<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>rider Archivi | MALANOVA</title>
	<atom:link href="https://www.malanova.info/tag/rider/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.malanova.info/tag/rider/</link>
	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 May 2025 11:51:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/09/cropped-tondo_malanova_rev1-32x32.jpg</url>
	<title>rider Archivi | MALANOVA</title>
	<link>https://www.malanova.info/tag/rider/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il Rider che non accetta la consegna irrazionale è un Rider disattivato!</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/05/06/il-rider-che-non-accetta-la-consegna-irrazionale-e-un-rider-disattivato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 11:51:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AUTOMAZIONE E ROBOTICA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[rider]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.malanova.info/?p=11143</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il &#8220;dialogo&#8221; tecnologico tra un rider e l&#8217;algoritmo si conclude con il secondo che invita il primo a consegnare un panino a 50km di distanza tra andata e ritorno. La retribuzione per la consegna sarebbe stata di 3,20 euro lordi, secondo quando riportato da &#8220;il Fatto Quotidiano&#8221;. Al diniego dato dal lavoratore, secondo quanto dichiarato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2025/05/06/il-rider-che-non-accetta-la-consegna-irrazionale-e-un-rider-disattivato/">Il Rider che non accetta la consegna irrazionale è un Rider disattivato!</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Il &#8220;dialogo&#8221; tecnologico tra un rider e l&#8217;algoritmo si conclude con il secondo che invita il primo a consegnare un panino a 50km di distanza tra andata e ritorno.  La retribuzione per la consegna sarebbe stata di 3,20 euro lordi, secondo quando riportato da &#8220;il Fatto Quotidiano&#8221;. </p>



<p>Al diniego dato dal lavoratore, secondo quanto dichiarato al Corriere della Sera da alcuni suoi colleghi, sarebbe scattata la rappresaglia informatica del software aziendale che ha disattivato il palmare di proprietà di Deliveroo, strumento necessario per ricevere altri ordini e lavorare. Si è trattato, di fatto, di una vera e propria sanzione perpetrata ai danni del dipendente..</p>



<p>Appreso l&#8217;episodio, gli altri rider indignati hanno dato vita a uno sciopero spontaneo a Portogruaro. &#8220;Siamo stanchi di questo ricatto&#8221;, ha dichiarato Massimo Bastia, tra i promotori della protesta. &#8220;Già a novembre avevamo denunciato problemi analoghi, tra cui stipendi insufficienti e disattivazioni punitive. Ora si è superato ogni limite. Non effettueremo più consegne per Burger King finché il responsabile del punto vendita non presenterà pubblicamente le sue scuse&#8221;.</p>



<p>Queste, ancora oggi, sono le condizioni di lavoro nel settore del food delivery, nonostante una sempre più concreta organizzazione dei lavoratori e le numerose proteste avvenute negli anni.  </p>



<p>Questo episodio mette in luce le difficoltà quotidiane che affrontano i rider, costretti a lavorare in un contesto aziendale caratterizzato da precarietà e sfruttamento. La questione dei diritti dei lavoratori nel settore delle consegne è stata oggetto di attenzione da parte delle autorità. Solo pochi mesi fa, la società <strong>Foodinho</strong>, parte di <strong>Glovo</strong>, è stata multata per <strong>5 milioni di euro</strong> dal garante della privacy per il tracciamento dei rider <strong>anche al di fuori dell’orario di lavoro</strong>. Questo tipo di pratiche ha sollevato preoccupazioni riguardo alla privacy e al trattamento dei lavoratori. Inoltre, un caso analogo era emerso l’anno precedente, quando il <strong>Tribunale di Palermo</strong> aveva definito il sistema di punteggio di eccellenza dei rider come <strong>discriminatorio</strong>.</p>



<p>Secondo Fanpage &#8220;ad oggi gli unici lavoratori del settore ad avere un contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) sono quelli di Just Eat, che nel 2021 l&#8217;hanno siglato con CGIL, CISL, UIL; si tratta del primo accordo in Italia (e uno dei pochi in Europa) che riconosce i rider del food delivery come lavoratori dipendenti a tutti gli effetti, superando quindi il modello dei lavoratori autonomi o “a cottimo”. Al contrario di quelli di Just Eat i lavoratori e le lavoratrici impiegate con Deliveroo, Uber Eats o Glovo sulla carta appaiono come dei liberi professionisti che gestiscono autonomamente il proprio lavoro; in realtà però sono soggetti ai tempi e agli algoritmi stabiliti dalle piattaforme&#8221;.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2025/05/06/il-rider-che-non-accetta-la-consegna-irrazionale-e-un-rider-disattivato/">Il Rider che non accetta la consegna irrazionale è un Rider disattivato!</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I RIDERS VOGLIONO IL CONTRATTO?</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/10/18/i-riders-vogliono-il-contratto/</link>
					<comments>https://www.malanova.info/2021/10/18/i-riders-vogliono-il-contratto/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Oct 2021 10:25:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[rider]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.malanova.info/?p=9469</guid>

					<description><![CDATA[<p>Riprendiamo la nostra rubrica di approfondimento sul mondo del lavoro, proponendo ai nostri lettori alcune note di un&#8217;inchiesta di Andrea Rinaldi pubblicate il 7 ottobre sulla rivista militante commonware.org. Sulle recenti mobilitazioni dei riders, Malanova ha più volte scritto (in calce a questa inchiesta si possono trovare i link di approfondimento) ponendo l’accento sul rapporto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/10/18/i-riders-vogliono-il-contratto/">I RIDERS VOGLIONO IL CONTRATTO?</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Riprendiamo la nostra rubrica di approfondimento sul mondo del lavoro, proponendo ai nostri lettori alcune <em>note di un&#8217;inchiesta<strong> </strong></em>di Andrea Rinaldi pubblicate il 7 ottobre sulla rivista militante<strong> </strong><a href="https://commonware.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>commonware.or</em></strong><em><strong>g</strong></em>.</a> Sulle recenti mobilitazioni dei riders, Malanova ha più volte scritto (in calce a questa inchiesta si possono trovare i link di approfondimento) ponendo l’accento sul rapporto tra la vertenza sindacale e i processi di soggettivazione dentro le lotte. In questa inchiesta viene affrontato un altro nodo che reputiamo centrale, quello della composizione di classe dei riders che risulta essere <em>molto eterogenea e profondamente divisa</em>. L’autore indaga l’aspetto della rivendicazione del contratto di lavoro subordinato chiedendosi se questa soluzione, caldeggiata dai sindacati confederali (e, aggiungiamo noi, anche da alcuni settori di quello di base) risponda alle reali esigenze dei lavoratori del settore o, piuttosto, appartiene a quella retorica vittimistica tipica del sindacato e di una certa stampa compiacente. L’inchiesta prova a dare delle prime indicazioni attraverso le quali impostare un concreto lavoro militante di conricerca.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>* * * * * *</strong></p>



<h4 class="wp-block-heading">Le nuove piattaforme di un vecchio sfruttamento</h4>



<p>Le piattaforme della gig-economy, che si basano sull’idea di avvicinare il consumatore ad una vasta offerta di prodotti e servizi acquistabili con un click rappresentano, come è noto, la frontiera dello sfruttamento del lavoro flessibile. Senza flessibilità del lavoro, lo sviluppo delle tecnologie 3.0, che continuano ad allargare i confini del loro ambito di applicazione, non sarebbe bastato a dare l’impulso necessario al capitalismo delle piattaforme che comprende sia piccole start-up sia grandi aziende multinazionali. Dovunque si presenti esso si serve di lavoratori iper-flessibili e formalmente autonomi, dal difficile inquadramento giuridico proprio perché in questo modello produttivo le categorie di datore di lavoro, dipendente e cliente si sovrappongono. In ragione di questa estrema flessibilità, il lavoro per le piattaforme si caratterizza come&nbsp;<em>gig</em>, lavoretto.</p>



<p>La crisi economica del 2008 e le conseguenti trasformazioni dell’economia hanno assottigliato il numero di lavoratori autonomi in Italia ma, il belpaese rimane uno degli stati dell’eurozona con più lavoratori autonomi sul totale degli occupati (21,9% nel 2017). Un numero probabilmente destinato a crescere con la crescita della gig-economy.&nbsp; Il modello produttivo del food delivery, a cui sono dedicate queste note, è solo uno tra i tanti che caratterizzano il capitalismo delle piattaforme di cui, proprio per la sua eterogeneità, è difficile dare una definizione univoca, sebbene esistano delle caratteristiche comuni. Per esempio, il lavoro&nbsp;<em>on demand&nbsp;</em>&nbsp;quello mediato dalle app delle piattaforme&nbsp; del food delivery ha in comune con l’altro grande modello del capitalismo delle piattaforme, quello della&nbsp;<em>sharing economy,</em>&nbsp; la messa a valore dei beni ( il mezzo di trasporto privato ) di proprietà del lavoratore (come viene volarizzata la proprietà immobiliare per Airbnb) senza che la piattaforma offra alcun tipo di tutela anche in virtù&nbsp; della formale degerarchizzazione tra cliente, fornitore del prodotto, piattaforma e lavoratore.&nbsp;</p>



<p>All’interno della gig-economy il mondo del food-delivery è la frontiera più evidente e più tecnologizzata; funziona da modello anche per il mondo della consegne di merci e dei corrieri espressi, ma rappresenta una porzione minoritaria del variegato mondo dei freelance del capitalismo cognitivo che operano a chiamata, a progetto o saltuariamente, per piccoli o grandi aziende del marketing, del giornalismo, dei nuovi media, inquadrati come lavoratori autonomi, come collaboratori coordinati e continuativi, con contratti di prestazione occasionale. La sua centralità è pertanto relativa da un lato alle innovazioni tecnologiche che adotta nell&#8217;organizzazione del lavoro e alla sua capacità di rappresentare il paradigma di più estese trasformazioni produttive, dall’altro dipende dalle varie mobilitazioni che hanno interessato il settore in tutta Europa.</p>



<p>La piattaforma di food delivery rappresenta l’innovazione tecnologica e organizzativa di un servizio sempre esistito, ovvero la consegna di cibo a domicilio, ma a differenza della sua forma tradizionale, è in grado di garantire una certa visibilità al fornitore, di offrire&nbsp; l’esternalizzazione dei costi di gestione e la fornitura di un algoritmo che assicura efficienza e che sviluppato privatamente dal fornitore sarebbe economicamente insostenibile. Inoltre le piattaforme di food-delivery che ormai operano globalmente, garantiscono anche uniformità e fiducia nel servizio, rimborsi per il cliente in casi di disguidi e finanziano i loro costi gravando in minima parte su quest’ultimo, permettendo così la crescita della domanda.</p>



<p>Se i costi di questo servizio non sono a scapito del cliente cosa rende, allora, economicamente possibile l’entrata di un quarto attore,ovvero della piattaforma, nel food-delivery? La risposta è banale: l’estrema&nbsp; flessibilità del lavoro. Sebbene ogni singolo ristorante finanzi l’adesione al servizio di consegna con un cifra fissa mensile o annuale e con percentuali sul prezzo finale del prodotto, il servizio è economicamente proficuo solo grazie all’abbassamento del costo del lavoro. La piattaforma sembra quindi qualificarsi più come un’agenzia di intermediazione del lavoro, che garantisce bassi costi del servizio proprio perché il lavoratore è autonomo, utilizza mezzi di sua proprietà e risponde in toto e in proprio di eventuali rischi e oneri connessi.&nbsp;</p>



<p>Già nel 2011 esistevano applicazioni e siti che permettevano al cliente di scegliere un prodotto e di riceverlo a casa entro poche ore ma,&nbsp; a differenza delle piattaforme di food delivery di oggi, si limitavano a fornire un semplice servizio telematico: il fornitore infatti doveva adoperarsi con i propri mezzi e i propri dipendenti per le consegne. La novità dell’ esternalizzazione completa dei costi di servizio quindi con le piattaforme nate negli Stati Uniti e in Inghilterra che sbarcano nelle città italiane a partire dal 2015: prima Deliveroo (Roofoods Ltd.) poi JustEat (esisteva già in Italia ma nel 2016 inizia a costruire una sua flotta di fattorini) Glovoapp, Foodora (che chiuderà i servizi in Italia nel 2018) e Uber Eats. Nel 2017 il fenomeno esplode e si allarga a macchia d’olio in tutte le principali città italiane, negli anni seguenti arriverà anche nelle province e nei comuni più piccoli. Il lavoro del fattorino del food-delivery, il&nbsp;<em>rider</em>, si diffonde tra vari settori di lavoratori, è un lavoro autonomo a cui è facile accedere perché non sono richieste qualifiche né colloquio. Desta interesse proprio per la facilità di impiego e pertanto rappresenta per stranieri ed autoctoni, con qualsiasi titolo di studio e di qualsiasi età, una forma di integrazione del reddito di facile accesso.&nbsp;</p>



<p>Dal XVII Rapporto annuale dell’INPS (2018) basato però sui dati forniti dalle stesse aziende (Deliveroo e Foodora) emerge un identikit ben definito del rider: «una collettività giovane, con un elevato turn-over, che considera questa attività come fonte integrativa di reddito per scopi di breve o medio termine». In conseguenza di questa analisi emergono moltissimi articoli di giornale che periodicamente raccontano il mondo dei rider secondo lo stereotipo consolidato dalla narrazione delle stesse piattaforme: i rider sono giovani che integrano il reddito familiare e completano gli studi. Una visione accettabile e tutto sommato positiva di questa forma di lavoro, che permette agli studenti un guadagno e una flessibilità altrimenti impossibili con forme di impiego tradizionali. Una visione che le piattaforme hanno tutto l’interesse a portare avanti proprio perché mette in luce l’innegabile aspetto di opportunità positiva di questi «lavoretti», ma che non rappresenta il variegato e mutevole mondo dei rider.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La gig-economy è davvero un’economia dei lavoretti?</h4>



<p>Già nel 2017, al tempo della succitata indagine INPS, sempre secondo i dati di Deliveroo, la maggioranza dei rider indicava questo impiego come fonte principale di guadagno (quasi il 35%) poco al di sotto la quota invece di quelli che lo consideravano un integrazione al reddito o un lavoro da fare durante gli studi. Al momento non ci sono indagini statistiche vere e proprie che riescano a fornirci dati affidabili sul numero di rider in Italia (che nel 2020 si aggirava probabilmente sulle centomila unità di cui sessantamila «stabili» come indicato dalle indagini della procura di Milano emerse nella cronaca a Febbraio 2021) sulla loro composizione, sul loro grado di soddisfazione, sul reddito ricavato, sulle ore di log-in (quindi effettivamente lavorate).</p>



<p>Quello che emerge però da un’analisi qualitativa dei gruppi facebook dei rider di Deliveroo (ovvero quei gruppi da migliaia di aderenti dove i rider socializzano e si riuniscono), è un cambiamento radicale della loro composizione rispetto a quella fotografata dall’Inps nel 2018. Questi gruppi sono il principale mezzo di comunicazione e collaborazione tra lavoratori, alienati dall’intermediazione algoritmica e dalla competizione interpersonale nell’accaparramento degli ordini. Da qui emerge un quadro decisamente più composito. La crescita esponenziale del food-delivery e la sua estensione territoriale tanto nelle province del Sud quanto in quelle del Nord, ha modificato la composizione dei lavoratori: nel 2020 la maggioranza di essi sono proprio adulti (ovvero fuori dai circuiti della formazione e pienamente inseriti in contesti lavorativi) che sfruttano la gig-economy come fonte principale di reddito, importanti sono anche coloro che integrano un lavoro principale con il delivery serale e minoritari numericamente e produttivamente sono gli studenti e i giovanissimi. Difatti con l’estensione del servizio hanno preso sempre più piede i collaboratori che invece della bicicletta, emblema del rider, usano automobili e motoveicoli. Questo cambiamento del mezzo di trasporto permette di aumentare l’efficienza quindi il numero di ordini portati a termine e di conseguenza&nbsp; il guadagno ma accresce anche la concorrenza e la difficoltà nell’ottenere ordini per chi utilizza le biciclette. In questo senso la competizione orizzontale tra lavoratori autonomi ha spinto il food-delivery su quattro ruote e reso maggioritari i rider adulti fuori dal circuito della formazione, quindi impiegati a tempo pieno, provenienti da altri impieghi o tutt’ora impegnati in altri impieghi e che hanno a disposizione un mezzo a motore di proprietà (realisticamente più difficile per un giovane o giovanissimo). Questi rider che si muovono con automobili o motoveicoli sono probabilmente maggioritari da un punto di vista strettamente numerico ma sicuramente sono più importanti per numero di consegne portate a termine e quindi in termini di produttività.</p>



<p>Se da un lato il lavoro per queste piattaforme è caratterizzato da una libera adesione, difatti non ci sono ripercussioni se ad esempio un rider si rifiuta di prendere un ordine, ed è inoltre liberamente organizzato dal lavoratore (che sceglie da solo quando e se iniziare a lavorare), dall’altro la necessità di ottenere guadagni adeguati al sostentamento individuale o a quello di una famiglia non permette di rifiutare ordini o di essere «reperibili» meno di 6 ore al giorno. In questo lavoro non esiste una paga oraria fissa, ma solo un compenso a cottimo &#8211; basato sul singolo ordine portato a termine, calcolato da un algoritmo segreto scelto dalla compagnia che tiene conto dei chilometri fatti &#8211; che può andare mediamente dai tre ai nove euro lordi ad ordine. La paga oraria quindi si dovrebbe calcolare dividendo il compenso lordo mensile, dato dalla somma dei guadagni dei singoli ordini portati a termine, per le ore in cui il rider è stato effettivamente online (in attesa di ordini), e sottraendo i costi di carburante, le tasse e altre spese accessorie. La paga si aggira quindi su un cifra volatile che può andare mediamente dai cinque agli otto euro l’ora netti, a seconda del mezzo a disposizione, della zona di consegna e della quantità di ordini che si può portare a termine. Tutto ciò senza contare gli oneri contributivi che può avere una partita iva.</p>



<p>Inoltre, a differenza del lavoro autonomo classicamente inteso, non vi è modo per il fattorino del food-delivery di incrementare i propri guadagni in autonomia, ad esempio cercando nuovi clienti con strategie di marketing; l’intermediazione della piattaforma è l’unica fonte autocratica di clienti. Come sottolinea l’INPS nel suo rapporto: «è sempre l’azienda della gig economy ad intercettare la domanda di beni/servizi e ad organizzarne la gestione» .</p>



<h4 class="wp-block-heading">Tra lavoro autonomo e lavoro subordinato</h4>



<p>Se il lavoro autonomo in Italia si qualifica giuridicamente per l’assenza di un vincolo di subordinazione nei confronti del committente (come riportato dall’articolo 2222 del Codice Civile), se il rider non ha possibilità autonoma di intercettare la domanda, se dipende strettamente dalla piattaforma, se la piattaforma dipende da lui in maniera continuata e se il rider fa affidamento principalmente su questa fonte di guadagno per il suo sostentamento o per quello del suo nucleo familiare, allora il lavoro di food-delivering per le piattaforme presenti in Italia non è né un «lavoretto» né un lavoro autonomo, ma lavoro parasubordinato che richiede tutele e inquadramento contrattuali, come sostiene anche la procura di Milano che in seguito ad un’inchiesta ha indicato ad alcune piattaforme di assumere «60 mila fattorini» come lavoratori parasubordinati.</p>



<p>Le piattaforme di food-delivery sono quindi paradigmatiche perché rappresentano il fenomeno più visibile e d’avanguardia nella creazione di nuovi rapporti di lavoro che dissolvono il rapporto salariale standard.&nbsp;</p>



<p>Pur trattandosi di un periodo di grande sviluppo per le piattaforme di food-delivery quello che si è avviato con il loro arrivo in Italia non ha visto alcun tipo di miglioramento delle condizioni materiali dei lavoratori in esse impiegati, al contrario sono peggiorate. Lo stipendio che nelle vecchie forme contrattuali di Deliveroo e Glovo era in tutti i vari casi sostenuto da un guadagno minimo orario, dal Novembre 2020 è totalmente calcolato sul cottimo, ovvero sul numero di ordini completati. L’accordo siglato da Ugl, sindacato di minoranza, con le piattaforme riunite in Assodelivery, ha stabilito un nuovo meccanismo di free-login, per cui il singolo lavoratore non sceglie con un minimo di preavviso le ore in cui prestare il suo servizio ma può andare online quando preferisce, entrando in diretta concorrenza con i colleghi e lavorando interamente a cottimo, senza una paga oraria garantita (che prima per Deliveroo si aggirava su sei euro lordi l’ora) e con il rischio quindi di non ricevere ordini e stipendio in conseguenza delle fluttuazioni della domanda. Questo accordo siglato senza nessuna forma di consultazione con i lavoratori è fortemente avversato dai sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil che vorrebbero portare i rider sotto il cappello contrattuale del settore della logistica-trasporti (anche loro senza consultazione dei lavoratori) trasformandoli da lavoratori autonomi a partita iva in lavoratori parasubordinati. La ricetta della trasformazione di queste forme di lavoro in lavoro subordinato è quella che i sindacati, praticamente da sempre, usano per fronteggiare il problema dell’assenza di tutele per i lavoratori autonomi. Tuttavia questa non è l’unica soluzione possibile. La flessibilità, che è apprezzata da molti lavoratori, può essere tutelata diversamente insieme al salario e alle contribuzioni fiscali.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La situazione italiana dei rider rimane problematica vista la conclamata inefficacia della legislazione attuale nel garantire delle tutele in materia di salario, orario di lavoro, libertà sindacali e diritto di sciopero a questi tipi di lavoratori.Anche il Cnel, non proprio un’istituzione socialista, nel 2018 auspicava un intervento del legislatore o della contrattazione collettiva per riequilibrare la situazione del food-delivery.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il lavoro subordinato è la soluzione?</h4>



<p>Siamo sicuri che la soluzione caldeggiata dai sindacati confederali risponda alle esigenze dei lavoratori del settore? La composizione dei riders è al suo interno molto eterogenea e profondamente divisa. Oggi,&nbsp;da un lato esistono molti lavoratori spesso di cittadinanza italiana che lavorano su tutto il territorio con automobili o motoveicoli e che fanno affidamento su questo lavoro come fonte primaria di reddito, che non partecipano alle varie mobilitazioni a favore di nuovi contratti di subordinazione, che spesso sentono di dover difendere la flessibilità e quindi i loro guadagni, che non sono affatto soddisfatti dalla contrattazione avanzata da Ugl e Assodelivery e che spesso sono ipercritici nei confronti delle aziende. Dall’altro lato esiste invece una composizione minoritaria di rider, anagraficamente più giovani e con una forte presenza di migranti, che si mobilita soprattutto nelle grandi città, che si muove tramite comitati autonomi nati spontaneamente ma che negli ultimi anni si sono fossilizzati sulla cordata Cgil-Cisl-Uil, che vorrebbe vedere il proprio lavoro trasformato in lavoro subordinato. Va da sé che la profonda divisione tra queste diverse compagini di rider rende difficile, se non minoritaria, la mobilitazione per la conquista del contratto di lavoro subordinato.</p>



<p>A tal proposito, esemplare è il caso di JustEat. Il colosso multinazionale ad inizio 2021 ha scelto di recedere dal contratto siglato con Ugl e in tutta Europa ha deciso di assumere i suoi fattorini. Questa innovazione contrattuale ha portato molto malcontento tra i rider della piattaforma, sia perché non sono stati assunti tutti i collaboratori attivi ma solo meno della metà, sia perché la flessibilità rimane una forma del rapporto di lavoro intrisa di &nbsp; ambivalenza. Se da un lato infatti ha portato enormi problematicità negli ultimi venti anni, dall’altro&nbsp; viene anche considerata un’opportunità da molti di questi lavoratori.</p>



<p>In conclusione possiamo dire che bisognerebbe evitare due approcci, opposti e complementari. Da un lato quello dei riders non può essere rubricato a mero caso di sfruttamento e miseria, come fa la principale narrazione giornalistica complice la retorica vittimistica dei sindacati. Dall’altro non può essere trattato come una forma di lavoro ideale e scevro da qualsiasi problematica come viene raccontato dalla narrazione ideologica delle aziende. Bisognerebbe invece tenere in forte considerazione il fatto che questa forma di lavoro è apprezzata da molti riders per la libertà nella gestione delle consegne, per la flessibilità dell’orario e talvolta anche per la paga mensile (che in alcune grandi città, dove il mercato del food-delivery è sempre in espansione, è più alta che in molte città di provincia e spesso più alta di tanti lavori tradizionali) senza per questo pensare che nonostante questi apprezzamenti da parte di una larga composizione di rider&nbsp; non ci sia lo spazio per la&nbsp; critica, anche dura, e la mobilitazione. I lavoratori delle piattaforme infatti notano perfettamente la disparità tra gli ingenti ricavi delle aziende per cui lavorano e le paghe sempre più basse. Secondo fonti giornalistiche Deliveroo, Glovo e Uber&nbsp; fatturano solo in Italia: «oltre 100 milioni di euro, ne perdono 12 milioni di euro e lasciano al fisco poco più di 300mila euro» (Business Insider)&nbsp;</p>



<p>La composizione che si rifà all’autonomia e alla flessibilità come concetti positivi non può essere lasciata a sé stessa e alla stantia divisione tra sindacati di destra e sindacati di sinistra. Soprattutto a fronte della stanchezza delle mobilitazioni «per i diritti», e quindi per la contrattualizzazione sotto il pessimo contratto di logistica-trasporti, non è pensabile bollare come reazionaria la maggior parte dei riders stabili che preferiscono un lavoro formalmente autonomo. Anzi, è fondamentale indagare su questa composizione di ceto medio declassato come punto di forza di nuove mobilitazioni improntate al disconoscimento del sindacato che, come sempre è interessato al mondo dei lavoratori della gig economy solamente al fine di ricondurli sul terreno del lavoro subordinato dove può esercitare il proprio potere contrattuale, ingrossare le fila dei tesserati e aumentare il proprio peso di lobby del lavoro. Pertanto è miopia ideologica pensare che vada necessariamente ricondotto il sano malcontento nei confronti di questo lavoro verso una vertenza che rivendica il lavoro parasubordinato, che di per sé, come tutte le forme di lavoro, non ha nulla di positivo. Si può invece pensare di costruire una mobilitazione che non si accontenti della vertenza sindacale, che sappia catalizzare lo scontento e la rabbia operaia, capace di dialogare con la maggioranza dei lavoratori di questo settore, anche se non del tutto corrispondenti all’idealtipo della soggettività della sinistra movimentista? È possibile estendere a favore dei rider gli aspetti positivi della flessibilità?</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><em>ULTERIORI APPROFONDIMENTI SU MALANOVA</em>:</p>



<p>1) 28 settembre 2020 &#8211; <a href="https://www.malanova.info/2020/09/28/riders-la-questione-del-contratto-nazionale-di-ugl/"><strong>RIDERS: LA QUESTIONE DEL CONTRATTO NAZIONALE DI UGL</strong></a></p>



<p>2) 16 gennaio 2021 &#8211; <a href="https://www.malanova.info/2021/01/16/in-morte-di-un-rider/"><strong>IN MORTE DI UN RIDER</strong></a></p>



<p>3) 25 marzo 2021 &#8211; <a href="https://www.malanova.info/2021/03/25/rider-x-i-diritti-sciopero-nazionale-il-26-marzo/"><strong>RIDER X I DIRITTI: SCIOPERO NAZIONALE IL 26 MARZO</strong></a></p>



<p>4) 30 marzo 2021 &#8211; <a href="https://www.malanova.info/2021/03/30/i-riders-di-just-eat-hanno-un-contratto/"><strong>I RIDERS DI JUST EAT HANNO UN CONTRATTO</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/10/18/i-riders-vogliono-il-contratto/">I RIDERS VOGLIONO IL CONTRATTO?</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.malanova.info/2021/10/18/i-riders-vogliono-il-contratto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>15</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I RIDERS DI JUST EAT HANNO UN CONTRATTO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2021/03/30/i-riders-di-just-eat-hanno-un-contratto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 13:43:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BIG DATA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
		<category><![CDATA[rider]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.malanova.info/?p=8934</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo la mobilitazione nazionale voluta dalla Rete Rider x i diritti qualcosa si muove nel comparto dei fattorini. È la prima volta che una multinazionale del food delivery riconosce la natura del rapporto lavorativo con i rider come rapporto di dipendenza. Just Eat, dopo una lunga contrattazione con le parti sindacali, ha inserito i fattorini [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/03/30/i-riders-di-just-eat-hanno-un-contratto/">I RIDERS DI JUST EAT HANNO UN CONTRATTO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo la mobilitazione nazionale voluta dalla <em>Rete Rider x i diritti</em> qualcosa si muove nel comparto dei fattorini.</p>



<p>È la prima volta che una multinazionale del food delivery riconosce la natura del rapporto lavorativo con i rider come rapporto di dipendenza. Just Eat, dopo una lunga contrattazione con le parti sindacali, ha inserito i fattorini nel contratto nazionale della logistica. Non più partite iva e lavoro autonomo ma uno stipendio regolare e qualche diritto in più.</p>



<p>Secondo la <em>Rete Rider per i diritti</em> i lavoratori <em>“</em>si vedono riconosciuti una paga oraria, un monte ore garantito in fasce a tempo indeterminato per chi già lavorava con l&#8217;azienda (esercitando il diritto di prelazione e potendo indicare le proprie preferenze e disponibilità, senza sottoporsi a un periodo di prova), ferie, malattia, mensilità aggiuntive, trattamento di fine rapporto, congedo parentale, assegni familiari, maggiorazioni, premi di produzione, rimborsi per i mezzi, permessi, assicurazioni e diritti sindacali. Il gruppo Just Eat Take Away attraverso questo contratto riconosce anche lo status di lavoratori a tutti gli effetti per i suoi corrieri, cambiando assetto organizzativo (passaggio non banale) impegnandosi in questo modo a favorire la riqualificazione della natura del rapporto di lavoro riportando la figura del fattorino delle consegne a domicilio nell&#8217;alveo del lavoro garantito. Aspettiamo notizie anche da Assodelivery a questo punto, perché non dimentichiamo che c&#8217;è un tavolo di negoziazione in sospeso con Glovo, Deliveroo, Uber Eats e Social Food sul tema della salute e la sicurezza sanitaria dei lavoratori e una contrattazione da affrontare su tutele e diritti. E noi non ci tireremo certo indietro, aspettando anche notizie dal Ministero e dal Parlamento Europeo”.</p>



<p>Le parti hanno convenuto di applicare, come dicevamo, il contratto nazionale del comparto logistica adattato con un accordo aziendale. Si passa dunque dalla disciplina del Jobs Act che inquadrava i fattorini nell’alveo dei contratti di collaborazione coordinata e con tutele simili ai lavoratori dipendenti &#8211; e dopo il tentativo pirata di Assodelivery e UGL di firmare un contratto capestro che faceva retrocedere i rider a lavoratori autonomi e con partita iva &#8211; alla situazione attuale dove gli operatori del settore (almeno quelli di Just Eat) diventeranno lavoratori subordinati in senso pieno.</p>



<p>Ma il percorso in controtendenza di Just Eat è iniziato da diversi anni a livello mondiale ed anche in Italia a novembre 2020 il gruppo dichiarava l’uscita da AssoDelivery:</p>



<p><em>Il CCNL rider, firmato da Assodelivery e UGL, – dichiara Daniele Contini Country Manager di Just Eat in Italia&nbsp; – ha permesso di aggiungere nuove tutele e protezioni ai rider che consegnano come lavoratori autonomi e per questo abbiamo partecipato al lavoro fatto. Oggi, coerentemente alla nuova strategia del gruppo Just Eat Takeaway.com che punterà ad inquadrare i rider come lavoratori dipendenti, abbiamo deciso di procedere in autonomia uscendo dall’associazione di settore AssoDelivery.</em></p>



<p>Il modello di contratto applicato a livello internazionale da Just Eat è quello denominato “Scoober” che inquadra i rider come lavoratori dipendenti, consentendo loro di avere più vantaggi e tutele, conservando però la flessibilità e la possibilità di operare combinando studio e altre attività. Tutti i rider “Scoober” avranno diverse tutele e assicurazioni e saranno inquadrati in un contratto basato sulle linee guida di un accordo aziendale internazionale, adattato alla normativa italiana. L’accordo aziendale tra le parti di cui parlavamo sopra.</p>



<p>Sarà possibile scegliere tra full time o part-time, 10, 20 o 30 ore settimanali e verrà introdotta una paga oraria, corrispondente all’intero turno coperto dal rider e non in relazione alle singole consegne, sulle quali invece si valuterà un ulteriore bonus. L’accordo pare preveda un minimo di 8,50€ orarie più un bonus di 0,25 cent a consegna.</p>



<p>Quindi alla base dell’accordo c’è la trasformazione della natura del rapporto lavorativo da autonomo a subordinato e a tempo indeterminato. L’azienda si riserva di stabilire insieme all’operatore l’orario settimanale ma, in caso di necessità, può obbligare alla prestazione lavorativa, mentre oggi &#8211; come sappiamo &#8211; a governare la prestazione è sostanzialmente l’applicazione informatica le cui richieste il rider, in linea teorica, può ignorare. Libera scelta in teoria, dunque, perché poi l’algoritmo sceglierà e favorirà i riders più obbedienti. Il nuovo contratto non prevede pause, si lavora 365 giorni all’anno con un giorno di pausa settimanale. Non è conteggiato nel monte orario il tempo per lasciare o raggiungere il luogo di attesa dove si prendono le comande.</p>



<p>Questo il quadro dell’innovazione portata avanti solo da Just Eat mentre le altre sigle continuano ad usare il contratto capestro siglato con il sindacato UGL.&nbsp;</p>



<p>“Questo accordo ha caratteristiche straordinarie nel nostro Paese ma travalica i confini dell’Italia<strong> </strong>– commenta Danilo Morini, segretario della Filt Cgil -. Per la prima volta a 4mila riders saranno riconosciuti diritti e tutele finora impensabili per questo settore”. Adesso quindi tocca alle altre piattaforme.</p>



<p>I sindacati sono convinti che l’accordo possa fare da apripista e aiutare a indicare una via di regolazione del settore. Sperano che le altre piattaforme seguano questo modello di subordinazione, per creare una situazione di parità di condizioni. “D’altra parte non c’è bisogno di inventarsi nulla: le regole e i contratti nazionali esistono già<strong> </strong>– sostengono i sindacati unitariamente -. È importante continuare a lavorare insieme per perseguire un’idea di crescita e di sviluppo che sappia tenere insieme produzione, qualità e buona occupazione, profitto e sicurezza, tutto ciò rimettendo al centro il valore della persona, in un contesto di relazioni sindacali partecipativo, improntato al dialogo”.</p>



<p>Ci sembra però, anche in questo caso, che al di là delle sacrosante rivendicazioni a maggior tutela, il sindacato insegua con affanno il fronte padronale perché il piano di sviluppo del nuovo modello, per come affermato da <strong><a href="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2021/03/CS_JUST-EAT-ACCORDO-SINDACATI.pdf">Just Eat Takeaway.com</a></strong>, ha l’obiettivo di <em>aprire una nuova frontiera ed essere un esempio virtuoso a sostegno dell’evoluzione del settore del food delivery, della creazione di posti di lavoro in Italia e dello sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Il piano di implementazione continua a crescere, oggi sono già oltre 139 le città dove il modello è attivo, in Italia è stato avviato già nella città di Monza a metà di marzo con l’inserimento dei primi 40 lavoratori, e sono previste altre 22 città italiane per un totale di oltre 4.000 rider assunti</em>.</p>



<p>Bene, dunque, questa prima e importante vittoria ma ora è necessario non fermarsi qui per non essere raggiunti dalla ristrutturazione permanente del capitale che normalizza e sussume ogni conquista di classe.</p>



<p><strong><em>La Redazione di Malanova</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2021/03/30/i-riders-di-just-eat-hanno-un-contratto/">I RIDERS DI JUST EAT HANNO UN CONTRATTO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
