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	<title>CARCERE E REPRESSIONE Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>CARCERE E REPRESSIONE Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>Sul D.A.Spo &#8220;fuori contesto&#8221;</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/01/27/sul-d-a-spo-fuori-contesto/</link>
		
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		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 12:04:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rimaniamo basiti ed increduli per il contenuto della missiva recapitata ad un nostro socio e concittadino di Villaggio Europa. La Questura di Cosenza gli notifica l’avvio di un procedimento amministrativo innovativo denominato, con una certa creatività, D.A.Spo “fuori contesto”. Tale avvio, è scritto nel documento, “trova motivazione indipendentemente dalla realizzazione di condotte violente”, “il giudizio [&#8230;]</p>
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<p>Rimaniamo basiti ed increduli per il contenuto della missiva recapitata ad un nostro socio e concittadino di Villaggio Europa. La Questura di Cosenza gli notifica l’avvio di un procedimento amministrativo innovativo denominato, con una certa creatività, D.A.Spo “fuori contesto”.</p>



<p>Tale avvio, è scritto nel documento, “<em>trova motivazione indipendentemente dalla realizzazione di condotte violente</em>”, “<em>il giudizio di pericolosità, infatti, è scollegato da tali contesti spazio temporali</em>”.</p>



<p>A leggere il documento, pare di trovarsi di fronte alla sceneggiatura del film <em>Minority Report</em> con protagonista Tom Cruise, dove grazie al sistema chiamato <em>Precrimine</em>, basandosi sulle premonizioni di tre individui dotati di poteri extrasensoriali di precognizione amplificati, detti&nbsp;Precog, la polizia riesce a impedire gli omicidi prima che essi avvengano e ad arrestare i potenziali &#8220;colpevoli&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Ma purtroppo non stiamo guardando un film di fantascienza ma stiamo leggendo un documento ufficiale della Questura della nostra città. La logica del discorso è quella che, siccome hai commesso un reato simile in passato, e lo hai scontato, io posso comunque in futuro decidere di punirti nuovamente e preventivamente, immaginando che tu possa ripeterlo. Sembrerebbe dire, se tu hai commesso un furto ed hai scontato la tua pena in carcere, domani io posso nuovamente perseguirti per quel tuo vecchio reato presagendo che potresti potenzialmente rubare di nuovo. E’ uno scenario iperbolico, certo, ma non campato in aria vista la storia della nostra area urbana dove si è passati sempre molto rapidamente da una sperimentazione allo stadio ad una applicazione nella società.</p>



<p>Tutto questa storia farebbe impallidire la psicopolizia dell’opera &#8220;1984&#8221; di Orwell: il controllo poliziesco del pensiero, degli atteggiamenti, delle abitudini, metteva a rischio ogni intimo giudizio, ogni convinzione border line con il corollario della cancellazione di ogni libera scelta dell’individuo. «Il Grande Fratello vi guarda», minacciavano le scritte sulle strade di Oceania. I sudditi del regime, di conseguenza, erano costretti a forzarsi a non pensare. «Si doveva vivere tenendo presente che qualsiasi suono prodotto sarebbe stato udito e che, a meno di essere al buio, ogni movimento sarebbe stato visto», si legge già alle prime pagine di &#8220;1984&#8221;.</p>



<p>Oggi, 2025, a Gianluca viene recapitato un documento che gli notifica l’avvio di un procedimento amministrativo che implicherà quasi certamente la restrizione della sua libertà individuale per un certo numero di anni, senza che lui abbia commesso alcunché.</p>



<p>Questa restrizione dei diritti si basa su precedenti fatti “<em>che fanno desumere un giudizio di pericolosità sociale e l’inclinazione alla refrattarietà ai rigori della Legge</em>”. Questo significa che nessun carabiniere, nessun poliziotto e neanche un vigile urbano ha potuto constatare realmente un&#8217;azione illegale ma, siccome un tempo hai sbagliato, si presume che tu possa sbagliare di nuovo.</p>



<p>Conosciamo Gianluca che da anni sostiene volontariamente e gratuitamente le attività che la nostra associazione svolge nel Quartiere, ma oltre a lui, ci preoccupiamo del futuro della nostra società, dei nostri figli, di uno Stato che ti guarda in cagnesco, che immagina già la tua “potenziale” pericolosità e procede, a suo insindacabile giudizio, ad irrorare delle restrizioni ai tuoi diritti, al di là della realizzazioni di condotte illegali!</p>



<p>Un procedimento che va oltre ogni logica, un procedimento che mina alla radice ogni possibilità di reinserimento per colui o colei che ha sbagliato una volta, un procedimento che distrugge ogni concezione di pena che segua una logica di umanità e costituzionalità.</p>



<p></p>



<p><strong>Il Comitato di Quartiere, Villaggio Europa – Bene Comune</strong></p>
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		<title>Luna Casarotti, Schiavi della Vendetta – Dossier 41bis &#8211; Ass. Yarahia</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/12/09/luna-casarotti-schiavi-della-vendetta-dossier-41bis-ass-yarahia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 12:55:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[CARCERE & REPRESSIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentiamo &#8220;Schiavi della Vendetta&#8221;, un dossier scaricabile gratuitamente su ergastolo ostativo, carcere e 41bis, scritto da Luna Casarotti dell&#8217;Associazione Yarahia che si occupa da decenni di tale tematica dentro e fuori dalle carceri. Il regime del 41-bis infligge una tortura silenziosa con effetti devastanti sia sul piano psicologico che fisico. Tra le conseguenze più gravi [&#8230;]</p>
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<p>Presentiamo &#8220;Schiavi della Vendetta&#8221;, un dossier scaricabile gratuitamente su ergastolo ostativo, carcere e 41bis, scritto da Luna Casarotti dell&#8217;Associazione Yarahia che si occupa da decenni di tale tematica dentro e fuori dalle carceri. </p>



<p>Il regime del 41-bis infligge una tortura silenziosa con effetti devastanti sia sul piano psicologico che fisico.</p>



<p>Tra le conseguenze più gravi vi sono i disturbi mentali, che colpiscono in particolare gli individui più vulnerabili, privandoli della dignità e della possibilità di interagire con l’esterno. Un esempio di questo deterioramento è rappresentato dalla sindrome di Ganser, un raro disturbo psichico che si manifesta con risposte a semplici domande che vengono definite “approssimative”. I detenuti che ne soffrono possono mostrare comportamenti incoerenti e soffrire di amnesie dissociative, aggravate dallo stress estremo e dalle condizioni inumane di detenzione. Ricerche scientifiche hanno confermato che la privazione sensoriale prolungata può dar luogo a disturbi cognitivi e psicotici, tra cui allucinazioni, paranoia e dissociazione. La carenza di stimoli esterni, come luce naturale e interazioni umane, compromette le normali funzioni cognitive. Ricercatori dell’American Journal of Public Health hanno documentato che l’isolamento prolungato può portare a depressione, ansia, istinti suicidari e, in casi gravi, disturbi psicotici come la psicosi carceraria.</p>



<p>Un riferimento significativo per comprendere la logica del regime del 41-bis è il Manuale Kubark, redatto dalla CIA negli anni Sessanta per definire e organizzare le varie tecniche di interrogatorio psicologico. Questo documento, considerato una guida operativa per ottenere informazioni da soggetti “resistenti”, descrive in dettaglio una serie di tecniche basate sull’isolamento sensoriale, la privazione delle necessità fondamentali e la manipolazione del prigioniero, al fine di disgregarne la stabilità mentale e indurlo a cooperare. Tra queste tecniche vi sono la privazione del sonno, l’uso del silenzio e dell’isolamento, il confinamento in spazi angusti, considerate particolarmente efficaci per abbattere la resistenza psicologica. L’obiettivo non è tanto quello di infliggere dolore fisico, quanto piuttosto destabilizzare il prigioniero, portandolo a una condizione di totale vulnera-bilità emotiva e mentale. Il detenuto, privato della possibilità di interagire con l’ambiente esterno, inizia a perdere il contatto con la realtà, a soffrire di allucinazioni, ansia e paranoia, riducendo la capacità di razionalizzare la propria volontà. Queste tecniche, pur non ricorrendo alla violenza fisica, vengono generalmente considerate una forma di tortura psicologica e possono produrre danni irreversibili alla salute mentale.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/12/schiavi_vendetta.png" alt="" class="wp-image-10830"/></figure>
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<p>ASSOCIAZIONE YARAHIA</p>
<p>Il regime del 41-bis, caratterizzato da severe misure di isolamento, si traduce in un costante e preoccupante esempio di abuso di potere all’interno del sistema penitenziario, disumanizzando i detenuti e riducendoli a meri strumenti da controllare. Questa modalità di detenzione, concepita per raccogliere informazioni e mantenere il predominio su prigionieri considerati pericolosi, infligge una tortura silenziosa con effetti devastanti sia sul piano psicologico che fisico.</p>
</div><div class="sdm_download_link"><span class="sdm_download_button"><a href="https://www.malanova.info/?sdm_process_download=1&#038;download_id=10831" class="sdm_download green" title="Luna Casarotti, Schiavi della Vendetta &#8211; Dossier 41bis" target="_self">Scarica ora!</a></span><span class="sdm_download_item_count"><span class="sdm_item_count_number">321</span><span class="sdm_item_count_string"> Download</span></span></div></div><div class="sdm_clear_float"></div></div>



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		<title>Il carcere: da sistema rieducativo a tortura istituzionalizzata</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/08/06/il-carcere-da-sistema-rieducativo-a-tortura-istituzionalizzata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 10:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un detenuto di 55 anni, di origine albanese, si è impiccato ieri sera presso nel carcere di Biella. Non è purtroppo un caso isolato, ma è il 64esimo detenuto suicida dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Sette suicidi si contano drammaticamente anche tra gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. Una situazione esplosiva. A parte la questione classista che [&#8230;]</p>
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<p></p>



<p>Un detenuto di 55 anni, di origine albanese, si è impiccato ieri sera presso nel carcere di Biella. Non è purtroppo un caso isolato, ma è il 64esimo detenuto suicida dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Sette suicidi si contano drammaticamente anche tra gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. Una situazione esplosiva.</p>



<p>A parte la questione classista che popola le patrie galere di poveri, migranti e persone con disturbi psichici, c’è la questione degli spazi, delle figure professionali insufficienti, dei programmi di rieducazione alla socialità e al lavoro.</p>



<p>Negli ultimi giorni si sono succedute diverse proteste nelle carceri italiane a causa proprio delle condizioni umanamente insostenibili viste anche le temperature elevatissime di questi mesi estivi.</p>



<p>Ad Udine il 31 Luglio alcuni detenuti hanno organizzato una&nbsp;<strong>rumorosa contestazione</strong>, con urla e oggetti battuti sulle sbarre. In un’ala del penitenziario è scoppiato un<strong>&nbsp;principio d’incendio</strong>. L’area è stata evacuata ed un detenuto è stato ricoverato in ospedale per aver inalato fumo. Stesso copione nel carcere del Bassone di Albate con quattro detenuti e tre agenti intossicati. Precedentemente l’11 luglio è stato il carcere di Trieste ad entrare in protesta, il 13 a Brissogne vicino Aosta e il 15 luglio a Torino; tanti i casi di rivolta su e giù per lo stivale.</p>



<p>Così, giovedì 8 agosto, dalle ore 12:00 alle ore 12:30, si terrà una battitura nelle carceri italiane e verrà replicata il 15 agosto alla stessa ora. L&#8217;importante iniziativa di protesta pacifica è organizzata dai detenuti di tutte le carceri e nasce dall&#8217;urgente necessità di denunciare le condizioni disumane e degradanti presenti nel sistema carcerario italiano.</p>



<p>Lo comunica l&#8217;associazione Yairaiha ETS ha già espresso pieno sostegno a questa iniziativa sottolineando la richiesta di solidarietà dei detenuti alle associazioni e ai singoli cittadini. Si spera che le tante organizzazioni sensibili al tema sostengano le proteste dei detenuti e amplifichino le loro richieste che poca eco hanno avuto sui canali informativi di massa.</p>



<p>Ancora più importante è fare eco alla voce di chi è privato della libertà perché proprio in questi giorni è passato al Senato ed avviato all’attenzione della Camera il decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92, recante misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia.</p>



<p>Come sintetizzato da il Dubbio: “<strong>Agli articoli 1, 2, 3 e 4</strong>&nbsp;si prevedono l’assunzione di 1.000 tra poliziotti e dirigenti penitenziari, lo scorrimento di graduatorie per vicecommissari e viceispettori e modifiche al reclutamento degli agenti. L’articolo 5 cambia la disciplina sulla liberazione anticipata, ma non come richiesto da Roberto Giachetti e Nessuno tocchi Caino nella loro proposta di legge, che avrebbe aumentato da 40 a 65 giorni lo sconto concesso per ogni semestre di pena.</p>



<p>Il testo prevede solo uno snellimento (teorico) delle procedure per l’ottenimento del beneficio: stabilisce che già nell’ordine di esecuzione siano conteggiate dal pm tutte le detrazioni previste dalla norma già vigente. […] <strong>L’articolo 6</strong>&nbsp;aumenta da 4 a 6 le telefonate mensili per i reclusi. Con&nbsp;<strong>l’articolo 7</strong>&nbsp;si escludono dai programmi di giustizia riparativa i detenuti al 41 bis.</p>



<p>All’articolo 8 si prevede l’istituzione di strutture residenziali idonee all’accoglienza e al reinserimento sociale di coloro che hanno i requisiti per accedere alle misure penali di comunità, ma che non sono in possesso di un domicilio idoneo e sono in condizioni socio- economiche tali da non poter provvedere al proprio sostentamento.&nbsp;<strong>Con l’articolo 9</strong>&nbsp;invece si introduce il nuovo reato di peculato per distrazione. <strong>L’articolo 10</strong> assicura, poi, l’effettività delle funzioni di impulso e coordinamento del procuratore nazionale Antimafia anche in relazione ai poteri di avocazione dei pg presso le Corti d’appello. Infine si differisce il termine per l’entrata in vigore del Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie, al fine di consentire l’adozione degli interventi necessari per l’effettiva operatività di questi uffici”.</p>



<p>Troppo poco per risolvere davvero la situazione insostenibile del nostro sistema carcerario che dalla sua natura riabilitante, così come pensata dalla Costituente, si è sempre più trasformato in un meccanismo meramente punitivo che in molti casi sfocia in vere e proprie forme di tortura fisica e psicologica.</p>
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		<title>NUMERI E STORIE DELLA TORTURA NELLE CARCERI ITALIANE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2022/01/19/numeri-e-storie-della-tortura-nelle-carceri-italiane/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 12:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
		<category><![CDATA[CARCERE & REPRESSIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Sandra Berardi* Cos&#8217;è la tortura? Generalmente indica qualsiasi sevizia o atto di crudeltà finalizzata ad ottenere una confessione o altra dichiarazione utile; o anche fine a se stessa, per mera brutalità, o come forma legale di pena corporale; ma la tortura indica anche qualsiasi forma di coercizione, anche solo morale, avente gli stessi scopi. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2022/01/19/numeri-e-storie-della-tortura-nelle-carceri-italiane/">NUMERI E STORIE DELLA TORTURA NELLE CARCERI ITALIANE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Sandra Berardi*</p>



<p>Cos&#8217;è la tortura? Generalmente indica qualsiasi sevizia o atto di crudeltà finalizzata ad ottenere una confessione o altra dichiarazione utile; o anche fine a se stessa, per mera brutalità, o come forma legale di pena corporale; ma la tortura indica anche qualsiasi forma di coercizione, anche solo morale, avente gli stessi scopi.</p>



<p>Se fino a qualche secolo fa la tortura era contemplata tra gli strumenti legislativi dei singoli stati, sul finire del secolo scorso, nel 1987, venne messa definitivamente al bando, almeno negli intenti, attraverso la sottoscrizione della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.</p>



<p>In Italia l&#8217;introduzione del reato di tortura è avvenuto nel 2017, con ben 30 anni di ritardo dalla ratifica della Convenzione Onu. Oltre al tortuoso iter per l&#8217;introduzione di questo reato, le discrepanze tra le indicazioni della Convenzione e la legge n. 110/17, disciplinate agli artt. 613 bis e 613 ter del C.P., sono molteplici e, di fatto, rendono difficilmente dimostrabile il reato di tortura per come inteso nella Convezione.</p>



<p>Con l&#8217;art. 613 bis[1] il legislatore italiano si è ben guardato dall&#8217;inquadrare i destinatari dell&#8217;azione penale, ovvero i pubblici ufficiali, annacquando le disposizioni che specificamente ispirano la Convenzione contro la tortura, esplicitate inequivocabilmente all&#8217;art.1 della stessa: “<em>Ai fini della presente Convenzione, il termine &#8220;tortura&#8221; indica qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine segnatamente di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o di intimorire o di far pressione su una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o con il suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze risultanti unicamente da sanzioni legittime, inerenti a tali sanzioni o da esse cagionate.</em>”</p>



<p>A ben vedere nella Convenzione non c&#8217;è distinzione tra tortura fisica e/o psichica comunque inflitta a chiunque, e per qualsiasi motivo, da parte del pubblico ufficiale mentre, in Italia, il danno psichico derivante da trattamenti vessatori inumani, degradanti e crudeli deve essere “verificabile”. Ergo, se i segni della tortura non sono visibili e verificabili, di fatto è, e sarà, molto difficile riuscire a dimostrare il danno subito. Inoltre, le condotte vessatorie, per potersi configurare il reato di tortura, devono essere reiterate. Come dire che un assassino non è poi tanto assassino se uccide una sola volta!</p>



<p>Il rischio che alcuni procedimenti in corso per violenze e torture nelle carceri italiane da parte di pubblici ufficiali ai danni di uno o più detenuti possano concludersi nei diversi gradi di giudizio con assoluzioni, o sanzioni irrisorie, è più che concreto. Ancor più alcuni casi, sebbene ampiamente documentati e da più parti denunciati, difficilmente rientreranno nel novero dei casi di tortura per come configurati dalla normativa vigente.</p>



<p>Ad oggi i procedimenti aperti per tortura, e le prime sentenze di condanna, sono relativamente pochi rispetto alle denunce fatte da detenuti, familiari, associazioni e alcuni garanti, e si riferiscono per lo più a casi di violenze fisiche balzate agli onori delle cronache come quelle riferite alle carceri di San Gimignano, Milano, Torino, Ferrara, Monza, Santa Maria Capua Vetere, Foggia, Modena, per citarne qualcuna. Ma molte storie di violenza che si consumano nelle sezioni delle carceri italiane, soprattutto psicologiche, non vengono neanche denunciate e, pertanto, sono destinate all&#8217;oblio.</p>



<p>Dei violenti pestaggi avvenuti nelle carceri di San Gimignano nel 2018 e in quello di Santa Maria Capua Vetere nel 2020, sono state diffuse le immagini riprese dalle telecamere dei circuiti interni di videosorveglianza; negli altri casi no: telecamere non funzionanti, danni improvvisi agli impianti oppure, come nel caso di Modena durante la strage del 9 marzo 2020, le telecamere “ufficialmente” sono andate distrutte durante le rivolte e pertanto, in assenza di “prove”, viene disposta l&#8217;archiviazione per 8 dei 9 morti di Modena.</p>



<p>In assenza di immagini utili a far comprendere la sistematicità della violenza fisica e psicologica che avviene nelle carceri, tocca ripescare nella memoria delle tante storie incrociate e denunciate in questi anni e ormai finite nei labirinti degli archivi ministeriali o della nostra memoria; tocca cercare nelle conferme di lettura alle email che la nostra associazione invia agli “enti preposti alla cura e alla tutela dei detenuti” che arrivano a mesi, a volte anni, di distanza; segno questo di mancanza assoluta di rispetto verso quella parte di umanità loro affidata.</p>



<p><strong>Voghera, 2016</strong></p>



<p>“Carmelo T. proveniva da un altro isolamento totale, quello del 41bis dove, probabilmente, avrà cominciato ad avere i primi sintomi di instabilità psichica. Poi altri 5 lunghissimi anni, dal 2011 al 2016, in cui ha vissuto in isolamento totale, affetto da gravissime patologie psichiche, in condizioni di assoluto degrado, senza assistenza sanitaria adeguata e senza incontrare anima viva al di fuori degli agenti e (forse) qualche medico, ma ne dubitiamo”.</p>



<p>La descrizione data di quest’uomo, e delle condizioni in cui era tenuto, lasciavano immaginare un uomo delle caverne: nudo, barba lunghissima, sporco, con gravi problemi psichici e privo di contatti umani. Chi ci avvisò ci mise anche in guardia: «attenti perché se vi mettete su questa storia vi tirerete addosso i servizi<em>»</em>. Con la massima discrezione abbiamo contattato il garante ed anche un parlamentare (Vittorio Ferraresi) perché questa storia doveva essere verificata e denunciata. (&#8230;)</p>



<p>Il parlamentare non intervenne, in compenso, probabilmente facendo qualche ricerca, mise la pulce nell’orecchio all’amministrazione penitenziaria permettendogli di “correre ai ripari” onde evitare che le condizioni di C.T. venissero riscontrate oggettivamente da qualche altro parlamentare o dal garante stesso. Il garante invece, per come si evince anche dalla relazione, è arrivato “tardi”, C.T. era stato trasferito, guarda caso il giorno prima, per “osservazione psichiatrica, fino a miglioramento del quadro clinico” presso il Lorusso-Cutugno di Torino.</p>



<p>Detenuto C.T. trasferito e cartella clinica penitenziaria magicamente cancellata dal personale di Voghera il giorno stesso del trasferimento, quasi a voler cancellare ogni traccia della sua permanenza. Inoltre, l’autorità del garante è stata completamente ignorata, quasi Voghera avesse un regolamento e delle norme a sé rispetto al resto del territorio italiano.</p>



<p><strong>Rebibbia, 2018</strong></p>



<p>“Il sig. B. ha tre tumori in testa e diverse altre patologie (pancreatite, riversamento pleurico, infarto intestinale, epatite b) ha subito ben 19 interventi chirurgici ed è in attesa di subirne altri 4. Da 15 anni è detenuto ininterrottamente in 41bis; il magistrato di sorveglianza, a seguito di perizia del CTU, ha dichiarato l&#8217;incompatibilità carceraria ma non viene scarcerato&#8230;”</p>



<p><strong>San Gimignano, 2018</strong></p>



<p>“Ci hanno fatto assistere a un vero e proprio pestaggio”, <a href="http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=74990:san-gimignano-si-pestato-detenuto-con-problemi-psichici&amp;catid=220:le-notizie-di-ristretti&amp;Itemid=1">racconta</a> in una lettera, “il detenuto veniva spostato da un’estremità dalla sezione all’altra a <strong>c</strong>alci e pugni, cioè intendo che non è che hanno provato magari con un piccolo atto di forza magari con qualche spintone visto che il detenuto psicologicamente e fisicamente non stava affatto bene, peserà intorno ai 45 chilogrammi”.</p>



<p>Nella richiesta di custodia cautelare, invece, abbiamo la descrizione e la trascrizione delle riprese audio-video confluite nel dispositivo:</p>



<p>«- gettando il detenuto a terra, circondandolo e colpendolo, da parte di tutti i presenti, con calci e pugni;</p>



<p>&#8211; minacciando ed ingiuriando l’A., che gemeva e gridava per la violenza che stava ricevendo, ed ingiuriandolo con frasi del seguente tenore: “Figlio di puttana!”, “Perché non te ne torni al tuo paese!”; “Non ti muovere o ti strangolo!” “Ti ammazzo!” e al tempo stesso urlando contro tutti i detenuti presenti nel reparto: “infami, pezzi di merda, vi facciamo vedere chi comanda a San Gimignano!”.</p>



<p>&#8211; rialzandolo da terra e continuando a spintonarlo per farlo camminare per poi, di nuovo, gettarlo a terra;</p>



<p>&#8211; il V. e il S. immobilizzandolo mentre si trovava a terra, tenendolo rispettivamente per il braccio e per collo;</p>



<p>&#8211; lo S. montandogli addosso con il suo peso e ponendogli un ginocchio sull’addome;</p>



<p>&#8211; rialzandolo e togliendogli i pantaloni e iniziando a trascinarlo, quando ormai era pressoché privo di sensi, mentre il S. lo afferrava nuovamente per la gola, per poi trascinarlo nella nuova cella».</p>



<p>Per i fatti di San Gimignano 15 agenti e un medico sono stati imputati per tortura, abuso d&#8217;ufficio, falso ideologico, lesioni e altro. 10 agenti sono stati condannati in primo grado con rito abbreviato così come il medico. Per 5 agenti è ancora in corso il processo. All&#8217;ultima udienza è stata sentita una assistente di polizia penitenziaria e dalle dichiarazioni rese è stata iscritta anche lei nel registro degli indagati. Tutti sono stati rinviati a giudizio: «perché, abusando dei poteri inerenti alla funzione di ispettori, agenti e assistenti, effettivi presso il reparto di Polizia penitenziaria del Carcere di San Gimignano, riunendosi in 15 unità, colpendolo con calci, pugni e comunque attraverso atti di aggressione fisica, cagionavano al detenuto in isolamento A. M. lesioni personali, consistite quantomeno in una ferita lacero contusa di 3 cm all’occhio sinistro. Con le aggravanti:</p>



<p>&#8211; dell’aver commesso il fatto da parte di più persone riunite (art. 585, comma 1, ultima parte c.p.);</p>



<p>&#8211; dell’aver commesso il fatto con crudeltà;</p>



<p>&#8211; dell’aver abusato dei poteri e in violazione dei doveri inerenti alla qualità di pubblico ufficiale;</p>



<p>&#8211; dell’aver profittato di circostanze tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, trattandosi di soggetto detenuto in isolamento».</p>



<p><strong>Milano (Opera), 2020</strong></p>



<p>“Diversi familiari hanno segnalano violenze, abusi e maltrattamenti nei confronti dei propri cari detenuti, puniti per la rivolta senza che vi avessero preso parte”.</p>



<p>“Nei giorni scorsi i familiari ci hanno segnalato che oltre alla mancanza di risposte sull’istanza presentata, non ha ancora iniziato ad effettuare la chemioterapia a distanza di tre mesi dall’intervento.”</p>



<p><strong>Foggia, 202</strong><strong>0</strong>[2]</p>



<p>“<em>Mio figlio, detenuto fino al 12/03 presso la casa circondariale di Foggia durante la chiamata, mi ha riferito quanto segue: a seguito delle manifestazioni di protesta messe in atto da parte di numerosi detenuti impauriti a causa dell’allarme Coronavirus, il giorno della rivolta sono entrati in n.5 o 6, incappucciati e con manganelli. I detenuti sono stati massacrati di botte, trasferiti solo con ciabatte e pigiama e tenuti in isolamento per i successivi 6/7 giorni. Solo dopo una settimana i detenuti hanno ricevuto i loro oggetti personali”.</em></p>



<p>“<em>12/03/2020, durante la notte, mentre si trovava presso la casa circondariale di Foggia, le guardie esterne sono entrate in cella e hanno pestato i detenuti. Successivamente al trasferimento non ho più ricevuto notizie. Dopo dieci giorni, durante una chiamata, mio marito mi ha riferito che ci sono state altre violenze all’interno del carcere di Viterbo”.</em></p>



<p>“<em>Durante la telefonata con mio marito ho avvertito la sua sofferenza, accusava dolori alle costole e mi ha riferito di aver sbattuto da qualche parte. Lui è invalido al 100% e non potrebbe mai muoversi con violenza dal momento che è in carrozzina. Sono certa che lui non può parlare liberamente. Infatti, successivamente mi ha riferito che la prima lettera che avrebbe voluto inviarmi dopo il massacro successo a Foggia gli è stata strappata”.</em></p>



<p>“<em>Oltre allo spavento anche le mazzate mi sono preso dalla polizia, in questi giorni ho avuto un attacco di ansia, la notte non dormo più, ho tanta paura, io che non ho fatto niente le ho prese. Ci hanno sequestrato tutti i viveri, siamo stati giorni senza caffè, sigarette, detersivi, cibo. Ci hanno levato tutto!”.</em></p>



<p><strong>Voghera, 2020</strong></p>



<p>“<em>I detenuti chiedevano in maniera pacifica di poter avere contatti con le proprie famiglie dato che avevano saputo che un detenuto aveva contratto il coronavirus, dopo diverse negazioni gli agenti penitenziari si sono accaniti sui detenuti colpendoli con i manganelli”.</em></p>



<p>“<em>Ieri sera sono saliti un grosso numero di agenti penitenziari provvisti di manganelli ed hanno iniziato ad inveire contro di noi detenuti che eravamo spaventati in quanto avevano portato via 4 detenuti con la febbre. Abbiamo richiesto di poter effettuare il tampone per riscontrare un’eventuale positività al covid-19. Si sono accaniti 4 agenti penitenziari su di me con i manganelli, ho ricevuto percosse su tutto il corpo”.</em></p>



<p><strong>Modena, 2020</strong></p>



<p>“<em>Per tutto il pomeriggio abbiamo sentito urla disperate fuori dalle mura di cinta, ragazzi che chiedevano aiuto e poi urla agghiaccianti: è morto! è morto”.</em></p>



<p>“Alle 9.02 del 9 marzo, su “Il Dubbio”, dal primo aggiornamento sulla notte di rivolte si teme che i morti potrebbero essere 6, o più. La causa della morte che già ipotizzano le autorità è “overdose di metadone”. Nelle ore a seguire, dalla macabra conta serale sono stati “scaricati” 9 detenuti morti “perlopiù di metadone e altro” durante le rivolte. La stessa sera altri 4 vengono scaricati dalla conta di Rieti, Bologna, Ancona e Alessandria. Ma le testimonianze raccolte in questi mesi[3], nonostante le archiviazioni[4], smentiscono la ricostruzione sommaria fornita dall&#8217;apparato penitenziario.</p>



<p>“<em>Vengono narrati (dai 5 compagni di Sasà Piscitelli Cuomo per la cui morte hanno presentato denuncia) anche altri elementi di vessazioni (celle con vetri rotti, consegna di coperte bagnate, mancata consegna del vestiario personale, altro)”.</em></p>



<p><strong>Rieti, 2020</strong></p>



<p><em>&#8220;Trascinavano i cadaveri nei sacchi, come immondizia”. Una lettera racconta i dettagli raccapriccianti sulla repressione della sommossa del 9 marzo: &#8220;Ci hanno lasciato morire. Io provavo a gridare, a chiedere aiuto. Invano. La gente veniva portata via senza denti, o svenuta dalle percosse&#8221;. Il provveditore Cantone: &#8220;Testo da valutare con cautela. Chi sa denunci&#8221;. &#8220;Calci e schiaffi e manganellate a freddo, a rivolta finita. Insulti. Celle allagate dagli scarichi dei bagni. Assistenza sanitaria negata o ritardata&#8221;. E tre morti, &#8220;abbandonati come la spazzatura&#8221;. Una lettera uscita dal carcere di Rieti in estate (resa ora pubblica dal blog di area anarchico-libertaria Oltreilponte.noblogs.org) aggiunge una drammatica testimonianza alle prime voci filtrate dalla casa circondariale, un&#8217;altra storiaccia di presunte violenze e di pesanti omissioni, tutte da verificare.</em></p>



<p><em>&#8220;Per noi che invece eravamo lì, nei giorni a seguire non è stato facile dopo aver portato via i cadaveri il giorno successivo, trascinati come immondizia in un sacco, e ciò lo dico perché l&#8217;ho visto con i miei occhi dalla cella, sono saliti i celerini, le squadrette carcerarie. Sono entrati cella per cella, ci hanno spogliato chi più chi meno e ci hanno fatto uscire con la forza, messi divisi in delle stanze e uno alla volta passavamo per un corridoio di sbirri che ci prendevano a calci, schiaffi e manganellate; per i più sfortunati tutto ciò è durato quasi una settimana tra perquisizioni, botte, parolacce, ci dicevano &#8220;merde, testa bassa!&#8221; &#8220;vermi&#8221; e quando l&#8217;alzavi per dispetto venivi colpito ancora più forte”.</em></p>



<p><strong>Parma, 2021</strong></p>



<p>“D<em>alle note della cartella clinica legale redatta dal personale medico e infermieristico in servizio al carcere di Parma emergono particolari raccapriccianti sulle condizioni di detenzione del signor Iannazzo: completamente abbandonato a sé stesso e in condizioni disumane, nonostante la gravità del suo stato. Spesso nudo e sporco delle proprie feci che espletava sul pavimento della cella; le terapie che non venivano assunte perché lo stesso era incapace di compiere qualsiasi azione</em><em>”</em>[5]<em>.</em></p>



<p>I casi da narrare e approfondire sarebbero molti di più e credo che il dibattito sulla tortura dovrebbe essere riaperto al fine di arrivare a contemplare tutte le forme di tortura che vengono perpetrate sulle persone private della libertà, o comunque in situazione di minorata difesa, da parte di pubblici ufficiali (penso ai centri di identificazione per migranti, le rsa per anziani, le caserme). Come infatti non ritenere tortura quanto inflitto al sig. Carmelo T. nel carcere di Voghera o al sig. Vincenzino Iannazzo nel carcere di Parma in regime di 41 bis? O quelle del 41 bis in se stesse, a partire dall&#8217;isolamento totale a finire alle ulteriori privazioni ordinamentali (a cui si aggiungono quelle arbitrarie, degne della peggior dittatura) più volte stigmatizzate anche dagli organismi internazionali quali torture?</p>



<p>Ma le leggi da sole non bastano. È necessario che il carcere, fin quando esisterà, diventi trasparente, accessibile a tutti i difensori dei diritti umani oltre che ai garanti, sì da poter monitorare costantemente il rispetto dei diritti delle persone private della libertà.</p>



<p>Ne avrebbero il potere/dovere i parlamentari ma, purtroppo, parlamentari che ispezionano le carceri sono ormai merce rara; e negli ultimi anni il carcere è, per dirla con Zerocalcare, “uno dei grossi rimossi nella nostra società”[6] e dall&#8217;azione politica parlamentare, aggiungo io.</p>



<p><strong>*<em>Associazione Yairaiha Onlus</em></strong></p>



<div style="height:53px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>NOTE:</p>



<p>[1] Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è <strong>punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni </strong>se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona. Se i fatti di cui al primo comma sono <strong>commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio</strong>, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la <strong>pena è della reclusione da cinque a dodici anni</strong>. Il comma precedente non si applica nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti. Se dai fatti di cui al primo comma deriva una <strong>lesione personale </strong>le <strong>pene </strong>di cui ai commi precedenti sono <strong>aumentate</strong>; se ne deriva una lesione personale grave sono aumentate di un terzo e se ne deriva una lesione personale gravissima sono aumentate della metà. Se dai fatti di cui al primo comma <strong>deriva la morte </strong>quale conseguenza non voluta, la pena è della <strong>reclusione di anni trenta</strong>. Se il colpevole cagiona <strong>volontariamente la morte, la pena è dell’ergastolo</strong>.</p>



<p>[2] D. Aliprandi, <em>«A Foggia mio figlio e gli altri detenuti picchiati e trasferiti dopo la rivolta»</em>, Il Dubbio, 1 aprile 2020. L’articolo è consultabile al seguente url: <a href="https://www.ildubbio.news/2020/03/28/foggia-mio-figlio-e-gli-altri-detenuti-picchiati-e-trasferiti-dopo-la-rivolta/">https://www.ildubbio.news/2020/03/28/foggia-mio-figlio-e-gli-altri-detenuti-picchiati-e-trasferiti-dopo-la-rivolta/</a>.</p>



<p>[3] M.E. Scandaliato, <em>Spotlight</em>, RaiPlay, settembre 2021. La video-inchiesta è visionabile al seguente url: <a href="https://www.raiplay.it/video/2021/12/Spotlight---Anatomia-di-una-rivolta-Inchiesta-sui-9-morti-nel-carcere-SantAnna-di-Modena-Prima-parte-9097c1d3-92c2-42a1-948f-7cd9e435f713.html">https://www.raiplay.it/video/2021/12/Spotlight&#8212;Anatomia-di-una-rivolta-Inchiesta-sui-9-morti-nel-carcere-SantAnna-di-Modena-Prima-parte-9097c1d3-92c2-42a1-948f-7cd9e435f713.html</a></p>



<p>[4] Comitati verità e giustizia per i morti del Sant’Anna, (a cure del), <em>8 marzo 2020. Dossier sulla strage al carcere Sant’Anna</em>. Il dossier è consultabile su <a href="https://drive.google.com/file/d/1xFyn3errDsx8NkVcXFqZDyam3LgRQjSM/view?fbclid=IwAR1gmHgwzkrN26sTR1nHj-Cr9byOb1EYqA8nFOgBaJDzPHosQqKOTNGweyM">Google Drive</a>.</p>



<p>[5] D. Aliprandi, <em>L’agonia di Iannazzo: lasciato al 41bis nonostante fosse gravissi</em><em>mi</em>, Il Dubbio, 2 dicembre 2021. L’articolo è consultabile al seguente url:<a href="https://www.ildubbio.news/2021/12/02/lagonia-di-iannazzo-lasciato-al-41bis-nonostante-fosse-gravissimo/">https://www.ildubbio.news/2021/12/02/lagonia-di-iannazzo-lasciato-al-41bis-nonostante-fosse-gravissimo/</a>.</p>



<p>[6] Zerocalcare, <em>I</em><em>l carcere è uno dei grandi rimorsi della nostra società</em>, Mezzorainpiù, 12 dicembre 2021. La video-intervista può essere visionata al seguente url: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=cbO5DcLlWS4">https://www.youtube.com/watch?v=cbO5DcLlWS4</a>. Nel titolo del video c&#8217;è un errore di battitura: “rimorsi” anziché “rimossi”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2022/01/19/numeri-e-storie-della-tortura-nelle-carceri-italiane/">NUMERI E STORIE DELLA TORTURA NELLE CARCERI ITALIANE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>LA MERCIFICAZIONE DEI DETENUTI NELLA SOCIETÀ SPETTACOLO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/06/16/la-mercificazione-dei-detenuti-nella-societa-spettacolo/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 09:41:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Sandra BERARDI* A differenza che in altri paesi europei e nel resto del mondo, in Italia manca un dibattito che metta in discussione il carcere come soluzione ai problemi che intende correggere e inizi a vederlo per quello che è: una parte del problema. La discussione sull’abolizione del sistema carcerario attualmente è marginale; limitata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/06/16/la-mercificazione-dei-detenuti-nella-societa-spettacolo/">LA MERCIFICAZIONE DEI DETENUTI NELLA SOCIETÀ SPETTACOLO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p>di Sandra BERARDI<strong>*</strong></p>



<p>A differenza che in altri paesi europei e nel resto del mondo, in Italia manca un dibattito che metta in discussione il carcere come soluzione ai problemi che intende correggere e inizi a vederlo per quello che è: una parte del problema. La discussione sull’abolizione del sistema carcerario attualmente è marginale; limitata ad alcune componenti di movimento, stenta a diventare occasione di riflessione collettiva.</p>



<p>Per alcune organizzazioni che di carcere si occupano assiduamente, dibattito e azioni restano avvitate su posizioni riformiste, migliorative delle condizioni strutturali degli istituti di pena o, al massimo, riduzioniste. In ogni caso sono posizioni che riconoscono ancora la necessità di un sistema penale e sanzionatorio che prevedono la detenzione e la limitazione della libertà (anche attraverso forme alternative di pena) come unici meccanismi di difesa della collettività dall’umanità deviante. Negli ultimi anni sono state avanzate alcune proposte che vanno in direzione abolizionista: una fa riferimento al manifesto no prison, scritto da Pavarini e Ferrari per la creazione di un movimento abolizionista; l’altro tentativo è partito da alcune realtà come Osservatorio Repressione, Yairaiha, Bianca Guidetti Serra, Lasciatecientrare, Legal Team, Giuristi Democratici, alcuni componenti No Tav e di Rifondazione Comunista e altri, per la creazione di un movimento antipenale che metta in discussione non solo il carcere ma l’intero sistema penale e repressivo.</p>



<p>Eppure, per aprire un efficace dibattito abolizionista, non sarebbe necessario andare a pescare tra le pur eccellenti analisi e teorie d’oltreoceano, basterebbe andare a rileggere le analisi e le tesi, attualissime, con cui Franco Basaglia riuscì a mettere in discussione la funzione delle istituzioni manicomiali: “il manicomio, istituto terapeutico e di controllo, di riabilitazione e di segregazione, dove il consenso del controllato e del segregato è ottenuto a priori attraverso la mistificazione della terapia e della riabilitazione. In questo settore, in cui siamo direttamente impegnati, la distanza fra l’ideologia (“l’ospedale è un istituto di cura”) e la pratica (“l’ospedale è un luogo di segregazione e di violenza”) è evidente”.[1]</p>



<p>Basta sostituire la parola manicomio con la parola carcere per ritrovare la stessa distanza tra l’ideologia (rieducazione) e la pratica (segregazione) dell’istituzione carceraria.</p>



<p>Ed è insistendo sulla contraddizione tra il ruolo scientifico e quello sociale dei manicomi, mettendolo in relazione alla funzione dei “tecnici” – in tal caso gli psichiatri – che Basaglia riesce a mettere a nudo la vera funzione delle istituzioni manicomiali, ovvero eliminare dal corpo sociale borghese e produttivo quell’umanità non necessaria alla produzione e sgradevole alle classi dominanti.</p>



<p>Evidente simmetria la ritroviamo tra le classi sociali che compongono la popolazione carceraria e i destinatari delle misure di contenzione manicomiale: “Inoltre, la classe di appartenenza degli internati contrasta esplicitamente con l’universalità della funzione dell’internamento ospedaliero: il manicomio non è l’ospedale per chi soffre di disturbi mentali, ma il luogo di contenimento di certe devianze di comportamento degli appartenenti alla classe subalterna”.[2]</p>



<p>Un esercito di diseredati sociali, di “assoggettati abituali” come li definisce Bobbio, “a questo universo separato della continuità tra la vita di fuori e la vita di dentro, tra l’emarginazione nella società e l’esclusione dalla società, tra la privazione dei beni materiali e la privazione della libertà, tra la miseria (non il delitto) e il castigo, tra il ghetto come predestinazione alla galera e la galera come ghetto deliberato, autorizzato, consacrato dalle pubbliche leggi”.[3]</p>



<p>Non è difficile, dunque, individuare come alla base delle politiche penali e segregazioniste, da sempre, agiscano per intersezione una serie di fattori razziali ed economici che definiscono i destinatari dell’azione repressiva precedentemente passati attraverso meccanismi di esclusione dalla vita sociale, economica e/o produttiva, e di mostrificazione sociale. Basta riflettere sulla “<strong>zona sociale” da cui proviene </strong>la quasi totalità della popolazione carceraria, e di quella sottoposta a misure di prevenzione, per comprendere il processo classista e razziale posto alla base delle politiche penali. Più difficile è immaginare come poter far entrare nell’immaginario collettivo l’idea che un mondo senza galere è non solo possibile ma anche necessario e urgente.</p>



<p>Il limite più evidente delle proposte italiane, a mio avviso, è dato dal perimetro d’azione di ciascuna soggettività che oggi rimane confinata in ambiti ben definiti circoscrivendo la questione carceraria nel perimetro degli “addetti ai lavori”; manca ancora, e soprattutto, una presa di coscienza sulla brutalità e inutilità del carcere degli attori principali della scena carceraria, quindi chi somministra la pena e chi la subisce, ma anche chi a questo sistema, consapevolmente o meno, fa da stampella (educatori, volontari, progettisti e accademici) diventando automaticamente “funzionari del consenso” rispetto alla barbarie della segregazione fisica. E manca soprattutto una presa di coscienza dell’intera società rispetto alla violenza dell’istituzione carceraria; mancanza che è anche frutto delle modalità positive di rappresentazione delle attività “extracarcerarie” che in carcere trovano spazio.</p>



<p>La “formula” adottata da Basaglia è stata vincente perché Basaglia è riuscito a far esplodere la contraddizione tra l’ideologia di cura, posta alla base del lavoro psichiatrico, e la pratica segregazionaria dell’istituzione manicomiale richiesta dalla classe dominante. Contraddizione che è esplosa grazie alla messa in relazione dei bisogni (di cura) dell’utente e il mandato scientifico del tecnico (curare), tentando di liberare le capacità vitali soggettive, distrutte o assopite dalla malattia, piuttosto che assolvere al compito assegnato ai “tecnici” dalla classe dominante di segregare e contenere. In tal modo essi rifiutarono il ruolo binario di “funzionari del consenso” e “tecnici della segregazione” che il potere avrebbe voluto esercitassero su quella umanità da eliminare dalla società.</p>



<p>Basaglia, oltre che sulla propria determinazione, ha potuto contare su un fermento culturale e sociale che in quel periodo storico attraversava l’Italia intera. A ben vedere l’alto tasso di persone con disturbi mentali tra la popolazione carceraria di oggi, ci rendiamo conto di come la grandiosa opera di Basaglia sia stata vanificata. Con la recente chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, in cui venivano rinchiusi gli autori di reato con problemi mentali, e il ritardo nell’apertura delle strutture sostitutive, le cosiddette REMS (di fatto mini OPG), le persone con disturbi mentali autori di reato, continuano ad affollare le carceri d’Italia con scarsa cura della malattia.</p>



<p>La messa in discussione dell’istituzione carceraria, oggi, dovrebbe comunque partire da quelle stesse domande poste all’epoca da Basaglia rispetto al manicomio; ma a porsele dovrebbero essere quanti legittimano scientificamente l’apparato carcerario nonostante il suo chiaro fallimento, ovvero educatori, criminologi, psicologi, assistenti sociali, docenti, ecc., che si prefiggono di rieducare i detenuti e sono a più stretto contatto con essi.</p>



<p>Parafrasando Basaglia: “dovrebbero, criticamente, chiedere e chiedersi quale funzione sociale, che sfugge abitualmente alla loro stessa comprensione, svolge il carcere? Cioè, qual è la finalità di questa organizzazione “rieducativa” che non risponde a un solo bisogno di chi ne varca la soglia? E quali sono i bisogni cui si dovrebbe rispondere? E’ in grado il gruppo di osservazione e trattamento, rappresentante in proprio o per conto terzi, dei valori e delle verità della borghesia, di riconoscere e individuare questi bisogni? In che cosa consiste il servizio che presta nei confronti dell’assistito, se non nell’esercizio di un potere e di una violenza che è delegato a esercitare, per poter contenere una «violenza» che non si sa bene cosa sia? Ma questo potere e questa violenza non sono impliciti negli stessi strumenti che le scienze sociali e umane come scienze, gli offre per garantire il controllo e, insieme, il «consenso» di chi viene violentato? Che cosa sono dunque le scienze sociali e umane e che cos’è la «devianza» che si incontra in carcere? Come non vedere nel dilatarsi e nel restringersi dei limiti di norma, a seconda della classe del «deviante» e a seconda della situazione di espansione o di recessione economica, del paese che può o non può riaccogliere le persone riabilitate, la relatività di un giudizio scientifico che, di volta in volta, muta il carattere irreversibile delle sue definizioni?</p>



<p>È da questi interrogativi (che dovrebbero nascere dallo scontro pratico con la realtà carceraria) che potrebbe iniziare l’opera di corrosione delle «verità scientifiche» e la messa in discussione del loro diretto rapporto con la struttura sociale e con i valori dominanti da parte di coloro che avrebbero dovuto esserne automaticamente i rappresentanti. Ma ad oggi, tra la varia umanità che va ad oliare la macchina penale, quasi nessuno ne mette in discussione l’idea né, tanto meno, osano metterne in discussione la funzione sebbene palesemente fallimentare! e non perché inconsapevoli della sua inutilità o violenza, ma a chi conviene rischiare ripercussioni sulla propria carriera professionale extramuraria per dire che il carcere non va supportato ma abolito?</p>



<p>Nel mio orizzonte ideale c’è l’abolizione delle galere; ne metto in discussione l’esistenza, la necessità e l’utilità. Quanti sono disposti a farlo e a sostenerne le ragioni? È molto più facile <em>spirito critico mancando e social aiutando </em>essere efficienti funzionari del consenso ed esibire il detenuto disciplinato e mercificato in una società sempre più in balia di spettacoli di terz’ordine, che promuovere una critica all’esistenza del carcere.</p>



<p><strong>*Associazione per i diritti dei detenuti Yairaiha Onlus</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>note</strong></p>



<p>[1] F. Basaglia, F. Basaglia Ongaro, <em>Crimini di Pace, </em>Einaudi, Torino 1975.</p>



<p>[2] Ibidem<em>.</em></p>



<p>[3] Prefazione di N. Bobbio, in I. Invernizzi, <em>Il carcere come scuola di rivoluzion</em>e, Einaudi, Torino, 1973.</p>
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		<title>L&#8217;ERGASTOLO, OSTATIVO ALLA CIVILE CONVIVENZA</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 07:41:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Domenico Bilotti* Ho sempre avvertito una certa difficoltà a spiegare agli studenti il meccanismo dell&#8217;ostatività. È una difficoltà che avvertono direttamente loro, senza la mediazione di alcuna sovrastruttura mentale. Per afferrare la nozione di ergastolo ostativo devi dare per acquisiti quattro precedenti passaggi logici che tutto sono fuorché logici, quattro forzature che rendono l&#8217;ergastolo [&#8230;]</p>
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<p>di Domenico Bilotti*</p>



<p>Ho sempre avvertito una certa difficoltà a spiegare agli studenti il meccanismo dell&#8217;ostatività. È una difficoltà che avvertono direttamente loro, senza la mediazione di alcuna sovrastruttura mentale. Per afferrare la nozione di ergastolo ostativo devi dare per acquisiti quattro precedenti passaggi logici che tutto sono fuorché logici, quattro forzature che rendono l&#8217;ergastolo ostativo un vestito troppo stretto o troppo largo secondo dove lo tiri.</p>



<p>Bisogna innanzitutto ammettere che in un sistema costituzionale come quello italiano, fondato sull&#8217;umanità della pena e sulla sua funzione rieducativa, possano esistere pene perpetue. E cosa sarebbe allora questa rieducazione? Formazione permanente e continuativa all&#8217;evento di morire? Se la mia educazione è nel rapporto con l&#8217;altro, solo in me stesso vita natural durante, a cosa mi sto educando? Alla misura di una bara.</p>



<p>Seconda forzatura che accettiamo solo per convenzione, e non per ragione. Essere detenuti non significa, o non dovrebbe significare, finire in cella con la chiave seppellita in un fosso. Se da detenuto scompaio al tuo sguardo, non scompaio come persona: che sia colpevole o innocente. In ogni momento posso interrogare un giudice (ne ho diritto) e in ogni momento un giudice avrà da rispondermi (ne ha dovere). Potrei star male e non essere più in grado di sopportare la detenzione; potrei accedere a un sistema meno rigoroso perché sto rigando dritto e ho voglia di lavorare, anche in modo gratuito o semigratuito, per impegnarmi. Potrei dopo molto tempo pensare addirittura di meritare la scarcerazione, certo dovendo far verificare che non mi dedicherò al crimine e dovendo far ritorno in prigione se invece riprenderò a delinquere. Al detenuto ostativo non viene applicato questo elementare principio democratico: non può chiedere al giudice che dovrebbe valutare come sta eseguendo la pena di arrivare a nuove condizioni, di accedere a un diverso trattamento, di far esaminare se quel trattamento può (o deve!) cambiare.</p>



<p>Terza stranezza: noi parliamo di &#8220;ergastolo ostativo&#8221;. Pensiamo a un &#8220;fine pena mai&#8221; per reati gravissimi, che non può essere alleggerito per ragioni né di spazio, né di tempo, né di condotta. E già ci suona illogico per tutte le considerazioni che abbiamo già fatto. Eppure ormai l&#8217;ostatività si applica per una serie di ipotesi di reato che non riguardano solo mafiosi e serial killer (in Italia gli uni e gli altri assai meno di quello che siamo soliti pensare). L&#8217;ostatività sta diventando una struttura della pena, un&#8217;illusione comoda: questo detenuto ostativo non potrà &#8220;chiedere&#8221; nulla. Lo mettiamo in cella: vada come vada; se uscirà, vedremo. In carcere non importa se continuerà a pianificare affari illeciti, soffrirà o vorrà davvero cambiare vita. Nessuno, chiusi i cancelli e lette le sentenze definitive, potrà mai più esaminare cosa gli stia accadendo. Tutti indistintamente tutti ingabbiati alla stessa maniera.</p>



<p>Infine, ultima medaglia della contraddizione suprema. Noi spieghiamo alle ragazze e ai ragazzi che seguono i nostri corsi che gli ostativi non accedono ai &#8220;benefici&#8221;. Usiamo un termine equivoco. A volte qualcuno crede che i benefici siano la liberazione, l&#8217;impunità, la latitanza, i biglietti della lotteria o il pernottamento nei resort. Cose che abbiamo visto fare al più ad alcuni parlamentari della Repubblica, e nemmeno sempre. Il mondo è pieno di lavatrici che funzionano male e di rubinetti che perdono e saponi che stingono: non per questo possiamo rinunciare a lavare i vestiti &#8230; Comunque, questi famosi &#8220;benefici&#8221; non sono né scorciatoie né villaggi vacanze: sono ore di fatica mal retribuita, ritorni in carcere ad orario (guai a sbagliare!), periodi di intervallo tra pezzi di pena e pezzi di processo. L&#8217;ostativo non è qualcuno cui impediamo di giocare al lotto: è qualcuno cui impediamo di vivere e rivivere (anche quando é un ostativo che non ha ucciso nessuno).</p>



<p>Gli studenti sbalordiscono. Chiedono se abolire l&#8217;ergastolo ostativo o l&#8217;ergastolo in quanto tale farà tornare in vita boss di mafia sepolti da decenni &#8211; si deve insegnare di più e più approfonditamente la storia della mafia; chiedono se significa liberare qualcuno che non lo meriterebbe. E allora bisogna dire che abolire l&#8217;ergastolo, in special modo quello ostativo, non significa affatto liberare chicchessia. Significa semmai vivere in uno Stato sereno e maturo che concede la seconda opportunità non perché sia stupido, ma perché sa proteggere tutti i cittadini: quelli che dopo anni o decenni di detenzione non torneranno a guidare clan veri e presunti e potranno dimostrare di essere e fare altro; quelli che quel male hanno subito e mai più dovranno subire. Se torturi chi ha sbagliato per prima, non impedisci a nessuno di fare anche molto, molto, peggio dopo. Se tratti il peggiore, il peggiore per eccellenza, con civiltà&#8230; hai un&#8217;opportunità irripetibile. La civiltà che dici di avere, puoi metterla in campo. Gliela puoi insegnare.</p>



<p><strong><em>* Associazione Yairaiha Onlus; docente di multiculturalismo e storia delle religioni all’Università Magna Graecia (CZ)</em></strong></p>
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		<title>L&#8217;ASSOCIAZIONE YAIRAIHA SULL&#8217;ERGASTOLO OSTATIVO</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 10:14:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Emile Durkheim, uno dei padri della sociologia, spiegava che la pena non protegge la società perché è buona, bensì è buona perché protegge la società. In altre parole, la somministrazione di un provvedimento penale sortisce l’effetto di rassicurare il corpo sociale, in particolare nei periodi di precarietà politica ed economica, quando la società è attraversata [&#8230;]</p>
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<p>Emile Durkheim, uno dei padri della sociologia, spiegava che la pena non protegge la società perché è buona, bensì è buona perché protegge la società. In altre parole, la somministrazione di un provvedimento penale sortisce l’effetto di rassicurare il corpo sociale, in particolare nei periodi di precarietà politica ed economica, quando la società è attraversata da spinte centrifughe.</p>



<p>Capita spesso che sulle paure che attraversano i membri di un aggregato collettivo si innestino le ambizioni di attori desiderosi di ricavarsi una rendita di posizione. Esponenti politici, giornalisti, attivisti, magistrati, sia a destra che a sinistra, hanno gioco facile a costruire le loro carriere a partire dalla loro presunta “durezza” nei confronti della criminalità.</p>



<p>Se negli USA, dove spesso sceriffi e procuratori vengono eletti a suffragio universale, la rendita della paura rappresenta un elemento lampante, qui da noi si ricorre al pretesto dell’emergenza. Terrorismo, mafie, corruzione, e adesso la pandemia, hanno plasmato la scena pubblica italiana degli ultimi 40 anni, producendo da un lato frequenti lacerazioni all’interno della cornice dei diritti civili, dall’altro ponendo nella scena pubblica una folta pletora di imprenditori morali, che hanno fatto della “legalità”, ovvero della riduzione delle libertà civili in nome dell’emergenza, la loro cifra.</p>



<p>Nel caso dell’ergastolo ostativo, ci troviamo esattamente in questo contesto. La Consulta è chiamata in questi giorni a decidere della sua abolizione, sulla falsariga di sue precedenti decisioni che consentivano ai condannati per associazione di stampo mafioso di fruire dei permessi. Nella prospettiva di una decisione della Corte Costituzionale in tal senso, si mobilità lo schieramento avverso: editoriali, comitati, interviste a parenti delle vittime, tentano di mettersi di traverso all’abolizione di una misura afflittiva unica nella sua declinazione discriminatoria, nella misura in cui mette in relazione la possibilità di accedere ai benefici di legge alla collaborazione dei condannati. Ovviamente, gli scherani dell’ergastolo ostativo, fanno leva sull’aspetto emozionale, evocando Falcone e Borsellino, in particolare il primo, a cui attribuiscono la paternità del 4 bis, che avrebbe introdotto il provvedimento. Alla sua eventuale abolizione già si paventa che si susseguano nuove stragi e nuove proliferazioni di attività illegali da parte delle mafie. A nostro giudizio, è necessario che si stemperi un attimo lo zelo forcaiolo, e ci si prodighi in uno sforzo di onestà intellettuale, per inquadrare la questione in maniera più adeguata.</p>



<p>Innanzitutto, se è vero che il 4 bis lo introdusse Falcone, non è vero che prevedesse l’ergastolo ostativo. Il magistrato palermitano, nella stesura iniziale del provvedimento, lasciava la valutazione nelle mani della magistratura di sorveglianza, così come avviene negli altri casi. Il meccanismo premiale veniva riservato a chi scegliesse di collaborare. Fu sull’onda delle stragi di Capaci e via D’Amelio, nel contesto di attentati stragisti che avevano luogo in parallelo alla più grave crisi di legittimità registrata dalla Repubblica Italiana sin dalla sua istituzione, che il Ministro della Giustizia di allora, Claudio Martelli, introdusse questa variante. Finito il periodo stragista, arrestati alcuni degli esponenti mafiosi più pericolosi, una tale variabile, già discutibile per la disparità che introduce, può essere tranquillamente abolita.</p>



<p>In secondo luogo, sarebbe ora che si facesse una disamina accurata della categoria del “pentimento”, che viene spesso usata a sproposito nel dibattito penale italiano. Nei paesi anglosassoni, per esempio, i collaboratori di giustizia vengono definiti <em>supegrasses </em>(origine incerta) oppure, più comunemente, <em>turncoats, </em>ovvero voltagabbana, a sottolineare il carattere strumentale della loro collaborazione. In Italia la subcultura cattolica elude quest’ultimo aspetto, introducendo un elemento di ipocrisia che fa leva su una sorta di ricatto morale. Chi si pente, se si deve lavare la coscienza, deve denunciare tutti, anche quelli con cui magari ha una vaga affinità elettiva ma che non sono stati lontanamente coinvolti nelle sue vicende. In questo modo i collaboratori di giustizia possono avere la possibilità di accrescere i loro vantaggi facendo leva su di un principio quantitativo, ovvero tirando in causa un numero di persone che sia il più elevato possibile, e magari riducendo le loro responsabilità. In cambio i magistrati portano a casa le maxi retate che mettono in evidenza il loro zelo o permette di accentuare l’impronta repressiva dei loro intervento. E’ stato così nel caso della lotta armata, coi pentiti pronti a chiamate di correo nei confronti di persone che militavano nella loro area ma che non erano direttamente responsabili. E’ stato così che si sono prodotti mostri giuridici come il 7 aprile e condanne ingiuste. Episodi simili, in alcuni casi, si sono verificati anche nella lotta alla criminalità organizzata.</p>



<p>La strumentalità del pentimento, ai fini della lotta alle organizzazioni criminali, fa il paio con le misure vessatorie come il 41 bis. Da anni si sostiene che senza la compressione dei diritti dei detenuti, censurata dalle corti internazionali, non sarebbe possibile intraprendere la lotta alle mafie. Se guardiamo bene il contesto attuale, ci rendiamo conto che l’equazione tra repressione ed efficacia è lungi dell’essere effettiva. Se è vero che i principali boss di Cosa Nostra dell’epoca delle stragi sono stati catturati, dall’altro lato nutriamo qualche dubbio sul fatto che la criminalità organizzata siciliana, per quanto indebolita, abbia cessato di essere pericolosa. Gli stessi strenui difensori del 41 bis e dell’ergastolo ostativo, indicano nelle camorre campane e nelle ‘ndrine calabresi le organizzazioni criminali più pericolose del momento, oltre alla Sacra Corona, ai Basilischi, alla Quinta Mafia, alle mafie di origine straniera, e a tutto quello che può essere attinto dal bagaglio della mafiologia pop. Se anche per queste organizzazioni vigono l’ergastolo ostativo e il 41 bis, o questi provvedimenti sono inefficaci, oppure le organizzazioni criminali costituiscono un pericolo meno grave di quello che si sostiene. Oppure, terza ipotesi, si insiste sul connubio mafie-repressione per spiccare nella ribalta pubblica.</p>



<p>In terzo luogo, si tirano in ballo i parenti delle vittime. Anche in questo caso la categoria in questione va esplorata fino in fondo. Se è vero che alcuni familiari esprimono una netta contrarietà all’abolizione del carcere duro, altri esprimono una posizione opposta. Anche perché la giustizia non si amministra in nome delle famiglie, bensì in nome della legge. Di conseguenza, esiste una norma, come l’articolo 27 della nostra Costituzione, che prevede che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato, e l’ergastolo ostativo si pone trasversalmente a questa misura, fornendo una ragione ulteriore per sperare che la Consulta si pronunci in favore della sua abolizione.</p>



<p>In quarto luogo, sarebbe necessaria una maggiore accuratezza da parte degli organi di informazione. Tra i condannati per associazione per delinquere di stampo mafioso non figurano soltanto dei calibri come Totò Riina e Bernardo Provenzano, ma anche altri detenuti che sono pronti a fare i conti, scegliendo un percorso proprio, col loro passato, e che negli anni modificano il loro punto di vista rispetto alla realtà. Negare loro una seconda possibilità, oltre a violare la Costituzione, costituisce la cifra di una società ripiegata su se stessa, incapace di formulare prognosi positive sul proprio futuro. Un ex-mafioso che si reinserisce in società, infatti, è una risorsa, oltre che un individuo che ha fruito dei propri diritti, nonché la prova dell’efficacia dei dettami costituzionali. Molti detenuti condannati a pene definitive hanno intrapreso un percorso di studi e di trattamento, attraverso il quale hanno potuto elaborare il loro passato. Ma di loro, gli alfieri dell’ergastolo ostativo e del 41 bis, non parlano mai.</p>



<p>Infine, se gettiamo uno sguardo negli ordinamenti giudiziari degli altri paesi, notiamo che non esiste, a parte in Italia e in Spagna, una condanna a vita. Nel Regno Unito un detenuto può essere rinchiuso in galera <em>During Her Majesty’s Pleasure, </em>ovvero finché vuole sua maestà. E’ una formula indeterminata, che però non esclude per i detenuti di fare domanda, ogni 10 anni, per il rilascio condizionale. Un meccanismo simile esiste negli USA, dove, seppure si può essere condannati a centinaia di anni di galera, ogni 10 anni si può avviare un iter simile a quello britannico, anche se, nei casi anglosassoni, conta il parere de familiari delle vittime. Ad esempio, è dal 1990 che Mark Chapman, l’omicida di John Lennon, inoltra domanda in tal senso. Il parere favorevole di educatori e direzione del carcere, però, sbatte sullo scoglio di Yoko Ono, che ha sempre negato il suo assenso.</p>



<p>Le mafie non si combattono inasprendo le misure penali, ma prosciugando il contesto sociale, economico e politico all’interno del quale prosperano. Per esempio, riguardo alle droghe, chiedendosi se non sia il caso di riconsiderare radicalmente le politiche proibizioniste. Oppure ponendosi il problema di quanto le mafie non aiutino a contenere il costo del lavoro e della sicurezza ambientale organizzando il caporalato, o smaltendo i rifiuti tossici per conto dell’imprenditoria del Nord. Ovviamente, un altro aspetto sarebbe quello di rilanciare il Mezzogiorno attraverso politiche pubbliche imperniate sulla tutela dell’ambiente, sulla mobilità dolce, e sulle tecnologie. Ma temiamo di stare parlando al vento. In fondo Gomorra è diventata una fiction televisiva popolare, e le foto di Falcone e Borsellino vengono impropriamente ostentate come un passepartout da chi vuole farsi strada nel dibattito pubblico. Speriamo che almeno la Consulta ci dia ragione.</p>



<p><strong>Associazione Yairaiha onlus</strong></p>
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		<title>YAIRAIHA: LE CARCERI VANNO SVUOTATE, IL RESTO È DEMAGOGIA</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 11:59:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il carcere dovrebbe essere uno strumento del tutto eccezionale considerando la sua comprovata inutilità e, per fortuna, la neo ministra della giustizia, Marta Cartabia, lo ha evidenziato chiaramente sottolineando la assoluta necessità di superare l’idea di carcere come unica risposta al reato. Appare pertanto quasi del tutto anacronistico evidenziare le criticità legate al sovraffollamento e [&#8230;]</p>
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<p>Il carcere dovrebbe essere uno strumento del tutto eccezionale considerando la sua comprovata inutilità e, per fortuna, la neo ministra della giustizia, Marta Cartabia, lo ha evidenziato chiaramente sottolineando la assoluta necessità di superare l’idea di carcere come unica risposta al reato.</p>



<p>Appare pertanto quasi del tutto anacronistico evidenziare le criticità legate al sovraffollamento e alle condizioni disumane in cui versano i detenuti nelle nostre carceri e, contestualmente, proporre come soluzione salvifica una vaccinazione massiva dei detenuti mentre paesi che non brillano in generale per la tutela dei diritti umani (ad esempio l&#8217;Iran) già un anno fa, a inizio pandemia, adottavano provvedimenti deflattivi sostanziali. Questo aspetto non dovrebbe essere assolutamente motivo di discussione. Le misure alternative al carcere esistono e servono proprio a far deflettere il tasso di sovraffollamento. Allo stesso tempo sono presenti nel nostro ordinamento penitenziario delle disposizioni normative precise per tutelare la salute e la dignità dei detenuti. Quelle stesse disposizioni che avrebbero potuto evitare molte delle morti da COVID registrate in questi ultimi mesi negli istituti carcerari che oggi si trovano ad affrontare la fase 3 con numeri decisamente preoccupanti.</p>



<p>Purtroppo, le numerose istanze di sospensione della pena per gravi patologie presentate sono state reiteratamente disattese anche grazie alle prese di posizione di ex magistrati che non potendo più indossare la toga (probabilmente non hanno ancora ben capito se si sentono più a loro agio come politici o come magistrati) discettano su tutto lo scibile umano. L’ampliamento dell’istituto della sospensione della pena, quella misura disposta un anno fa con la circolare del DAP del 21 marzo 2020, anticipata e sostanziata dalle tante ordinanze dei giudici di sorveglianza che hanno fatto fronte al dilettantismo politico del momento, è stata bloccata da quanti gridavano allo scandalo contro “i boss scarcerati“ nonostante fossero ben consapevoli di prestare il fianco ad una operazione di bieca propaganda giustizialista e di andare contro ai principi e ai diritti espressi dalla nostra Costituzione. Il diritto alla salute vale per il sig. Rossi, incensurato, come per i signori Bonura, Zagaria (nel frattempo scarcerato dopo aver scontato anche più del dovuto), Iannazzo (che versa oggi in gravissime condizioni di salute), Terranova (morto dopo meno di un mese che era stato riportato in carcere per effetto della &#8220;legge Bonafede&#8221; ispirata da Travaglio-Giletti-Ingroia-De Magistris&amp;Co.), e vale per i detenuti ignoti che quotidianamente si trovano a dover subire oltre alla detenzione, la violazione sistematica di diritti fondamentali qual è quello alla salute. Quand&#8217;è che inizieremo a capire che il carcere non è la soluzione ma parte del problema?</p>



<p>“Più penso al problema del carcere e più mi convinco che non c&#8217;è che una riforma carceraria da effettuare: l’abolizione del carcere penale”, scriveva Altiero Spinelli all&#8217;incirca 70 anni fa in una lettera indirizzata a Calamandrei in cui rifletteva sull&#8217;inutilità del carcere sia per il “delinquente” sia per la vittima. Possiamo oggi, finalmente, iniziare a farlo?</p>



<p><em><strong>Associazione Yairaiha Onlus</strong></em></p>
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		<title>CARCERE, COVID E MEDIA: DALL&#8217;EMERGENZA SANITARIA ALL&#8217;EMERGENZA MAFIA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/11/18/carcere-covid-e-media-dallemergenza-sanitaria-allemergenza-mafia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 11:29:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Sandra Berardi* Dopo aver ripercorso la storia del carcere iniziamo ad addentrarci nei meccanismi che regolano il carcere di oggi. Tanti sono gli aspetti controversi che regolano l&#8217;esecuzione penale molti dei quali incostituzionali e in contrasto con la stessa mission assegnata al carcere. In questa particolare fase storico-politica, in piena pandemia e con le [&#8230;]</p>
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<p>di Sandra Berardi*</p>



<p>Dopo aver ripercorso la storia del carcere iniziamo ad addentrarci nei meccanismi che regolano il carcere di oggi. Tanti sono gli aspetti controversi che regolano l&#8217;esecuzione penale molti dei quali incostituzionali e in contrasto con la stessa mission assegnata al carcere. In questa particolare fase storico-politica, in piena pandemia e con le carceri che proprio in quest&#8217;ultimo mese stanno registrando un numero impressionante di contagi da Covid-19 affatto controllabili -oltre 1300 tra detenuti e operatori-, non potevo che iniziare con una questione che ha fatto molto discutere negli ultimi mesi mentre, invece, rappresentava come l&#8217;unico documento prodotto dall&#8217;amministrazione penitenziaria che avrebbe potuto mettere al riparo dal rischio di una diffusione massiva dei contagi all&#8217;interno delle carceri. Parliamo della circolare del Dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria (DAP) messa sotto accusa da alcuni media (L&#8217;Espresso, Il Fatto quotidiano e la trasmissione televisiva Non è l&#8217;Arena) che proponeva una ricognizione dei soggetti particolarmente vulnerabili per patologie pregresse e/o età tra la popolazione detenuta e che invece ha prodotto lo spostamento dell&#8217;ordine del discorso dall&#8217;emergenza sanitaria all&#8217;emergenza mafia. </p>



<p>Un processo mediatico che ha determinato una costruzione “deviata” dell&#8217;opinione pubblica, attraverso una informazione falsata, e il condizionamento delle scelte politico/legislative a discapito del diritto alla salute dei detenuti e, per certi aspetti, dello Stato di diritto stesso.</p>



<p><strong>Situazione carceraria prima del covid-19</strong></p>



<p>Al 31 gennaio 2020 i detenuti presenti nelle 189 carceri italiane erano 60.971 mentre al 29 febbraio se ne contano 259 in più: quindi 61.230 detenuti totali a fronte di una capienza regolamentare di 50.931<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p>



<p>Circa 10 mila persone in più rispetto ai posti letto disponibili “ufficiali” con un tasso di sovraffollamento medio pari al 120%. Altre fonti<a href="#_ftn2">[2]</a> riportano una capienza regolamentare di 46.904 posti, pertanto il sovraffollamento medio raggiunge il tetto medio effettivo del 130% con alcuni (Taranto, Como, Busto Arsizio) che sfiorano il 200%.</p>



<p>Gli istituti attraversati dalle rivolte combaciano con quelli che presentano un tasso di sovraffollamento maggiore.</p>



<p>Quest&#8217;ultimo aspetto, che apparentemente potrebbe risultare una rapida semplificazione è, in effetti, uno dei dati cruciali, assieme a quello della composizione sociale della popolazione di questi istituti, che ci permettono di sciogliere i nodi principali sui quali sono circolate tantissime fake news e luoghi comuni attorno alla gestione dell&#8217;emergenza Covid-19 nelle carceri e alle rivolte che le hanno attraversate nelle giornate del 7, 8 e 9 marzo; l&#8217;amplificazione mediatica di questioni ordinarie nell&#8217;esecuzione penale quali la sospensione e la sostituzione della pena per motivi di salute; l&#8217;assordante silenzio politico e mediatico sui 14 detenuti morti durante le rivolte; la strumentalizzazione mediatico-politica della circolare del DAP del 21 marzo 2020 che, invece, richiamava le raccomandazioni del Centers for disease control and prevention CDC 24/7 Saving lives, protecting people<a href="#_ftn3">[3]</a> per la gestione dei detenuti con&nbsp; patologie pregresse e/o ultra settantenni -pertanto particolarmente a rischio in caso di contagio-, quindi le stesse raccomandazioni contenute nell&#8217;Ordinanza 21 febbraio 2020 del Ministero della Salute n. 20A01220, recante Ulteriori misure profilattiche contro la diffusione della malattia infettiva COVID-19.</p>



<p>Il 21 gennaio 2020 il Comitato del Consiglio d&#8217;Europa per la prevenzione della tortura pubblica il rapporto sull&#8217;Italia<a href="#_ftn4">[4]</a>. Il quadro che ne esce è drammatico<a href="#_ftn5">[5]</a>, pesanti i rilievi effettuati dai membri del Comitato riguardo le condizioni igenico-sanitarie delle strutture penitenziarie, il progressivo e costante aumento della popolazione detenuta<a href="#_ftn6">[6]</a>, la mancanza di misure alternative, il limite minimo di 3 metri quadri destinati ad ogni singolo detenuto inteso, ed applicato, come massimo dalle autorità penitenziarie italiane. E ancora rilevi negativi per quanto riguarda la qualità e la quantità del cibo, le possibilità trattamentali e risocializzanti, le ore di permanenza fuori dalle celle, le gravi carenze delle strutture sanitarie<a href="#_ftn7">[7]</a>.&nbsp;</p>



<p>Il Comitato invita l&#8217;Italia ad “avviare una seria riflessione sul regime detentivo speciale detto 41-bis”, evitare il sovraffollamento delle carceri, contrastare forme di violenze sui detenuti”. Raccomanda di “abolire la misura d’isolamento diurno imposto dal tribunale come sanzione penale accessoria per i detenuti condannati a reati che prevedono la pena dell’ergastolo”.</p>



<p>Inoltre raccomanda di avere una “particolare attenzione a varie forme di isolamento e di separazione dal resto della popolazione carceraria imposte ai detenuti, in ragione della durata indeterminata di tali provvedimenti e dell’assenza di procedure e garanzie relative alla loro applicazione e riesame”; invita, appunto, le autorità “ad avviare una seria riflessione sul regime detentivo speciale detto 41-bis, al fine di offrire ai detenuti un minimo di attività utili e “di porre rimedio alle gravi carenze materiali osservate nelle celle e nelle aree comuni delle sezioni 41-bis visitate”.</p>



<p>Nel&nbsp; rapporto si fa riferimento anche a “diversi casi di maltrattamenti fisici inflitti ai detenuti dal personale della polizia penitenziaria”, e si invitano le direzioni delle carceri ad “esercitare maggior controllo sul personale di polizia penitenziaria e di far sì che ogni denuncia di maltrattamenti di questo tipo sia sottoposta a un’indagine efficace da parte dell’autorità giudiziaria”. Infine “sono state nuovamente evidenziate le persistenti disparità regionali relative alle condizioni delle strutture sanitarie e al numero del personale medico e infermieristico che vi lavora”<a href="#_ftn8">[8]</a>.</p>



<p>E&#8217; quindi in questo scenario, con le carceri che versano in condizioni di degrado strutturale e sostanziale, un corpo politico in larga parte giustizialista guidato da figure che suggeriscono la massima asprezza punitiva in uno stato d&#8217;eccezione permanente che la paura del virus che, a reti unificate, si affaccia nelle celle delle 189 carceri d&#8217;Italia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Se fino al 7 marzo 2020 il concetto di stato dell&#8217;eccezione è stato materia per gli addetti ai lavori dal 7 marzo in poi, con la dichiarazione di lockdown e la conseguente messa ai domiciliari di una intera nazione, comincia ad entrare nel linguaggio comune e nella vita di ognuno a colpi di decreti ministeriali e decreti della presidenza del consiglio che, di fatto, hanno sospeso lo stato di diritto.</p>



<p><strong>Emergenza sanitaria e securitarismo a tutti i costi</strong></p>



<p>Lo squilibrio tra quanto veniva annunciato dalle autorità e quanto andava realizzandosi era più che evidente. Prevedibile anche. Come abbiamo potuto riscontrare fin dal primo decreto emergenziale l&#8217;attenzione del governo verso la popolazione detenuta è stata scarsa e non rispondente alle esigenze strettamente sanitarie che il rischio epidemico recava in sé.</p>



<p>Le uniche misure introdotte per prevenire il contagio all&#8217;interno delle carceri, in un primo momento, hanno riguardato le 15 province del nord dichiarate “zona arancione”, limitandosi a sospendere l&#8217;accesso agli istituti penitenziari per tutti i soggetti (civili, amministrativi e militari) provenienti e/o soggiornanti nelle cd zone rosse<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>



<p>Nei principi generali le ordinanze e i decreti legge emanati sin dalla prima ora, richiamano le raccomandazioni elaborate dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Inoltre, nelle premesse di ogni decreto-legge emanato in questa circostanza, campeggia una dicitura che richiama agli obblighi di ogni singolo stato a conformare le misure adottate sul territorio nazionale ai programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea<a href="#_ftn10">[10]</a>.</p>



<p>Dunque con il DPCM 8 marzo 2020 il governo fornisce le disposizioni attuative che vanno a disciplinare come <em>contenere il rischio diffusione e contagio del virus covid 19</em>.&nbsp; In linea generale il DPCM fissa alcuni punti in maniera chiara. È chiara la preminenza dell&#8217;aspetto igienico-sanitario; chiarissima è la necessità di mantenere il distanziamento sociale di almeno 1 metro; chiarissima è la necessità di adottare adeguati presidi medici, lavarsi spesso le mani, ecc. ecc.</p>



<p>Nella parte relativa alla popolazione detenuta, gli accorgimenti introdotti dal decreto,&nbsp; puntano esclusivamente a sospendere i contatti tra i reclusi e i familiari, far sì che le articolazioni territoriali del Servizio Sanitario nazionale assicurino supporto al Ministero della Giustizia a gestire i <em>nuovi ingressi, e l&#8217;isolamento di questi dal resto della popolazione detenuta. </em>Sempre per i nuovi ingressi <em>si raccomanda di valutare la possibilità di misura alternativa di detenzione domiciliare. S</em>i raccomanda di limitare permessi e libertà vigilata o di valutare le alternative di detenzione domiciliare. Queste disposizioni si vanno ad aggiungere alla precedente norma relativa al blocco dei trasferimenti.</p>



<p>Già nei giorni precedenti l&#8217;emanazione di questo decreto l&#8217;ufficio del Garante nazionale assieme alla conferenza dei garanti territoriali, con una nota ufficiale<a href="#_ftn11">[11]</a>, rilevavano una serie di&nbsp; criticità&nbsp; che confermavano lo squilibrio tra le azioni necessarie e quelle che si stavano mettendo in campo, sottolineando l&#8217;assenza di interventi di sanificazione e la mancata di predisposizione degli strumenti di protezione e controllo.</p>



<p>Eppure la guida per la prevenzione e il controllo del virus Covid-19 nelle carceri e negli altri luoghi di detenzione penale elaborata dall&#8217;Oms<a href="#_ftn12">[12]</a> <em>Preparedness, prevention and control of COVID-19 in prison and other places of detention</em><em> per contenere il rischio contagio e quali misure di prevenzione attuare, è chiara. Nella guida si sottolinea </em>che le persone sottoposte a privazione della libertà sono maggiormente esposte a contrarre il virus rispetto al resto della popolazione a causa delle condizioni di detenzione e isolamento in cui vivono per periodi prolungati. Inoltre, essendo il carcere un luogo in cui le persone vivono in condizioni di promiscuità possono diventare fonti di diffusione dell’infezione al suo interno e nella collettività esterna.</p>



<p>Chiarissimi, inoltre, sono i soggetti maggiormente vulnerabili, e pertanto esposti a maggior rischio, indicati ai governi in merito alla popolazione detenuta dal Centers for disease control and prevention CDC 24/7 Saving lives, protecting people<a href="#_ftn13">[13]</a>.</p>



<p>Nei giorni seguenti l&#8217;emanazione del DL esperti qualificati<a href="#_ftn14">[14]</a> bocciano sonoramente la previsione di gestione dell&#8217;emergenza covid nelle carceri. Alle prime sirene della pericolosità di questo virus anche gli esperti del mondo penitenziario avevano ampiamente suggerito al governo le misure necessarie da adottare per poter fronteggiare adeguatamente una emergenza di questa portata nelle carceri, sollecitando il governo all&#8217;adozione di strumenti straordinari di decongestionamento delle strutture carcerarie e all&#8217;applicazione degli istituti di tutela esistenti già nel regolamento di esecuzione penale<a href="#_ftn15">[15]</a> come, ad esempio, l&#8217;art. 47 contenente le misure alternative alla detenzione. Le condizioni di sovraffollamento e precarietà igienico-sanitaria in cui si presentavano i penitenziari necessitavano di un intervento drastico e immediato che le riconducesse nell&#8217;alveo della legalità e li mettesse nelle condizioni di gestire eventuali focolai.</p>



<p>Un coro unanime dai sindacati di Polizia penitenziaria, al Coordinamento dei Magistrati di sorveglianza, ai garanti nazionali e territoriali, ai cappellani penitenziari, all&#8217;Unione camere penali, alle Associazioni, che indicavano uniformemente gli elementi prioritari da affrontare: sovraffollamento, patologie pregresse e misure di prevenzione sanitaria. Appelli rimasti completamente inascoltati.</p>



<p>Vista l&#8217;insufficienza delle disposizioni adottate con il DL dell&#8217;8 marzo, nel successivo decreto cd “Cura Italia” del 18 marzo vengono inseriti gli articoli 123 e 124, rinovellati nell&#8217;ultimo DPCM di ottobre, che vanno ad inserire la possibilità di detenzione domiciliare per quanti hanno un residuo di pena di 18 mesi e la detenzione domiciliare per i semiliberi, subordinata alla disponibilità (che non c&#8217;è) di dispositivi elettronici di controllo ed escludendo dall&#8217;accesso i detenuti cd “ostativi” ai benefici penitenziari. È, di fatto, un provvedimento che va a peggiorare una legge già esistente, la 199/2010 che, invece, si sarebbe potuta adottare senza alcun intervento normativo.</p>



<p>Dietro la ritrosia dell&#8217;esecutivo ad adottare provvedimenti deflattivi effettivi ed efficaci, c&#8217;è l&#8217;orientamento giustizialista e carcero-centrico delle componenti politiche di maggioranza e opposizione, abilmente supportato da una parte della stampa (piuttosto influente), che sta determinando la cancellazione dei principi costituzionali posti alla base della nostra civiltà giuridica.</p>



<p>I DPCM che si sono susseguiti sancivano l&#8217;adozione di misure straordinarie da adottarsi su tutto il territorio nazionale. D&#8217;altra parte sono provvedimenti direttamente connessi a quell&#8217;art. 32 della Costituzione posto a tutela della salute di tutti i cittadini che è l&#8217;unico diritto, come ci ricorda Laura Longo ex presidente del Tribunale di sorveglianza dell&#8217;Aquila, che il legislatore volle rafforzare con la qualifica di diritto fondamentale. E proprio in relazione al rapporto tra diritto alla salute e potestà punitiva dello Stato che la stessa Longo, all&#8217;interno di un convegno<a href="#_ftn16">[16]</a> che affrontava queste tematiche, fa un&#8217;altra osservazione importante che riprendo integralmente:</p>



<p>(&#8230;) l&#8217;altra materia che è stata attinta da questo decreto legge<a href="#_ftn17">[17]</a> che, come al solito, sull&#8217;onda dell&#8217;emergenza e di questo consenso che sull&#8217;emergenza si fonda, è andata a fare. Bene, ricordiamoci che il 147 (cioè il differimento facoltativo) e il 146 (differimento obbligatorio) sono articoli del codice penale. Dunque, noi dobbiamo dire che in pieno autoritarismo, in pieno fascismo (1930), sulla base di riflessioni che dal 1925 erano state fatte da una commissione composta da giuristi, magistrati, avvocati, professori erano stati introdotti questi due istituti dove, nella relazione del guardasigilli (Rocco), si dice espressamente che di fronte al diritto alla salute, la potestà punitiva dello stato deve recedere.</p>



<p>Ci troviamo, quindi, di fronte ad una sospensione dello stato di diritto, legittimata questa volta da una emergenza inedita, di tipo sanitario, che ha dato la stura alle pulsioni autoritaristiche striscianti anche nelle componenti politiche formalmente più garantiste. Il “nemico” da affrontare è un virus che colpisce e si diffonde velocemente e imprevedibilmente; si varano misure contenitive che, di fatto, mettono una nazione intera agli arresti domiciliari, oltrepassando forse quella nozione di <em>adeguatezza e proporzionalità</em> che ogni norma deve contenere, andando a configurare un concetto di “prevenzione assoluta”.</p>



<p>Il paradigma che si è andato a configurare, a mio avviso, segue la logica del doppio binario differenziando le misure&nbsp; di prevenzione a seconda dei destinatari.</p>



<p>Mentre vengono emanate leggi contenenti una serie di raccomandazioni igienico-sanitarie atte a tutelare l&#8217;incolumità e la salute personale e pubblica da attuarsi su tutto il territorio nazionale, una parte di popolazione, quella detenuta, viene esclusa a priori dai primi decreti per poi essere inseriti successivamente e subordinando il diritto alla salute ai titoli di reato determinando la violazione dell&#8217;art. 32 Cost., 146 e 147 C.p., e via discorrendo.</p>



<p>A questo punto, l&#8217;ordine del discorso, nel dibattito pubblico e mediatico, è stato spostato dall&#8217;emergenza covid all&#8217;emergenza criminalità.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>E l&#8217;aspetto paradossale, e drammatico, è che a fronte di una emergenza sanitaria mondiale, il governo italiano vara una legge che va a limitare il diritto alla salute ad una specifica fascia di detenuti, ovvero a tutti i detenuti condannati e imputati per uno dei reati compresi all&#8217;art. 51 commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale, subordinandoli al parere del Procuratore distrettuale presso il tribunale dove è stata emessa la sentenza di condanna.</p>



<p>La ratio che sottende ad una simile scelta ci riporta nell&#8217;ambito di una produzione compulsiva di interventi normativi in nome della&nbsp; lotta alla mafia per esclusivi fini di marketing politico, abilmente descritto da Insolera<a href="#_ftn18">[18]</a> in <em>Declino e caduta del diritto penale liberale</em>.</p>



<p><strong>La circolare del DAP del 21 marzo 2020 nelle <em>crociate antimafia</em>.</strong>&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Analoghe raccomandazioni a quelle proposte dal <em>OMS</em> e del <em>Centers for disease control and prevention CDC 24/7 Saving lives, protecting people, </em>arrivano il 20 marzo dal Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio europeo con cui si indicando agli stati membri i <em>Principi relativi al trattamento delle persone private della libertà personale nell’ambito della pandemia del coronavirus (COVID-19)<a href="#_ftn19"><strong>[19]</strong></a>.</em></p>



<p>Un documento in 10 punti che raccomanda alcune questioni fondamentali ai governi: a partire dagli obblighi di ogni singolo stato a conformare le misure adottate sul territorio nazionale ai programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea, passando per il&nbsp; <strong>divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti</strong>, per la <em>priorità</em> da assegnare ai <em>soggetti particolarmente vulnerabili per età avanzata e patologie pregresse,</em>e chiude con il carattere imperativo che queste raccomandazioni assumono laddove si registra un elevato tasso di sovraffollamento.</p>



<p>Il DAP, seguendo le indicazioni fornite dal Direttore dell&#8217;U.O.C. Medicina protetta – malattie infettive del presidio ospedaliero di Belcolle di Viterbo in comando presso l&#8217;amministrazione penitenziaria (Giulio Starnini), richiamato lo<strong> stato di emergenza sanitaria nazionale</strong> e in attuazione delle disposizioni impartite dalle autorità competenti in materia sanitaria<a href="#_ftn20">[20]</a>, in base alla necessità di tutelare le soggettività più vulnerabili per come indicato nelle <strong>raccomandazioni</strong> del Centers for disease control and prevention CDC 24/7 Saving lives, protecting people, diramava la nota del 21 marzo 2020 con cui trasmetteva, ai Provveditorati regionali e ai Direttori degli istituti penitenziari, l&#8217;elenco delle patologie/condizioni a cui era possibile riconnettere un elevato rischio di complicanze. La nota invitava le direzioni a comunicare con solerzia all&#8217;autorità giudiziaria competente i nominativi dei detenuti che si trovassero in quelle condizioni, ovvero persone con una o più delle patologie indicate e/o ultra settantenni, per permettere alle autorità competenti di valutare l&#8217;eventuale sostituzione della detenzione in carcere con una misura domiciliare o di altro tipo (ospedale, comunità, ecc.).</p>



<p>La nota emanata dal DAP, quindi, è il risultato del combinato disposto degli articoli costituzionali ed ordinamentali posti a tutela della salute del detenuto<a href="#_ftn21">[21]</a> con le norme emergenziali emanate dal governo, in osservanza delle direttive impartite dagli organismi nazionali e sovranazionali atte a contrastare il rischio epidemiologico rappresentato dal Covid 19 cui l&#8217;Italia ha l&#8217;obbligo di uniformarsi.</p>



<p>Già il 1 aprile interviene anche la Procura Generale della Corte di Cassazione con un documento<a href="#_ftn22">[22]</a>, a firma di Giovanni Salvi, indirizzato ai procuratori e contenente linee guida per la riduzione della presenza carceraria durante l&#8217;emergenza coronavirus. Il documento, suddiviso in 3 parti e diversi sotto-punti, suggerisce alcune “astuzie tecniche” per bypassare le carenze dei DL al fine di rispondere all&#8217;esigenza primaria che l&#8217;emergenza covid rappresenta. Nelle ultime settimane Salvi è intervenuto nuovamente affinchè il ricorso alle misure detentive sia effettivamente l&#8217;estrema ratio<a href="#_ftn23">[23]</a>.</p>



<p>Le raccomandazione elaborate dalla Procura generale della Corte suprema rappresentano un esempio di equilibrio tra la pretesa punitiva dello stato e le norme protettrici del diritto alla salute. Tra le righe di questo documento si può rinvenire la consapevolezza dell&#8217;abuso delle misure di custodia cautelare in carcere cui si fa ricorso in Italia, anche quando non se ne ravvisa la necessità effettiva. I numeri in questa direzione sono disarmanti: oltre un terzo della popolazione detenuta è infatti in attesa di primo giudizio<a href="#_ftn24">[24]</a> e nel complesso quasi il 50% non ha una condanna definitiva. Quasi che si fosse determinata una abitudine<a href="#_ftn25">[25]</a> a abusare delle misure custodiali in attesa della sentenza definitiva, nonostante il principio che vuole il ricorso al carcere l&#8217;ultima ratio.</p>



<p>Fin qua il ragionamento non fa una piega. O meglio non ha fatto ancora i conti con gli <em>imprenditori morali </em>che affollano talk show e testate giornalistiche, che indirizzano l&#8217;opinione pubblica, e politica, e sono corresponsabili di quell&#8217;<em>imbarbarimento della giustizia e della sua comunicazione</em> che l&#8217;ex Procuratore della Repubblica di Venezia, Carlo Nordio, imputa al ministro Bonafede ed, esplicitamente, a Piercamillo Davigo.</p>



<p>A lanciare mediaticamente il primo allarme generico sui “pericoli” insiti nella circolare del DAP è Lirio Abbate con un articolo pubblicato il 17 aprile su <em>L&#8217;Espresso</em>. Il titolo (<em>I boss al 41bis possono sfruttare l&#8217;emergenza coronavirus per tornare liberi )</em>, doppiamente inquietante, avvisa il lettore dell&#8217;imminente pericolo che si sta abbattendo sulla società mettendo in relazione due elementi che di per sé suscitano particolare allarme sociale: boss al 41 bis e coronavirus. Parla genericamente di una “<em>lista</em>” che potrebbe includere l&#8217;intera cupola di Cosa nostra richiamando alla memoria del lettore gli anni della mafia stragista e, al tempo stesso, “bacchettando” quell&#8217;opinione pubblica&nbsp; precedentemente sdegnata a cui il “pericolo” non sarebbe sfuggito ed oggi disattenta perché presa a difendersi dal virus.</p>



<p>Nel passaggio successivo fa leva sul pericolo imminente che sta correndo il paese con <em>quelli fuori</em> pronti a mettere le mani sull&#8217;Italia intera <em>senza spargimenti di sangue.</em></p>



<p>Rivela dettagli a conferma che il potere mafioso ha già investito nelle filiere e nei servizi di prima necessità e che, in attesa dei milioni di euro in arrivo dall&#8217;Europa, si sarebbe già attivato sui territori inginocchiati dal covid con il <em>welfare mafioso</em> su cui stanno tenendo gli occhi puntati gli 007 nostrani. Descrive i “boss” al 41 bis che <em>scalpitano</em> per mettere la testa fuori dal carcere, mette tra virgolette <em>l&#8217;impermeabilità</em> del 41 bis mettendone in discussione la durezza e mettendo in discussione -tra le righe in questo caso, ma ampiamente contestate nei mesi scorsi-, le recenti sentenze della Corte edu e della Corte Costituzionale<a href="#_ftn26">[26]</a> che hanno, appena appena, scalfito la “sacralità” del 4 bis.</p>



<p>Stigmatizza la circolare del Dap mistificandone presupposti e finalità, infine, il “capolavoro”: l&#8217;elenco dei <em>nomi eccellenti</em> che potrebbero aspirare ad ottenere i domiciliari perché ultra settantenni e <em>che già bastano a ricomporre la Cupola</em>con l&#8217;aggiunta della suggestione<em> della doppia pandemia del covid e dei boss, </em>“in giro” contemporaneamente.</p>



<p>Generalmente&nbsp; la formulazione di una norma è accompagnata da processi che ne manifestano la necessità, Howard Becker, in Outsiders, descrive le norme come il prodotto dell&#8217;iniziativa di qualcuno che definisce <em>imprenditori morali,</em> cioè coloro che si cimentano nell&#8217;impresa distinguendoli in vari tipi tra cui <em>chi fa le leggi</em> e chi <em>le fa applicare</em>. Tra le figure più attive Becker individua un soggetto attento alle leggi che ci governano ed è generalmente insoddisfatto da quelle che vengono prodotte. Traccia il profilo dell&#8217;imprenditore morale tipo che è: portatore di valori etici assoluti, ritiene che il mondo&nbsp; non è per niente giusto e che non lo sarà mai finché <em>non verranno fatte delle leggi per correggerlo</em><a href="#_ftn27">[27]</a>. Individua, quindi, il <em>fervente e virtuoso crociato delle riforme</em> con una sacra missione moralizzatrice da compiere, la <em>crociata</em>. Qualsiasi sia il problema individuato è necessario lanciare una campagna pubblica che faccia credere alla comunità la genuinità della propria battaglia (anche se il crociato non ha interesse reale verso quel problema) e creare allarme sull&#8217;oggetto della crociata nella stessa comunità. In Italia abbiamo diversi esempi calzanti di <em>imprenditori morali</em> e di <em>ferventi crociati</em> pronti a lanciare campagne allarmistiche sui <em>mali</em> che attanagliano la società (anche quando non esiste alcun pericolo, e i numeri lo confermano) per&nbsp; difenderne l&#8217;integrità morale, etica, economica o identitaria della nazione.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Generalmente ogni crociata riesce ad attirare numerosi seguaci, e a creare vere e proprie organizzazioni che però, a crociata vinta -ad esempio la sconfitta della “mafia stragista”-, per continuare a perpetrare la <em>missione</em> e sponsorizzare i <em>crociati</em>, continuano a soffiare sul fuoco di quel dato problema oggetto della crociata, per alimentare paura e consenso nelle comunità di riferimento, nonché nuove norme per contrastare meglio il fenomeno.&nbsp;</p>



<p>Quanto successo con la criminalizzazione mediatica della circolare del DAP risponde esattamente ai criteri di costruzione di norme e nuovi outsider individuati da Becker.</p>



<p>Abbate invece, nell&#8217;articolo commentato, lancia un allarme generico; lui è un giornalista che scrive libri sui personaggi di mafia, conosce la storia e ricorda i nomi dei detenuti eccellenti e approssimativamente i loro anni; Bonura e Zagaria nell&#8217;elenco ipotetico non sono citati, il primo è ormai scomparso finanche dalle cronache. Come scomparsa dalle cronache, e dalla “scena”, è la mafia stragista. Diversi magistrati eccellenti, come ad esempio Giuseppe Pignatone,<br>in una intervista rilasciata allo stesso Abbate, dichiarano sconfitta l&#8217;ala stragista della mafia “con il diritto, i processi e le leggi.”</p>



<p>Dobbiamo essere consapevoli ed orgogliosi che lo Stato abbia vinto con il diritto, con i processi e con le leggi ordinarie sconfiggendo prima il terrorismo e poi Cosa nostra corleonese<a href="#_ftn28">[28]</a>.</p>



<p>Dunque, a distanza di alcuni giorni del primo allarme generico lanciato dalle colonne dell&#8217;Espresso, Abbate ritorna sul “pezzo”, questa volta con i nomi dei “boss” che nel frattempo hanno ottenuto i domiciliari “grazie alla circolare”, anche se non era esattamente così, e inizia <em>la crociata</em>.</p>



<p>Il 21 aprile sempre su L&#8217;Espresso esce un articolo dal titolo suggestivo “<strong>Esclusivo: coronavirus, i mafiosi al 41bis lasciano il carcere e tornano a casa” </strong>che nel contenuto va a rilanciare il pericolo di quella mafia stragista che, in questo momento di pandemia, rischia di passare in secondo piano e “non ce lo possiamo permettere”.</p>



<p>Annuncia l&#8217;uscita dal carcere di Bonura omettendo le motivazioni e preannuncia la liberazione di Santapaola, richiamando alla memoria i diversi omicidi commessi da quest&#8217;ultimo tra cui quello di Giuseppe Fava, uno dei simboli delle (sincere) organizzazioni antimafia. <em>La lista è lunga.</em></p>



<p>Rilancia il richiamo all&#8217;attenzione del lettore oggi <em>disattento</em> perché <em>preso a difendersi dal virus.</em></p>



<p>Mente sostenendo che “i mafiosi non avrebbero dovuto lasciare la cella, per legge”entra, continuando a mentire, nello specifico della “scarcerazione” di Bonura, tracciandone il profilo passato.</p>



<p>Al perfetto <em>crociato morale </em>non interessa raccontare verità oggettive, è più importante la <em>sua</em> verità. E così altera il fine pena di Bonura; omette che il fine pena è naturalmente fissato da lì a breve (alla data dello scandalo a Bonura restano circa 9 mesi di condanna da scontare); rimarca il suo spessore criminale narrando uno a uno i procedimenti per cui è stato processato, e assolto, lasciando trapelare quasi fastidio per l&#8217;esito assolutorio. E ancora si accanisce facendo credere al lettore che chi è condannato per mafia non dovrebbe <em>mai</em> lasciare la cella. E in quel <em>mai</em> è racchiusa tutta la filosofia giuridica di molti crociati morali che invocano la certezza della pena (esclusivamente in carcere), il “buttare via le chiavi”, l&#8217;irrecuperabilità di alcune categorie di Outsiders quali, appunto, i mafiosi, la morbidità delle condanne e dei regimi penitenziari che, invece vorrebbero più duri di quelli esistenti, quel “i mafiosi devono marcire in galera” tanto caro ad alcune componenti politiche.</p>



<p>Ma c&#8217;è di più. Il giornalista fornisce una&nbsp; rappresentazione a trama libera del sistema penitenziario dipingendo, tra le righe, il giudice di sorveglianza che ha emesso l&#8217;ordinanza come persona quasi collusa con la mafia e lo lascia intendere nel trafiletto successivo virgolettando che “<em>il giudice ha facoltà di provvedere al differimento della pena</em>” e di “<em>autorizzarlo ad uscire di casa</em>”. Mentre dà per certa la connivenza del Dap che nella circolare “<strong><em>suggerisce la scarcerazione</em></strong>” al magistrato di competenza. Suggerimento che non c&#8217;è nella circolare mentre, invece, esiste per legge: come ricordato precedentemente con le parole della presidente Longo:</p>



<p>la pretesa punitiva dello Stato recede di fronte alla salvaguardia della salute” e il “differimento della pena ex art. 146 e 147 del codice penale sono obbligatori per ammalati gravi, affetti da Aids e per tutti quei soggetti in fase avanzata della malattia che non rispondono più alle cure (valido anche per i detenuti condannati ai sensi del 4 bis dell&#8217;Ordinamento Penitenziario come confermato dalla sentenza della Corte europea sul caso Provenzano<a href="#_ftn29">[29]</a> che ha portato alla condanna dell&#8217;Italia per trattamento inumano e degradante, violazione dell&#8217;art. 3)<a href="#_ftn30">[30]</a>.</p>



<p>Per Abbate invece, e per gli altri crociati morali che si uniranno, la gerarchia delle fonti da applicare nel processo e nell&#8217;esecuzione penale diventano un orpello, vecchi arnesi da buttare se non, addirittura, norme pro-mafia.</p>



<p>Ma non è solo <em>L&#8217;Espresso</em> a deviare l&#8217;informazione. Nella stessa giornata anche <em>Il Fatto Quotidiano</em> riprende la notizia della scarcerazione di Bonura e a caratteri cubitali, con il salto di qualità dell&#8217;intervento di un crociato morale di indubbia fama, titola <em>“Coronavirus, l’emergenza riporta a casa i mafiosi dal 41 bis: concessi i domiciliari al colonnello di Provenzano. Ora pure gli altri boss sperano. Di Matteo: “Lo Stato sembra cedere al ricatto delle rivolte.”</em></p>



<p>Pipitone nell&#8217;articolo fa un riferimento generico alla presidente del tribunale di sorveglianza che ha firmato il provvedimento senza specificare il nome, ossia Giovanna di Rosa che, invece, poche settimane prima, aveva citato in positivo come <em>simbolo dell&#8217;efficienza dello Stato.</em></p>



<p>Abbiamo già visto altrove (ma è una costante<a href="#_ftn31">[31]</a>) come il Fatto assuma d&#8217;ufficio le difese dell&#8217;operato, e finanche delle intenzioni, del ministro 5 stelle e lo fa ancora una volta calcando l&#8217;accento sulle responsabilità del DAP ignorando, probabilmente, che un atto amministrativo qual è una nota o una circolare non hanno alcun effetto di legge.</p>



<p>Continua a lanciare l&#8217;allarme attraverso una lista di nomi di boss, potenzialmente rientranti nei parametri indicati dalla nota del Dap, nota che ha creato “fibrillazione negli ambienti giudiziari legati alle gestione carceraria”. Dà notizia del comunicato stampa diramato da Dap che “scarica” le responsabilità sui magistrati di sorveglianza e specifica che il Ministero ha attivato tutti i suoi uffici per fare le opportune verifiche e approfondimenti.</p>



<p>Il 22 aprile la notizia della scarcerazione di Francesco Bonura, con una forte critica alle&nbsp; stigmatizzazioni de L&#8217;Espresso e del Fatto, viene ripresa da Il Dubbio<a href="#_ftn32">[32]</a>, che dedicherà due articoli<a href="#_ftn33">[33]</a>, Il Foglio<a href="#_ftn34">[34]</a> e il Riformista<a href="#_ftn35">[35]</a>, anch&#8217;esso con due articoli<a href="#_ftn36">[36]</a>. Le tre testate sottolineano la correttezza dell&#8217;operato del giudice Di Rosa che ha emesso il provvedimento stigmatizzando lo strabordante populismo penale che impregna le suddette testate.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La capacità dei giornalisti che hanno firmato questi articoli sta nel riportare nell&#8217;alveo di una informazione corretta i fatti, di richiamare costituzione, norme e trattati internazionali. Purtroppo, però, la loro voce non riesce ad arrivare al grande pubblico dei lettori, rimanendo confinata in un ambito di “nicchia”: addetti ai lavori e passionari dei diritti civili e umani.</p>



<p>Il dibattito proseguirà sulla carta stampata anche nelle settimane successive con le caratteristiche sinora evidenziate. Nel frattempo altri crociati morali si apprestano a sostenere <em>questa causa</em> portandola nelle case di milioni di italiani, ormai da oltre un mese ai domiciliari, completamente <em>presi a difendersi dal virus</em>.</p>



<p><strong>L&#8217;ordine del discorso si sposta dall&#8217;emergenza covid-19 all&#8217;emergenza mafia</strong></p>



<p>Con la trasmissione <em>Non è l&#8217;Arena</em> condotta da Massimo Giletti, il 26 aprile, la sostituzione della pena detentiva per motivi di salute di Francesco Bonura, di Pasquale Zagaria, e di qualche altro detenuto gravemente ammalato, e la nota emanata dal Dipartimento dell&#8217;Amministrazione penitenziaria il 21 marzo, diventano lo <em>scandalo della scarcerazione dei boss</em><a href="#_ftn37"><em>[37]</em></a>.</p>



<p>Le questioni della nota del Dap e delle “scarcerazioni”, poste nei termini in cui sono state rappresentate nel corso delle trasmissioni che sono state dedicate alla questione (un mix deleterio di populismo penale e sensazionalismo di bassa lega), hanno prodotto suggestioni allarmanti nel pubblico che seguiva da casa. Il messaggio che è passato è stato: 300 boss di elevato spessore criminale appartenenti al circuito del 41 bis sono stati scarcerati! Il DAP non è in grado di gestire le carceri, i mafiosi sono tornati a casa, siamo tutti in pericolo!</p>



<p>Nelle stanze ministeriali e governative invece sarà (è) scattato un altro motivo di panico: dover rendere conto al proprio elettorato, quello basato sul dogma dell&#8217;honestà,&nbsp; in un momento politico e sociale senza precedenti nella storia mondiale, con le tensioni politiche interne al movimento 5 stelle e quelle con gli alleati e gli ex alleati, in continua fibrillazione; con le immagini delle carceri in rivolta ancora negli occhi della nazione intera, ed ora con questo “scandalo” che rischia di far passare nell&#8217;immaginario collettivo la figura di un ministro e di un governo che si sono arresi alla mafia e scarcerano i boss mafiosi.</p>



<p>La prima reazione provocata nelle stanze di Via Arenula è stata quella di far sparire la “famigerata nota”, la mossa successiva è stata la predisposizione di un nuovo decreto che ne revocasse gli effetti. Il nuovo decreto però parte da un equivoco di fondo, ovvero che le sostituzioni delle misure detentive con quelle alternative per motivi di salute fossero una conseguenza della nota del 21 marzo.</p>



<p>Per chi ha un minimo di dimestichezza con il diritto costituzionale e il diritto penitenziario è stato facile intuire che la “pezza” che si è messa fosse peggiore del “buco”. Invece chi gestisce il ministero della giustizia non poteva non sapere né, tanto meno, avallare le tesi date per certe che un semplice atto amministrativo potesse produrre effetti di legge.</p>



<p>In tal caso il “buco” sono provvedimenti legittimi, adottati dai magistrati di sorveglianza nell&#8217;esercizio delle proprie funzioni di tutela del condannato in fase di esecuzione penale, e nel rispetto delle norme che, dalla Costituzione in giù, impongono la preminenza del diritto alla salute sulla potestà punitiva dello stato che è sempre secondaria, altrimenti si va a prefigurare un trattamento inumano e degradante ai sensi dell&#8217;art. 3 della Convenzione europea.</p>



<p>La nota del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione penitenziaria è stata emanata, lo ribadisco, in osservanza delle disposizioni di legge, attesa l&#8217;emergenza sanitaria in atto, disponendo la ricognizione dei detenuti portatori delle patologie indicate dagli organismi internazionali, le cui indicazioni sono vincolanti ai sensi dell&#8217;art. 117 della Costituzione.</p>



<p>I due documenti internazionali di riferimento, utilizzati dal consiglio dei ministri per la formulazione dei DPCM del 23 febbraio e dell&#8217;8marzo, sono le linee guida dell&#8217;OMS e del Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie. A queste due guide il Consiglio di Europa, attraverso l&#8217;organismo denominato Comitato europeo per la prevenzione dei trattamenti inumani e degradanti (CPT), con la nota<a href="#_ftn38">[38]</a> sui <em>Principi relativi al trattamento delle persone private della libertà personale nell’ambito della pandemia del coronavirus (COVID-19),</em> fornisce linee di indirizzo specifiche relative alla popolazione detenuta, senza distinzione di <em>classificazione penitenziaria</em><a href="#_ftn39">[39]</a>, linee che diventano imperative nelle carceri con elevati tassi di sovraffollamento.</p>



<p>E dunque se tutti hanno agito secondo le norme, qual è lo scandalo? Perché tanto clamore attorno alla sostituzione della pena detentiva con la detenzione domiciliare? Al netto degli strafalcioni giuridici del conduttore e dei giornalisti che confondono la sostituzione della misura detentiva con la scarcerazione (che non è avvenuta e che comunque nei casi configurati dall&#8217;art. 146 del c.p. la sospensione sarebbe stata legittima e obbligatoria), c&#8217;è un particolare che forse sarà sfuggito ai più: il problema politico.</p>



<p>Ce lo chiarisce, ancora una volta, la dott.ssa Laura Longo, ex presidente del tribunale de L&#8217;Aquila che per molti anni è stata magistrato di sorveglianza del 41 bis, nel commentare, proprio il decreto con cui Bonafede andrà a “neutralizzare”, nell&#8217;opinione pubblica, la nota del Dap sull&#8217;onda emotiva suscitata da qualche articolo di giornale e da una trasmissione televisiva:&nbsp;</p>



<p>Ci rendiamo conto? E ci rendiamo conto che hanno inciso anche sull&#8217;articolo 146 codice penale che è il differimento obbligatorio? Sapete quando è obbligatorio il differimento, oltre&nbsp; ai malati di aids? Quando il soggetto è arrivato ad una fase tale da non rispondere più a terapie e alle cure. E questo ci tenevo a dirlo perché vedete, è triste penso, per tutti magistrati di sorveglianza, non solo applicare questa legge ma sentirsi parte di questo sistema. È&nbsp; un sistema che ha trasformato la veste della magistratura di sorveglianza da anni, lo sappiamo: è nata nel ’75, poi nell’ ‘86 con la Gozzini, come magistratura di garanzia dei diritti, no? lo statuto dei diritti dei detenuti e degli internati.. per diventare invece purtroppo, dopo gli anni Novanta, il problema della mafia e quant&#8217;altro la magistratura cui veniva chiesto che cosa? Di applicare il diritto del nemico, no? Cioè di partecipare alla guerra contro la mafia.</p>



<p>“Partecipare alla guerra contro la mafia” a costo di sacrificare i diritti costituzionali. Ecco, questo è quello che ha fatto fare dietrofront a Maresca e Mastella dal difendere <em>l&#8217;applicazione delle norme</em> nella seconda parte della prima trasmissione, quando il <em>crociato morale</em> Giletti aveva ormai alzato i toni, e l&#8217;audience, richiamando nella coscienza collettiva uno scenario lontano nel tempo e nella storia.</p>



<p>Le omissioni de L&#8217;Espresso sul fine pena di Bonura e sulle sue condizioni di salute sono proseguite anche nella trasmissione di Giletti: nessuna volontà di approfondire la questione realmente. Alla volontà di Maresca di “voler spiegare bene” le norme che hanno determinato l&#8217;uscita dal carcere di Zagaria il nostro crociato morale mette il bavaglio; l&#8217;ex ministro della giustizia viene “costretto” a non parlare più delle norme ma degli errori politici dell&#8217;attuale ministro e Mastella si rifugia nel proprio operato da ministro che “ha contribuito a gestire i casi più ingombranti”. Attenzione! “Gestire i casi più ingombranti” ha un solo significato possibile: la forzatura delle norme costituzionali, delle leggi, dei trattati internazionali, per evitare il rilascio o la modifica del regime detentivo di qualche detenuto ai sensi del 4 bis.</p>



<p>Per approfondire questi aspetti bisognerebbe entrare nello specifico dei dispositivi che sottostanno ai decreti di assegnazione (e rinnovo) dei detenuti al regime di cui al 41 bis O.P., spesso fumosi e privi di qualsivoglia documentata pericolosità sociale e/o reati specifici contestati, della gestione (esclusivamente politica) dei circuiti ex Elevato indice di vigilanza, oggi AS1, delle declassificazioni ed altro ancora, tutte questioni in capo al Ministro della Giustizia e al suo dipartimento, ma mi rendo conto che sarebbe una divagazione eccessiva in questo ambito, rimando però la questione ad un lavoro di ricerca specifico che ho svolto precedentemente<a href="#_ftn40">[40]</a> che ben chiarisce la questione.&nbsp;</p>



<p>Il passo successivo ai cori di indignazione è la predisposizione di nuove leggi per contrastare “queste sentenze che hanno violato il sacrario del 4 bis”, il suo valore simbolico. Non a caso Laura Longo, nel convegno “Verso lo stato etico, tra populismo penale e Costituzione tradita”, parla di <em>eversione normativa</em><a href="#_ftn41"><em>[41]</em></a> quando parla di <em>questa</em> politica e di <em>questi crociati</em> che non accettano le decisioni della Corte Costituzionale, la corte delle leggi, quella che ne stabilisce la validità costituzionale, e si scagliano violentemente contro le sentenze.</p>



<p>L&#8217;ordine del discorso si è ormai spostato sull&#8217;emergenza mafia, sui boss che escono, sull&#8217;incapacità del ministro, sulle disfunzionalità del Dap. Le ragioni, le leggi, l&#8217;equilibrio, l&#8217;umanità, non servono al populismo penale. Adesso serve una legge che contrasti la rinnovata emergenza<a href="#_ftn42">[42]</a>. E serve che qualcuno paghi per saziare l&#8217;opinione pubblica, un agnello da sacrificare sull&#8217;altare del 4 bis violato e della sempreverde lotta alla mafia.</p>



<p>Nei giorni a seguire Bonafede riferisce in Parlamento difendendo l&#8217;autonomia della magistratura di sorveglianza (e scaricando su di loro le responsabilità) e il suo impegno nella lotta alla mafia. Rivendica la legge cd Spazzacorrotti<a href="#_ftn43">[43]</a> come segno incontrovertibile del suo essere antimafioso e, a conferma del suo impegno, nomina un vice capo del Dap scelto tra le file della direzione distrettuale antimafia, e già membro della commissione parlamentare antimafia.</p>



<p>Nel frattempo ordina una ispezione ministeriale negli uffici dei tribunali di sorveglianza e, assieme alla commissione antimafia, elabora il nuovo decreto per riportare in carcere i detenuti usciti<a href="#_ftn44">[44]</a>. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La gravità di questo decreto sta nel fatto che va a vincolare la concessione di un permesso di necessità (art.30), di una misura sostitutiva della detenzione in carcere per motivi di salute (art. 147 cp) o del differimento <em>obbligatorio</em> della pena sempre per motivi di salute (art. 146 cp) al <em>parere </em>del Procuratore distrettuale del tribunale che ha emesso la sentenza di condanna e, nel caso di detenuti in 41 bis, anche al <em>parere</em> della Procuratore nazionale antimafia. Apparentemente questo meccanismo era già presente ma, mentre prima ad essere vincolante era una <em>informativa</em>, un atto documentato attestante l&#8217;attualità di eventuali collegamenti con le organizzazioni di appartenenza, ora invece si farà affidamento al <em>parere del procuratore distrettuale</em>, quindi al giudizio di un singolo individuo.</p>



<p>Ovviamente anche il varo di questo decreto è stato seguito ed enfatizzato dai media, con la presenza costante sulle maggiori testate per diversi giorni sì da tranquillizzare l&#8217;opinione pubblica ed anche gli alleati di governo visto che l&#8217;opposizione chiedeva le dimissioni di Bonafede.</p>



<p>A dimettersi, invece, sarà Basentini assieme ad altri funzionari e verrà sostituito dal giudice Petralia.</p>



<p>Quello che è avvenuto, di fatto, è stato il “commissariamento circolare” degli apparati che governano e gestiscono carceri e detenuti da parte della direzione nazionale antimafia.&nbsp;</p>



<p>Questo aspetto, affatto trascurabile, va innanzitutto contro il principio di indipendenza, anche tra loro, dei diversi apparati dello Stato, in secondo luogo mette in discussione la funzione rieducativa e risocializzante del carcere, rimettendo il detenuto alla valutazione degli organi giudicanti come se il percorso intramurario non fosse mai esistito, rimettendo il detenuto al <em>parere</em> degli organi inquirenti e giudicanti significa cristallizzare la persona al momento della condanna, al reato quindi, senza possibilità alcuna per il detenuto di dimostrare i cambiamenti e i progressi&nbsp; intervenuti nel periodo di detenzione.</p>



<p>Senza trascurare che questa bailamme mediatica ha messo in secondo piano l&#8217;emergenza sanitaria in atto e il diritto alla salute dei detenuti, l &#8216;aspetto più grave di questa vicenda rimane il fatto che a determinare queste modifiche, sostanziali peraltro, dell&#8217;ordinamento non siano stati i pareri degli <em>esperti</em> ma le sirene della propaganda populista.&nbsp;</p>



<p>È innegabile il ruolo preminente dell&#8217;informazione e delle fake news nelle dinamiche securitarie ed emergenzialistiche, con un evidente sbilanciamento del potere di condizionamento a favore di una informazione parziale e fuorviante ma di maggiore appeal sull&#8217;opinione pubblica.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo assistito ad una messa in secondo piano dell&#8217;emergenza vera, quella sanitaria, a vantaggio di una “emergenza mafia” declinata al passato e sconfessata dai numeri; l&#8217;allarme di una mafia stragista pronta a riprendere la scena, un pericolo inesistente per una serie di fattori ben illustrati da esperti, eppure silenziati da una squadra di <em>crociati morali</em> che non applicano le leggi in un quadro costituzionalmente orientato (valido per tutti), con annesse e connesse garanzie del sistema penale. Ci troviamo, piuttosto, di fronte ad una presa di parola, forte, da parte di uno schieramento ampio e variegato di <em>crociati morali</em> a cui le garanzie costituzionali stanno strette, e&nbsp; mettono in campo il vasto repertorio di una precisa retorica dell&#8217;antimafia che non parla la lingua dell&#8217;oggi, non analizza il fenomeno attuale; continua, piuttosto, a rinnovare l&#8217;allarme del passato nonostante l&#8217;estinzione di <em>quella mafia</em>.&nbsp;</p>



<p>In queste cronache avviene un processo di mostrificazione assoluta dei vari Bonura in cui gli elementi oggettivi (malattia grave, età, fine pena prossimo, garanzie costituzionali e preminenza del diritto alla salute) vengono oscurati mettendo in primo piano l&#8217;<em>irrecuperabilità</em> di questi condannati per cui è necessario che <em>marciscano in galera fino alla morte</em> anche se hanno quasi finito di scontare la condanna che il <em>tribunale degli uomini</em> ha inflitto loro per la storia giudiziaria e&nbsp; processuale.</p>



<p>È la certezza che viene data che le rivolte nelle carceri siano state organizzate da una regia mafiosa<a href="#_ftn45">[45]</a>, che presuppone l&#8217;ennesima trattativa tra mafia e stato, e che questa ha portato all&#8217;emanazione della circolare per la “scarcerazione” dei boss. Le voci autorevoli, tra le altre quella di Giandomenico Caiazza<a href="#_ftn46">[46]</a>, con codici e provvedimenti alla mano, che smentiscono questa affermazione vengono sovrastate e silenziate da quell&#8217;antimafia mediatica che affida a <em>quel</em> repertorio simbolico la predisposizione della nuova emergenza cancellando, al tempo stesso, Costituzione e Diritto.</p>



<p>Una operazione mediatica che rimette in primo piano la figura del nemico della nazione per eccellenza: la mafia. Una figura in grado di mobilitare:</p>



<p>le paure collettive in modo da richiamare e consolidare le ideologie precedenti sul nemico nazionale<a href="#_ftn47">[47]</a>.&nbsp;</p>



<p>Quello che va in scena sui media è la reificazione di immagini macabre e mistificatorie: i fantasmi di Riina e Provenzano che prendono il posto delle centinaia di bare nelle chiese della bergamasca; è la strage di Capaci che si sovrappone, oscurandoli, ai camion militari che trasportano le salme; è il maxi processo di Palermo che prende il posto della ordinanza della regione Lombardia con cui si chiede di spostare gli infetti nelle case di riposo. È la strage degli anziani di cui non si conosce ancora l&#8217;entità, oscurata dalla sospensione della pena a Carmelo Terranova, dipendente da 10 anni da un respiratore, che il decreto Bonafede riporta in carcere e che dopo un mese muore<a href="#_ftn48">[48]</a>. Ma Giustizia è fatta! Annunciano i crociati a reti unificate, il fantasma di Cosa nostra è tornato in galera.</p>



<p>Cosa nostra: un pericolo che viene attualizzato andandolo a innestare nell&#8217;emergenza attuale, la pandemia, attraverso il lancio di alcune ipotesi di allarmi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>E dietro questi allarmi, reali o ipotetici, qualcuno sta preparando il terreno per giocare varie partite a cominciare dall&#8217;auto-assoluzione dalle condanne che verranno dalle Corti per i 14 morti nelle carceri di Modena, di Rieti, di Bologna. Per le centinaia di contagi che stiamo contando tra i detenuti anziani e ammalati. Per le migliaia di corpi ammassati nelle prigioni, per le torture, per il degrado, per le <em>famose</em> “eccellenze sanitarie penitenziarie” che, dette così, sembrano esistere realmente. Ma le abbiamo viste con i nostri occhi le eccellenze come Parma, ed è confermata da atti ufficiali: lazzaretti. Lontane anni luce da quelle entrate nell&#8217;immaginario collettivo grazie a Non è l&#8217;Arena. E come Parma tutte le altre eccellenze. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Viene allora da chiedersi perché questo passato viene riportato nel presente se anche i dati statistici ufficiali sconfessano gli allarmi lanciati dai tanti crociati.</p>



<p>La risposta potrebbe ricercarsi in eventi collaterali, ad esempio nelle vicende che stanno travolgendo il mondo della magistratura che, a partire dal caso Palamara, stanno svelando un mondo parallelo fatto “sistema” che rivela un livello di corruzione e condizionamento che molti illustri commentatori considerano “pari al sistema mafioso”. Un caso che rivela una prassi consolidata di favori, corruttele e raccomandazioni, che sta mettendo a dura prova la credibilità di uno dei poteri dello Stato, il più potente forse, quello che giudica e non è giudicabile se non da se stesso. In tal caso la finta questione dei “boss scarcerati” sarebbe stato solo un elemento di distrazione di massa.</p>



<p>Oppure il vero obiettivo della questione potrebbe essere stato quello di spuntare le armi, come è avvenuto, alla magistratura di sorveglianza quella che deve garantire i diritti. Un corpo eccessivamente <em>buonista</em>, che non fa marcire in galera il detenuto, cerca piuttosto di seguire il dettato costituzionale e normativo che vuole la pena finalizzata al riavvicinamento in società del reo. Imagistrati di sorveglianza che si attivano per sopperire alle mancanze politiche accelerando la valutazione delle istanze pendenti e rispondere alle sollecitazioni delle autorità sanitari in piena emergenza covid, sembrano essere diventati anch&#8217;essi <em>inaccettabili</em>. Il loro comportamento, fedele al dettato costituzionale e al mandato del loro ruolo, stride con le riforme in cantiere e ispirate dalla dottrina giustizialista che cova in questo paese da oltre 40 anni e che proprio adesso, in era covid, sta raggiungendo la sua massima espressione.&nbsp;</p>



<p>Nel caso specifico la produzione di fake news ha determinato la falsa percezione nell&#8217;opinione pubblica che una nuova emergenza mafia stesse minacciando la sicurezza sociale ed economica della nazione. La produzione di false informazioni ha comportato la messa tra parentesi dei diritti costituzionali e naturali per una determinata categoria sociale, individuata sulla base di emergenze richiamate alla memoria dal passato, da parte delle agenzie sopra descritte, con la certezza che queste avrebbero suscitato il giusto grado di indignazione, consolidando l&#8217;ideologia securitaria altrimenti ingiustificata e ingiustificabile.</p>



<p><em><strong>* </strong></em> <em><strong>www.intersezionale.com</strong></em></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="#_ftnref1">[1]</a>Dati statistici del Ministero della Giustizia:</p>



<p><a href="https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.pagefacetNode_1=4_54&amp;contentId=SST250612&amp;previsiousPage=mg_1_14">https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.pagefacetNode_1=4_54&amp;contentId=SST250612&amp;previsiousPage=mg_1_14</a></p>



<p><a href="#_ftnref2">[2]</a><a href="https://www.poliziapenitenziaria.it/carceri-italiane#carceri_italiane_il_problema_del_sovraffollamento">https://www.poliziapenitenziaria.it/carceri-italiane#carceri_italiane_il_problema_del_sovraffollamento</a></p>



<p><a href="#_ftnref3">[3]</a><a href="https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/need-extra-precautions/people-with-medical-conditions.html?CDC_AA_refVal=https%3A%2F%2Fwww.cdc.gov%2Fcoronavirus%2F2019-ncov%2Fneed-extra-precautions%2Fgroups-at-higher-risk.html">https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/need-extra-precautions/people-with-medical-conditions.html?CDC_AA_refVal=https%3A%2F%2Fwww.cdc.gov%2Fcoronavirus%2F2019-ncov%2Fneed-extra-precautions%2Fgroups-at-higher-risk.html</a>&nbsp;</p>



<p><a href="#_ftnref4">[4]</a><a href="https://www.coe.int/en/web/cpt/-/council-of-europe-anti-torture-committee-publishes-report-on-italy-focusing-on-prison-establishments">https://www.coe.int/en/web/cpt/-/council-of-europe-anti-torture-committee-publishes-report-on-italy-focusing-on-prison-establishments</a>&nbsp;</p>



<p><a href="#_ftnref5">[5]</a><a href="https://www.agensir.it/quotidiano/2020/1/21/consiglio-deuropa-rapporto-su-carceri-in-italia-sovraffollamento-e-violenze-rivedere-il-41-bis/">https://www.agensir.it/quotidiano/2020/1/21/consiglio-deuropa-rapporto-su-carceri-in-italia-sovraffollamento-e-violenze-rivedere-il-41-bis/</a></p>



<p><a href="#_ftnref6">[6]</a><a href="https://www.agensir.it/quotidiano/2020/1/21/consiglio-deuropa-rapporto-su-carceri-in-italia-garantire-a-ogni-detenuto-4-metri-quadri-di-spazio-vitale-maggior-ricorso-a-misure-alternative-a-detenzione/">https://www.agensir.it/quotidiano/2020/1/21/consiglio-deuropa-rapporto-su-carceri-in-italia-garantire-a-ogni-detenuto-4-metri-quadri-di-spazio-vitale-maggior-ricorso-a-misure-alternative-a-detenzione/</a></p>



<p><a href="#_ftnref7">[7]</a><a href="https://search.coe.int/directorate_of_communications/Pages/result_details.aspx?ObjectId=090000168099865c">https://search.coe.int/directorate_of_communications/Pages/result_details.aspx?ObjectId=090000168099865c</a></p>



<p><a href="#_ftnref8">[8]</a><a href="https://www.agensir.it/quotidiano/2020/1/21/consiglio-deuropa-rapporto-su-carceri-in-italia-agenti-non-siano-sorveglianti-del-mazzo-di-chiavi-i-casi-di-biella-saluzzo-e-milano-opera/">https://www.agensir.it/quotidiano/2020/1/21/consiglio-deuropa-rapporto-su-carceri-in-italia-agenti-non-siano-sorveglianti-del-mazzo-di-chiavi-i-casi-di-biella-saluzzo-e-milano-opera/</a></p>



<p><a href="#_ftnref9">[9]</a> Cfr. cap.1, p.7.</p>



<p><a href="#_ftnref10">[10]</a> Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l&#8217;interessamento di piu&#8217; ambiti sul territorio&nbsp; nazionale rendono&nbsp;&nbsp; necessarie&nbsp;&nbsp; misure&nbsp;&nbsp; volte&nbsp;&nbsp; a&nbsp;&nbsp;&nbsp; garantire uniformita&#8217; nell&#8217;attuazione&nbsp; dei&nbsp; programmi&nbsp; di&nbsp; profilassi&nbsp; elaborati&nbsp; in&nbsp;&nbsp; sede internazionale ed europea; in: DPCM 8 marzo 2020.&nbsp; <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/08/20A01522/sg">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/08/20A01522/sg</a></p>



<p><a href="#_ftnref11">[11]</a> <a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/15f03de99f77d523f00dd50d65883475">http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/15f03de99f77d523f00dd50d65883475</a><a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/15f03de99f77d523f00dd50d65883475.pdf">. pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref12">[12]</a> <a href="https://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0019/434026/Preparedness-prevention-and-control-of-COVID-19-in-prisons.pdf?ua=1">https://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0019/434026/Preparedness-prevention-and-control-of-COVID-19-in-prisons.pdf?ua=1</a></p>



<p><a href="#_ftnref13">[13]</a> Elenco delle patologie e condizioni soggettive che avrebbero esposto ad un rischio maggiore di contagio.</p>



<p><a href="#_ftnref14">[14]</a> Vedi cap. 2 , par. 3.2.&nbsp;</p>



<p><a href="#_ftnref15">[15]</a> L. 354/75 <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1975/08/09/075U0354/sg">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1975/08/09/075U0354/sg</a>&nbsp;</p>



<p><a href="#_ftnref16">[16]</a> <a href="http://www.ristretti.it/commenti/2020/luglio/pdf4/convegno_yairaiha.pdf">http://www.ristretti.it/commenti/2020/luglio/pdf4/convegno_yairaiha.pdf</a>&nbsp;</p>



<p><a href="#_ftnref17">[17]</a> In riferimento al decreto legge n. 29/2020 di imminente approvazione.</p>



<p><a href="#_ftnref18">[18]</a> G. Insolera, <em>Declino e caduta del diritto penale liberale</em>, Pisa, Ets, 2019, p. 131.</p>



<p><a href="#_ftnref19">[19]</a> <a href="https://rm.coe.int/16809cfda7">https://rm.coe.int/16809cfda7</a></p>



<p><a href="#_ftnref20">[20]</a> Ordinanza 21 febbraio 2020 del Ministero della Salute n. 20A01220 &#8211; Ulteriori misure profilattiche contro la diffusione della malattia infettiva COVID-19.</p>



<p><a href="#_ftnref21">[21]</a> Art. 32 Cost., Art. 147 c.p.p., art. 11 O.P., art. 17 Reg. Esecuzione penale.</p>



<p><a href="#_ftnref22">[22]</a> <a href="http://www.procuracassazione.it/procuragenerale-resources/resources/cms/documents/Nota_PG_carceri.pdf">http://www.procuracassazione.it/procuragenerale-resources/resources/cms/documents/Nota_PG_carceri.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref23">[23]</a> <a href="https://www.ilriformista.it/il-capo-della-cassazione-scarcerate-per-evitare-sovraffollamento-75201/?refresh_ce">https://www.ilriformista.it/il-capo-della-cassazione-scarcerate-per-evitare-sovraffollamento-75201/?refresh_ce</a></p>



<p><a href="#_ftnref24">[24]</a> <a href="https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST996131&amp;previsiousPage=mg_1_14">https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST996131&amp;previsiousPage=mg_1_14</a></p>



<p><a href="#_ftnref25">[25]</a> D. Fassin, <em>Punire. Una passione contemporanea,</em> Milano, Feltrinelli, 2018, p. 97.</p>



<p><a href="#_ftnref26">[26]</a> Nel 2019 sono state emesse due sentenze dalla Corte edu (<a href="https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/6728-la-sentenza-della-corte-di-strasburgo-sul-cd-ergastolo-ostativo-l-italia-condannata-per-violazione">https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/6728-la-sentenza-della-corte-di-strasburgo-sul-cd-ergastolo-ostativo-l-italia-condannata-per-violazione</a>) e dalla Corte Costituzionale (<a href="https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2019&amp;numero=188">https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2019&amp;numero=188</a>)&nbsp; in merito alla possibilità per i condannati ai sensi del 4 bis, i cd “ostativi” di ottenere benefici penitenziari anche in assenza di collaborazione con la giustizia. Queste sentenze suscitarono la levata di scudi di certa antimafia che tennero banco nel dibattito pubblico per settimane mentre quello politico ancora prosegue con l&#8217;intenzione di introdurre una norma che le annulli.</p>



<p><a href="#_ftnref27">[27]</a> H.S. Becker, <em>Outsiders. Studi di sociologia della devianza, </em>Milano, Meltemi, 2017, pp. 125-137 (formato ebook).</p>



<p><a href="#_ftnref28">[28]</a> <a href="https://espresso.repubblica.it/attualita/2018/12/26/news/giuseppe-pignatone-cosa-nostra-ha-perso-1.329960">https://espresso.repubblica.it/attualita/2018/12/26/news/giuseppe-pignatone-cosa-nostra-ha-perso-1.329960</a></p>



<p><a href="#_ftnref29">[29]</a> <a href="https://www.dirittoineuropa.eu/politica-ed-economia/caso-provenzano-sentenza-cedu-condanna-litalia-per-violazione-art-3-della-convenzione/">https://www.dirittoineuropa.eu/politica-ed-economia/caso-provenzano-sentenza-cedu-condanna-litalia-per-violazione-art-3-della-convenzione/</a></p>



<p><a href="#_ftnref30">[30]</a> <a href="http://www.ristretti.it/commenti/2020/luglio/pdf4/convegno_yairaiha.pdf">http://www.ristretti.it/commenti/2020/luglio/pdf4/convegno_yairaiha.pdf</a>&nbsp;</p>



<p><a href="#_ftnref31">[31]</a> <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/24/coronavirus-travaglio-ad-accordidisaccordi-nove-scarcerazioni-boss-colpa-del-governo-unaltra-scemenza-totale-di-salvini/5781663/">https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/24/coronavirus-travaglio-ad-accordidisaccordi-nove-scarcerazioni-boss-colpa-del-governo-unaltra-scemenza-totale-di-salvini/5781663/</a></p>



<p><a href="#_ftnref32">[32]</a> <a href="https://www.ildubbio.news/2020/04/23/la-fiera-delle-ipocresie-sulla-pelle-del-detenuto-bonura-scarcerato-9-mesi-dal-fine-pena/">https://www.ildubbio.news/2020/04/23/la-fiera-delle-ipocresie-sulla-pelle-del-detenuto-bonura-scarcerato-9-mesi-dal-fine-pena/</a></p>



<p><a href="#_ftnref33">[33]</a> <a href="https://www.ildubbio.news/2020/04/22/il-boss-mafioso-bonura-ai-domiciliari-e-malato-maggiore-pericolo-di-contagio/">https://www.ildubbio.news/2020/04/22/il-boss-mafioso-bonura-ai-domiciliari-e-malato-maggiore-pericolo-di-contagio/</a></p>



<p><a href="#_ftnref34">[34]</a> <a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2020/04/22/news/l-emergenza-covid-il-boss-ai-domiciliari-e-la-lettura-distorta-dei-partigiani-dell-antimafia-314326/">https://www.ilfoglio.it/giustizia/2020/04/22/news/l-emergenza-covid-il-boss-ai-domiciliari-e-la-lettura-distorta-dei-partigiani-dell-antimafia-314326/</a></p>



<p><a href="#_ftnref35">[35]</a> <a href="https://www.ilriformista.it/dopo-travaglio-gli-insulti-di-saviano-siete-puttane-84717/">https://www.ilriformista.it/dopo-travaglio-gli-insulti-di-saviano-siete-puttane-84717/</a></p>



<p><a href="#_ftnref36">[36]</a> <a href="https://www.ilriformista.it/fatto-quotidiano-ed-espresso-vogliono-in-italia-la-pena-di-morte-86187/">https://www.ilriformista.it/fatto-quotidiano-ed-espresso-vogliono-in-italia-la-pena-di-morte-86187/</a></p>



<p><a href="#_ftnref37">[37]</a> <a href="https://www.la7.it/nonelarena/rivedila7/non-e-larena-puntata-del-26042020-27-04-2020-321643">https://www.la7.it/nonelarena/rivedila7/non-e-larena-puntata-del-26042020-27-04-2020-321643</a>&nbsp;</p>



<p><a href="#_ftnref38">[38]</a> <a href="https://rm.coe.int/16809cfda7">https://rm.coe.int/16809cfda7</a></p>



<p><a href="#_ftnref39">[39]</a> La classificazione penitenziaria regola l&#8217;assegnazione dei detenuti a specifici circuiti penitenziari che sono suddivisi in Alta sicurezza (ulteriormente suddivisi per tipologia di detenuti in 41bis, AS1, AS2, AS3), media sicurezza e comuni.</p>



<p><a href="#_ftnref40">[40]</a> S. Berardi, <em>Tra grovigli di circolari: viaggio nei circuiti di Alta Sicurezza d’Italia</em>, in European Parliamentary Group GUE/NGL, <em>Dallo Stato sociale allo Stato penale, </em>Roma, Il Salto, 2019.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href="http://www.osservatoriorepressione.info/libro-bianco-repressione-diritto-resistenza/">http://www.osservatoriorepressione.info/libro-bianco-repressione-diritto-resistenza/</a></p>



<p><a href="#_ftnref41">[41]</a> <a href="http://www.malanova.info/2020/07/18/verso-lo-stato-etico-tra-populismo-penale-e-costituzione-tradita/">http://www.malanova.info/2020/07/18/verso-lo-stato-etico-tra-populismo-penale-e-costituzione-tradita/</a></p>



<p><a href="#_ftnref42">[42]</a>&nbsp; Cfr. S. Verde, <em>Massima sicurezza. Dal carcere speciale allo stato penale</em>, Roma, Odradek, 2002, pp. 168-173.</p>



<p><a href="#_ftnref43">[43]</a> La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima questa legge perché viola la irretroattività delle leggi, art. 25 Cost..</p>



<p><a href="#_ftnref44">[44]</a> <a href="http://www.diritto24.ilsole24ore.com/_Allegati/Free/GU_Dl_28.pdf">http://www.diritto24.ilsole24ore.com/_Allegati/Free/GU_Dl_28.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref45">[45]</a> <a href="https://www.la7.it/nonelarena/video/nino-di-matteo-in-una-lunga-intervista-a-massimo-giletti-ne-e-valsa-la-pena-perche-ho-tentato-di-27-09-2020-341780">https://www.la7.it/nonelarena/video/nino-di-matteo-in-una-lunga-intervista-a-massimo-giletti-ne-e-valsa-la-pena-perche-ho-tentato-di-27-09-2020-341780</a></p>



<p><a href="#_ftnref46">[46]</a> <a href="https://www.la7.it/nonelarena/video/scontro-tra-caiazza-e-giletti-sulla-scarcerazione-dei-boss-il-conduttore-mi-sono-rotto-di-giocare-27-09-2020-341774">https://www.la7.it/nonelarena/video/scontro-tra-caiazza-e-giletti-sulla-scarcerazione-dei-boss-il-conduttore-mi-sono-rotto-di-giocare-27-09-2020-341774</a></p>



<p><a href="#_ftnref47">[47]</a> A. Davis, <em>Aboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale,</em> Roma, Minumum fax, 2009, p. 232.</p>



<p><a href="#_ftnref48">[48]</a> <a href="https://www.facebook.com/yairaiha/posts/1549790615181722">https://www.facebook.com/yairaiha/posts/1549790615181722</a></p>
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		<title>IL DIRITTO ALLA SALUTE È DI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO.</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/11/17/il-diritto-alla-salute-e-di-tutti-nessuno-escluso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2020 11:29:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>UN APPELLO ALLE ISTITUZIONI Fin dall&#8217;inizio della pandemia avevamo già rivolto alle SS. VV. un appello affinché venissero adottati provvedimenti straordinari per la popolazione detenuta che la mettesse al riparo dal rischio contagio e diffusione del virus, consapevoli sia dei limiti della sanità penitenziaria &#8211; già in condizioni di normalità -, sia del sovraffollamento cronico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>UN APPELLO ALLE ISTITUZIONI</p>



<p>Fin dall&#8217;inizio della pandemia avevamo già rivolto alle SS. VV. un appello affinché venissero adottati provvedimenti straordinari per la popolazione detenuta che la mettesse al riparo dal rischio contagio e diffusione del virus, consapevoli sia dei limiti della sanità penitenziaria &#8211; già in condizioni di normalità -, sia del sovraffollamento cronico che impedisce, di fatto, il distanziamento sociale che la trasmissibilità del Covid 19 impone quale misura primaria di prevenzione.</p>



<p>Nell&#8217;appello facevamo riferimento soprattutto a quella parte di popolazione detenuta maggiormente vulnerabile se esposta a contatti con soggetti contagiati: anziani e ammalati; d&#8217;altra parte, le linee guida elaborate dall&#8217;OMS e dal Centro di prevenzione e controllo delle malattie europeo, e le raccomandazioni del CPT sulla gestione dell&#8217;emergenza Covid per le persone detenute e internate, sono chiarissime e sottolineano la preminenza del diritto alla salute di ognuno senza distinzioni di sorta.</p>



<p>Preminenza sancita dalla nostra Costituzione all&#8217;art. 32 che, ricordiamo, è l&#8217;unico diritto qualificato quale fondamentale, e finanche dal Codice Penale del 1930 agli articoli 146 e 147 che determinano la recessione della potestà punitiva dello Stato a fronte del diritto alla salute, ed è azione obbligatoria nei casi individuati ai sensi dell&#8217;art. 146.</p>



<p>Sottolineiamo che lo Stato italiano è obbligato ad attenersi alle raccomandazioni elaborate dagli organismi internazionali ai sensi dell&#8217;art. 117 della Costituzione. Alle indicazioni fornite dagli esperti della realtà penitenziaria sin dalla fine di febbraio (sindacati di polizia penitenziaria, garanti, operatori del diritto e della giustizia, associazioni), ovvero ridurre sensibilmente il sovraffollamento e sostituire la misura detentiva con la detenzione domiciliare o ospedaliera per tutti i soggetti portatori di determinate patologie &#8211; sì da poter gestire l&#8217;eventuale, e purtroppo verificatasi, emergenza -, questo governo, e questo parlamento, hanno preferito seguire le sirene del populismo penale agitato da alcuni media a scapito dello Stato di diritto e della salute della comunità penitenziaria che oggi, purtroppo, conta oltre 1300 persone contagiate tra detenuti e operatori, con un trend in crescita costante che sta colpendo indistintamente la popolazione detenuta finanche nelle sezioni di 41bis che qualcuno, pretestuosamente, aveva dichiarato immuni da possibili contagi.</p>



<p>I numeri e la velocità con cui si sta diffondendo il virus nelle carceri non possono essere né sottovalutati né subordinati al titolo del reato, trattandosi del diritto alla salute che la nostra Costituzione e le leggi primarie tutelano sopra ogni altro diritto indistintamente per ciascun cittadino; diversamente si andrebbe a configurare la violazione dell&#8217;art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo, cosa per la quale più volte l&#8217;Italia è già stata condannata.</p>



<p>Gli istituti di legge per evitare che la situazione degeneri ulteriormente sono già in essere, basta applicarli (senza temere di dover rispondere alle pretestuose campagne portate avanti dai media) rispondendo all&#8217;emergenza sanitaria con gli strumenti necessari.</p>



<p>Vista la drammatica emergenza sanitaria che sta colpendo la popolazione tutta riteniamo che le misure di prevenzione adottate rispetto alla popolazione detenuta siano assolutamente inadeguate a fronteggiare una situazione che sta mettendo a rischio l&#8217;intera comunità penitenziaria. Va tenuto conto che il 50% circa della popolazione detenuta ha una età compresa tra i 40 e gli 80 anni, oltre il 70% presenta almeno una malattia cronica e il sistema immunitario compromesso. È del tutto evidente che la diffusione del virus all’interno delle carceri rischia di assumere dimensioni catastrofiche. Abbiamo visto che limitare o proibire i colloqui familiari, l’accesso dei volontari e i permessi di uscita non ha messo al riparo dalla diffusione dei contagi.</p>



<p>Quello che si è creato, e che va crescendo di ora in ora, è un clima di paura e insicurezza nella popolazione detenuta, fra i familiari e il personale penitenziario che comunque è obbligato a garantire il servizio.</p>



<p>Gli istituti penitenziari sono a tutti gli effetti luoghi pubblici, sovraffollati e promiscui, con un via vai continuo di personale e fornitori che sta scatenando una vera epidemia. Pertanto non bisogna dimenticare che la popolazione detenuta, al pari del resto della popolazione, è tutelata dalla Costituzione e dalle carte internazionali dei diritti umani.</p>



<p>Chiediamo che si intervenga con un provvedimento immediato di sospensione della pena per tutte le persone detenute ammalate ed anziane ai sensi degli articoli di legge; chiediamo che il Parlamento vari urgentemente un’amnistia per la rimanente popolazione detenuta, per poi iniziare a pensare un sistema di pene che non calpesti la dignità umana ma dia senso e sostanza a quell&#8217;art. 27 della Costituzione troppo spesso dimenticato e calpestato. </p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p></p>



<p><em>Associazione Yairaiha Onlus, Osservatorio Repressione, Comitato Verità e Giustizia per le morti in</em> <em>carcere; Associazione Liberarsi, Associazione Bianca Guidetti Serra, Rifondazione Comunista,</em> <em>Associazione Memoria Condivisa, Associazione Il Viandante, Associazione Lasciateci Entrare, Ass.</em> <em>Culturale Papillon-Rebibbia &#8211; sezione Bologna, Insieme per ricominciare ODV, Acad Onlus</em> <em>(Associazione contro gli abusi in divisa), Comune-info, Giuristi Democratici, MGA sindacato</em> <em>nazionale forense, Federazione dei Verdi Foggia, Associazione Voci di dentro (CH), Comitato</em> <em>Provinciale Acqua Pubblica Torino, Contraccolpo Ultras, Federazione Provinciale Flaica-CUB di</em> <em>Torino, Sindacato Generale di Base del Comune di Pisa;Associazione Senzaconfine; Associazione</em> <em>Progetto Diritti; Legal Team Italia; Casa dei diritti sociali – Cosenza; La Terra di Piero,</em> <em>Associazione Emergenti Visioni, Potere al Popolo; Potere al Popolo Calabria.</em></p>



<p><em>Pasquale Abatangelo, Dafne Abbruzzino, Antonia Abramo, Yasmine Accardo, Giorgio Vianello Accoretti, Maurizio Acerbo, Alessia Acquistapace, Laura Acquistapace, Damiano Aliprandi, Angela Antonia Aiello, Maurizio Alfano, Ilario Ammendolia, Stefano Ammirato, Massimo Amore, Maria<br>Aparo, Vincenzo Aparo, Ilenia Argento, Giorvanni Arcuri, Mario Arpaia, Elisabetta Aritzu, Claudia Atzeni, Gennaro Avallone, Sonia Avenoso, Umberto Baccolo, Luisa Barba, &#8230; <strong><a href="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/11/Il-diritto-alla-salute-e-di-tutti-nessuno-escluso_appello-covid-2_malanova.pdf">Vai all&#8217;appello con le adesioni complete</a></strong></em></p>
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