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REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE PALESTRE POPOLARI

Alla fine del report le registrazioni degli interventi fatti durante l’Assemblea

Sacrificio, questa la parola d’ordine con cui s’inaugura l’Assemblea Nazionale delle Palestre Popolari qui a Cosenza. Perché costa sacrificio macinare chilometri per raggiungere un posto più o meno lontano per incontrarsi, perché costa sacrifico tenere in vita uno spazio autogestito, così come resistere alla repressione poliziesca o alle sirene dello sport commerciale. Il primo a parlare è Gianfranco della Boxe Popolare Cosenza che tiene a sottolineare, sin da subito, come l’obiettivo della Boxe Popolare sia sempre stato quello della concretezza. Una concretezza, però, che non può trovare una sua dimensione se non è condivisa, se non si fonda sulla consapevolezza di voler creare un percorso comune, un percorso basato su valori che

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compagne e compagni, da sempre, reputano basilari: l’antifascismo, l’antisessismo, l’antirazzismo. La sfida è quella di dotarsi degli strumenti adeguati per intercettare il consenso di quella gran parte della società civile che, spesso, e a torto, legge lo sport popolare come contenitore improvvisato e confusionario. Popolare, invece, deve essere sinonimo di professionalità, una professionalità basata sulla qualità reale, sullo scambio produttivo delle competenze, sganciata da forme di arrivismo e becera competitività. La Boxe Popolare, conclude Gianfranco, può e deve essere fonte di auto-reddito per chi spende, con passione e competenza, il proprio tempo al suo interno e , perché no, volano per la crescita di futuri campioni, perché essere “popolari” non vuol dire non poter essere “competitivi”. Le sedie, intanto, si sono tutte riempite, non ci sono più spazi liberi.

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Claudio Dionesalvi sottolinea come lo sport popolare abbia rappresentato e rappresenti, tutt’ora, il volano per dialogare all’interno dei territori, per entrare in quei quartieri con cui, troppo spesso, le realtà di movimento non si sono sapute interfacciare. Lo sport popolare, continua Claudio, parla un linguaggio extra-verbale, un linguaggio del corpo, diretto, senza mediazioni, un linguaggio che è testimonianza della potenza sociale che lo sport popolare può raggiungere ed esprimere, anche attraverso quei “soggetti insurrezionali”, quei “campioni di strada” che nessuna palestra mainstream riuscirà mai a scovare. Lo sport popolare come momento di contrapposizione reale, come baluardo contro le politiche repressive perpetrate dal governo Renzi, come sottolinea Roberto del Cpoa Rialzo, aggiungendo come nelle palestre e scuole calcio popolari si manifesti quella composizione meticcia che è il calderone ribollente di rivendicazioni con cui ogni giorno, chi combatte per salvaguardare uno spazio autogestito, si confronta e lavora spalla a spalla.

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L’assemblea prosegue con l’intervento di Giancarlo Costabile della Boxe Popolare Cosenza, che, con un filo di emozione, non esita a definire la palestra popolare una manifestazione di amore laico, una casa comune, una collettività produttiva che si scaglia contro l’indifferenza sociale e il disimpegno tipica della nostra società malata. Vivere un’esperienza come quella della Boxe Popolare è un dono e chi lavora per tenerla in vita, conclude Giancarlo, è un educatore alla resistenza e alla dignità, un educatore al bene e il bene, se collettivizzato, può fare paura. Si susseguono, poi, gli interventi della Brutium Cosenza, esperienza cosentina di calcio popolare che si propone, attraverso la qualità e la professionalità, di rappresentare una valida alternativa al calcio moderno e di Oscar della Boxe Popolare Cosenza che, all’insegna del pragmatismo, lancia le proposte pratiche di un coordinamento tra realtà sportivo popolari e di un campeggio militante e sportivo per la prossima estate, ricordando la responsabilità politica che chi fa sport, a livello popolare, ha nei confronti di chi abita e vive i quartieri più periferici e disagiati delle nostre città.

Poi è il turno di Domenico dell’ASD Mediterranea, polisportiva nata nell’hinterland cosentino e impegnata nell’offrire a migranti e rifugiati la possibilità di poter tirare due calci a un pallone, contrastando il “razzismo burocratico” dei pote

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ri forti e delle istituzioni. Di grande importanza, poi, la testimonianza del maestro Enzo Sacchi, fondatore della Palestra Popolare del Corto Circuito di Roma, di recente oggetto delle attenzioni morbose della mannaia repressiva, accompagnato dai alcuni dei giovani campioni che, in questi anni, ha allenato e portato a livello agonistico anche internazionale. “Sono qui per apprendere da voi”, dice il maestro Sacchi, visibilmente emozionato, restituendoci un’immagine di grande umanità. Forse, ci verrebbe da dire, lo sport popolare è tale anche grazie alla presenza e all’azione di uomini come il maestro Enzo Sacchi. E poi, ancora, la narrazione delle esperienze di sport popolare di realtà di grande pregio quali la Palestra Popolare di Palermo e quella di Pisa, che rivendicano lo sport come un diritto di tutti, un diritto di base che gli spazi autogestiti possano far crescere e alimentare. L’odore delle prelibatezza preparate dalle Brigate di Cucina “Piero Romeo” comincia ad avvolgere l’assemblea, insinuandosi imperterrito nelle narici dei presenti, ma non si molla, non un passo indietro, l’attenzione e la voglia di confrontarsi e ascoltare le esperienze di compagne e compagni provenienti da tutta Italia rimane altissima.

foto-15 foto-14 foto-12 A parlare, poi, è la palestra del Quarticciolo, nata nell’omonimo quartiere popolare romano all’interno di uno spazio occupato e strappato alle grinfie di possibili palazzinari. Quarticciolo è la testimonianza vivente che lo sport popolare non è semplicemente al servizio dei quartieri, ma nasce con l’aiuto, la determinazione e l’impegno profuso da chi i quartieri li vive ogni giorno, sobbarcandosi disagi e affrontando la miriade di contraddizioni presenti. Concludono l’assemblea i compagni pugliesi della Palestra e dell’Ardita Due Mari di Taranto e quelli di Ideale Bari, che sottolineano l’importanza di lavorare sui territori, perché ogni area geografica presenta le proprie specificità, ma, al contempo l’importanza di stare insieme, fare rete e continuare a confrontarsi. Auspicio al confronto che viene rilanciato, in chiusura di assemblea, da Gianfranco e Claudio, per una sessione pomeridiana di discussione straordinaria da cui, ci auguriamo, uscirà fuori un documento condiviso e il lancio di una serie di campagne, interventi e iniziative comuni coordinate a livello nazionale. Adesso basta, si mangia!

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(…) nel pomeriggio arrivano le delegazioni della palestra “Valerio Verbano” di Roma e degli Smoked Heads Campobasso che partecipano all’assemblea (ancora in corso di svolgimento).

Da sottolineare l’intervento (applauditissimo) di Giuseppe del portale sportpopolare.it che offre tutta la propria disponibilità a fungere da raccordo e punto di riferimento per la prosecuzione del cammino comune intrapreso.

Lunga vita allo sport (e alla cucina) popolare!

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