Comunicato di solidarietà dopo lo sgombero del verbo incarnato

“Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Mt 8,20)
«Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare soldi! I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati!» Papa Francesco

Ancora abbiamo nelle orecchie l’eco di queste parole del Papa pronunciate nel Settembre del 2013 durante la visita al Centro Astalli di Roma che già i nostri occhi si trovano costretti a vedere uno sgombero di tanti fratelli e sorelle senzatetto dall’Istituto del Sacro Cuore Del Verbo Incarnato, denunciati da quelle stesse suore che avevano abbandonato la struttura già da qualche anno.

Ma, si obietterà, erano occupanti, sfregiatori di quel totem moderno chiamato proprietà e di cui, in alcuni casi, la legalità è come il sacrario.

Ora, già l’articolo 42, c. 2 e 3, della Costituzione Italiana, c. 2 e 3,  così recita: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale”.

Inoltre, forse le suore non ricordano bene alcuni insegnamenti di quella fede che insieme professiamo e che per amore della verità, da buoni fratelli e sorelle, vogliamo ricordargli. Nei Vangeli, Gesù più volte fa sua la causa dei poveri, senza per questo escludere nessuno (ad esempio: Lc 4,18ss). Inoltre, leggendo il  Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa apprendiamo che “La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto ed intoccabile: «Al contrario, essa l’ha sempre inteso nel più vasto contesto del comune diritto di tutti ad usare i beni dell’intera creazione: il diritto della proprietà privata come subordinato al diritto dell’uso comune, alla destinazione universale dei beni» […] La destinazione universale dei beni comporta dei vincoli sul loro uso da parte dei legittimi proprietari. La singola persona non può operare a prescindere dagli effetti dell’uso delle proprie risorse, ma deve agire in modo da perseguire, oltre che il vantaggio personale e familiare, anche il bene comune. Ne consegue il dovere da parte dei proprietari di non tenere inoperosi i beni posseduti […]. Il principio della destinazione universale dei beni richiede che si guardi con particolare sollecitudine ai poveri, a coloro che si trovano in situazioni di marginalità e, in ogni caso, alle persone a cui le condizioni di vita impediscono una crescita adeguata. […] Oggi poi, attesa la dimensione mondiale che la questione sociale ha assunto, questo amore preferenziale, con le decisioni che esso ci ispira, non può non abbracciare le immense moltitudini di affamati, di mendicanti, di senzatetto, senza assistenza medica e, soprattutto, senza speranza di un futuro migliore ».” (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, , pp. 95-98)

Da credenti abbiamo perso un’altra occasione per convertirci a quel “Verbo Incarnato” che ha predicato povertà, fratellanza ed uguaglianza tra i figli di Dio, servizio agli ultimi, fino a identificarsi con essi.

Come Chiesa abbiamo perso l’opportunità di testimoniare concretamente la vicinanza alla “carne di Cristo” aprendo le nostre case all’accoglienza di chi, da tempo, non ha la fortuna di avere un tetto sotto cui ripararsi, senza aspettare il gesto simbolico e drammatico di un’occupazione. Abbiamo invece deciso di seguire, ancora una volta, quella strada che conduce dall’Istituto Papa Giovanni all’Oasi Francescana ed ora a questa brutta pagina chiamata sgombero.

Da credenti non possiamo che essere solidali con gli ultimi di questa città che si trovano a vivere una condizione di disagio ed esprimere vicinanza al comitato Prendocasa che da anni tenta con tutti i mezzi di portare all’attenzione dell’opinione pubblica il dramma di chi è privato del diritto allabitare.

Primi firmatari:

Vincenzo Altomare
Stefano Ammirato
Romolo Perrotta
Luana Stellato
Rossella Le Piane
Rosa Ferrari
Giorgio Marcello
Pino Fabiano
Gabriella Donnici
Ercolino Cannizzaro
Piero Fantozzi
Franca De Bonis
Alfonso Senatore
Stefania Rendace
Antonella Iantorno
Chiara Marra

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