DEI DELITTI (NON COMMESSI) E DELLE PENE: G7, Stato di polizia, strategie di fuga

Il fugace transito italico dei “grandi” della Terra ha lasciato tre enormi vuoti. Il primo, nelle casse dello Stato depredate di oltre 50 milioni di euro per mettere in piedi un magniloquente, quanto inutile, dispositivo di sicurezza. Il secondo, al centro degli equilibri economici e geopolitici mondiali, miseramente non intaccati. Il terzo, nel cuore, ormai poco pulsante, della libertà di manifestare ed esprimere il proprio dissenso, libertà vilipesa, mortificata, annullata. Eppure, di fronte a questo sconfortante e surreale scenario, fatto di lusso e ossessiva prevenzione, di mera formalità e subdola repressione, di accordi e copioni già scritti, c’è stato, ancora una volta, chi non ha ceduto alla rassegnazione, alla provocazione, all’indifferenza, chi ha ribadito, a gran voce, che i territori non si toccano, che siamo stanchi di piangere morti di guerre altrui, che lo straniero è una ricchezza e non una piaga, che solo la lotta paga sempre. La variegata composizione dei 5000 di Giardini Naxos, in corteo contro il G7, è riuscita a dare una riposta generosa, determinata e dignitosa all’asfittico meccanismo di militarizzazione messo in campo dal governo targato PD, guidato, de facto, dal condor Minniti, che ha tentato impunemente di banchettare sui corpi bloccati, perquisiti, offesi, schedati, filmati, manganellati dei manifestanti. Un corteo che, oltre a mettere in luce le falle di un sistema di sicurezza che ha raggiunto, ormai, preoccupanti livelli di morbosità e violenza preventiva, ha evidenziato tutte le contraddizioni politiche dei 7 “grandi” della Terra, scattanti nel trovare la quadra sulla lotta al terrorismo e sulla regimentazione dei flussi migratori, dormienti quando si è trattato di discutere di clima e sostenibilità ambientale. Una farsa in piena regola, insomma, una farsa il cui miserevole copione è già redatto almeno fino al 2050, una farsa che rimarca un’abominevole linea già tracciata da tempo, la linea dell’austerità, del protezionismo, dei muri, del filo spinato, del capitalismo galoppante, del profitto indiscriminato, della speculazione, della progressiva e inarrestabile finanziarizzazione, dell’inevitabile sussunzione, non solo dei capitali, ma anche dei desideri, delle passioni, dei corpi. Una farsa a cui compagne e compagni di tutta Italia, e non solo, non hanno voluto partecipare, una farsa che va in scena, in mille altri modi, su tutti i nostri territori, ormai da troppo tempo, ogni giorno. E come ogni farsa che si rispetti, c’è bisogno di chi la diriga tutelandone gli aspetti più grossolani e grotteschi. Infame ruolo, assunto, in questo caso, da Marco Minniti, il cane da guardia del Partito Democratico, del sistema, della democrazia parlamentare del nostro Paese. Un ministro che mette tutti d’accordo e che sta ripristinando meccanismi di controllo che non si vedevano da tempo, sugellando la trasformazione, già in essere da molto tempo, di quello che dovrebbe essere uno stato di diritto in uno stato penale. Alla salvaguardia e difesa dei diritti e delle libertà individuali, infatti, si è sostituito un capillare e chirurgicamente strutturato sistema di penalizzazione, controllo e repressione. In questo senso, i fogli di via comminati a 13 nostri compagni e compagne di Cosenza, tra le giornate del 26 e del 27 maggio scorse, rappresentano solo l’ultimo ritrovato penale di un sistema che mira a intimidire, scoraggiare, prevenire. Un’odissea poco mitologica quella che abbiamo vissuto nel tentativo legittimo di raggiungere la cittadina di Giardini Naxos, fatta di blocchi, fermi, filtraggi, perquisizioni, identificazioni, scorte, intimidazioni, pressioni fisiche e psicologiche. Al di là della tanto sbandierata difesa della sicurezza nazionale, c’è un chiaro tentativo, tutto politico, da parte di Minniti e compagnia reprimente, di sorpassare “a destra” le posizioni, proprio in tema di sicurezza e protezione dei confini, di salviniani e pentastellati. Vogliono ridurre chi lotta sui territori a mezzo per tirare improbabili volate politiche, a capro espiatorio di tutti i mali del nostro Paese, ad agnello sacrificale immolato sull’altare di una pax securitaria che nasconde, però, sotto il tappeto, le turpitudini dei poteri forti. I provvedimenti che, negli scorsi giorni, ci hanno raggiunto, viaggiano proprio in questa direzione. Si tratta di un’intollerabile violazione dei diritti più basilari del cittadino. Tocca ai movimenti sociali, d’ora in poi, scongiurare il pericolo di una stabilizzazione di queste assurde pratiche repressive che, dobbiamo dirlo, non scalfiscono minimamente la nostra fermezza e caparbietà nel portare avanti le lotte. Sarà compito dei movimenti sociali, da Torino a Palermo, passando per Cosenza, aprire immediatamente una discussione sulle vergognose caratteristiche dello stato di polizia costruito da Minniti e dal Partito Democratico, partendo, però, non tanto dalla portata repressiva dello stesso, ma dalla possibilità che le nostre lotte hanno avuto, hanno e avranno di mettere in crisi questo infame dispositivo di sicurezza. Ieri a Taormina, domani in ogni luogo d’Italia.

Risponderemo colpo su colpo alle provocazioni di questo stato penale, non cederemo al ricatto di un governo che ci vuole silenti, non cadremo nel baratro della rassegnazione. Faremo esplodere le contraddizioni della politica istituzionale, porteremo in piazza il nostro dissenso, violeremo tutte quelle prescrizioni che, illegittimamente, limitano la nostra libertà di manifestare, protestare, muoverci, difenderemo i nostri territori usando, in tutti i modi possibili, i nostri corpi.

Noi, a differenza dei sedicenti “grandi” della Terra e dei condor della sicurezza, non abbiamo bisogno di palcoscenici e ribalte. La nostra ribalta ce la prendiamo ogni giorno, senza clamore, lottando nelle case occupate, nelle piazze mobilitate, nelle strade militarizzate, per il diritto all’abitare, alla salute, al reddito, alla dignità, per il diritto a coltivare, non solo il sogno, ma anche la concreta e tenace ambizione, di un altro mondo possibile.

No ai divieti, no alle prescrizioni. Libertà di movimento subito per tutte e tutti.

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