No perditempo!

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FUCILATEMI!

Lettera aperta al Presidente della Repubblica da un condannato all’ergastolo che da 28 anni è recluso ininterrottamente in 41 bis. Copia a Yairaiha è giunta grazie alla sua avvocata affinché venga divulgata e tutti sappiano che un detenuto ha chiesto la “grazia” della fucilazione anziché la morte quotidiana dell’ergastolo.


Alla S.V. Illustrissima affinché intervenga a far eseguire la condanna inflittami dalla Corte d’Assise di Catania e Milano cioè la condanna a morte nascosta dietro la parola ERGASTOLO, con FINE PENA 9999, cioè FINE PENA MAI!

Chiedo che la condanna venga eseguita perché dopo 29 anni, di cui 28 passati al 41 bis, SONO MORTO già tante di quelle volte che non lo sopporto più; ogni volta che lo rinnovano muoio; quando guardo gli occhi dei miei figli, dei miei cari, di mia moglie penso che la condanna a morte è anche per loro.

E non voglio che muoiano tutte le volte lo rinnovano con scuse banali e senza fondamento, per questo chiedo di morire.

No, non intendo impiccarmi o suicidarmi perché l’ho visto fare tante di quelle volte che non voglio pensarci.

Siete voi che dovete eseguire la sentenza perciò chiedo che venga eseguita tramite fucilazione nel cortile dell’istituto, così la facciamo finita perché, dopo 29 anni, non voglio più morire tutti i giorni, voglio morire una sola volta perché non basta che tu stia scontando l’ergastolo, non basta che lo sconti pure con la tortura del 41 bis, c’è anche la cattiveria. Che so… sei un 41 bis? Non puoi farti nemmeno un uovo fritto. È questa la lotta alla mafia?

Tu hai preso 30 anni (senza uccidere nessuno) per estorsione ed associazione? Con l’art. 4 bis li sconti tutti senza benefici; ma se tu hai ucciso un bambino, lo hai violentato, sconti 20 anni e niente 41 bis, niente restrizioni. Questo è lo stato italiano! Che so, rubi un tonno per fame? Sconti dai 3 ai 5 anni; poi c’è chi ruba milioni di euro, quelli vanno a Rebibbia in attesa dei domiciliari! E sono peggio dei mafiosi perché loro hanno giurato fedeltà allo stato. No sig. Presidente, non sono un santo, sono, o meglio, ero, un delinquente. Ma sono 10 anni che ho dato un taglio a tutto per amore dei miei figli e dei miei cari. Ma ciò non è servito a niente perché le procure non vogliono che tu dia un taglio al passato, o ti penti o sei sempre un mafioso da sfruttare tutte le volte che fanno un blitz sfruttando il nome tutte le volte che fanno un blitz sfruttano il tuo nome per dare più risalto per dare più peso al blitz e tu ci vai di mezzo solo perché un megalomane fa il tuo nome; non vogliono nemmeno che i tuoi figli lavorano perché vogliono che seguono le “orme del padre”, se trovano lavoro vanno dal datore di lavoro e gli dicono che stanno facendo lavorare il figlio di un mafioso. Se non lavorano dicono che non lavorano. Ma, ringraziando Dio, i miei figli lavorano tutti, lavori umili, ma lavorano, e fanno sacrifici per venirmi a trovare. Se chiedo la fucilazione lo faccio anche per loro, per non dargli più problemi.

Sa cosa vuol dire ricevere una telex che dice che tua figlia è ricoverata in fin di vita, vedi se puoi telefonare? No al 41 bis non posso chiamare; ho un solo colloquio al mese o una telefonata. Se avevo ucciso un bambino non ero “mafioso”, non avevo 4 bis, allora si, assassino di bambini se ricevevo un telex tipo “mamma ha la febbre”, allora potevo telefonare, chiedere colloqui e tutto.

Questa è la legge italiana!

Signor Presidente, sono 28 anni che non ho una carezza dei miei genitori, che non abbraccio i miei figli, che non tocco la mano di mia moglie, perciò mi chiedo “è questa la vita che devo fare fino alla morte”? Ed allora facciamola finita subito, FUCILATEMI!

P.S. NON RESTITUITE IL CORPO ALLA MIA FAMIGLIA, SAREBBERO PER LORO ALTRI PROBLEMI. GRAZIE


LA GRAZIA DELLA MORTE

Oggi Il Riformista dedica due articoli a firma di Tiziana Maiolo e Gioacchino Criaco, alla lettera aperta che Salvatore Cappello ha indirizzato al Presidente della Repubblica tramite il suo avvocato, Giampiera Nocera e l’associazione Yairaiha, chiedendo che la condanna a morte quotidiana dell’ergastolo venga eseguita in un’unica soluzione tramite fucilazione nel cortile dell’istituto dove si trova recluso. Una lettera analoga l’aveva inviata anche al Presidente del Tribunale di Sorveglianza. Una lettera che, idealmente, potrebbe recare la firma di tutti gli ergastolani che scontano la condanna in regime di 41 bis privati, per sempre, dei più elementari diritti: dalla possibilità di cucinarsi un uovo fritto a quella di informarsi sulle condizioni di salute di un proprio congiunto o di dare l’ultimo saluto al proprio genitore. Salvatore Cappello mette poi il dito in un’altra piaga: la stigmatizzazione e la strumentalizzazione del suo nome. Nome trasformato in marchio a fuoco sulla pelle, che viene rimarcato in ogni nuova operazione condotta a Catania, e che anche certa stampa non lesina continuare ad associare a fatti del passato, nonostante 28 anni trascorsi in 41 bis; e nonostante le distanze prese dal passato “per amore dei figli” e la richiesta, forte, di avere trasformato il fine pena mai in pena di morte effettiva, immediata, così da poter liberare almeno i figli dalle sue colpe. Certa stampa, invece, continua a fornire all’opinione pubblica il ritratto del boss di 30 anni fa. La qualifica di “ex boss”, battuta dall’agenzia adnkronos e sottolineata con forza nella lettera di Salvatore, viene cancellata dalle esigenze dei pennivendoli che, attraverso titoli scandalistici e contenuti stantii, contribuiscono a rendere alcuni uomini e donne colpevoli per sempre.

Yairaiha Onlus | Giampiera Nocera

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