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IL MOVIMENTO HIPPIE TRA PSILOCIBINA E FISICA QUANTISTICA

KULTURA

Cos’ha a che fare il movimento hippie con i quanti di luce? Apparentemente nulla può unire il danzare scomposto in un parco sotto l’effetto psicadelico dell’LSD con la dura disciplina della Fisica. Ma, in realtà, non è così. Ce lo spiega il libro di David Kaiser intitolato “Come gli hippie hanno salvato la Fisica”.

Il decennio che ci porta dai ’60 ai ’70 con l’insorgere di una gioventù inquieta e ansiosa di sperimentare nuove vie si riverberò anche sul metodo scientifico e sulla Fisica in particolare.  La guerra aveva bloccato quel fiume in piena (d’avanguardia, dell’età dell’oro della fisica teorica, quella che ha visto in campo personalità come Albert Einstein, Niels Bohr, Werner Heisenberg ed Erwin Schrödinger, coloro che tennero a battesimo gli esperimenti che misero in dubbio la fisica classica e misero nero su bianco quelli che saranno i primi passi della teoria della  meccanica quantistica. Il «dualismo onda-particella», il «principio d’indeterminazione», il «gatto di Schrödinger» sono esempi di quella pazzia che ha spezzato la linearità di un pensiero meccanicista. Questa vitalità teorica fu interrotta, come dicevamo, dalle guerre mondiali dove i finanziamenti governativi furono tutti indirizzati alla ricerca bellica, ai vari ordigni, con la bomba atomica in testa, che dovevano garantire la vittoria sugli avversari. Poi venne il Vietnam con la carneficina di giovani statunitensi che invece di formarsi nelle aule universitari erano costretti a partire per il fronte.

La sfida tutta filosofica sorta con la teoria dei quanti era stata abbandonata. Le dispute tra Einstein e Bohr, accantonate. I pochi fisici che continuarono a dissodare il terreno dei quanti si trovarono praticamente emarginati. Fino alla rivolta. Un gruppo di giovani fisici guidati da Elizabeth Rauscher e George Weissmann, entrambi dottorandi con poche speranze a Berkeley, fondarono un gruppo di discussione informale nel maggio del 1975. Le disfide teoriche dei grandi scienziati degli anni ’20 e ‘30, i temi di spazio, tempo e materia li avevano accesi. Basta calcoli e dimostrazioni, bisognava tornare ad utilizzare l’intuizione. Il clima dell’epoca spronava ad una certa audacità. Uno degli esponenti del gruppo, Fritjof Capra, fisico e saggista austriaco, autore del bestseller “Il Tao della Fisica”, racconta delle sue peripezie tra le mattinate passate tra corsi e seminari e le serate tra spinelli e musica rock.

Proprio a Beverly Hills, presso la Theoretical Physics Division del Lawrence Berkeley Laboratory, Elizabeth Rauscher e George Weissmann decisero di dare una svolta al loro dottorato e quindi di arrangiarsi nonostante i programmi ufficiali e i libri di testo. Così organizzarono con cadenza settimanale i dibattiti più disparati accogliendo tutti gli interessati e formando alla fine dopo tre anni e mezzo di incontri il «Fundamental Fysiks Group».

Jack Sarfatti, Saul-Paul Sirag, Nick Herbert, and Fred Alan Wolf, ca. 1975

In quegli “assembramenti” settimanali tra ragazzotti un po’ squinternati  si misero le basi, tra l’altro, di quella che poco più tardi diventerà l’informatica quantistica. In realtà, anche se sui libri di scuola è poco pubblicizzato, nel corso del tempo i membri del Fundamental Fysiks Group, insieme al contributo di altri fisici isolati, hanno rivoluzionato la nostra idea dell’informazione, della comunicazione, del calcolo e del funzionamento impercettibile del mondo microscopico.

Nessuno avrebbe scommesso, infatti, su un gruppo che come un’onda passava dalla fisica classica alle allucinazioni prodotte  “delle droghe e quindi alla psichedelia, alla meditazione trascendentale e all’espansione della coscienza, dalla lettura del pensiero allo spiritualismo d’accatto”. , in cui si muovevano persone svagate e sorridenti, sia uscito qualcosa di buono. In realtà il Fundamental Fysiks Group riuscì a crearsi nuove nicchie sociali ed istituzionali in cui far circolare le sue discussioni sui massimi sistemi. Non deve impressionare se il principale punto di riferimento divenne l’Esalen Institute californiano, incubatore magico di tutto il mondo New Age. Anche i media del tempo diedero ampio risalto a questo manipolo eccentrico di nuovi fisici.

Naturale fu anche il collegamento con Timothy Leary, ricercatore di psicologia a Harvard che fu tra i pionieri dello studio accademico degli psicadelici e con il romanziere e icona controculturale Ken Kesey reputato da alcuni come il ponte letterario tra la Beat Generation e la cultura hippie che lavoravono all’eccentrica rivista «Spit in the Ocean» tra le cui pagine verranno ospitati alcuni degli “innovativi” saggi provenienti dal gruppo dei nuovi fisici.  

“L’Lsd, sintetizzato in un laboratorio svizzero nei tardi anni Trenta, venne messo fuori legge negli Stati Uniti nel 1966, e nel giro di due anni possederlo divenne un reato penale. Fino a quel tempo la psichedelia aveva affascinato tanto i chimici e gli psicologi più rigorosi quanto i capelloni hippie. La Cia e l’esercito americano avevano promosso la ricerca sugli effetti dell’Lsd nei laboratori governativi e nelle università per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta. I fanatici della psichedelia come Ken Kesey e il fisico Nick Herbert, che sarebbe diventato uno dei membri fondatori del Fundamental Fysiks Group, s’imbatterono nella famosa droga allucinogena a Stanford, nelle aule di psicologia. Ci volle un po’ di tempo prima che, negli anni Sessanta, lo stupefacente si diffondesse tra orde di giovani «tuned-in» (‘sintonizzati’, ‘che ci stanno dentro’). Per moltissimi anni, in seguito alla criminalizzazione dell’Lsd e degli altri allucinogeni come la psilocibina (estratta dai «funghi magici»), queste droghe divennero elementi fondanti della controcultura hippie”.

Nel calderone quindi ribollivano New Age frammista alla cultura hippie, un pizzico di misticismo orientale spesso occidentalizzato e a tentativi di sperimentazioni extrasensoriali, telepatia e UFO. Non era rado trovare su riviste misticheggianti articoli sugli ultimi esperimenti di fisica quantistica.  

Anche alcune pubblicazioni indipendenti del Fundamental Fysiks Group ebbero grande successo. Ad esempio, uno su tutti, il testo redatto da Fritjof Capra “Il Tao della fisica (1975)”, a suo dire approvato dallo stesso Heisenberg.

Molto interessanti e da approfondire i metodi alternativi per diffondere il proprio pensiero, le proprie ricerche, sul modello della stampa underground controculturale.

Inquadrato storicamente il movimento di nuovi fisici, David Kaiser conclude che gli hippie hanno salvato la fisica almeno sotto tre aspetti. Il primo è quello di aver riscoperto un metodo borderline tra filosofia, mistica e scienza sperimentale, già utilizzato dai grandi fisici degli anni venti, che tornava a mettere l’intuizione al centro della scena. Spesso infatti alcune idee di Einstein non provenivano da una equazione svolta con successo ma da un’intuizione che solo successivamente veniva suffragata dai dati empirici e dalla sperimentazione. Accade ancora oggi di leggere dei titoli del tipo Einstein aveva ragione, trovata la conferma di…

Inoltre varie acquisizioni teoriche “recenti” si devono ai membri del Fundamental Fysiks Group. Ad esempio la caparbietà con cui studiarono il «teorema di Bell», salvandolo dall’assoluta dimenticanza e dalle recenzioni negative fatte dallo stesso Einstein. Il teorema affermava che due elementi di natura quantistica che abbiano interagito in qualche modo rimanevano inspiegabilmente collegati anche se portati ad una distanza importante. Un cambiamento di stato di uno degli elementi si sarebbe riflettuto istantaneamente nell’altro elemento anche se trasportato a migliaia o milioni di km di distanza. Questo avrebbe contraddetto al principio di località ed alla costante insuperabile della velocità della luce. Di fatto nel 2017 un gruppo di ricercatori cinesi, autori di un articolo pubblicato su “Science”, usando una serie di satelliti ha dimostrato la veridicità del fenomeno quantistico dell’entanglement, che in linea di principio sembra offrire vantaggi enormi rispetto alle tecniche di comunicazione convenzionali ed aprendo spiragli importanti sull’informatica quantistica e sul “teletrasporto” degli stati quantistici.

Ma, se lanciare segnali più veloci della luce è possibile, se due fotoni rimangono collegati anche a distanze siderali, cosa impedisce, allora i fisici, si chiedono queli del  Fundamental Fysiks Group, ad ampliare gli orizzonti per includervi questioni più ampie. L’entanglement che mostra questa azione simultanea tra elementi distanti ficicamente tra loro cosa ci dice in merito alla chiaroveggenza, dalla psicocinesi o dall’enfasi orientaleggiante sull’olismo? Ecco che la correlazione tra fisica, mistica e filosofia torna ad interessare i ricercatori più spregiudicati.

Fred Alan Wolf al San Diego State College

La terza acquisizione è quella della teoria del no-cloning che afferma il fatto che gli stati quantistici non possono essere clonati. Questo sta alla base di alcuni esperimenti di crittografia quantistica. “Al contrario dei segnali ordinari ai quali in un modo o nell’altro si può tendere l’orecchio, le comunicazioni crittografate in chiave quantistica possono essere captate solo distruggendo il messaggio stesso. Il teorema di no-cloning spiega come i trasferimenti bancari e i risultati elettorali possono essere trasmessi in perfetta sicurezza – questione ben nota ai fisici di oggi e agli studiosi dell’informatica quantistica. I moderni libri di testo ne parlano addirittura nelle primissime pagine. Meno noto è che il teorema di no-cloning è emerso direttamente dagli sforzi del Fundamental Fysiks Group – sforzi insieme sinceri e stravaganti – per scoprire se il teorema di Bell e la correlazione quantistica potessero svolare i segreti della telepatia e dell’Esp, o addirittura consentire un contatto col mondo degli spiriti”.

La fisica deve molto a questo gruppo di hippie che ha saputo infrangere le barriere tra ambiti di conoscenza considerati antitetici e producendo nuovi orizzonti di senso per il mondo di domani. Certamente meglio gli esperimenti di telepatia che quelli sulla bomba atomica!

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