ha inviato una nota in cui si chiedeva ai vari comuni della provincia catanese di rivedere le convenzioni economiche con i comuni alla luce degli ultimi aumenti energetici.</p>



<p>Roberto Bonaccorsi, che fa le veci come sindaco di Catania a seguito della sospensione di Salvo Pogliese, a livesicilia ha dichiarato riguardo questi rincari che “<em>siamo passati da 107 euro a tonnellata a quasi 350. Da soli, non possiamo fare fronte ad aumenti di questo genere. Noi queste cifre non possiamo pagarle. [&#8230;] Ho visto un piano finanziario, ma voglio andare più nel profondo. È il mio mestiere, del resto. Voglio sapere esattamente da cosa scaturisce questo aumento: in che percentuale è per via del costo della benzina raddoppiato? Quanto dipende, invece, dagli aumenti dell’energia elettrica?</em>”[7].</p>



<p>Per Francesco Laudani, presidente della “<em>Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti (SRR) di Catania Area Metropolitana</em>”[8], questo aumento da parte di “Sicula Trasporti” riguarda tutti quei comuni in quanto la società in gestione giudiziaria ha inviato “<em>una proposta di convenzione da sottoscrivere, per portare il costo di trattamento e trasporto dei rifiuti a 240 euro a tonnellata. Hanno anche spiegato, però, che si potrebbe facilmente arrivare a superare i 300 euro. Per il momento, 21 Comuni della Srr hanno sottoscritto la convenzione, ma erano tutte amministrazioni che avevano fatto economie. E che con la raccolta differenziata sono molto più avanti di Catania.</em>&#8220;</p>



<p>Per far fronte a questi rincari, si è fatto sempre più pressante – specie a livello mediatico &#8211; la richiesta della costruzione di un Termovalorizzatore (TMV) nella Zona Area Industriale Pantano d’Arci di Catania. Ma i tempi di costruzione, i costi dei materiali e le opposizioni dei vari gruppi ambientalisti e politici hanno portato al momentaneo fermo di questo progetto. Avendo poco tempo per l’approvazione del bilancio preventivo del 2022 e dovendo appianare i debiti contratti (sia dalle precedenti amministrazioni che da quella attuale) il 29 Giugno il consiglio comunale di Catania doveva revisionare la tariffa della TARI, aumentandola del 18%.</p>



<p>Le proteste che ne sono scaturite – sia da parte dell’opposizione presente in Consiglio Comunale che fuori dal palazzo degli Elefanti – e i vari dietrofront dei consiglieri di maggioranza, hanno portato allo spostamento della discussione sull’aumento della TARI a fine Luglio.</p>



<p><strong>Un’emergenza infinita</strong></p>



<p>La problematica gestionale e lo smaltimento dei rifiuti cittadini sono lo specchio di quello che avviene a livello regionale: chiusure e saturazione delle discariche (da quella di Motta Sant’Anastasia a quella di Lentini, passando per Mazzarrà Sant’Andrea e Bellolampo), aziende che ricorrono a metodi corruttivi o ai Tribunali Amministrativi per la spartizione milionaria e via dicendo.</p>



<p>La Regione Sicilia è in uno “Stato di Emergenza Rifiuti” dal lontano 22 Gennaio 1999[9]; in quel periodo storico, i burocrati e politici regionali siciliani, incapaci di smantellare la loro rete di appalti e rapporti tra le amministrazioni comunali, agitarono a livello nazionale questa fantomatica “crisi” sui rifiuti adducendo la scusa di non essere riusciti recepire a pieno il “Decreto Ronchi” (DL del 5 Febbraio 1997, n° 22) – con il quale veniva normato l’incentivazione al riciclo ed esternalizzava la gestione e smaltimento dei rifiuti.</p>



<p>Il gioco a questi personaggi riuscì &#8211; e riesce ancor oggi &#8211; così bene che il territorio siciliano è diventata un’immensa pattumiera. E a nulla sono valse le richieste dell’attuale governo Musumeci di avere fondi dall’Unione Europea: questa, fin dalla metà di questo 2022, ha bocciato il “Piano Rifiuti” regionale perché non conforme con le linee guida. Ma oltre il dato (e danno) ambientale, vi è anche un dato sociale ed economico.</p>



<p>La disoccupazione, il precariato e la migrazione fuori regione sono aumentate in modo lento, costante e progressivo, così come l’inflazione su base nazionale che porta le principali città siciliane (Messina, Palermo e Catania) a raggiungere il primo posto per i rincari di beni energetici e di prima necessità[10]. Questi dati, uniti ad una tassazione gravosa ed alla gestione capitalistica dei rifiuti urbani, portano ad un mix micidiale che mostra come la vita delle persone e l’ambiente circostante valgono nulla di fronte alle volontà di tassazione, profitto e mantenimento del potere politico.</p>



<p><strong>Discariche e problematiche regionali</strong></p>



<p>Le discariche di servizio (in inglese Landfill (LND)) comprendono luoghi di smaltimento e deposito e, se presenti, i macchinari per il Trattamento meccanico-biologico (TMB). Nel caso dello smaltimento e deposito avremo la presenza di rifiuti e scarti privi di valore, mentre in quello riguardante le TMB&nbsp; avremo una separazione tra i vari tipi di composti (organico ed inorganico) &#8211; in modo che i materiali raccolti possano essere utilizzati come concimi, combustibile solido secondario (CSS), riciclo di materiali (vetro e metalli per esempio).</p>



<p>Nel “Rapporto Rifiuti Urbani” dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la Sicilia ha prodotto 2,15 milioni di tonnellate di rifiuti urbani nell’anno 2020. Su 2,15 milioni di tonnellate, 1,3 milioni finiscono per essere trattate col TMB (e di questa cifra, 1,05 milioni sono rifiuti indifferenziati). Lo scarto del TMB più quello che non viene trattato finisce direttamente come prodotto da smaltire nelle vasche delle LND. Nel caso regionale parliamo di qualcosa come 1,2 milioni di tonnellate, ben il 57% della produzione. Tale percentuale porta la Sicilia lontana dal raggiungere l’obiettivo quota 10% di prodotti smaltiti nelle LND entro il 2035[11]. Secondo la mappa del Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti della Regione Sicilia del Febbraio 2022, nella regione vi sono solo otto strutture adibite al TMB[12].</p>



<p>In un contesto del genere dove lo smaltimento è al 57% e, secondo Calogero Foti, dirigente generale del Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti della Regione Sicilia, “<em>gli impianti [TMB], in Sicilia sono abbastanza pochi: sei o sette. Uno l’ho chiuso io stesso per motivazioni ambientali. Gli altri risultano quasi antiquati perché negli anni non si sono aggiornati con la tecnologia più avanguardia. Se fossero stati fatti questi investimenti, oggi il rifiuto da portare in discarica sarebbe diverso</em>”[13], risulta facilmente intuibile che la gestione dei rifiuti sia disastrosa a tutti i livelli.</p>



<p>Le discussioni avvenute all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana sulla questione rifiuti negli ultimi 23 anni – l’ultima della quale è avvenuta il 27 giugno[14] &#8211; , mostrano un quadro preoccupante in cui da una parte si cerca di scaricare la colpa sulle precedenti amministrazioni o sulle ex-ATO ora SRR e, dall’altra, si cerca di tappare i buchi inviando i rifiuti fuori dalla regione (con un costo maggiorato sia a livello di trasporto che nella tassazione data dalla TARI).</p>



<p>Questo cosiddetto “mal comune” è un “mezzo gaudio” o terreno fertile per determinate compagini politiche ed economiche. Così,&nbsp; abbiamo chi si lamenta su questa gestione e spreco – i quali vorrebbero spingere o per la costruzione di termovalorizzatori (in modo da aprire un altro segmento dell’immenso e redditizio mercato energetico) oppure per un’economia circolare -, e chi, invece, vuole mantenere lo status quo corrente con allargamenti delle esistenti LND.</p>



<p><strong>2. L’economia circolare, salvagente per la borghesia?</strong></p>



<p><strong>L’Unione Europea e l’economia circolare</strong></p>



<p>Secondo i dati Eurostat sui rifiuti urbani del 2020, nell’Unione Europea ogni cittadino ha prodotto mediamente 505 kg di spazzatura[15]. Se moltiplichiamo questo dato per gli abitanti effettivi di questa entità sovrannazionale (circa 447 milioni di persone), risultano prodotte 225 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. I prodotti riciclati (tramite compostaggio e riciclaggio dei materiali) nel 2020 sono stati 107 milioni di tonnellate [16]; quindi il rapporto di riciclaggio dei rifiuti urbani è stato di circa il 48%[16].</p>



<p>Questi dati, seppur espressi con una media europea, ci mostrano come l’Unione Europea punti al riutilizzo del materiale attraverso quella che è nota come “Economia Circolare”. Il 2 Dicembre del 2015, la Commissione Europea ha presentato ed adottato il primo piano d’azione sull’economia circolare – basata sulla condivisione, riutilizzo, riparazione, ristrutturazione e riciclo) –, in contrapposizione a quella “lineare”&nbsp; &#8211; basata, invece, su prendere, costruire, consumare e gettare via.</p>



<p>Le opportunità di un’economia circolare, secondo la Commissione Europea, sono riduzione dello sfruttamento ambientale, maggiore sicurezza dell’approvvigionamento delle materie prime, maggiore competitività, innovazione, crescita ed occupazione. Accolto ai tempi con un mix di ottimismo e criticità da vari settori imprenditoriali e associazioni ed ONG, l’11 Marzo del 2020 la Commissione Europea ha inserito, come uno dei principali elementi costitutivi del “Green Deal”, il “nuovo piano d&#8217;azione per l’economia circolare”[17].</p>



<p>Il piano, in sintesi, punta alla: progettazione sostenibile ed ecocompatibile dei prodotti; promozione dei processi di economia circolare; incoraggiamento del consumo sostenibile; prevenzione degli sprechi; riutilizzo delle risorse. L’applicazione di questo piano dovrebbe funzionare grazie alla responsabilizzazione dei consumatori e gli acquirenti pubblici, concentrandosi su quei prodotti da cui si recuperano grandi quantità di risorse (elettronica, veicoli, batterie, plastica, tessile, edilizia, alimenti, acqua) e facendo cooperare maggiormente i territori nel nome della circolarità.</p>



<p>L’obiettivo di riciclaggio – e quindi recupero di risorse &#8211; dell’UE è arrivare al 55% nel 2025, 60% nel 2030 e 65% nel 2035. Seppur nell’ultimo “Rapporto sull’Economia Circolare” (2022)&nbsp; viene riportato che il tasso di circolazione della materia del 2020 nell’Unione Europea sia stato del 12,8%[18] &#8211; con un aumento dello 0,9% rispetto al 2019 -, la sensazione palpabile è come questo tipo di visione “eco-umana-friendly-sostenibile” dell’economia capitalistica mal coincida con ciò che è l’essenza stessa della medesima: alienazione lavorativa, distruzione dell’ecosisistema e consumismo sfrenato.</p>



<p><strong>Come fumo agli occhi: riciclaggio e sostenibilità nell’economia circolare</strong></p>



<p>Il “Rapporto sui limiti dello sviluppo” del 1972 mise in evidenza come la crescita economica e il consumo delle risorse naturali di quel momento storico, fosse diventato insostenibile e potenzialmente dannoso per l’ecosistema terrestre.</p>



<p>In risposta a questa “insostenibilità” vi doveva essere, secondo gli estensori del Rapporto, un cambio di rotta in cui la “sostenibilità” si opponesse agli effetti sociali e ambientali dell&#8217;industrializzazione globalizzata neoliberista. Negli ultimi vent’anni la sostenibilità all’interno dell&#8217;economia circolare è emersa come un principio chiave per le politiche industriali e ambientali in Cina, in Africa, nell&#8217;Unione Europea (UE) e negli Stati Uniti, senza dimenticare aziende e movimenti sostenuti dalle fondazioni (come nel caso di “Zero Waste Europe”[19]).</p>



<p>I vari sostenitori dell’economia circolare hanno pubblicato in questi anni diversi articoli sul “Journal of Cleaner Production” in cui si vorrebbe spingere il capitalismo verso le frontiere della sostenibilità ambientale, armonizzando le relazioni tra sistemi ecologici e attività economiche, creando “<em>un sistema rigenerativo in cui l&#8217;apporto di risorse e la dispersione di rifiuti, emissioni ed energia sono ridotti al minimo rallentando, chiudendo e restringendo i cicli dei materiali e dell&#8217;energia grazie alla progettazione, alla manutenzione, alla riparazione, al riutilizzo, alla rifabbricazione, alla rimessa a nuovo e al riciclaggio di lunga durata</em>”[20].</p>



<p>Queste parole d’ordine non sono altro che dei tentativi delle dirigenze burocratiche e borghesi nel voler “responsabilizzare” (o “modellare”, per dirla in maniera brutale) secondo i loro canoni l’individuo nei confronti dell&#8217;ambiente e della società. Se il principio di “sostenibilità” era una forma di denuncia alle logiche di crescita dell’economia lineare, adesso è diventata parte integrante della “Green Economy” &#8211; basata su misure e politiche sociali ed economiche orientate a fornire una soluzione di “sviluppo verde”.</p>



<p>Aziende come Apple, Coca Cola, ENI etc hanno attuato delle modalità d’impresa da eco-business per garantirsi un vantaggio competitivo ed aumentare le vendite e i profitti, migliorando il loro fatturato e difendendo la propria posizione all’interno dell&#8217;economia globale. Da questa prospettiva, la “sostenibilità” diviene parte integrante di un piano di marketing aziendale nel calmare, da una parte, le preoccupazioni socio-ambientali dei consumatori (potenziali ed effettivi) e movimenti e gruppi politici, e dall’altra gestire la catena di approvvigionamento e dell&#8217;efficienza delle risorse.</p>



<p>In parole povere: la produzione di beni e servizi sostenibili non solo fa fare bella figura alle aziende di marca, ma le aiuta a crescere ampliando la loro capacità di competere, negoziare e sopravvivere nel mondo neoliberista. In un contesto di rifiuti e di economia circolare, la “sostenibilità” delle aziende equivale a differenziazione e riciclaggio dell’immondizia – e non più mero smaltimento e accumulazione all’interno delle LND come si faceva fino a trent’anni prima -, facendo sì che questi scarti e la crescita economica costante che li produce siano qualcosa di positivo e prezioso per l’intera collettività.</p>



<p>Per poter essere maggiormente incisivi con un piano di marketing del genere, sia le aziende che le istituzioni giocano parecchio sui “sensi di colpa” da far provare ai consumatori. Tra questi troviamo lo smaltire un prodotto in un modo non ecologico (tipo che il prodotto gettato finisca in una LND), portando gli individui a pensare di se stessi come distruttori dell’ecosistema. Il desiderio del consumo, anziché diminuire con questo sistema di riciclaggio e utilizzo dell’aspetto psicologico sui sensi di colpa, aumenta in quanto viene ridefinito, scusato ed incoraggiato l’utilizzo delle risorse stesse.</p>



<p>Hervé Corvellec, in “<em>Recycling food into biogas, or how management transforms overflows into flows</em>”[21],&nbsp; attraverso l’esempio dei prodotti agroalimentari e della produzione di biogas, spiega come i clienti che non vogliono più mangiare il loro cibo lo mettono nel sacchetto di carta marrone “<em>elevato al rango di strumento per il riscatto sostenibile del consumo disordinato. Il riciclo riesce a unire fuoriuscita e ricchezza, dimensioni diametralmente opposte dalle eccedenze. La vergogna dello spreco scompare dietro l&#8217;orgoglio del riciclo</em>”[22].</p>



<p>Una visione del genere così malsana si basa su una produzione, trasformazione, ritrasformazione e riutilizzo infinito delle risorse. Eppure lo scarto od emissione verrà prodotto ugualmente e dovrà essere smaltito da qualche parte. L’inghippo salta fuori non appena si allarga il discorso sui Rifiuti in generale dove vi troveremo quelli Speciali e Tossici – prodotti in campo sanitario, petrolifero, nucleare, chimico-farmaceutico. Il riciclo di questi è impensabile visto che, secondo i canoni dell’ “Economia Circolare” non hanno un valore per un eventuale ripristino in campo mercatale.</p>



<p>Abolire o ridurre gli scarti energetici (petrolio e nucleare in primis) come vorrebbero queste associazioni e fondazioni a favore dell’ “Economia Circolare” equivalerebbe a rallentare la macchina energetica. Ed è un qualcosa che gran parte della borghesia (per non dire tutta) non oserebbe mettere in pratica pena diminuzione degli introiti o fallimento assicurato. Tolta la questione energetica e mantenendoci sulle logiche capitalistiche, la produzione e lo scarto di materia è destinata a crescere attraverso il costante spreco tipico del capitalismo. La domanda di rifiuti (urbani nel nostro caso) non farà che crescere specie con una visione “eco-umana-friendly-sostenibile”.</p>



<p>Il pressapochismo dei sostenitori di questa “economica circolare” (e ci riferiamo in particolare a chi segue tali panzane senza avere ritorni economici) risulta manifesto poichè riducono la loro visione delle cose in:</p>



<p>&#8211; “acquisto&amp;riciclo” come se la materia fosse eterna ed infinita e non una composizione chimico-fisico &#8211; soggetta quindi all’esaurimento e al consumo dalle&nbsp; leggi scientifiche;</p>



<p>&#8211; avallo di un sistema di aziende basate sullo sfruttamento, sul consumismo e sul proprio posizionamento di mercato.</p>



<p><strong>3. A mo’ di conclusione</strong></p>



<p>La questione annosa dei rifiuti urbani in Sicilia, così come nel resto dell’Unione Europea, tra raccolta, gestione ed utilizzo in senso capitalistico è speculare, come detto in precedenza, alle logiche capitalistiche di produzione e distribuzione. Non basta eliminare le cosiddette nocività o prodotti inutili, così come non basterebbe diminuire la produzione in nome di una decrescita o di una circolarità che di felice ha solo chi possiede dei privilegi di razza, specie e di classe specifici.</p>



<p>Il punto è che diminuire la produzione senza controllare cosa viene prodotto non porterebbe a nulla, considerando che abbiamo a che fare con merci che spesso e volentieri sono inutili o dannose, o entrambe le cose insieme. Un sistema produttivo e distributivo come quello adottato dalla società in cui ci troviamo a vivere, è letteralmente un tritacarne che aspetta di mettere a valore il più possibile, finendo così per alimentare una sovrapproduzione di merci che non verrà riassorbita.</p>



<p>Non bisogna dimenticare inoltre che la qualità delle merci che vengono consumate viene tenuta artificiosamente bassa. Un esempio di ciò è rappresentato dal mercato dell’elettronica, dove le apparecchiature prodotte sono “programmate” per rompersi in un dato periodo di tempo (fenomeno dell’obsolescenza programmata), cosicché il consumatore debba poi ritrovarsi ad&nbsp; acquistare un nuovo prodotto dopo pochi anni. Al di là dei fattori produttivi e distributivi, che si accompagno a fenomeni quali spreco di risorse e merci e consumismo, ci troviamo a che fare con un sistema economico globale alienante per i miliardi di individui che vi prendono parte.</p>



<p>Analizzeremo in altre sedi le questioni, ma ci sembra doveroso doverle almeno segnalare. Si tratta infatti di fenomeni che, soprattutto in questa fase storica in cui stiamo vivendo, andrebbero maggiormente esaminati: i rapporti lavorativi, al giorno d’oggi sono sempre più improntati al precariato e ad una accettazione quasi militaresca dei soprusi che lavoratori e lavoratrici subiscono.</p>



<p>Non è un caso, che a livello globale si sia verificato il fenomeno di una grande dimissione di massa (great resignation). La distribuzione efficiente delle risorse, che a partire dal periodo del lockdown fino ad oggi ha mostrato tutte le fragilità delle catene logistiche mondiali, con seri rischi di interruzione dell’approvvigionamento di merci.</p>



<p>Infine, l’utilizzo delle risorse energetiche, soprattutto legato alla cosiddetta “Transizione Verde” tramite cui si cerca di rimediare all’inquinamento prodotto dai combustibili fossili facendo ricorso a fonti “ecologiche”/rinnovabili, ma senza andare ad esaminare quali sono le industrie più energivore e perché. Una discussione del genere non è semplice, ma da parte nostra, con questo breve e sintetico scritto, abbiamo voluto iniziare un discorso che, partendo dal caso locale cittadino, è sempre stato trattato o con sufficienza o, vedasi il caso delle energie rinnovabili, come una sorta di panacea di ogni male.</p>



<div style="height:86px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong><em>Note</em></strong></p>



<p>[1] “Garbage Affair, l’amarezza di Enzo Bianco”, sicilianetwork.info del 17 Marzo 2018</p>



<p>Link: <a href="http://web.archive.org/web/20210518020245/https:/www.sicilianetwork.info/catania-rifiuti-arresti-dia-garbage-affair-lamarezza-di-enzo-bianco/">http://web.archive.org/web/20210518020245/https://www.sicilianetwork.info/catania-rifiuti-arresti-dia-garbage-affair-lamarezza-di-enzo-bianco/</a></p>



<p>[2] Approvazione tariffe TARI, pag. 5. Link: <a href="https://etnaonline.comune.catania.it/EtnaInWeb/AttiWeb2019.nsf/xsp/.ibmmodres/domino/OpenAttachent/EtnaInWeb/AttiWeb2019.nsf/280BB23C626191F0C1258393005096C6/%24File/Delib.%20N.%206%20DEL%2029.01.2019%20TARI.pdf?Open">ttps://etnaonline.comune.catania.it/EtnaInWeb/AttiWeb2019.nsf/xsp/.ibmmodres/domino/OpenAttachent/EtnaInWeb/AttiWeb2019.nsf/280BB23C626191F0C1258393005096C6/%24File/Delib.%20N.%206%20DEL%2029.01.2019%20TARI.pdf?Open</a></p>



<p>[3] A tal merito si vedano i dati TARSU (sostituita dalla TARI, legge del 27 Dicembre 2013, n. 147) del periodo 2004-2011. Link: <a href="https://www.comune.catania.it/informazioni/ufficio-per-le-relazioni-con-il%20pubblico/allegati/tarsu/tabella_tariffe_tarsu_anni_2004_-_2011.pdf">https://www.comune.catania.it/informazioni/ufficio-per-le-relazioni-con-il pubblico/allegati/tarsu/tabella_tariffe_tarsu_anni_2004_-_2011.pdf</a> e il dato TARES (sostituita sempre dalla TARI) del 2013, pag. 4</p>



<p>Link: <a href="https://comunect.ccup.it/download.php?file=413.pdf">https://comunect.ccup.it/download.php?file=413.pdf</a></p>



<p>[4] TARI 2014, pag. 3 Link: <a href="https://www.comune.catania.it/trasparenza/download.aspx?Attachment=Pr/QF4vET0srAsA9elrdqYUJmUYEDpW3nkaLF0pTJEgFJqluJldn/tcnLlWDaNhPBicCTDoQ5k/Jwhy2gjpV6E2lCy250UDlfGf43UIQWy0Vl8RmbN7rwqDFzU-h1uPckMOKxExFMOur/5ADtb0A">https://www.comune.catania.it/trasparenza/download.aspx?Attachment=Pr/QF4vET0srAsA9elrdqYUJmUYEDpW3nkaLF0pTJEgFJqluJldn/tcnLlWDaNhPBicCTDoQ5k/Jwhy2gjpV6E2lCy250UDlfGf43UIQWy0Vl8RmbN7rwqDFzU-h1uPckMOKxExFMOur/5ADtb0A</a></p>



<p>[5] Attivi nei paesi di Lentini, Carlentini, Francofonte, Augusta e Melilli, il clan ha formato un’alleanza con gli Aparo e i Trigila nella spartizione del territorio settentrionale siracusano-meridionale catanese. I Nardo sono legati da rapporti pluridecennali con la famiglia Santapaola di Catania.</p>



<p><strong><em>Fonte consultata</em></strong></p>



<p>Arcidiacono Davide, Avola Maurizio, Palidda Rita, “Mafia, estorsioni e regolazione dell&#8217;economia nell&#8217;altra Sicilia”, Franco Angeli Edizioni, Milano, 2016, 242 p.</p>



<p>[6] La proposta di allargamento della discarica di Grotte San Giorgio – considerata una bomba ecologica vista la scellerata amministrazione dei Leonardi &#8211; viene bocciata dalla Commissione Europea nel Gennaio di quest’anno.</p>



<p>“Rifiuti, bocciato ampliamento discarica di Lentini: esulta l’eurodeputato”, Quotidiano Di Sicilia, 26 Gennaio 2022. Link: <a href="https://qds.it/rifiuti-bocciato-ampliamento-discarica-di-lentini/">https://qds.it/rifiuti-bocciato-ampliamento-discarica-di-lentini/</a></p>



<p>[7] “Rifiuti, triplicano i costi della discarica: “A Catania serve aiuto””, livesicilia.it del 24 Marzo 2022. Link:</p>



<p>[8] La soppressione degli “Ambiti Territoriali Ottimali” (ATO) avvenuta con la Legge 26 marzo 2010 n. 42 ha portato alla nascita delle “Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti” (SRR).</p>



<p>Nell’ex provincia di Catania vi sono tre SRR: Kalat Ambiente, Catania Nord e Catania Area Metropolitana.</p>



<p>La “SRR Catania Area Metropolitana” riunisce 28 comuni per un totale di 722mila abitanti.</p>



<p>Link di riferimento: <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2010-03-26;42">https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2010-03-26;42</a></p>



<p>[9]&nbsp; “DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 22 gennaio 1999 Dichiarazione dello stato di emergenza nella regione siciliana in ordine alla situazione di crisi socio economico ambientale determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti solido urbani”, pag. 8. Link: <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/1999/01/28/22/sg/pdf">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/1999/01/28/22/sg/pdf</a></p>



<p>[10] Vedere “Inflazione in Sicilia: un disastro sociale” in “Inflazione e povertà: dramma nazionale, dramma regionale”, 14 Aprile 2022. Link: <a href="https://gruppoanarchicogalatea.noblogs.org/post/2022/04/14/inflazione-e-poverta-dramma-nazionale-dramma-regionale/">https://gruppoanarchicogalatea.noblogs.org/post/2022/04/14/inflazione-e-poverta-dramma-nazionale-dramma-regionale/</a></p>



<p>[11] I dati citati si trovano nelle pagg. 31, 134, 137 e 175 del “Rapporto Rifiuti Urbani”, ISPRA, Roma, Dicembre 2021.</p>



<p>Link: <a href="https://www.isprambiente.gov.it/files2022/pubblicazioni/rapporti/rapportorifiutiurbani_ed-2021-n-355-conappendice_agg18_01_2022.pdf">https://www.isprambiente.gov.it/files2022/pubblicazioni/rapporti/rapportorifiutiurbani_ed-2021-n-355-conappendice_agg18_01_2022.pdf</a></p>



<p>[12] Link: <a href="https://www.regione.sicilia.it/sites/default/files/2022-02/MAPPA%20TMB%20e%20DISCARICHE%20-%20FEB%202022_0.pdf">https://www.regione.sicilia.it/sites/default/files/2022-02/MAPPA%20TMB%20e%20DISCARICHE%20-%20FEB%202022_0.pdf</a></p>



<p>[13] “Termovalorizzatori e discariche: mappa dei nuovi impianti”, livesicilia.it, 28 Giugno 2022.</p>



<p>Link: <a href="https://livesicilia.it/sicilia-termovalorizzatori-e-discariche-mappa-dei-nuovi-impianti/">https://livesicilia.it/sicilia-termovalorizzatori-e-discariche-mappa-dei-nuovi-impianti/</a></p>



<p>[14] “Comunicazioni del Governo sull’emergenza rifiuti in Sicilia” in “Resoconto Stenografico della 344° Seduta”, 27 Giugno 2022, pagg. 6-29</p>



<p>Link: <a href="https://w3.ars.sicilia.it/DocumentiEsterni/ResSteno/17/17_2022_06_27_344_P.pdf">https://w3.ars.sicilia.it/DocumentiEsterni/ResSteno/17/17_2022_06_27_344_P.pdf</a></p>



<p>[15] “Municipal waste statistics”</p>



<p>Link: <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Municipal_waste_statistics">https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Municipal_waste_statistics</a></p>



<p>[16]&nbsp; “Municipal waste landfilled, incinerated, recycled and composted, EU, 1995-2020”</p>



<p>Link: <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=File:Municipal_waste_landfilled,_incinerated,_recycled_and_composted,_EU,_1995-2020.png">https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=File:Municipal_waste_landfilled,_incinerated,_recycled_and_composted,_EU,_1995-2020.png</a></p>



<p>[17] “Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni. Un nuovo piano d&#8217;azione per l&#8217;economia circolare. Per un&#8217;Europa più pulita e più competitiva”.</p>



<p>Link: <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1583933814386&amp;uri=COM:2020:98:FIN">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1583933814386&amp;uri=COM:2020:98:FIN</a></p>



<p>[18] pag. 10.</p>



<p>Link: <a href="https://circulareconomynetwork.it/wp-content/uploads/2022/04/Rapporto-sulleconomia-circolare-2022-CEN.pdf">https://circulareconomynetwork.it/wp-content/uploads/2022/04/Rapporto-sulleconomia-circolare-2022-CEN.pdf</a></p>



<p>[19] Il movimento-progetto “Zero Waste Europe” (ZWE) è una rete di comunità, organizzazioni e gruppi nato nel 2014 come filiale dell&#8217; “Alleanza Globale per le alternative agli inceneritori” (in inglese “Global Alliance for Incinerator Alternatives” (GAIA)) Gli obiettivi di “ZWE” è quello di avere un’Europa con zero sprechi, inclusiva e costruita nel rispetto dei limiti ecologici e dei diritti e del benessere delle comunità, con risorse rigenerate ripristinate e conservate a beneficio della collettività.</p>



<p>Se questi obiettivi sono più che apprezzabili, chi finanzia “ZWE” sono per la maggior parte delle fondazioni che, a loro volta, sono sostenute da grosse aziende e multinazionali riconosciute a livello mondiale.</p>



<p>Tra i finanziatori di “ZWE” segnaliamo:</p>



<p>&#8211; “Adessium Foundation” della famiglia van Vliet, il cui rampollo, Rogier van Vliet, presiede la “Multifund”, una società di investimento privata;</p>



<p>&#8211; “Kristian Gerhard Jebsen Foundation”, nata in memoria di Kristian Gerhard Jebsen, armatore norvegese e fondatore della “Gearbulk Holding”, una delle più importanti compagnie di spedizioni navali a livello mondiale. La fondazione è diretta dal presidente dell’azienda di famiglia, Kristian Jebsen;</p>



<p>&#8211; “<a></a>Oak Foundation” fondata da Alan M. Parker, ex contabile e detentore del 20% della “DFS Group” (ora controllata da LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE). I soldi che ha ricevuto dalla vendita delle sue azioni della DFS alla LVMH (840 milioni di dollari nel 1997) ha permesso di rinvigorire maggiormente le casse dell’Oak Foundation. Tra chi ha usufruito di questi fondi, oltre “ZWE”, vi è anche “Climate Works Foundation” il cui obiettivo è quello di decarbonizzare le “Belt and Road Initiative” in quanto potrebbe distruggere gli obiettivi dell’ “Accordo di Parigi sul clima” del 2015.</p>



<p><strong><em>Fonti consultate</em></strong></p>



<p><em>Finanziamenti di “Zero Waste Europe”, pag. 20</em></p>



<p>Link: <a href="https://zerowasteeurope.eu/wp-content/uploads/2022/06/ZWE-Annual-Report-2021.pdf">https://zerowasteeurope.eu/wp-content/uploads/2022/06/ZWE-Annual-Report-2021.pdf</a></p>



<p><em>“Multifund BV”</em></p>



<p>Link: <a href="https://www.bloomberg.com/profile/company/0307936D:NA">https://www.bloomberg.com/profile/company/0307936D:NA</a></p>



<p><em>“Brussels Influence: The cash behind the NGOs — Parliament changes — ‘Happy divorce’ for Finance Watch”</em></p>



<p>Link: <a href="https://www.politico.eu/newsletter/politico-eu-influence/politico-brussels-influence-the-cash-behind-the-ngos-parliament-changes-happy-divorce-for-finance-watch/">https://www.politico.eu/newsletter/politico-eu-influence/politico-brussels-influence-the-cash-behind-the-ngos-parliament-changes-happy-divorce-for-finance-watch/</a></p>



<p><em>“Kristian Gerhard Jebsen Foundation board”</em></p>



<p>Link: <a href="http://www.kgjf.org/board/">http://www.kgjf.org/board/</a></p>



<p><em>“Gearbulk governance”</em></p>



<p>Link: <a href="https://www.gearbulk.com/about/governance/">https://www.gearbulk.com/about/governance/</a></p>



<p><em>“Millions of Dollars Couldn&#8217;t Keep DFS Group Together”, New York Times, 12 Marzo 1997</em></p>



<p>Link: <a href="https://www.nytimes.com/1997/03/12/business/millions-of-dollars-couldn-t-keep-dfs-group-together.html">https://www.nytimes.com/1997/03/12/business/millions-of-dollars-couldn-t-keep-dfs-group-together.html</a></p>



<p><em>Donazione di 1 milione di dollari a “Climate Works Foundation” nel 2021 per “promuovere un raffreddamento efficiente, rispettoso del clima e conveniente per tutti.” Il dato si trova cercando “Climate Works” al link</em> <a href="https://oakfnd.org/grants/">https://oakfnd.org/grants/</a></p>



<p><em>“Decarbonizing the Belt and Road”</em></p>



<p>Link: <a href="https://www.climateworks.org/report/decarbonizing-the-belt-and-road/">https://www.climateworks.org/report/decarbonizing-the-belt-and-road/</a></p>



<p>[20] Martin Geissdoerfer et al., “<em>The Circular Economy: A New Sustainability Paradigm?”, “Journal of Cleaner Production</em>”, 2017, 143, pagg. 757–768</p>



<p>Link: <a href="https://www.researchgate.net/profile/Martin-Geissdoerfer/publication/311776801_The_Circular_Economy_-_A_new_sustainability_paradigm/links/5ae34246a6fdcc9139a18a46/The-Circular-Economy-A-new-sustainability-paradigm.pdf?origin=publication_detail">https://www.researchgate.net/profile/Martin-Geissdoerfer/publication/311776801_The_Circular_Economy_-_A_new_sustainability_paradigm/links/5ae34246a6fdcc9139a18a46/The-Circular-Economy-A-new-sustainability-paradigm.pdf?origin=publication_detail</a></p>



<p>[21]&nbsp; Il saggio è inserito come capitolo nel libro curato da Barbara Czarniawska e ‎Orvar Löfgren, “<em>Coping with excess: How organizations, communities and individuals manage overflows</em>”, Edward Elgar Pub. Limited, 2013</p>



<p>Link del saggio: <a href="https://www.researchgate.net/profile/Herve-Corvellec/publication/322342202_Recycling_food_waste_into_biogas_or_how_management_transforms_overflows_into_flows/links/6149d6cfa3df59440b9fc497/Recycling-food-waste-into-biogas-or-how-management-transforms-overflows-into-flows.pdf?origin=publication_detail">https://www.researchgate.net/profile/Herve-Corvellec/publication/322342202_Recycling_food_waste_into_biogas_or_how_management_transforms_overflows_into_flows/links/6149d6cfa3df59440b9fc497/Recycling-food-waste-into-biogas-or-how-management-transforms-overflows-into-flows.pdf?origin=publication_detail</a></p>



<p>[22] Ibidem, pag. 169</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2022/07/19/il-valore-della-spazzatura-riflessioni-sul-caso-siciliano-ed-europeo/">IL VALORE DELLA SPAZZATURA: RIFLESSIONI SUL CASO SICILIANO ED EUROPEO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>ACQUA E RIFIUTI. IN CALABRIA SI SCALDANO I MOTORI PER LA MULTIUTILITY</title>
		<link>https://www.malanova.info/2022/03/31/acqua-e-rifiuti-in-calabria-si-scaldano-i-motori-per-la-multiutility/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 11:43:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attraverso una recente delibera (la n. 188 del 21 marzo 2022), la Giunta regionale della Calabria presenterà in Consiglio un disegno di legge avente come oggetto l’&#8221;Organizzazione dei servizi pubblici locali dell’ambiente”. La ratio della proposta, in linea con l&#8217;attuale assetto imposto, con la sua creazione nel 2017, all’Autorità idrica della Calabria, è quella di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Attraverso una recente delibera (la n. 188 del 21 marzo 2022), la Giunta regionale della Calabria presenterà in Consiglio un disegno di legge avente come oggetto l’&#8221;Organizzazione dei servizi pubblici locali dell’ambiente”. La ratio della proposta, in linea con l&#8217;attuale assetto imposto, con la sua creazione nel 2017, all’Autorità idrica della Calabria, è quella di rendere unitaria la gestione dei servizi locali ambientali attraverso l’inclusione del settore rifiuti nell’Ambito Territoriale Ottimale unico già in essere per il servizio idrico. A presiedere l’ATO sarà un&#8217;unica autorità partecipata dai Comuni calabresi.&nbsp;</p>



<p>Il comma 2 del Disegno di legge ci istruisce sui principi fondamentali alla base del provvedimento:</p>



<ol class="wp-block-list"><li>Riconoscimento dell’acqua come bene naturale e diritto umano universale, essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani. La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile devono essere garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona;</li><li>tutela pubblica del patrimonio idrico e dell’ambiente naturale;</li><li>tutela della qualità della vita dell’uomo nell’ambito di politiche di sviluppo sostenibile e solidale;</li><li>salvaguardia delle aspettative delle generazioni future;</li><li>pubblicità, indisponibilità e inalienabilità di tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo.</li></ol>



<p>Sono i classici valori fondamentali che vengono inseriti in ogni preambolo di legge ma, di fondo, del tutto inoffensivi perché, semplicemente, riprendono alcune dichiarazioni “universali” come, ad esempio, quelle dell’ONU. Nulla viene detto sull’aspetto più importante in questo settore e cioè sulla forma di gestione ipotizzata che, ad ogni modo, spetterà all’assemblea dei comuni, decidere e ratificare. Non mancano nel testo i soliti vaghi riferimenti alla promozione delle forme di partecipazione dei cittadini agli atti fondamentali di pianificazione, programmazione, gestione e controllo del servizio.</p>



<p>Per quanto attiene ai rifiuti, si privilegia certo la raccolta differenziata &#8211; e non poteva essere diversamente vista l&#8217;obbligatorietà imposta per legge &#8211; ma ponendola sullo stesso piano del cosiddetto recupero energetico attraverso l’incenerimento, ammettendo con una certa leggerezza, persino che ogni residuo indifferenziato deve essere piuttosto inviato al termovalorizzatore che alla discarica. Un principio errato perché, in un sistema in cui si afferma di voler far prevalere la raccolta differenziata, bruciare il residuo, oltre a non essere economicamente vantaggioso per il privato, risulterebbe ecologicamente più problematico mentre, di contro, più facilmente gestibile con piccolissime discariche di prossimità. Quest’ultime, in una gestione veramente virtuosa, progressivamente sarebbero destinate a scomparire quasi del tutto.</p>



<p>Gli inceneritori entrano in conflitto con la pratica della raccolta differenziata perché i più alti rendimenti si raggiungono bruciando materie “pregiate” che invece dovrebbero trovare la via del riciclo/riuso. Esiste poi un aspetto non trascurabile, il problema irrisolto della gestione delle ceneri derivanti dalla combustione che necessariamente vanno smaltite in discariche di rifiuti pericolosi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Maggiore è la differenziata, minore l’utilizzo degli inceneritori. Per essere ancora più chiari: se il sistema proposto si prefigge veramente alti livelli di raccolta differenziata, resterà ben poco da bruciare negli inceneritori. Di contro se la proposta è l’upgrade del termovalorizzatore di Gioia Tauro, risulta evidente una scarsa fiducia nella possibilità di aumentare la percentuale della differenziata.</p>



<p>È notizia recente che il presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, punti molto sull’attivazione di nuove linee del termovalorizzatore di Gioia Tauro: “Se a Gioia venisse attivata la seconda linea e resa efficiente la prima, si potrebbero smaltire i rifiuti prodotti da 1,8 milioni di abitanti scarsi”, afferma in un <a href="https://www.quotidianodelsud.it/calabria/reggio-calabria/economia/territorio-e-ambiente/2022/03/30/pista-bresciana-per-il-termovalorizzatore-di-gioia-tauro/?fbclid=IwAR1Tslnl8MSgTGKSTXZHrBZmjXA90ZfuoIwvy_C0uwMEob4S9SZY80MSYRs" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">articolo</span></strong></a> sulla Gazzetta del Sud. Per questo “la giunta, il 21 marzo scorso, ha approvato la delibera n° 93 “Documento tecnico di indirizzo gestione rifiuti urbani” in cui si dà mandato al direttore generale del Dipartimento Ambiente di avviare le relative indagini di mercato per l&#8217;efficientamento e la gestione dell’impianto di Gioia Tauro. In pratica di avviare una gara di project financing per l’impianto”. Lo stesso articolo sostiene che a fiutare l’affare ci sia già la A2A, nota multiutility bresciana, che in Calabria gestisce già diversi invasi per la produzione di energia idroelettrica con una quantità di acqua immagazzinata vicina ai 200 milioni di metri cubi e con un potenziale produttivo di circa 500 MW (a questo <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.malanova.info/2021/09/01/a2a-i-padroni-dellacqua/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a></span></strong> un articolo di approfondimento). Acqua quindi insieme ai rifiuti. <em>A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina</em>, diceva qualcuno.</p>



<p>Proseguiamo. Autocompostaggio, recupero degli ingombranti ancora utili ma soprattutto la famigerata “tariffa puntuale” che si affaccia nuovamente tra le righe ma purtroppo più citata che praticata. Ancora oggi la tariffa viene calcolata sui metri quadrati delle abitazioni o dei locali e nessun sgravio è previsto in funzione della quantità di rifiuto prodotto. Oggi a guadagnarci sono solo i gestori degli impianti e questo vale per i rifiuti come per l’acqua. Non ci risulta, ad esempio, che gli abitanti dei paesi nei pressi delle centrali idroelettriche abbiano qualche agevolazione sulla bolletta elettrica o un cittadino virtuoso dei cosiddetti comuni &#8220;ricicloni&#8221; paghi tariffe della Tari più basse o, ancora, che con il biogas prodotto dal trattamento della frazione umida si riscaldino gli studenti delle scuole o i ricoverati negli ospedali.</p>



<p>Stendiamo un velo pietoso invece sui comma che affrontano le questioni della <em>ricerca, cooperazione dei cittadini e sensibilizzazione</em>: cose stra-abusate anche in passato.</p>



<p>Nel concreto al posto dell’AIC, capace di perdere milioni di euro per deficienze burocratiche, e degli ATO rifiuti, che sono passati alla storia per la loro inutilità e per la richiesta continua di commissariamenti (soprattutto nel nord Calabria), prenderebbe vita una “Autorità Rifiuti e Risorse Idriche Calabria” che vedrebbe ancora una volta consorziati tutti i comuni. Il Consiglio Direttivo è composto dai rappresentanti di 40 comuni tra i quali è eletto il Presidente dell’Autorità. I comuni capoluogo delle Province e la città Metropolitana di Reggio Calabria fanno parte di diritto del CdA. Gli altri comuni sono eletti dai sindaci in base ad una lista che divide le comunità per fasce di residenti. Espletate queste operazioni non poteva mancare l’ovvio Direttore Generale di nomina politica (Presidenza della Giunta Regionale). Il Consiglio Direttivo, una volta insediato, stabilisce il Piano d’Ambito per le risorse idriche e la gestione dei rifiuti. Il meccanismo, come dicevamo nell’introduzione, è del tutto sovrapponibile a quello messo in piedi per l’AIC.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://lh6.googleusercontent.com/ej_buIAn80qk96d4BJGNZ1RNCeWg0Un1xxsWkU0WVjpbGBw3wu5kyWHIPwY6qHi1iIbi_QQWuTdbVYorS6QHCCxm0acHjZ4tC8xXCS8UZJb-1CtBGWOP7bm_W18O8EJWCAl0N8n9" alt=""/><figcaption><em>Fig.1 &#8211; composizione del CdA</em></figcaption></figure>



<p>L’art. 15 del Disegno di Legge esplora l’ambito della &#8220;partecipazione&#8221;. Il Comitato Consultivo degli Utenti e dei Portatori d’interesse, acronimo CCUP (quasi un soviet ambientalista), ha ampie deleghe consultive ma nessuna decisionale. È un vecchio vezzo della politica quello di stabilire un’ampia partecipazione consultiva salvo poi, sentiti tutti, mantenere le mani libere per decidere autocraticamente. E questo ci sta. D&#8217;altronde da una democrazia basata costituzionalmente sulla delega, non si può pretendere l’autogoverno. Quest’ultimo semmai si dovrebbe conquistare.</p>



<p>Gli articoli successivi parlano dell’acquisizione delle azioni di minoranza della SORICAL, in quota Veolia, al costo di 1€/cad. Anche questa, è una vecchia questione mai risolta e che ciclicamente viene riproposta esclusivamente per il ruolo strategico che ricopre questa Spa che gestisce, ormai da quasi un ventennio, l’accumulo, alcuni invasi, le grandi adduzioni e, dunque, la vendita all’ingrosso dell’acqua ai comuni. In ultima analisi, in Calabria, ci potremmo trovare nel breve tempo di fronte a una riacquisizione pubblica delle quote private con un gestore unico rappresentato da una Società per Azioni come la SORICAL riacquisita integralmente dalla Regione. In un territorio con meno di due milioni di abitanti forse potrebbe avere un senso pensare ad un Ambito Territoriale Ottimale unico ma si dovrebbe analizzare con più serietà l’orografia regionale, quindi i suoi bacini idrografici e valutare attentamente la necessità di impostare il servizio partendo dal concetto di <em>prossimità</em> nella gestione dei rifiuti implementando una logistica gestionale all’altezza dei principi espressi sulla carta. Produrre un piano industriale con un semplice copia e incolla, come ha fatto l’AIC nei scorsi mesi, è un&#8217;operazione completamente inutile oltreché dispendiosa in termini di denaro pubblico.</p>



<p>Certamente non possiamo che rimanere attenti sui prossimi sviluppi della faccenda ma già si intravedono le linee di completamento del progetto complessivo. Un tempo era noto il famoso gioco da <em>Settimana enigmistica</em> dove unendo i puntini si riusciva a intravedere il disegno nel suo complesso. L’accentramento amministrativo in un unico ente può essere spacciato per una presa di posizione forte contro i disservizi atavici della Regione Calabria ma a noi puzza tanto di allineamento alle logiche del mercato che vede nelle cosiddette multiutilities l’unica possibilità ammessa per la gestione dei servizi a rete. I poteri pubblici continueranno ad essere i facilitatori degli interessi del capitale. Giusto il tempo di ristrutturare le reti ridotte un colabrodo e costruire nuovi impianti di trattamento dei rifiuti &#8211; con soldi pubblici naturalmente &#8211; per poi consegnare tutto nelle mani di qualche multinazionale per i tanto agognati utili.</p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>
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		<title>«BORGHESIA MAFIOSA» E CICLO DEI RIFIUTI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/10/21/borghesia-mafiosa-e-ciclo-dei-rifiuti/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2021 09:53:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recente inchiesta Mala pigna dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto ampio sia il circuito del business dei rifiuti e soprattutto di quanto sia “trafficata” la strada del loro smaltimento. Rimandiamo alle tante informative di cronaca per la conoscenza dei nominativi di politici, magistrati, forze dell’ordine e professionisti che rendevano agevole tale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/10/21/borghesia-mafiosa-e-ciclo-dei-rifiuti/">«BORGHESIA MAFIOSA» E CICLO DEI RIFIUTI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p>La recente inchiesta <em>Mala pigna</em> dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto ampio sia il circuito del business dei rifiuti e soprattutto di quanto sia “trafficata” la strada del loro smaltimento. Rimandiamo alle tante informative di cronaca per la conoscenza dei nominativi di politici, magistrati, forze dell’ordine e professionisti che rendevano agevole tale traffico. A noi interessa soprattutto il dato sociale e politico e i numeri che rendono il ciclo dei rifiuti appetibile al capitale e alla borghesia mafiosa.</p>



<p>Il Ministero della transizione ecologica ha recentemente pubblicato i decreti con cui sono stati approvati i criteri di selezione di progetti relativi a raccolta differenziata, a impianti di riciclo e a iniziative &#8220;flagship&#8221; (si tratta di una delle sette iniziative “faro” della strategia Europa 2020) per le filiere di carta e cartone, plastiche, RAEE e tessili. È una voce importante del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Missione 2, Componente 1) che prevede 2,10 miliardi di euro di investimenti.</p>



<p>In tandem con il Governo, non poteva mancare lo studio padronale di settore necessario ad avallare le scelte del primo. Fra qualche giorno Utilitalia, l&#8217;Associazione di categoria che riunisce numerose imprese operanti nei servizi idrici, ambientali ed energetici, presenterà a Ecomondo, l&#8217;evento riminese di riferimento in Europa per la cosiddetta transizione ecologica e l’economia circolare, il suo ultimo rapporto sul settore rifiuti e sui fabbisogni impiantistici fino al 2035. Capire bene come le multiutilities del settore, nel prossimo decennio, intendono muoversi è propedeutico a qualsiasi ragionamento che non voglia fermarsi sulla soglia del dato di fatto o a un’analisi del fenomeno ex post.</p>



<p>Secondo tale rapporto le regioni del Centro-Sud spediscono in giro per il resto d&#8217;Italia circa 2,8 milioni di tonnellate all&#8217;anno di rifiuti, con spese extra e multe UE che finiscono caricate direttamente sulle tariffe di smaltimento e, dunque, sulle tasse dei cittadini. Si parla di 140 milioni di euro di cui 75 aggiuntivi sulla Tari e altri 70 milioni di multe per violazione delle direttive dell&#8217;Unione europea. Sugli utenti finali, inoltre, pesano le spese di trasporto dei rifiuti verso altre regioni o Paesi europei. Una cifra destinata ad aumentare se non verranno presi provvedimenti, poiché Bruxelles impone a tutti i Paesi membri di ridurre la quota di conferimento entro i prossimi quindici anni. Secondo Utilitalia, si tratta di una spesa causata soprattutto da ritardi cronici nell’implementazione di una adeguata impiantistica e dall&#8217;eccessivo ricorso alle discariche. Stando ai dati del 2019 raccolti da Utilitalia (che si dovrebbero confermare anche a fine 2021) finisce in discarica il 21% dei rifiuti urbani, pari a 6,2 milioni di tonnellate all&#8217;anno.&nbsp;</p>



<p>Ma su quale sistema di gestione del ciclo dei rifiuti oggi punta Utilitalia dopo aver foraggiato, per decenni, l’utilizzo indiscriminato del “sistema discariche”? Il rapporto è abbastanza chiaro al riguardo: via le discariche e dentro ecodistretti, biodigestori anaerobici (dai quali produrre gas) e inceneritori (per la produzione di energia).</p>



<p>La fotografia nel settore rifiuti che traccia Utilitalia evidenzia il divario tra le regioni settentrionali e quelle del centro-sud, con gli impianti di smaltimento che sono concentrati nelle prime.&nbsp;</p>



<p>Di fatti il vicepresidente dell’associazione di settore, Filippo Brandolini, ha recentemente affermato che «<em>gli attuali impianti di trattamento di rifiuti urbani sono numericamente insufficienti e mal dislocati sul territorio, costringendo il nostro Paese a continui viaggi dei rifiuti tra Regioni e a ricorrere ancora in maniera eccessiva allo smaltimento in discarica». E in assenza di provvedimenti che individuino una soluzione «sarà impossibile raggiungere gli obiettivi Ue che prevedono, entro 15 anni, il raggiungimento del 65% di riciclaggio effettivo e un utilizzo delle discariche per una quota inferiore al 10%»</em>[1]<em>.</em></p>



<p>È un’affermazione senz’altro vera, ma propedeutica all’affondo di parte. Il rapporto stima che occorrano almeno 30 nuovi impianti per centrare gli obiettivi Ue. Impianti che comprendano sia quelli per il trattamento di rifiuti urbani come i biodigestori anaerobici (da cui si può ricavare il cosiddetto biogas che di bio ha ben poco) sia inceneritori per il “recupero” della frazione non riciclabile (da cui ricavare energia): il tutto per smaltire 5,8 milioni di rifiuti che non andranno più in discarica, ma che diventeranno ulteriore “materia prima” necessaria per la riproduzione del capitale.</p>



<p>Considerando poi la dotazione attuale, il dossier mette in evidenza il divario tra Nord e Sud del Paese: per quella data, il Nord risulterà autosufficiente per ciò che attiene all&#8217;organico e in debito di 240 mila tonnellate per quanto concerne l’incenerimento; il Centro avrà bisogno di incenerire ulteriori 1,2 milioni di tonnellate di organico e di trattarne altrettante; il Sud avrà un fabbisogno di 600 mila tonnellate di scarti da bruciare negli inceneritori e di 1,4 milioni di tonnellate di frazione organica. Per la Sicilia il deficit arriverebbe a 500 mila tonnellate per l&#8217;incenerimento e 600 mila tonnellate per l&#8217;organico, mentre la Sardegna sarebbe invece autosufficiente per l&#8217;organico, ma presenterebbe un deficit di 90 mila tonnellate per l’incenerimento.</p>



<p>Brandolini spinge, dunque, per l’implementazione di nuovi impianti: s<em>enza impianti di digestione anaerobica e termovalorizzatori non è possibile chiudere il ciclo dei rifiuti in un&#8217;ottica di economia circolare. Si continuano a ipotizzare scenari con tecnologie che al momento non sono disponibili o immediatamente applicabili su scala estesa, e intanto si rimanda un problema non più procrastinabile</em>[2].</p>



<p>Dunque, la soluzione migliore, in attesa di nuove tecnologie “green”, è quella dell’impiantistica “old style”: incenerire rifiuti e produrre gas da biodigestione anaerobica, due tecnologie non propriamente a impatto zero su ambiente e salute.</p>



<p>Nel frattempo, fintantoché anche la nuova impiantistica, che nascerà già obsoleta, non verrà implementata, i rifiuti continuano ad andare in giro per l&#8217;Italia. Delle 30,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotte nel 2019 circa il 10% non viene smaltita nella regione che le produce. In particolare, è il Nord Italia che accoglie almeno 2 milioni di tonnellate all&#8217;anno, pari al 14% dei rifiuti prodotti in tutto il Settentrione. Le Regioni del Nord conferiscono in discarica appena l&#8217;8% dei rifiuti, non per virtuosismo ambientalista, ma per la presenza di una rete di inceneritori che riduce, bruciandoli, al minimo gli scarti da conferire in discarica. Da solo, il Settentrione ha già ora raggiunto gli obiettivi europei.</p>



<p>Non sono però le regioni del meridione quelle messe peggio. Il Centro Italia, per insufficienza di impianti, esporta il 17% dei rifiuti prodotti e ne conferisce in discarica il 37,5%. Poco distante il Sud, con il 16% della produzione di rifiuti che viene spedita fuori regione e una quota di conferimento in discarica del 37%. Sono percentuali che violano le direttive Ue e per le quali paghiamo multe salatissime ogni anno; non è un caso che l’Arera, l’Autorità nazionale di regolazione per energia, reti e ambiente, sta predisponendo un nuovo meccanismo tariffario per la Tari (la tassa comunale sui rifiuti) attraverso il quale verranno assegnati premi ai comuni che aumenteranno la quota di raccolta differenziata e penalizzazioni per quelli che si manterranno sotto un certo standard. Il che, tradotto in soldoni, significa che la Tari sarà ancora più salata per chi abita in regioni poco “efficienti” come la Calabria, ad esempio.</p>



<p>In questo sistema, che non sembra per il momento destinato a mutare, i cittadini pagano un doppio scotto. Il primo legato alle politiche inefficienti di gestione del ciclo dei rifiuti che ha come effetto un pessimo servizio di raccolta, riciclo e smaltimento; il secondo è quello più&nbsp; oneroso, perché legato agli effetti sociali ed economici indotti dal meccanismo capitalista di centralizzazione dell’intero ciclo di valorizzazione dei rifiuti attraverso <em>la logica di accorpamento macro-territoriale auspicata dal capitale per facilitare un&#8217;economia di scale i cui profitti risultano direttamente proporzionali alla centralizzazione del ciclo dei rifiuti in pochi enormi impianti settorializzati come discariche, ecodistretti e inceneritori</em>[3].</p>



<p>I fenomeni legati allo smaltimento illegale dei rifiuti sono strettamente funzionali al ciclo di valorizzazione del capitale: gli scarti di produzione (e, dunque, del consumo) eccessivamente onerosi da smaltire per il comando capitalista, trovano strade secondarie, scorciatoie da percorrere senza pastoie burocratiche, per poi essere occultati in aree industriali abbandonate, in vecchie cave dismesse, in discariche illegali, spesso trovando anche la via extra-continentale dello smaltimento. La ‘ndrangheta ha da anni fiutato l’affare trasformandosi in soggetto imprenditoriale o fornendo servizi di smaltimento occulto (ma spesso anche legali) e questo perché, al di là dell’epifenomeno cronachistico, la ‘ndrangheta e il capitalismo sono anelli della stessa catena di valore. È un dato di fatto che le mafie si siano rafforzate e continuino a svilupparsi dentro il capitalismo, oggi più di ieri. Nel 1972 Umberto Santino sviluppò un’ipotesi analitica che poi farà scuola: <em>la mafia come borghesia, cioè non solo come organizzazione criminale ma come classe, o frazione di classe, dominante. Più esattamente, l’organizzazione criminale viene&nbsp; considerata come componente di un blocco sociale transclassista, al cui interno la funzione egemonica è svolta dagli strati più ricchi e potenti, legali e illegali, definita </em><em>«</em><em>borghesia mafiosa</em><em>»</em>[4]. Dal canto suo lo Stato corre ai ripari attraverso le eroiche gesta giudiziarie di pm e giudici, ma senza mai smettere di assecondare le necessità del grande capitale industriale. Così facendo lo Stato, gli imprenditori e la ‘ndrangheta si muovono su un piano di “mutuo aiuto” finalizzato allo stesso obiettivo di accumulazione capitalistica&nbsp; e di potere.&nbsp;</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>



<hr class="wp-block-separator is-style-default"/>



<p>Note</p>



<p>[1] L. Pagni, <em>Il &#8220;turismo&#8221; dei rifiuti urbani ci costa 150 milioni in più all&#8217;anno</em>, “la Repubblica (Affari&amp;Finanza)”, 18 ottobre 2021.</p>



<p>[2] <em>Ibidem.</em></p>



<p>[3] A. Gaudio &#8211; G. Montuoro, <em>Emergenza o lotteria? Qual è lo stato dei rifiuti in Calabria?</em>, “Il Ponte”, n. 2, marzo-aprile 2020.</p>



<p>[4] U. Santino, <em>La borghesia mafiosa</em>, CSD Giuseppe Impastato, Palermo 1994.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/10/21/borghesia-mafiosa-e-ciclo-dei-rifiuti/">«BORGHESIA MAFIOSA» E CICLO DEI RIFIUTI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<item>
		<title>VILLAPIANA (CS): LA COMUNITÀ SCENDE IN PIAZZA CONTRO L&#8217;ECODISTRETTO.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 09:38:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre 500 persone ieri sera a Villapiana hanno preso parte al primo appuntamento in piazza per ribadire la contrarietà popolare alla realizzazione dell’ecodistretto. Il sindaco “preoccupato” per l’importante partecipazione dei villapianesi, in tarda serata, ha diramato sui social l’ennesimo comunicato dove da una parte ammorbidisce i toni spavaldi dei giorni scorsi contro cittadini e associazioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oltre 500 persone ieri sera a Villapiana hanno preso parte al primo appuntamento in piazza per ribadire la contrarietà popolare alla realizzazione dell’ecodistretto. Il sindaco “preoccupato” per l’importante partecipazione dei villapianesi, in tarda serata, ha diramato sui social l’ennesimo comunicato dove da una parte ammorbidisce i toni spavaldi dei giorni scorsi contro cittadini e associazioni ambientaliste non meglio definite e dall’altra rilancia sull’opportunità di costruire l’ecodistretto aprendo al confronto con la comunità. Ad ogni modo il prossimo appuntamento cittadino, quello dinanzi al consiglio comunale del 20 luglio, servirà a ribadire la radicale contrarietà della comunità villapianese alla costruzione di questo inutile megaimpianto.</p>



<p>Ieri sera come in questi giorni, durante il nostro lavori di volantinaggio e controinformazione, in molti ci hanno chiesto notizie più dettagliate sul cosiddetto ecodistretto. Sarebbe compito di un’Amministrazione Comunale attenta al suo territorio e ai suoi cittadini curare questo aspetto. Ad ogni modo sopperiamo noi a questo deficit permanente sperando di poter chiarire quanto richiesto.</p>



<p><strong>1) Q</strong><strong>uanto è grande l’area dove dovrà sorgere l’impianto?</strong></p>



<p>In molti pensano che il cosiddetto ecodistretto sia una specie di piccola isola ecologica della grandezza di un classico capannone industriale. Nulla di più falso!</p>



<p>Le due aree prese in considerazione dallo studio di fattibilità della “Martini Associati” (la società alla quale la Regione Calabria ha affidato la parte tecnica e progettuale) sono rispettivamente di 50 mila metri quadrati e di 43 mila metri quadrati. Per una serie di ragionamenti &#8220;tecnici&#8221; le due aree, a parer dei tecnici, non risultano idonee per estensione e vincoli in essere. I tecnici, comunque, scartando la seconda area perché attraversata da incendio (quindi vincolata per legge), puntano sulla prima ma proponendo un consistente ampliamento perché insufficiente come estensione. Il layout proposto dai tecnici incaricati dalla Regione ne triplica l’estensione (vedi perimetro in arancione).</p>



<p>Nel riquadro in alto a destra viene riportato in rosso il perimetro originario (quello proposto dal Comune di Villapiana) che appartiene alla zona TDU2 (Ambito per nuovi impianti produttivi e commerciali) mentre in giallo è indicato il perimetro aggiuntivo, corrispondente alla zona TAF3 (ambiti agricoli a valenza paesaggistica). Questo comporterà un necessario passaggio in consiglio comunale per modificare la destinazione d&#8217;uso.</p>



<p>A questo punto basta semplicemente prendere come riferimento i capannoni di alcune note attività commerciali (segnate nei riquadri in giallo) per capirne la portata in termini di dimensioni e impatto.</p>



<p><strong>2) Cosa verrà trattato in questo megaimpianto?</strong></p>



<p>Anche in questo caso la relazione è abbastanza chiara. Ad ogni modo, basta leggere attentamente il Piano Regionale Generale dei Rifiuti per capire cosa si dovrà trattare nell’ecodistretto: umido, indifferenziato, condizionamento dei fanghi, produzione di ammendante per l’agricoltura, Combustibile Solido Secondario (quello che serve per l’inceneritore di Gioa Tauro), produzione di gas metano da biodigestione anaerobica, ecc. Per capire l’impatto di un tale impianto, basta farsi una passeggiata e andare a visitare impianti analoghi già esistenti o leggersi le carte di quelli per i quali si ha già il progetto definitivo. Oltre all’inquinamento ambientale e alle importanti problematiche legate alla salute (anche e soprattutto di chi ci dovrà lavorare), dovrebbe bastare per dire NO all’ecodistretto soltanto l’idea del lezzo nauseabondo che permanentemente invaderà l’area circostante e il vicinissimo centro abitato.</p>



<p><strong>3) Quanti rifiuti arriveranno a Villapiana?</strong></p>



<p>In teoria tutti quelli della provincia di Cosenza fatta eccezione per quelli prodotti nell’area urbana del cosentino. Nei fatti &#8211; e vista l’emergenza permanente del settore rifiuti in Calabria &#8211; arriverà di tutto e da tutte le parti della Calabria. Saranno centinaia i camion che stazioneranno in fila davanti all’impianti per poter scarica i rifiuti che poi verranno “momentaneamente” stoccati in apposite aree prima del trattamento per poi finire nella discarica di servizio.</p>



<p>La quantità di rifiuti trattati sarà impressionante! Il Piano Regionale prevede per il nuovo ecodistretto una capacità a regime di trattamento complessivo di 146 mila tonnellate all’anno tra rur, rd bio e rd secco. Sono 400 tonnellate al giorno di rifiuti trattati. Attenzione! Se non dovesse andare in porto il nuovo ecodistretto di Bucita (Rossano) ci saranno altre 116 MILA TONNELLATE ALL’ANNO che potrebbero quota-parte essere dirottate su Villapiana. Sono meccanismi di gestione dei rifiuti già in atto (vedi impianti di Lamezia Terme, Alli, ecc.). Nessuna fantasia ecoterrorista delle solite associazioni ambientaliste! D’altronde un impianto (privato e più piccolo di quello ipotizzato a Villapiana) come quella rendese di Calabria Maceri arriva a trattare fino a 750 tonnellate al giorno di rifiuti.</p>



<p>Infine, nessuno parla della discarica di servizio che dovrebbe essere annessa all’ecodistretto. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo anche in questa occasione: per l’ecodistretto in questione il PRGR ne prevede una della capienza complessiva di 350.000 mc. Conoscendo la drammatica storia del ciclo dei rifiuti in Calabria, difficilmente reggerà, da un punto di vista logistico, l’idea di sdoppiare ecodistretto e discarica perché questa ipotesi implicherebbe lo scarico dei resti prodotti dall’impianto in qualche altra nuova discarica ancora non definita. Ricordiamo che oggi, visti i livelli bassissimi di raccolta differenziata e l’esistenza di impianti obsoleti (del tutto simili a quelli che si vogliono costruire), in discarica arriva il 90% dei rifiuti in ingresso negli impianti stessi.</p>



<p><strong>R.A.S.P.A. &#8211; Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1-768x1024.jpg" alt="" data-id="9146" data-full-url="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1.jpg" data-link="https://www.malanova.info/?attachment_id=9146" class="wp-image-9146" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1-768x1024.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1-225x300.jpg 225w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1-1024x768.jpeg" alt="" data-id="9145" data-full-url="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1.jpeg" data-link="https://www.malanova.info/?attachment_id=9145" class="wp-image-9145" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1-1024x768.jpeg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1-300x225.jpeg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1-768x576.jpeg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-1.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2-1024x768.jpeg" alt="" data-id="9147" data-full-url="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2.jpeg" data-link="https://www.malanova.info/?attachment_id=9147" class="wp-image-9147" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2-1024x768.jpeg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2-300x225.jpeg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2-768x576.jpeg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="531" height="366" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-3.jpg" alt="" data-id="9149" data-full-url="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-3.jpg" data-link="https://www.malanova.info/?attachment_id=9149" class="wp-image-9149" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-3.jpg 531w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-3-300x207.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 531px) 100vw, 531px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="539" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2.jpg" alt="" data-id="9148" data-full-url="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2.jpg" data-link="https://www.malanova.info/?attachment_id=9148" class="wp-image-9148" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2.jpg 720w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/07/2021.07.14-presidio-Villapiana_CS-2-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption"><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">alcuni momenti del presidio di ieri sera a Villapiana (CS)</span></figcaption></figure>
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		<title>MA QUALE ECODISTRETTO? È UN MONNEZZAIO!</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/07/13/ma-quale-ecodistretto-e-un-monnezzaio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 10:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Calabria abbiamo ormai fatto il callo allo stato d&#8217;emergenza rifiuti che ogni anno caratterizza l&#8217;inizio dell&#8217;estate: si tratta della solita emergenza autoindotta, gestita da poche ditte private che posseggono inceneritori, impianti di trattamento e discariche e che, con la supervisione della Regione, lucrano sui flussi e sullo smaltimento dell&#8217;immondizia. Ma in questi giorni qualcuno [&#8230;]</p>
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<p>In Calabria abbiamo ormai fatto il callo allo stato d&#8217;emergenza rifiuti che ogni anno caratterizza l&#8217;inizio dell&#8217;estate: si tratta della solita emergenza autoindotta, gestita da poche ditte private che posseggono inceneritori, impianti di trattamento e discariche e che, con la supervisione della Regione, lucrano sui flussi e sullo smaltimento dell&#8217;immondizia.</p>



<p>Ma in questi giorni qualcuno l&#8217;ha sparata ancora più grossa. Il 1° luglio u.s. il sindaco di Villapiana ha ufficialmente messo a disposizione il suolo pubblico comunale per la realizzazione di un ecodistretto al servizio della raccolta differenziata dell&#8217;ATO (ambito territoriale ottimale, ma che di ottimale ha poco) di Cosenza. L&#8217;ecodistretto sarebbe poi amministrato dalla BSV Srl, partecipata del comune ionico che già controlla la locale stazione di trasferenza.</p>



<p>Nella comunicazione del Sindaco si evincono enormi limiti. Il primo, quello per noi più grave, è il non avere chiaro cosa sia realmente un ecodistretto (probabilmente viene confuso con un’isola ecologica) e quale sia il suo enorme impatto sull’ambiente e sulla salute. Non è infatti un caso che le comunità locali dei territori individuati dall’ATO 1 e dalla Regione come possibili siti “idonei” si siano tutte mobilitate contro la realizzazione di impianti, anche tecnicamente obsoleti, come ecodistretto e discarica di servizio.</p>



<p>Al Sindaco basterebbe leggere attentamente il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) per capire che l’impianto avrà diverse linee di lavorazione tra cui quella del recupero spinto di materie da RUr (la parte non immediatamente riciclabile dei rifiuti soliti urbani) e della lavorazione della parte cosiddetta secca della raccolta differenziata (l’indifferenziato). A questa si aggiungerà un’altra linea, quella più problematica: la linea di trattamento anaerobico dell’organico (l’umido) con produzione di metano e compost. L’impianto sarà estremamente impattante visto che dovrà smaltire l’indifferenziato e l’umido della parte Nord della provincia di Cosenza e dal quale uscirà, oltre agli scarti della lavorazione, anche il cosiddetto CSS, il Combustibile Solido Secondario “utile” per alimentare gli inceneritori. L’ecodistretto, inoltre, ha sempre una sua discarica di servizio. Per quello in questione il PRGR ne prevede una della capienza complessiva di 350.000 mc. Conoscendo la drammatica storia del ciclo dei rifiuti in Calabria, difficilmente reggerà, da un punto di vista logistico, l’idea di sdoppiare ecodistretto e discarica perché questa ipotesi implicherebbe lo scarico dei resti prodotti dall’impianto in qualche altra nuova discarica ancora non definita. Ricordiamo che oggi, visti i livelli bassissimi di raccolta differenziata e l’esistenza di impianti obsoleti (del tutto simili a quelli che si vogliono costruire), in discarica arriva il 90% dei rifiuti in ingresso negli impianti stessi.</p>



<p>Ma i limiti della proposta del Sindaco di Villapiana non finiscono qui. Ipotizzare l’affidamento “diretto” alla BSV Srl della gestione dell’ecodistretto è un ragionamento quanto meno fantasioso: come si può pensare di richiedere l’affidamento diretto di un megaimpianto del genere, che con la discarica di servizio ad esso funzionale raggiunge un importo di oltre 43 milioni di euro di finanziamento, senza passare per una gara d’appalto integrato misto (lavoro e servizi) magari anche a rilevanza europea? Con molta probabilità quel che veramente interessa al sindaco di Villapiana è la premialità di 30 euro a tonnellata di rifiuti che sarà riconosciuta ai comuni dell’ATO di Cosenza che ospiteranno l’ecodistretto o la discarica di servizio.</p>



<p>Ovviamente Sergio De Caprio, l&#8217;assessore regionale alla tutela dell&#8217;ambiente che da tempo auspica un &#8220;cambiamento epocale&#8221; nella gestione dei rifiuti, non ha creduto ai propri occhi e, con delibera del 2 luglio u.s., ha subito disposto i sopralluoghi sul sito proposto dal sindaco di Villapiana che dal canto suo, evidentemente, non vede l&#8217;ora di dare ancora più lustro a una cittadina già da tempo segnata da una politica ambientale del tutto deficitaria.</p>



<p>La bandiera blu serve a coprire malamente le azioni di una politica che, anche a livello locale, ha letteralmente dimenticato la naturale inclinazione del territorio sotto tonnellate di cemento (leggi, per esempio, terzo megalotto della s.s. 106) e immondizia. Non potrà coprire in alcun modo un impianto, l&#8217;ecodistretto appunto, che tratterà i rifiuti così come sono, prima di mandarli in discarica. Potrà la bandierina coprire una mole enorme di camion, puzza, inquinamento, ecc.?</p>



<p>Cosa fare? Bisogna opporsi in maniera decisa al tentativo operato dalla Regione con l&#8217;avallo del sindaco di Villapiana di costruire l&#8217;ennesimo inutile megaimpianto. Dire NO all&#8217;ecodistretto (che di <em>eco</em> non ha nulla), puntando, una volta per tutte, a un nuovo piano dei rifiuti che elimini le ingerenze dei privati nella cosa pubblica, che consenta di abbandonare il ridicolo sistema degli ATO e dei suoi impianti di trattamento obsoleti, che ridia centralità ai comuni favorendo l&#8217;autogestione diretta, pubblica e partecipata dell&#8217;intero ciclo dei rifiuti e, al massimo, la costruzione di piccoli impianti calibrati sulle esigenze reali del territorio. Per fare questo non occorrono megaimpianti ma, molto più semplicemente, un adeguato sistema territoriale di raccolta differenziata spinta “porta a porta”. Il sistema degli ATO è funzionale alla logica di accentramento di grandi aree territoriali auspicata dai privati per facilitare un&#8217;economia di scale: pochi impianti, e grandi quantità di rifiuti che in essi confluiscono, favoriscono profitti da capogiro ai <em>signori della monnezza!</em></p>



<p>Il sindaco di Villapiana, dal canto suo, inizi davvero a fare politica, curandosi degli effetti a lungo termine delle sue decisioni e, magari, coinvolgendo i cittadini nei processi decisionali che riguardano l&#8217;intera comunità. Abbiamo bisogno di sindaci, non di vassalli che dimenticano troppo spesso che la cosa pubblica e la tutela dell&#8217;ambiente non sono concetti declinabili secondo logiche personalistiche e inattuali.</p>



<p><strong>R.A.S.P.A. &#8211; Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autodifesa</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>I PROSSIMI APPUNTAMENTI A VILLAPIANA (CS):</p>



<ul class="wp-block-list"><li>mercoledì 14/07, presidio piazza San Francesco</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>venerdì 16/07, tutti al consiglio comunale</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>Nella prossima settimana volantinaggi sul lungomare</li></ul>
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		<title>DISCARICA DI COMUNIA: ANCORA UN NULLA DI FATTO</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 17:10:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 31 ottobre il Comune di Motta S. Giovanni ha pubblicato i risultati delle analisi sui resti dei rifiuti abbandonati nei piazzali dell’Ecoservices, dopo quasi due mesi dall’incendio che ha carbonizzato quello che, a detta di un’analisi visiva dell’Arpacal-Reggio Calabria sarebbero resti di compost, producendo sgradevoli emissioni odorigene. Analisi effettuate sulle esalazioni, sulle polveri [&#8230;]</p>
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<p>Lo scorso 31 ottobre il Comune di Motta S. Giovanni ha pubblicato i risultati delle analisi sui resti dei rifiuti abbandonati nei piazzali dell’Ecoservices, dopo quasi due mesi dall’incendio che ha carbonizzato quello che, a detta di un’analisi visiva dell’Arpacal-Reggio Calabria sarebbero resti di compost, producendo sgradevoli emissioni odorigene. Analisi effettuate sulle esalazioni, sulle polveri e ceneri disperse dal vento e su un solo campione di rifiuti combusti. Il giorno successivo in un articolo sulla Gazzetta del Sud il sindaco Verduci afferma: <em>“incendio a Comunia, zero rischi, tutti i valori sono nella norma”: </em>ovverosia non vi sono né vi sarebbero state esalazioni pericolose, né rischi né per la salute né per l’ambiente, tutte le richieste di verità e messa in sicurezza del sito sono strumentali e volte al solo contrasto e svilimento del suo prestigio personale, in vista di future elezioni; infine invita cittadini ed associazioni a porre fine alle polemiche e riunirsi intorno ad un tavolo e collaborare per la messa in sicurezza dell’area. E allora noi vorremmo che l’amministrazione comunale e gli stessi consiglieri di minoranza (che ormai sembrano disinteressarsi a questa vicenda) ci spiegassero da dove attingono queste certezze, visto che, nelle conclusioni della relazione allegata alle suddette analisi (pagina 25), testualmente si afferma: <em>“in tal senso si consiglia il conferimento prima possibile a rifiuto dei cumuli presenti, in quanto gli </em><em>stessi </em><em>possono essere interessati da fenomeni di lisciviazione degli agenti atmosferici con conseguente rilascio nelle diverse matrici di sostanze inquinanti. Nelle more del conferimento sarebbe opportuno, appena possibile, coprire gli stessi dall’azione degli agenti atmosferici. E’ necessario a parere della scrivente effettuare un’indagine analitica delle acque di falda al fine di escludere, visto il tempo trascorso tra l’evento e le attività analitiche, eventuale infiltrazione nella stessa, ad opera di agenti atmosferici e acque ruscellanti in superficie, delle sostanze inquinanti sviluppatesi con l’incendio e presenti nei rifiuti combusti”</em>.</p>



<p>Vogliamo in ogni caso assumere che si intenda dare seguito almeno alle dichiarazioni successive, ovvero all’invito “<em>di marciare uniti, sedersi attorno ad un tavolo </em>e, mettendo <em>da parte </em><em>vecchie </em><em>ruggini e passate incomprensioni, chiedere alla Regione la messa in sicurezza e la bonifica della vecchia discarica e il definitivo accantonamento del progetto relativo alla sua riapertura”. </em>Per tutti questi motivi chiediamo che il sindaco riceva una delegazione di cittadini con la presenza dell’ing. Chilà dell’Ufficio Tecnico comunale e del legale del Comune per chiarire questi ed altri aspetti. Non da ultimo, chiediamo se sia stata valutata la possibilità di chiedere conto per i danni subiti agli amministratori giudiziari dell’Ecoservices qualora si dimostri vi sia stata una mancata messa in sicurezza dell’area prima della cessazione delle attività di lavorazione dei rifiuti. Chiediamo di avere copia su supporto multimediale gratuita del ricorso al T.A.R. (per il quale parrebbe sia stato dato incarico all’avvocato Callipo) e che l’amministrazione chiarisca, se l’Ecoservices abbia lavorato rifiuti fra il 2016 e il 2017 e se le prescrizioni impartite dall’Arpacal siano state ottemperate, ovvero la copertura del biofiltro, l’adeguamento delle biocelle e delle relative chiusure e la realizzazione di una copertura sull’area di stoccaggio, lavorazione e ricevimento del materiale, al fine di evitare fenomeni di erosione ad opera del vento e di lisciviazione ad opera delle piogge e il contenimento delle polveri. Chiediamo infine il motivo dell’abbandono dei cumuli di compost al rischio di incendio, vista l’assoluta mancanza di manutenzione del sito e di qualsivoglia precauzione, volta almeno a ridurre il rischio di incendio, nonostante per ben due volte si siano già verificate combustioni dolose.</p>



<p><strong>Comitato Spontaneo Comunia Motta S. Giovanni (RC)</strong></p>
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		<title>LA LOGICA INCENERISTA DI CAPITANO ULTIMO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/12/07/la-logica-incenerista-di-capitano-ultimo/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 09:16:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[CURE/SALUTE/SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (Antoine-Laurent de Lavoisier) Nelle linee di indirizzo per l&#8217;adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) della Regione Calabria, approvate dalla giunta nella seduta del 2 novembre, emergono alcuni indirizzi preoccupanti che, da un lato, confermano le linee programmatiche del PRGR approvato nel 2016 e [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma</em></p><cite>(Antoine-Laurent de Lavoisier)</cite></blockquote>



<p>Nelle linee di indirizzo per l&#8217;adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) della Regione Calabria, approvate dalla giunta nella seduta del 2 novembre, emergono alcuni indirizzi preoccupanti che, da un lato, confermano le linee programmatiche del PRGR approvato nel 2016 e dall&#8217;altro introducono alcune “novità” che, come nel gioco dell&#8217;oca, riportano la Calabria al punto di partenza.</p>



<p>L&#8217;enfasi posta dall&#8217;Assessore De Caprio all&#8217;indomani dell&#8217;approvazione delle nuove linee di indirizzo non lascia alcun dubbio: “discariche zero entro due anni, impianti di nuova generazione per produrre ricchezza e lavoro in una Regione pulita e sostenibile”.</p>



<p>La prima cosa che ha catturato la nostra attenzione è la riproposizione dello slogan di oliveriana memoria <strong>− </strong>coniato però dal <em>deus ex machina</em> della Regione, Domenico Pallaria <strong>−</strong> “discariche zero entro due anni” che, sommate ai cinque anni della trascorsa Giunta Oliverio, fanno 7 anni tondi tondi! Peccato che tra dichiarazioni e fatti concreti ci stanno di mezzo 12 discariche (già esistenti e alcune da realizzare) che portano la capacità di abbanco rifiuti a un totale di 1.900.000 metri cubi.</p>



<p>Tolta quindi la coltre ideologica della “raccolta differenziata al 65% entro il 2022” (vincolo imposto ciclicamente dalla normativa italiana), del marchio “Compost Calabria” per la produzione di ammendanti compostati per l&#8217;agricoltura e della raccolta e smaltimento dei pannolini e materassi, resta la sostanziale conferma del vecchio PRGR con l&#8217;ntroduzione di tre nuovi impianti (Lamezia Terme, Gioia Tauro e uno non meglio identificato nell&#8217;Ato di Cosenza) per il trattamento dell&#8217;organico con un incremento del potenziale di 125mila tonnellate. Inoltre è stato introdotto il potenziamento dell&#8217;inceneritore di Gioia Tauro con l&#8217;attivazione della terza e quarta linea (ricordiamo che oggi delle due linee esistenti a stento ne funziona una).</p>



<p>Ma come pensa questa Giunta di raggingere gli obiettivi imposti dal diritto comunitario sull&#8217;economia circolare?</p>



<p>Con una “gestione ecocompatibile del sottovaglio degli impianti TM e TMB ” costruendo <strong>3 nuovi impianti industriali di vetrificazione </strong>capaci di trattare gli scarti provenienti dagli impianti TM (Trattamento Meccanico), TMB (Trattamento Meccanico Biologico) e dal trattamento dell&#8217;organico da Raccolta Differenziata. Questi nuovi impianti potranno inoltre trattare i fanghi di depurazione e il percolato proveniente dalle discariche. Il primo impianto sorgerà nell&#8217;area Nord dell&#8217;ATO di Cosenza, il secondo nell&#8217;Ato di Catanzaro al servizio delle province di Crotone, Vibo e Catanzaro, il terzo nell&#8217;area sud della Città metropolitana di Reggio Calabria.</p>



<p>Ma cosa sono questi impianti di vetrificazione?</p>



<p>Sono impianti la cui tipologia rientra tra quelle di <em>incenerimento/coincenerimento</em> dei rifiuti e che prevedono la tecnologia dell&#8217;<strong>ossicombustione</strong> cosiddetta “<strong>flameless</strong>” con <strong>recupero di CO</strong><sub><strong>2</strong></sub>; i processi di ossidazione avvengono ad alta pressione e con temperatura altrettanto elevate che possono variare tra i 1250 e i 1500°C e hanno luogo “senza fiamma” (flameless, appunto). La combustione “flameless” utilizza come comburente l&#8217;ossigeno tecnico in luogo dell&#8217;aria. La particolarità di questa tecnologia è che le ceneri e le polveri prodotte fondendo si vetrificano producendo piccoli granuli simili al vetro. Resta il problema degli scarichi gassosi prodotti dalla ossicombustione che, per i sostenitori di questi impianti, possono avere uno sbocco sul mercato una volta lavorati per produrre CO<sub>2</sub> commerciale da vendere, per esempio, per riempire gli estintori. Così facendo, non verrebbero immessi gas nell&#8217;atmosfera (sic!). Lo scarto vetrificato potrebbe avere, sempre secondo i proponenti di questa tecnologia, un utilizzo nel mercato dell&#8217;edilizia come materia prima seconda da utilizzare come inerte per i sottofondi stradali o nelle realizzazioni di manufatti cementizi. Questo sbocco sul mercato però – è bene evidenziarlo <strong>&#8211; </strong>oggi è ancora molto debole e questo aumenterebbe il rischio di ricorrere a ulteriori e nuove discariche per lo smaltimento.</p>



<p>Dal punto di vista generale va sottolinenato che, secondo l&#8217;Enea, <em>l’ossicombustione è una delle opzioni attualmente più accreditate e interessanti per la riduzione delle emissioni di CO<sub>2</sub> da parte degli impianti per la produzione di energia elettrica. Essa è applicabile sia per il retrofitting di impianti a carbone esistenti, sia per la realizzazione di centrali termoelettriche di nuova generazione. </em>L&#8217;Enea parla di una tecnologia che può avere una certa utilità nell&#8217;adeguamento di vecchi impianti a olio combustibile, a carbone e per nuove centrali termoelettriche. Non è un caso che uno dei primi studi pilota sia nato proprio nel Sulcis, in Sardegna.</p>



<p>L’adattamento di questa tecnologia ad altre tipologie di masse da trattare come i rifiuti, i fanghi di depurazione e il percolato è ancora in fase sperimentale in alcuni impianti dimostrativi come quello pugliese di Gioia del Colle, gestito dalla società ITEA con brevetto ISOTHERM PWR®. Questo impianto poco più di un anno fa è stato sottoposto a sequestro dai carabinieri del Noe perché all’interno sarebbero state riscontrate «attività di trattamento e smaltimento, in mancanza delle necessarie autorizzazioni, di rifiuti anche pericolosi tra cui materiale cancerogeno e teratogeno, miscelazione di rifiuti mediante macinazione con acqua, diffusione in atmosfera di emissioni gassose potenzialmente pericolose» e un «quadro di cogente pericolosità per la salute pubblica e la collettività che rende indifferibile l’adozione di una cautela reale che impedisca la prosecuzione dell’attività dell’impianto e il versamento in atmosfera di emissioni gassose». Nel provvedimento di sequestro è stato evidenziato che «la stratificazione e volgarizzazione del sapere scientifico originario e il mancato apporto di metodologie innovative nella struttura dell’impianto o nel ciclo produttivo sollevano perplessità sul meccanismo delle proroghe o della rinnovazione dell’autorizzazione alla gestione dei rifiuti in via sperimentale».</p>



<p>L&#8217;esempio dell&#8217;impianto di Gioa del Colle dimostra come le sperimentazioni per testare le cosiddette innovazioni tecnologiche, rappresentate in questo caso dagli impianti di ossicombustione flameless, debbano essere sempre condotte in modo sicuro attraverso un&#8217;attenta e autonoma valutazione dei risultati scientifici conseguiti e un&#8217;adeguata analisi relativa alle ricadute ambientali, sanitarie e sociali che impianti di questo genere, sostanzialmente obsoleti, hanno sui territori.</p>



<p>Prevedere la realizzazione di tre impianti di questa natura (con una capacità unitaria di 70mila ton/anno) vuol dire regredire a politiche di gestione del ciclo dei rifiuti di tipo “inceneriste” con l&#8217;aggravante che per tali impianti sono stati ipotizzati dei costi unitari di 40milioni di euro.</p>



<p>Il principio precauzionale, avere appunto un approccio di tipo cautelativo per quel che riguarda le decisioni politiche, economiche e sociali legate alla gestione di questioni scientificamente controverse, non può essere barattato con qualche presunto posto di lavoro.</p>



<p>Se Capitano Ultimo non riesce a garantire ciò, quanto meno, senza scadere nel negazionismo scientifico, potrebbe attenersi a quella che in chimica è nota come <em>legge</em> <em>della conservazione della massa</em>!</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>
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		<title>CASSANO (CS). SULLA DISCARICA LA SILVA, ANCORA UN NULLA DI FATTO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 15:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Davide Tarantino* Dopo aver seguito il consiglio del 24 novembre 2020 del comune di Cassano all&#8217;Ionio come Comitato La Silva vogliamo porre alcune questioni riguardanti la famigerata discarica onde tentare di fare luce su un argomento spesso trascurato riguardo al tema rifiuti ricordando preliminarmente al primo cittadino del nostro comune che secondo la normativa [&#8230;]</p>
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<p>Di Davide Tarantino*</p>



<p>Dopo aver seguito il consiglio del 24 novembre 2020 del comune di Cassano all&#8217;Ionio come <em>Comitato La Silva</em> vogliamo porre alcune questioni riguardanti la famigerata discarica onde tentare di fare luce su un argomento spesso trascurato riguardo al tema rifiuti ricordando preliminarmente al primo cittadino del nostro comune che secondo la normativa vigente egli rappresenta comunque la massima autorità sanitaria su tutto il territorio comunale e pertanto non potrebbe spogliarsi del tutto dell’attività di controllo e monitoraggio sulla gestione della suddetta discarica delegandola tout court alla regione settore ambiente come affermato in predetto consiglio.</p>



<p>Innanzitutto gradiremmo sapere se l&#8217;inesistenza di certificazione AIA come riferito nell’assise comunale si riferisca solo alla quarta buca o anche al recente sovralzo. In effetti non si capisce come possa avere i requisiti di legalità un sovralzo che sorge su una quarta buca già viziata da pregressa illegalità come già più volte denunciata dal Comitato La Silva, ancor prima della realizzazione del sovralzo stesso, alle autorità comunali e regionali e se le sanzioni per tale inadempimento (omessa AIA) recapitate all&#8217;indirizzo del sindaco di Cassano da parte dell’Arpacal siano a carico del primo cittadino oppure incombenti sulle casse comunali.</p>



<p>Per quale ragione i controlli attivati nel sito non abbiano evidenziato le macroscopiche falle nel sistema di sicurezza quali ad esempio videosorveglianza visto il devastante incendio che di recente è divampato in contrada La Silva.</p>



<p>Quali ragioni hanno spinto questo comune a far prevalere la solidarietà (quando si afferma di aver fatto scaricare 180 mc al giorno nei mesi estivi come richiesto dalla regione superiori ai 150 stabiliti quotidianamente) verso il suddetto ente che da decenni usa il nostro territorio per risolvere i problemi della continua ed endemica “emergenza rifiuti” e non tutelare la salute dei suoi cittadini, come fanno egregiamente altri sindaci calabresi (Castrovillari e San Giovanni in Fiore) anche a colpi di carte bollate e notifiche.</p>



<p>Quanti e quali esposti e/o denunce hanno indotto i carabinieri forestali a richiedere al comune di Cassano la documentazione relativa alla discarica mediante recenti accessi presso i competenti uffici.</p>



<p>La non conforme gestione della società operante in discarica nel rispetto dei capitolati quali in primis la mancata copertura quotidiana dei rifiuti e la conseguente dispersione in atmosfera dei fetidi oltreché nocivi biogas di risulta.</p>



<p>Si vorrebbe conoscere quante e quali analisi dell&#8217;aria, dell&#8217;acqua del suolo e relativo sottosuolo siano state effettuate da ARPACAL nel corso degli anni in contraddittorio con le analisi provenienti da ditte private commissionate dalla società gerente il sito quando questo comitato pochi mesi fa in presenza degli assessori De Caprio e Gallo ha richiesto suddetti controlli e loro pubblicazione, istanze a tutt’oggi rimaste inevase nonostante le rassicurazioni delle suddette autorità regionali.</p>



<p>Si chiede da ultimo a che punto siano gli sversamenti in discarica concernenti il sovralzo ovvero se sia stata toccata la soglia massima di abbancamenti indicata in ordinanza anche a seguito di controlli altimetrici da parte delle autorità preposte alla vigilanza verificanti la volumetria raggiunta che a nostro parere risulta aver già conseguito la misura colma.</p>



<p><strong><em>*Portavoce Comitato La Silva Cassano – Francavilla</em></strong></p>
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