Antagoniste/i: “in risposta all’articolo di Iacchitè”

Cari Michele e Gabriele,
rispondiamo alla vostra recente lettera con cui chiedete spiegazioni in merito alla presunta mancanza di solidarietà, da parte della nostra area sociale e politica, nei vostri confronti.
Non ci piace esordire con una professione identitaria, ma ci costringete a farlo. Noi siamo gli antagonisti cosentini. Antagonisti al capitalismo e alle classi sociali che da questo sistema, basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, traggono ricchezze e privilegi. Antagonisti ai poteri costituiti e opprimenti, a favore della dignità umana, svilita e sacrificata sull’altare del profitto. A differenza di tanti altri che, in questa città, a partire dagli anni settanta hanno svenduto il proprio “antagonismo” consegnandosi nelle braccia di questo o quel barone in cambio di un piatto di pasta e fagioli, o di alcuni signori che pensano che essere “compagni” non sia più di moda o che fare il comunista sia una tendenza giovanilistica che passa con l’età, noi non abbiamo alcuna intenzione di venir meno alla nostra coerenza e di rinunciare alle lotte sociali, alle battaglie pubbliche, alle campagne che hanno un unico scopo: conquistare e costruire diritti, riprenderci spazi e dignità. La nostra non è semplice testimonianza. Quando nelle piazze urliamo i cognomi di Adamo, Gentile, Morrone, dei dirigenti regionali corrotti oppure attacchiamo il sindaco Occhiuto sui progetti di grandi opere, che hanno come unico fine quello di riempire le tasche degli amici costruttori e palazzinari (Scarpelli e Pianini tra gli altri); quando denunciamo i padroni delle cliniche private, i prenditori di questa città (Caroselli, Baffa, Morrone, Greco, Poggi) che si travestono da filantropi e poi sfruttano i loro dipendenti nelle cliniche convenzionate, non siamo mossi né da interessi individuali né da rancori personali. Per un motivo semplice: noi facciamo politica e questi signori rappresentano la negazione diretta del nostro agire e del nostro pensiero, la nostra controparte, i nostri nemici e avversari ai quali non abbiamo mai risparmiato critiche o denunce pubbliche né elemosinato mai niente. Perché non abbiamo privilegi da mantenere o interessi particolari da difendere, se non quelli della nostra classe e dei nostri settori sociali di riferimento. Non abbiamo chiesto mai nulla per noi. Todo para todos. Nada para nosotros.
A differenza del vostro orientamento, però, non vorremmo vedere quei personaggi politici in galera per intercessione di qualche giudice. Non farebbe parte della nostra cultura. Semmai lavoriamo e lottiamo ogni giorno per abbattere loro e il sistema di cui sono rappresentanti attraverso la riscossa delle masse popolari e dei settori subalterni. Questa classe politica e padronale responsabile dello sperpero di ingenti risorse pubbliche e di incalcolabili danni sociali e ambientali dovrebbe essere esorcizzata, eliminata, fatta sparire per sempre dalla vita pubblica. E a determinare ció dovrebbe essere la parte più indigente della società cosentina, gli operai, i lavoratori, i precari, i migranti, il povero che ha perduto anni della propria esistenza nelle patrie galere perché costretto a rubare per dar da mangiare ai propri figli, quella classe che martoriata, divisa, atomizzata, sottomessa, abbiamo la presunzione di organizzare e riscattare.

Quando occupiamo piazze e palazzi, quando presidiamo i palazzi del potere con i senza-casa, gli abitanti del centro storico, e delle periferie, i precari e i migranti, non chiediamo il permesso a nessuno, e lo facciamo con delle finalità precise: ottenere il riconoscimento concreto delle nostre rivendicazioni: un tetto sulla testa, il rispetto e la dignità che ci spetta senza ricorrere a sotterfugi, scorciatoie o abusi malavitosi come purtroppo spesso accade tra quanti non vedono riconosciuti i propri diritti elementari.In questi anni, costruire tutto quel che abbiamo costruito, non è stato facile. Abbiamo dovuto compiere degli sforzi notevoli: 6 occupazioni abitative, due sgomberi forzosi, denunce, processi. Eppure, quando occupammo nel centro storico, voi due non c’eravate, e nemmeno sotto il tribunale di Cosenza, quando andammo a dirne quattro alla procura e alla digos, vi abbiamo visto. Quando invece fu Carchidi a chiedere solidarietà per la rappresaglia nei suoi confronti da parte dell’ufficio Stadio della digos, noi eravamo in piazza al suo fianco, insieme agli ultrà. Non ci piace rinfacciarvi delle cose. Ma ci costringete a farlo, perché a volte peccate di scarsa memoria.Vi diamo tutta la nostra solidarietà, contro l’azione repressiva di chi vorrebbe mandarvi in carcere. La diamo a chiunque sia privato della libertà o minacciato di perderla. Siamo contro il carcere. Ma per il futuro, vi consigliamo di individuare i vostri nemici solo tra i potenti, non siamo certo noi la vostra controparte. A meno che non vogliate legittimare chi sostiene che, seminando rancore sociale misto a qualunquismo, in fondo voi sareste funzionali al mantenimento del “sistema Cosenza”.

le antagoniste e gli antagonisti cosentini

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