M&G: MOLTE SIGLE PER COPRIRE UN SISTEMA DI SFRUTTAMENTO DEL LAVORO?

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Molti lavoratori e lavoratrici sottolineano la stranezza del fenomeno della proliferazione delle sigle societarie sotto la medesima holding M&G. Seguendo la testimonianza di un articolo apparso sull’Espresso si comprende bene il perché i padroni si affidano ai padroni di merda per assumere personale.

“Ad esempio, a Torino una tabaccheria paga 1.114 euro al mese la cooperativa multiservizi M&G di Roma per avere un lavoratore, pagato solo 688 euro netti per 87 ore mensili. Se la tabaccheria avesse assunto un dipendente, avrebbe speso non meno di duemila euro, più ferie, tfr, malattia.”

Come fanno la M&G e le altre aziende di somministrazione lavoro ad offrire manodopera a così basso costo legalmente e guadagnandoci pure?

A prima vista sembrerebbe proprio attraverso la moltiplicazione dei contenitori societari. Prendo il lavoratore e non gli pago i contributi, la tredicesima, gli assegni familiari e la buona uscita o tutti questi insieme. Ad un certo punto il lavoratore se ne accorge e se non lavora più con il gruppo denuncia. A quel punto quanto le denunce si accavallano la società chiude e non paga nulla.

Un vecchio trucco che ha utilizzato alle nostre latitudini anche la ex Legnochimica del gruppo Battaglia che così riusciva indenne da procedimenti di operai che nel frattempo avevano contratto patologie tumorali.

Negli atti di un procedimento per risarcimento danni biologici intentato da un operaio della Legnochimica S.p.a. scopriamo una delle funzioni di questo meccanismo. L’operaio in questione ha lavorato presso la Legnochimica dal 1970 al 1986 in qualità di addetto alla manutenzione e alla pulizia macchina. Nella denuncia affermava di essere venuto a contatto, all’interno dello stabilimento, con le fibre d’amianto contenute in alcuni materiali presenti nell’ambiente lavorativo e di aver sviluppato nel 2011 un tumore ai polmoni. Il procedimento vede quale controparte la Ledorex Sud srl (una delle tante società che fanno capo al gruppo Battaglia) che però si difendeva provando di aver rilevato l’attività della Legnochimica solo nel 2000 e quindi in un periodo successivo alla data della fine del rapporto di lavoro del ricorrente. Per tale motivo il ricorso e stato rigettato dal Giudice del Lavoro con l’esito che nessuno potrà mai accertare la veridicità di quanto denunciato e nessuno ripagherà mai il povero operaio visto che nel 2011 anche la Legnochimica era da tempo stata messa in liquidazione. Quindi, morale della storia, se la società cessa di esistere, cessa anche la sua responsabilità nei confronti dei danni eventualmente arrecati a cose o persone. Alla fine è quello che sta succedendo anche per il laghi lasciati in eredità alla comunità rendese. La società è in liquidazione? Non ci sono soldi in cassa? Nessuno è responsabile dell’inquinamento.

Ancora più esplicita è l’intervista contenuta nello stesso articolo de “l’Espresso” in cui un anonimo “ispettore dell’Inps confidò che «individuare queste società e sanzionarle è difficilissimo». «Le aziende licenziano i dipendenti, che entrano in mobilità e da lì vengono ripescati dalle cooperative, usufruendo per altro degli sgravi fiscali del jobs act». I vantaggi per il datore sono parecchi: «La coop è usata solo durante i picchi di lavoro, il contratto è economicamente inferiore». Spesso a capo di una cooperativa c’è un consorzio che ne gestisce più d’una: «Quando una cooperativa scricchiola, perché rischia un’ispezione o ha accumulato troppi debiti con l’erario, allora la si chiude e i dipendenti passano sotto un’altra dello stesso consorzio». E se la coop chiude i battenti senza aver versato all’Inps tutto il dovuto, a pagare è lo Stato, cioè tutti i contribuenti, attraverso un apposito fondo di salvaguardia. Così i danni delle finte cooperative o Srl o SPA pesano ancora di più sulla finanza pubblica, mentre gli imprenditori e i consulenti si arricchiscono”.

Tutti sanno, miriadi di inchieste hanno svelato questa faccia del capitalismo nostrano, la legislazione non aiuta e i vari ispettorati del lavoro, acquisita la denuncia del lavoratore frodato, si girano dall’altra parte depositandola in qualche cassetto polveroso.

A nulla è servito al lavoratore che ha deciso di lottare con noi contro il gruppo M&G inoltrare denunce, diffide e petizioni agli organismi istituzionali. Silenzio. Dall’ispettorato al proprietario dell’azienda in cui lavorava per conto di M&G fino alla lettera inoltrata a Gratteri quasi come ultima spiaggia. Nessuna risposta. Da lì la decisione di indossare la maschera bianca contro il padrone di merda che ha frodato il suo salario e calpestato la sua dignità di lavoratore.

un gruppo di lavoratori e lavoratrici precarie

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