FERMATE IL RIEMPIMENTO DELLA DIGA DI ILISU

A general view of the ancient town ofÊHasankeyf by the Tigris river, which will be significantly submerged by the Ilisu dam being constructed, in southeastern Turkey, August 26, 2018. Picture taken August 26, 2018. REUTERS/Sertac Kayar

Distrugge patrimonio culturale, minaccia la stabilità regionale

Nonostante la forte opposizione all’interno del Paese e a livello internazionale, il governo turco ha iniziato il riempimento del bacino della controversa diga di Ilisu sul fiume Tigri nel sudest curdo della Turchia, senza dare alcun preavviso ufficiale a coloro che ancora vivono nell’area.

Né l’agenzia statale responsabile per la diga, Lavori Idrici Statali (DSI), né alcun’altra istituzione governativa ha fatto una dichiarazione sull’allagamento del bacino, nonostante il DSI abbia informalmente riconosciuto che ha iniziato un ‘riempimento di prova’.

Foto condivise nei social media mostrano come la strada lungo il fiume Tigri poco a monte della diga sia già sott’acqua e foto satellitari (vedi in basso) rivelano che il bacino ora è lungo diversi chilometri.

Circa 80,000 persone in 200 siti di insediamento perderanno il loro sostentamento vitale a causa della diga e rischiano l’impoverimento.

Una volta riempito, il bacino sommergerà anche la città di Hasankeyf antica di 12,000 anni, un sito di importanza storica e cultural a livello internazionale, il cui allagamento sarebbe una perdita non solo per la regione, ma per l’intera umanità. Secondo ricercatori indipendenti, Hasankeyf e la circostante valle del Tigri rispondono a 9 su 10 dei criteri per entrare a far parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. La minaccia posta dal progetto della diga di Ilisu Dam a Hasankeyf ha alertato il World Monuments Fund che ha inserito la città nella Watch List 2008 dei 100 siti più in pericolo nel mondo.

La decisione di procedere con il riempimento del bacino viola il diritto consuetudinario, dato che non sono stati raggiunti accordi sui flussi a valle verso Siria e Iraq che condividono il fiume Tigri con la Turchia.

Esperti ammoniscono che l’operazione della diga di Ilisu, insieme a un ulteriore progetto previsto a Cizre, potrebbe ridurre il flusso del Tigri durante gli anni di siccità a un gocciolamento. C’è il timore molto concreto che il progetto potrebbe mettere seriamente a rischio il rifornimento di acqua delle maggiori città in Iraq e mettere in pericolo l’agricoltura a valle. Il sito UNESCO delle Paludi della Mesopotamia in Iraq del sud sarebbe minacciato di prosciugamento per via del flusso ridotto verso valle. Quindi il potenziale che la diga possa esacerbare conflitti regionali in essere, non da ultimo per l’acqua, è grave.

La Campagna Save the Tigris fa appello alla comunità internazionale perché faccia notare al governo turco la portata della preoccupazione internazionale sul progetto e solleciti che il riempimento del bacino sia fermato in attesa di:

1. un accordo reciproco con Iraq e Siria che garantisca un sufficiente flusso verso valle per salvaguardare il rifornimento di acqua, l’agricoltura e gli ecosistemi (in particolare le Paludi della Mesopotamia) in Siria e Iraq;

2. l’esito di una discussione ampia, partecipativa, inclusiva e trasparente con i rappresentanti delle comunità colpite, sia all’interno della Turchia sia a livello regionale, mirata a politiche in evoluzione per un uso sostenibile e equo del Tigri.

Quanto sia profonda l’opposizione a livello locale, regionale e internazionale al progetto Ilisu è stato dimostrato da numerose proteste in tutto il mondo. Una recente Giornata di Azione ha visto manifestazioni di protesta in Germania, Francia, Iraq, negli USA e altrove.

Quindi sollecitiamo una fine immediata del riempimento del bacino della diga di Ilisu.

Guardate la mappa in allegato per le immagini satellitari del bacino dell’area della diga di Ilisu il 19 e 24 luglio 2019!

Altre informazioni: www.savethetigris.org
Facebook: https://www.facebook.com/save.the.tigris.stc/