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L’INDIFFERENZA IN CARCERE UCCIDE!

La morte di Pino Gregoraci, morto suicida due giorni fa nel carcere di Voghera, forse si sarebbe potuta evitare. Era molto depresso, non era mai riuscito a rassegnarsi a vivere senza un piede. Con l’aiuto dei suoi compagni aveva presentato decine di istanze per parlare con uno psicologo; non è mai stato chiamato.

I suoi compagni sono arrabbiati e ci fanno sapere che la morte di Pino peserà sulla coscienza dei sanitari che non hanno ascoltato le sue richieste di aiuto. Ogni volta che tornava dalla telefonata o dai colloqui piangeva disperato.

Anche gli agenti sono rimasti scioccati ed oggi chiedono ai compagni di Pino “Perché se sapevate che era così depresso non ci avete informato? Avremmo potuto fare qualcosa di più, era un bravo ragazzo!

Pino aveva saputo che stavano per trasferirlo a Busto Arsizio ma non voleva essere trasferito, a Voghera si era “abituato”, aveva trovato qualche amico, in sezione i compagni lo curavano. Forse Pino non voleva uccidersi realmente, forse voleva solo attirare l’attenzione sul suo disagio contro l’indifferenza dei medici.

Poco tempo fa anche un altro ragazzo con problemi di depressione aveva tentato il suicidio e in seguito venne trasferito in una casa di cura. Forse Pino ha pensato che avrebbe potuto farcela anche lui ad aggirare l’indifferenza.

Pochi giorni prima aveva avuto rassicurazioni anche in merito al suo processo: erano state trovate le telefonate che lo avrebbero scagionato dalle accuse. Ma forse, quel giorno, aveva nuovamente perso la speranza. La depressione è campanello d’allarme di malesseri più profondi che stanno lì, ed esplodono quando meno te lo aspetti. I suoi compagni non sanno di preciso quale pensiero abbia attraversato la sua mente fragile.

I suoi compagni, alle 13.50, mentre andavano in saletta, lo hanno visto che stava seduto in carrozzina, da solo; lo invitarono a fare una partita a carte, rispose che aveva mal di testa e preferiva risposarsi. Al rientro dall’aria, poco dopo le 14, sono risaliti tutti in sezione trovando Pino appeso nel bagno, con il cuore che ancora gli batteva… Ma non c’è stato niente da fare.

Segue la telefonata alla moglie per comunicarle l’accaduto: “signora suo marito è deceduto“. La signora riattacca il telefono pensando ad uno scherzo di pessimo gusto. La richiamano nel giro di pochi minuti: “signora ma lei ha capito che suo marito è morto?“.

Una macabra telefonata a 1300 km di distanza, neanche la delicatezza di mandare un assistente sociale ad avvisare.

Associazione Yairaiha Onlus

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