SUD COMUNE: Kroton e Cassanum. Note su ambiente, politica e territorio

di CARLO CUCCOMARINO

Il Procuratore di Crotone, Giuseppe Capoccia, lo scorso mese di aprile, dopo essersi avvalso della consulenza di tre esperti che sono i prof. Mauro Sanna, Nazzareno Santilli e Rino Felici, per una valutazione sullo studio di fattibilità dei progetti di bonifica di Syndial, diventa di fatto garante di un progetto che per quantità di materiale da bonificare (600mila mc) è unico in Europa. Saranno dieci  gli anni di lavori necessari per i 600mila metri cubi di materiale da smaltire e, soprattutto, niente resterà  abbancato o tombato sull’attuale sito industriale. Queste sono di fatti le ultime novità sulla bonifica dei siti industriali a Crotone di competenza Syndial, ovvero della società del Gruppo Eni. E vale a dire le discariche a mare e sito industriale (ad eccezione del sito Sasol). Sembrerebbe dunque così scongiurato,una volta per tutte, il pericolo di vedere ancora colline e sarcofagi di rifiuti tossici su quella parte di città.

Syndial non ha ancora individuato i mezzi e le discariche. Ora lo studio di fattibilità di Syndial, sottoposto all’attenzione dei consulenti della Procura, dovrà passare il vaglio delle conferenze dei servizi del Ministero. Il Procuratore Capoccia ha, comunque, fatto capire che spera nel fatto che non vengano più frapposti ostacoli e che anche la burocrazia faccia la sua parte in maniera spedita.

Bonifica vera, dunque, per ridare ai crotonesi un futuro lontano da malattie incurabili e disastri ambientali?

Sembrerebbe di si, associazioni,movimenti e singolarità crotonesi da molti anni hanno ribadito il loro diritto alla vita e alla salute, sinora negati da comportamenti al limite della legalità e riassunti in diverse inchieste giudiziarie, senza che il potere “pubblico” – quel sistema politico clientelare altre volte definito neofeudale – riuscisse a muovere un dito in difesa delle popolazioni.

Il colosso energetico Eni è di fatti il responsabile, dal momento che la città è stata sommersa da arsenico, metalli pesanti e amianto sotto le scuole, le piazze, le strade e gli ospedali. Si, l’Eni, che a Crotone negli anni ’90 ha prodotto e interrato clandestinamente la ferrite di zinco, è stata condannata a bonificare nel 2010 tramite un incarico affidato dal Ministero dell’Ambiente alla Syndal, società del gruppo Eni, specializzata in campo di inquinamento ambientale.

In questi lunghi anni la popolazione di Crotone ha aspettato la bonifica di un territorio che risulta seriamente compromesso nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque di falda, in quelle marine e portuali.

L’alto tasso d’inquinamento ha causato un evidente peggioramento dello stato di salute dei crotonesi.Qualcuno  ha sostenuto, durante questi anni, che non ci sia stata una diretta corrispondenza tra questo fenomeno e le patologie tumorali che, numerose, affliggono la popolazione crotonese, ma è fuor di dubbio che strati di cadmio, arsenico, zinco, piombo sussistono o percolano invisibili i terreni di Crotone senza che sia mai stato prospettato un serio piano di Bonifica.

L’aspetto che rende statisticamente plausibile la correlazione tra l’inquinamento ambientale e l’aumento della mortalità è rappresentato dall’eccesso di mortalità per malattie dell’apparato respiratorio nella parte maschile della popolazione.

I rischi per la salute accomunano la popolazione di Crotone, di Cassano Jonio e Cerchiara di Calabria, paesi tra loro confinanti, ma da Crotone distanti oltre 100 chilometri. Ciò che lega questi territori e queste popolazioni è il fatto che essi fanno capo allo stesso SIN (Siti di interesse Nazionale) -quello di Crotone-Cassano-Cerchiara-, cioè a una di quelle aree contaminate ad alto rischio, così classificate dallo Stato Italiano a fine anni’90.

Nel caso di Crotone, Cassano e Cerchiara si tratta di impianti chimici e discariche di rifiuti.

Il sogno/incubo dell’industrializzazione di Crotone risale a oltre ottanta anni fa. Le industrie del polo chimico (Montedison,Pertusola Sud) hanno determinato, negli anni, un inquinamento sempre più pervasivo che ha colpito le persone, il suolo, l’aria, le falde acquifere, il mare.

Gli scarti di quelle produzioni sono state utilizzate anche nella costruzione di edifici, scuole e strade.

Proprio dalla Pertusola di Crotone proviene lo stock di rifiuti tossici seppellito abusivamente nel 1999 a Cassano allo Jonio: 35.000 tonnellate di ferrite di zinco sepolte tra agrumeti e oliveti, che negli anni hanno causato un notevole aumento di neoplasie, tumori e allergie.

I ricchi terreni della  piana di Sibari – nei territori di Cassano Jonio e Cerchiara di Calabria- sono stati, dunque, disseminati di trentacinquemila tonnellate di ferrite di zinco provenienti dalle lavorazioni della Pertusola Sud di Crotone, le quali, anziché essere conferite in discariche speciali, a motivo della loro pericolosità, sono state spacciate e usate come…fertilizzanti. Il vento e la pioggia hanno fatto il resto. Rendendo ormai di fatto impossibile una bonifica radicale. Tutto ciò ha causato morte e disperazione e un determinante e significativo disprezzo della vita.

Dal punto di vista dei governanti l’operazione si svolse secondo collaudate pratiche clientelari, che portarono all’arresto dell’Assessorato regionale all’ambiente dell’epoca (Dr.Sergio Stancati; giunta Nisticò) poi divenuto Consigliere Regionale, approdato nel 2010 alla corte del Presidente della Regione Scopelliti.

Sul sotterramento abusivo di ferrite di zinco indagarono le procure di Castrovillari e di Paola e il processo venne diviso in due tronconi:uno di carattere amministrativo,che riguardava l’on.Stancato, l’altro riguardante i reati di natura ambientale.Quest’ultimo è stato trasferito a Castrovillari dove si è concluso senza colpevoli,perché il fatto non sussiste.Lo stesso Tribunale ha dichiarato non doversi procedere nei confronti per disastro ambientale (art.434 comma I del Codice Penale) perché estinto per pervenuta prescrizione.Ciò che resta sono trentacinquemila tonnellate di ferrite di zinco!

La Syndal doveva eseguire i lavori di sotterramento,rimozione e smaltimento delle ferriti di zinco dai siti inquinati: Chidimico e TrePonti(a Cassano) e Capraro(a Cerchiara di Calabria).

All’inizio dei lavori, a marzo 2010,quando le ferriti di zinco cominciano ad essere disotterate e messe alla rinfusa all’aria aperta, l’impegno era di portare a termine i lavori in 390 giorni: 210 per la bonifica e 180 per il monitoraggio, con un costo complessivo di 3.452.508 euro e 75 centesimi.

L’avvenuta bonifica è datata 28 ottobre 2016. E’ stato il Dirigente del Settore Ambiente della Provincia di Cosenza che ha provveduto al rilascio della relativa certificazione riguardante i terreni rientranti nel SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara. E’ ufficialmente la fine di un incubo per la popolazioni  di Cassano all’Ionio e Cerchiara di Calabria, comuni sul versante jonico della provincia di Cosenza.

Per Crotone, oggi, si accelerano i tempi, ritirato il vecchio piano Syndal, con lo studio di fattibilità presentato  da Syndial che consentirà di portare fuori Regione oltre un milione di tonnellate di rifiuti, gli enti locali hanno confermato la scelta di procedere per la bonifica del SIN di Crotone. A Syndial è stato dato un termine di 90 giorni per presentare il progetto al Ministero.                       

Certo a Crotone come a Cassano e Cerchiara i progetti di bonifica realizzati e da realizzare non sono stati certamente  sottoposti all’attenzione di chi  in queste terre ci vive. La Regione, come tutte le altre istituzioni dei governanti decideranno senza il coinvolgimento delle popolazioni. Nessuno d’altronde, pensa di riferire ai cotronesi i termini di questo piano, nessuno pensa di  coinvolgerli nella soluzione di questo annoso problema. Perché, dunque, non è stata coinvolta la città nelle scelte che condizioneranno comunque la vita dei crotonesi, che avranno la possibilità di decidere se vedranno garantiti i propri diritti fondamentali di salute e benessere, di continuare a vivere in questa città, bella da vedere, importante da ricordare per la sua storia, ma offesa e vituperata per anni a causa di una continua violenza perpetrata ai suoi beni naturali, ambientali, artistici, economici.

Una  enorme devastazione ambientale e sociale, dunque,  è passata in questi territori  anche a “norma di legge”, l’enfasi su tangenti e mazzette è forse riduttiva e fuorviante, perché c’è qualcosa di più grave dell’aspetto corruttivo in queste e altre storie della nostra regione: la vita delle popolazioni calabresi messa in gioco, un prezzo troppo alto da pagare alla società dei governanti, ai detentori della governance, ai gestori dei trasferimenti economici pubblici.

 

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