di Gianmarco Cantafio*

È di ieri (8 aprile 2020) la lettera aperta recante “Le proposte di Confindustria Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto” nella quale dietro ai consueti toni concilianti, si mette in guardia il paese sulle possibili conseguenze catastrofiche del blocco delle attività industriali, inserendo la minaccia non troppo velata dell’impossibilità di pagare gli stipendi del prossimo mese.

Ma da quanto tempo sono chiuse cert’une attività industriali? Dopo alterne contrattazioni, la chiusura reale di parte delle attività produttive – quelle quindi non essenziali alla sussistenza della popolazione e all’emergenza sanitaria – si è avuta il 28 Marzo. Quindi dopo soli 11 giorni di chiusura la Confindustria tuona contro il provvedimento, con alcune proposte che dimostrano in cosa consista il reale interessamento per la salute degli operatori, ergo per le loro famiglie e per la diffusione del virus. Nelle proposte si legge[1]:

  • mettere le imprese nelle condizioni di reperire tutti i dispositivi di protezione individuale e garantire il loro approvvigionamento mediante un agevole percorso di fornitura che passi da un flusso costante e prioritario nelle procedure doganali;
  • velocizzare il percorso di autorizzazioni da parte dell’ISS per i dispositivi prodotti in deroga alle normative sanitarie, ma che dimostrino requisiti di protezione soddisfacenti;    
  • mettere in campo un pacchetto di misure di finanziamento a fondo perduto che supportino gli investimenti delle imprese nella sicurezza basato su alcune linee d’azione fondamentali: adozione di protocolli di sanificazione degli ambienti di lavoro; ripensamento degli spazi lavorativi per ridurre al minimo i contatti tra le persone; nuova mobilità da e per i luoghi di lavoro e all’interno dei siti produttivi; ricorso allo smart-working.

Ma in soldoni cosa si chiede? Un corridoio preferenziale per le dotazioni di sicurezza – prima le aziende e poi la sanità evidentemente – e chiudere un occhio sulla qualità del materiale, limitandosi ad una “qualità soddisfacente” comunque in deroga alle normative sanitarie. L’ultimo e più interessante punto è la richiesta esplicita che la collettività si faccia carico delle spese per la sicurezza sui luoghi di lavoro e della conversione del lavoro in lavoro da remoto (smart-working). Ciò vale a dire che tutti gli obblighi di legge sulla sicurezza dei lavoratori li paga qualcun altro, quindi una deresponsabilizzazione dell’apparato produttivo rispetto ai suoi obblighi. In sostanza si chiede fateci riaprire, dateci tutto quello che serve per dire che siamo in regola, anche se non affidabile al 100% e pagateci la riconversione a smart-working.

Quando Adam Hanieh[2] sostiene che “il capitale coglie spesso i momenti di crisi come un’opportunità, per attuare un cambiamento radicale precedentemente bloccato o apparentemente impossibile”, ecco quindi che l’emergenza delle emergenze – non a caso il documento si apre con il riconoscere l’assoluta e straordinaria portata di questa emergenza – si trasforma un una ghiotta opportunità per spalmare sull’intera società l’inerzia del comparto industriale. La crisi economica non è ancora né arrivata né è possibile quantificarla, ma forti dell’esperienza del 2008 stanno già cominciando a farla pagare, al solito, ai soggetti più deboli.

Dovrebbero risultare assai stonate certe affermazioni della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) del 22 Marzo scorso, nelle quali si ricorda quello che è ormai un dato di fatto, ossia “la complessità delle filiere, l’elevato livello di esternalizzazioni da parte di tutte le imprese, la profonda integrazione del sistema produttivo”, tutti elementi che “rendono alquanto complicato definire le attività essenziali”[3].

Un esplicito riconoscimento che l’attuale sistema di integrazione delle attività produttive basate sul concetto di catene di valore e trade in tasks, ha in sé dei punti di estrema debolezza nell’affrontare situazioni critiche come le pandemie, le quali, viste e considerate le attuali condizioni del meccanismo produttivo, non tarderanno a ripresentarsi. Del resto uno dei mantra che stanno cominciando a risuonare nei media nazionali è “dobbiamo convivere con questa situazione e abituarci che nel futuro possa ripetersi”, quindi chi contribuisce ogni giorno ad alimentare i fattori di rischio[4] scarica sistematicamente la responsabilità sulla parte più fragile ma numericamente preponderante della società.

Il comunicato della CNA continua ritenendo “irragionevole che la modifica dell’allegato sia avvenuta sotto la minaccia di uno sciopero e senza il coinvolgimento delle imprese il cui unico interesse, in questa fase di emergenza, è contribuire a combattere il virus[5].

Ora ci si chiede com’è possibile combattere il virus se stante a quando afferma il governo l’isolamento è l’unico strumento preventivo per mitigare la pandemia, ma dall’altro lato si chiede alle persone di spostarsi e andare a lavorare in ambienti chiusi – e neanche troppo grandi trattandosi nel caso della CNA di imprese artigiane – con dispositivi di protezione e procedure di profilassi ancora incerte. Come è possibile affermare di voler combattere il virus facendo l’esatto opposto di quanto prescritto dal Governo? O le misure di isolamento sociale non servono a nulla o a queste si deve derogare per esigenze economiche, delle due l’una. Il che ci porta alla considerazione finale, quale salute sta più a cuore ai governi mondiali, quella sociale o quella economica?

*Redazione Malanova.info

note:

[1] Il documento originale è consultabile al seguente link: https://confindustria.lombardia.it/comunicazione/comunicati-stampa-e-dichiarazioni/agenda-per-la-riapertura-delle-imprese-e-la-difesa-dei-luoghi-di-lavoro-dal-covid-19/08-04-2020-documento-confindustrie-del-nord_def.pdf

[2] Cfr. “questa è una pandemia globale: trattiamola come tale” consultabile al link: http://www.malanova.info/2020/04/09/questa-e-una-pandemia-  globale-trattiamola-come-tale/?fbclid=IwAR2OgC6C527wXVu5_4nzXgueW6WTmxPpFdqMTt9XGDQu2Sw3dft-HIRPuTs

[3] Cfr. https://www.innovationpost.it/2020/03/25/produzioni-essenziali-accordo-tra-sindacati-e-governo-cambia-la-lista-dei-codici-ateco/

[4] Cfr. Cuang: Contagio sociale e Guerra di classe microbiologica in Cina, consultabile al link: https://pungolorosso.wordpress.com/2020/03/12/contagio-sociale-guerra-di-classe-micro-biologica-in-cina/

[5] Cfr. https://www.innovationpost.it/2020/03/25/produzioni-essenziali-accordo-tra-sindacati-e-governo-cambia-la-lista-dei-codici-ateco/

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