E’ di ieri un messaggio a firma di Giuseppe Conte, presidente del governo della Repubblica italiana, Emmanuel Macron, presidente della Repubblica francese, Angela Merkel, cancelliere federale della Repubblica federale di Germania, Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, Erna Solberg, Primo Ministro del Regno di Norvegia e Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea. Un messaggio che in parte sembra adottare una visone diversa, finalmente, nella politica europea. Sappiamo che sono solo parole e che la realtà è molto distante ma è utile sottolineare che alcune volte i governanti colgono l’essenza delle cose, non sono sprovveduti, solo che poi alla fine adottano misure in aperta contraddizione.

La pandemia globale avrebbe aperto nella mente dei “nostri” uno spiraglio di luce, l’idea che la storia del mondo ci interessa in maniera comune e collettiva; i popoli sono più connessi che mai e gli avvenimenti non tengono conto delle miserie dei nostri confini. Così mentre alcuni territori escono dalla fase più acuta causata dal virus altri ci entrano mettendo a dura prova i propri medici ed infermieri e se uno dei sistemi sanitari risulta debole, indebolisce inevitabilmente la risposta al Covid di tutto il mondo. Tutto ciò li spinge ad azzardare che:

“Ciò significa che tutti noi siamo interessati da questa vicenda. Nessuno di noi è immune alla pandemia e nessuno di noi può battere il virus da solo. In realtà, non saremo veramente al sicuro finché non saremo tutti al sicuro – in ogni villaggio, città, regione e paese del mondo. Nel nostro mondo interconnesso, il sistema sanitario globale è forte quanto la sua parte più debole. Dovremo proteggerci a vicenda per proteggerci.”

Peccato che le politiche passate sono tutte andate nel senso dei tagli lineari al sistema sanitario, alla scuola, ai diritti, al welfare, nel nome della correttezza dei conti ed alla loro sostenibilità. Peccato che “fino a ieri” il comandamento era si salvi chi può! Ma per carità tutti si possono redimere. Ed ecco l’idea: un fondo mondiale da destinare alla ricerca per liberarci dalla pandemia.

“Ciò significa riunire le migliori e più preparate menti del mondo per trovare i vaccini, i trattamenti e le terapie di cui abbiamo bisogno per rendere di nuovo sano il nostro mondo, rafforzando al contempo i sistemi sanitari che li renderanno disponibili per tutti, con particolare attenzione all’Africa. Il nostro obiettivo è semplice: il 4 maggio vogliamo raccogliere, in una conferenza di impegno online, un iniziale di 7,5 miliardi di euro (8 miliardi di dollari) per compensare il deficit di finanziamento globale stimato dal Global Preparedness Monitoring Board (GPMB) e altri” .

Tutto ciò insieme al G20, all’Organizzazione mondiale della sanità e (sic!) a fondazioni private come la Bill e Melinda Gates Foundation, Wellcome Trust. I fondi andranno ad organizzazioni con partenariato pubblico-privato come il GAVI, CEPI nonché Global Fund e Unitaid. Tutto ciò, sembrerebbe, per far si che il pubblico riesca a mettere le mani su un vaccino prima dei privati e della loro speculazione che renderebbe particolarmente esoso il rimedio.

“Se riusciamo a sviluppare un vaccino prodotto dal mondo, per tutto il mondo, questo sarà un bene pubblico globale unico del 21 ° secolo. Insieme ai nostri partner, ci impegniamo a renderlo disponibile, accessibile e alla portata di tutti.”

Nel frattempo però, sappiamo che gli unici a testare vaccini e a prepararne la somministrazione sull’uomo sono gruppi legati agli ambienti delle Big Pharma come vi mostravamo in un articolo precedente.

Ma non basta questo, i leader europei sembrano essere stati sorpresi sulla via di Damasco e così fulminati dal benecomunismo radicale.

“Questo è un momento decisivo per la comunità globale. Radunando attorno alla scienza e alla solidarietà oggi semineremo i semi per una maggiore unità domani. Guidati dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile, possiamo ridisegnare il potere della comunità, della società e della collaborazione globale, per garantire che nessuno rimanga indietro”.

Sappiamo già che alle parole non seguiranno i fatti, ma è bello vedere che le cose più o meno le sanno anche se, come scolari inquieti, non si applicano abbastanza per renderle reali.

Malanova vostra!

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