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PROGETTO AZADI’. LA LUDOPATIA AI TEMPI DELLA PSICO-POLIZIA

Lunedì 12 giugno, nell’Aula Magna della nostra università, si terrá un convegno dal titolo già di per sé inquitante: “Ludopatia: prevenzione e sicurezza sociale”, organizzato dalla Questura di Cosenza in collaborazione con l’Università della Calabria.
Iniziamo con lo specificare che la parola “ludopatia”, con un uso improprio del termine greco “ludos”, è utilizzata dalla scienza psichiatrica (che ormai ha assunto un elevato grado di pervasivitá nella definizione dei comportamenti umani) per descrivere la dipendenza dal gioco d’azzardo.
Il giocatore viene presentato come un soggetto affetto da una cosiddetta “dipendenza comportamentale”.
L’impostazione di tale dibattito denota perfettamente la visione classista e marginalizzante che il nostro ateneo, rappresentato dal magnifico rettore Crisci , in collaborazione con i rappresentanti degli organi d’inquisizione e coercizione statali, vuole divulgare e inculcare. A primo impatto, infatti, non si capisce perché a relazionare su un dramma quanto mai attuale come quello del gioco d’azzardo debbano essere il nuovo questore di Cosenza (che ha già dimostrato la sua efficienza elargendo denuncie e fogli di via come se piovesse), un neurologo/psicologo della polizia di stato, il procuratore della repubblica Spagnuolo (noto per la sua verve inquisitoria che sfoga sempre nei confronti di chi conduce lotte politiche e mai verso gli attori politici determinanti del malaffare dilagante nel panorama politico cosentino e regionale ), un rappresentante del Sert e il capo della polizia Gabrielli.
Analizzando la composizione di questo tavolo di discussione si svela, secondo noi, l’arcana motivazione che l’ha determinata: descrivere questo drammatico fenomeno affibbiando ai soggetti che finiscono dentro questo circolo vizioso una qualche patologia psichiatrica (da “sanare”, possibilmente, a suon di psicofarmaci), riservando all’aspetto sociologico, il più importante, un solo intervento.
Riguardo il gioco d’azzardo (caparezza docet) sappiamo tutti benissimo quali sono i fattori determinanti che inducono sempre più individui a dilapidare i propri introiti nella speranza di possedere qualche spicciolo in più: disoccupazione, precarietà, impoverimento, fattori determinati dalle manovre politiche di quello stesso stato sempre più distante dai reali bisogni dei cittadini che ha, nel corso degli anni, portato avanti politiche che hanno aggravato le condizioni economiche di tutti i ceti subalterni e che si nutre anche dei proventi che riceve dal circuito vampiresco del gioco d’azzardo. Uno stato che in tutti i modi e a suon di pubblicità incentiva il gioco invitando frettolosamente alla prudenza, mentre da prima ancora dei 10 anni di crisi economica impoverisce, precarizza, sottopaga e consente lo sfruttamento dei lavoratori tramite forme contrattuali che sempre piu somigliano a strumenti di legalizzazione di lavoro nero, tagli alla ricerca, all’istruzione, alla sanità e welfare.
La ragione per cui si diffondevano, nel corso dell’800, i manicomi, le carceri come strumenti di controllo e disciplinamento sociale, nonché di esclusione e segregazione sociale delle diversità, era quella di preservare il decoro pubblico benbensante borghese e la sicurezza della societa per bene da quegli elementi devianti ed eccedenti e le marginalita che essa stessa produce. Oggi veder parlare la polizia di problemi socio-psicologici ci riporta al ricordo di quei tempi bui.
Alla luce di ciò non possiamo che ribadire quanto già detto in passato a proposito della VOSTRA SICUREZZA, della VOSTRA PREVENZIONE e della VOSTRA LEGALITÀ: FUORI LA POLIZIA DALL’UNIVERSITÀ!

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