GOGNE MEDIATICHE E CATTIVA INFORMAZIONE PER IL POPOLO TRASFORMATO IN GREGGE

di Sandra Berardi*

In queste ultime settimane la sospensione temporanea della pena e la sostituzione con la detenzione domiciliare di 3 detenuti che erano in 41 bis, sta tenendo banco nel dibattito pubblico al punto da far dimettere l’ex capo del Dap e da far “commissariare” ministero e magistratura di sorveglianza dall’antimafia. Nella narrazione dei fatti, però, da parte dei media asserviti al giustizialismo tintinnante vengono omessi alcuni dettagli sostanziali che vanificherebbero lo strepitio dei novelli inquisitori. Ne ripercorro alcuni molto velocemente ed in linguaggio “comune”, sperando di suscitare almeno qualche dubbio: 1) il diritto alla salute è tutelato quale unico diritto fondamentale della nostra costituzione all’art. 32; l’art. 147 del codice penale del 1931 (codice fascista) riconosceva come inviolabile il diritto alla salute per tutti i detenuti; i detenuti c.d. ostativi, quindi soggetti alle preclusioni di cui al 4bis dell’ordinamento penitenziari, sono ostativi (quindi non possono accedere alla stragrande maggioranza dei benefici penitenziari) a quasi tutto tranne che al diritto alla salute e ai permessi di necessità. Detto ciò, la ratio che sottende a questa logica del “buttiamo via la chiave” è frutto di una visione giustizialista e forcaiola che ci sta conducendo sempre più verso l’abrogazione dello stato di diritto e l’instaurazione di uno stato etico, assolutista. Lo stato di polizia che è diventata l’Italia credo sia sotto gli occhi di tutti, ne abbiamo la rappresentazione plastica nelle piazze, nella criminalizzazione dei migranti, dei marginali, dei meridionali (non tutto ciò che viene fatto passare per mafia lo è, non tutto ciò che viene tollerato non lo è); lo abbiamo visto nelle rivolte delle carceri dei primi di marzo con un bilancio pesante di 14 morti derubricati a “morti di overdose da metadone” (di cui 12 migranti e forse, tranne 1 o 2 sui 14, nessun ex tossicodipendente) e centinaia di massacrati. Dal termosifone di Marcello Lonzi, al sasso deviato di Carlo Giuliani, all’eccesso colposo di legittima difesa di Federico Aldrovandi, a Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Mastrogiovanni, Sandro Greco e tanti, tanti altri, mi sembra la solita regia. Ora si sta spostando l’asse del discorso su tre detenuti in 41 bis sui quali, per ingolosire il popolo affamato di scabrosità, la stampa di regime censura cause e motivazioni mistificando la realtà e, soprattutto, bloccando i necessari provvedimenti deflattivi delle carceri che, alla data di oggi, continua ad essere nell’illegalità dei numeri e delle condizioni inumane. Provo a riassumere brevemente i due casi maggiormente spettacolarizzati: Bonura e Zagaria. Bonura, anni 78, condannato a 18 anni di carcere sarebbe USCITO LIBERO fra 7/8 mesi, è stato messo ai domiciliari non per il covid ma per le patologie cardiache e tumorali; a Zagaria, invece, è stata sospesa la pena per 5 mesi per effettuare un ciclo di chemioterapia e fra 5 mesi tornerà in carcere. Punto. Oltre al manette daily e al circo di Giletti informiamoci altrove, ad esempio su Il Dubbio, Giustiziami, Il Riformista, Osservatorio Repressione, e tanti altri che fanno informazione non sensazionalismo.

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